E’ un avvio «soft», un avvio con rinvio potremmo dire, per il Codice anti-crisi, almeno in tema di obblighi per le micro imprese.
Il correttivo al Codice della crisi di impresa e della insolvenza che dovrà passare l’esame del ministero dell’Economia e dello Sviluppo economico prevede un rinvio di sei mesi, al 15 febbraio 2021, dell’obbligo per i Piccoli, di segnalare «prontamente» all’Organismo di composizione della crisi (Ocri), l’apertura di un eventuale crisi. La proroga dell’allerta, però, viene concessa solo alle piccole imprese che non hanno obbligo di adozione di un organo di controllo interno, mentre per tutte le altre le novità previste dal decreto dovrebbero entrare in vigore dal 15 agosto del prossimo anno.
Lo slittamento di sei mesi è previsto dunque solo per quelle società che negli ultimi due esercizi non abbia superato i 20 dipendenti o 4 milioni di euro come totale di attivo dello stato patrimoniale, o 4 milioni di ricavi. Ragione della proroga per le piccole imprese è soprattutto la volontà da parte del ministero della Giustizia di garantire un’entrata in vigore più ordinata. «Da una parte era necessario limitare il numero delle segnalazioni all’organo di controllo ponendo l’attenzione sulle imprese non troppo piccole» ha commentato Andrea Foschi, consigliere nazionale dei Commercialisti — dall’altra le spese che queste modifiche comportano e che vanno a pesare sui Piccoli. Le spese di burocrazia che le piccole e medie imprese devono affrontare secondo la Cgia ammontano a 3,7 miliardi per il prossimo anno. Il codice anticrisi che impone anche alle srl di nominare un organo di controllo e una modifica dello statuto comporta dei costi importanti: secondo un’analisi di Cerved per le pmi e micro imprese queste spese ammontano a 2,9 miliardi.
Tra le novità contenute nella bozza di correttivo (un documento che potrebbe subire ulteriori modifiche) c’è anche l’abbassamento della soglia di indebitamento Iva, che passa dal 30% al 10% del volume d’affari dell’azienda, oltre la quale scatta l’intervento del Fisco.
La riforma non ha più motivo di essere chiamata «fallimentare», viene spiegato, perché consente una diagnosi precoce dello stato di difficoltà delle imprese e, sulla carta, dovrebbe offrire agli imprenditori gli strumenti per evitare che il ritardo nel percepire i segnali di crisi possano portare a una crisi irreversibile. Le società sopra i limiti citati dovrebbero aver nominato entro il 16 dicembre un sindaco o un revisore.


