Di Silvano Forcillo
Nel mio precedente articolo: “L”uomo violento. Padre e marito da rinnegare”, (VEDI), ho giĂ avuto modo di prendere in esame le principali cause che portano al perpetrare, da parte di alcuni uomini, episodi di violenza e abuso nei confronti delle donne. Voglio ricordare solo alcuni importanti punti della precedente trattazione, prima di considerare un altro aspetto, non meno importante, di questo deprecabile fenomeno.
Non bisogna credere, come ci condiziona e ci influenza a fare l”informazione giornalistica, che il fenomeno della violenza fisica e sessuale sulle donne sia in netto e preoccupante aumento, come non bisogna dare serio credito a chi sostiene che l”escalation della violenza sia attribuibile alla massiccia e incontrollata presenza degli extracomunitari nel nostro Paese.
Una recente indagine statistica effettuata dall”ISTAT sul fenomeno, ha messo, invece, in evidenza che la violenza fisica e gli abusi sessuali sulle donne sono compiuti, soprattutto, all”interno delle proprie famiglie e che gli stupri sono maggiormente attuati da italiani: ben otto italiani su dieci. Inoltre, occorre tenere presente, come il “maschio” abbia del tutto perso, al giorno d”oggi, il suo indiscusso potere sulla donna, legittimato per secoli, da una morale comune, che considerava la donna, unicamente come una preda e una schiava, sottomessa ai desideri e ai voleri dell”uomo.
Oggi, non vi è dubbio che l”uomo, per reggere il ruolo di “maschio” e di “padrone di casa”, impostogli dalla societĂ , ha a disposizione ben poche armi, poichè le donne sono riuscite ad emanciparsi dal solo ruolo di casalinga, madre e amante remissiva e di fronte a donne così tanto più forti, all”uomo non è rimasta altra arma che la forza bruta, la violenza, l”aggressione e la rabbia per reagire e sopraffare la donna. Ecco, perchè, si assiste ad una aumentata violenza sulle donne, perchè l”uomo, soprattutto, quello senza cultura, non acculturatosi ed evolutosi, non sa accettare di aver perso il suo predominio e la sua superioritĂ sulla donna.
Il marcio della nostra societĂ , la precarietĂ lavorativa, l”insicurezza del vivere, il delinquere come sistema di vita, attuato, soprattutto, da chi detiene il potere e responsabilitĂ politiche e sociali e che, invece, dovrebbe garantire benessere, giustizia e sicurezza lavorativa e sociale, è, ogni giorno, davanti ai nostri occhi, anche se non sempre, e non ancora del tutto, è denunciato, riconoscibile e condannato. Tuttavia, l”assuefazione e la passiva accettazione, con la quale ascoltiamo e reagiamo a tutto questo ci fa rifugiare nella semplice e pura condanna dei fenomeni e cadere nei più banali biases (errori di ragionamento) attribuendo colpe, responsabilitĂ critiche e giudizi, non avvalorati da valide teorie e inconfutabili e reali conoscenze dei fenomeni.
Pertanto, più che analizzare le cause, i motivi e le teorie, che spieghino il perchè di questo abietto comportamento a danno della donna, desidero soffermarmi sul come la donna possa imparare ad affrontare, superare e continuare a vivere al meglio del proprio potenziale umano, l”orrenda esperienza di violenza e abuso sessuale subita.
L”esperienza della violenza fisica, sessuale e delle molestie, obbliga la donna a vivere in un doloroso e inaccettabile stato di prostrazione, umiliazione e perdita della propria “dignitĂ umana“, peraltro, il bene più prezioso e irrinunciabile dell”Essere Umano. La dignitĂ umana è, infatti, strettamente connessa alla “libertĂ personale, con la quale ognuno di noi nasce, e al diritto inviolabile e inattaccabile di ogni Persona di vivere la propria vita, senza paura, angoscia, o il timore di perdere la sanitĂ psicologica, mentale, esistenziale e fisica, per responsabilitĂ e colpevolezze altrui“.
La perdita della “dignitĂ umana e della libertĂ personale” è l”immediata e dolorosa conseguenza della violenza subita. Alla perdita della propria dignitĂ umana, seguirĂ un irragionevole, e angosciante “sentimento d”irrealtĂ e di colpevolezza” per la violenza subita.
La “Persona” violentata, infatti, si sentirĂ ineluttabilmente responsabile di quanto le è accaduto, addirittura, sarĂ portata a pensare che in lei ci sia qualcosa di sbagliato o di provocante che abbia giustamente indotto l”altro ad abusare di lei. Infine, seguirĂ un altrettanto doloroso e invincibile senso di disgusto per se stessa e per il proprio corpo, ormai, ritenuto violato e contaminato e, quindi, non più capace di suscitare sensazioni positive, desiderabili e piacevoli, tanto da non accettare più nessun contatto fisico, anche carezze e semplici attenzioni donate da chi si ama.
Perchè, la maggior parte delle donne reagisce in questo modo così dannoso e invalidante per la propria vita e la propria salute psicofisica, perchè è così difficile riprendere, al meglio, la propria vita e la propria esistenza dopo siffatti deprecabili e orribili esperienze? Che cosa si può suggerire alle donne che hanno subito violenza, perchè superino il trauma e ritornino a vivere, con piacere, amore e fiducia la propria sfera sentimentale, sessuale e fisica?
Il principale motivo per il quale la Persona violentata tende a punirsi e a perdere il positivo, piacevole e sereno contatto con il proprio corpo, con la propria femminilitĂ e la propria sessualitĂ , è determinato dal fatto che la persona che ha subito violenza s”identifica con l”accaduto perdendo completamente il rapporto con il proprio modo di essere, di sentire e di vivere, per diventare un tutt”uno con l”onta subita, la dignitĂ umana persa e l”ineluttabile colpa con la quale vivere il resto della vita.
In altre parole, non si riesce a dividere ciò che si è, e si sente, con ciò che si fa, si pensa, e accade. È così ci si rinnega, ci si tradisce e si pensa di trovare scampo unicamente nella razionalizzazione dei fatti che, ancora di più e contrariamente ai risultati desiderati, allontana ulteriormente da se stessi, dalla sfera emotiva e sensibile che è, e resta l”unica dimensione che ci può garantire la migliore continuazione della vita e la chiusura effettiva e positiva dei dolorosi e inaccettabili fatti che ci destina la vita.
Come si può superare la traumatica e dolorosa esperienza della violenza fisica e sessuale subita, come si deve reagire contro questi deprecabili atti di disumana cattiveria, in che modo si possa continuare a vivere la propria esistenza con fiducia, sicurezza e serenitĂ ? È molto facile offrire soluzioni, suggerire comportamenti e, soprattutto, sentirsi sicuri e decisi nel dare risposte efficaci e risolutive. Credo, che non si saprĂ mai dare, nè trovare, nessuna valida e buona soluzione, per la persona offesa e violata, se non ci si mette, anzitutto, nei panni dell”altra, se non ci si sforza di sentire, con onesta e seria empatia, il profondo e insostenibile dolore in cui versa la persona ferita.
La comprensione empatica e la presenza silenziosa e rispettosa sono, infatti, gli atteggiamenti idonei, necessari e imprescindibili, se si vuole portare aiuto, sostegno e incoraggiamento ai sofferenti. La donna violata e ferita non ha assolutamente bisogno della compassione e della considerazione pietosa dell”altro, nè deve essere messa in condizione di raccontare e spiegare i fatti, come, invece succede, rendendo ancora più difficile il miglioramento e il superamento della dolorosa esperienza. Al contrario questa donna ha bisogno di sentirsi stimata, accettata, rispettata nel suo giusto e sacrosanto dolore e non considerata diversa, nè considerata fragile e, ormai, compromessa.
Uno dei modi efficaci per superare la dolorosa esperienza della violenza sessuale subita, è quello di accettare e restare, per il tempo possibile, nel dolore dell”esperienza vissuta; piuttosto che sforzarsi di dimenticarla, o rimuoverla, o ancora peggio, continuando a vivere, come se non fosse accaduto nulla, così come ancora oggi è proposto e consigliato dalle sorpassate teorie psicologiche.
Accettare non significa perdonare, nè essere “tanto Buoni”, o passivi e refrattari, accettare significa: “io sono”; “io sono e resto ciò che sono”. Accettare significa essere veramente consapevoli e determinati nel sentire e credere che, niente mi è stato tolto di ciò che è veramente mio, come lo sono la dignitĂ umana, il rispetto per se stessi, l”autostima e la fiducia. Infatti, gli altri possono solo darci o farci qualcosa, possono ferirci, piegarci, sottometterci, o schiavizzare, ma non potranno mai, e poi mai, se non sono io a permetterlo, portarmi via ciò che sono, ciò che sento e ciò che penso.
Questo vale anche e, soprattutto, per uno stupro, o una violenza subita, con la quale è stata, sicuramente, inferta una ignobile e ingiusta ferita ed è stato causato un atroce e insostenibile dolore, ma niente è stato portato via all”essere umano, nè è stata tolta, o portata via la personale libertĂ e la bellezza interiore della Persona.
Su questa fiduciosa e innegabile considerazione positiva di sè dovrĂ assestarsi la mente, il pensiero e il sentire della donna violata e ferita. I fatti, per quanto testardi, dolorosi e invincibili siano e, proprio per questo immutabili, non saranno mai in grado di dare benessere, gioia e serenitĂ . Solamente l”accettazione incondizionata di sè, della vita, e di ciò che essa ci destina ci permetterĂ di “osare di vivere” e di sviluppare e realizzare il proprio potenziale umano.
(Fonte foto: Rete Internet)

