Alenia: incendio nella grande fabbrica di Pomigliano. Ma il gruppo aeronautico minimizza.

0
Paura e danni nel reparto verniciatura. Nube alta nel cielo. Però l’azienda afferma che non è successo quasi niente.      E’ durato per ore ed ha provocato danni l’incendio che è scoppiato alle due di notte nello stabilimento Alenia Aermacchi di Pomigliano. Le fiamme si sono levate dal reparto verniciatura. C’è stato spavento tra i lavoratori, alcune decine, impegnati nel terzo turno di lavoro, il lavoro notturno (nella verniciatura si lavora anche di notte, a ciclo continuo).  Fumi nocivi di vernici e solventi si sono sprigionati dal capannone in cui si verniciano le fusoliere dell’Atr, il velivolo passeggeri turboelica. Quindi l’ intervento dei vigili del fuoco, che sono stati impegnati fino all’alba. L’area della verniciatura è stata interdetta per alcune ore. Intanto ieri c’è stato caos organizzativo in azienda. A ogni modo l’Alenia ridimensiona l’accaduto. “Non ci sono stati danni. Inoltre il lavoro nel reparto verniciatura è ripreso dopo alcune ore: la notizia non c’è”, ha fatto sapere il gruppo aeronautico. Difficile a questo punto stabilire la verità. Da un lato ci sono le testimonianze (rigorosamente anonime per ovvi motivi ) di alcuni lavoratori. Dall’altro c’è l’azienda che dichiara l’opposto. Silenzio da parte delle forze dell’ordine. (Fonte foto: rete internet)

Le fotografie di Marco D’Antonio struccano la realtà e vi trovano imprevedibili trame di senso.

Il senso di ogni “scatto” nasce dalle mobili relazioni che si intrecciano tra l’artista, l’immagine e il fruitore. La fotografia di D’Antonio è un “divertimento” che costruisce con i dati della percezione molteplici modelli del reale. Non è il caso di perderci all’interno di un problema, il rapporto tra la fotografia e la realtà, che ha portato allo scontro filosofi e studiosi delle arti visive, e ha costretto perfino Umberto Eco a cambiare più volte posizione: parlare di quel rapporto significa affrontare due argomenti capitali della filosofia della conoscenza: l’immagine e la realtà. Diceva Brecht, e Walter Benjamin si dichiarava totalmente d’accordo, che la fotografia artistica non è mai solo “una restituzione della realtà”, ma è anche e soprattutto un commento, una ricostruzione. Per ricostruire bisogna smontare: Benjamin usa un verbo tedesco, che Enrico Filippini, traduttore, per Einaudi, di “Breve storia della fotografia”, rende con “struccare”, un termine che è un groviglio di significati. Ma chi strucca la realtà e con il materiale costruisce un nuovo modello fa un secondo “miracolo”: sottrae quel frammento di realtà al suo contesto, al suo “qui e ora”, lo immette nel patrimonio universale della conoscenza, lo apre a ogni possibile interpretazione. Ancor più che i poeti, il fotografo d’arte non è più padrone dell’immagine, e le ragioni per cui ha deciso di fare quello “scatto” non coincidono quasi mai con le ragioni che spingono il fruitore a dire: questa fotografia mi piace.  Se leggo due volte lo stessa poesia e lo stesso racconto, la seconda volta ho l’impressione di leggere qualcosa di diverso da ciò che ho letto la prima volta: la “lettura” di una immagine fotografica, che ha la forza di dettare immediatamente analogie e corrispondenze, moltiplica quell’effetto e infine risulta problematica come il percorrere un labirinto, alla ricerca dell’inizio e della fine. Le fotografie di Marco D’Antonio, fotografo professionista, sono un geniale “divertimento”: e qui uso la parola nel senso letterale: sono, all’inizio, un gioco di “distrazione”. L’artista ci fa vedere un brano di realtà limpidissima, in cui pare che perfino l’ombra dei corpi non sia altro che luce camuffata. La fotografia che apre l’articolo è, a prima vista, la “riproduzione” di una scena frequente nella vita quotidiana di una qualsiasi strada d’Italia. Ma se non mi faccio “distrarre” in via definitiva e incomincio a confrontarmi con i dettagli, e a ordinarli secondo una linea di interpretazione, mi accorgo che in questa immagine ci sono almeno due percorsi di senso, e che i due percorsi sono antitetici. “ Leggo” prima i segni del luogo e vedo che sono segni di una realtà  già attaccata dalla corrosione e dal disfacimento:  sbreccato è il muro, la ruggine morde i tubi, i basoli sono consunti, a sinistra le due ordinate colonne di  annunci funebri, alcuni dei quali sono corredati con la fotografia  del defunto, rappresentano, con evidenza pedagogica, l’intensità del senso di disfacimento, e , per analogia, coinvolgono nella stessa suggestione anche l’immagine della porta chiusa e dei minacciosi maniglioni, e il “Fuori” stampato sul cartello.  E’ fatale che si sia tentati di trovare lo stesso senso anche nei personaggi, tutti di età evidentemente matura. Ma se rileggiamo, con attenzione, notiamo che questi personaggi trasmettono segni che sono in antitesi con quelli trasmessi dal luogo: le magliette, le camicie, le scarpe, il telefonino, perfino la vespa, nuova e lavata di fresco, suggeriscono spirito giovanile, il bianco dei capelli è assorbito nelle macchie di luce, una impressione di solidità viene dalla postura stessa e dalla corporatura degli uomini. Due dei personaggi seduti si mettono in posa, il terzo non vuole che la sua faccia venga fotografata, l’uomo in piedi finge che la cosa non lo interessi. I sorrisi e i gesti comunicano, con la forza dell’immediatezza, un’impressione di vitalità: quei signori ci dicono che hanno ancora molto da dire, da apprendere, da vedere. Ma se la nostra lettura parte dai personaggi e poi va a soffermarsi sul luogo, allora nella “costruzione” di Marco D’ Antonio possiamo trovare un senso opposto, pirandelliano: questi signori maturi si vestono da giovani perché si illudono di poter ingannare il Tempo, che però li avverte della loro ingenuità, li minaccia, in un certo modo li irride circondandoli con i segni del disfacimento. E’ superfluo chiedersi quale sia il percorso vero: la scelta dipende dallo stato d’animo e dall’intelligenza ermeneutica del fruitore. Nell’ “occhio” artistico di Marco D’ Antonio ci sono, inseparabili, la diffidenza e la passione: la diffidenza gli serve per “giocare” con la realtà e per non lasciarsi “giocare” da essa, la passione viene alimentata dalla gioia fantastica che è propria dei “costruttori”. Nella fotografia “b”, pubblicata in appendice, il “gioco” parte da uno schema classico della fotografia (e della pittura), il “controluce”, e si sviluppa attraverso corrispondenze geniali: l’arco della volta, la linea spezzata dei lati dei basoli che viene verso di noi, una lanterna spenta al centro di uno spazio vuoto, e, in fondo, le forme che si intrecciano nella luce e la muovono.  Nessuno avverte il desiderio di vedere illuminato il corpo della donna con il cappello: la ragione del suo “essere” nello scatto è l’armonia perfetta in cui si dispongono  l’aprirsi  del braccio, l’incrociarsi delle gambe, il movimento in atto del corpo: il ritmo di questa armonia perfetta è dettato dalla linea circolare del cappello . Togliete il cappello alla “figura” e l’armonia e il senso dello “scatto” si dissolveranno in un insieme di particolari insignificanti, e il “controluce” risulterà solo un vezzo tecnico. Era fatale che Marco D’ Antonio, Maestro dello struccare e del costruire, sperimentasse la fascinosa strada della “Retrofotagrafia”, che ricostruisce la struttura dei luoghi sovrapponendo le forme di oggi alle forme – palazzi, carrozze, folla, insegne – che costituivano quello stesso luogo decine e decine di anni fa (v.  in appendice una retrofotografia di Portici ).  Di questa sperimentazione, che presuppone l’indagine storica,  discuteremo direttamente con  l’artista: a cui chiederò anche  lumi sul suo progetto di fotografare, nella prospettiva del “sogno”, le scale più famose di Napoli, alcune delle quali vennero costruite da architetti capaci di “inventare” con la pietra, con le linee e con i volumi  incontri onirici di luci e di ombre. Gli elementi che abbiamo tentato di fornire dimostrano ampiamente quanto sia originale l’arte di Marco D’ Antonio, che è stato finalista in concorsi internazionali, nel 2013 ha tenuto mostra a New York ed è membro di “Tau Visual”, l’associazione di fotografi professionisti. L’artista è di Portici, e Portici per me significa anche la pittura di Marco De Gregorio e di Federico Rossano, e significa le riflessioni che sul finire del sec.XIX Rossano sviluppava sul rapporto tra pittura e fotografia. Forse hanno ragione quelli che pensano che anche la storia delle arti sia circolare.
Foto b)
Foto b)
Retrofotografia di Portici
Retrofotografia di Portici
 

Pozzilli, grande successo per la Notte dei Ricercatori 2015

 In migliaia tra studenti e cittadini per un incontro con la scienza. Dopo tre giornate intense, è calato il sipario sulla Notte dei Ricercatori 2015. Un ‘tour de force’ che ha visto, nelle mattinate di giovedì, venerdì e sabato, cinquemila studenti – provenienti dal Molise e dalle regioni limitrofe – affollare il Parco Scientifico Neuromed di via dell’Elettronica. E migliaia di cittadini e associazioni hanno fatto lo stesso nei pomeriggi e nelle serate tanto da portare il numero di visitatori al Centro ricerche a un totale di diecimila. E’ stato un modo per incontrare i ricercatori, dialogare con loro, condurre semplici esperimenti. In una parola, avvicinare scienza e società, nello spirito di una manifestazione che l’Unione Europea promuove ogni anno. Sullo sfondo dell’edizione 2015 c’era un tema di base: la luce, a richiamare direttamente la decisione ONU di intitolare proprio il 2015 “anno internazionale della luce”. La luce in tutti i suoi aspetti, medici e scientifici, è stata infatti al centro di molte delle iniziative proposte. La luce vista dagli occhi, quella dei laser che aiutano a scoprire i segreti delle cellule, o ancora quella particolare usata in alcuni tipi di microscopio. Ma non solo. C’è stata l’occasione per parlare di malattie rare, di frontiere della ricerca sulle patologie neurodegenerative e sui tumori cerebrali; di innovazione tecnologica con il progetto Cyber brain, di studi sulla prevenzione, di corretti stili di vita, delle nuove tecniche chirurgiche e delle patologie legate agli occhi, vere finestre del cervello. Scienza e salute si sono quindi fuse per fornire a studenti e cittadini una prospettiva globale su quello che è il mondo della scienza, e su cosa significa per la vita di tutti il lavoro che i ricercatori fanno ogni giorno. La Notte dei Ricercatori è stata poi arricchita da una serata, quella di venerdì, che ha visto telescopi e planetario a disposizione del pubblico, per una visione ancora più ampia della scienza sotto i suoi vari aspetti.   Sabato, infine, dopo la visita degli studenti delle scuole superiori, spazio al cuore, all’alimentazione e allo sport. La ‘pedalata del cuore’, ha visto assieme i bikers dell’Associazione Iapca Iapca, i ricercatori e il personale Neuromed, i cittadini di Pozzilli e dei paesi vicini.   Ospite della serata conclusiva, tra i tanti accorsi durante la manifestazione, S.E. Monsignor Giancarlo Bregantini, Vescovo dell’Arcidiocesi di Campobasso che così ha commentato il suo percorso della luce al Neuromed: “resto molto ammirato da questa abbondanza di modalità di diffusione didattiche. Dal fatto che i ragazzi delle scuole si interessano, vedano, sperimentino insieme ai ricercatori, perché credo che l’impegno della medicina di oggi sia, oltre saper curare, quello di diffondere l’idea che la malattia è un’esperienza della vita non da nascondere ma da affrontare. La conoscenza che i bambini sviluppano con questa attività, di accorgersi dei difetti del proprio corpo guardando gli altri, permette loro di sentire che la vita ha una normalità anche nel momento del dolore che è, quindi, da capire e da affrontare”.   La frase di Marie Curie è molto bella – ha continuato il vescovo metropolita – non c’è da temere se io conosco per poi imparare ad affrontare la vita. La dedizione dei ricercatori rappresenta un altro esempio didattico per i ragazzi. Infine la dimensione mondiale della ricerca, che qui al Neuromed si coglie, ci fa rendere conto che lo scienziato non ha confini”.   La Notte dei Ricercatori 2015 di Neuromed ha quindi chiuso i battenti segnando un successo che ha superato tutte le aspettative.   La Notte dei ricercatori Neuromed ha visto il Patrocinio del Parlamento Europeo, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca, del Ministero della Salute, della Regione Molise, della Provincia di Isernia e del Comune di Pozzilli  

Scandalo refezione: il sindaco di Casalnuovo annuncia che mangerà a scuola, con i bambini.

0
Ma il dottor Antonio Pelliccia polemizza: “Fa solo demagogia: invece avrebbe dovuto annunciare la costituzione di parte civile del comune”.     “Quando comincerà la nuova mensa, il 5 ottobre, io e gli assessori mangeremo i pasti del servizio di refezione insieme ai bambini, nelle scuole”. Massimo Pelliccia, da maggio neo sindaco di Casalnuovo, mette le mani avanti dando un segnale puntato a tranquillizzare tutti circa la qualità della refezione scolastica a Casalnuovo. Un messaggio distensivo, questo dell’iniziativa-spot annunciata dal primo cittadino per il mese entrante, perché proprio Casalnuovo è la città che ospita gli uffici della Puliedil-Cea. Si tratta infatti della ditta finita al centro di una tempesta giudiziaria su appalti truccati attraverso sesso, tangenti a go go e cibi scadenti. Alimenti che hanno fatto stare male i bimbi di vari comuni serviti dall’impresa. Intanto non si sa se anche a Casalnuovo i piccoli ospiti delle scuole materne locali siano stati colpiti da gastrite alimentare. C’è un solo neo venuto alla luce dalla breve storia casalnuovese di questa strana azienda, quando cioè nell’inverno del 2013 fu trovato un dente umano nel pasto destinato a un bambino della scuola materna di viale dei Tigli. Un particolare di non poco conto di cui in municipio nessuno si ricorda. Per il resto quel che è certo è che nella città alla porta nordorientale di Napoli la Puliedil da oltre due anni non fornisce più alle scuole materne i pasti preparati e confezionati. L’ex sindaco Antonio Peluso, il 10 ottobre del 2013, ha rescisso il contratto che legava il comune all’impresa finita nella bufera. Un anno prima che Peluso rimuovesse la Puliedil erano state sollevate polemiche in città sull’opportunità di conferire all’impresa, già sotto inchiesta in altre regioni, l’appalto di refezione per l’anno 2012-2013, del valore di circa 1 milione e mezzo di euro. In quel periodo la Puliedil-Cea, subentrata a un’altra impresa, ha iniziato in ritardo il lavoro per conto della municipalità casalnuovese, soltanto nel gennaio 2013, per cui gli alunni non hanno potuto usufruire dei pasti per oltre tre mesi. Ma la ditta controllata dai fratelli Carfora e Summa ha operato solo cinque mesi, fino al giugno successivo. Poco più di tre mesi dopo è stata rimossa. Anche in questo caso, però, i bambini sono rimasti per quattro mesi senza refezione. La nuova ditta che, a sua volta, ha sostituito la Puliedil, la Sirio di Cercola, è infatti sopraggiunta nel febbraio del 2014. Comunque da allora non si sono più registrati ritardi e conseguenti blocchi del servizio. “No, non ho rilevato nulla di anomalo – rassicura una mamma davanti al primo circolo didattico, ubicato sul centrale corso Umberto – che io ricordi non ci sono state polemiche negli ultimi tempi sulla qualità del cibo fornito dalla refezione”. Intanto la Sirio si appresta a fornire la sua prestazione per il terzo anno scolastico consecutivo e per un importo iniziale dell’appalto di 1.676.200 euro. Scuole servite: 7 per 13 plessi e un totale di 1367 bambini. Costo di ogni pasto: 6 euro circa. A ogni modo la sensazione è che a Casalnuovo molte cose debbano essere ancora chiarite. Questo perchè proprio di questa città è Raffaele Manna, l’unico esponente di una asl finito agli arresti. Manna è l’ispettore sanitario sospettato di aver favorito in modo illegale la Cea-Puliedil. Lavora nel presidio dell’Asl Napoli 2 di Casalnuovo. Quel che ieri si è saputo di lui è che un suo parente stretto, ad aprile, si è candidato in una lista elettorale di un noto ex amministratore locale, un personaggio che per molto tempo è stato impegnato sul fronte dei servizi comunali. Nel frattempo l’ex candidato a sindaco del comune ed ex iscritto al Pd, il dottor Antonio Pelliccia, figura storica del mai decollato centrosinistra casalnuovese, polemizza sull’annuncio del prossimo show tranquillizzante del sindaco (solo omonimo) Pelliccia, la prossima mangiata nelle scuole insieme agli alunni delle materne. “Il sindacò invece di fare annunci del genere – ha commentato il dottor Antonio Pelliccia – avrebbe dovuto invece dare un segnale molto diverso annunciando la costituzione di parte civile del comune al prossimo processo sulla Puliedil. Però qualcosa mi dice che non lo farà”.                                                                                     

La bomba VW sulla città fabbrica.

Dopo la Grecia e la bolla cinese, una nuova causa di turbolenze in Borsa. Quando scoppia uno scandalo, il danno non è mai limitato. Si espande a macchia d’olio, scoprendo gli altarini dei vicini e svelando meccanismi e dinamiche nascosti. La notizia del mese (i tedeschi la definirebbero forse dell’anno) è la manipolazione, da parte della casa automobilistica Volkswagen, delle emissioni di scarico. In realtà, questa è solo la punta dell’iceberg. Da più di un anno la casa di Wolfsburg era sotto osservazione. L’International Council on clean transportation stava conducendo, assieme alla West Virginia University, uno studio per testare la performance dei motori su strada. In effetti, è emerso che i risultati di laboratorio sono sistematicamente migliori rispetto a quelli in strada. Ulteriore risultato della ricerca è che, in Europa, 11 macchine di sei diverse case automobilistiche hanno emissioni in media pari a sette volte lo standard; ciò non è sintomo di una manipolazione, ma di normative europee poco esigenti e tetti di emissione dei gas di scarico relativamente bassi. Il primo effetto collaterale dello scandalo è la diffusione del rumor sulla commissione europea. Pare che Bruxelles avrebbe ricevuto pressioni da vari Paesi dell’UE affinché i test sulle emissioni di anidride carbonica non fossero perfezionati. Non è un caso, forse, che l’entrata in vigore delle nuove limitazioni europee sia stata rimandata al 2021. Ad un certo punto dello studio, l’attenzione si è concentrata su automobili Volkswagen negli States. La notizia – di fatto seguita all’ammissione da parte di VW –  è che 11 milioni di veicoli commercializzati in tutti il mondo, di cui solo 480mila venduti negli Stati Uniti, sono dotati di un dispositivo capace di falsare il test, in maniera tale che l’inquinamento prodotto è maggiore di quello dichiarato. ???????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????? La reputazione del colosso tedesco è altamente danneggiata, lo prova una social storm media senza precedenti, a detta dell’italiana Reputation Manager; il valore del brand ha perso oltre 10miliardi di dollari Il Ceo si è dimesso, il cda sta cambiando completamente forma. Il titolo Volkswagen ha perso il 35% in una settimana. Le società di rating hanno posto il gruppo sotto osservazione, il rischio di un crollo del merito di credito non è trascurabile. In effetti, VW potrebbe dover pagare 18miliardi di multa alle autorità americane. A fronte di un impegno incerto, ma quanto mai corposo, il gruppo tedesco dovrà riservare una parte dell’utile per l’eventuale manifestazione della spesa: dovrà accantonare 6,5miliardi di euro. La macchia d’olio si è espansa per tutta l’Europa, Italia compresa. Sono già stati annunciati controlli random a tappeto, il che ha penalizzato tutti i titoli del settore auto, in particolare Bmw e Fca: non è prematuro parlare di una crisi del settore automobilistico. È sui mercati finanziari, si sa, che tutta questa confusione si riversa. Il dato economico importante è che si vedono borse chiudere in rosso, quando la banca centrale sta implementando una politica espansiva: è un fatto storicamente raro. L’unico listino europeo in verde è l’indice italiano FTSE MIB, insieme a Parigi. CONTI IN TASCA http://ilmediano.com/category/politica/conti-in-tasca/

Terra dei Fuochi, Stato e Chiesa a convegno ad Acerra. I Movimenti: ” Il problema sono loro: ci censurano “

Proteste contro l’organizzazione dell’evento di oggi da parte della diocesi locale. Ambientalisti e disoccupati accusano i vescovi di ” connivenze con il potere che inquina. Alla manifestazione il cardinale Sepe e il governatore De Luca.   ” Ci hanno detto che uno di noi poteva parlare ma solo se avessimo modificato i testi dei nostri interventi. Nel frattempo con la polizia hanno impedito ai nostri compagni di entrare nel teatro “. Lo denuncia un giovane esponente della sinistra movimentista di Acerra, mentre nel teatro Italia si sta consumando la scena del vescovo Antonio Di Donna che davanti a centinaia di studenti, di altri vescovi, di sindaci e politici della zona, parla nell’ambito dell’evento “ricostruire la città “, sorta di raduno per il rinnovamento ambientale e sociale del territorio della Terra dei Fuochi.  Fuori però, davanti al teatro, i militanti dei Volontari Civici, che non hanno potuto fare ingresso, espongono due striscioni velenosi. ” Chi ha distrutto la città non la può ricostruire “, si legge in uno. Dentro un contadino invitato dalla diocesi a parlare dice tutt’altro. ” Non è vero che i campi e i frutti sono inquinati, sono tutte dicerie. Li abbiamo sempre sorvegliati i nostri terreni “, afferma sicuro. Nella platea c’è chi si indigna. ” Ma che sta dicendo ? Qui siamo rovinati e lui nega tutto ! E i contadini che si sono presi i soldi dalla camorra ? Che si sono stati zitti quando l’ecomafia faceva nelle terre il bello e cattivo tempo ? E la falda acquifera inquinata ? “. A qualche centinaio di metri gli altri militanti della sinistra extraparlamentare e i senza lavoro dei consorzi di bacino espongono sul recinto del castello dei Acerra una altro striscione impietoso nei riguardi della Chiesa e delle istituzioni. Tira aria da guerriglia di strada da queste parti. Dopo pichi minuti pico, dopo le 17 giungono sul palco allestito nel piazzale Renella, l’arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe, e il presidente della giunta regionale, Vincenzo De Luca. I carabinieri sorvegliano tutti i varchi d’accesso, chi protesta è  fuori dal piazzale.

Somma, Sveva Romano campionessa europea del pattinaggio freestyle

 

Bellissime notizie giungono da Busto Arsizio, dove Sveva Romano, atleta della Somma Skating School guidata dal Presidente ed Allenatore  Kimon Fusco, dopo il titolo nazionale, si è laureata campionessa europea nella disciplina speed del pattinaggio freestyle. Piazzamento anche per la campionessa italiana Manuela Palo reduce da un infortunio. Entrambe hanno rappresentato al meglio i colori della nazionale italiana e quello della Società di pattinaggio sommese, autentica fucina di giovani promesse nel panorama sportivo. I nostri complimenti dunque a Sveva per il prestigiosissimo risultato conseguito.

 

Il 118 in campania, “carneade … chi e’ costui?”

Venerdì 25 settembre alle ore 9,00 nell’Auditorium dell’Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri della provincia di Napoli, in via Riviera di Chiaia, l’A.P.E.T. (Associazione Professionisti Emergenza Territoriale) ha organizzato un incontro/dibattito sul tema “Quale 118 in Regione Campania?”. Al convegno hanno preso parte operatori del settore, istituzioni e cittadini. Interessanti sono state alcune relazioni specifiche degli addetti ai lavori che hanno evidenziato soprattutto i dati e le criticità del servizio. Tra questi, molto significative sono state le cifre degli interventi attuati dal servizio del 118, le condizioni di precarietà e di difficoltà nelle quali versano la parte organizzativo-strutturale, quella strumentale (i mezzi a disposizione degli operatori datati e obsoleti) e, soprattutto, la parte relativa al personale, la maggior parte del quale è precaria e/o prestata da altri servizi. In tutti gli interventi è stata evidenziata la grande conflittualità e la scarsa comunicazione esistente tra i vari livelli che compongono il “Sistema 118”, a partire dall’utenza che spesso “confonde” il ruolo del 118, togliendogli la sua dignità, in quanto non un semplice “trasporto infermi”, ma l’anticipo sul luogo dell’intervento della diagnosi e del trattamento. Tale anticipo spesso risulta il momento principale, determinante e più significativo dell’intero processo clinico-strumentale che ha come fine quello di salvare la vita al paziente. Per i relatori uno degli obiettivi prioritari dovrebbe essere quello di ridurre i momenti di conflittualità tra i vari livelli che compongono il sistema (utenza, territorio, medici di base, operatori della centrale, ambulanze, ospedali, lungodegenze, servizi sociali, ecc…), obiettivo che, a parere degli esperti della rete “emergenza/urgenza”, trova soluzione nell’informazione, nella divulgazione della cultura dell’emergenza e  nella valorizzazione delle figure professionali che operano nei servizi del 118. Era stata annunciata la presenza delle massime autorità del territorio, tra le quali quella del Cardinale C. Sepe, del Governatore V. De Luca (PD), del Sindaco L. De Magistris, il Presidente della Commissione Regionale Sanità, R. Topo (PD), il Commissario dell’ASL Napoli 1 Centro, R. Pizzuti, il Presidente dell’ordine dei Medici, S. Scotti, la Presidente della Commissione Regionale speciale Trasparenza, V. Ciarambino (M5S). Tra tutte le personalità istituzionali invitate, l’unica presente e attiva al convegno, è stata la rappresentante del Movimento 5 Stelle Valeria Ciarambino, che ha dichiarato di essere andata al convegno in qualità di “… presidente della Commissione Regionale Trasparenza, che ha tra gli altri anche il compito del controllo sull’utilizzo dei fondi della spesa sanitaria … come consigliere regionale, eletta dai cittadini col mandato di lavorare per il bene comune … e come membro della commissione Sanità, perché la politica debba essere anzitutto ascolto … Sono andata per ascoltare e approfondire le criticità insieme a chi quotidianamente le vive e fa sacrifici enormi per continuare a garantire un servizio essenziale, salvavita …” La Ciarambino ha offerto disponibilità di ascolto e di collaborazione “ per intessere una rete con questa parte della società civile perché invii alla commissione gli input e le segnalazioni di aspetti su cui indagare, fare trasparenza e far emergere illeciti … per iniziare insieme un percorso che consenta anche di individuare le soluzioni migliori, delle quali intendo farmi portavoce in seno al Consiglio …” La portavoce del Movimento 5 Stelle condividendo l’appello degli operatori sulle “criticità” del “Sistema 118”, quali la “… mancanza di criteri organizzativi uniformi, scarsi mezzi, precariato, mancanza di turn over ed età elevata degli operatori, strumentazione insufficiente o inadeguata, turni di lavoro massacranti, mancanza di informazione e di integrazione col sistema ospedaliero sono solo alcuni dei problemi emersi …”, ha espresso lo “ … sconcerto sull’assenza del presidente della giunta e del presidente della commissione Sanità rispetto a un ambito così critico e determinante. Infine Valeria Ciarambino ha chiarito il suo pensiero sulla funzione della politica che “… per qualcuno è ascolto e servizio … e noi dovremmo pretenderlo da tutti i politici, altrimenti perché sono stati eletti?” Animata partecipazione durante tutte le varie fasi del dibattito. L’assenza di gran parte dei rappresentanti delle istituzioni ha scatenato non poche polemiche. Si può essere tolleranti se ascoltati. L’idea è che sembra che molti già sapessero a chi attribuire gran parte delle colpe. Decreti e leggi fatti e mai attuati. Gradita la disponibilità della Ciarambino, considerata per molti speranza, per altri messaggera, nel comunicare, a chi “alloggia” nelle mura della grande fortezza della Regione, che in Campania gli unici ad essere ancora “pazienti” sono i “malati”.  

Ercolano, la legalità usurata

0
Serranda di esercizio commerciale chiusa per usura (fonte web)
Serranda di esercizio commerciale chiusa per usura (fonte web)

La triste e purtroppo comune storia di chi viene rovinato dagli strozzini. La vicenda umana di un ercolanese che ha rischiato la vita per opporsi agli usurai e all’ipocrisia di una cittadina che si voleva fuori da queste logiche mafiose.

Talvolta si pensa che certe cose possano accadere solo nei film o che siano argomento da TG o semplicemente le vediamo tanto distanti da noi, che per sorte o per distanza, stentiamo a credere che ancora oggi, un essere umano possa ridurre un suo simile ad uno stato di semi schiavitù e di completa e profonda umiliazione. L’usura oggi esiste ed è, nonostante tutto, nonostante esista ormai un apparato di protezione e tutela delle famiglie colpite da questa sciagura, un male che difficilmente si riuscirà ad estirpare e questo fin quando non cambierà la struttura stessa della società, troppo radicata nella mafiosità.

Siamo stati avvicinati da un uomo la cui famiglia è rimasta vittima dell’usura, un figlio di Ercolano che da lì è dovuto fuggire per le minacce ricevute e le angherie subite dai suoi cari. Cerchiamo, grazie a lui, di capire quali siano le dinamiche che conducono un imprenditore verso l’usuraio e come questo lo assoggetti senza lasciargli via di scampo.

Ci spieghi, qual è la realtà dei fatti, come si arriva ad essere vittima degli strozzini?

«Quante vittime conosco di usura, tante! Conosco persone che da anni pagano interessi su interessi, subendo umiliazioni atroci. Ad Ercolano, quando adocchiano un uomo in gamba, che riesce sempre a risollevarsi economicamente, questo diventa una preda degli usurai, ti accerchiano, ti studiano, ti mandano amici e amici degli amici per crearti qualche problema lavorativo, poi si presentano loro, prima per aiutarti, e poi, come ogni usuraio sa fare, per rovinarti ed è da lì che incomincia il calvario.»

Ma più nello specifico, cosa accade, come agiscono?

«Ho conosciuto usurai che quando adocchiavano qualche bella proprietà, esclamavano: “tanto me la prenderò, già so che viene da me e io lo distruggerò”. Conosco invece vittime che sono morte di dispiacere, ma purtroppo il debito è ricaduto sui figli perché, si sa, l’usuraio non fa sconti a nessuno e qualsiasi sia la tua attività, a loro servirà sempre e comunque qualche tuo prodotto. Ho visto con i miei occhi caricare auto di merce senza pagarla: pizzerie, abbigliamento, alimentari, concessionarie, di tutto e di più, tutti sottostanno a questa dura realtà.»

Ma cos’è un usuraio, in pratica che fa?

«Quando sei sotto usura smetti di vivere, diventi di loro proprietà, si presentano puntualmente a casa, nella tua attività, per metterti ansia, per umiliarti innanzi a familiari e agli amici o semplicemente davanti ai clienti. Si vantano in pubblico, fermano figli e parenti per strada, e con aria arrogante gli dicono: – lo sai che tuo padre mi deve dei soldi? – Poi ci sono i figli degli usurai, che fanno scuola appresso ai padri. Ad Ercolano c’è il piccolo e il grande usuraio, ci sono diverse proprietà di cui gli strozzini si sono impossessati, purtroppo la mia città porta sulla coscienza tanta brava gente, marchiata a vita da queste sanguisughe, attribuendo loro la nomea di mal pagatori, ma nulla è vero, hanno pagato e pagano ancora, restando però in silenzio.»

Ma non c’è nessuno che si accorga di questa cosa?

«Ma ad Ercolano c’è addirittura chi denigra chi è sotto usura, punta il dito su di loro ma per altri scopi, questi sono quelli che hanno fatto marcia indietro, che fanno da intermediari per gli usurai, quelli che ti prestano piccole cifre, chi addirittura salda il debito dal salumiere per importi di 400/500€ per poi riprenderseli con interessi del 20 o 30% purtroppo non tutti conoscono questo sistema, il commerciante che finisce sotto le grinfie di questi, ha vita breve perché ogni mese, quando deve dare gli interessi, o fa altri debiti, o svende ciò che ha. Il problema sta quando il fornitore versa l’assegno, e tu mica puoi dire ho svenduto la merce per pagare l’usuraio? No, allora se lo trovi buono e ti comprende, non ti fa protestare l’assegno, ma se non ne vuole sapere, tu sei fottuto, quindi per non andare in protesto fai un ulteriore debito, perché ormai la merce non ce l’hai più. Questo giro finisce nel momento in cui l’usuraio capisce che sei al verde, ed ecco che incomincia a prendersi l’appartamento, il locale, l’attività, l’oro, le pellicce, tutto! Ma nel frattempo? Mica il debito è estinto! No!»

Ma gli amici, i parenti …

«Purtroppo, anche in questo caso, quando c’è chi con il debito non ha nulla a che fare, questo si ritrova in mezzo ai guai; perché se qualche amico in difficoltà, ti chiede aiuto, e tu gli fai da garante per non farlo umiliare, l’usuraio incomincia anche con te.»

Ma mai possibile che nessuno si ribelli?

«A Ercolano ci sono vittime di usura, che per ridare i soldi indietro, sono state costrette a fare cose impensabili, voglio infatti precisare che dietro ad ogni usuraio c’è sempre una famiglia malavitosa pronta ad intervenire nel momento in cui la vittima non riesce a saldare il debito e, nella maggioranza dei casi, il debito viene pagato interamente, compreso di interessi ma l’usuraio non si accontenta, e per tutta la vita sei in debito con lui.»

Eppure oggi esistono tante associazioni “antiracket” che combattono l’usura, non ha pensato di affidarsi a loro?

«Certo che sì, mi sono rivolto a più associazioni, preti antiracket e antiusura ma tutto è stato invano, solo umiliazioni e battutine ironiche, alcuni membri sono stati onesti a dirmi a priori che era solo una perdita di tempo, salute e dignità, ma nel frattempo il giorno prima sventolavano bandiere di legalità, volantini con i numeri per chiedere aiuto, con su scritto “chi denuncia non è solo”. Hanno solo aumentato di gran lunga le mie già tante sofferenze; conosco personalmente decine di persone che anche loro si lamentano di questo stato delle cose e ci sarebbe tanto da raccontare ma per il momento mi fermo qui, facendo un appello alle associazioni di aiutare veramente le vittime. Basta con questi teatrini! Basta! È inutile che ad un congresso parlate, parlate! Ci vogliono i fatti e mi rivolgo anche al governo, semplificate ma vigilate sulle varie procedure per i fondi, i mutui, ecc. perché ci sono forti favoritismi e questo non è giusto, la legalità non fa favoritismi o cerca scorciatoie, la legalità è legalità e tale dev’essere e non un lavoro dal quale trarre, in maniera talvolta illecita, un profitto.»

L’amministrazione comunale e il sindaco vi sono stati vicini?

«Per nulla, neanche un messaggio di solidarietà. Qualche giorno prima delle elezioni lo contattai spiegandogli la mia situazione, mi promise che avrebbe fatto pulizia, che gli dispiaceva per la mia situazione, ma poi nulla, solo parole e la cronaca degli ultimi mesi mi ha confermato il perché. C’è poi qualche membro del partito di maggioranza, candidato alle ultime elezioni, tra l’altro anche stretto parente di un usuraio e stretto amico di persone indagate, che su facebook scrive che dovrebbe essere legale estorcere le proprietà alle vittime, sì, che bisogna avere pietà di chi spara e non di chi muore, quindi, di cosa parliamo? Poi c’è chi sta cercando in tutti i modi di infangare il mio nome, e chi fa abuso d’ufficio per mettermi in difficoltà. Poi purtroppo leggo in giro sui vari social network, e sento da voci di popolo, che ad alcuni personaggi da fastidio questa presenza assidua dell’arma dei carabinieri; ho letto con i miei occhi commenti sgradevoli rivolti ai carabinieri di Ercolano, che con grande onore indossano la loro divisa, queste sono chiacchiere fatte da persone malvagie che vengono portate come esempio internazionale della professionalità ercolanese, della nuova Ercolano, ma che nel loro curriculum vantano non solo fronde d’alloro ma anche parenti con reati gravi, quali usura, droga ed estorsioni. quindi mi rivolgo ai cittadini onesti: appoggiate il lavoro dei carabinieri, sosteneteli! Perché sono loro la vera legalità.»

Un’ultima domanda mi preme farle. Ormai è risaputo che affidarsi agli usurai è una strada senza uscita, come ci è finito anche lei?

«È inutile dire che le banche al sud, contribuiscono anche loro a mandare i propri clienti in mano agli usurai. Una volta mi è capitato che un direttore di banca mi disse, ma non trovi nessuno che ti presta i soldi? Sotto usura ci finisci perché ti braccano, e in tutti i modi ti creano problemi; poi c’è il cliente che non ti paga, poi c’è la crisi e via dicendo; posso confermare che il 40-50% dei commercianti è sotto usura. Poi gli usurai sono abili a dimostrarsi amici, ti fanno complimenti, ti elogiano, fino a che non arrivano al loro intento, poi, dopo entra in scena il diavolo che c’è in loro.

Purtroppo, solo negli ultimi anni lo stato si è attivato nelle nostre zone, prima non esisteva chi denunciava, perché al sol pensiero di denunciare già eri steso a terra stecchito; non ci dimentichiamo dei tanti morti ammazzati a Ercolano. Purtroppo entri in un vortice spaventoso. Ora però, grazie alle forze dell’ordine e alla magistratura tutto è cambiato, loro sono i nostri angeli, persone che lavorano 24 ore su 24 per tutelarci, per assicurarci un futuro migliore, ma purtroppo a Ercolano non tutti sono riconoscenti. Una volta 5.000€ per una settimana mi costarono 8.500€, entri in un vortice che solo denunciandolo ne puoi uscire, altrimenti ti vedi sfumare i sacrifici di una vita, come è successo a me che ormai sono stato quasi annientato. Però ho una gran voglia di ricominciare a vivere, di riaprire un’attività e ci riuscirò, dimostrerò le mie capacità, ma non più nel mio paese, lì, a Ercolano, non ci torno più, è stata la rovina mia e della mia intera famiglia!»

Ha qualcosa da dire, da suggerire a chi si trova nella sua stessa situazione?

«Io ringrazio ogni giorno i carabinieri, per la loro professionalità, per i loro sentimenti, per l’impegno che ci mettono, un grazie anche alla magistratura, un mix perfetto di legalità. Quindi faccio un appello a chi subisce ogni giorno l’oppressione di questi camorristi, ma anche dai colletti bianchi sbiaditi al soldo di questi: denunciate! Dite basta a questi soprusi, non sarà facile, questo sono in dovere di dirvelo, perché le associazioni non vi aiutano, ma almeno metterete fine a questo inferno che inconsapevolmente vi trascinerà nel baratro.»

Delitto di Pordenone, c’è un indagato ed è un commilitone originario di Somma Vesuviana

 A sei mesi dal delitto dei fidanzati di Pordenone, finalmente c’è la prima svolta. Una persona è stata iscritta ieri nel registro degli indagati per il duplice omicidio di Pordenone. L’indagato è un commilitone di Trifone Ragone, campano ma residente a Pordenone; G.R. di anni 26. Non è ben chiaro il movente del delitto.

Un commilitone e per di più ex coinquilino di una delle vittime: è lui l’unico indagato per il duplice omicidio di Pordenone, avvenuto il 17 marzo scorso fuori dal Palazzetto dello Sport. Per gli inquirenti, sarebbe G.R., di 26 anni, di origini campane, ad aver esploso i colpi mortali a bruciapelo che hanno ucciso Trifone Ragone (28) e la fidanzata Teresa Costanza (30), appena saliti in auto dopo aver terminato l’allenamento quotidiano in palestra. In questi mesi, l’uomo – che ha abitato a lungo con Trifone in un condominio di Pordenone, assieme ad altri militari originari del Sud Italia di stanza alla caserma di Cordenons – è stato ripetutamente sentito dagli investigatori, ma ha sempre ripetuto la medesima versione, senza tuttavia fornire assieme un alibi convincente: al momento dell’omicidio – collocato qualche minuto prima delle 20 – si sarebbe trovato nella propria abitazione, da solo.

La notifica dell’iscrizione nel registro degli indagati è stata decisa dalla magistratura pordenonese per dare la possibilità all’uomo di nominare propri consulenti per accertamenti irripetibili sul caricatore recuperato dal laghetto nei giorni scorsi.

Il duplice delitto – che sin dai primi momenti ha rivelato un elevato grado di difficoltà nella ricerca del colpevole – ha dato vita ad indagini lunghe e meticolose. Almeno cinquanta uomini sono stati impegnati notte e giorno per ricostruire quanto è accaduto prima e dopo il 17 marzo scorso.

Grande attenzione è stata data alla vicenda anche da parte dei media televisivi che spronavano chi avesse visto qualcosa a parlare, anche anonimamente, così da poter giungere ad una svolta, la svolta che, forse, ieri c’è stata.

I due fidanzati, per molti la coppia più bella di Pordenone, furono freddati a colpi di pistola sul piazzale della palestra di pesistica che frequentavano. Il killer impugnava una beretta calibro 7.65. Sei i colpi esplosi. Da allora gli inquirenti hanno battuto tutte le piste ricostruendo la vita dei due giovani attraverso interrogatori, esami del traffico telefonico, social, sms. La sferzata alle indagini è stata data dalla svolta degli ultimi giorni. Un caricatore è stato ritrovato dai sommozzatori nel lago di San Valentino ed è compatibile con la vecchia Beretta che ha sparato. Non si tratta di coincidenza, come spiega il Ris, ma potrebbe essere stato gettato nel lago, attiguo al luogo della tragedia, dall’assassino. Tutto sarebbe avvenuto in pochi minuti. Il delitto è avvenuto poco dopo le 19.30, il laghetto viene chiuso alle 20.

Sono stati alcuni accertamenti che il Ris di Parma ha effettuato sul campione rinvenuto ad aver costretto la Procura della Repubblica ad accelerare nelle indagini, trasformando la posizione del militare da semplice sospettato a indagato.

Non ci sono però ancora prove schiaccianti che consentano un provvedimento di custodia cautelare. «I riscontri che abbiamo sono buoni – ha confermato uno degli investigatori -: se fossero ottimi non staremmo parlando solo di un avviso di garanzia. Stiamo lavorando in particolare sul movente, che ancora non si riesce ad inquadrare». Elementi probatori più certi ci sarebbero invece sulla presenza dell’indagato nella zona della cittadella sportiva di Pordenone, emersi grazie all’utilizzo delle tecnologie più avanzate che permettono di mappare spostamenti di persone e telefoni cellulari.

Esclusa qualsiasi altra pista, dagli anabolizzanti agli albanesi. Il killer ha agito per motivi personali e probabilmente passionali.

(Fonte foto: rete internet)