Conte nemico? Che onore per Insigne. Intanto Lavezzi va a lezione da Di Natale

Il ct italiano, indagato per frode sportiva, critica il calciatore del Napoli: c’è da essere felici. Ezequiel Lavezzi, noto anche come il “Pocho” è stato avvistato a Udine. Cercava una libreria per comprare il libro di Antonio Di Natale, noto anche come “Totò”, intitolato “101 scuse per evitare le trasferte a Napoli”. Un libro che, per ovvie ragioni, ha avuto una distribuzione semiclandestina ma che in questo momento sarebbe utilissimo a Lavezzi. Pare, infatti, che l’attaccante argentino stia per indossare la maglia della Juventus. Proprio quella: la triste divisa bianca e nera, la maglietta meno fantasiosa della storia del calcio italiano, il simbolo della desolazione sportiva. È ipotizzabile, infatti, che se dovesse davvero andare alla Juve, il Pocho Lavezzi farà di tutto per evitare di venire a giocare a Napoli, anche perché da queste parti lui è ancora amato e non c’è peggior persona di un innamorato deluso. Figuriamoci se gli innamorati delusi sono 6 milioni (cioè i presunti tifosi del Napoli nel mondo). Il fatto è che il ragionamento sulle bandiere che non esistono più è banalissimo ma maledettamente vero. I pochi calciatori rimasti affezionati alla maglia bisogna tenerseli stretti, apprezzarli e ammirarli. Ecco perché i partenopei farebbero bene portare il dovuto rispetto a Lorenzo Insigne, napoletano sincero e appassionato, che da qualche giorno può appuntarsi al petto un’altra medaglia: è stato criticato dal ct dell’Italia, Antonio Conte. Un vero onore, essere criticati da uno indagato per frode sportiva (e già condannato dalla giustizia sportiva). Un vero onore non essere perdonati da uno che in passato, da allenatore delle maglie tristi, definì “né educato né garbato” Prandelli che aveva osato convocare Chiellini, reduce da un infortunio. Sia chiaro, Conte non ha mai nominato direttamente Insigne. Lo ha fatto intendere, come fanno i vigliacchi. NO ME TOQUES LA PELOTA http://ilmediano.com/category/no-me-toques-la-pelota/

Pd Campania: i big del partito per una nuova segreteria regionale

Si va verso “unità di crisi” regionale composta di 6 o 7 elementi. Una segreteria snella, di 6-7 elementi, che comprenda i big del partito in Campania e possa assumere rapidamente delle decisioni. E’ questa la prospettiva su cui sta lavorando in queste ore Assunta Tartaglione, segretario regionale del Pd in Campania, che prepara il nuovo esecutivo regionale dopo aver azzerato quello vecchio in seguito all’inchiesta che ha coinvolto il Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca. La nuova segreteria dovrebbe essere varata “a stretto giro”. (Fonte foto: rete internet)

A Volla presentato il progetto “Scuole Cardioprotette – un euro per la vita”

Sabato mattina, 14 novembre 2015, nell’auditorium dell’ICS Matilde Serao, in via Dante Alighieri la tappa del progetto “Scuole Cardioprotette – un euro per la vita”, che l’associazione di Protezione Civile Menaica sta promuovendo in vari comuni della Campania in collaborazione della Toscano Defibrillatori, con contributi simbolici di un euro. Il progetto promuove, visto l’obbligo di averlo nelle strutture dal 16 gennaio, l’uso dei defibrillatori nei luoghi pubblici e dove viene praticata attività sportiva. A fare gli onori di casa il prof Claudio Rullo, neo dirigente dell’I.C.S. M. Serao. Al tavolo della presidenza, a portare il loro contributo di professionalità e competenza specifiche, il cardiologo del territorio (ASL Napoli 3 sud distretto di Volla), Dr. Giuseppe De Cicco, il comandante dei carabinieri della stazione di Volla, Mar. Salvatore Manna, e Francesco Saverio Greco, responsabile dell’associazione di Protezione Civile “Menaica”. A fare da moderatore il prof. Vincenzo Sepe, responsabile della sicurezza dell’ICS M. Serao. Il Dr. De Cicco ha sottolineato quale sia il momento in cui è necessario agire nel caso ci si trovi di fronte ad un arresto cardiaco. Il cardiologo vollese, attraverso la proiezione di filmati divertenti, ideati da un medico americano che mima il moto cardiaco, utilizzando il suo corpo con gli arti superiori che hanno la funzione degli atri e quelli inferiori dei ventricoli, ha fatto vedere come si arrivi alla sincope passando per le aritmie. Per quanto riguarda l’intervento salvavita da attuare, il primo momento significativo, e il più immediato, è sicuramente il massaggio cardiaco, da solo, senza respirazione bocca a bocca, prima ancora dell’uso del defibrillatore, anche perché non tutte le aritmie vengono “guarite” dall’uso di quest’ultimo. Lo specialista ha inoltre sottolineato una particolare attenzione agli eventi di morte senza causa dei bambini. Spiega che l’episodio accende un campanello d’allarme, alzando le probabilità di malattie cardiache, essendo esse spesse volte di natura genetica. Il suggerimento è stato quello della prevenzione e del controllo di tutta la famiglia, esteso anche a largo raggio. Al convegno sono stati invitati i genitori di tutti gli alunni dell’istituto, ma era comunque aperto a tutta la cittadinanza. E’ stato sensibilizzato un pubblico più adulto in questa fase, ed è stata proposto ed annunciato per gli studenti un prossimo step, che prevede una dimostrazione pratica sull’esecuzione del massaggio cardiaco. L’intenzione certamente non è di spaventare i giovani, ma un minimo di conoscenza al pericolo, rende più consapevoli e stimolati a prevenirlo, perché molto spesso colui che non ha attenzione, fornisce un vantaggio solo al pericolo stesso.

Pomigliano, si mobilita il Pd renziano: riparte “La Città che Vale”

La sede dell’associazione è stata inaugurata stamattina da Vincenzo Romano, rivale di Michele Caiazzo alle primarie di marzo.         Stamattina, al convegno organizzato all’aperto nel parcheggio di via Leopardi da Vincenzo Romano (ormai rivale del gruppo egemone del Pd locale, guidato dall’ex, storico, sindaco bassoliniano Michele Caiazzo), erano  presenti il parlamentare Massimiliano Manfredi e il consigliere regionale Giuseppe Russo. C’erano anche il  sindaco Raffaele Russo, di Forza Italia,  e il presidente del consiglio comunale di Pomigliano, l’Udc ed ex socialista di un tempo Maurizio Caiazzo. Romano ha illustrato i motivi della ripartenza della sua associazione, “La Città che Vale”, la cui sede è stata inaugurata proprio stamane, in via Iasevoli. Nell’intervista che segue il quarantenne renziano illustra il suo punto di vista sulla situazione del Pd. Romano è uscito sconfitto per qualche voto alle contestate primarie di marzo, vinte da Caiazzo, nel frattempo divenuto consigliere comunale di opposizione a Pomigliano. Primarie il cui esito era stato messo in dubbio dalla segreteria napoletana democrat, retta da un altro renziano, Venanzio Capentieri. Romano, con questa ripartenza della Città che Vale che cosa intende fare? “La Città che Vale” è un’ associazione plurale, propositiva. Potremo presentare anche mozioni, interrogazioni consiliari, contribuire a rappresentare idee e progetti per lo sviluppo locale”. A ogni modo la sensazione è che voi renziani vi stiate apprestando a lanciare una nuova offensiva nei riguardi del gruppo egemone del Pd cittadino… “Non c’è nessuna etichettatura. Non c’è l’ambizione di essere alternativi o conflittuali nei confronti del partito. Vogliamo contribuire all’inevitabile ricostruzione del Pd dopo il suo collasso, un Pd commissatiato”. Si, va bene, Romano. Però anche lei sa benissimo che dopo le ultime amministrative, che hanno visto la pesante sconfitta del Pd, non c’è stato nessun commissariamento della sezione cittadina. Il segretario si è dimesso ma non  c’è stato un provvedimento della segreteria napoletana …. “C’è lo zero più assoluto, c’è il nulla, l’immobilismo. Ci sono solo dei consiglieri Pd eletti. Poi non c’è nulla. Oggi chiunque si può svegliare e fare qualcosa a nome  del Pd”.    

Ercolano, l’acqua privata

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L’acqua privata perché la si privatizza sempre più ma, al tempo stesso, la si priva al cittadino che rischia di perdere il suo diritto sacrosanto di usufruire di un bene essenziale. L’intervista al Consigliere Cozzolino del M5S.

La politica è mediazione, per lo meno quella ideale che si interpone tra i cittadini, che delegano la loro volontà e gli eletti. Questi dovrebbero farsi tramite e mettere in essere le istanze della società civile cercando di tradurre le richieste in un qualcosa che non vada in contraddizione con la legge e che non scontenti tutte le parti in causa. Spesso invece abbiamo l’impressione che stia accadendo l’esatto contrario, ovvero che ci si trovi davanti a una politica portavoce di quanto dettato dall’alto, da quei poteri forti, siano essi economici e finanziari, siano essi verticistici e localistici, e che spesso ignorano o minimizzano le conseguenze del loro agire su chi si aspetta ben altro comportamento. È in questi casi che si vede il vero politico, colui che ha la stoffa per amministrare la cosa pubblica, colui che oltre le chiacchiere e il distintivo, oltre a rispondere ai suoi referenti, sa offrire altro, sa osare altro.

Questo nostro discorso si lega anche a quanto accaduto in quel di Ercolano, là dove le opposizioni hanno provato a scardinare un sistema di cose che non tiene in conto dei bisogni minimi ed essenziali quali in primis l’acqua e per questo abbiamo sentito il consigliere comunale del Movimento Cinque Stelle Gennaro Cozzolino.

Consigliere, ci spieghi cosa è successo giovedì con la vostra mozione. «La mozione parte dalla delibera regionale prodotta circa un mesetto fa, nella quale veniva disatteso tutto quanto veniva detto durante la campagna elettorale da De Luca ovvero il suo voler rivoluzionare il sistema idrico, attualmente privatizzato, il suo voler ridare potere in tal senso ai sindaci, il voler ridare spazio ai comitati, alla discussione e al confronto. Invece questa delibera regionale non risulta altro che essere la logica prosecuzione di quanto fatto da Caldoro e in senso peggiorativo e alla quale i comitati per l’acqua pubblica pure si erano opposti.»

Venendo invece ad Ercolano … «Nello specifico a Ercolano chiedevamo, così come era stato fatto anche presso altri consigli comunali come quelli di San Giorgio e Torre del Greco, l’impegno da parte dell’amministrazione, nella stesura di un documento da inviare alla Regione e dove ci si dichiarava non favorevoli alla delibera e questo lo si diceva ben coscienti dei reali limiti di un comune, il quale non può operare modifiche rispetto ad una legge regionale; ma si trattava solo di un documento politico, di contrasto a una delibera che andava in una direzione opposta a quella dell’acqua pubblica. In questa nostra mozione venivano sviscerati tutti quegli aspetti negativi che conducevano in una direzione opposta a quella dell’acqua come bene comune e dove si chiedeva alla Regione di mantenere gli impegni presi in campagna elettorale.»

E quindi, cosa è successo? «È successo che la maggioranza sta provando a smontare tutto, sostenendo che la mozione non poteva essere accolta. Ma questo è un atto gravissimo! Di accusa verso i capigruppo, e di accusa verso il presidente de Consiglio Comunale! Perché l’ordine del giorno viene fatto dalla conferenza dei capigruppo e viene convocato dal Presidente del Consiglio! Quindi, la maggioranza, dicendo quelle cose, sta affermando che i capigruppo e il Presidente non hanno avuto l’accortezza di studiare lo statuto e il regolamento consiliare, nel quale è ben specificato che cos’è una mozione. La mozione che abbiamo presentato non andava in contrasto con la legge regionale ma era un indirizzo politico, un documento che usciva fuori dal consiglio comunale. Tutto lecito! Tanto è vero che stava all’ordine del giorno.»

Ma se si trattava di un qualcosa di simbolico, di orientativo, se possiamo chiamarlo così, dov’era il problema? «Non saprei, del resto un indirizzo del genere è stato proposto anche a Torre del Greco. Ma lasci che le spieghi raccontandole quanto è accaduto ieri sera durante il Consiglio. Dopo aver letto integralmente la mozione c’è stato l’intervento del capogruppo del PD, Maddaloni, che sottolineava l’aspetto tecnico della mozione e specificando che non la si poteva votare perché ci avrebbe messo contro un delibera della giunta regionale e che proprio adesso si stava discutendo in Regione. Stavano cioè cercando di giustificare tecnicamente un loro voto negativo ma, a quel punto, le opposizioni, le minoranze, ma anche i sottoscrittori, tra i quali c’era anche un membro di SEL e dello stesso PD, hanno sottolineato invece la validità della mozione quale indirizzo politico da inviare alla Regione.»

Ma giusto per capire l’aspetto tecnico, tra le loro obiezioni qual era quella più rilevante? «Loro hanno insistito sul fatto che si trattava di un’ingerenza nella politica regionale, – tu ci stai chiedendo di sottoscrivere un documento che si oppone alla delibera regionale e non lo possiamo fare! – Ma non è così! È un’azione politica contro una delibera che non va nella direzione dell’acqua come bene pubblico.»

Quindi, senza nessuna infrazione alle varie normative consiliari … «Non è stata rilevata nessuna infrazione nei giorni precedenti, nelle ben due riunioni tenutesi tra i capigruppo consiliari, cosa che invece è accaduta nel Consiglio, ma c’è dell’altro! È stato proposto, dal consigliere Oliviero dell’UDC, un emendamento che escludesse quel passaggio della mozione e che superasse il problema rilevato dal PD, nell’emendamento proposto si andava ad eliminare la parte dove si citava la delibera regionale, ma il PD ha votato contro. Il problema era di per sé inesistente ma proprio per votare tutti assieme si era proposto quest’emendamento. Ma il PD ha votato contro l’emendamento, contro le partite pregresse, così contro l’emendamento che si opponeva al distacco dei contatori, avendo la maggioranza, il PD ha bocciato la mozione.»

Per quel che riguarda le cosiddette partite pregresse, a cosa si riferiva l’emendamento proposto? «Si proponeva di prendere posizione contro ciò che la GORI sta facendo contro la sentenza del TAR Campania che aveva annullato la riscossione delle partite pregresse.»

Sì ma siamo tutti in attesa del pronunciamento del consiglio di stato sulla questione. «Certo! Ma la GORI nel frattempo sta prendendo il 10% di quelle partite! Ma tornando a quanto accaduto ieri, la cosa più assurda è quella accaduta dopo la discussione, quando c’è stata la proposta di sospensione da parte del consigliere Miranda di Fratelli d’Italia, per permettere un confronto tra le minoranze e la maggioranza sugli emendamenti e sul problema tecnico sollevato dal PD, la proposta di sospensione è stata bocciata in aula e con il voto dello stesso presidente del Consiglio Comunale. Non è mai successo che il presidente del Consiglio, l’arbitro! Votasse contro una richiesta di sospensione, non è mai successo nella storia dei consigli comunali! Tre consiglieri di maggioranza avevano infatti votato per la sospensione ma, per riequilibrare quei tre voti fuoriusciti dalla maggioranza e portare a 12 il numero, come quelli dell’opposizione, ha votato contro e in quanto arbitro non lo potrebbe fare.»

A questo punto è possibile ipotizzare un conflitto d’interesse tra il sindaco e la sua posizione di avvocato della GORI? «Sì, mi risulta che nel 2014 ci sia stato un contratto di lavoro tra lo studio Buonajuto e la GORI e mi pare che nel 2015 ci sia un contratto in essere; non ho sollevato in consiglio quest’aspetto per non depotenziare la mozione che abbiamo proposto, una mozione di interesse comune che va al di là degli schieramenti politici, del resto è stata firmata anche da SEL, dal PD, da Area Popolare. Adesso, purtroppo, stanno tentando di ripulirsi la faccia cercando delle motivazioni infondate.»

Invece, il contesto locale, tra la società civile, che reazioni ci sono state? «C’è stato un segnale preoccupante; durante la campagna elettorale, quasi tutti i candidati a sindaco, io, Liberti e Buonajuto, abbiamo sottoscritto un documento di sostegno alla battaglia dei comitati dell’acqua, impegnandoci in prima persona. Purtroppo quelle promesse non sono stare mantenute. E il fatto stesso che tra i tanti cittadini intervenuti ieri sera ad assistere al Consiglio Comunale, non vi fossero i rappresentanti delle associazioni e dei comitati e degli altri sostenitori referendari è emblematico dello scoramento presente ad Ercolano.»

Una visita guidata alla borsa di Francoforte

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La funzione sociale delle Borse Valori. La Borsa di Francoforte (Frankfurter Wertpapierbörse) è il più grande mercato di scambio della Germania, da essa provengono l’85% degli scambi tedeschi e anche il 35% di quelli europei. Difatti, la stessa si trova nella top ten della classifica mondiale delle borse per capitalizzazione di mercato, vale a dire il prodotto tra tutti i titoli su di essa quotati e il corrispettivo prezzo di mercato. La Borsa più importante dell’Unione Europea si trova nel centro della città di Francoforte, in un’ampia piazza dominata dalle famose statue dell’orso e del toro. 12235292_10208237867287812_893300759_o “Bull and Bear” sono il simbolo per eccellenza dei mercati finanziari, caratterizzati dalle fluttuazioni dei corsi azionari. Si parla di bull market o mercato rialzista quando il mercato azionario segue un andamento positivo, i.e. tutti acquistano e i prezzi aumentano. Con bear market si fa, invece, riferimento ad una fase negativa dei mercati, quando i prezzi calano a seguito di numerose vendite: mercato ribassista. L’origine di questa simbologia animale è dibattuta. Qualcuno dice che la ragione sia legata esattamente all’indole dei due animali e alla postura assunta durante un combattimento. Il toro, propenso verso l’alto, afferra il nemico con le corna sollevandolo; l’orso, si fionda verso l’avversario a testa bassa, atterrandolo: ed è così che i due animali sono rappresentati anche nelle sculture. C’è poi un’altra teoria che accredita l’utilizzo del “toro” al fatto che il termine inglese “bull” rimandi ai monosillabi con cui i compratori si accordavano nella prima Borsa organizzata, in Olanda. È infatti da una famiglia di mercanti olandesi, i Van der Burse, che lo stesso termine “Borsa” trae origine: è lì che si ebbe il primo esempio di mercato organizzato; nella loro casa ci si riuniva per stabilire il valore delle merci, per poi procedere allo scambio. Il termine “Orso”, invece, potrebbe derivare dal detto “Non vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso”: è pratica comune degli speculatori vendere un titolo allo scoperto, ossia prima di esserne entrato in possesso. 12227425_10208237862007680_1964067768_o Entrando nel lussuoso palazzo della Borsa di Francoforte è possibile osservare dall’alto, da una galleria che vi si affaccia, la sala in cui i traders (gli operatori di borsa) acquistano e vendono, circondati da computer e televisioni, e sovrastati da un tabellone che si aggiorna ogni secondo, segnalando un ribasso o un rialzo di un titolo. 12228166_10208237865487767_745217059_o Assistendo alla scena, si percepisce il denaro che silenziosamente fluisce in quella stanza, ma è difficile cogliere l’utilità, sociale, di quel lavoro. Eppure una funzione, economica e sociale, i mercati azionari ce l’hanno, primo tra tutti il ruolo di intermediazione. Le borse sono mercati organizzati. I soggetti che intervengono sono i risparmiatori/investitori e gli operatori finanziari: i primi, comprano e vendono titoli a seconda delle proprie esigenze di liquidità; i secondi, comprano e vendono solamente in funzione delle aspettative che hanno e del guadagno che può derivarne. Se si prevede un rialzo dei prezzi, un investitore specializzato comprerà, perché potrà rivendere domani ad un prezzo più alto: la differenza tra il prezzo di vendita e il prezzo di acquisto è esattamente il suo guadagno. Viceversa, nel caso di aspettative al ribasso. Seppur fine a se stessa, quest’attività di compravendita ha due effetti positivi: – il primo è per i risparmiatori, i quali possono in qualsiasi momento vendere e rendere liquidi i propri investimenti; – il secondo è per il mercato stesso, poiché una crescente domanda quando i prezzi sono bassi e una crescente offerta quando i prezzi sono alti, impediscono un ulteriore peggioramento del ciclo di mercato. Questa è la funzione sociale delle borse, purché il tutto si svolga correttamente. Il rischio è che chi opera in Borsa potrebbe cominciare ad alimentare e causare fluttuazioni, piuttosto che semplicemente muoversi di conseguenza: se ci si aspetta un rialzo dei prezzi, gli speculatori comprano, ma proprio perché tutti acquistano il prezzo sale. Tra diversificazione del rischio e pura speculazione c’è una linea sottile. CONTI IN TASCA http://ilmediano.com/category/conti-in-tasca-2/

Marigliano: successo per il convegno sulla corruzione promosso dall’Associazione culturale Binà

                                 Lo scorso 13 novembre a Marigliano si è discusso su questo attualissimo tema nella Sala Consiliare della Casa Comunale nel convegno promosso dall’Associazione Binà, che ha sede legale a Mariglianella, promotrice ed organizzatrice con il suo Presidente Giovanni Corbisiero ed il gruppo dei soci operatori fra cui l’intraprendente Giancarlo Palmese. “Il Peso della Corruzione” in Italia è di 60 miliardi di euro e ad un’indagine sulla reale vita quotidiana il 12% dei cittadini ha dichiarano di essere incappato in fenomeni corruttivi. Nella  classifica di Transparency International l’Italia è al 69esimo posto con appena 43 voti su 100 (Corruption Perception Index 2014 Risults). Il convegno moderato dall’Avvocato Gianmario Sposito del Consiglio Distrettuale di Disciplina Forense ha avuto l’introduzione del Presidente di Binà, Giovanni Corbisiero, i saluti istituzionali del Sindaco di Marigliano Avv. Antonio Carpino, del Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Nola, Francesco Urraro e del Presidente dell’Associazione Forense Nolana Giuseppe Boccia ed i contributi del Procuratore della Repubblica della Procura di Nola, Paolo Mancuso e del Colonnello dell’Arma dei Carabinieri, Claudio Mungivera che ha presentato il suo libro “Il cancro della corruzione”, edito da Rogiosi, dedicato ad Agnese Borsellino e con la prefazione del figlio Manfredi. Nella numerosa platea erano presenti diversi rappresentanti delle Istituzioni Locali, fra cui, il Sindaco di Mariglianella Felice Di Maiolo e quelli di San Vitaliano, dott. Antonio Falcone e di Scisciano, Prof. Edoardo Serpico; l’ex Sindaco di Castello di Cisterna, dott. Aniello Rega; da Brusciano, l’Assessore Comunale, Avv. Angelo Di Palma, la veterana Prof.ssa Maria Pia Di Monda e l’Avvocato Antonio Parrella; da Mariglianella anche gli Assessori Luisa Cucca e Valentina Rescigno e la Consigliera Comunale Concetta Mattiello, il dottore Guido Corbisiero e l’avvocato Antonio Iossa. Per il mondo delle professioni vi erano, fra gli altri, il Presidente dell’Associazione Forense di Marigliano, Avv. Umberto Caccia,  il sociologo e giornalista Antonio Castaldo, il geologo Carmine Negri Cerciello, l’ingegnere Carmine D’Amore e Michele Piccolo il patron dei Supermercati Piccolo. Giovanni Corbisiero nel ringraziare l’ospitante Comune di Marigliano, tutti i partecipanti e gli ospiti relatori ha richiamato oltre all’impegno dei singoli cittadini “le forme associative ed istituzionali che hanno l’irrinunciabile ruolo educativo verso i valori della pace e dell’ambiente”. Il Sindaco di Marigliano, Antonio Carpino, ha sottolineato “i tantissimi adempimenti che bisogna fare e gli strumenti da applicare per prevenire il fenomeno per assicurare divulgazione e trasparenza”. Il Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Nola, Francesco Urraro, ha affermato che “questo tipo di iniziative va bene perché la questione è culturale mentre scontiamo un caos normativo”. Il Presidente dell’Associazione Forense Nolana, Giuseppe Boccia, ha enfatizzato “il ruolo delle agenzie educative e dei soggetti della formazione professionale”. Il moderatore Avv. Gianmario Sposito ha sottolineato la presenza dei diversi “sindaci i quali sono chiamati ad eliminare la presenza dei fenomeni corruttivi del nostro territorio”. Secondo il Procuratore della Repubblica di Nola, Paolo Mancuso, “questo tema è il centro della nostra vita. Siamo chiamati a dire da che parte stiamo. Il libro del Colonnello Mungivera,  di grande chiarezza e semplicità di esposizione, con un interessante exursus storico rende leggibile una serie di strutture e fenomeni che altrimenti acquisiscono un approssimativo significato” e trattando le modificazioni nel tempo di tale fenomeno da “tangentopoli” ad oggi, passando per il periodo della ricostruzione post sisma ’80 e dell’interessata camorra, considerando lo scemare delle grandi opere e giungendo all’attuale crisi economica, il procuratore Mancuso ha affermato che “la corruzione è diventato un fenomeno che cerca anche le pieghe minime dove infilarsi, dove sta la possibilità: negli Enti Locali. E’ un bene che ci siano tanti sindaci presenti. La legge 190 ci dà degli indirizzi adeguandoli alla norma del Testo sugli Appalti e lo Stato ha fatto un investimento. Questo tipo di trasparenza costa al nostro Paese ed è una scommessa di cui ci si aspetta un ritorno sul nostro senso di cittadinanza. Ma c’è una cosa che manca, è una richiesta che a suo tempo fecero i magistrati milanesi: la premialità per chi denuncia”. Per Claudio Mungivera  “Questa è la presentazione n. 84 del mio libro e mi fermerò appena raggiunta la centesima, lo stesso numero dei 100 passi della distanza fra le abitazioni del boss Tano Badalamenti e la sua vittima Peppino Impastato. La corruzione è un reato cooperativo con almeno due attori e la difficoltà sta nello spezzare questo legame. C’è bisogno di linfa etica ricostruttiva per battere la corruzione che è decomposizione”. L’iniziativa che ha riscontrato una forte partecipazione della cittadinanza territoriale ha goduto del patrocinio del Comune di Marigliano, dell’Ordine degli Avvocati di Nola, dell’Associazione Forense Bruniana e dell’Associazione Mandamentale di Marigliano.
Durante il convegno intervento Col. Mungivera
Durante il convegno intervento Col. Mungivera
Platea al Convegno sulla Corruzione tenutosi a Marigliano
Platea al Convegno sulla Corruzione tenutosi a Marigliano
 

Castello di Cisterna: denunciato odontoiatra. I locali dell’ambulatorio senza autorizzazioni

Scatta la denuncia in stato di libertà per un odontoiatra che svolgeva la sua attività in locali privi delle autorizzazioni previste per legge. I carabinieri della stazione di Castello di Cisterna hanno denunciato in stato di libertà un medico odontoiatra 57enne di Pomigliano d’Arco perché, nel corso di controlli, effettuati insieme a personale dell’ASL Napoli 3 sud – servizio igiene e medicina del lavoro – svolti presso i locali del suo ambulatorio, hanno accertato che il professionista era regolarmente abilitato alla professione, ma la esercitava in locali non dotati delle prescritte autorizzazioni di legge. L’attività medica è stata sospesa; i locali e le attrezzature sequestrati. (Fonte foto: rete internet)

E’ guerra vera, una guerra dichiarata dallo Stato Islamico, e l’Europa continua a parlare solo di terrorismo. Perché?

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L’ orgoglio dei Francesi che cantano la Marsigliese. L’ Europa parla di I.S.I.S. e non di “ Stato Islamico”. Eppure le azioni di guerra di questo Stato massacrano innocenti, colpiscono l’economia e riducono gli spazi della democrazia in Europa. Il problema degli immigrati.   Non chiedere per chi suona la campana: essa suona per te (J. Donne) Edward Luttwak ha studiato il terrorismo come fenomeno politico e come sistema di tecniche, conosce, dal di dentro, le storie più segrete e più oscure della politica estera degli Stati Uniti, dalla morte del presidente cileno Allende, che avvenne l’ 11 settembre ( la maledizione di una data) del 1973 alla prima guerra degli americani contro l’Irak. Luttwak ha scritto un cinico, memorabile saggio sulla tecnica del colpo di Stato, ha studiato le strategie dell’ Impero Romano e ha invitato i lettori a riflettere sul fatto che l’ultimo grande condottiero che guidò le truppe di Roma imperiale contro i “barbari” invasori fu un “barbaro”, Stilicone, figlio di un Vandalo. E dunque, mentre scorrono davanti ai miei occhi le immagini di Parigi trasformata in un inferno, mentre i giornalisti dei vari canali TV parlano e straparlano di terrorismo e di terroristi, sono costretto a ricordare a me stesso quello che all’inizio dell’anno ha detto Luttwak: “ Usare il termine I.S.I.S è un modo per evadere: dobbiamo usare la parola “ Stato islamico” “. (L’Informatore, 29 gennaio 2015 ). I più grandi studiosi del terrorismo contemporaneo, Yves Ternon, Donatella Della Porta, Paul Wilkinson, non si accontenterebbero di classificare solo come terrorismo religioso il “sistema” delle azioni che nel 2015 sono state condotte, in nome di Allah, contro obiettivi strategici in Tunisia, in Egitto e ieri a Parigi. Certo, le tecniche adottate sono quelle del terrorismo e l’obiettivo immediato, scatenare il panico, rientra nella strategia del terrorismo: ma gli attentati di Tunisi e di Parigi mirano anche a risultati a lungo termine, perché generano confusione nel sistema sociale, gettano l’ombra del sospetto sui rapporti tra cittadini che professano religioni diverse e appartengono a culture diverse, mettono in ginocchio l’economia. E questi sono atti di guerra: chi mette in discussione la sicurezza di un luogo pubblico e dei mezzi di trasporto compie un atto di guerra. E’ la guerra “inventata” dagli strateghi del secondo conflitto mondiale, che inclusero anche obiettivi civili, navi della marina mercantile, piroscafi, chiese, palazzi, centri commerciali, nell’elenco dei bersagli che i bombardieri erano autorizzati a colpire. Lo schema dell’attacco a Parigi è uno schema di guerra che prevedeva l’uso di tecniche terroristiche: e “ Guerra a Parigi” titola il Corriere della Sera, in prima pagina, ma sposta in sesta pagina il titolo più importante, in cui è nascosta la domanda più inquietante: “ L’ Europa sotto assedio. E ha fatto finta di niente:” Uno Stato Islamico di cui si conoscono i confini, la capitale e i capi conduce una guerra dichiarata contro l’Europa, e l’Europa riduce il tutto a follia terroristica. Solo quindici ore dopo l’attacco, sollecitato dalla lezione di dignità e di orgoglio impartita dai Francesi che venerdì sera sono usciti dallo stadio di Parigi cantando la “ Marsigliese”, Hollande ha incominciato a chiamare le cose con il loro nome, a dire che “ lo Stato Islamico” ha condotto “ un’azione di guerra” contro la Francia e che la risposta della Francia sarà “impietosa”. Ma, almeno fino a questo momento, non mi pare che Inghilterra, Germania e Italia abbiano usato gli stessi termini. L’ Europa non vuole usare termini che la spingerebbero a risposte “impietose”, l’ Europa non vuole la guerra, e non certo per amore della pace. A quasi tutti gli Stati Europei conviene illudersi che siano ancora possibili soluzioni politiche: temo che sia lo stesso errore di valutazione in cui incorsero Francesi e Inglesi quando permisero a Hitler di prendersi l’ Austria e la Cecoslovacchia, poiché erano persuasi, – avevano voluto persuadersi -, che il Furher si sarebbe fermato e che le cose le avrebbe aggiustate la diplomazia. A Londra e a Parigi nessuno voleva morire per Praga e per Vienna: poi è andata come sappiamo. Ovviamente, non c’è guerra che non sia un orrore infinito: ma è già capitato nella storia che un popolo, giudicando la guerra un dovere imposto dai valori religiosi o da quelli civili, abbia appiccato l’incendio: e le fiamme degli incendi, si sa, si propagano secondo la logica del vento e divorano anche edifici che sembrava non corressero rischi, non fossero esposti ad alcun pericolo. L’attacco a Parigi riporta al centro della discussione il problema degli immigrati: il capitalismo neo-liberista dell’Europa che non fa figli li vuole, le ragioni della sicurezza nazionale invitano a una rigorosa e impietosa prudenza. Luttwak esorta a non parlare di Islam moderato: egli dice, e da tempo, che esistono solo gli islamici, profondamente convinti che non c’è spazio per altre religioni e per altre culture, e i post- islamici, che portano in Europa i loro figli perché crescano nella democrazia dell’ Occidente. Ma questa democrazia, già scossa dalla globalizzazione, verrà a poco a poco soffocata dalle ragioni della sicurezza nazionale che “obbligheranno” le forze dell’ordine e i servizi di intelligenza a spiare, intercettare, perquisire, a ridurre al minimo indispensabile gli spazi della libertà personale. Di tutto questo, da oggi in poi, dobbiamo discutere: perché mai come ora Parigi è qui, nelle nostre città, lungo le nostre strade. Ci sono campane della storia che suonano per tutti, soprattutto per quelli che fingono di non sentire, perché non vogliono sentire.

I commercianti donano cibo ai disoccupati: braciata davanti al municipio

Dopo la gentile offerta degli esercenti i senza salario del consorzio di bacino hanno voluto condividere carne e salsicce con tutti i cittadini, sotto le mura del comune. Sono senza salario e senza incarichi da quasi quattro anni e non hanno più come poter sfamare né le loro famiglie né loro stessi. Nel tentativo di sfuggire a questo baratro alcuni addetti del Consorzio unico di bacino hanno montato in segno di protesta una tenda sotto le mura del municipio. Poi, tanto per far capire meglio la situazione in cui si trovano, si sono messi anche a coltivare un pezzetto di terreno in un’aiuola della casa comunale. Lo hanno chiamato “l’orto della fame”. Hanno pure piantato un albero di Natale nello stesso giardinetto, per far capire che da lì non si schioderanno nemmeno durante le festività. “non abbiamo più nulla da perdere – dicono facendo spallucce – non possiamo portare nemmeno il piatto a tavola”. Intanto è scattata la solidarietà della gente. I commercianti della zona hanno voluto donare ai manifestanti un bel po’ di cibo. Stessa cosa hanno fatto gli abitanti della zona attorno al comune, che stanno vedendo ogni giorno il sit in senza tregua consumato sulle scalinate della casa comunale. Ma a loro volta i senza tutto del Consorzio hanno deciso di condividere con l’intera cittadinanza i doni ricevuti. Ieri sera hanno organizzato una braciata davanti al cancello principale del comune. Sono arrivati in tanti a gustare carne e salsicce. Militanti dei partiti di sinistra, delle varie organizzazioni locali dei disoccupati, giovani e meno giovani. E’ stato un evento semplice semplice e che però ha lasciato il segno, un momento di quelli che si ricorderanno per un bel po’. “Quel che mio è tuo: è questo che ci muove”, spiega Giovanni D’Errico, 47 anni, una figlia, addetto del Consorzio unico di bacino. E’ stata davvero una serata di quelle indimenticabili. Tutto si è svolto nella calma più assoluta. Ma la tensione resta. La “sagra” del disoccupato è già alle spalle.  Da domani si volta decisamente pagina: la battaglia con le istituzioni che non vogliono ascoltare prosegue senza guardare in faccia a nessuno.