- Enzo Iacopino, Presidente dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti
- Fabio Turone, Direttore dell’Agenzia di informazione medica e scientifica Zoe, Presidente di Science Writers in Italy
- Giovanni de Gaetano, Direttore del Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione, I.R.C.C.S. Neuromed
- Americo Bonanni, giornalista scientifico, Ufficio stampa e comunicazione scientifica, I.R.C.C.S. Neuromed
Pozzilli, Raccontare la scienza e la medicina
Organizzato dall’Ordine dei Giornalisti e dall’I.R.C.C.S. Neuromed un Corso per esplorare le sfide e le dinamiche che il giornalismo incontra di fronte alle innovazioni scientifiche
La diffusione della cultura scientifica al grande pubblico è un aspetto niente affatto marginale nella società moderna, soprattutto se si considera che attualmente la gran parte delle ricerche ha, con intensità e modalità diverse, un impatto diretto sulla vita dei cittadini.
I media svolgono un ruolo cruciale in questo campo, e il lavoro del giornalista alle prese con l’innovazione scientifica – soprattutto in campo medico – è spesso difficile. E’ per questo che un aggiornamento costante sulle tematiche scientifiche risulta cruciale per una corretta informazione dei cittadini. Un impegno che non riguarda solo le figure specializzate, ma tutti i professionisti del mondo dell’informazione.
E’ per questi motivi che Ordine dei Giornalisti del Molise, assieme all’Ordine Nazionale e in collaborazione con l’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli (IS), organizzano il Corso di formazione “Raccontare la scienza e la medicina. Dalla Carta di Perugia a un’etica del Giornalismo scientifico”, rivolto a tutti gli iscritti dell’Ordine. Grazie a questa fusione tra mondo dell’informazione e mondo della ricerca, saranno affrontate tematiche legate alla divulgazione scientifica, agli ostacoli e alle opportunità legate a questo tema.
Dopo il saluto di Mario Pietracupa, giornalista, Presidente della Fondazione Neuromed, il Corso vedrà come relatori:
Donne con un identico destino
Questa sera a Terzigno, in provincia di Napoli, si terrà una fiaccolata in memoria di Vincenza Avino, per ricordare lei e per avere memoria di ciò che, da troppo tempo, diciamo non deve accadere più.
E’ tempo di mettere fine alla violenza sulle donne.
La terribile comunicazione dell’omicidio di Vincenza Avino, squarcia la routine delle notizie la settimana scorsa. E’ un annuncio da pugno nello stomaco, da incredulità, una notizia che scatena mille quesiti, interrogativi, uno su tutti “perché?…”. Non c’è risposta che valga questa vita.
Sin da subito le voci che si diffondono sono quelle di omicidio commesso dall’ex compagno. Le parole che rimbombano nelle orecchie di chi ascolta, sono stalking, persecuzione, violenza, femminicidio. Tragica sequenza, terribile crescendo di atti che tante volte si ripetono, che troppe volte entrano a far parte della nostra quotidianità, delle nostre giornate.
Ancora una volta una donna, non ha potuto dire “no” fino in fondo. Il suo “no, non ti voglio più” ha avuto valore solo sino a quando lui, l’uomo che un tempo le era accanto e che ha condiviso con lei una parte della vita, ha deciso che basta, Enza doveva pagare quel suo NO! Ancora una volta, come tante altre.
Tristemente, leggendo la notizia così come riportata sui maggiori quotidiani nazionali, mi balzava agli occhi l’impersonalità con cui veniva raccontata. Si parlava de “la donna uccisa”, “la donna assassinata”, “omicidio Terzigno” indicando il nome della vittima solo all’interno dell’articolo e, sebbene io capisca l’importanza dell’oggettività, dell’imparzialità di chi rende la notizia, ho trovato che questa spersonalizzazione sia indice di abitudine nell’affrontare l’argomento, quell’abitudine che rende tutto più soft, meno grave, meno tragico e che finisce per accomunare, chi ne scrive e chi legge, in una sorta di limbo del non dolore, del non agire.
Errore imperdonabile che può costarci la mancanza di attenzione verso un problema che avvelena la nostra società.
Ciò che davvero non dovrebbe mai esserci quando affrontiamo l’argomento della violenza sulle donne, è quel senso di assuefazione misto a stanchezza, o alla sensazione di impotenza che divengono terreno fertile per la violenza stessa, humus per chi violenza vuol perpetrare.
Enza – noi la chiamiamo così, come facevano le persone amiche – a differenza di molte donne, aveva denunciato più volte il suo persecutore; Enza aveva, con coraggio, affrontato il suo persecutore e gli si era opposta.
La legge era dalla sua parte, la giustizia non lo è stata del tutto.
Senza voler puntare il dito ritengo che chi è definito stalker e, quindi, persecutore, per la natura propria del reato che commette, è considerato dalla legge – art. 612 bis c.p. – un delinquente capace di reiterare la condotta criminosa e, sebbene in attesa di processo, dovrebbe essere custodito in carcere perché, come si evince chiaramente dai tanti delitti commessi in simili circostanze, la misura cautelare degli arresti domiciliari, così come l’obbligo restrittivo del divieto di avvicinamento, molto poco possono fare per salvare la vita a chi subisce violenza.
Non punto il dito contro nessuno e, in questo modo, lo punto contro noi tutti; noi che siamo le persone di cui è formata questa società.
Noi che in quanto genitori, dovremmo insegnare ai nostri figli il valore del rispetto per gli altri, delle scelte degli altri, della libertà degli altri ed in questo modo insegneremo loro anche il rispetto per se stessi.
Partecipare alla fiaccolata di questa sera potrebbe essere l’inizio di una presa di coscienza, un atto di consapevolezza del fatto che il cambiamento siamo noi a doverlo attuare, a doverlo compiere.
Partecipare alla fiaccolata per ricordare Enza, tenere in mano la luce della memoria, della speranza che è anche impegno, potrebbe farci avere maggiore coscienza di ciò che è giusto e di ciò che è orrore, l’orrore della violenza.
L’intero paese di Terzigno, a cominciare dal primo cittadino Francesco Ranieri, organizzando questa fiaccolata e proclamando il lutto cittadino, si è assunto la responsabilità di esaudire il desiderio della mamma di Vincenza che nei giorni del suo più grande dolore ha detto: “non sia inutile la morte di mia figlia, adesso dobbiamo fare qualcosa, uniti, per le altre donne. Non possono continuare a morire donne innocenti”.
Facciamo in modo che la violenza sulle donne diventi argomento di storia e non di attualità; impegniamoci affinché non ci siano più donne unite da questo tragico destino.
Facciamole camminare quelle scarpe rosse!
(Fonte foto: rete internet)
Nel Napoletano in crisi chi salverà le casse dei Comuni dall’ultimo assalto dei saccheggiatori di incarichi e “somme urgenze”?
La crisi irreversibile del sistema socio-economico. Nel Vesuviano e nel Nolano forze dell’ordine e magistratura devono affrontare non più la camorra classica, che è quasi dissolta, ma il “sistema” dei predatori delle casse comunali.
Una grandinata metaforica è stata innescata, negli ultimi giorni, dalla parola “camorra”. In uno splendido articolo pubblicato dal nostro giornale Pino Neri, riflettendo sul numero dei Comuni della provincia commissariati per infiltrazioni mafiose nell’ultimo quinquennio, si chiede se nel Nolano e nel Vesuviano la camorra esista ancora; il ministro della Giustizia Orlando ci invita alla speranza, perché ha scoperto che la camorra si batte con i posti di lavoro (e io ero persuaso che se ci fossero posti di lavoro, se li prenderebbero i camorristi…). La Bindi, invece, è drastica: la camorra è a Napoli elemento costitutivo non si sa se della cultura, o della civiltà, o del temperamento: la signora ha promesso che chiarirà. Molti si sono dichiarati offesi dalle sue parole, e avrebbero potuto farne a meno, altri, e tra questi Roberto Saviano, hanno condiviso. Mi meraviglio, intanto, di chi si meraviglia che la signora consigliere regionale, che fino a ieri era presidente della commissione antimafia della Regione Campania sia indagata per voto di scambio “mafioso” (Il FattoQ. 19 settembre): se è vero, è una verità ovvia. Diceva Cesare che per sbaragliare i nemici bisogna conoscerli bene.
Partiamo dai nomi. Non chiamiamola più camorra, chiamiamola delinquenza organizzata, anzi, “sistema”. E il problema è risolto, alla radice: perché il “sistema” funziona dovunque, a Palermo, a Napoli, a Milano, a Venezia, a Roma. Ma a Napoli e a Palermo il “sistema” spara, ammazza: è vero. Mi domando, però, e domando, quanti suicidi e quanta disperazione abbia prodotto, solo negli ultimi dieci anni, nell’ “altra “ Italia, nell’Italia che non fa parte della casta, il micidiale intreccio tra la crisi economica e il colossale saccheggio delle casse dello Stato condotto senza sosta, e quasi senza ostacolo, dal “sistema” che mette insieme i politici, il grande capitale, i burocrati di prima fila, i commissari e i presidenti di società miste, insomma tutti gli “onnipotenti” che controllano le grandi opere pubbliche e i grandi appalti. In teoria, posso difendermi da chi mi minaccia con la pistola: ma chi mi difenderà da un consiglio regionale che un giorno si riunisce e stabilisce, in un attimo, e al di fuori di ogni tipo di controllo, di aumentare gli appannaggi, gli indennizzi e i rimborsi dei consiglieri?
Anche gli studiosi “scientifici” della camorra, Francesco Barbagallo, Marcella Marmo, Isaia Sales, Olimpia Casarino, Paola Monzini ammetteranno che la camorra, diciamo così, classica, la camorra che essi hanno studiato e descritto, nel Vesuviano e nel Nolano si è dissolta negli anni ’80, dopo la guerra tra la NCO e la Nuova Famiglia. E si è dissolta, prima nel Vesuviano, e nel Nolano poi, e più lentamente, non tanto perché sono scomparsi dalla scena i capi, mi si passi il termine, carismatici, ma perché la stagione dei grandi appalti, privati e pubblici, è finita. Resta, in alcune zone, il mercato delle droga, che è però “l’affare” più adatto a promuovere la nascita di bande “irregolari”, e a mettere in discussione – una feroce discussione – il ruolo dei tradizionali “padroni” del territorio: ciò che accade ogni giorno in certi quartieri di Napoli lo dimostra chiaramente.
In quasi tutto Sud, inoltre, la crisi economico-sociale è già manifestamente strutturale, nel senso che c’è calo demografico, la borghesia è impoverita, non ci sono più investimenti e i giovani vanno via: se ne è accorto perfino il sig. Renzi, e quelli del PD hanno perfino presentato una mozione su questa crisi, ma al dibattito in aula, dei 47 firmatari della mozione, erano presenti solo Luisa Bossa, Roberto Speranza e Paolo Beni. “In alcuni momenti sono stati presenti al massimo 11 deputati, di cui appena 6 del PD” (CdM, 12 settembre). Chi sa cosa pensa la Bindi di certi suoi colleghi.
In alcuni Comuni del Vesuviano, del Nolano e di Terra di Lavoro il dramma è andato in scena con largo anticipo rispetto al resto della Campania, perché la crisi economica e la crisi demografica si sono fuse, da subito, in una sola patologia. Con conseguenze devastanti: l’opinione pubblica si è sfaldata, il dibattito politico si è spento, non c’è sentimento del domani, anche gli usurai girano a vuoto, e le sole casse in cui sia rimasto qualche spicciolo sono le casse comunali. Il quadro che emerge dalle cronache “napoletane” degli ultimi dieci anni – una caterva di articoli di giornale pazientemente archiviati – è un solo quadro, in molte copie, con varianti poco significative. I “sistemi” si costruiscono con il voto di scambio: tu dai le preferenze a me, io do a te incarichi e “somme urgenze” attraverso il Mondo Meraviglioso degli Uffici Tecnici. Un altro Mondo Meraviglioso è quello delle società private che gestiscono, avendo vinto l’appalto, i servizi del Comune, per esempio la Nu e l’esattoria. Essendo società private, possono assumere impiegati e operai come dettano il loro piacere e il Caso, e distribuire incarichi per consulenze come il Caso e il loro piacere dettano: se impiegati, operai e consulenti fanno parte del “cerchio magico” dei politici locali e dei loro più importanti elettori, non è malizia, è, ad Acerra, a Ischia, a Scafati e così via, colpa solo del Caso. Ma per fortuna, ci sono società private che gestiscono lo stesso servizio in più Comuni: e così lo zio dell’assessore di Villanova Osca lo assumiamo nella sede del confinante Comune di Castelvecchio Osca, e il cugino del consigliere comunale di Castelvecchio lo prendiamo a lavorare a Villanova: e vediamo che diranno ora quei tizi che si impicciano di cose che non li riguardano.
I più importanti studiosi della camorra hanno dedicato poco spazio – una significativa eccezione sono i libri del prof. Barbagallo – allo sforzo che le forze dell’ordine e la magistratura hanno dovuto compiere negli anni per adeguare le categorie e le tecniche di indagine alle trasformazioni della malavita organizzata. Certo, indagare sui grandi affari, per esempio ‘a munnezza e le “cattedrali” di cemento, che sono stati pianificati e gestiti nell’ultimo trentennio del sec. XX dai cervelli fini della politica, della burocrazia e della camorra, è cosa ben diversa che controllare gli sciami di affarucci di poche migliaia di euro ciascuno che i saccheggiatori portano via dai bauli dell’ultima diligenza: ovviamente, anche con gli affarucci, quando sono parecchi, si può mettere insieme un malloppo sostanzioso.
Pare, tuttavia, che i razziatori di oggi lascino più tracce dei briganti di ieri: forse è una questione di arroganza, o di livello culturale. Forse è solo una questione di scarpe. Alla prossima: siamo solo all’inizio.
Acerra, la Questura: “niente funerale per Caruso”, il pregiudicato ucciso la sera di San Gennaro.
Motivi di ordine pubblico dietro la decisione delle autorità.
Per ordine della Questura la salma di Adalberto “Ignazio” Caruso, cognato del boss Giovanni Lombardi, ucciso in un agguato la sera di San Gennaro, non potrà essere oggetto di nessun funerale. Oggi pomeriggio, alle cinque, il corpo del pregiudicato per vari reati sarà trasportato direttamente al forno crematorio di Domicella, in provincia di Avellino, dalla ditta di pompe funebri acerrana “Pacilio”. Adalberto Caruso, detto “Ignazio a ‘mbechera”, 57 anni, moglie e due figli, è stato ucciso il 19 settembre scorso, cioè nel giorno di San Gennaro, da un killer che, forse a volto scoperto, gli ha sparato un solo colpo di Beretta alla testa. L’agguato si è consumato nella centralissima piazza San Pietro, poco dopo le 20 e 30, quando in quel momento c’erano negozi aperti, un traffico sostenuto e molta gente per strada. Caruso si trovava seduto sulla panchina dello slargo, davanti all’edicola votiva della Madonna Addolorata e al grande crocefisso sovrastante. Forse non s’è accorto di nulla nel momento in cui il sicario ha agito. Un delitto che ha tutti i contorni del classico omicidio di mafia, giunto poche ore dopo l’appello a far tacere le armi da parte dell’arcivescovo di Napoli, il cardinale Crescenzio Sepe, un monito accorato contro la violenza della camorra e ogni forma di prepotenza e sopraffazione. Intanto la Questura ha detto di no al funerale dell’ucciso. Adalberto “ignazio” Caruso era cognato del boss Giovanni Lombardi. Secondo la Dda il clan Lombardi è una temibile formazione camorristica dedita allo spaccio, alle estorsioni e all’usura.
(Fonte foto: rete internet)
San Giuseppe Vesuviano nel direttivo Nazionale del Coordinamento Agende 21
Il Comune di San Giuseppe Vesuviano, per la prima volta nella sua storia, è entrato a far parte del direttivo del Coordinamento Agende 21, la storica associazione nazionale, costituita da Regioni ed Enti Locali, che ha come obiettivo il miglioramento dell’ambiente e l’attuazione di politiche per lo sviluppo sostenibile.
L’elezione del nuovo direttivo si è svolta nel corso della XVII assemblea nazionale del Coordinamento che si è tenuta giovedì 17 e venerdì 18 settembre a Desenzano del Garda. A rappresentare l’Ente c’era l’Assessore al Governo del Territorio ing. Luigi Miranda.
“Con questo importante riconoscimento – dichiara l’ing. Miranda – viene premiato un percorso che questa Amministrazione Comunale, sin dal suo insediamento, porta avanti sui temi energetico-ambientali. Un percorso lungo e complesso che vede il nostro Comune in prima linea verso uno sviluppo sostenibile. L’adesione al Patto dei Sindaci e la redazione del Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile (PAES) ne sono un chiaro esempio, al pari dell’impegno profuso per riqualificare i nostri edifici non solo da un punto di vista funzionale ma anche e soprattutto energetico”.
“Il comune di San Giuseppe Vesuviano, unico comune campano del direttivo nazionale – afferma il Sindaco Avv. Vincenzo Catapano – sarà rappresentato nel Direttivo dal nostro Assessore Luigi Miranda. Siamo onorati di far parte di questo Direttivo alla pari di città importanti quali Roma, Milano, Bologna. Questo è un motivo in più per proseguire nelle azioni già messe in campo volte a migliorare la qualità ambientale del nostro territorio e programmarne di nuove.”
Fca, convegno al Politecnico di Napoli: ” le risposte dei lavoratori sulla nuova Pomigliano “
Domani la Fim, alla presenza di alcuni dirigenti del gruppo automobilistico, presenterà nell’università i dati del questionario consegnato ai 5mila dipendenti della fabbrica della Panda.
A cinque anni dallo strappo con la Fiom e con il contratto nazionale lo stabilimento della Panda sarà raccontato in un convegno organizzato per doimattina, alle 9 e 30, dalla Fim Cisl. L’evento è stato organizzato nell’aula magna del Politecnico di Napoli. Ci saranno il segretario generale della Fim nazionale, Marco Bentivogli, dirigenti Fiat e docenti universitari della Federico II . La Fim illustrerà i risultati del questionario consegnato ai 5mila dipendenti dell’impianto di Pomigliano, da dove è partito il nuovo contratto aziendale fortemente voluto dall’ad Sergio Marchionne. Un questionario con cui il sindacato metalmeccanico ha inteso comprendere meglio le condizioni di lavoro nel nuovo impianto ridisegnato cinque anni fa allo scopo di dare il via alle produzioni Panda e alla nuova organizzazione produttiva e sindacale.
Ecco il comunicato della Fim:
Si terrà domani 24 settembre, presso l’Aula Magna del Politecnico di Piazzale Tecchio il Convegno intitolato “La nuova Pomigliano” organizzata insieme dalla Università Federico II di Napoli e la Fim .
Al convegno parteciperà, oltre ad autorevoli dirigenti della Fca, anche il Segretario Generale Nazionale della Fim Cisl Marco Bentivogli che affronterà l’argomento delle idee del Sindacato nel nuovo contesto, dopo avere già ammodernato la Fim promuovendo un forte cambiamento di adeguamento del sindacato di cui è leader ai nuovi tempi, quelli di Industry 4.0.
Il Convegno si propone di approfondire come, i nuovi sistemi organizzativi e produttivi, frutto dell’Accordo sindacale del 2010 che ha visto la Fim protagonista insieme agli altri sindacati firmatari, abbiano influito sulle persone con i mutamenti delle condizioni di lavoro e di partecipazione al processo.
Il Convegno ha preso lo spunto da una ricerca della Fim Cisl dal titolo “Le persone e la Fabbrica” che si è sviluppata sui dati forniti da un questionario che è stato sottoposto e compilato da oltre 5000 lavoratori.
La ricerca è stata oggetto di una collaborazione tra la Fim, il mondo scientifico e la stessa FCA.
Come Fim Cisl Campania, avendo vissuto da protagonisti tutta la fase del rinnovamento che ha trasformato il vecchio stabilimento ormai in disuso in un opificio all’avanguardia mondiale sia tecnologicamente che organizzativamente, siamo orgogliosi di raccogliere oggi i frutti di una sfida al cambiamento che abbiamo raccolto e portato a compimento, indifferenti ai pesanti attacchi ricevuti, sicuri di lavorare per un obiettivo positivo e di sicuro interesse dei lavoratori.
Il Convegno di domani è l’ennesima dimostrazione del coraggio e della bontà delle nostre scelte, per l’apprezzamento che sia i lavoratori, sia la società, la comunità scientifica ci attestano.
Volla. L’Ufficio postale un anno dopo
Poste Italiane sta pianificando una riorganizzazione a livello nazionale che prevede la chiusura di centinaia di uffici postali. In Campania e in Calabria ci saranno 43 sportelli in meno.
Per “ristrutturazione aziendale” si intende generalmente l’attività di riorganizzazione di un’impresa per problemi di tipo economici e/o organizzativi. Tale processo avviene dopo un analisi dei fattori che hanno portato criticità, con lo scopo di migliorarne l’efficienza e ridurne i costi.
Poste Italiane, che di “italiano” ha sempre meno, sta pianificando una riorganizzazione a livello nazionale che prevede la chiusura di centinaia di uffici postali. In Campania e in Calabria ci saranno 43 sportelli in meno. Il suo piano di azione sembra una vera e propria ristrutturazione aziendale. I tagli e le chiusure preannunciate indicano obbiettivi di natura economica a beneficio degli azionisti, trascurando evidentemente quelli legati ai servizi per il cittadino. Un riassetto che colpirà soprattutto la popolazione più anziana, che di fatto è quella più legata ai servizi postali tradizionali. Eppure, già da tempo sono state sottolineate numerose inefficienze sull’operatività del servizio di “Poste Italiane”. Una delle tante è quella della frequente mancata consegna della posta. L’ente dichiara che la colpa è della errata toponomastica dei territori e della mancanza dei numeri civici.
A Volla, e non solo, i disagi non riguardano solo la consegna della posta, ma rappresentano un vero e proprio malessere nel rapporto con cittadini. L’edificio postale locale si trova all’angolo tra Via Dante Alighieri e Via Aldo Moro in una specie di container di circa 100 metri quadrati, adattato, ristrutturato e, sembra, “bonificato dall’amianto” da qualche anno. All’interno del piazzale della struttura quasi sempre c’è il pieno di automobili dei “clienti” e dei dipendenti, che vengono “affidate” ad un parcheggiatore, rigorosamente abusivo.
“Qualche scalino disastrato, una specie di pensilina e ci si accorge che l’ingresso diretto agli uffici è impedito da una porta automatica chiusa, regolata dall’interno, che viene aperta a seconda dell’affluenza del pubblico. Indipendentemente dalla pioggia, vento, neve, freddo, caldo o afa, per i clienti dell’ufficio, c’è un primo sbarramento con attesa all’esterno del locale. Qui, secondo l’afflusso, si forma una lunga fila di persone in attesa che per fortuna riesce a mantenere l’ordine di arrivo, educatamente. Esiste una legge che regola la quantità di persone presenti all’interno della struttura: non più di trenta, in questo caso. A mano a mano che vengono serviti i clienti interni, la porta d’ingresso magicamente si apre e lascia che si compia il ricambio … Si entra due alla volta … Qui, comincia la seconda attesa, quella ufficiale. Ci si può sedere e prendere il numero dedicato al servizio da eseguire. Ben presto, però, ci si accorge che si è entrati in una specie di prigione dalla quale non conviene uscire, se non si sono completate le operazioni. Se vi è l’esigenza di soddisfare dei bisogni fisiologici, meglio rinunciarvi, dal momento che la struttura ne è sprovvista. Pensare di uscire per poi rientrare significherebbe rifare la fila fuori, saltando il turno faticosamente conquistato”.
Un anno fa, il Movimento Cinque Stelle locale organizzò un sit-in e una petizione per evidenziare i disagi e l’inefficienza dell’Ufficio Postale. A questa iniziativa partecipò anche qualche esponente del partito democratico locale. I moduli con le firme furono consegnati dai penta stellati in procura, al comune di Volla e direttamente alla sede centrale di Poste Italiane. Nell’esposto si elencavano i numerosi disagi e si chiedeva un intervento: locali inadeguati, operazioni lente o bloccate, insufficienza di personale, mancanza di servizi igienici, nervi tesi tra utenti e dipendenti. Nonostante la numerosa partecipazione dei cittadini a sostegno di questa iniziativa, da allora è cambiato poco e nulla. L’ente ha solo provveduto a incrementare con qualche risorsa part time il personale, ma, come allora, qualunque sia l’operazione da fare, portarla al termine, è un’impresa eroica. Se da una parte il segnale è stato positivo, dall’altra parte ci si sarebbe aspettati un rafforzamento del servizio ben più convincente, con l’ampliamento del numero degli sportelli. Oggi rimangono quasi tutti i problemi che portavano e portano all’esasperazione della cittadinanza. Le file esterne in molti giorni del mese continuano, le attese sono sempre lunghissime, i servizi spesso sono erogati in maniera insufficiente, per la complessità delle operazioni e per la disorganizzazione. In più pare che anche il personale mostri sempre più segni d’insofferenza. I dipendenti fanno malvolentieri da ammortizzatori tra un servizio inadeguato e la clientela incavolata e maldisposta, pronta a riversare su di loro le tensioni accumulate. La conferma di ciò è stata quando ci siamo recati con il nostro foto-reporter per un sopralluogo e per scattare foto esterne alla struttura. Alla vista della macchina fotografica, uno dei dipendenti ha preteso spiegazioni e autorizzazioni per concederci un click, forse comprensibile poiché abituato a trattare con le “raccomandate”. Allarmato ha chiesto l’intervento delle forze dell’ordine, che dopo essere giunte hanno verificato che le immagini prese sono pubbliche e facilmente reperibili sul web. Foto ingenue e anche poco affascinanti, ma sicuramente foto che, come sempre più spesso accade, valgono più di mille parole.
(Fonte foto in evidenza: Rete internet)
Caivano, “parco verde” e “bronx”: “alto impatto” dei carabinieri. Sorvegliato speciale finisce in manette
Denunciate altre cinque persone. Scoperta ingente quantità di hashish nascosta all’interno del parco verde.
I carabinieri della compagnia di Casoria hanno effettuato un servizio ad alto impatto nel “parco verde” e nel “bronx” di Caivano , sottoponendo a perquisizioni e controlli pregiudicati e soggetti d’interesse operativo della zona.
Nel corso dell’operazione è stato tratto in arresto un sorvegliato speciale, denunciate in stato di libertà 5 persone.
Nella zona condominiale di uno degli isolati del “parco verde” sono stati infatti rinvenuti e sequestrati circa 120 grammi di hashish e 4 bilancini di precisione oltre a materiale per il confezionamento in stecchette.
E’ quindi finito in manette Frontone Emanuele, 33 anni, residente a Casalnuovo di Napoli in via mons. Peluso, sorvegliato speciale con obbligo di dimora, sorpreso in via f.lli rosselli in violazione all’obbligo imposto con la misura di prevenzione.
Denuncia in stato di libertà anche per un 30enne del parco verde già noto e libero vigilato, ritenuto attiguo al gruppo camorristico dei “Ciccarelli” operante per il controllo degli affari illeciti a Caivano. L’uomo è stato sorpreso in compagnia di pregiudicati in violazione a prescrizioni imposte con la misura di sicurezza.
Un 23enne del luogo è stato infine denunciato per detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio.
Napoli. Agenzie di cittadinanza, valorizzare risorse e competenze del territorio. Domani la presentazione del progetto
L’appuntamento è per domani alle 10.30 presso la Sala Giunta di Palazzo San Giacomo. L’iniziativa promossa in sinergia da CSV Napoli e Comune di Napoli è finalizzata al sostegno delle “Agenzie di cittadinanza”.
Giovedì 24 settembre 2015 alle ore 10.30 nella Sala Giunta di Palazzo San Giacomo, verrà presentata la seconda edizione del “Bando Agenzie di Cittadinanza“. L’iniziativa promossa in sinergia da CSV Napoli e Comune di Napoli è finalizzata al sostegno delle “Agenzie di cittadinanza”. Si tratta di un progetto che coinvolge le dieci municipalità di Napoli, con l’obiettivo di valorizzare le risorse e le competenze del territorio per incrementare la partecipazione, la cooperazione, le esperienze di auto mutuo aiuto e ad attivare forme di aiuto leggero a fasce sociali a rischio.
Le Agenzie di cittadinanza rappresentano, dunque, un virtuoso esempio di dialogo tra istituzioni e mondo del volontariato, oltre che uno dei maggiori investimenti fatti a Napoli a favore delle associazioni di volontariato e dei loro progetti.
Il bando, infatti, rivolto alle organizzazioni di volontariato di Napoli e Provincia in rete con altri soggetti del Terzo Settore, prevede un finanziamento pari a euro 650.000,00.
All’incontro di presentazione interverranno Roberta Gaeta, Assessore al welfare del Comune di Napoli; Nicola Caprio, Presidente CSV Napoli; Giulietta Chieffo, Direttore centrale welfare e servizi educativi.





