Camorra: indagata la Paolino, presidente della commissione regionale antimafia. Il M5S: “si dimetta subito”

E’ la fedelissima di Mara Carfagna nell’agro nocerino sarnese. Le indagini puntano sul marito della consigliera regionale di Forza Italia, il sindaco di Scafati, Pasquale Aliberti.      

La casa del sindaco di Scafati, Pasquale Aliberti, e di sua moglie, la signora Monica Paolino, perito ragioniere e sesto consigliere regionale di Forza Italia per numero di preferenze alle ultime elezioni (13285 voti), è stata fatta perquisire dal dottor Vincenzo Montemurro, pubblico ministero della Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno. Montemurro vuole vederci chiaro proprio sul voto che ha portato Monica Paolino a tornare nel consiglio regionale per la seconda volta consecutiva. La Dda di Salerno sta spulciando tra le carte del comune di Scafati, analizzando appalti, consulenze, assunzioni. Intanto risultano iscritti al registro degli indagati i coniugi Aliberti-Paolino, la segretaria comunale del municipio di Scafati, che è di Aversa, e un componente dello staff di Aliberti. Dunque, è ben presto passato il recentissimo tempo degli entusiasmi per la signora Paolino. Appena due mesi fa la consorte del sindaco scafatese aveva dedicato la sua rielezione a Mara Carfagna distribuendo a destra e a manca lodi anche per il neo governatore della Campania, Vincenzo De Luca, che nello stupore generale l’ha poi fatta nominare presidente nientemeno che della commissione regionale antimafia, tra le proteste del Movimento Cinque Stelle. Intanto ora i pentastellati chiedono la testa della Paolino. “La Paolino deve dimettersi immediatamente, senza aspettare neanche un secondo: abbiamo appena presentato una richiesta ufficiale firmata da tutti i nostri consiglieri”, annuncia intanto Vincenzo Viglione, consigliere regionale del M5S e membro della commissione anticamorra. “Che il presidente della Commissione Anticamorra – aggiunge Viglione – risulti indagata per il reato di voto di scambio politico-mafioso, se confermato sarebbe un fatto gravissimo, l’ennesimo oltraggio alle nostre istituzioni, tanto più grave in un momento in cui la violenza della camorra sta riesplodendo nelle strade campane”. Michele Cammarano, altro componente pentastellato della commissione regionale, continua spiegando di  “aver chiesto con forza che la presidenza della commissione andasse al M5S perché tra di noi non ci sono né indagati né condannati e perché per quel ruolo serve una figura non ricattabile e libera da condizionamenti. E invece il Pd – polemizza Cammarano – ha scelto di lavarsi le mani ed oggi è anch’esso responsabile di aver consegnato quella commissione a chi risulterebbe indagato proprio per reati legati alla camorra”. Ma è tutto il gruppo campano dei cinque stelle a concordare sul fatto che “Il M5S è l’unica forza di opposizione che può fare da argine alla criminalità, impedendo che entri nelle istituzioni. Alla luce di quanto accaduto – il messaggio del gruppo regionale – rinnoviamo la nostra richiesta di presidenza della Commissione Anticamorra e chiediamo alla maggioranza di assumersi la responsabilità di garantire che una commissione così importante sia affidata a chi non ha ombre e a chi porta avanti da sempre la battaglia per la legalità”.

Sant’Anastasia. Giunta Abete bis, nominato un nuovo assessore

Si tratta dell’architetto Stefano Prisco, ottavianese, già dirigente del Settore Tecnico presso i comuni di Casoria, Torre Annunziata e Palma Campania. Il sindaco Abete: «Persona di alto profilo professionale. Ancora qualche giorno e la giunta sarà completa». Novità dal fronte politico: entra nella giunta Abete Stefano Prisco, ottavianese, di professione architetto, vice-presidente della Provincia di Napoli nel 1985 e già dirigente del Settore Tecnico presso i comuni di Casoria, Torre Annunziata e Palma Campania. Va delineandosi, indi, la nuova giunta azzerata agli inizi dello scorso agosto e poi ricostituita dopo qualche giorno con la nomina di Carmen Aprea nelle vesti di vicesindaco e la riconferma di Fernando De Simone, Cettina Giliberti ed Armando Di Perna, il quale, però, ha rinunciato all’incarico presentando le sue dimissioni circa tre settimane fa. Manca ora solo un componente per completare l’esecutivo ed al momento il primo cittadino non ha ancora distribuito le deleghe. «Prisco è una persona di alto livello professionale e con un percorso politico di lungo corso – ha dichiarato il sindaco Abete ai nostri taccuini – Finalità ed obiettivi della giunta bis sono gli stessi che ci siamo posti in campagna elettorale: ripresa di tutte le opere pubbliche sospese e messa in cantiere di altre nuove. Non stiamo disattendendo niente e nessuno. Ho azzerato la giunta dopo un anno di amministrazione perché vedevo che era venuta a mancare la coesione che c’era inizialmente: qualcuno è stato riconfermato, qualcun altro, invece, no (Barra e Graziani, ndr)». «Ripartiamo con gli stessi obiettivi di sempre, nell’interesse dei cittadini – ha proseguito la fascia tricolore anastasiana – Prossimi obiettivi: portare al termine il piano delle opere pubbliche, varare il nuovo Bilancio quanto prima possibile e mettere in campo una serie di iniziative anche politiche per far conoscere alla cittadinanza tutto ciò che stiamo facendo e che purtroppo spesso o non viene detto o viene strumentalizzato in modo negativo». Il sindaco Abete al momento non scioglie alcuna riserva su chi possa essere il nuovo assessore al Bilancio, ma promette: «Ancora qualche giorno di pazienza: la giunta sarà completata e saranno assegnate le deleghe».

Nola: il risveglio del borgo di Cicala

I nolani tornano a Castel Cicala. Ma questa volta non per sfuggire alle invasioni barbariche come svariati secoli fa, ma per assistere all’evento “Il risveglio del Borgo” nell’ambito della manifestazione “Settembrarte”. L’evento culturale è promosso dall’assessore ai Beni Culturali del Comune di Nola, Cinzia Trinchese in collaborazione con l’associazione “Meridies”. Sabato 19 e domenica 20 settembre, a partire dalle 18:30 fino alle 22:30, la collina di Cicala si rianimerà ed il pubblico potrà immergersi in un’atmosfera medievale. Infatti, attorno alla cintura muraria che circonda il maniero, sarà allestito il mercato in “costume” con laboratori, danze, giullari e giochi di fuoco. All’interno della corte l’associazione “Corteo storico degli Orsini” di Nola e la “Compagnia della Rosa e della Spada” di Napoli metteranno in scena l’omaggio a Santa Lucia dei conti Orsini. La rappresentazione sarà preceduta da visite guidate, divise in tre turni (18.30, 20.00, 21.30), a cura dei volontari dell’associazione “Meridies”, che contestualizzeranno la rievocazione illustrando la tormentata storia della Collina di Cicala, tra splendore e decadenza. L’intera manifestazione in programma nel week-end si pone come fine quello di valorizzare uno dei luoghi più suggestivi del territorio. Perché se oggi Cicala è solo un’unità periferica, un tempo fu il cuore culturale della nolanità, tanto da raccogliere, durante il Medioevo, l’eredità dell’antico municipium in rovina. L’evento è gratuito. Per info: Associazione Meridies- 3274653901
La locandina dell'evento
La locandina dell’evento
 

A Volla il M5S presenta il nuovo punto d’ascolto “Antiequitalia”

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Il M5S di Volla, Domenica 20 settembre dalle ore 10.00, con la presenza del portavoce eletto al Senato Sergio Puglia, presenterà il nuovo “Punto d’Ascolto Civico”. Il Punto d’Ascolto Civico nasce sulla scia di una lodevole iniziativa partita dagli attivisti e cittadini di Cagliari, e in relazione alle molteplici cartelle vessatorie che i cittadini inermi ricevono. Il gruppo vollese ha ritenuto necessario organizzarsi insieme ad alcuni professionisti, che a titolo del tutto gratuito assisteranno coloro che sono in difficoltà. I cittadini che hanno dei dubbi sulle loro cartelle esattoriali, su quello che c’è scritto e su quello che gli viene contestato da un ente vessatorio come Equitalia, potranno recarsi in Via Sandomenico 3 a Volla, ogni mercoledì dalle ore 16.00 e parlare con gli attivisti e professionisti che si metteranno a disposizione per dargli un aiuto anche contro l’usura bancaria. A Cagliari in un solo mese di attività i volontari all’interno del centro sono riusciti a trattare cartelle per 3,5 milioni di euro che Equitalia chiedeva ai cittadini, sono riusciti ad aiutare queste persone proponendo sgravi fiscali per 411.000 euro, inoltre sono riusciti a trovare pagamenti non dovuti per 25.000 euro e sanzioni decadute per il totale di 26.000 euro. Insomma.. una vera Rivoluzione ! E’ bene ricordare che nei comuni dove amministra il M5S, EQUITALIA non c’è più, i sindaci hanno trasferito le competenze di questo mostro all’ufficio dei tributi comunali, mentre i Parlamentari del M5S hanno presentato una proposta di legge (Legge 2299)per la soppressione di questo mostro che prevedeva l’abolizione di Equitalia e il riassorbimento del personale presso l’Agenzia delle Entrate, ovviamente con voto contrario quasi di tutte le altre forze politiche. Noi attivisti ci siamo sempre stati e continueremo ad esserci, ma auspichiamo che i cittadini siano sempre più attivi e che non si arrendano di fronte a questi problemi, mai più suicidi. Per quanto concerne l’aumento sproporzionato della mensa scolastica, il gruppo del M5S di Volla in data 11 settembre con protocollo n°0017262 ha chiesto nuovamente un incontro con gli organi preposti al fine di chiarire alcune scelte apparentemente discriminatorie, ed in questa occasione ascolteremo ogni singola proposta che sarà utile e fattibile da sottoporre all’attenzione del Commissario Straordinario del Comune di Volla, augurandoci che presto si concretizzi. Nessuno deve rimanere indietro.

Presentata la Notte dei Ricercatori Neuromed 2015

Dopo il successo dell’edizione 2014, l’I.R.C.C.S. rilancia con tre giornate e così giovedì 24, venerdì 25 e sabato 26 settembre la grande festa della scienza aperta a tutti. Saranno tre le giornate che Neuromed dedicherà alla manifestazione “Notte europea dei ricercatori”, presentata oggi nel corso di una conferenza stampa nell’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico di Pozzilli (IS). Studenti e cittadini saranno invitati a entrare in contatto con tanti aspetti diversi della scienza e della medicina, tutti accomunati da un unico concetto: la scoperta, e con essa la curiosità verso il mondo. E’ su questa base che ricercatori e medici Neuromed apriranno le porte dei loro laboratori, porteranno fuori tra i visitatori le loro apparecchiature. E così proporranno esperimenti da condurre insieme, oppure semplicemente scambieranno opinioni, o racconteranno di come hanno cominciato questo mestiere. Infine, forse l’aspetto più importante, racconteranno ai giovani studenti che il mestiere della scienza è prima di tutto avventura e meraviglia. Sullo sfondo il tema scelto per questa edizione: la luce. Un tema che richiama direttamente la decisione ONU di intitolare proprio il 2015 “anno internazionale della luce”. “Il successo dello scorso anno – ha detto durante la conferenza stampa il dottor Mario Pietracupa, Presidente della Fondazione Neuromed – ci ha spinti non solo a ripetere l’esperienza (che ricordiamo ci accomuna con centinaia di altri centri di ricerca in tutta Europa), ma a rilanciare su tre giornate. Per accogliere meglio studenti e cittadini, avere più tempo con loro, avvicinare ancora di più la scienza alla gente. Le richieste sono già tantissime, e siamo entusiasti di questa risposta da parte della popolazione”. Il Neuromed, come gli altri I.R.C.C.S. italiani, ha la particolarità dell’essere contemporaneamente centro clinico di eccellenza e centro di ricerca. E la Notte dei ricercatori conterrà entrambi gli aspetti. “La clinica – ha dichiarato il dottor Edoardo Romoli, Direttore Sanitario del Neuromed – porterà l’entusiasmo dei nostri medici, perché è nella natura stessa di un Istituto come il nostro il volere una forte osmosi continua tra laboratorio e società. La buona comunicazione tra scienza e cittadini facilita un avvicinamento che, con lo scambio di conoscenze che ne deriva, aiuterà anche la salute della gente”. “Scienza e tecnologia – è stato il commento del Professor Luigi Frati, Direttore Scientifico del Neuromed – fanno parte della vita di tutti i giorni. Eppure la nostra società ha un contatto modesto con la ricerca e l’innovazione. Ecco lo scopo principale della Notte dei Ricercatori: far in modo che la gente capisca che scienza e tecnologia sono qualcosa con cui conviviamo continuamente, e può essere alla portata di tutti. Il pubblico è spesso chiamato a fare scelte importanti nel campo dell’innovazione, ed è giusto che sia correttamente informato”. Il programma della manifestazione è vario e articolato. Le mattine di giovedì 24, venerdì 25 e sabato 26 settembre saranno dedicate esclusivamente agli studenti. Una vera e propria invasione annunciata, visto che si attendono oltre quattromila giovani provenienti da scuole di ogni ordine e grado del Molise e delle regioni vicine. Per loro una ampia offerta di conoscenza e curiosità, fatta di esperimenti, approfondimenti e piccole lezioni. Il pomeriggio e la sera delle tre giornate saranno momenti per tutti, giovani e adulti. Ancora i laboratori a fare da protagonisti, ancora i ricercatori, soprattutto i giovani, a disposizione del pubblico. E nella serata di venerdì uno sguardo al cielo, con telescopi e un planetario dove si svolgeranno lezioni di astronomia. Il tutto correlato da un programma di spettacoli, musica e intrattenimento. Per sottolineare ancora di più il carattere di festa dell’evento. La Notte dei ricercatori Neuromed vede il Patrocinio del Parlamento Europeo, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca, del Ministero della Salute, della Regione Molise, della Provincia di Isernia e del Comune di Pozzilli.   _flyers notte_NUOVO_T _flyers notte_NUOVO_T2
Conferenza stampa
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Furti nei musei, una terribile piaga

Sei corni di rinoceronte sono stati rubati al Museo Zoologico di Napoli. Non è il primo furto di questo tipo che si verifica nei musei italiani: i reperti vengono rivenduti al mercato nero Rubati, probabilmente per rivenderli al mercato nero come afrodisiaco. Sono spariti nella notte tra giovedì e venerdì scorso ben sei corni di rinoceronte al Museo Zoologico dell’Università Federico II di Napoli. Reperti dal valore inestimabile, risalenti a 200-300 anni fa. Due dei sei corni erano alti circa un metro, mentre un altro era posizionato sullo scheletro di un rinoceronte del ‘700. Così venerdì mattina, 11 settembre, il personale del Museo tornando a lavoro ha avuto un’amara sorpresa: ha scoperto le altane vuote e lo scheletro rovinato. Un duro colpo per chi, da anni, lavora impegnandosi per la rinascita e la crescita di un Museo storico così importante, con grande successo nonostante i tagli ai finanziamenti universitari. Negli ultimi anni infatti sono stati acquistati nuovi reperti, come un cucciolo di giraffa di Rothschild, risistemate le collezioni di ornitologia ed erpetologia, organizzata poi una mostra espositiva con i disegni dell’artista Umberto Catalano insieme all’Associazione ARDEA, sono state ospitate le mostre di fotografi naturalisti internazionali come quella di Simone Sbaraglia. Sono stati anche organizzati corsi e seminari, dedicati alla tutela dell’orso bruno o alla collaborazione attiva dei cittadini nella scienza, e mostre e premiazioni come quella del concorso nazionale Illustrare la Natura, sempre in collaborazione con ARDEA. Successi infilati uno dietro l’altro, grazie all’operato di Roberta Improta, responsabile del Museo Zoologico, e dalla direttrice del Centro Musei delle Scienze Naturali e Fisiche Maria Rosaria Ghiara. E che stridono con la visione di un tale sfregio. Secondo le ultime ricostruzioni dei carabinieri, i ladri avevano un piano preciso. Sarebbero entrati nel complesso museale dall’ingresso del museo di Mineralogia, complice l’assenza di un allarme sempre per i tagli ai fondi. A quel punto sono arrivati al Museo Zoologico attraverso una porta comunicante, hanno attraversato i due saloni e hanno rubato i sei corni. Con tutta probabilità i corni trafugati, costituiti di cheratina e tessuto fibroso ricco di calcio e potassio, saranno triturati, polverizzati e rivenduti al mercato nero: secondo alcune leggende cinesi la polvere di questi corni sarebbe un potente afrodisiaco, altro che pillola blu. Ma il suo uso è diffuso in tutta l’Asia: in Vietnam ad esempio è usata per curare (ovviamente senza risultati) dal raffreddore al cancro terminale, o come ricostituente. E al mercato nero un grammo di questa polvere vale più della cocaina: circa 150 euro a grammo. Credenze e pratiche, però, che non giustificano la gravità dell’accaduto. Il mercato nero, alimentato dall’Asia, continua a essere il movente per questa tipologia di furti: una piaga che purtroppo coinvolge i musei di tutta Italia. Solo dall’inizio di quest’anno si sono verificati altri colpi simili: a gennaio ad esempio al museo di zoologia di Modena è stato rubato un altro corno di rinoceronte, a marzo invece a Pisa sono stati trafugati un corno e un dente di narvalo, il 3 giugno di nuovo un corno e un dente di narvalo questa volta nei musei dell’Università di Bologna. È andata male invece ai ladri che hanno rubato due corni, il 7 agosto al Museo di Storia naturale di Genova: i reperti in esposizione erano copie in gesso e polistirolo, mentre gli originali erano ben custoditi. Furti quindi probabilmente fatti su commissione, che forse riconducono a una rete internazionale.   LA NATURA NEL GOLFO http://ilmediano.com/category/la-natura-nel-golfo/

Il reportage: la devastazione del cimitero di Pomigliano

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  Più che un furto indiscriminato è stato un atto di teppismo. Parenti in lacrime. Una struttura allo sbando.          Nel cimitero di Pomigliano devastato da ladri teppisti forse l’immagine più toccante non è quella delle tombe distrutte a colpi di martello, delle fotografie divelte dalle lapidi, delle ossa e dei teschi venuti alla luce a causa dei marmi spaccati dalla furia notturna dei criminali. Forse l’immagine più toccante emersa ieri mattina è invece quella dei parenti in lacrime davanti allo scempio provocato da una delinquenza ormai totalmente priva di scrupoli. Parenti che non appena ricevuta la brutta notizia si sono precipitati sul posto per assistere alla brutta fine riservata alle tombe dei loro cari. Cittadini che presi dallo sconforto in molti casi si sono lasciati andare a un pianto dimesso e per questo motivo probabilmente più intenso, commovente.  Lacrime scaturite da una conta dei danni davvero impietosa. Il lato sud occidentale del cimitero vecchio, ubicato a pochi passi dallo svincolo Pomigliano Sud dell’asse mediano, è in ginocchio. Si arriva lì e la scena è tremenda: i coperchi di marmo delle tombe, decine di tombe, praticamente quasi tutti spaccati, sfondati, ridotti in pezzi. Malasorte anche per parecchie lapidi, tagliate, sfregiate: un’intera area di migliaia di metri quadrati sconvolta dalle martellate dei ladri. Ladri che pur di rubare tutto ciò che fosse di ottone o di rame, fioriere, cornici, iscrizioni, non hanno esitato a distruggere ogni cosa. Gli oggetti di metallo erano fissati ai marmi con dei bulloni per cui sono stati asportati a colpi di martello. Raccapricciante la situazione in cui versano alcune nicchie, che avendo perso la copertura in marmo, sfondata dalle martellate, adesso lasciano esposti all’aperto i resti di intere famiglie: ossa, teschi. “Sei anni fa qui hanno fatto la stessa cosa” – racconta sul posto un responsabile di alcune congreghe ubicate nel cimitero di Pomigliano – “e nel cimitero nuovo, che si trova proprio di fronte, dall’altra parte della strada, due anni fa hanno portato via anche le porte di alluminio”. Il “capolavoro” però risale all’ottobre del 2013, quando i carabinieri scoprono in una botola del cimitero vecchio un intero arsenale: fucili a pompa, a canne mozze, pistole, migliaia di proiettili. Tutte armi con matricola abrasa. ” No il custode  notturno qui non c’è – rispondono gli operai comunali del cimitero – c’è solo un custode diurno, che è in malattia  da mesi per una grave forma di diabete “. Ciro, così si chiama il custode, se la sta vedendo effettivamente brutta da molto tempo. Tempo fa gli è anche stata amputata una gamba. Da quando è in malattia nessuno lo ha sostituito, anche se i colleghi stanno tentando di organizzarsi alla meglio. L’emergenza principale però è quella delle scorribande di notte. Intanto c’è chi, come Dario De Falco, leader dell’opposizione pentastellata in comune, tuona contro la giunta Russo per “lo stato in cui è stata lasciata la polizia locale, priva di mezzi e di sostegno finanziario”. Ma c’è anche chi, dalla parte dell’amministrazione, replica duramente affermando che ” in casi del genere bisogna evitare lo sciacallaggio politico “. Punti di vista opposti sullo sfondo di un territorio che arretra, tra raid alle cose e alle persone, vessate da una serie di rapine a mano armata negli ultimi tempi. L’opposizione Pd sta preparando un dossier sicurezza. Lo ha annunciato Michele Tufano, capogruppo democrat in consiglio.

Sant’Anastasia, Centro Liguori. Parla la presidente di «Annabella», Giustina Maione

L’ex consigliera comunale, responsabile di una delle tre associazioni che opera nel centro polifunzionale ha voluto chiarire la sua posizione sulle polemiche che in queste ore ancora infiammano i social network, alla luce delle dichiarazioni rilasciate dall’assessore alle politiche sociali nella sua recente intervista a ilmediano.it Giustina Maione è una musicista e lavora, sin da adolescente, con i diversamente abili. Si è specializzata in pedagogia e psicologia della musica proprio per operare con i ragazzi. È stata consigliere comunale con l’amministrazione di Carmine Esposito e non ha poi voluto ricandidarsi. Dall’anno scorso, ossia da quando si ventilò l’ipotesi di allocare la caserma dei carabinieri nel centro polifunzionale di via San Giuseppe, non ha nascosto la sua decisa avversione per tale eventualità e fino alla fine – ricorda lei stessa – rifiutò con decisione di accettare quella possibilità poi sventata. Negli ultimi giorni, invece, si è ritrovata – suo malgrado, precisa – in un’altra polemica che ha coinvolto ancora il Centro Liguori. Polemica che, dopo articoli, commenti sui social network, comunicati stampa, discussioni, intervista all’assessore e infine l’intervento del presidente di un’altra associazione, l’UIC, pubblicato oggi su ilmediano.it, sembra non voler spegnersi. La presidente dell’associazione «Annabella» ha sentito la necessità di dire la sua, sfumando notevolmente i toni e precisando di avere un unico interesse: i ragazzi che segue ormai da molti anni. Giustina, come è nata l’ipotesi che ha scatenato una moltitudine di polemiche? A te è stato detto che il Centro Liguori non sarebbe stato più riaperto? «Io ho ricevuto un sms dal presidente di un’altra associazione che lavora nel Centro Liguori. Il testo preciso del messaggio, lo conservo ancora, era: “L’amministrazione comunale vuole mettere di nuovo le mani sul Centro Liguori, noi saremo relegati nel salone”. Ho risposto con poche parole, semplicemente: “Fatemi sapere cosa intendete fare, decidiamo se accettare, se protestare”. Il fatto è che sono ancora scottata da un precedente perché, quando si prospettò l’ipotesi di allocare la caserma dei carabinieri nel centro, prima si sollevò un polverone ma alla fine accettarono tutti: chi si sarebbe trasferito in biblioteca, chi si sarebbe accontentato di una stanzetta, chi masticò amaro ma comunque finì per cedere… alla fine rimasi solo io a dire che quella eventualità non avrebbe mai potuto essere condivisibile. Dunque capirai che voglio conoscere bene come stanno le cose prima di parlare e in questo caso avevo solo un messaggio sul cellulare». L’assessore Giliberti, titolare delle politiche sociali, ha chiarito in un’intervista che il centro riaprirà ma che le associazioni avranno uno spazio ridotto, causa l’inizio di un progetto di Centro Diurno dell’ambito di cui fa parte Sant’Anastasia. Pensi che tutte le recenti diatribe in merito siano state senza senso? «L’assessore Giliberti, viste le sue risposte nell’intervista e considerato che Annabella è l’unica associazione con la quale non ha finora parlato, deve aver sicuramente frainteso le mie dichiarazioni o mie parole: io mi sono limitata a dire che per me la priorità è e resta il benessere dei ragazzi che frequentano il Centro e il rispetto delle loro esigenze, degli spazi e dei tempi. Del resto l’ho detto quando ancora non ero a conoscenza del progetto che, come lei stessa ha dichiarato, dovrebbe iniziare ad ottobre. Non ho polemizzato né con lei né con l’amministrazione comunale, anzi ritengo che si sia esagerato. Il fatto è che dopo aver fatto una richiesta di rinnovo dell’autorizzazione annuale per lavorare al Centro, già il 28 luglio, non avevo più saputo nulla e i genitori mi chiamavano, volevano sapere da me perché non avevamo ancora riaperto. Capirai che ritrovarsi post sui social network in cui si sostengono determinate ipotesi assurde – dalla chiusura del Centro fino all’eventualità che i ragazzi quest’anno dovessero restare a casa o essere relegati in spazi esigui – mi ha fatto tornare con la mente all’anno scorso, quando c’era il rischio che tutte le nostre attività e gli sforzi fossero vanificati dallo smembramento della struttura per trovare casa all’Arma. Negli ultimi giorni si è detto davvero di tutto». Quando hai saputo invece del nuovo progetto dell’ambito che comunque, ad oggi, non coinvolge le associazioni che operano nel Centro Liguori? «Subito dopo la riunione tra i genitori e l’amministrazione comunale, dunque con la presenza dell’assessore.  Fu annunciato lì e furono alcuni familiari dei ragazzi che seguo ad informarmi. La riunione, mi dissero, fu all’inizio molto tesa perché tutto quanto era stato detto, e non certo da me, fu inteso come attacco agli amministratori comunali». Come l’hai presa questa notizia del progetto di un Centro Diurno? «Ne sono felicissima e mi auguro che davvero il progetto parta nei tempi previsti. Sarei una stupida se dicessi che non mi fa piacere, anche se la mia e le altre associazioni non venissero alla fine coinvolte. Ed è ovvio che sia contenta, sto predicando da anni la necessità di ripetere un progetto simile, ho fatto strenue lotte anche nel mio ruolo di consigliere comunale. Sarà un’ottima cosa per tutti, per i ragazzi e anche per i genitori che potranno essere certi che i propri figli siano seguiti e al sicuro per buona parte della giornata». Insomma, un vantaggio per tutti tranne che per le associazioni? «I ragazzi sono a casa da agosto, noi siamo volontari veri e tutto quel che vogliamo è pensare a loro. Io so che il Centro Diurno è un’ottima cosa e, anzi, vorrei precisare che non è affatto la prima volta che si attua un progetto simile e, ribadisco, spero si faccia nei tempi annunciati. Io stessa ne ho seguiti almeno due, l’ultimo nel 2008, quando il sindaco era Carmine Pone e l’assessore competente Assunta Cennamo». L’assessore Giliberti ha precisato che il Centro Liguori è la sede delle attività, non delle associazioni. Perciò, in vista del progetto dell’ambito, dovrete adeguarvi ad una sistemazione nel salone centrale della struttura, dal quale saranno ricavate tre stanze. Vi siete confrontati tra voi operatori? «Che sia la sede delle attività è palese, quella della mia associazione infatti è altrove. No, non ci siamo confrontati, la notizia è recentissima e non ve ne è stata occasione. In ogni caso non accettare non avrebbe senso, perciò usufruiremo sicuramente delle stanze. Ti spiego: quando ci fu la prima ipotesi di dividere il salone per trovare casa ai carabinieri, era ovvio che non fosse possibile adeguarsi. Se avessimo dovuto continuare tutte le attività in una sola stanza sarebbe stato assurdo, ma giacché ci sarà il Centro Diurno noi saremo aperti e disponibili alla collaborazione, magari ad una programmazione di supporto. Certo è chiaro che, messa così, noi avremo sì una stanza ma non degli utenti». Credo che, come capita spesso, la cooperativa che si aggiudicherà il progetto potrebbe scegliere se avvalersi delle professionalità e dei volontari che già lavorano con quegli utenti e in quella struttura. Almeno è quanto ha ribadito la Giliberti. «Certo, capita spesso. Ma l’input dovrebbe darlo, così accade solitamente, l’amministrazione comunale. Nel 2008 l’assessore Cennamo pretese che tutto il blocco volontari già presente fosse inglobato. Aspetteremo gli eventi, ben sapendo che ciò che tutti dobbiamo tener ben presente è il bene dei ragazzi. I progetti magari finiranno ma il volontariato farà sempre parte della nostra vita, quindi non ci tireremo certo indietro». Credi ci siano state strumentalizzazioni in tutta questa storia? «Questa parola non riesco nemmeno più a sentirla, non mi appartiene, non so nemmeno come si fa a strumentalizzare qualcosa o qualcuno. Io faccio volontariato da quando avevo 14 anni e all’epoca non c’erano centri, non esisteva davvero nulla. Ero una ragazzina e andavo in casa delle famiglie che avevano ragazzi con problemi di disabilità, li aiutavo a fare esercizi con le mani, cosa che dovevano fare varie volte al giorno, stavo loro accanto, ero di supporto, la mia esperienza è cominciata così e non ho mai più smesso». Quando è nata l’associazione che presiedi e quali competenze avete tu e i volontari? «Annabella è nata nel 2003 da un gruppo originario poi costituitosi in associazione di volontariato votata in particolare all’assistenza ai disabili. Personalmente ho conseguito la specializzazione in pedagogia e psicologia della musica. Almeno la metà dei miei volontari hanno il titolo di operatori socio – assistenziali o di operatori socio – sanitari, gli altri un’esperienza sul campo in qualche caso trentennale. Nessuno può mettere in dubbio né il nostro lavoro né le nostre competenze, io non ho alcuna intenzione di polemizzare, tantomeno di accettare sfide. Rispetto tutti e vorrei si facesse altrettanto, ho speso una vita in questo settore, il rapporto quotidiano con i ragazzi ha formato la mia personalità e non ci rinuncerei mai». Volontariato puro, dunque? È vero che da decenni nel Centro Liguori ci sono sempre le stesse persone ad operare? «Nell’associazione Annabella alcuni non ci sono più, qualcuno ha preso le distanze perché magari aveva altre aspettative, altre esigenze, hanno imboccato strade diverse e in qualche caso sono stati “premiati” proprio per averci voltato le spalle. Ma non mi sento di condannarne alcuno, sono mamme che hanno bisogno di lavorare, operatori che, messi con le spalle al muro, non potevano far altro. La scorrettezza è magari di chi li ha messi davanti ad una scelta. Quanto al volontariato, sì, per i soci eccezionali che ancora fanno parte di Annabella, è puro. Ho sempre sostenuto, e continuo a sostenere, l’importanza del volontariato come contributo fondamentale nella formazione individuale e nei confronti della società, ragione per la quale ho cercato di dare il mio contributo con la massima serietà e impegno mettendo al primo posto il rispetto per gli utenti, dei quali ci siano sempre occupati, e per le loro famiglie. Voglio dire quindi che chi ha altre esigenze, non può contare sulla nostra associazione». Quanti soci conta «Annabella»? «Siamo in dodici. Diamo veramente tutto ciò che possiamo ai nostri ragazzi, l’amore e l’attenzione di cui hanno bisogno e ringraziamo le famiglie che ci danno la possibilità di amare i loro figli e farci amare dagli stessi». È vero che tra le associazioni che operano nel Centro Liguori non corre buon sangue? «No, non è affatto vero. Certo, come accade ovunque, quando si deve convivere per molte ore, possono verificarsi divergenze di opinioni. Ma da qui a dire che non ci sia armonia ce ne passa. Non conosco un luogo che ospiti ogni giorno molte persone in cui ciò non accada. Da una casa a un condominio, da un ambiente di lavoro, può accadere dappertutto, è umano, naturale, che si abbiano talvolta visioni e opinioni diverse. Mi preoccuperei del contrario. Forse però questa impressione è nata nel periodo della polemica sulla caserma, partimmo insieme con un’unica linea, ci ribellammo e poi, quando fummo chiamati singolarmente dagli amministratori, le cose cambiarono». Una sorta di «dividi et impera»? «Forse, ma è passata. Dobbiamo pensare ai ragazzi, non stare a rimuginare sul passato. Fatto sta che ancora mi chiedo chi sia il “genio” al quale venne in mente il Centro Liguori quale possibile sede della Caserma». L’assessore Giliberti ha dichiarato che, tra le associazioni che operano al Liguori, soltanto la Mir avrebbe fornito i numeri e i nomi, insomma i dati, di utenti ed operatori. Gli altri, compresa perciò Annabella, avrebbero addotto ragioni di privacy per non farlo. Perché? «Non posso dirti il motivo proprio perché non è così. I ragazzi che seguiamo sono poco più di venti e non è possibile che io non fornisca i dati perché ogni volta che ne arriva uno nuovo passa dall’Ufficio servizi sociali che poi lo manda da noi. Il rapporto con l’ufficio è ottimo e sereno. Credo che l’assessore Giliberti volesse riferirsi ad un episodio di alcuni mesi fa: mi furono chiesti per iscritto i dati dei ragazzi, la richiesta fu seguita da una telefonata fatta da una componente dello staff del sindaco e si ribadì che serviva un elenco perché i dati occorrevano alla cooperativa Mazra, per un progetto terminato poi pochi giorni fa. Redassi l’elenco e lo consegnai, in tranquillità. Immagino che l’equivoco nasca sui tempi ma di equivoco si tratta». Cosa vuol dire per te «integrazione»? «Agire su progetti specifici facendoli incontrare su binari paralleli. Al Centro Liguori le associazioni preparano attività insieme, ma la programmazione non è certo la stessa. Ci si incontra, integrandosi, creando occasioni e perseguendo obiettivi comuni». Qual è stata la soddisfazione più grande in tanti anni da volontaria? «Alcuni dei ragazzi non parlavano, non cantavano, non interagivano. Oggi c’è una realtà totalmente diversa. Siamo soddisfatti quando ci accorgiamo che uno di loro ha memorizzato le battute per una recita, ci riempie di gioia il fatto che possano riuscire a cantare una canzone da soli, ci emozioniamo per i progressi di chi magari non sapeva tenere in mano una penna ed ora ha imparato a scrivere il suo nome. Magari solo quello, ma è un risultato grande. La verità è che noi diamo tanto, li amiamo ma sono loro, alla fine, ad arricchirci, ad allargarci il cuore. Abbracciarli, sentire che ti stringono, è una sensazione che non si può spiegare». Hai detto che l’associazione esiste dal 2003, con quale amministrazione avete lavorato meglio? «A dire il vero abbiamo sempre dovuto lottare, chiedere, insistere, con tutte. Il Centro Liguori è nato con il sindaco Iervolino, allora si varò anche la Cad, la casa alloggio per disabili,che era davvero un bel progetto e prevedeva finanche il pernottamento dei ragazzi. Lavorammo benissimo per un anno ma poi la cooperativa cominciò a non pagare gli operatori e l’amministrazione troncò il progetto. Anche quello attuato quando il sindaco era Carmine Pone fu proficuo. Con l’amministrazione Esposito io fui eletta consigliere comunale, perciò lasciai la presidenza dell’associazione. Di quanto accade oggi, mi pare di aver detto ampiamente». Solo un’ultima domanda: a quanto pare i lavori nel Centro Liguori cominceranno presto, per creare spazi nuovi. A tuo parere la struttura avrebbe bisogno d’altro in termini di dotazioni o di riqualificazione? «No, credo sia una struttura ottima, come ne esistono poche nel circondario, dobbiamo esserne davvero fieri. Con l’amministrazione Esposito furono fatti anche dei lavori ai bagni, altri miglioramenti, quindi va benissimo così com’è».  

Ricominciano le passeggiate di cittadini per il Parco

Care cittadine, cari cittadini, riprendiamo dopo la pausa estiva le manifestazioni di “Girando intorno al Vesuvio – Il Parco agricolo”Domenica 20 settembre, tra Somma Vesuviana e San Giuseppe, visiteremo due aziende agricole e assisteremo alla raccolta e lavorazione di “Noci, nocciole e sorbe  – i frutti di fine estate”. La qualità delle noci e delle nocciole vesuviane è nota. Le prime risultano essere ancora più sapide di quelle di Sorrento, complice la composizione chimica dei terreni vesuviani. Non è un caso che alcune aziende vesuviane si sono particolarmente distinte e affermate a livello nazionale per la produzione del liquore “Nocillo”. La coltivazione delle nocciole invece oggi segna il passo e molti ettari sono in stato di abbandono. Il fatto è che le varietà vesuviane, pur essendo anch’esse molto valide sotto il profilo organolettico, sono di pezzatura più piccola di altre e quindi trovano mercato non intere ma solo come granella per la industria alimentare, la quale paga poco e tende sempre a trovare fornitori anche esteri a buon mercato. Probabilmente sarebbe necessario investire sulla messa a dimora di nuovi noccioleti con nuove varietà. Le sorbe invece sono un frutto quasi dimenticato.
Il sorbo è una pianta (un albero) bellissima diffusa in tutta l’europa meridionale. I frutti non possono essere consumati appena raccolti, ma vanno lasciati ad “ammezzire” nella paglia oppure, nel vesuviano, si è soliti intrecciarli con rametti di salice facendone mazzetti da appendere sino a quando le sorbe non scuriscono e possono quindi essere mangiate (con grande voluttà). Alcune aziende vesuviane si sono poi inventate la confettura di sorbe con cui si possono fare anche splendide crostate (che probabilmente assaggeremo domenica!).
Arrivederci a Domenica quindi, venite in tanti, ci divertiremo !!!
Coordinamento di Cittadini per il Parco

Sant’Anastasia, lettera del presidente UICI: «Sul Centro Liguori l’assessore Giliberti mente»

In seguito alle dichiarazioni rilasciate al nostro giornale da Cettina Giliberti, assessore alle politiche sociali di Sant’Anastasia, ci scrive il presidente dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti. Di seguito l’intervento firmato che Giuseppe Fornaro ha fatto pervenire alla redazione di ilmediano.it.   Alla luce della recente intervista rilasciata al mediano.it dall’assessore Giliberti, ritengo utile fornire chiarimenti circa le numerose imprecisioni che, nelle dichiarazioni rilasciate dall’assessore, riguardano L’Unione Italiana ciechi e degli ipovedenti rappresentanza di Sant’Anastasia. Quando l’Assessore Giliberti afferma che non ci saranno riduzioni delle attività per le associazioni del Centro Liguori, mente. Sezionando l’ex refettorio non vi sarà concretamente spazio per contenere gli strumenti che sono utilizzati per lo sport per disabili (tavolo di show down e Braccio di ferro), che sono regolarmente utilizzati con successo da tutti i ragazzi, disabili e non, del centro. Senza questi strumenti Sant’Anastasia scaccia meravigliosi eventi   di competizione sportiva accessibili a tutti e sempre molto partecipati anche da  centri disabili di altri paesi che hanno preso poi esempio da Sant’Anastasia, consapevoli dei benefici dello sport sulle persone disabili (e non ci vuole uno psicologo per capirlo). Sezionare un ampio spazio che attualmente accoglie più attività (sport, laboratori, eventi di massa, recupero scolastico e attualmente anche zona studio per studenti) non potrà che penalizzare principalmente lo sport per disabili che questa associazione ha fatto nascere a Sant’Anastasia; in questo modo, però, mi vedrò costretto a trasferire in altro territorio questo fiore all’occhiello. Se questa Amministrazione deciderà in tal senso, non potrò che prendere atto dello sfratto e chiedere ospitalità altrove. Altra grave imprecisione si rileva quando l’assessore dichiara che l’Unione Italiana ciechi svolge le sue attività in due stanze che detiene completamente per sé; qui mi necessita spiegare che le due stanze in questione non sono altro che: un minuscolo stanzino – deposito al primo piano servito da una scala, senza ascensore, (per intenderci accanto l’appartamento ad uso della protezione civile) che avrà complessivamente circa 5 mq di ampiezza in cui abbiamo allestito con fantasia e sacrificio “Una biblioteca informatica“, messa a disposizione di chiunque voglia usufruirne o solo conoscere l’uso delle tecnologie assistive (studenti, insegnanti, assistenti alla comunicazione ,ecc.) ; contiene tra le altre cose tre stampanti braille il cui costo è notevole ed il suo valore inestimabile per un cieco, anche se all’occhio che vede possono sembrare senza valore. É chiusa a chiave perché custodisce del materiale prezioso per chi non può permettersi l’acquisto di un ausilio ed è costretto a studiare e convertire i materiali di studio in braille messi a disposizione dall’associazione. Lo stanzino purtroppo non ha meritato una porta blindata che invece è stata prevista per altre stanze e ci arrangiamo con un catenaccio di fortuna e tanta speranza. (Anche qui è superfluo uno psicologo per capirlo). L’altra stanza, microcella anch’essa, sita al piano terra, viene utilizzata per svariate attività dell’Unione, tutte previste dallo statuto ed autorizzate a livello nazionale, svolte in maniera informale o protetta, viste le notevoli attività che questa rappresentanza UICI mette in essere sul territorio di Sant’Anastasia, non solo per i disabili ma anche per tutto il resto della popolazione (dagli eventi di promozione alle campagne di prevenzione della salute, a tantissimo altro). Inutile sottolineare che questa stanzetta contiene una documentazione che va protetta secondo norme vigenti ed è quindi custodita in arredi adeguati che hanno bisogno di uno spazio, ovviamente anche tutto il materiale   contenuto nella stanzetta è stato comprato dall’Associazione per il necessario utilizzo e va anch’esso protetto da rischio di furto e danni. Tuttavia  la stanzetta è sempre stata messa a disposizione per chiunque voglia occuparla quando non ci sono le attività in atto. L’ingresso è possibile in qualsiasi, anche se nessun volontario è in sede, tramite le stesse procedure che si adottano per accedere in tutte le restanti stanze. É fazioso indurre, chi legge le sue risposte nell’intervista rilasciata a ilmediano.it, a credere che ci siano stanze adeguate, arbitrariamente chiuse per chissà quali motivi, mentre invece si sta parlando di stanzini, (per i quali abbiamo sempre ringraziato) che sono i più piccoli di tutto il centro e che insieme non raggiungono di gran lunga la grandezza di qualsiasi altra stanza del centro Liguori adoperata per le attività. Non si fa capire invece che nelle stanzette in questione non è possibile alcuna attività se si prevedono con la presenza di oltre tre persone sedute, nemmeno si fa capire che per fare le attività di gruppo purtroppo sfruttiamo alla meglio un angolo dell’ex refettorio e tra non molto ci sarà anche tolto e addio rinforzo scolastico, aggregazione, laboratorio, ecc. Non si fa capire che, differentemente dalle altre, quella stanzetta contiene  arredi, strumentazioni e quant’altro, acquistati con serio sacrificio dalle solidarietà riscontrate dall’associazione che difficilmente riuscirà a ricomprare in caso di danno o furto. Non ci vuole uno psicologo, ma un minimo di buon senso è sufficiente per capire che un colloquio in forma protetta non può realizzarsi mentre un ragazzo stampa in braille i suoi compiti di scuola, o mentre altri (qualora trovassero posto nella stanza) fanno laboratorio di manipolazione o altri ancora vogliono semplicemente fare aggregazione o discutere di organizzazioni di eventi. Quindi, farà bene, questa amministrazione comunale, nella persona dell’Assessore Giliberti, a farmi capire quali attività vorrà drasticamente eliminare   penalizzando i ciechi e non solo, per inserire altre realtà nel Centro Liguori; Centro polifunzionale che è stato fortemente voluto per i disabili e che adesso sembra voler diventare un alveare destinato a tutti e a nessuno. Per il resto, ci si lamenta del nostro zelo a dare continuità alle attività presso il Centro Liguori rivolte a persone che hanno bisogno e alla popolazione intera, mentre le pratiche burocratiche dormono in attesa di un semplice avallo ad attività continuative delle Associazioni che sono sempre li ad accogliere il disagio. Avrebbero dovuto invece spendere un elogio per questi volontari che, sì, sono sempre gli stessi, gente meravigliosa ed introvabile di questi tempi , gente che ci è vicino anche quando si rende conto che nei progetti d’ambito questa Unione non è mai interpellata e mai coinvolta, e che per questo, il loro è un volontariato allo stato puro, mentre l’assessore, che pure dice di tenere tutti a mente, di fatto non chiede altro che di consegnare elenchi di nomi ciechi alla stregua di menù da scegliere. Forse non sa che per fare il rastrellamento che “minaccia” può più facilmente fare richiesta all’Inps ed addizionare a questi ultimi un bel numero di ipovedenti di varia gravità, anziani con problemi di vista, persone che stanno per perderla, e tanti altri che sono tutelati dall’ente nazionale che rappresento su questo territorio. L’Unione Italiana Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS è un ente morale con personalità giuridica di diritto privato, cui la legge e lo statuto affidano la rappresentanza e la tutela degli interessi morali e materiali dei non vedenti nei confronti delle pubbliche amministrazioni. Dovrebbe bastare questo per far decidere ad   un buon assessore di chiedere collaborazione invece di   presentarci come garanzia di bontà professionale tutte queste discutibili scelte con la sua laurea in psicologia, quasi rappresentasse una laurea in tuttologia. Ci basterebbe un buon assessore che capisse che rivoluzionare positivamente un sistema non significa calpestare, fino a far sparire, traguardi sociali molto cari ai disabili  che sono costati anni di sacrifici a tanti.   Gli altri Comuni hanno ben presente che proporre   progetti per i disabili significa tener conto di tutti i disabili e non solo quella ventina che sanno gestire, se l’assessore, come afferma, ritiene veramente importante l’avvento di personale competente per progetti di politica sociale rivolta ai disabili , ha la necessità di consultarsi e coinvolgere associazioni competenti che abbiano figure professionalizzate e formate, altrimenti la progettazione subirà il solito standard spesso inadeguato e superficiale. Questo alla fine è quello che sta accadendo a Sant’Anastasia senza soffermarmi a sorridere sull’affermazione di dubbio gusto riguardo al cattivo sangue che scorrerebbe tra le associazioni, cosa che nego fortemente e che anzi si smentisce dalle collaborazioni spontanee che ci sono ancora tra le associazioni   nonostante i climi angoscianti e demotivanti che si sono creati da un anno a questa parte. Infine, una verità l’assessore l’ha detta, e cioè di organizzarmi   a sfrattare nei modi in cui nemmeno pare le interessi capire. Bene, L’Unione italiana ciechi è un ospite in questo Centro che era per disabili e, come tale, l’Amministrazione può decidere che l’ospite non è più gradito e deve andare via; Tuttavia si farà carico della responsabilità di vedere lo sport per disabili traslocare in altri Comuni, di eliminare le possibilità di cultura e studio per disabili della vista, di impedire che persone con grave disabilità sensoriale si rapportino tra loro e con altre persone   di diverse disabilità, di impedire l’esistenza di progettualità tese al benessere della salute della popolazione intera, di impedire l’accesso alla sede da parte dei ciechi pluriminorati   e alle loro famiglie ; in sostanza ,cara Assessore alle politiche sociali del Comune di Sant’Anastasia, a lei la responsabilità di togliere quest’ancora di salvezza ai disabili tutti e specialmente a quelli videolesi, perché’ tutte queste attività sono state relegate (secondo il suo punto di ciecheria) in una stanzetta di 5 metri quadri al primo piano senza ascensore, insistendo che le attività non saranno limitate. Persino un cieco riesce a vedere ciò che lei non riesce a cogliere. Giuseppe Fornaro Consigliere provinciale responsabile zonale della sezione di Napoli dell’Unione Italiana ciechi e degli ipovedenti Presidente A.S.D. Real Vesuviana Consigliere delegato Solid’Arte