Alenia: incendio nella grande fabbrica di Pomigliano. Ma il gruppo aeronautico minimizza.
Le fotografie di Marco D’Antonio struccano la realtà e vi trovano imprevedibili trame di senso.


Pozzilli, grande successo per la Notte dei Ricercatori 2015
Scandalo refezione: il sindaco di Casalnuovo annuncia che mangerà a scuola, con i bambini.
La bomba VW sulla città fabbrica.
La reputazione del colosso tedesco è altamente danneggiata, lo prova una social storm media senza precedenti, a detta dell’italiana Reputation Manager; il valore del brand ha perso oltre 10miliardi di dollari
Il Ceo si è dimesso, il cda sta cambiando completamente forma.
Il titolo Volkswagen ha perso il 35% in una settimana.
Le società di rating hanno posto il gruppo sotto osservazione, il rischio di un crollo del merito di credito non è trascurabile.
In effetti, VW potrebbe dover pagare 18miliardi di multa alle autorità americane. A fronte di un impegno incerto, ma quanto mai corposo, il gruppo tedesco dovrà riservare una parte dell’utile per l’eventuale manifestazione della spesa: dovrà accantonare 6,5miliardi di euro.
La macchia d’olio si è espansa per tutta l’Europa, Italia compresa. Sono già stati annunciati controlli random a tappeto, il che ha penalizzato tutti i titoli del settore auto, in particolare Bmw e Fca: non è prematuro parlare di una crisi del settore automobilistico.
È sui mercati finanziari, si sa, che tutta questa confusione si riversa. Il dato economico importante è che si vedono borse chiudere in rosso, quando la banca centrale sta implementando una politica espansiva: è un fatto storicamente raro. L’unico listino europeo in verde è l’indice italiano FTSE MIB, insieme a Parigi.
CONTI IN TASCA
http://ilmediano.com/category/politica/conti-in-tasca/ Terra dei Fuochi, Stato e Chiesa a convegno ad Acerra. I Movimenti: ” Il problema sono loro: ci censurano “
Somma, Sveva Romano campionessa europea del pattinaggio freestyle
Bellissime notizie giungono da Busto Arsizio, dove Sveva Romano, atleta della Somma Skating School guidata dal Presidente ed Allenatore Kimon Fusco, dopo il titolo nazionale, si è laureata campionessa europea nella disciplina speed del pattinaggio freestyle. Piazzamento anche per la campionessa italiana Manuela Palo reduce da un infortunio. Entrambe hanno rappresentato al meglio i colori della nazionale italiana e quello della Società di pattinaggio sommese, autentica fucina di giovani promesse nel panorama sportivo. I nostri complimenti dunque a Sveva per il prestigiosissimo risultato conseguito.
Il 118 in campania, “carneade … chi e’ costui?”
Ercolano, la legalità usurata

La triste e purtroppo comune storia di chi viene rovinato dagli strozzini. La vicenda umana di un ercolanese che ha rischiato la vita per opporsi agli usurai e all’ipocrisia di una cittadina che si voleva fuori da queste logiche mafiose.
Talvolta si pensa che certe cose possano accadere solo nei film o che siano argomento da TG o semplicemente le vediamo tanto distanti da noi, che per sorte o per distanza, stentiamo a credere che ancora oggi, un essere umano possa ridurre un suo simile ad uno stato di semi schiavitù e di completa e profonda umiliazione. L’usura oggi esiste ed è, nonostante tutto, nonostante esista ormai un apparato di protezione e tutela delle famiglie colpite da questa sciagura, un male che difficilmente si riuscirà ad estirpare e questo fin quando non cambierà la struttura stessa della società, troppo radicata nella mafiosità.
Siamo stati avvicinati da un uomo la cui famiglia è rimasta vittima dell’usura, un figlio di Ercolano che da lì è dovuto fuggire per le minacce ricevute e le angherie subite dai suoi cari. Cerchiamo, grazie a lui, di capire quali siano le dinamiche che conducono un imprenditore verso l’usuraio e come questo lo assoggetti senza lasciargli via di scampo.
Ci spieghi, qual è la realtà dei fatti, come si arriva ad essere vittima degli strozzini?
«Quante vittime conosco di usura, tante! Conosco persone che da anni pagano interessi su interessi, subendo umiliazioni atroci. Ad Ercolano, quando adocchiano un uomo in gamba, che riesce sempre a risollevarsi economicamente, questo diventa una preda degli usurai, ti accerchiano, ti studiano, ti mandano amici e amici degli amici per crearti qualche problema lavorativo, poi si presentano loro, prima per aiutarti, e poi, come ogni usuraio sa fare, per rovinarti ed è da lì che incomincia il calvario.»
Ma più nello specifico, cosa accade, come agiscono?
«Ho conosciuto usurai che quando adocchiavano qualche bella proprietà, esclamavano: “tanto me la prenderò, già so che viene da me e io lo distruggerò”. Conosco invece vittime che sono morte di dispiacere, ma purtroppo il debito è ricaduto sui figli perché, si sa, l’usuraio non fa sconti a nessuno e qualsiasi sia la tua attività, a loro servirà sempre e comunque qualche tuo prodotto. Ho visto con i miei occhi caricare auto di merce senza pagarla: pizzerie, abbigliamento, alimentari, concessionarie, di tutto e di più, tutti sottostanno a questa dura realtà.»
Ma cos’è un usuraio, in pratica che fa?
«Quando sei sotto usura smetti di vivere, diventi di loro proprietà, si presentano puntualmente a casa, nella tua attività, per metterti ansia, per umiliarti innanzi a familiari e agli amici o semplicemente davanti ai clienti. Si vantano in pubblico, fermano figli e parenti per strada, e con aria arrogante gli dicono: – lo sai che tuo padre mi deve dei soldi? – Poi ci sono i figli degli usurai, che fanno scuola appresso ai padri. Ad Ercolano c’è il piccolo e il grande usuraio, ci sono diverse proprietà di cui gli strozzini si sono impossessati, purtroppo la mia città porta sulla coscienza tanta brava gente, marchiata a vita da queste sanguisughe, attribuendo loro la nomea di mal pagatori, ma nulla è vero, hanno pagato e pagano ancora, restando però in silenzio.»
Ma non c’è nessuno che si accorga di questa cosa?
«Ma ad Ercolano c’è addirittura chi denigra chi è sotto usura, punta il dito su di loro ma per altri scopi, questi sono quelli che hanno fatto marcia indietro, che fanno da intermediari per gli usurai, quelli che ti prestano piccole cifre, chi addirittura salda il debito dal salumiere per importi di 400/500€ per poi riprenderseli con interessi del 20 o 30% purtroppo non tutti conoscono questo sistema, il commerciante che finisce sotto le grinfie di questi, ha vita breve perché ogni mese, quando deve dare gli interessi, o fa altri debiti, o svende ciò che ha. Il problema sta quando il fornitore versa l’assegno, e tu mica puoi dire ho svenduto la merce per pagare l’usuraio? No, allora se lo trovi buono e ti comprende, non ti fa protestare l’assegno, ma se non ne vuole sapere, tu sei fottuto, quindi per non andare in protesto fai un ulteriore debito, perché ormai la merce non ce l’hai più. Questo giro finisce nel momento in cui l’usuraio capisce che sei al verde, ed ecco che incomincia a prendersi l’appartamento, il locale, l’attività, l’oro, le pellicce, tutto! Ma nel frattempo? Mica il debito è estinto! No!»
Ma gli amici, i parenti …
«Purtroppo, anche in questo caso, quando c’è chi con il debito non ha nulla a che fare, questo si ritrova in mezzo ai guai; perché se qualche amico in difficoltà, ti chiede aiuto, e tu gli fai da garante per non farlo umiliare, l’usuraio incomincia anche con te.»
Ma mai possibile che nessuno si ribelli?
«A Ercolano ci sono vittime di usura, che per ridare i soldi indietro, sono state costrette a fare cose impensabili, voglio infatti precisare che dietro ad ogni usuraio c’è sempre una famiglia malavitosa pronta ad intervenire nel momento in cui la vittima non riesce a saldare il debito e, nella maggioranza dei casi, il debito viene pagato interamente, compreso di interessi ma l’usuraio non si accontenta, e per tutta la vita sei in debito con lui.»
Eppure oggi esistono tante associazioni “antiracket” che combattono l’usura, non ha pensato di affidarsi a loro?
«Certo che sì, mi sono rivolto a più associazioni, preti antiracket e antiusura ma tutto è stato invano, solo umiliazioni e battutine ironiche, alcuni membri sono stati onesti a dirmi a priori che era solo una perdita di tempo, salute e dignità, ma nel frattempo il giorno prima sventolavano bandiere di legalità, volantini con i numeri per chiedere aiuto, con su scritto “chi denuncia non è solo”. Hanno solo aumentato di gran lunga le mie già tante sofferenze; conosco personalmente decine di persone che anche loro si lamentano di questo stato delle cose e ci sarebbe tanto da raccontare ma per il momento mi fermo qui, facendo un appello alle associazioni di aiutare veramente le vittime. Basta con questi teatrini! Basta! È inutile che ad un congresso parlate, parlate! Ci vogliono i fatti e mi rivolgo anche al governo, semplificate ma vigilate sulle varie procedure per i fondi, i mutui, ecc. perché ci sono forti favoritismi e questo non è giusto, la legalità non fa favoritismi o cerca scorciatoie, la legalità è legalità e tale dev’essere e non un lavoro dal quale trarre, in maniera talvolta illecita, un profitto.»
L’amministrazione comunale e il sindaco vi sono stati vicini?
«Per nulla, neanche un messaggio di solidarietà. Qualche giorno prima delle elezioni lo contattai spiegandogli la mia situazione, mi promise che avrebbe fatto pulizia, che gli dispiaceva per la mia situazione, ma poi nulla, solo parole e la cronaca degli ultimi mesi mi ha confermato il perché. C’è poi qualche membro del partito di maggioranza, candidato alle ultime elezioni, tra l’altro anche stretto parente di un usuraio e stretto amico di persone indagate, che su facebook scrive che dovrebbe essere legale estorcere le proprietà alle vittime, sì, che bisogna avere pietà di chi spara e non di chi muore, quindi, di cosa parliamo? Poi c’è chi sta cercando in tutti i modi di infangare il mio nome, e chi fa abuso d’ufficio per mettermi in difficoltà. Poi purtroppo leggo in giro sui vari social network, e sento da voci di popolo, che ad alcuni personaggi da fastidio questa presenza assidua dell’arma dei carabinieri; ho letto con i miei occhi commenti sgradevoli rivolti ai carabinieri di Ercolano, che con grande onore indossano la loro divisa, queste sono chiacchiere fatte da persone malvagie che vengono portate come esempio internazionale della professionalità ercolanese, della nuova Ercolano, ma che nel loro curriculum vantano non solo fronde d’alloro ma anche parenti con reati gravi, quali usura, droga ed estorsioni. quindi mi rivolgo ai cittadini onesti: appoggiate il lavoro dei carabinieri, sosteneteli! Perché sono loro la vera legalità.»
Un’ultima domanda mi preme farle. Ormai è risaputo che affidarsi agli usurai è una strada senza uscita, come ci è finito anche lei?
«È inutile dire che le banche al sud, contribuiscono anche loro a mandare i propri clienti in mano agli usurai. Una volta mi è capitato che un direttore di banca mi disse, ma non trovi nessuno che ti presta i soldi? Sotto usura ci finisci perché ti braccano, e in tutti i modi ti creano problemi; poi c’è il cliente che non ti paga, poi c’è la crisi e via dicendo; posso confermare che il 40-50% dei commercianti è sotto usura. Poi gli usurai sono abili a dimostrarsi amici, ti fanno complimenti, ti elogiano, fino a che non arrivano al loro intento, poi, dopo entra in scena il diavolo che c’è in loro.
Purtroppo, solo negli ultimi anni lo stato si è attivato nelle nostre zone, prima non esisteva chi denunciava, perché al sol pensiero di denunciare già eri steso a terra stecchito; non ci dimentichiamo dei tanti morti ammazzati a Ercolano. Purtroppo entri in un vortice spaventoso. Ora però, grazie alle forze dell’ordine e alla magistratura tutto è cambiato, loro sono i nostri angeli, persone che lavorano 24 ore su 24 per tutelarci, per assicurarci un futuro migliore, ma purtroppo a Ercolano non tutti sono riconoscenti. Una volta 5.000€ per una settimana mi costarono 8.500€, entri in un vortice che solo denunciandolo ne puoi uscire, altrimenti ti vedi sfumare i sacrifici di una vita, come è successo a me che ormai sono stato quasi annientato. Però ho una gran voglia di ricominciare a vivere, di riaprire un’attività e ci riuscirò, dimostrerò le mie capacità, ma non più nel mio paese, lì, a Ercolano, non ci torno più, è stata la rovina mia e della mia intera famiglia!»
Ha qualcosa da dire, da suggerire a chi si trova nella sua stessa situazione?
«Io ringrazio ogni giorno i carabinieri, per la loro professionalità, per i loro sentimenti, per l’impegno che ci mettono, un grazie anche alla magistratura, un mix perfetto di legalità. Quindi faccio un appello a chi subisce ogni giorno l’oppressione di questi camorristi, ma anche dai colletti bianchi sbiaditi al soldo di questi: denunciate! Dite basta a questi soprusi, non sarà facile, questo sono in dovere di dirvelo, perché le associazioni non vi aiutano, ma almeno metterete fine a questo inferno che inconsapevolmente vi trascinerà nel baratro.»
Delitto di Pordenone, c’è un indagato ed è un commilitone originario di Somma Vesuviana
A sei mesi dal delitto dei fidanzati di Pordenone, finalmente c’è la prima svolta. Una persona è stata iscritta ieri nel registro degli indagati per il duplice omicidio di Pordenone. L’indagato è un commilitone di Trifone Ragone, campano ma residente a Pordenone; G.R. di anni 26. Non è ben chiaro il movente del delitto.
Un commilitone e per di più ex coinquilino di una delle vittime: è lui l’unico indagato per il duplice omicidio di Pordenone, avvenuto il 17 marzo scorso fuori dal Palazzetto dello Sport. Per gli inquirenti, sarebbe G.R., di 26 anni, di origini campane, ad aver esploso i colpi mortali a bruciapelo che hanno ucciso Trifone Ragone (28) e la fidanzata Teresa Costanza (30), appena saliti in auto dopo aver terminato l’allenamento quotidiano in palestra. In questi mesi, l’uomo – che ha abitato a lungo con Trifone in un condominio di Pordenone, assieme ad altri militari originari del Sud Italia di stanza alla caserma di Cordenons – è stato ripetutamente sentito dagli investigatori, ma ha sempre ripetuto la medesima versione, senza tuttavia fornire assieme un alibi convincente: al momento dell’omicidio – collocato qualche minuto prima delle 20 – si sarebbe trovato nella propria abitazione, da solo.La notifica dell’iscrizione nel registro degli indagati è stata decisa dalla magistratura pordenonese per dare la possibilità all’uomo di nominare propri consulenti per accertamenti irripetibili sul caricatore recuperato dal laghetto nei giorni scorsi.
Il duplice delitto – che sin dai primi momenti ha rivelato un elevato grado di difficoltà nella ricerca del colpevole – ha dato vita ad indagini lunghe e meticolose. Almeno cinquanta uomini sono stati impegnati notte e giorno per ricostruire quanto è accaduto prima e dopo il 17 marzo scorso.
Grande attenzione è stata data alla vicenda anche da parte dei media televisivi che spronavano chi avesse visto qualcosa a parlare, anche anonimamente, così da poter giungere ad una svolta, la svolta che, forse, ieri c’è stata.
I due fidanzati, per molti la coppia più bella di Pordenone, furono freddati a colpi di pistola sul piazzale della palestra di pesistica che frequentavano. Il killer impugnava una beretta calibro 7.65. Sei i colpi esplosi. Da allora gli inquirenti hanno battuto tutte le piste ricostruendo la vita dei due giovani attraverso interrogatori, esami del traffico telefonico, social, sms. La sferzata alle indagini è stata data dalla svolta degli ultimi giorni. Un caricatore è stato ritrovato dai sommozzatori nel lago di San Valentino ed è compatibile con la vecchia Beretta che ha sparato. Non si tratta di coincidenza, come spiega il Ris, ma potrebbe essere stato gettato nel lago, attiguo al luogo della tragedia, dall’assassino. Tutto sarebbe avvenuto in pochi minuti. Il delitto è avvenuto poco dopo le 19.30, il laghetto viene chiuso alle 20.Sono stati alcuni accertamenti che il Ris di Parma ha effettuato sul campione rinvenuto ad aver costretto la Procura della Repubblica ad accelerare nelle indagini, trasformando la posizione del militare da semplice sospettato a indagato.
Non ci sono però ancora prove schiaccianti che consentano un provvedimento di custodia cautelare. «I riscontri che abbiamo sono buoni – ha confermato uno degli investigatori -: se fossero ottimi non staremmo parlando solo di un avviso di garanzia. Stiamo lavorando in particolare sul movente, che ancora non si riesce ad inquadrare». Elementi probatori più certi ci sarebbero invece sulla presenza dell’indagato nella zona della cittadella sportiva di Pordenone, emersi grazie all’utilizzo delle tecnologie più avanzate che permettono di mappare spostamenti di persone e telefoni cellulari.
Esclusa qualsiasi altra pista, dagli anabolizzanti agli albanesi. Il killer ha agito per motivi personali e probabilmente passionali.
(Fonte foto: rete internet)




