Le mani del clan sulle elezioni, tra i 25 arrestati c’è l’ex sindaco
Figura anche l’ex primo cittadino di Giugliano in Campania, Antonio Poziello, tra le 25 persone arrestate dai Carabinieri del ROS nell’ambito di un’indagine su presunti episodi di scambio elettorale politico-mafioso verificatisi durante le elezioni comunali di settembre 2020.
Poziello, eletto per la prima volta nel 2015, aveva successivamente perso la guida della città dopo una sfiducia politica. Nel 2020 si era ricandidato alla testa di una coalizione, ma era stato sconfitto dall’attuale sindaco, Nicola Pirozzi del Partito Democratico.
Saviano che lavora, premiati i cittadini meritevoli
“Saviano che Lavora” – Cerimonia di consegna dei riconoscimenti a cittadini meritevoli.
Si è svolta nell’aula consiliare del Comune la cerimonia di consegna dei riconoscimenti della seconda edizione del premio “Saviano che Lavora” a 19 cittadini meritevoli che con abnegazione, passione e competenza si sono distinte nel proprio impegno lavorativo, contribuendo a far conoscere il nome di Saviano fuori dai confini comunali. Un riconoscimento pubblico a cittadini che danno lustro al Comune di Saviano.
Dalla Soprana della Scala e il Ballerino del San Carlo a Chef e Pizzaioli stellati; Attori e Scrittrici; e poi Formatori, Musicisti, capitani di Aziende, Letterati e Saggisti. Tutti cittadini che hanno dato e continuano ancora a dare lustro al paese. “Abbiamo realtà imprenditoriali, emergenti, artigiani, artisti che danno lustro al Comune di Saviano – ha detto il Sindaco, Vincenzo Simonelli – non solo in Italia ma anche all’estero. L’obiettivo di questo premio è quello di riconoscere il valore di queste persone e della loro attività significativa per l’identità della nostra comunità”. Il premio diviso in 4 sezioni, Artigianato, Imprenditoria, Artistica ed Emergenti, è stato assegnato a 19 cittadini che si distinguono nelle proprie attività con impegno e dedizione portando il nome di Saviano anche fuori dai confini nazionali.
Questo l’elenco completo dei premiati: sezione artigianato, Luigi SALOMONE, Erasmo ROSSI, FGM Gennaro FERRARA e Riconoscimento a Ciro SASSO; sezione imprenditoria I.M.A. marmi di Antonio Felice NAPOLITANO e figlie, Giovanni FALCO Molino e Pastificio; sezione artistica Giacomo SIMONELLI, Filomena CARRELLA, Felix POLICASTRO, Francesca Pia VITALE, Franco SIMERI, Vince VIVENZIO, Salvatore MANZO. Premio speciale Vincenzo AMMIRATI, Antonio TAFURO. Sezione emergenti Enea Vincenzo NAPOLITANO, Dea LANZARO, Yuri ABEILLE e Riconoscimento a Vincenzo IORIO
Dema, Ciarambino: serve un’azione forte della Regione
«Le notizie sull’acquisizione di Dema da parte del Gruppo Adler e del futuro piano industriale mai smentito, che prevede lo smantellamento dei siti campani di Somma Vesuviana e Paolisi con la “deportazione” dell’intera forza lavoro, sono a dir poco preoccupanti – dichiara Valeria Ciarambino, Vicepresidente del Consiglio regionale e componente del Gruppo Misto – Nella riunione con l’assessore Marchiello e i sindacati ho ribadito la necessità di un’azione oltremodo incisiva, perché è inimmaginabile smantellare un’eccellenza del territorio in ambito aerospaziale, dotata di uno know how altamente competitivo e composto da lavoratori più che specializzati.
E soprattutto non è accettabile che imprenditori pensino di poter venire nella nostra regione a fare spezzatini industriali senza dover rendere conto alle istituzioni e ai lavoratori. La Regione Campania deve esigere rispetto e far sentire forte la sua voce, mettendo in campo tutta la sua autorevolezza, non solo per preservare in ogni modo i lavoratori e i siti industriali Dema, ma anche per scongiurare scenari simili su altre realtà occupazionali del territorio campano. È necessario mobilitarci insieme alle parti sociali, alla società civile, alle famiglie delle centinaia di persone che rischiano il posto di lavoro: la Dema deve restare in Campania con tutta la sua forza lavoro» ha concluso Ciarambino.
Provincia sbanca il Lotto: vincite nel Nolano e nel Vesuviano
Le ultime estrazioni del Lotto di venerdì 31 gennaio e sabato 1° febbraio regalano alla Campania una vincita complessiva di 136.625 euro.
Come riporta Agipronews, premi distribuiti nella provincia di Napoli, nel dettaglio: ad Arzano vinti 62.250 euro grazie a quattro terni e una quaterna; tre terni e un ambo valgono 23.750 a un fortunato giocatore di Visciano; colpo da 22.650 a Casavatore con un terno; altro terno da 18mila euro realizzato a Napoli; mentre a Terzigno vinti oltre 10mila euro ancora con un terno.
L’ultimo concorso del Lotto ha distribuito premi per 6,1 milioni di euro, per un totale di 122 milioni di euro da inizio 2025.
La grande amarezza: il Napoli sciupa l’occasione per essere padrone del proprio destino
Il Napoli non approfitta del mezzo passo falso dell’Inter nel derby e pareggia a sua volta all’Olimpico contro la Roma, rimanendo a +3 sui nerazzurri in attesa del loro recupero di giovedì contro la Fiorentina.
Ranieri ha provato a sorprendere Conte schierando una formazione diversa dal solito, ma la scelta nella prima frazione non ha pagato e gli azzurri hanno controllato la partita non rischiando praticamente nulla: da questo punto di vista si è rivelata decisiva la pressione guidata da un Lobotka insolitamente alto.
Continua la crescita di Spinazzola, crescita che va oltre il bellissimo gol dell’illusione: il ragazzo sta dimostrando di avere una condizione fisica straripante, la migliore dai tempi dell’Europeo vissuto da protagonista, e sta facendo cadere lo scetticismo della prima parte di stagione. Nel secondo tempo, la differenza l’hanno fatta i cambi, con la Roma che ha potuto inserire dalla panchina freschezza atletica e qualità tecnica, mentre il Napoli si conferma decisamente corto nei vari reparti. In particolare, pesa l’assenza di qualcuno che faccia rifiatare Neres e Politano e faccia salire la squadra con la stessa qualità e rapidità: non è ammissibile che si è arrivati l’ultimo giorno di mercato senza aver preso il sostituto di Kvara; si può comprendere il ragionamento di non voler strapagare i calciatori, ma almeno l’idea del prestito di Saint-Maximin deve essere concretizzata perché è necessaria da un punto di vista numerico.
Io “Faccio Cose” e tu?: arte e creatività si incontrano nel centro di Pomigliano
Laboratorio creativo dove arte e convivialità si incontrano, tra workshop innovativi e attività uniche a Pomigliano d’Arco .“Faccio Cose” è un laboratorio di workshop creativo adatto a tutte le fasce d’età. Situato in Via Roma 196 a Pomigliano d’Arco, il locale offre anche la possibilità di organizzare eventi artistici in altre location.
Faccio Cose è un marchio registrato di proprietà della tips lab srl e rappresenta un punto di riferimento per chi vuole sperimentare la creatività in modo coinvolgente. L’idea nasce da un format diffuso all’estero, in particolare a Barcellona, ma in Italia viene proposto in una versione più inclusiva e meno settoriale. Le attività proposte sono molteplici e variano settimanalmente. Ogni settimana, sulla pagina Instagram ufficiale, viene pubblicato un calendario con le iniziative in programma, tra cui il “Paint and Drink”, il corso
di lavorazione dell’argilla e il collage.
Tra le esperienze più esclusive c’è il “Paint in the Dark”, un’attività unica in Campania. Grazie a particolari tecniche e vernici fluorescenti, i partecipanti possono creare opere d’arte che si illuminano al buio, regalando un effetto visivo straordinario.
Alcuni workshop, come il “Paint and Drink”, combinano il piacere della pittura con momenti di convivialità: mentre si dipinge, è possibile sorseggiare un buon bicchiere di vino o altre bevande analcoliche e gustare snack in compagnia.
La prenotazione avviene online sul sito www.facciocosepomigliano.it e rappresenta un’ottima opportunità per artisti emergenti del territorio che desiderano
mettersi in mostra e ottenere visibilità . “Faccio Cose” non è solo un laboratorio artistico, ma un’esperienza immersiva che unisce creatività, socializzazione e divertimento.
Firmata l’intesa per l’ampliamento dell’ospedale di Nola
Nola – Il Commissario Straordinario di Nola, Maria Lucia Trezza, ha sottoscritto ieri la delibera per il Permesso di Costruire e per l’avvio dei lavori di ampliamento e adeguamento del Presidio Ospedaliero Santa Maria della Pietà di Nola.
L’ospedale, più grande, moderno e meglio attrezzato, rappresenterà un avanzamento significativo. Nel pomeriggio, il Presidente della Regione Campania, durante la sua consueta diretta, aveva già anticipato l’ampliamento.
L’estensione dell’Ospedale di Nola sarà un intervento fondamentale non solo per la zona nolana, ma anche per le aree circostanti, inclusi il mandamento, la zona vesuviana e il basso casertano. Il nuovo edificio sarà costruito all’interno della struttura di proprietà dell’Azienda Sanitaria Locale Napoli 3 Sud, in adiacenza all’attuale ospedale. Il nuovo blocco, che si sviluppa su cinque piani fuori terra e uno interrato, sorgerà vicino all’ingresso principale. Inoltre, verrà realizzato un ponte che collegherà il primo piano del nuovo edificio con il resto dell’ospedale. Il permesso di costruire, come indicato nella delibera, è stato concesso in deroga al Piano Regionale Generale, poiché l’intervento è di rilevante interesse pubblico, come dichiarato nel documento.
La delibera è stata dichiarata immediatamente eseguibile in base all’art. 134, comma 4, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
Nel documento si sottolinea che con la Deliberazione n. 1505 del 31 ottobre 2024, il Direttore Generale dell’Azienda Sanitaria Locale Napoli 3 Sud ha approvato positivamente la conclusione della Conferenza di Servizi Decisoria, ottenendo i pareri favorevoli e favorevoli con prescrizioni delle amministrazioni coinvolte. Con la firma del Commissario Trezza, prende avvio una nuova fase per l’Ospedale di Nola, da sempre un punto di riferimento per la salute dei cittadini campani.
La notte bianca della Candelora: la “Juta” a Montevergine
La Candelora è una festa cattolica poco conosciuta, ma a Napoli ed in particolare a Montevergine, santuario che si trova vicino Avellino, riveste significati particolari.
Nella liturgia cattolica con la Candelora, celebrata il 2 febbraio, si festeggia la presentazione di Gesù al Tempio, come era d’obbligo per i primogeniti maschi delle famiglie ebree. Per ricordare questo evento in tutte le chiese si benedicono le candele per santificare la figura di Gesù che è “Tempio di luce”. In varie parti del mondo la Candelora viene celebrata con manifestazioni che hanno come riferimenti simbolici la luce, il fuoco e l’inverno. Numerosi, infatti, sono i detti e proverbi popolari che si riferiscono al periodo di metà inverno, quando i contadini ancora possono riposare, mentre cresce l’attesa per il risveglio primaverile e per l’inizio della stagione dei primi raccolti. A Montevergine il giorno della Candelora, però, accade qualcosa di struggente e singolare. Un corteo di Fëmmïniéllï, termine con cui a Napoli ed in Campania si definiscono: gay, lesbiche, trans e bisessuali si reca in pellegrinaggio, aspettando le prime luci dell’alba per omaggiare Mamma schiavona, Madonna nera di Montevergine venerata in ogni parte del mondo. Secondo la leggenda la Madonna di Montevergine compì un miracolo, liberando dai lacci due giovani gay che, dopo essere stati scoperti dalle comunità locali, furono legati ad un albero e lasciati in balia dei lupi e del freddo. L’episodio secondo gli storici della tradizione avvenne nel 1256 e da allora la Madonna nera è stata riconosciuta dal popolo come protettrice di tutti i Fëmmïniéllï. Ci sono nel culto ragioni più arcaiche che affondano nella notte dei tempi. Il santuario di Montevergine, tra i più importanti del meridione d’Italia, sorge proprio sulle rovine di un tempio dedicato al culto della dea Cibele, simbolo femminile della natura “prodiga”. Nell’epoca precristiana i Coribanti, sacerdoti del culto della dea Cibele, si recavano al tempio proprio dove ora a 1400 metri di altezza sorge il Santuario, con un corteo sgargiante e vestiti da donna per compiere un auspicio nella speranza di rigenerarsi con una nuova identità. Infatti, si eviravano e offrivano il proprio sesso alla Dea della natura femmina, come atto estremo di devozione. Dunque, sacro e profano si uniscono in questa tradizione della salita (jìiùtä) a Montevergine che i Fëmmïniéllï, affrontano con immani difficoltà. Nel buio della notte ed in pieno inverno si inerpicano per i sentieri stretti e gelati per arrivare alle prime luci dell’alba dalla Mamma schiavona, a cui rivolgono canti, balli e preghiere.
Tratto dal libro ‘IL GUSTO POPOLARE’
Le ricette di Biagio: calamarata napoletana. Per sopportare i “giornalisti malati di iperbole”
I giornalisti della penna e quelli del microfono. Ho intenzione di dedicare qualche articolo a un tema storico di amara attualità: il potere politico tra il culto della verità e l’arte della menzogna. Ho deciso di dedicare il primo atto all’articolo che Francesco Saverio Nitti scrisse su Napoli devastata dai disordini nel 1893. Perché l’abbinamento ai calamari? Perché, dicevano gli scrittori antichi, un piatto di calamari rasserena, aiuta a sopportare le storture della vita, consolida la pazienza e combatte “la malattia dell’iperbole” di cui soffrivano e soffrono non pochi giornalisti.
Ingredienti: gr.400 di calamarata; gr. 500 calamari; gr. di 300 pomodorini;1spicchio di aglio; sugo di pomodoro; vino bianco; olio; prezzemolo, sale e pepe. Lavate attentamente i calamari e anche i pomodori, che vanno tagliati a metà o in quattro parti. In una padella capiente mettete a scaldare l’olio e uno spicchio d’aglio, e dopo qualche minuto, i calamari, fate “saltare” e sfumate con il vino bianco. Evaporato il vino, aggiungete i pomodorini e fate continuare la cottura fino al momento in cui i calamari saranno perfettamente cotti formando un sugo di cottura. Ora potete dedicarvi alla cottura della calamarata, che deve avvenire in abbondante acqua salata e durare fino a quando la pasta sarà al dente. A questo punto scolatela e passatela in padella insieme al condimento. La camerata napoletana è pronta e potrà essere servita con una manciata di prezzemolo precedentemente lavata e tritata molto finemente (Testo e immagine sono tratte dal sito “ Fidelity Cucina”).
Nell’agosto del 1893 gli operai francesi delle saline prossime alla città di Aigues Mortes nella Camargue uccisero, in una giornata di violenti disordini, un numero imprecisato di “stagionali” italiani e ne ferirono molti, alcuni in modo grave: un giornale inglese parlò di un bilancio conclusivo di 20 morti. In Italia divampò la protesta anti- francese, che le forze dell’ordine cercarono di bloccare in ogni modo, fino a diventare esse stesse bersaglio della folla inferocita. A Napoli, scrisse Nitti (l’articolo venne pubblicato su “Il Mattino” del 29-30 agosto 1893) l’agitazione ebbe tre cause: la protesta contro la Francia; la protesta contro i questurini, determinata “da antiche antipatie degenerate in violenza”; la protesta e lo sciopero dei cocchieri”. In apertura d’articolo Francesco Saverio Nitti “staffilò” quei giornalisti che nel descrivere i disordini di Napoli avevano dimostrato di soffrire “di quel male dell’iperbole che io considero come la grande peste della vita meridionale: non v’è nulla, né’ accusa, né lode, che non sia stata portata al grado superlativo. Ora questa è veramente la malattia dei deboli, delle intelligenze meno robuste “che conoscono solo “la lode superlativa e il biasimo superlativo. Se si volesse tener conto di ciò che si è scritto in questi giorni, bisognerebbe ammettere che a Napoli vi siano stati almeno mille morti e diecimila feriti”. Un “corrispondente improvvisato” aveva scritto sul “Fanfulla” che Napoli, “la più grande città d’Italia”, era devastata “ da un’orda briaca e cieca di agenti provocatori”, capaci di realizzare, con le loro pistole, “le più codarde atrocità che abbiano mai macchiato il nome umano”. Gli “scugnizzi” che appiccavano il fuoco alle linee dei tramway erano considerati “eroici fanciulli”, e su un “autorevole giornale romano” era stato scritto che piazza Depretis era tutta “una rossa macchia di sangue”. Il Prefetto di Napoli aveva dimostrato di essere più feroce di Caracalla. Lo sciopero dei cocchieri venne provocato dal fatto che la politica liberale dell’Amministrazione della città aveva consentito alla società dei tramwais di fare il comodo proprio: per esempio, quando assumeva un nuovo operaio, gli imponeva di non iscriversi ad associazioni “sindacali” di cui facevano parte altri dipendenti della società, e gli imponeva di firmare una carta che era documento dell’accettazione dell’obbligo. Alcuni personaggi politici avevano permesso alla società di consentire ai suoi tramway quelle fermate abusive contro le quali protestavano aspramente i “vetturini da nolo”: e ora proprio questi personaggi si permettevano di assumere “all’ultima ora la difesa dei cocchieri esasperati”. Lo sciopero permise al Nitti e ad altri intellettuali napoletani di scoprire che c’era una parte del popolo “a noi ignota: noi la deprimiamo con il dazio di consumo che l’affama, con il nostro lusso che l’offende, con la nostra distanza che la fa sentire vieppiù in isolamento. Essa non vede la legge se non sotto la forma del questurino e non vede altra forma di assistenza sociale se non quella di una carità che la deprava. Perché mai dovrebbe amarci?”. Lo sciopero dei cocchieri finisce quando i Napoletani vedono il capo della camorra, Ciccio Cappuccio, attraversare la città sulla sua carrozza. Lo hanno pregato le autorità cittadine. E’ storia: e la storia si ripete.
Cambio proprietà Dema, Pd incontra lavoratori in Comune: “Stop allo spezzatino industriale”
SOMMA VESUVIANA – Si è tenuto questa mattina nella sala consiliare del Comune di Somma Vesuviana un incontro coi lavoratori Dema.
Ha partecipato anche Marco Sarracino, deputato del Pd che ha così sintetizzato l’esito del vertice: “Con Arturo Scotto abbiamo incontrato nuovamente i lavoratori della DEMA di Somma Vesuviana. Restiamo francamente interdetti per le notizie riportate sulla stampa questa mattina che racconterebbero di un avvenuto passaggio di proprietà. Stiamo denunciando da settimane la totale assenza di trasparenza a partire dalla procedura per le manifestazioni di interesse.
Per questo continueremo a chiedere al Governo, a partire dal question time in commissione lavoro di mercoledì, di fare piena luce su quanto accaduto partendo da un principio per noi inderogabile: operazioni di “spezzatino industriale”, di delocalizzazione e di speculazione non verranno mai accettate né dai lavoratori né dal Partito Democratico”

