Sant’Anastasia, Luigi De Simone diventa “pastore” nel presepe di Ferrigno
Strage di Parigi, in Italia è massima allerta su tutto il territorio nazionale
Nola: ragazza aggredita a bastonate, gravissime le sue condizioni. Fermato il presunto aggressore.
Napoli, riunione del Comitato d’ Ordine: rafforzata la sicurezza
Prefetto e componenti dell’organismo in visita al Consolato francese per esprimere solidarietà.
Misure di sicurezza ulteriormente rafforzate in un contesto nel quale sono state valutate su scala locale tutte le possibili situazioni di rischio in seguito agli episodi di Parigi. Questo l’oggetto di una riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica presieduto dal prefetto di Napoli, Gerarda Pantalone. Al termine della riunione il prefetto e gli altri componenti del Comitato si sono recati nella sede del Consolato per esprimere solidarietà al popolo francese. (Fonte foto: rete internet)De Luca incontra console francese a Napoli
A Napoli tutte le istituzioni esprimono vicinanza e solidarietà al popolo francese. Il cordoglio del sindaco de Magistris e del Calcio Napoli.
Il presidente della Regione, Vincenzo De Luca, questa mattina ha voluto incontrare il console francese a Napoli. “Al console francese Jean Paul Seytre ho espresso i sentimenti di vicinanza e solidarietà”, ha detto De Luca. Il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, ha scritto su facebook che Napoli è con la Francia. Anche il calcio Napoli ha espresso “grande vicinanza a chi è coinvolto in questo orrore”. L’istituto Grenoble di Napoli, intanto, oggi ha chiuso i cancelli. (Fonte foto: rete internet)Napoli presenta: “Solchi sperimentali Italia”, un libro di Antonello Cresti
Europa sotto attacco: sterminio a Parigi al grido di Allah. E’ l’11 settembre del vecchio continente.
“La tomba delle lucciole”, di Isao Takahata: la protesta contro la ferocia della guerra.
“La tomba delle lucciole”, opera del regista Isao Takahata, uno dei pilastri dello Studio Ghibli, prendono avvio in una sera nel 1945, dopo la resa del Giappone alla fine della seconda guerra mondiale: in una stazio: il giovane Seita muore nella solitudine di una stazione ferroviaria. Il resto del film ci racconta, attraverso la tecnica del flashback, come si è giunti a questo stato di cose. Seita e Setsuko sono due bambini giapponesi che vivono in maniera abbastanza agiata, malgrado le privazioni provocate dalla guerra, nella città nipponica di Kobe, situata nell’isola di Honshu. Il loro padre, con grande orgoglio di Seita, è nella marina giapponese, così, quando la madre muore per le ustioni subite durante un violento bombardamento americano, i due bambini vengono presi in custodia da una lontana zia. La donna, però, con i suoi comportamenti privi di empatia, li costringe a cercare di sopravvivere da soli. In un primo momento, Seita e la sorellina godono la loro vita idilliaca nella nuova abitazione (una caverna), ma la dura realtà alla fine li travolge: Seita comincia a capire le difficoltà di prendersi cura di un bambino in giovane età quando sia il cibo che la compassione degli altri uomini sono scarsi. I due protagonisti sono impotenti dinanzi alla vita, sono vittime della guerra e della morte di ogni sentimento di solidarietà nel cuore dei loro concittadini: ne consegue che lo spettatore, dal primo all’ultimo minuto di proiezione, si sente oppresso dal peso dell’impotenza. Le urla e i pianti sono volutamente portati all’estremo per sottolineare con dirompenza il sacrificio di due vittime abbandonate a se stesse. “La tomba delle lucciole” è il frutto della straordinaria e attenta riflessione del regista giapponese Isao Takahata sull’impatto deformante che la guerra ha sull’uomo. La pellicola, apertamente antimilitarista, si basa su un romanzo semi-autobiografico di Nosaka Akiyuki -,che era un ragazzo, al momento delle bombe incendiarie: sua sorella è morta di fame e la vita di Nosaka è stata tormentata dai sensi di colpa. ll libro è ben noto in Giappone e avrebbe potuto facilmente ispirare un film live-action, difatti l’oggetto della storia non è il tipico materiale di animazione. Ma, malgrado ciò, per “La tomba delle lucciole,” pare che l’animazione sia stata la scelta giusta. Un film live action sarebbe stato gravato dal peso di effetti speciali, invece l’animazione delicata di Takahata permette di concentrarsi sull’ essenza della storia, e la mancanza di realismo visivo nei suoi personaggi animati mette lo spettatore in condizione di poter viaggiare più liberamente con la fantasia. L’animazione di Hollywood ha perseguito l’ideale di “animazione realistica” per decenni, anche se questo è un ossimoro, “La tomba delle lucciole”, invece, non tenta nemmeno di emulare il realismo di “Il re leone” o “Principessa Mononoke”, ma, paradossalmente, è il film d’animazione più realistico sia mai stato prodotto. Poter finalmente ammirare questo film nelle sale italiane, ben ventisette anni dopo la sua realizzazione, oltre ad offrire innumerevoli spunti di riflessione, fa sentire la mancanza della buona vecchia scuola d’animazione dello Studio Ghibli, ormai quasi del tutto soppiantata da tecniche più moderne e al passo con i tempi. Lo stile pulito ed evocativo di Takahata, per certi versi molto simile a quello dell’artista giapponese Hiroshige, ci ricorda, appunto, che l’animazione può produrre effetti emotivi non riproducendo la realtà, ma elevandola e semplificandola. Gli effetti speciali sarebbero stati superflui. La storia di Seita e Setsuko non è raccontata come un melodramma, ma è presentata in maniera semplice e diretta, come nella tradizione della corrente neorealista. Uno dei più grandi doni del film è la varietà del ritmo: ci sono momenti di azione rapida, come quando le bombe piovono e la gente terrorizzata riempie le strade, e ci sono momenti di estrema quiete e di bellezza dirompentemente naturale. Una delle sequenze più significative è sicuramente quella della notte in cui i bambini catturano le lucciole e le usano per illuminare la caverna in cui vivono. Il giorno dopo Seita trova la sua sorellina sotterrare attentamente gli insetti morti immaginando la sepoltura della loro madre.
Il lungometraggio, però, non sfrutta i momenti d’azione, ma lascia il tempo per il silenzio e per meditare sulle singole scene: il risultato è un’avvolgente poesia dall’impatto visivo straniante.Somma Vesuviana, vandali riducono ad orinatoio il reparto riabilitazione dell’Asl
Napoli: Premio di giornalismo “Francesco Landolfo” IV edizione. Tra i premiati il giornalista Francesco Gravetti
| Mercoledì 18 novembre alle ore 11 si terrà la cerimonia di consegna del Premio di giornalismo “Francesco Landolfo” presso la sede dell’Istituto di cultura meridionale, in via Chiatamone 63 (Palazzo Arlotta), Napoli. Il Premio, alla sua quarta edizione, è in memoria del giornalista Francesco Landolfo, segretario dell’Ordine dei giornalisti della Campania, già vicedirettore del quotidiano “Roma”, fondatore e presidente dell’Arga Campania. Di seguito i premi assegnati dalla giuria: PREMIO (CARTA STAMPATA) ex aequo “Discarica illegale nel Parco, l’ombra dei cinesi” di Francesco Gravetti (Il Mattino – IlMediano.it) “Pomodoro col pizzo, così il piennolo batte i veleni della camorra” di Ciro Formisano (Metropolis) PREMIO (RADIO-TELEVISIONE) ex aequo “Spazzo e cammino” di Francesca Cicatelli (Radio Club 91) “Colture fuori suolo, la scienza che aiuta la natura” di Rossella Grasso (Inchiostro) Menzione speciale “Barcellona-Napoli, sviluppo e opportunità da valorizzare” di Marco Altore (Televomero) PREMIO (INTERNET E FOTO/VIDEO REPORTAGE) ex aequo “La scommessa del vigneto Sannio: dal fango alla smart viticulture” di Pasquale Carlo (Luciano Pignataro Wine Blog) “Le fragole campane sbarcano a Dubai” di Giovanni Francesco Russo (Teleclub Italia) Menzione speciale “Nel cuore della Terra dei fuochi la riserva naturale dove si salvano gli uccelli migratori” di Davide Savino (Roma online). Il premio è a cura dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, del quotidiano “Roma”, del Sindacato Unitario Giornalisti Campania e dell’Arga Campania. La giuria è composta dal presidente dell’Ordine dei giornalisti (Ottavio Lucarelli), dai direttori del quotidiano “Roma” (Antonio Sasso, Pasquale Clemente), dal segretario del Sugc (Claudio Silvestri), dai vertici di Arga Campania (Geppina Landolfo, Gianpaolo Necco). |

