Ipercoop e contratto modulare: faccia a faccia a Napoli

  Unicoop Tirreno, Coop Estense e Coop Adriatica premono per rivoluzionare i contratti in Campania   Ristrutturazione, ridimensionamento, nuovi contratti, tagli ai salari ed ai posti di lavoro. Sono le parole che stanno caratterizzando la vertenza della grande distribuzione campana, gli ipermercati, vertenza che in questi giorni sta avendo come epicentro l’Ipercoop ubicato nel centro commerciale Quarto Nuovo, una grossa realtà che conta circa 80 negozi. Qui lunedi sera, poco prima delle 22, un gruppo di lavoratori ha piazzato un picchetto davanti a un ingresso dell’ipermercato nel timore che l’impianto potesse chiudere a sorpresa, cioè senza preavviso, per una pausa tecnica di alcune settimane finalizzata alla ristrutturazione e al ridimensionamento degli spazi di vendita dei prodotti tradizionali. Ma è stato un falso allarme. Ieri infatti l’Ipercoop ha funzionato regolarmente. Il picchetto dei lavoratori ( sono 140 gli addetti di Quarto ), si è sciolto subito dopo che i manifestanti hanno ricevuto rassicurazioni circa la prosecuzione delle attività di vendita. A ogni modo, secondo fonti sindacali, l’Ipercoop di Quarto andrà in chiusura temporanea il prossimo 23 settembre. Nel frattempo domani, 18 settembre, la proprietaria Unicoop Tirreno presenterà ai sindacati ( l’incontro è stato organizzato all’hotel Terminus di Napoli ) il piano di cessione dell’ipermercato alla nuova coop subentrante Lazio Distribuzione. In base a quanto finora trapelato si profilano nuovi contratti per gli addetti dell’impianto flegreo: i contratti modulari. Vale a dire che l’orario individuale di lavoro sarà ridotto drasticamente, ma non a parità di salario, e che i commessi potranno essere comandati solo se necessario. Durante il periodo di riposo a zero ore non percepiranno né salario né assegni familiari. ” Noi – spiega però Mario Dello Russo, della segreteria regionale Uiltucs – abbiamo già detto all’azienda che non sono assolutamente applicabili i contratti modulari a Quarto. Con questa posizione unitaria ci recheremo all’incontro “.  

Ottaviano: due scoperte mattutine: il Parcheggio Bosco, e i manifestini dell’ Amministrazione Comunale…..

Si asfalta il Parcheggio Bosco (?), che però è anche una “via”. I residenti vengono informati dal rumore dei lavori già iniziati e da un manifestino senza firma affisso la sera prima. La correttezza delle relazioni civiche.   Non c’entra il disagio. Il disagio fa parte della vita, e se hanno ragione la Bindi e Saviano, la vita a Napoli è tutta un disagio. E poi uno spiazzo asfaltato con cura vale bene un po’ di disagio. C’entra solo la correttezza delle relazioni civiche tra cittadini e istituzioni locali: e la correttezza è prima di tutto un principio formale, il cui valore non dipende dalla durata e dall’intensità dell’ incomodo. Stamattina noi che abitiamo in via Cesare Augusto, sullo spiazzo che è ritratto, in piccola parte, nella fotografia di apertura, abbiamo appreso due cose. La prima ci è stata comunicata dal clangore dei mezzi meccanici e da educati signori in camiciotto arancione: “ Dovete spostare le automobili, oggi noi raschiamo via l’asfalto vecchio, e prepariamo una nuova asfaltatura.”. E perché non ci avete avvertito ieri? ho domandato, ingenuamente. Un signore in camiciotto arancione mi ha indicato quel manifestino che nella fotografia si vede incollato al palo della luce sul margine del varco: l’abbiamo messo ieri sera, ha giurato . Non oso dubitare di un solenne giuramento, ma ho chiesto ai vicini se sapevano, se avevano visto: nessuno sapeva, nessuno aveva visto, anche perché non è diffusa l’abitudine di fare passeggiate notturne alla ricerca di manifestini incollati ai pali della luce, in un luogo dove ogni giorno qualcuno incolla dèpliant pubblicitari e richieste, fatte in nome della carità cristiana, di panni e di abiti. Un’ Amministrazione che verrà ricordata dalle cronache per la sua vocazione a pubblicare manifesti colorati e clamorosi  potrebbe, dovrebbe, dar notizia della chiusura di una “via” pubblica in tempo utile, e con un avviso più visibile, più chiaro e più esauriente che un fogliettuccio su cui sta scritto: “ 17-21 settembre 2015 è vietato la sosta ed il transito nel parcheggio di via C.O. Augusto “ Parcheggio Bosco”. ( Ovviamente, ho trascritto fedelmente, senza variare, senza togliere, senza aggiungere…) ( vedi foto in appendice). Scopriamo così che lo spiazzo da asfaltare si chiama “Parcheggio Bosco” e che gli amministratori non sanno che questo spazio non è solo un parcheggio, ma è una vera e propria via, dal momento che su di esso si immette via Tributa e si affacciano le case di un buon numero di famiglie, varchi carrabili regolarmente autorizzati e tre attività commerciali: in questo spiazzo transitano non solo le automobili di coloro che cercano un parcheggio, ma anche quelle dei residenti che devono raggiungere via Cesare Augusto, e rientrare in casa da via Cesare Augusto . Faccio notare che il manifestino non porta né tracce di timbri e di firme, né le rituali indicazioni di protocollo. Potrei averlo stampato, e affisso, anche io. Faccio notare anche che la seconda parte del comunicato non è del tutto chiara. Un’ Amministrazione Comunale ha l’obbligo, nei confronti dei cittadini, di rispettare i principi della buona educazione: della buona educazione civica, ovviamente. Quella personale degli amministratori non è in discussione, e io, che sono un maleducato, non sarei un giudice attendibile, se avessi tempo e voglia di interessarmi di certe questioni. Scrissi tempo fa che certe “camminature” che vedevo modulate e recitate per le strade di Ottaviano mi preoccupavano, perché mi suggerivano il sospetto che chi camminava in quel modo si sentisse padrone della città: in questi mesi il sospetto ha messo radici ancora più salde, e tuttavia la mia preoccupazione è scemata, perché si è annacquato il mio interesse per il dibattito politico. Mi limito ad osservare ciò che accade a Ottaviano, a raccontarlo, a tentare di raccontarlo – accadono cose mirabili, di cui non deve perdersi la memoria – e a controllare che nessuno cerchi di sottrarmi le quote di giustizia civica e di dignità civica che mi toccano in quanto cittadino italiano e ottajanese: facciano i padroni, se ne sono capaci, ma lontano dal perimetro della mia ombra. Non mi interessa sapere chi abbia vinto l’appalto del chiosco al cimitero: ma se è vero che quest’appalto porterà al consorzio meno di 10 euro al giorno, allora, per il principio dei vasi comunicanti, la storia diventa un’altra storia. E questo vale anche per le “somme urgenze”, di cui parleremo. Ovviamente, questa polemica non tocca la ditta che sta eseguendo i lavori nel parcheggio “Bosco”, né i lavoratori, la cui cortese disponibilità ha ridotto al minimo i disagi. Poco fa, poco lontano dallo spiazzo, predicava un tale, che credo sia cittadino di Ottajano: “ Ma che vulite? E ve lamentate sempe…Invece d’ ‘o ringrazià’, ‘o sinnaco, che sta sfardanno tutte e vie ‘e Uttajano..”. A pensarci bene, ha ragione, quel tale: riconoscerò pubblicamente che ha ragione, se sotto questo articolo arriverà un commento che ripeta i concetti della sua predica.
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La fondazione Chiaromonte: “via il Pd dalla sede di Acerra”. Citati in giudizio i democrat.

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L’istituto napoletano che porta il nome dello storico parlamentare comunista vuole sfrattare i democrat.   La citazione in giudizio davanti al tribunale civile servirà a stabilire una volta per tutte di chi è la proprietà dell’immobile di piazza Castello, ad Acerra, in cui da quarant’anni c’è la sede del Pci prima, di Pds e Ds poi e, infine, del Pd. Intanto l’obiettivo della fondazione Garardo Chiaromonte, dedicata allo storico parlamentare comunista napoletano, fondazione che ha sede in via Toledo, a Napoli, non è stato ancora esplicitato. Ma il sospetto dei militanti acerrani del partito è il seguente: sfrattare il Pd da quell’immobile, composto sostanzialmente da un grande appartamento, e vendere tutto. Nel frattempo la segreteria cittadina del Partito democratico ha scritto una lettera dal tono indignato: ” non  si può cancellare di colpo una storia gloriosa durata decenni e una storia recente fatta di partecipazione fino ai nostri giorni “.

Sant’Anastasia. Musica, danza e cultura con “Festa della tammorra”

La kermesse, organizzata dall’associazione “San Ciro Onlus” e patrocinata dal comune anastasiano, si svolgerà venerdì 18 e sabato 19 settembre. Per l’occasione piazza Arco sarà animata da esibizioni libere, stand gastronomici e prodotti tipici del territorio. Si rinnova l’appuntamento con la “Festa della tammorra” che rientra nell’ambito de “Le nostre radici”, un progetto fortemente voluto dall’associazione “San Ciro Onlus” nato con l’intento di divulgare e preservare il ricco patrimonio religioso, musicale e folklorico delle nostre terre. L’evento, organizzato dal gruppo che fa capo a Vincenzo De Francesco, con il patrocinio morale del Comune di Sant’Anastasia, si aprirà venerdì 18 con la rievocazione dello storico pellegrinaggio alla Vergine dell’Arco che si rinnova ogni lunedì in Albis, con carri, cavalli e tammorre. La partenza del pellegrinaggio, che attraverserà alcune strade anastasiane, è per le ore 18 da Piazza del Lavoro e si concluderà dinanzi alla piccola basilica vaticana dedicata alla Mamma dell’Arco, aperta per l’occasione. In una piazza Arco riccamente addobbata, la festa proseguirà con balli e canti a ritmo di tammorra fino a notte fonda. I balli ed i canti si ripeteranno anche la sera del 19 settembre con paranze che giungeranno da ogni parte della Campania. Protagonista indiscussa della due giorni sarà, così come per le quattro precedenti edizioni, la tammorra la quale, tra le mani degli abili suonatori delle varie Paranze provenienti da diversi paesi del circondario che si esibiranno nel corso della serata, riuscirà con la magia del suo ritmo ad ammaliare e coinvolgere giovani e meno giovani. «Quest’anno la festa assume un’importanza particolare in quanto rientra nel programma dei festeggiamenti per il 141 anniversario della incoronazione di Maria SS. Dell’Arco – ha dichiarato ai nostri taccuini Marianna Visone, segretario “San Ciro Onlus” – La nostra associazione sarà affiancata da un gruppo storico anastasiano, “I Giocondi”, diretto dal regista ed operatore culturale Luigi De Simone e da Angelo Di Pascale che da anni pratica e diffonde il culto della tammorriata». Stand gastronomici con pietanze tipiche e vino locale faranno da cornice ai ritmi popolari: colori, suoni e sapori creeranno un’atmosfera giocosa e gioviale alla quale sarà impossibile resistere.

Pubblica istruzione: vittorie e promesse a San Gennaro Vesuviano

Inaugurazione del Plesso Sommese e buoni libro: San Gennaro Vesuviano inizia l’anno scolastico col piede giusto. Mentre l’Istruzione Pubblica italiana non fa che suscitare polemiche e opposizioni, quella del Comune di San Gennaro segna i suoi successi. L’apertura del nuovo anno scolastico ha rappresentato per il paese la restituzione del vecchio Plesso Sommese, ristrutturato e inaugurato. Lo scorso 14 settembre, infatti, ben 80 bambini hanno potuto accedere nell’ormai nuova struttura scolastica in via Sommese, chiusa circa 4 anni fa a causa della caduta di calcinacci dal solaio, in pieno orario scolastico. L’incidente non causò alcun ferito, ma portò alla chiusura per inagibilità. Da allora il nulla e la struttura è stata abbandonata nell’indifferenza della vecchia amministrazione. «La riapertura del Plesso Sommese è stato il mio cavallo di battaglia in campagna elettorale» dichiara l’assessore alla Pubblica Istruzione, la Dott.ssa  Mariagrazia Nappi «e ogni promessa è debito». Una volta eletto, l’assessore ha stanziato una cifra di 90mila euro per la ristrutturazione e tra gare d’appalto ritardate e diversi ostacoli burocratici ha restituito ai cittadini un loro diritto. «Non abbiamo fatto altro che dare a queste persone ciò che loro spettava perché è nostro dovere civico e morale. Il prossimo obiettivo sarà la ristrutturazione del Plesso Nappo e del Capoluogo che hanno bisogno di imminenti lavori». Novità di quest’assessorato, inoltre, è stata quella di consegnare i buoni libro ai genitori, bloccati da circa 4 anni a causa dell’inerzia dei predecessori. «Nessuno li aveva mai reclamati in regione, i fondi erano bloccati e subito dopo la mia elezione ho cercato di carpirne il motivo», spiega la dott.ssa Nappi, «Ho avuto la possibilità di dare, nell’arco di 6 mesi, due volte i buoni libro, a gennaio e a settembre, consegnandoli in anticipo per l’inizio anno scolastico, in tempo utile per acquistare i libri». La giovane responsabile della pubblica istruzione ha pensato proprio a tutto: un’altra novità è quella di stimolare e incentivare i bambini allo studio. Per l’anno scolastico in corso, infatti, sarà bandito un concorso a premi “all’alunno più meritevole”: tre saranno le premiazioni in denaro o in regali che verranno assegnate entro la fine del primo quadrimestre. «Non mi piace continuare lo stesso iter politico dei miei predecessori» ci dice la Nappi «Ho molte idee e cerco di concretizzarle per soddisfare il mio paese e soprattutto i bambini».    

Terzigno: minaccia la ex compagna con un cacciavite, fermato 45enne

A soli due giorni dall’omicidio di Enza Avino, a Terzigno ancora un episodio di femminicidio. Questa volta però il tempestivo intervento dei militari ha evitato il peggio. Luigi Iervolino, 45enne di San Giuseppe Vesuviano, che avrebbe voluto emulare  Luigi Annunziata (come lui stesso ha ammesso) è stato arrestato. Dovrà rispondere di stalking e violenza privata. A 48 ore dall’arresto dello stalker Nunzio Annunziata per l’omicidio di Enza Avino, lungo le strade di Terzigno si replica la stessa scena. Inseguimento in auto tra un uomo e la ex compagna. Lui la raggiunge, scende dall’auto e armato di cacciavite picchia al finestrino urlando di voler fare una strage “coma ha fatto quello”. Arrivano i carabinieri a sirene spiegate, lo stalker risale in auto e parte. Dopo un breve inseguimento i militari lo bloccano e lo ammanettano per violenza privata e stalking. Il fermato è Luigi Iervolino, 45enne , un commerciante di San Giuseppe Vesuviano. La vittima una donna 33enne, anche lei costretta da tempo a subire atti persecutori da parte del 45enne. A scatenare la furia dell’uomo ancora una volta sembra essere stata l’incapacità di accettare la fine di una relazione durata qualche anno. Iervolino è adesso in caserma per le formalità di rito, dopodiché sarà trasferito in carcere a Poggioreale.

“Writers – street Art: Coloriamo Palma 2015”, a Palma Campania spazio alla creatività

Al via l’iniziativa, voluta dall’amministrazione comunale di Palma Campania, per incentivare la creatività nel campo delle espressioni artistiche murali. Si chiama “Writers – street Art: Coloriamo Palma 2015” l’iniziativa voluta dall’amministrazione comunale di Palma Campania per incentivare la creatività nel campo delle espressioni artistiche murali. Il concorso, promosso dall’assessorato alle politiche giovanili retto da Filippo Carrella, prevede l’ideazione e la successiva realizzazione di un progetto di riqualificazione estetica delle pareti dell’immobile sede del Forum dei Giovani, in via Querce, tramite murales o immagini di street art. Scopo del concorso è dare spazio alla creatività, valorizzando il murales o graffito “autorizzato” come forma comunicativa, specialmente delle giovani generazioni. Coloro che intendono partecipare possono presentare un elaborato pittorico, da riprodurre successivamente sulla superficie muraria della sede del Forum di via Querce. Il bozzetto in scala dovrà riguardare la parete frontale e le due laterali ed avrà come tema “Palma Campania, un paese nella gloria del sole”. Domani, venerdì 18 settembre, è l’ultimo giorno per la consegna degli elaborati. Ulteriori informazioni possono essere visionate sul sito internet del Comune (www.comune.palmacampania.na.it). Entro il 30 settembre il sindaco di Palma Campania, su proposta formulata dalla commissione, indicherà i due vincitori del concorso. (Fonte foto: Rete internet)    

Il linciaggio mediatico della Bindi e l’autolesionismo partenopeo

«Se vogliamo combattere efficacemente la mafia, non dobbiamo trasformarla in un mostro né pensare che sia una piovra o un cancro. Dobbiamo riconoscere che ci rassomiglia»                    Giovanni Falcone

Dire che la camorra è “un dato costitutivo di questa società, di questa città, di questa regione” vuol dire attestare l’immanenza della delinquenza organizzata nella capitale partenopea. Dire questo significa scoperchiare una pentola di ipocrisia troppo a lungo mantenuta coperta e sotto pressione. Ma è tanto difficile per un napoletano ammettere che la propria città è stata da sempre in preda della camorra e sotto tutte le sue sfaccettature?

Certo, esistono anche tante realtà positive, che lottano con le armi della legalità e dell’esempio virtuoso, nessuno lo nega, ed è giusto metterle in risalto ma proprio perché esiste il suo opposto è evidente che il problema c’è e va affrontato, senza generalizzazioni ma anche senza la sciovinistica cecità che caratterizza questo dibattito. Non di certo come fa il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, che sostenendo che “La cultura, la storia, il teatro, l’umanità sono l’elemento costitutivo della città di Napoli, della Regione Campania e del Mezzogiorno.” rivangando un dato di fatto importante ma stantio, nega le problematiche quotidiane della sua città e dei suoi cittadini che lottano contro mafia e mafiosità nella quasi totale assenza dello stato in tutte le sue declinazioni. Il giorno prima della dichiarazione del primo cittadino (14/09/2015), nel quartiere Mercato, i tecnici incaricati dell’istallazione dei parchimetri, venivano assaliti dai parcheggiatori abusivi che vedevano insediato il loro dominio su quella parte del territorio. È questo solo un esempio di quelle tante iatture che percuotono la città e il suo territorio, ma è giusto coprirle con un pericoloso e malriposto ottimismo?

Sostenere che Napoli sia solo cultura e storia è la classica mezza verità sulla quale puoi costruire le migliori fortune populistiche e, in prossimità di una nuova campagna elettorale, tutto fa brodo così come l’annunciato e inutile “restyling” del Lungomare. Ma ciò che si evince dal contesto scaturito dalle dichiarazioni della Rosy Bindi è quanto di più becero e ipocrita si potesse vedere e sentire all’ombra del Vesuvio; le reti sociali hanno in massa diffuso le false affermazioni della presidentessa della Commissione Antimafia, la quale avrebbe detto che la camorra è nel DNA dei napoletani. Tale frase, molto probabilmente estrapolata maliziosamente da un intervista del Procuratore Giovanni Colangelo in risposta alla Bindi, le è stata affibbiata senza troppe analisi e soprattutto senza riscontro alcuno e questo sia da quei giornaletti in cerca di facili clic, sia da chi in regime di Arcore ironizzava sulla poca avvenenza dell’esponente del PD. Non varrebbe neanche la pena sottolineare la grande differenza tra le due affermazioni poiché la predestinazione genetica è un qualcosa di fisiologico ed inevitabile mentre il dire che la camorra sia costitutiva della storia napoletana è un dato di fatto storico e sociale, reale ma non irreversibile e solo con la sua accettazione si potrà combattere la nostra peggiore sciagura.

Gli stessi che deprecavano l’atteggiamento e le dichiarazioni dell’omino buffo, ora, in una coalizione mista di grillini, sinistrorsi e neoborbonici, li riutilizzano ancora verso la stessa persona, lapidandola con le più insulse, volgari e inutili parole che mente umana possa immaginare e reiterando l’ormai classico “più bella che intelligente”. Forse la Bindi paga la sua poca avvenenza, non rientrando nell’omologazione fisica delle soubrette da parlamento (ma cosa si pretende da una donna di 64 anni? E poi, perché il pensiero deve essere avvenente per essere anche femminile?!); ma forse paga ancor di più l’aver messo in luce un concetto che nessuno vuol più condividere, perché nessuno vuole ammettere che a Napoli esiste ancora la camorra ed è questa fortemente e storicamente radicata nel tessuto sociale e culturale cittadino. E non facciamo riferimento solo a ciò che è cronaca nera, là dove, col calar delle tenebre la città diviene invivibile e dove in taluni quartieri cala una sorta di coprifuoco, con bande di ragazzini che scorrazzano armi in pugno, seminando il panico e talvolta la morte. La mafiosità appartiene a tutti noi, dal singolo parcheggiatore abusivo fino al primo dei colletti bianchi; dal semplice cittadino all’amministratore; dal vigile che fa finta di non vedere a chi si appropria del suolo pubblico o parcheggia dove vuole; da chi pensa che tanto lo fanno tutti e quindi lo posso fare pure io a chi butta per strada i suoi rifiuti. Certo mi si dirà che questo accade anche altrove ma dove, in un paese civile, questo è normalità?

Ma c’è un’altra cosa da notare, non esiste più la verifica delle notizie; che lo facciano De Magistris e De Luca per attaccare la Bindi, si rientra nella logica dell’opportunismo politico e in quella delle correnti e dei loro accordi preelettorali; là dove De Magistris ritira il suo uomo Daniele, agevolando così l’ascesa elettorale dell’ex sindaco di Salerno il quale a sua volta si è tolto il sassolino dalla scarpa nei confronti di chi lo aveva posto tra gli impresentabili alle scorse Regionali; ma che ci caschi tutta l’opinione pubblica e la si propaghi come verità assoluta e la si proponga in quella salsa falso identitaria alle personalità di turno come Patriciello e Saviano (il quale ha subito dubitato sulla veridicità delle affermazioni in questione leggi), per rafforzare la bufala e renderli complici del luogo comune, questo non è umano ma diabolico.

Il rischio è che, come ogni amministratore fa, anche De Magistris darà l’impressione che tutto vada per il meglio sotto la propria legislatura, tutto va bene, contrariamente a quando si era all’opposizione o quando si era in campagna elettorale, dall’altra parte della barricata, i tifosi e i faziosi faranno il resto, lapidando Rosy Bindi con le pietre della loro ipocrisia.

Le ragioni della Bindi

L’opinione di Roberti

L’opinione di Matino

I Gigli di Nola al Salone Mondiale del Turismo Unesco

Tra le eccellenze del turismo culturale campano, la Festa dei Gigli di Nola sarà ospite dal 18 al 20 settembre a Padova, al World Tourism Expo. Un’occasione condivisa dalla Città Metropolitana di Napoli con i siti prescelti dall’Unesco come patrimoni dell’umanità. Una vetrina d’eccellenza, i siti più rappresentativi del patrimonio culturale della Campania, pubblico qualificato: è la formula con cui la Festa dei Gigli sarà presentata dal prossimo 18 al 20 settembre al World Tourism Expo, il Salone Mondiale del Turismo delle Città e dei Siti Patrimonio Unesco di stanza a Padova. Al fianco della Città Metropolitana di Napoli, che coordina la partecipazione all’evento, Nola e la secolare festa popolare in onore di San Paolino saranno presenti nello spazio espositivo dedicato, all’attenzione di centinaia di buyers e tour operator provenienti da tutto il mondo. Presente alla conferenza stampa organizzata a Napoli, il sindaco della città bruniana Geremia Biancardi ha commentato così l’iniziativa: “Il progetto di rete, attraverso il quale i Gigli di Nola hanno ottenuto insieme con Viterbo, Palmi calabro e Sassari, il riconoscimento Unesco, ha ora spianato la strada ad altre candidature collettive. Lo stesso vale per l’importante iniziativa coordinata dalla città metropolitana di Napoli che vanta il record del maggior numero di siti patrimonio dell’umanità italiani. Si tratta di una filiera delle eccellenze che ora deve puntare al riconoscimento da parte dei turisti sapendo di poter puntare su di un’offerta completa esclusiva e di qualità”. I siti di interesse storico, artistico e culturale della Campania targati Unesco, a cominciare dal centro storico di Napoli, il patrimonio archeologico delle città di Pompei ed Ercolano e dei Campi Flegrei, Nola, ultima arrivata tra i beni regionali riconosciuti come patrimonio dell’umanità, si presenteranno come un’offerta turistica tematica, nella quale ci sarà spazio anche per le attrazioni contestuali ai beni stessi, come Cimitile con il complesso delle basiliche paleocristiane. La proposta è frutto di un percorso partito in precedenza al WTE, come ha spiegato Elena Coccia, vicesindaco della Città Metropolitana di Napoli: “La partecipazione a quest’evento è la prima iniziativa di concreta attuazione del Protocollo d’intesa stipulato lo scorso 29 giugno tra la Città metropolitana ed i Comuni di Napoli, Pompei, Ercolano e Torre Annunziata, documento che intendiamo al più presto allargare agli altri Enti interessati. L’Italia è il Paese con più siti Unesco al mondo, e l’area metropolitana partenopea è, se si considerano singolarmente i beni riconosciuti, l’area con il maggior numero di siti in Italia. Un patrimonio enorme, che tuttavia da solo non basta”. “L’inclusione nella Lista Unesco è, infatti, solo il punto di partenza per poter beneficiare di questa grande opportunità – ha aggiunto Elena Coccia – affinché questo patrimonio possa diventare garanzia di sviluppo e di benessere economico per le comunità occorre creare le migliori condizioni di fruibilità, con interventi strutturali ed infrastrutturali adeguati, con una programmazione coordinata di eventi e manifestazioni culturali capace di intercettare una domanda qualificata di turismo, ma soprattutto occorre saperlo comunicare e, soprattutto, fare rete, articolando un’offerta integrata di proposte e servizi che valorizzi l’intero territorio e che ne consenta l’espressione piena delle enormi potenzialità. E questo è il compito della Città metropolitana. Prossimi obiettivi dell’intesa sono quello di creare itinerari turistici su tre direttrici, vesuviana-costiera, nolana e flegrea, che partano proprio da quella che oggi possiamo definire la rete dei siti Unesco, oltre ad un sistema di eventi da distribuire durante tutto l’arco dell’anno nei vari siti senza sovrapposizioni coniugando cultura e turismo di qualità. E poi, perché no, visto che il Salone è itinerante, magari ospitarlo nei prossimi anni proprio qui da noi”.

Il Vesuvio ancora una volta in fiamme

Più di una decina di ettari di macchia mediterranea distrutti dal fuoco. Le fiamme si sono diffuse dalla Strada Matrone fin sul versante meridionale del Gran Cono.

Nel pomeriggio di ieri una spessa coltre di fumo si alzava dal versante meridionale del Vesuvio, molto probabilmente, a detta di alcuni testimoni in zona Belvedere (quota 800 mslm), le fiamme si sarebbero sprigionate dalla strada Matrone, antica strada carrozzabile percorsa da una “busvia” che conduce i turisti da Trecase fino a quota 1000 sul versante Ottavianese. Nel tardo pomeriggio il fuoco si è propagato fin sopra il Cratere, sul suo lato sud e dove in serata erano evidenti, da Torre del Greco, almeno tre focolai.

Da una visione più panoramica della situazione era invece visibile una sorta di fronte igneo che abbracciava gran parte di quel versante del Vulcano, quello più rigoglioso. L’intervento dei Vigili del fuoco, interrotto con l’imbrunire, riprenderà domani con le prime ore del giorno, nella speranza che l’incendio non raggiunga la preziosissima pineta del Tirone, inserita nella riserva integrale Tirone/Alto Vesuvio.

Inutile sottolineare il danno inestimabile che subisce ancora una volta il fragile e già martoriato ecosistema del Parco Nazionale del Vesuvio; quest’ultimo evento oltre agli incendi scoppiati a fine agosto, mostrano la sua vulnerabilità di fronte all’azione dell’uomo e della natura. A tal proposito voci diffuse su facebook sosterrebbero senza dati probanti la tesi dolosa dell’incendio ma allo stato attuale riteniamo premature tali ipotesi non supportate da dati ufficiali; come da scartare anche l’altra voce che, sempre attraverso il social network, vorrebbe l’incendio frutto di fiamme appiccate ad una discarica. A quell’altezza, tra gli 800 e i 1.050 metri, non esistono discariche ma solo rocce e vegetazione.  foto