L’ex consigliera comunale, responsabile di una delle tre associazioni che opera nel centro polifunzionale ha voluto chiarire la sua posizione sulle polemiche che in queste ore ancora infiammano i social network, alla luce delle dichiarazioni rilasciate dall’assessore alle politiche sociali nella sua recente intervista a ilmediano.it
Giustina Maione è una musicista e lavora, sin da adolescente, con i diversamente abili. Si è specializzata in pedagogia e psicologia della musica proprio per operare con i ragazzi. È stata consigliere comunale con l’amministrazione di Carmine Esposito e non ha poi voluto ricandidarsi. Dall’anno scorso, ossia da quando si ventilò l’ipotesi di allocare la caserma dei carabinieri nel centro polifunzionale di via San Giuseppe, non ha nascosto la sua decisa avversione per tale eventualità e fino alla fine – ricorda lei stessa – rifiutò con decisione di accettare quella possibilità poi sventata. Negli ultimi giorni, invece, si è ritrovata – suo malgrado, precisa – in un’altra polemica che ha coinvolto ancora il Centro Liguori. Polemica che, dopo articoli, commenti sui social network, comunicati stampa, discussioni, intervista all’assessore e infine l’intervento del presidente di un’altra associazione, l’UIC, pubblicato oggi su ilmediano.it, sembra non voler spegnersi. La presidente dell’associazione «Annabella» ha sentito la necessità di dire la sua, sfumando notevolmente i toni e precisando di avere un unico interesse: i ragazzi che segue ormai da molti anni.
Giustina, come è nata l’ipotesi che ha scatenato una moltitudine di polemiche? A te è stato detto che il Centro Liguori non sarebbe stato più riaperto?
«Io ho ricevuto un sms dal presidente di un’altra associazione che lavora nel Centro Liguori. Il testo preciso del messaggio, lo conservo ancora, era: “L’amministrazione comunale vuole mettere di nuovo le mani sul Centro Liguori, noi saremo relegati nel salone”. Ho risposto con poche parole, semplicemente: “Fatemi sapere cosa intendete fare, decidiamo se accettare, se protestare”. Il fatto è che sono ancora scottata da un precedente perché, quando si prospettò l’ipotesi di allocare la caserma dei carabinieri nel centro, prima si sollevò un polverone ma alla fine accettarono tutti: chi si sarebbe trasferito in biblioteca, chi si sarebbe accontentato di una stanzetta, chi masticò amaro ma comunque finì per cedere… alla fine rimasi solo io a dire che quella eventualità non avrebbe mai potuto essere condivisibile. Dunque capirai che voglio conoscere bene come stanno le cose prima di parlare e in questo caso avevo solo un messaggio sul cellulare».
L’assessore Giliberti, titolare delle politiche sociali, ha chiarito in un’intervista che il centro riaprirà ma che le associazioni avranno uno spazio ridotto, causa l’inizio di un progetto di Centro Diurno dell’ambito di cui fa parte Sant’Anastasia. Pensi che tutte le recenti diatribe in merito siano state senza senso?
«L’assessore Giliberti, viste le sue risposte nell’intervista e considerato che Annabella è l’unica associazione con la quale non ha finora parlato, deve aver sicuramente frainteso le mie dichiarazioni o mie parole: io mi sono limitata a dire che per me la priorità è e resta il benessere dei ragazzi che frequentano il Centro e il rispetto delle loro esigenze, degli spazi e dei tempi. Del resto l’ho detto quando ancora non ero a conoscenza del progetto che, come lei stessa ha dichiarato, dovrebbe iniziare ad ottobre. Non ho polemizzato né con lei né con l’amministrazione comunale, anzi ritengo che si sia esagerato. Il fatto è che dopo aver fatto una richiesta di rinnovo dell’autorizzazione annuale per lavorare al Centro, già il 28 luglio, non avevo più saputo nulla e i genitori mi chiamavano, volevano sapere da me perché non avevamo ancora riaperto. Capirai che ritrovarsi post sui social network in cui si sostengono determinate ipotesi assurde – dalla chiusura del Centro fino all’eventualità che i ragazzi quest’anno dovessero restare a casa o essere relegati in spazi esigui – mi ha fatto tornare con la mente all’anno scorso, quando c’era il rischio che tutte le nostre attività e gli sforzi fossero vanificati dallo smembramento della struttura per trovare casa all’Arma. Negli ultimi giorni si è detto davvero di tutto».
Quando hai saputo invece del nuovo progetto dell’ambito che comunque, ad oggi, non coinvolge le associazioni che operano nel Centro Liguori?
«Subito dopo la riunione tra i genitori e l’amministrazione comunale, dunque con la presenza dell’assessore. Fu annunciato lì e furono alcuni familiari dei ragazzi che seguo ad informarmi. La riunione, mi dissero, fu all’inizio molto tesa perché tutto quanto era stato detto, e non certo da me, fu inteso come attacco agli amministratori comunali».
Come l’hai presa questa notizia del progetto di un Centro Diurno?
«Ne sono felicissima e mi auguro che davvero il progetto parta nei tempi previsti. Sarei una stupida se dicessi che non mi fa piacere, anche se la mia e le altre associazioni non venissero alla fine coinvolte. Ed è ovvio che sia contenta, sto predicando da anni la necessità di ripetere un progetto simile, ho fatto strenue lotte anche nel mio ruolo di consigliere comunale. Sarà un’ottima cosa per tutti, per i ragazzi e anche per i genitori che potranno essere certi che i propri figli siano seguiti e al sicuro per buona parte della giornata».
Insomma, un vantaggio per tutti tranne che per le associazioni?
«I ragazzi sono a casa da agosto, noi siamo volontari veri e tutto quel che vogliamo è pensare a loro. Io so che il Centro Diurno è un’ottima cosa e, anzi, vorrei precisare che non è affatto la prima volta che si attua un progetto simile e, ribadisco, spero si faccia nei tempi annunciati. Io stessa ne ho seguiti almeno due, l’ultimo nel 2008, quando il sindaco era Carmine Pone e l’assessore competente Assunta Cennamo».
L’assessore Giliberti ha precisato che il Centro Liguori è la sede delle attività, non delle associazioni. Perciò, in vista del progetto dell’ambito, dovrete adeguarvi ad una sistemazione nel salone centrale della struttura, dal quale saranno ricavate tre stanze. Vi siete confrontati tra voi operatori?
«Che sia la sede delle attività è palese, quella della mia associazione infatti è altrove. No, non ci siamo confrontati, la notizia è recentissima e non ve ne è stata occasione. In ogni caso non accettare non avrebbe senso, perciò usufruiremo sicuramente delle stanze. Ti spiego: quando ci fu la prima ipotesi di dividere il salone per trovare casa ai carabinieri, era ovvio che non fosse possibile adeguarsi. Se avessimo dovuto continuare tutte le attività in una sola stanza sarebbe stato assurdo, ma giacché ci sarà il Centro Diurno noi saremo aperti e disponibili alla collaborazione, magari ad una programmazione di supporto. Certo è chiaro che, messa così, noi avremo sì una stanza ma non degli utenti».
Credo che, come capita spesso, la cooperativa che si aggiudicherà il progetto potrebbe scegliere se avvalersi delle professionalità e dei volontari che già lavorano con quegli utenti e in quella struttura. Almeno è quanto ha ribadito la Giliberti.
«Certo, capita spesso. Ma l’input dovrebbe darlo, così accade solitamente, l’amministrazione comunale. Nel 2008 l’assessore Cennamo pretese che tutto il blocco volontari già presente fosse inglobato. Aspetteremo gli eventi, ben sapendo che ciò che tutti dobbiamo tener ben presente è il bene dei ragazzi. I progetti magari finiranno ma il volontariato farà sempre parte della nostra vita, quindi non ci tireremo certo indietro».
Credi ci siano state strumentalizzazioni in tutta questa storia?
«Questa parola non riesco nemmeno più a sentirla, non mi appartiene, non so nemmeno come si fa a strumentalizzare qualcosa o qualcuno. Io faccio volontariato da quando avevo 14 anni e all’epoca non c’erano centri, non esisteva davvero nulla. Ero una ragazzina e andavo in casa delle famiglie che avevano ragazzi con problemi di disabilità, li aiutavo a fare esercizi con le mani, cosa che dovevano fare varie volte al giorno, stavo loro accanto, ero di supporto, la mia esperienza è cominciata così e non ho mai più smesso».
Quando è nata l’associazione che presiedi e quali competenze avete tu e i volontari?
«Annabella è nata nel 2003 da un gruppo originario poi costituitosi in associazione di volontariato votata in particolare all’assistenza ai disabili. Personalmente ho conseguito la specializzazione in pedagogia e psicologia della musica. Almeno la metà dei miei volontari hanno il titolo di operatori socio – assistenziali o di operatori socio – sanitari, gli altri un’esperienza sul campo in qualche caso trentennale. Nessuno può mettere in dubbio né il nostro lavoro né le nostre competenze, io non ho alcuna intenzione di polemizzare, tantomeno di accettare sfide. Rispetto tutti e vorrei si facesse altrettanto, ho speso una vita in questo settore, il rapporto quotidiano con i ragazzi ha formato la mia personalità e non ci rinuncerei mai».
Volontariato puro, dunque? È vero che da decenni nel Centro Liguori ci sono sempre le stesse persone ad operare?
«Nell’associazione Annabella alcuni non ci sono più, qualcuno ha preso le distanze perché magari aveva altre aspettative, altre esigenze, hanno imboccato strade diverse e in qualche caso sono stati “premiati” proprio per averci voltato le spalle. Ma non mi sento di condannarne alcuno, sono mamme che hanno bisogno di lavorare, operatori che, messi con le spalle al muro, non potevano far altro. La scorrettezza è magari di chi li ha messi davanti ad una scelta. Quanto al volontariato, sì, per i soci eccezionali che ancora fanno parte di Annabella, è puro. Ho sempre sostenuto, e continuo a sostenere, l’importanza del volontariato come contributo fondamentale nella formazione individuale e nei confronti della società, ragione per la quale ho cercato di dare il mio contributo con la massima serietà e impegno mettendo al primo posto il rispetto per gli utenti, dei quali ci siano sempre occupati, e per le loro famiglie. Voglio dire quindi che chi ha altre esigenze, non può contare sulla nostra associazione».
Quanti soci conta «Annabella»?
«Siamo in dodici. Diamo veramente tutto ciò che possiamo ai nostri ragazzi, l’amore e l’attenzione di cui hanno bisogno e ringraziamo le famiglie che ci danno la possibilità di amare i loro figli e farci amare dagli stessi».
È vero che tra le associazioni che operano nel Centro Liguori non corre buon sangue?
«No, non è affatto vero. Certo, come accade ovunque, quando si deve convivere per molte ore, possono verificarsi divergenze di opinioni. Ma da qui a dire che non ci sia armonia ce ne passa. Non conosco un luogo che ospiti ogni giorno molte persone in cui ciò non accada. Da una casa a un condominio, da un ambiente di lavoro, può accadere dappertutto, è umano, naturale, che si abbiano talvolta visioni e opinioni diverse. Mi preoccuperei del contrario. Forse però questa impressione è nata nel periodo della polemica sulla caserma, partimmo insieme con un’unica linea, ci ribellammo e poi, quando fummo chiamati singolarmente dagli amministratori, le cose cambiarono».
Una sorta di «dividi et impera»?
«Forse, ma è passata. Dobbiamo pensare ai ragazzi, non stare a rimuginare sul passato. Fatto sta che ancora mi chiedo chi sia il “genio” al quale venne in mente il Centro Liguori quale possibile sede della Caserma».
L’assessore Giliberti ha dichiarato che, tra le associazioni che operano al Liguori, soltanto la Mir avrebbe fornito i numeri e i nomi, insomma i dati, di utenti ed operatori. Gli altri, compresa perciò Annabella, avrebbero addotto ragioni di privacy per non farlo. Perché?
«Non posso dirti il motivo proprio perché non è così. I ragazzi che seguiamo sono poco più di venti e non è possibile che io non fornisca i dati perché ogni volta che ne arriva uno nuovo passa dall’Ufficio servizi sociali che poi lo manda da noi. Il rapporto con l’ufficio è ottimo e sereno. Credo che l’assessore Giliberti volesse riferirsi ad un episodio di alcuni mesi fa: mi furono chiesti per iscritto i dati dei ragazzi, la richiesta fu seguita da una telefonata fatta da una componente dello staff del sindaco e si ribadì che serviva un elenco perché i dati occorrevano alla cooperativa Mazra, per un progetto terminato poi pochi giorni fa. Redassi l’elenco e lo consegnai, in tranquillità. Immagino che l’equivoco nasca sui tempi ma di equivoco si tratta».
Cosa vuol dire per te «integrazione»?
«Agire su progetti specifici facendoli incontrare su binari paralleli. Al Centro Liguori le associazioni preparano attività insieme, ma la programmazione non è certo la stessa. Ci si incontra, integrandosi, creando occasioni e perseguendo obiettivi comuni».
Qual è stata la soddisfazione più grande in tanti anni da volontaria?
«Alcuni dei ragazzi non parlavano, non cantavano, non interagivano. Oggi c’è una realtà totalmente diversa. Siamo soddisfatti quando ci accorgiamo che uno di loro ha memorizzato le battute per una recita, ci riempie di gioia il fatto che possano riuscire a cantare una canzone da soli, ci emozioniamo per i progressi di chi magari non sapeva tenere in mano una penna ed ora ha imparato a scrivere il suo nome. Magari solo quello, ma è un risultato grande. La verità è che noi diamo tanto, li amiamo ma sono loro, alla fine, ad arricchirci, ad allargarci il cuore. Abbracciarli, sentire che ti stringono, è una sensazione che non si può spiegare».
Hai detto che l’associazione esiste dal 2003, con quale amministrazione avete lavorato meglio?
«A dire il vero abbiamo sempre dovuto lottare, chiedere, insistere, con tutte. Il Centro Liguori è nato con il sindaco Iervolino, allora si varò anche la Cad, la casa alloggio per disabili,che era davvero un bel progetto e prevedeva finanche il pernottamento dei ragazzi. Lavorammo benissimo per un anno ma poi la cooperativa cominciò a non pagare gli operatori e l’amministrazione troncò il progetto. Anche quello attuato quando il sindaco era Carmine Pone fu proficuo. Con l’amministrazione Esposito io fui eletta consigliere comunale, perciò lasciai la presidenza dell’associazione. Di quanto accade oggi, mi pare di aver detto ampiamente».
Solo un’ultima domanda: a quanto pare i lavori nel Centro Liguori cominceranno presto, per creare spazi nuovi. A tuo parere la struttura avrebbe bisogno d’altro in termini di dotazioni o di riqualificazione?
«No, credo sia una struttura ottima, come ne esistono poche nel circondario, dobbiamo esserne davvero fieri. Con l’amministrazione Esposito furono fatti anche dei lavori ai bagni, altri miglioramenti, quindi va benissimo così com’è».