Acerra, area Pip: la maggioranza corre ai ripari. Obiettivo: non perdere i fondi europei
Ma il Pd giudica inutile l’approvazione del regolamento in consiglio comunale.
Un’area di sviluppo produttivo per la quale cinque anni fa la Regione Campania aveva disposto un finanziamento europeo destinato al completamento. Ma l’area destinata all’insediamento di attività artigianali e commerciali è ormai una discarica di rifiuti a cielo aperto. Tra pali della pubblica illuminazione ( non funzionanti, strade e piazzole ( asfaltate dodici anni fa e quindi consumate ) resta solo l’immondizia. Un valanga d’immondizia. Intanto la Regione Campania ha avvisato il comune. ” L’area d’insediamento produttivo è quasi inaccessibile e deteriorata per cui abbiamo avviato la procedura per la revoca del finanziamento “, ha fatto sapere con una lettera, spedita al sindaco Raffaele Lettieri, il responsabile del dipartimento regionale per lo Sviluppo Economico, Francesco Paolo Iannuzzi. L’ultima chance per non perdere i soldi è stata offerta fino a ieri dalla Regione. Entro sabato infatti il comune doveva inviare al dipartimento un atto del consiglio municipale attraverso cui fossero spiegate le ragioni del degrado in cui versa l’area “pip” di località Marchesa, lo stato contabile del procedimento relativo e le nuove iniziative per rimettere in piedi ciò che sembra perduto. Ieri, quindi, è arrivata la risposta della maggioranza consiliare, che in mattinata ha approvato un documento in cui sono contenute le controdeduzioni richieste e il regolamento per l’assegnazione dei suoli. E ora si spera che non venga persa anche quest’occasione. Il dipartimento regionale giudicherà la risposta appena deliberata. Per la verità il primo bando, con tanto di regolamento, per l’assegnazione dei suoli dell’area pip risale a venti anni fa. Non se ne fece più nulla. Motivo: troppo elevati i prezzi di vendita degli spazi. Standard che un’economia a pezzi come quella acerrana non può permettersi. La politica ha quindi assecondato il rifiuto dei piccoli imprenditori e artigiani del territorio di trasferire le loro attività in quella zona, peraltro confinante con l’Ipercoop di Afragola e con gli altri centri commerciali annessi. Impianti con i quali non c’è stato uno sviluppo coordinato e armonioso non foss’altro che per il fatto che nella zona di Acerra poco o nulla è stato realizzato. C’è però da dire che finora sono stati spesi più di 7 milioni di euro per asfaltare e realizzare le opere primarie, rimaste incomplete. Danaro praticamente gettato al vento. Dal canto suo il Partito Democratico di Acerra in un comunicato sottolinea che ” il consiglio comunale, ancora una volta mortificato e delegittimato, non si è pronunciato sulle contestazioni mosse dalla Regione Campania, ma ha approvato un regolamento sull’assegnazione dei suoli che ovviamente non rappresenta né la documentazione richiesta dalla Regione né la relazione sulla stato dei luoghi e dei lavori. A questo punto – anticipa il Pd – siamo fortemente preoccupati dalla sempre più concreta eventualità che questi finanziamenti siano revocati e, pertanto, salutaiamocon favore ogni iniziativa tendente ad accertare le gravi responsabilità dei ritardi nell’attuazione del piano degli insediamenti produttivi, essenziale per lo sviluppo e l’occupazione, in una realtà come Acerra, avvinta dalla crisi economica “. Quindi la stoccata alla maggioranza Udc-liste civiche, maggioranza che si autodefinisce di centro ( virgola ) sinistra: ” Il tempo dei giochetti e dei trucchetti sta miseramente fallendo sotto il peso delle enormi responsabilità di chi rappresenta, senza soluzione di continuità, il potere al comune di Acerra da oltre due lustri. Nel ringraziare i consiglieri comunali dell’opposizione per l’impegno profuso in questi giorni, il Partito Democratico chiede a tutte le forze sane della città di non abbassare la guardia, perché – tra bluff e rilanci irresponsabili – questa avventuristica esperienza amministrativa si sta giocando il futuro di Acerra “.
Maxi operazione dei carabinieri contro la contraffazione a Napoli e in provincia.
I militari hanno effettuato 250 controlli , 4 arresti e 98 denunce a piede libero. Sequestri di alimenti, abbigliamento, borse e prodotti audio/video
In 48 ore i carabinieri del Comando Provinciale di Napoli hanno fatto una operazione a massa per il contrasto al fenomeno della produzione e commercio di prodotti contraffatti. Sono stati coinvolti tutti i reparti del capoluogo e della provincia con il compito di ispezionare le aree maggiormente sensibili alla problematica. I militari hanno fatto 250 i controlli in totale, la maggior parte nei comuni a Nord della provincia (Casoria, Giugliano, Castello di Cisterna) dove l’incidenza di verifiche e denunce è stata del 70% rispetto al totale. Al termine delle operazioni sono stati 4 gli arresti e 98 le denunce a piede libero .
Nel settore tessile, oggettistica e pelletteria il materiale sequestrati cappelli, occhiali, calzature, borse, gioielli, inture, per un totale di oltre duemila pezzi. Nel contrasto alla panificazione abusiva sequestrati circa 5 quintali di pane ed elevate contravvenzioni per oltre 10mila euro. In materia audio/video sequestrati circa 2500 DVD pirata, dei quali oltre il 30% video per adulti; il 40% circa giochi per consolle informatiche; il resto film e musiche. Nel settore alimentare sequestrati circa 6 quintali di merce tra pesce e prodotti caseari. Inoltre sequestrate oltre 7 kg di sigarette di contrabbando.
Gli arrestati sono quattro extracomunitari di origine senegalese (di 40, 34, 28 e 20anni), tutti senza fissa dimora, fermati a Napoli al Corso Novara a bordo di una Opel Astra WS carica di circa 100 paia di scarpe contraffatte, nonché 500 DVD privi di marchio SIAE. Nel corso dei controlli elevate sanzioni per circa 40mila euro. I reati contestati sono stati: a vario titolo contrabbando di TLE; introduzione e commercio nello stato di prodotti con segni falsi; vendita di prodotti industriali con segni mendaci; attuazione della direttiva europea sulla sicurezza alimentare (prodotti ittici); vendita di merci in cattivo stato di conservazione; detenzione ai fini della vendita di CD e DVD privi di marchio SIAE.
Ottaviano, riapre il primo tratto di via Cesare Ottaviano Augusto
Previsti nuovi lavori anche per il palazzo comunale e due plessi scolastici.
Riapre lunedì il primo tratto di via Cesare Ottaviano Augusto, l’importante strada che dal centro cittadino conduce fino al palazzo Mediceo di Ottaviano. La ditta incaricata ha completato una prima parte dei lavori e la strada tornerà parzialmente fruibile dall’inizio della prossima settimana.
Un risultato importante, secondo il sindaco di Ottaviano Luca Capasso, che spiega: “E’ stato raggiunto l’ennesimo obiettivo dall’amministrazione comunale. Ormai il cantiere, che per anni è stato fermo, è una realtà e procede spedito, con buona pace dei gufi e di chi rema contro per partito preso”.
Sempre dal settore delle opere pubbliche arriva un’altra buona notizia: è stato finanziato, con 200mila euro, il rifacimento dell’impianto di illuminazione interna del palazzo comunale e dei plessi scolastici di via Lucci e via Pappalardo. In tutti e tre gli edifici pubblici saranno, inoltre, installati degli impianti fotovoltaici
Acqua, fuori uno: De Luca rimuove Sarro e mette al suo posto un professore
Vincenzo Belgiorno è docente di ingegneria sanitaria-ambientale dell’università di Salerno.
L’Ato 3 è il consorzio di comuni che controlla il 53 % del pacchetto azionario della Gori, la società gestita dalla romana Acea e che dagli uffici di Ercolano riscuote le salatissime bollette pagate dagli utenti di tutta l’area vesuviana, dell’agro nocerino sarnese e della penisola sorrentina, Capri compresa: un milione e mezzo di persone. Ma l’Ato 3 è finita qualche settimana fa nella bufera a causa dell’inchiesta della Dda denominata Medea, dalla quale è scaturita una richiesta d’arresto per il commissario del consorzio, il deputato di Forza Italia Carlo Sarro.
A ogni modo, anche se il tribunale del Riesame ha fatto scricchiolare l’impianto accusatorio annullando la richiesta di custodia cautelare, il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, procede a passo spedito sul fronte della riforma di questo settore molto importante in quanto riguarda la gestione del nostro bene più prezioso, l’acqua appunto. De Luca infatti ieri ha rimosso Sarro e messo al suo posto Vincenzo Belgiorno, un professionista del settore, docente di ingegneria sanitaria e ambientale all’università di Salerno, feudo politico del presidente della giunta regionale.
Ora però non si sa quale possa essere il passo successivo. C’è chi, come Francesco Emilio Borrelli, consigliere regionale dei Davvero Verdi, invoca a questo punto anche la rimozione del presidente della Gori, l’esponente politico del centrodestra Amedeo Laboccetta, che peraltro ha fatto a Belgiorno gli auguri di buon lavoro. Ma il tutto non è stato ancora definitivamente giudicato dal Movimento Cinque Stelle, che ritiene inconsistente la linea della rimozione del solo Laboccetta e che insiste sulla necessità di rimuovere i privati in toto, cioè tutta la Gori in primis, dalla gestione dell’acqua, che deve tornare totalmente pubblica.
Somma Vesuviana, Lucerne 2015: il racconto «incantato» di Peppe Maiello. Con amore.
Le quinte, le felci, i racconti, le tradizioni, le chiacchiere, l’amore. Tutto nell’intervento di Peppe Maiello, componente della Commissione Pari Opportunità comunale e volontario per l’organizzazione della Festa.
Le mani ancora annerite dagli stoppini accesi, l’odore acre e pungente dell’olio bruciato che persiste nelle narici, i piedi ancora indolenziti per i kilometri fatti su e giù per il nostro piccolo borgo “IL CASAMALE”….
Del il rito delle lucerne, finalmente rinnovato, dopo 5 anni, si potrebbero scrivere pagine infinite di interi libri, dove la verità si mescolerebbe con la fantasia, dove il sogno avrebbe i contorni del realtà e viceversa, dove tutto saprebbe di magico e dove il senso di qualcosa di misterioso e mistico ci porterebbe lontano… lontanissimo dalla realtà….. la realtà…. che cos’è la realtà? dove traccia il suo confine? dove…?
ecco casa è stato e cosa ha significato per me il rinnovo del magico rito “dà fest re lamparell”….
tutto ha inizio in una delle tantissime riunioni organizzative dove l’amico di sempre, stanco e frustrato, dalle chiacchiere che noi filosofi cercavamo di strutturare, mi guarda e fa con suono tuonante: uagliò sabbat’ e cinque a matin sannà i a fa e fielc’!!!! ed io lo guardo e gli dico: ci sarò!!!!!
Ed lì che inizia il mio viaggio.
Un viaggio che mi ha letteralmente inondato, riempito, aperto la mente in un mondo che non conoscevo e che, troppo spesso e con troppa leggerezza, giudicavo! Quindi, partenza alle 4.30 (mamma mia che mazzata in fronte la sveglia)assonnato stanco e infastidito nel aver dato così tempestivamente la mia disponibilità mi reco al luogo dell’incontro prestabilito, che dire, è bastato che ci riunissimo per far sì che il sonno svanisse in non so quale luogo inutile e poco consono alla situazione; l’immancabile caffè da Masulli, le grida e Vicienz o’ panettiere, le risate, la vecchietta che avrebbe voluto lanciarci un secchio d’acqua in testa, gli auguri all’immancabile compleanno e poi, tutti in auto fino a…. bohhh… mica ho capito dove siamo andati a finire, un ora e mezza di auto nell’entroterra campano ed un campo infinito di felci, lì divisione in gruppi, “serrecchia” alla mano, chi tagliava e raggruppava in fascine, chi le trasportava, chi le legava, chi caricava sul camion. Io ero uno di quelli che tagliava, tagliavo le felci, il sole sulle spalle, il sorriso per le continue battute, il fastidio dei pungoli sulle mani, il sudore, gli insetti e via dicendo… più lavoravo e più mi domandavo a cosa servisse tutto quel lavoro, le felci vanno intrecciate mi ripetevano, e francamente non sapevo di cosa si stesse parlando, lo facevo perché chi era con me mi trasmetteva il senso e il dovere di farlo, era giusto, andava fatto, punto!!!! Adesso potrei raccontarvi quando abbiamo finito di raccogliere, della catranesca (no catalanesca, a nonna mia a chiamm a castranesc, e per me questo è il suo nome), do mellon e’ mast alfons’, della foto tutti insieme, degli sfottò ai passanti ecc. ecc., ma francamente delle immagini me le vorrei custodire strette nel mio cuore come gemme preziose di cui essere un po’ gelosi.
Si ritorna a casa e si scarica tutto il raccolto nelle parcheggio delle scuole elementari del borgo adibito a quartier generale… nemmeno il tempo di effettuare le operazioni, che subito un gruppo di eroi si lancia nell’intreccio… perché eroi…? perché intrecciare le felci è una pratica vecchia e dolorosa, in quanto il filo di ferro sulla quale vengono intrecciate, taglia le nocche delle mani, nell’alternare i due gruppi di fasci che tra l’altro pungono i palmi e fanno sudare, ci vuole sostanza e forza… vanno stretti bene altrimenti si sciolgono, e questo non deve assolutamente succedere!!! In tutto questo i vicoli stanno montando “i portali” che abbiamo consegnato il pomeriggio con il furgoncino, anche lui inanimato e valido aiutante.
Le felci ininterrottamente si intrecciano, come dicevo lavoro duro e faticoso, ma sembra in certi momenti quasi non pesare… qualcuno racconta “nu fattariell”, “chi na barzellett”, “o cafè” arriva come se sgorgasse da una fonte sconosciuta, e poi…. l’incanto di una canzone intonata per caso con mezzi di fortuna, due ragazzi si sfidano a chi canta più strofe e i commenti si sprecano; “o piccirll è chiù brav” “no è chiù brav o ruoss” io li trovo entrambi unici, detentori di poesie perdute per sempre, se non fosse per loro che le trattengono da dentro le culle e le riportano fino a noi….
Domenica mattina, si consegno e fielc fatt o sabat, 3m, 4m, 6m, issarli non è facile, sono pesanti e scomodi, ma si avvolgono i festoni intorno (ritagliati da decine di ragazzi ragazze delle associazioni che hanno aderito alla manifestazione) e aizzano in alto, tra urla, barzellette di chi si affaccia dal balcone e i consigli del direttore di turno che non si vedrà e sentirà mai più ma è quasi essenziale alle cornice… l’effetto finale è bellissimo e trasforma il tutto in un paesaggio incantato adesso ho capito a cosa servono “e fielc” e ne sono contentissimo. Il pranzo improvvisato con gli amici, “o’ bicchier e vin e chiù” che ci fa sempre bene e via si ritorna al Casamale.
Si continua ad allestire, il lavoro è tosto e non sempre da il risultato che ci si aspettava, tutti danno una mano e ogni tanto pensi che hai finito, ti giri, e c’è ancora qualcos’altro da fare… “mannaggià a mort, m vuless i a fà na doccia” ma va bene così, dobbiamo fare la festa delle lucerne, si stringe i denti e si va avanti…
Arriva il lunedì, è tutto pronto, gli stoppini fatti, l’olio messo nelle lucerne, i vicoli e i cortili tirati a lucido… Ore 21 si accendo!!!
Adesso potrei parlare del flusso delle persone che non ha rispettato le direttive date dai volontari, della gente che vendeva da mangiare, della mancanza di indicazioni, delle autorità che sono venute a fare solo la presenza, dei tanti che “si appicicano sempre sul casamale”, questo poteva essere fatto così, questo colì ecc eccc eccc. Ma francamente non me ne può fregare un fico secco.
Parlerò invece “ro vic’ de ciccarun” dove ho preso l’impegno di tenere le lucerne sempre accese, dove mi sono trovato in famiglia, dove mi hanno aspettato per la cena, dove i saluti per mio padre e le pacche sulle spalle di conforto abbondavano visto lo stato precario di salute in cui versa; “salutm a papà peppì”, “da nu bacio a papà”, “m’arracumman nun te scurdà”, ci scappa pure qualche occhio lucido e poi si ritorna a tirare gli stoppini dall’olio per riaccenderli…. L’effetto deve essere sempre assicurato, il portale triangolare non deve perdere una luce!!!
Tre giorni in cui non ci siamo fermati un attimo, tre giorni in cui abbiamo spiegato, illustrato, trasmesso il nostro amore per il rito, l’abbiamo fatto in certi momenti anche a modo nostro, ma negli occhi di chi ci ascoltava potevi leggere la gratitudine e l’ammirazione per tanto sacrificio.
Mercoledì, l’una di notte si ritorna a casa… macché, si deve smontare tutto o almeno “o’ chiù gruoss”, dunque; immancabile cena sui piccioli dove l’ospitalità regna suprema e l’amicizia prende un significato raro, fatto di rispetto e serietà. Ore 2:30 si inizia a smontare, un po’ appesantiti a dire il vero, ma “nu mport”, Antonio Nicchia è categorico “saddà fa”!!! si smontano i portali, si caricano sul furgone, si consegnano al deposito, tutto sembra più pesante di quando li abbiamo consegnati, però “stranamente”, si fa tutto più velocemente, si lavora ininterrottamente per i vicoli del Casamale e con non poca difficoltà, la festa è ancora in corso in alcuni tratti e farsi spazio al grido di “jatv a cuccà” non è facile, a dire il vero anche in questo caso non sono mancati quegli attimi goliardici che ci hanno fatti diventare tutti un po’ bambini e reso tutto più leggero e armonico …. Si lavora fino alle prime ore della mattina e stanchi e sudati ci si lascia con l’impegno di rivedersi il giorno dopo per continuare a togliere i felci, smontare le porte e via dicendo… “t chiamm i”, “m chiamm tu”, “buona nott’ anzi buongiorn”.
La festa è finita…
si ritorna al quotidiano, già so che domani dovrò rispondere a tutti quei “tuttologi” che faranno sfogo della loro intelligenza su facebook per giudicare, criticare ed offendere tanto impegno, ed è qui che mi faccio una promessa, un attimo prima di chiudere gli occhi mi ripeto infinite volte in testa, fino ad addormentarmi, “stavot nu dà rett a nisciun”.
Ps. volevo ringraziare l’associazione festa delle lucerne, in particolare il suo presidente, i ragazzi dello staff operativo, l’Arci e tutti gli abitanti del Casamale per avermi accolto come uno di loro, sono e sarò sempre fiero di dirmi vostro amico.
Ringrazio ilmediano.it per avermi dato la possibilità di utilizzare questo spazio e i miei elogi vanno all’ottimo lavoro in campo comunicativo.
Inoltre i miei complimenti al Forum dei Giovani e all’associazione Fontana Chiara per la continua disponibilità e per il lavoro svolto con cura è dedizione, questi cinque gruppi associativi hanno dimostrato intelligenza, spirito di comunità, integrazione e forza d’animo. Commosso vi bacio tutti !!!
Infine chiedo scusa a tutti gli “ostrologi” dell’italiano e del napoletano scritto per gli infiniti errori e orrori fatti, ma credo di aver dato il senso di quello che è stato per me il “rito de lamparell” quindi mi frega poco anche di questo.
Con amore
Il vostro Peppe Maiello
Terra dei Fuochi, triplo rogo ad Acerra: in fiamme discarica di amianto, campo rom abusivo e fabbrica abbandonata (video)
Per motivi di sicurezza i vigili del fuoco di Napoli hanno perimetrato l’area. Per fortuna nessun ferito.
Amianto nei sacchi di plastica, amianto sfuso. Amianto che brucia. E poi la colonna di fumo che raggiunge l’abitato di Acerra, le torri delle cooperative, centinaia di famiglie stipate nel rione Madonnelle. Ieri pomeriggio non poteva andare peggio sul fronte dei roghi tossici. Tra l’altro in un territorio già pesantemente condizionato dalla presenza di veleni. Questo perchè alle 18 nella campagna di Acerra è divampato un incendio che ha distrutto contemporaneamente un campo rom abusivo, un capannone abbandonato e una notevole quantità di rifiuti depositati sui terreni circostanti, anche il pericolosissimo amianto. Fortunatamente non c’è stato nessun ferito. Ma le conseguenze dell’inquietante rogo tossico restano a tutti sconosciute, come sempre del resto, intuibili ma sconosciute per assenza di controlli. L’incendio è scoppiato all’interno dell’edificio abbandonato, un capannone industriale, dove i nomadi avevano allestito alcune baracche. Dentro e fuori la struttura c’erano notevoli quantità di scarti di tutti i tipi che sono andati in fumo. Il fatto si è consumato in località Calabricito, confine con Maddaloni e Cancello, a poca distanza dall’area archeologica di Acerra, i resti dell’antica Suessola, e da alcune discariche illegali indicate dalla Regione e dal Ministero dell’Ambiente come tra quelle più pericolose della Campania. Sul posto sono giunti i Volontari Antiroghi di Acerra, che hanno avvertito i vigili del fuoco. ” Purtroppo i vigili del fuoco – lamenta Alessandro Cannavacciuolo, ambientalista della zona – sono arrivati dopo più di un’ora. Noi siamo arrivati qui subito, con le mascherine: era un inferno “. E’ stata una giornata campale quella di ieri per i pochi, male attrezzati ma coraggiosi pompieri di Napoli e provincia. Ieri è bruciata la collina di Agnano. E sono stati segnalati altri incendi dappertutto, anche nelle aree più a rischio sotto il profilo ambientale: a Giugliano, Afragola, Caivano.Quindi l’arrivo delle autobotti anche ad Acerra. Quando i vigili del fuoco si sono accorti della presenza di amianto bruciato hanno delimitato la zona con del nastro di sicurezza. Secondo quanto riferito sul posto i pompieri invieranno alla procura di Nola la segnalazione relativa alla pericolosa sostanza ammassata e incendiata in quel punto della campagna. Una zona in cui l’ecomafia l’ha sistematicamente fatta da padrona assoluta.
Pomigliano, movida e rumore, il sindaco: niente musica dopo le 22
Ordinanza restrittiva di Russo per limitare il disturbo alla quiete pubblica nelle zone dei locali notturni.
L’ultima zuffa tra avventori di pub e bar e residenti c’è stata giovedi sera, in piazza Mercato, dove l’arrivo quasi contemporaneo, qualche anno fa, di una serie di locali molto moderni e la contestuale presenza di un’ ampia isola pedonale hanno trasformato la zona in un luogo di ritrovo abituale dei giovani, non solo giovani di Pomigliano ma di tutto il territorio del polo industriale. Qui, a piazza Mercato, giovedi la tensione è scoppiata perchè un signore, stanco dei rumori scaturiti da musica e assembramento, ha rovesciato dal balcone un secchio d’acqua. Apriti cielo: i ragazzi che si trovavano sotto hanno reagito di brutto. Come ? Con un lancio ripetuto di bottigliette. Quindi l’intervento, l’ennesimo, delle forze dell’ordine. Ieri intanto il sindaco di Pomigliano, Raffaele Russo, ha tentato di rimediare con un’altra ordinanza. Eccola: i locali notturni di tutta la città non potranno più diffondere musica ( anche quella dal vivo ) all’esterno a partire dalle dieci della sera, cioè da quando parte la movida. Potranno continuare a trasmetterla all’interno, questo si ( ovviamente tenendo tutte le porte chiuse e sparando a palla l’aria condizionata, ndr ). Sennò chi resta nella fornace del bar ? Insomma, si tratta di una delle ordinanze italiane più restrittive in materia. Per dedurlo basta osservare nel web la carrellata di provvedimenti dello stesso tipo emanati dai sindaci di tutto il Paese. Dal Nord al Sud lo stesso divieto adottato a Pomigliano scatta infatti mediamente a partire dalla mezzanotte. A ogni modo, ed è specificato nell’ordinanza, chiunque potrà fare ricorso alla magistratura amministrativa per annullarla. Ma ormai la situazione sembra entrata in una spirale, soprattutto nell’area di piazza Mercato. Già, perchè l’eliminazione della musica ridurrà certamente il rumore però i disturbi principali provengono dai suoni scaturiti dall’assembramento, dalla folla. L’alcol poi fa il resto. A questo proposito Russo aveva già emanato un altro provvedimento e cioè il divieto di somministrazione delle bevande in vetro e quello di sosta in tutte le aree che portano alla piazza. Iniziative chiaramente ai limiti. Estremi rimedi che non si sa fino a che punto possano reggere. L’ordinanza blocca-musica è entrata in vigore da ieri sera. Russo ha fissato un incontro di verifica con commercianti e cittadini a metà settembre.
Sanità, tutte le modifiche introdotte dalla riforma previste per il prossimo autunno
Sono tanti i cambiamenti, in campo sanitario e assistenziale, che vedremo arrivare nel prossimo autunno.
Approvata la settimana scorsa dal Senato, la manovra Sanità porta con sé un taglio lineare al Fondo sanitario nazionale di oltre 2,3 miliardi, che consiste in: tagli ai contratti di acquisto di beni e servizi sanitari e dispositivi medici, taglio agli eccessi, chiusura delle convenzioni con le case di cura con meno di 40 letti. Si provvederà, inoltre, ad un controllo serrato sulla prescrizione di visite ed esami, ma in particolare sulle degenze in regime di riabilitazione.
A pagare le conseguenze di questa ennesima azione di risparmio, malgrado le rassicurazioni provenienti dal Governo, saranno come al solito i cittadini. In merito a questo, ad una situazione che fa riflettere e che preoccupa chi da sempre è in prima linea nella tutela dei disabili e degli ammalati, si è pronunciata la FISH: “Pesanti anche gli interventi nel settore dei dispositivi medici fra i quali rientrano anche gli ausili, e protesi, le ortesi e, ad esempio i prodotti per l’incontinenza o per le persone enterourostomizzate. Tutte le spese connesse, secondo la nuova norma in attesa di conferma alla Camera, dovranno essere compresse.
Temiamo fortemente che tale riduzione si riverberi anche sulla qualità e quantità di prodotti (ad esempio prodotti monouso) assegnati ai Cittadini e che aumenti ancora la partecipazione alla spesa da parte delle persone con disabilità per i servizi di riabilitazione. La misura, che di fatto è un taglio lineare, non prevede sufficienti garanzie per i Cittadini.”
Questo è quanto ha dichiarato il presidente della FISH Vincenzo Falabella che, poi, nella stessa nota, ha aggiunto: “nell’ambito sanitario si annidino sprechi lo sappiamo bene da fruitori attenti di quei servizi. Ci è più che noto anche come l’erogazione dei servizi sanitari sia la nuova frontiera del malaffare. Ma la salute, la cura, la riabilitazione, la diagnosi precoce sono anche un diritto umano delle persone, diritto ancor più pregnante per la qualità della vita delle persone con disabilità.”
E sull’argomento Nomenclatore Tariffario, si sofferma nuovamente la FISH in una propria considerazione: “Le nostre riserve non sono marginali. Riguardano innanzitutto la libertà di scelta dei prodotti messa a rischio da vincoli rigidi sulle gare laddove invece sono evidenti elevate necessità di personalizzazione. Riguardano la partecipazione alla spesa da parte delle persone per i servizi di riabilitazione (o anche quelli di valenza sociosanitaria). Riguardano il mancato coinvolgimento di nuove e competenti professionalità, non necessariamente medici specialisti, nella prescrizione di prodotti per l’autonomia. Riguardano il vero contrasto all’inappropriatezza delle prescrizioni che si conduce prima di tutto culturalmente. Se a questo si aggiunge la rinnovata volontà di contenere la spesa in modo lineare su prodotti e servizi, il rischio concreto è che l’intero ambito della riabilitazione, e quindi della salute, sia destinato a peggiorare ulteriormente in qualità, quantità, efficacia ed efficienza.”
Gianluca Di Matola
“Spente le lucerne, ci dite che ne vogliamo fare del Casamale?”
In questa lettera aperta non c’è il timore di mettere in evidenza i guai storici del Casamale. Innanzitutto, resta irrisolto il problema della sicurezza dei residenti.
Si dice che il silenzio è d’oro. Ma non sempre si può tacere, soprattutto quando si leggono commenti deliranti alla Festa delle Lucerne. Sul successo di pubblico non c’è dubbio, su quello di critica resta qualche dubbio. Ai giovani che vi hanno lavorato elogi sperticati. Qualche fischio a chi ha violato le regole e a chi non le ha fatte rispettare. Ma non è della Festa che vorrei parlare. Ma del Casamale. e degli altri 360 giorni dell’anno. Quelli senza lucerne, colori, magie, suoni eccetera eccetera. Sentite cosa scrive il due volte candidato al sindaco, nonchè segretario cittadino, nonchè consigliere comunale del pd, Giuseppe Auriemma in un trasporto onirico post-festa: “Chi ha perso è qualcuno che ha insinuato che al Casamale si spacciava roba illegale”.
Chi fa politica dovrebbe conoscere il territorio e suoi problemi, evidentemente Auriemma li ignora. Non sa che il Casamale è una delle piazze più accreditate per lo spaccio di droga, che c’è un fiorente mercato, che vi arrivano giovani dai paesi vicini a rifornirsi, alcuni dei quali si “fanno” tutte le sere sulle scale della Collegiata trasformate in un orinatoio all’aperto. Il dottor Auriemma non sa che ci sono residenti impauriti, che si tappano in casa, che temono per i loro figli quando devono rientrare, che qualche volta trovano giovani a terra semisvenuti dopo aver assunto la dose. E non parliamo di piccoli ma diffusi episodi di violenza, di angherie che gli abitanti del luogo sono costretti a subire, di provocazione. E tutto ciò non si definisce forse illegale? Vada tra il popolo come si diceva una volta a sinistra
Ma anche il vicesindaco Gaetano di Matteo si è lasciato andare al gufismo renziano nel suo post. Come il nostro premier, per Di Matteo la Festa delle Lucerne è andata a meraviglia a dispetto di chi remava contro. Non ne facciamo, per favore, uno scontro ideologico. Il punto non è l’evento. È il Casamale. Cosa ne vogliamo fare del centro storico, borgo antico, terra murata o come diavolo vogliamo definirlo. Come vogliamo rilanciarlo, con quali progetti, con quali programmi. Un contenitore per feste e sagre, o piuttosto ridargli quella identità in via di estinzione. Perchè può essere tutto molto pittoresco, suggestivo, ognuno con le sue emozioni e poesie (quante se ne sono lette in queste giorni di melasse prose e sdolcinate sensazioni), ma alla fine la domanda è sempre la stessa: salvare il Casamale.
Dei tanti intellettuali, vicini e lontani, che in questi giorni si sono avvicendati sulle Lucerne e dintorni, non uno che abbia accennato alla problematiche di questo quartiere, illuminato il buio della paura, aperto squarci di luce su quello che non si vede ma purtroppo c’è. É ora del fare per il Casamale. Adesso. Subito.
Sergio D’Avino
La festa delle Lucerne rischia di non avere un futuro
L’imponente riuscita dell’evento ha messo sul tappeto il bisogno di cambiare. Occorre subito un progetto.
É stata la Festa dei giovani, una specie di Festa movida. Hanno trionfato i giovani ed i telefonini nell’ultima edizione della Festa delle lucerne che ho avuto la possibilità di vivere intensamente, insieme agli amici di una vita. I giovani del comitato sono stati i protagonisti assoluti ed hanno trascinato tutti con il loro entusiasmo. Hanno lavorato senza risparmio per poter far riuscire al meglio un evento, orgoglio della comunità.
E giovane è stato il pubblico, affluito in maniera massiccia, come non si era mai visto fino ad ora. Quando si ha una partecipazione così caratterizzata è quasi normale che vengano messe in atto misure di sicurezza tipiche delle zone in cui si creano grandi assembramenti giovanili: divieto di asporto di bibite in contenitori di vetro e divieto di consumo di alcolici dopo le ore 23. Per alcuni tratti mi è sembrato di stare a Ponte Milvio o al Pantheon, dove queste regole esistono di anni. Siccome, però, siamo a Somma Vesuviana e non nel centro di Roma si sono aggiunti i venditori ambulanti abusivi. Quelli che hanno almeno 7 figli da sfamare e reclamano, al di là di ogni regola, il diritto di esercitare la professione perché “Tutti dobbiamo campare”.
Non si sono tirati indietro improvvisati venditori di strada locali ed è stato quasi normale la deregulation e lo “scontrino selvaggio”. La Festa ha messo in luce, però, alcuni aspetti che andrebbero analizzati. I cittadini ed i commercianti del Casamale hanno mostrato garbo e stile nel decoro e nella presentazione dei prodotti merceologici e dei progetti culturali. La bottega dello stocco, l’angolo delle granite, i negozietti improvvisati, lo spazio degli agricoltori con Legambiente, i “puosti”, il bar, le macellerie, le locande ed anche qualche installazione abusiva si sono mostrati con una maestria tipica degli esercizi attraversati dal turismo dotto e di qualità. Ci sono stati, però, diversi paradossi. Si accendevano le lucerne ed automaticamente saliva la tensione degli organizzatori, degli amministratori delle forze dell’ordine e dei volontari.
Tutto sembrava bellissimo fino a quando c’era la luce del giorno a rischiarare cose e persone. Di sera svaniva l’incanto. L’improvvisazione e la disorganizzazione hanno reso l’attraversamento e la visita dei vicoli illuminati un percorso di guerra. Ho sentito una signora con il viso spiritato ed i capelli sudati esclamare dopo l’ approdo ad una postazione sicura: «É finito un incubo». I Casamalisti hanno nel loro Dna il gene dell’accoglienza e non possono trattare gli ospiti in questo modo. I nostri genitori non l’avrebbero permesso. Abbiamo costretto migliaia di persone a buttarsi in un carnaio, congestionato ai limiti del concepibile con tutti i pericoli che ne conseguono. Per non parlare della mancanza di informazioni sul luogo della Festa o sulla viabilità che hanno costretto migliaia di visitatori ad aggirarsi disperati alla ricerca della meta.
Alla fine i napoletani se la cavano sempre e credo che quasi tutti siano arrivati, ma quello che è successo non è da contesto civile. L’amministrazione comunale, con il sindaco Pasquale Piccolo in testa, ci hanno messo tanta buona volontà ed hanno fatto quello che hanno potuto. Il sindaco ci è stato sempre vicino ed ha partecipato anche emotivamente. Di più non era possibile aspettarsi. Spero che con l’esperienza e anche qualche paura vissute possano cominciare a far capire lo spirito della Festa. Ottimo comunque l’impegno delle Forze dell’ordine, della Polizia locale, della Croce rossa, dei dipendenti comunali e dei volontari. L’esperienza di questa edizione della Festa ci ha insegnato che occorre dare una prospettiva. E questo è un altro paradosso.
Una Festa che proprio sulla profondità geometrica e sull’organizzazione prospettica fonda la sapienza antica, essa stessa non ha una prospettiva. Ho sentito molti dirigenti esclamare che per questa manifestazione “non si prevedono sviluppi” o che “è ancora troppo presto per cambiare” o addirittura “meglio che non si faccia più”. Io credo invece il contrario. Nonostante la grande confusione il Casamale ha dimostrato di essere all’altezza di un vero progetto di cambiamento. La Feste delle Lucerne può essere un volano, ma non solo. Ci vuole l’impegno di gruppi e di associazione e dell’Arci soprattutto.
Anche il sindaco sembra entusiasta di un progetto di sviluppo. E allora cosa si aspetta? I giovani con la stessa foga e l’impeto mostrato per l’organizzazione dell’evento mettano in campo progetti ed idee per risolvere le contraddizioni. La Festa è l’espressione partecipata di un popolo che ha gridato ai quattro venti la ferma volontà di cambiare.

