Napoli, Osservatorio Vesuviano (INGV). Workshop internazionale sul monitoraggio dei vulcani
A Napoli, scienziati di tutto il mondo si riuniscono per discutere sulle tecniche più innovative di monitoraggio dei vulcani.
I vulcani da sempre costituiscono oggetto di grande interesse da parte dell’uomo, per la loro pericolosità e per le loro risorse.
I vulcani Italiani Vesuvio, Campi Flegrei, Ischia, Etna, Stromboli, Vulcano, hanno alimentato leggende mitologiche ed ispirato scrittori e poeti nei secoli. I loro paesaggi surreali, marcati dalle esalazioni di gas, hanno per millenni rappresentato nell’immaginario dell’umanità delle porte aperte per altri mondi: divini o infernali. Oggi, i vulcani dell’area campana, proprio per la loro densità di popolazione, sono considerati i più a rischio del Mondo.
Dal 28 al 30 settembre 2015, l’Osservatorio Vesuviano, sezione di Napoli dell’INGV, ha invitato a Napoli i maggiori esperti internazionali di monitoraggio dei vulcani e gestione delle emergenze vulcaniche.
Gli scienziati si incontreranno per confrontarsi sulle tecnologie più innovative di monitoraggio, ossia per comprendere al meglio anche i più piccoli segnali che possono indicare l’approssimarsi di eruzioni.
Argomento particolarmente importante in un’area, quella Napoletana, contenuta tra tre aree vulcaniche: Vesuvio, Campi Flegrei ed Ischia, tra le più densamente popolate al mondo.
Tre giorni di intenso confronto scientifico che si concluderà con la visita ai siti, vesuviani e flegrei, che ospitano i più innovativi sistemi di monitoraggio recentemente installati dall’Osservatorio Vesuviano.
Il Workshop organizzato in occasione della conclusione di importanti Progetti di Ricerca nazionali ed internazionali (PON-MONICA, PON-VULCAMED, MIUR-ITEMS e ICDP-CFDDP) vedrà gli scienziati fare il punto sugli attuali sistemi di monitoraggio avanzato, definendo poi le linee di sviluppo delle tecnologie più promettenti per il futuro, calibrate specificamente per aumentare la capacità di previsione delle eruzioni e di gestione delle emergenze vulcaniche. In ultima analisi, per mitigare il rischio vulcanico, che è altissimo nelle nostre aree.
Il Workshop, che si svolgerà in lingua inglese, verrà tradotto in italiano in simultanea così da consentire ai cittadini interessati di seguire un evento di alto valore scientifico ma anche con forti implicazioni sociali nell’area campana.
In difesa dei diritti delle donne migranti, l’Udi di Napoli fa appello alle istituzioni
Di seguito il testo inviato agli indirizzi istituzionali responsabili, da diverse esponenti dell’Udi di Napoli.
All’on. Angelino Alfano Ministero dell’interno
All’On Giovanna Martelli consigliera per le pari opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
All’On. Luigi Manconi Presidente della commissione straordinaria per la promozione dei diritti umani.
La presenza delle donne nei centri di prima accoglienza e in quelli di identificazione è spesso sfuggente. La cronaca si occupa di loro, delle loro condizioni, solo in coincidenza di criticità.
La notizia del possibile rimpatrio di decine di giovani donne provenienti dalla Nigeria, deve finalmente richiamare l’attenzione della politica sulla crucialità che queste donne incarnano: le violenze certe dalle quali fuggono, quelle dovute alla loro invisibilità nel fenomeno globale delle migrazioni e quelle insite nel contesto di approdo, spesso violento e ricattatorio, e le mire delle reti femminicide e schiavistiche.
Secondo quelle che sembrano più che supposizioni, un numero imprecisato di donne arriva nel nostro paese in fuga non solo da guerre e fame, ma anche per sfuggire a leggi imposte bande criminali. Sappiamo inoltre che non di rado, con promesse false, assumono un oneroso debito, che per pagarsi un viaggio liberatorio, proprio con la libertà saranno costrette a pagare, venendo così “importate” come merce sessuale e come schiave
Le nostre leggi offrono alle donne, sottoposte a ricatti e mire criminali delle reti dello sfruttamento sessuale, salvaguardie e possibilità delle quali proprio le stesse titolari dei diritti sono inconsapevoli.
L’emergenza continua nella quale si sta compiendo la naturale ricerca di nuovi orizzonti di sopravvivenza e di vita da parte di donne uomini, non aiuta a evidenziare la strumentalità dei divieti e delle barriere, forse le più invalicabili nella storia del mondo, e non aiuta affermare il dovuto riconoscimento delle differenze tra generi nella migrazione.
Gli stereotipi di moglie e madre che sono i soli a giustificare tanto la comparsa in cronaca e tanto l’attribuzione dei diritti, in un paese come il nostro che si dichiara sulla soglia del riconoscimento della piena libertà delle donne, devono cedere il passo ad altre consapevolezze verso le donne che nel nostro Paese giungono non solo in fuga dalle armi, ma anche da guerre che nei loro paesi “in pace” sono state dichiarate verso il loro genere.
Il rimpatrio per una donna fuggita da paesi come la Nigeria, può significare morte per lapidazione, per stupro, per segregazione sessuale.
Noi chiediamo di essere rassicurate, con particolare riferimento alle 40 donne di origine Nigeriana in transito a Ponte Galeria, sull’applicazione dell’Art. 18 del Testo Unico di pubblica sicurezza per l’immigrazione, della legge 75 e delle norme italiane e internazionali che regolano la materia del rimpatrio verso paesi nei quali è prevista la pena capitale, o limitazioni della libertà per reati non contemplati dal diritto del paese ospitante.
Le sottoscritte: Stefania Cantatore (UDI), UDI di Napoli, Elvira Reale (Salute donna), Associazione Salute donna, Chiara Carpita (Resistenza Femminista), Imma Barbarossa, Simona Ricciardelli, Clara Pappalardo (ARCI donna Napoli), Carla Cantatore (UDI)
Terra dei Fuochi, il figlio del vigile eroe si dimette: “comune di Acerra inerte”
Fuga dall’osservatorio comunale ambientale: con Emiliano Liguori vanno via l’avvocato Carmela Auriemma e l’ingegnere Vincenzo Caprioli.
“L’amministrazione comunale di Acerra non fa nulla di concreto per contrastare l’inquinamento che affligge il territorio”. E’ il contenuto sostanziale della lettera con cui ha annunciato le sue dimissioni dall’Osservatorio Comunale Ambientale Emiliano Liguori, figlio del vigile-eroe Michele, morto di cancro dopo aver sequestrato, per anni, molte discariche pericolose. Insieme a Liguori si sono dimessi per lo stesso motivo l’avvocato Carmela Auriemma e l’ingegner Vincenzo Caprioli, cioè tutti i componenti proposti a suo tempo dalle associazioni ambientaliste nello speciale organismo costituito dal comune allo scopo di contrastare le problematiche della Terra dei Fuochi. Nella lettera di dimissioni si spiegano tutti i motivi dell’abbandono. “La perdurante inattività – vi si scrive – dell’osservatorio (quasi cinque mesi), le inascoltate richieste di convocazione ai fini di una valutazione delle problematicità attinenti alla qualità dell’aria, la mancata comunicazione delle attività amministrative riguardanti le materie ambientali di competenza dell’osservatorio, la scarsa propensione di quest’amministrazione a dare seguito e attuazione alle attività deliberate dall’osservatorio, rendono necessarie e improcrastinabili le dimissioni dei membri che sono stati nominati in rappresentanza dei comitati e delle associazioni dei cittadini “. Le prove di quanto asserito sono, in sintesi, secondo i dimissionari, le seguenti: ” la mancata comunicazione dei dati e delle modalità di utilizzo della centralina acquistata dal comune su impulso dell’osservatorio; l’omessa convocazione di una riunione sugli sforamenti registrati dalle centraline dell’Arpac poste a controllo della qualità dell’aria; la totale divergenza tra le problematiche reali e quelle messe all’ordine del giorno delle convocazioni dell’osservatorio; l’omessa adozione di provvedimenti circa la sistematica assenza alle riunioni dell’osservatorio del rappresentante nominato dal’ Arpac; l’inadeguatezza strutturale dell’ufficio ambiente del comune; la superficialità dimostrata nella gestione dell’impugnativa dell’autorizzazione integrata ambientale concessa dalla Regione al termovalorizzatore; infine c’è l’ultima convocazione dell’osservatorio, quella del 25 settembre, che non ha avuto come oggetto le reali criticità ambientali, come i continui sforamenti delle centraline dell’Arpac e la richiesta dell’Atr di realizzare un altro impianto di smaltimento dei rifiuti, e che è avvenuta con modalità che non consentono il proficuo lavoro dei partecipanti “.
La truffa Pogba, il naso di Chiellini, la rabbia del Pipita: e la Juventus si scoprì sfigata
Il Napoli vince 2 a 1 e certifica la crisi (momentanea?) della Vecchia Signora.
Sgomberiamo subito il campo da un equivoco: Napoli – Juventus non è la madre di tutte le partite, come pure è stato detto nei giorni passati. O almeno: lo è per i napoletani ma non per gli juventini, abituati a catalizzare l’antipatia degli avversari praticamente in tutta Italia. Per fare un esempio: anche Fiorentina – Juventus è la madre di tutte le partite per i viola, mentre non lo è per i bianconeri. Il punto è che, finché si vince, essere odiati è una goduria. Gli altri si incazzano e tu fai i goal, gli altri inveiscono e tu esulti: un gioco meraviglioso, il massimo del divertimento. Poi succede che il meccanismo si inceppa, che invece di Pirlo, Tevez e Vidal ti ritrovi in squadra calciatori che non è neppure il caso di nominare e allora, magari, tutto quell’odio finisce persino per trasformarsi in commiserazione. Già, poverina la Juventus, che quest’anno non beneficia neppure di aiuti arbitrali. Una squadra sfigata. Un gruppo che si mette paura. Così, quasi all’improvviso. Ma siccome altrettanto improvvisamente la Juventus potrebbe rimettersi a giocare, macinare punti e a scalare la classifica (perché la squadra tanto scarsa non è), affrettiamoci ad elencare le tre sfighe più grandi patite dalla Vecchia Signora durante la partita col Napoli (vinta dagli azzurri 2 a 1, gol di Insigne e Higuain, giusto per la cronaca):
- Il deprezzamento di Pogba. Diciamolo: se davvero Marotta e compagni fossero riusciti a vendere il francesino a cento milioni di euro, avrebbero compiuto la truffa più grande d’Europa (dopo quella della Volkswagen, of course). Invece hanno voluto tenerlo, dargli le chiavi della squadra, responsabilizzarlo. Lui, che fondamentalmente è ancora un bambinone che si diverte a fare il tiro a segno (e a fare centro ogni tanto). La partita col Napoli lo ha certificato: Pogba non vale cento milioni
- Il naso di Chiellini. C’è stato un momento in cui il difensore della Juve e della nazionale ha preso una botta sul naso. Sangue, tanto sangue. E subito una speranza: “Oddio, si è raddrizzato?”. Macché, quest’anno va tutto storto, figuriamoci se si raddrizza il naso di Chiellini.
Da ora in poi Napoli sarà cultura e arte. Al femminile
Un’idea nata durante un viaggio all’estero dà vita a un progetto artistico e culturale di ampio respiro, con le voci e le energie al femminile più significative della città di Napoli.
“Ero a Berlino”, dice Gabriella Rinaldi, introducendo la serata di “Napoli da ora in poi” del 25 settembre alla Casina Pompeiana “quando mi venne in mente che nella nostra città ci sono cose belle e positive che non prendiamo mai in considerazione, rese quasi invisibili dall’abitudine alla negatività e dall’indifferenza. Pensai di fare qualcosa per renderle visibili”. Da qui, da questa semplice riflessione è nato il progetto “Napoli da ora in poi”, che raccoglie quindici artiste napoletane in un percorso che coniuga musica, luoghi e sapori, i tre cardini intorno a cui ruotano le attività progettuali. Presentato nel giugno scorso nella bellissima chiesa recentemente restaurata e riaperta al pubblico di Sant’ Aniello a Caponapoli, “Napoli da ora in poi” è un sito, una compilation (Di Voce in Canto)di brani inediti creati appositamente per il progetto e dedicati ciascuno a un luogo particolarmente amato, un acronimo (NA≥DOP, una sorta di denominazione di origine protetta a garanzia della qualità e dell’autenticità della proposta culturale), un progetto multimediale di ricerca e contaminazione di stili performativi diversi, con le radici salde nella nostra storia e nella nostra terra e lo sguardo fermamente rivolto al futuro.
Le serate del 25 e 26 settembre alla Casina Pompeiana della Villa Comunale di Napoli si sono svolti nell’ambito della rassegna Estate a Napoli FEMME-NA, patrocinata dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune, in partnership con Legambiente. I concerti hanno rappresentato una sorta di preludio alla rassegna “Di Voce in Canto”, patrocinata da Legambiente e dall’Arcidiocesi di Napoli, che comincerà il 23 ottobre per concludersi, dopo un fitto calendario, il 2 gennaio 2016. La rassegna si svolgerà nella Chiesa di Sant’Aniello a Caponapoli e vedrà alternarsi le quindici protagoniste di NA≥DOP: Gabriella Rinaldi, Cristina Donadio, Brunella Selo, Annalisa Madonna con Gianluca Rovinello, DEVA, Monica Pinto, Daniela Carelli, Fiorenza Calogero con Marcello Vitale, Daelle, Armanda Desidery, Katres, Piera D’Isanto, Raffy & Lea, Cristina Pucci, Maria Chiara: attrici, cantanti, scrittrici che raccontano la propria visione di “Napoli da ora in poi” attraverso i tre cardini del progetto. Dal punto di vista musicale si mescolano generi e stili diversi: dalla reinterpretazione dei brani classici del primo Novecento, alla canzone d’autore, al melting pot elettronico, al jazz strumentale. Le artiste sono accompagnate da una band formata da Dario Franco, Max Carola, Piero de Asmundis, Carlo De Gennaro e Mario Russo. Il gruppo è supportato da un team di professionisti che con grande entusiasmo hanno dato vita al progetto: Max Carola, musicista e produttore, Roberto Russo, fotografo, Bianca Fabbrocino, food consultant.
Nonostante la grande quantità di problemi irrisolti che attanagliano Napoli, l’abbandono, la stagnazione, la marginalizzazione, la città è ricca di energie creative e culturali. Il progetto “Napoli da ora in poi” ha il grande merito di raccogliere proposte artistiche vitali e innovative, fuori dai binari della consuetudine e del culto superficiale della tradizione, che troppo spesso la svuota di senso e non le fa nemmeno onore. Ha anche il merito (perché a volte è un merito) di essere di parte, dando spazio alle voci femminili della città, mettendole insieme e creando sinergie positive e propositive. Il gruppo di artiste si è formato, è già affiatato e al lavoro. Ne vedremo delle belle.
De Luca e i lavoratori del consorzio di Bacino: incontro a sorpresa, ad Acerra
Ieri il presidente della giunta regionale ha voluto incontrare per strada i lavoratori del consorzio unico di bacino e i disoccupati dei movimenti.
E’ stata un’iniziativa nel suo tipico stile, schietto, da “compagno” d’altri tempi. Del resto si sa: Vincenzo De Luca è così, passionale ma anche legato a chi viene dal basso, dalla strada. E proprio per strada ieri il presidente della giunta regionale ha voluto dedicare un fuori programma, quando cioè ad Acerra i lavoratori del consorzio unico di bacino e i disoccupati dei movimenti nel pomeriggio hanno fatto pressing per ottenere “udienza” dal governatore. In quel frangente infatti De Luca era impegnato con il cardinale Crescenzio Sepe e con il vescovo di Acerra, Antonio Di Donna, sul fronte dell’evento “ricostruire la città”, nella giornata che la Chiesa ha voluto dedicare al rilancio del territorio. A ogni modo il faccia a faccia tra il governatore e i disoccupati non è stato di quelli facili. Il prologo infatti è stato drammatico. A un certo punto infatti un lavoratore del consorzio regionale di bacino, senza salario e senza mansione da tre anni, ha messo la sua camicia davanti alla macchina che in quel momento stava trasportando il presidente della Regione. Un gesto forte che ha quindi spinto De Luca a scendere dall’auto e a incontrare gli esponenti del consorzio e dei movimenti. “Farò di tutto per risolvere il vostro problema – ha promesso De Luca – nella nostra agenda c’è ovviamente la risoluzione della questione ambientale ed è in questo ambito che si inquadra anche il vostro dramma”.
Delitto di Pordenone, il militare di Somma continua a dichiararsi innocente
Il giovane commilitone sommese, amico e ex coinquilino di Trifone, assediato da Tv e reporter si dichiara completamente estraneo ai fatti. Intanto è stata trovata l’arma del delitto e le indagini sembrano essere ad una svolta.
“Voglio anch’io la verità e sono convinto che emergerà la mia totale estraneità. Allora come oggi io e gli amici di Trifone siamo a pezzi per questa tragedia”. E’ quanto ha affermato Giosuè Ruotolo , 26enne di Somma Vesuviana, commilitone, e al momento unico iscritto nel libro degli indagati per il duplice omicidio dei fidanzati di Pordenone. In una Somma Vesuviana sotto shock e presa da assalto da reporter e tv per cercare di disegnare l’identikit del giovane militare che ,se si trovasse la prova schiacciante dovrebbe rispondere del duplice omicidio di Trifone Ragone e Teresa Costanza, freddati lo scorso 17 marzo con diversi colpi di pistola all’uscita della palestra che solitamente frequentavano, non pochi amici e conoscenti sono pronti a giurare sull’innocenza di Ruotolo, “colpevole solo – dicono alcuni familiari – di possedere un’audi e di non avere un alibi la sera del delitto. E’ un incubo, un incubo senza fine. Speriamo che gli inquirenti trovino presto il vero assassino”. Figlio di un insegnante e di un pensionato, riservato e tranquillo, il giovane sommese su cui pende l’infamante accusa non si è sottratto alle domanda dei reporter, continuando a dichiararsi innocente. Intanto le indagini proseguono speditamente ed è stata trovata nel vicino parco anche l’arma del delitto, la beretta 7.65. La presenza dell’intero meccanismo della pistola consentirà non solo la verifica di tracce biologiche, ma anche quella della compatibilità coi bossoli ritrovati sulla scena del delitto. Più complicato sarà per gli investigatori associare la pistola al caporale: per questo servirà ritrovare elementi precisi ascrivibili a Ruotolo, che ha sempre negato anche il semplice possesso di una pistola.
(Fonte: Tgcom)
In Viaggio Ancora, a Somma Felice Romano in “intrecci di Note tra Pop e Jazz”
Per l’ultima data del suo tour Felice Romano fa tappa a Somma Vesuviana. Si esibirà questa sera a Piazza San Sossio.
Ultima data di una tour straordinario per Felice Romano che Domenica 27 Settembre 2015 torna a Somma Vesuviana (NA) dove, nell’ambito della Festa Insieme, Solidarietà e Fraternità, porterà il suo spettacolo Intrecci di Note tra Pop e Jazz.
A pochi giorni dal successo ottenuto allo Spartacus Arena di Santa Maria Capua Vetere, Somma Vesuviana sarà l’epilogo di una stagione estiva strepitosa che ha visto il cantautore di Pomigliano D’Arco esibirsi su palcoscenici unici: da Minori a Positano, in Costiera Amalfitana, a Salerno (Arena del Mare) e a Napoli (Maschio Angioino) e in altre straordinarie location, tra spiagge, siti archeologici, castelli e moli.
Ovunque grande risposta del pubblico per un “concept” che ripercorre la storia della musica Italiana riadattata in chiave pop/jazz.
Un mix di passato e presente dall’intramontabile repertorio classico napoletano, passando attraverso un omaggio ai grandi artisti partenopei quali Eduardo Bennato, Eduardo De Crescenzo e Pino Daniele, fino alla reinterpretazione in chiave jazz di pezzi di Sergio Cammariere, Alex Britti, Daniele Silvestri ed il classico Francesco De Gregori il tutto condito da alcune “chicche” del proprio artistico dello stesso Felice Romano.
Sul Palco con Felice Romano, che suona anche piano e chitarra, cinque tra i più affermati e riconosciuti musicisti della scena artistica nazionale.
Mariano Barba alla batteria, Domenico Monda alle percussioni, Antonio Ottaviano al piano, Luigi Fiscale al contrabasso e Peppe Fiscale alla tromba.
Le ricette di Biagio. Gli spaghetti del “rastrellaro”, con cozze, vongole e un paio di alici salate.
I “rastrellari”, splendidamente descritti da Nello Oliviero, raccoglievano i frutti di mare che le onde, “ ai tempi d’oro”. portavano sulle spiagge di Santa Lucia, di Marechiaro e di Posillipo.
Ingredienti (per 4 persone): spaghetti; ½ kg. di vongole; ½ kg. di cozze; tre acciughe salate; ½ bicchiere di vino bianco secco; prezzemolo; origano; aglio; pepe: sale; olio. Pulire e lavare vongole e cozze al solito modo, disporle in una casseruola che sia capace di contenerle quando si apriranno, farle aprire a fuoco vivace, smuoverle di tanto in tanto evitando di agitare il liquido di cottura. Sgusciare la maggior parte delle vongole e delle cozze, conservarne alcune nelle valve: serviranno per ornare il piatto. In una padella ampia preparare un soffritto con olio, aglio schiacciato, trito non minuto di prezzemolo, e le acciughe salate deliscate. Aspettare che le acciughe si sciolgano al calore del fuoco moderato, aggiungere il mezzo bicchiere di vino bianco secco, aspettare che evapori. Calare nel soffritto tutte le vongole e tutte le cozze, sgusciate e non, mescolare, aggiungere una parte del liquido di cottura dei mitili che deve essere, ovviamente, purgato da ogni impurità, aggiungere il pepe e un altro spruzzo di vino bianco secco, far insaporire, spegnere il fuoco prima che “ i frutti di mare” si asciughino fino a rinsecchire. Scolare gli spaghetti, versarli nel sugo della padella, aggiungere una quantità minima di liquido di cottura dei mitili, mescolare e “saltare” il tutto. Il piatto va in tavola con in cima le cozze e le vongole non sgusciate, l’origano e il prezzemolo tritato.
Il passaggio essenziale di questa ricetta è il “soffritto”. E’ necessario che le acciughe salate si dissolvano interamente e facciano un solo corpo con il prezzemolo e con il vino. Il sapore delle acciughe è fondamentale per dare tono ai “frutti di mare” e liberarli da ogni traccia di quella nota di umor viscido che talvolta essi esprimono. E’ fondamentale però che i “frutti di mare” non si prosciughino sul fuoco fino a diventare gommosi: sarebbe la rovina irreparabile del piatto. Centrale è anche il ruolo del vino: noi abbiamo usato, in cucina e in tavola, il “Vigna del Vulcano Bianco “ di “Villa Dora”, un bianco secco che sui piatti di pesce non ha rivali, poiché, come abbiamo detto altre volte, il suo asciutto vigore rispetta la mappa dei sapori e dei profumi del piatto e con il suo aroma e con i suoi toni questo vino vesuviano crea, in bocca e al naso, uno spazio puro in cui quei sapori e quei profumi si esaltano.
Biagio Ferrara
Poiché lo chef ha detto tutto, a me non resta che spiegare le ragioni per cui al piatto, che pare semplice, ma non lo è, abbiamo dato il nome di “spaghetti del rastrellaro”. In realtà, la ricetta è un “classico” della gastronomia napoletana, con l’aggiunta di una nota, le acciughe salate, che la cucina ligure rivendica come sua propria, ma che in realtà appartiene a tutta la cucina italiana di costa. E veniamo al “rastrellaro”. La scopiazzatura dei libri altrui è una sconcezza maleodorante, soprattutto se lo scopiazzatore non solo dimentica di citare la fonte da cui ha ricavato le notizie, ma non riesce nemmeno a copiare con precisione. Alcuni testi classici napoletani, che non si ristampano più, sono esposti alle incursioni dei predatori di storie e di “colori” di Napoli: ovviamente, i libri di cucina e di gastronomia risultano tra i più saccheggiati. Nel libro “Storie e curiosità del mangiare napoletano”, pubblicato nel 1983, Nello Oliviero dedica pagine memorabili al mondo dei pescatori che popolavano le spiagge di Marechiaro, di Santa Lucia, di Posillipo. I frutti di mare, “ che ai tempi d’oro si raccoglievano sul bagnasciuga o erano addirittura trasportati dalle onde sulla spiaggia”, venivano raccolti dai “rastrellari”. E questo è il ritratto che ne disegna l’Oliviero: “In qualche quadro ispirato all’arte veristica dei primi del ‘900, capita ancora di incontrare qualcuna di queste figure dai volti bruciati dal sole, dagli occhi arrossati dalla sferza del vento e della salsedine, intenta, sui gozzi ancorati, a manovrare lunghe pertiche terminanti con un rastrello che portava in superficie sabbia e frutti di mare. Era un mestiere da esperti, la cui fiorente categoria contava verso la fine dell’ ‘800 più di duecento iscritti riuniti in due cooperative, quella di Sant’ Antonio a Posillipo e quella di Santa Caterina al Porto”. Nello Oliviero “vede” la sua Napoli con gli occhi di un pittore, con lo sguardo di Irolli e di Migliaro. Intorno ai “rastrellari” e ai banchi degli “ostricari” si intrecciano anche le storie di qualche re di Napoli, di Alessandro Dumas, di Goethe, di Hackert, di chiese, di riti e di santi, come Santa Caterina di Alessandria, che dei “rastrellari” era la protettrice. Ma per oggi basta.
La storia di Napoli è tutta nella sua lingua, che è un patrimonio universale. Il mondo dei social network pullula di paladini di Napoli e della napoletanità, che è un’orrida parola: molti di questi paladini farebbero bene a imparare a scrivere la lingua napoletana, a non ridurla a una somma di grugniti goti e burgundi.
Gli spaghetti del “rastrellaro” accendono lo spirito polemico: il merito, o la colpa, è dei “frutti di mare”. Per fortuna, il “Vigna del Vulcano” esorta alla saggezza.
La storia di Napoli è più forte di certi napoletani.
Alenia: incendio nella grande fabbrica di Pomigliano. Ma il gruppo aeronautico minimizza.
Paura e danni nel reparto verniciatura. Nube alta nel cielo. Però l’azienda afferma che non è successo quasi niente.
E’ durato per ore ed ha provocato danni l’incendio che è scoppiato alle due di notte nello stabilimento Alenia Aermacchi di Pomigliano. Le fiamme si sono levate dal reparto verniciatura. C’è stato spavento tra i lavoratori, alcune decine, impegnati nel terzo turno di lavoro, il lavoro notturno (nella verniciatura si lavora anche di notte, a ciclo continuo). Fumi nocivi di vernici e solventi si sono sprigionati dal capannone in cui si verniciano le fusoliere dell’Atr, il velivolo passeggeri turboelica. Quindi l’ intervento dei vigili del fuoco, che sono stati impegnati fino all’alba. L’area della verniciatura è stata interdetta per alcune ore. Intanto ieri c’è stato caos organizzativo in azienda. A ogni modo l’Alenia ridimensiona l’accaduto. “Non ci sono stati danni. Inoltre il lavoro nel reparto verniciatura è ripreso dopo alcune ore: la notizia non c’è”, ha fatto sapere il gruppo aeronautico. Difficile a questo punto stabilire la verità. Da un lato ci sono le testimonianze (rigorosamente anonime per ovvi motivi ) di alcuni lavoratori. Dall’altro c’è l’azienda che dichiara l’opposto. Silenzio da parte delle forze dell’ordine.
(Fonte foto: rete internet)

