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LA CAMORRA É LA FORMA DELLA POLITICA

In Campania la politica si configura come un”industria della “protezione”, esattamente speculare a quella delle organizzazioni criminali.
Di Amato Lamberti

Il rinnovo dell”amministrazione regionale e di molte amministrazioni locali, in Campania, avrebbe dovuto sollevare almeno qualche dibattito sugli errori commessi in questi ultimi dieci anni, per capirne le ragioni ed evitare almeno di ripeterli. Non mi riferisco tanto agli errori politici, come quello di voler tenere dentro la coalizione di governo tutto e il contrario di tutto pur di assicurarsi non il governo ma la gestione degli affari della Regione.

Anche se, già l”occuparsi solo di gestione delle risorse e di distribuzione dei fondi e delle opportunità nell”ambito di clientele, gruppi di pressione, comitati, associazioni, dominate dalla sola logica dell”appartenenza e dello scambio, la dice lunga sul prevalere degli interessi particolari rispetto a quelli generali della collettività. Lo scambio clientelare è una gabbia, o se volete un meccanismo, che immobilizza tutta la società, tanto a livello di struttura che di funzionamento.

Se la logica, tanto per fare un esempio, di una azienda ospedaliera è quella che si tratta di una macchina per raccogliere consenso elettorale e per distribuire risorse finanziarie e occupazionali che servono a farla funzionare in maniera ottimale, è inutile porsi problemi come quelli della qualità del servizio e dell”assistenza sanitaria, della manutenzione ordinaria e straordinaria della struttura edilizia, dell”aggiornamento del personale medico e paramedico, della pletora inutile e costosa del personale amministrativo, delle modalità di assegnazione degli appalti di opere e, soprattutto, di forniture: devono funzionare in quel modo, anche per assicurare un certo livello di assistenza agli utenti dei servizi, perchè bisogna ottimizzare il controllo di quella posizione in vista del raggiungimento del risultato “politico”.

Il fatto che queste gabbie siano permeabili alla imprenditoria criminale e alla criminalità organizzata, anzi, che siano perfettamente funzionali alle modalità di infiltrazione e controllo delle amministrazioni locali da parte del crimine organizzato, non preoccupa nessuno perchè, a ben guardare, è evidente a tutti, anche se nessuno osa dichiararlo pubblicamente, che “la camorra è la forma della politica in Campania”.

Anche se la formula può sembrare un po” forte basta riflettere sul fatto che la politica in Campania si configura come una vera e propria industria della “protezione”, esattamente speculare a quella messa in campo dalle organizzazioni criminali: hai bisogno di una autorizzazione per iniziare una attività imprenditoriale, di una licenza per costruire, vuoi aggiudicarti un appalto, una fornitura, una consulenza, un incarico professionale, una nomina in un Consiglio d”amministrazione, ecc.,ecc., hai bisogno di una referenza politica, o meglio della protezione attiva di un politico. Una protezione permanente che si paga con la fedeltà alle esigenze e agli obiettivi del politico di riferimento che così può disporre di una pedina da utilizzare per eventuali necessità.

Una fedeltà che può anche essere rinforzata attraverso l”attribuzione al “grande elettore” di un ruolo amministrativo che consente di controllare e dirigere l”attività di una pubblica amministrazione. Si crea così quella ragnatela di interessi, fedeltà e appartenenze che bloccano innanzitutto il ricambio politico perchè ricreano logiche di clan fortemente personalizzate attorno alla figura del leader titolare di tutte le opportunità, di tutti i rapporti e le conoscenze necessari per raggiungerle e distribuirle.

Anche in questo caso la sovrapponibilità tra politica e camorra è evidente, con tutte le conseguenze che questo fatto comporta, a cominciare dalla definizione come “capi bastone” dei politici con un bacino consolidato di consensi e con notevoli capacità di controllo e distribuzione delle opportunità istituzionali. Capacità che vengono spesso utilizzate anche in prima persona da politici a amministratori, come avviene nei settori della sanità, dei trasporti, della formazione professionale, dell”ambiente, dell”agricoltura.

Nessuno sembra meravigliarsi del fatto che politici, consiglieri regionali, provinciali e comunali, sindaci e assessori, dirigenti regionali, sono spesso titolari, direttamente, come attraverso “prestanome”, di strutture sanitarie private, di centri assistenza disabili, di laboratori di analisi cliniche, ma anche chimiche, fisiche, merceologiche, di centri di formazione professionale, di aziende private di trasporti, di strutture ricettive, centri congressi. A parte situazioni dove il controllato è anche controllore, c”è un palese conflitto di interessi che produce quelle distorsioni della spesa pubblica che ben conosciamo e che configura sempre l”interesse privato in atto d”ufficio.

Un capitolo su cui, stranamente, nemmeno la magistratura cosi attenta agli abusi di potere e alle pratiche corruttive nella pubblica amministrazione, ha mai posto l”occhio, come se si trattasse di modalità di comportamento quasi legittimate dal fatto che sono molti a praticarle senza neppure sollevare più scandalo. Questo intendo dire con “la camorra è la forma della politica”, in Campania, ma non solo.
(Fonte foto: Rete Internet)

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