fbpx
martedì, Ottobre 19, 2021

“La tomba delle lucciole”, di Isao Takahata: la protesta contro la ferocia della guerra.

Ventisette anni dopo la sua uscita in Giappone, arriva nelle sale italiane il complesso e straordinario lungometraggio di Isao Takahata: “La tomba delle lucciole”.


“La tomba delle lucciole”, opera del regista Isao Takahata,  uno dei pilastri dello Studio Ghibli, prendono avvio in una sera nel 1945, dopo la resa del Giappone alla fine della seconda guerra mondiale: in una stazio: il giovane Seita muore nella solitudine di una stazione ferroviaria. Il resto del film ci racconta, attraverso la tecnica del flashback, come si è giunti a questo stato di cose. Seita e Setsuko sono due bambini giapponesi che vivono in maniera abbastanza agiata, malgrado le privazioni provocate dalla guerra, nella città nipponica di Kobe, situata nell’isola di Honshu. Il loro padre, con grande orgoglio di Seita, è nella marina giapponese, così, quando la madre muore per le ustioni subite durante un violento bombardamento americano, i due bambini vengono presi in custodia da una lontana zia. La donna, però, con i suoi comportamenti privi di empatia, li costringe a cercare di sopravvivere da soli. In un primo momento, Seita e la sorellina godono la loro vita idilliaca nella nuova abitazione (una caverna), ma la dura realtà alla fine li travolge: Seita comincia a capire le difficoltà di prendersi cura di un bambino in giovane età quando sia il cibo che la compassione degli altri uomini sono scarsi. I due protagonisti sono impotenti dinanzi alla vita, sono vittime della guerra e della morte di ogni sentimento di solidarietà nel cuore dei loro concittadini: ne consegue che lo spettatore, dal primo all’ultimo minuto di proiezione, si sente oppresso dal peso dell’impotenza. Le urla e i pianti sono volutamente portati all’estremo per sottolineare con dirompenza il sacrificio di due vittime abbandonate a se stesse.
“La tomba delle lucciole” è il frutto della straordinaria e attenta riflessione del regista giapponese Isao Takahata sull’impatto deformante che la guerra ha sull’uomo. La pellicola, apertamente antimilitarista, si basa su un romanzo semi-autobiografico di Nosaka Akiyuki -,che era un ragazzo, al momento delle bombe incendiarie: sua sorella è morta di fame e la  vita di Nosaka  è stata tormentata dai sensi di colpa. ll libro è ben noto in Giappone e avrebbe potuto facilmente ispirare un film live-action, difatti l’oggetto della storia non è il tipico materiale di animazione. Ma, malgrado ciò, per “La tomba delle lucciole,” pare che l’animazione sia stata la scelta giusta. Un film live action sarebbe stato gravato dal peso di effetti speciali, invece l’animazione delicata di Takahata permette di concentrarsi sull’ essenza della storia, e la mancanza di realismo visivo nei suoi personaggi animati mette lo spettatore in condizione di poter viaggiare più liberamente con la fantasia.
L’animazione di Hollywood ha perseguito l’ideale di “animazione realistica” per decenni, anche se questo è un ossimoro, “La tomba delle lucciole”, invece, non tenta nemmeno di emulare il realismo di “Il re leone” o “Principessa Mononoke”, ma, paradossalmente, è il film d’animazione più realistico sia mai stato prodotto. Poter finalmente ammirare questo film nelle sale italiane, ben ventisette anni dopo la sua realizzazione, oltre ad offrire innumerevoli spunti di riflessione, fa sentire la mancanza della buona vecchia scuola d’animazione dello Studio Ghibli, ormai quasi del tutto soppiantata da tecniche più moderne e al passo con i tempi. Lo stile pulito ed evocativo di Takahata, per certi versi molto simile a quello dell’artista giapponese Hiroshige, ci ricorda, appunto, che l’animazione può  produrre effetti emotivi non riproducendo la realtà, ma elevandola e semplificandola. Gli effetti speciali sarebbero stati superflui.
La storia di Seita e Setsuko non è raccontata come un melodramma, ma è presentata in maniera semplice e diretta, come nella tradizione della corrente neorealista. Uno dei più grandi doni del film è la varietà del ritmo: ci sono momenti di azione rapida, come quando le bombe piovono e la gente terrorizzata riempie le strade, e ci sono momenti di estrema quiete e di bellezza dirompentemente naturale. Una delle sequenze più significative è sicuramente quella della notte in cui i bambini catturano le lucciole e le usano per illuminare la caverna in cui vivono. Il giorno dopo Seita trova la sua sorellina sotterrare attentamente gli insetti morti immaginando la sepoltura della loro madre.

Il lungometraggio, però, non sfrutta i momenti d’azione, ma lascia il tempo per il silenzio e per meditare sulle singole scene: il risultato è un’avvolgente poesia dall’impatto visivo straniante.

 

Ultime notizie
Notizie correate