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Ercolano, l’acqua privata

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L’acqua privata perché la si privatizza sempre più ma, al tempo stesso, la si priva al cittadino che rischia di perdere il suo diritto sacrosanto di usufruire di un bene essenziale. L’intervista al Consigliere Cozzolino del M5S.

La politica è mediazione, per lo meno quella ideale che si interpone tra i cittadini, che delegano la loro volontà e gli eletti. Questi dovrebbero farsi tramite e mettere in essere le istanze della società civile cercando di tradurre le richieste in un qualcosa che non vada in contraddizione con la legge e che non scontenti tutte le parti in causa. Spesso invece abbiamo l’impressione che stia accadendo l’esatto contrario, ovvero che ci si trovi davanti a una politica portavoce di quanto dettato dall’alto, da quei poteri forti, siano essi economici e finanziari, siano essi verticistici e localistici, e che spesso ignorano o minimizzano le conseguenze del loro agire su chi si aspetta ben altro comportamento. È in questi casi che si vede il vero politico, colui che ha la stoffa per amministrare la cosa pubblica, colui che oltre le chiacchiere e il distintivo, oltre a rispondere ai suoi referenti, sa offrire altro, sa osare altro.

Questo nostro discorso si lega anche a quanto accaduto in quel di Ercolano, là dove le opposizioni hanno provato a scardinare un sistema di cose che non tiene in conto dei bisogni minimi ed essenziali quali in primis l’acqua e per questo abbiamo sentito il consigliere comunale del Movimento Cinque Stelle Gennaro Cozzolino.

Consigliere, ci spieghi cosa è successo giovedì con la vostra mozione.
«La mozione parte dalla delibera regionale prodotta circa un mesetto fa, nella quale veniva disatteso tutto quanto veniva detto durante la campagna elettorale da De Luca ovvero il suo voler rivoluzionare il sistema idrico, attualmente privatizzato, il suo voler ridare potere in tal senso ai sindaci, il voler ridare spazio ai comitati, alla discussione e al confronto. Invece questa delibera regionale non risulta altro che essere la logica prosecuzione di quanto fatto da Caldoro e in senso peggiorativo e alla quale i comitati per l’acqua pubblica pure si erano opposti.»

Venendo invece ad Ercolano …
«Nello specifico a Ercolano chiedevamo, così come era stato fatto anche presso altri consigli comunali come quelli di San Giorgio e Torre del Greco, l’impegno da parte dell’amministrazione, nella stesura di un documento da inviare alla Regione e dove ci si dichiarava non favorevoli alla delibera e questo lo si diceva ben coscienti dei reali limiti di un comune, il quale non può operare modifiche rispetto ad una legge regionale; ma si trattava solo di un documento politico, di contrasto a una delibera che andava in una direzione opposta a quella dell’acqua pubblica. In questa nostra mozione venivano sviscerati tutti quegli aspetti negativi che conducevano in una direzione opposta a quella dell’acqua come bene comune e dove si chiedeva alla Regione di mantenere gli impegni presi in campagna elettorale.»

E quindi, cosa è successo?
«È successo che la maggioranza sta provando a smontare tutto, sostenendo che la mozione non poteva essere accolta. Ma questo è un atto gravissimo! Di accusa verso i capigruppo, e di accusa verso il presidente de Consiglio Comunale! Perché l’ordine del giorno viene fatto dalla conferenza dei capigruppo e viene convocato dal Presidente del Consiglio! Quindi, la maggioranza, dicendo quelle cose, sta affermando che i capigruppo e il Presidente non hanno avuto l’accortezza di studiare lo statuto e il regolamento consiliare, nel quale è ben specificato che cos’è una mozione. La mozione che abbiamo presentato non andava in contrasto con la legge regionale ma era un indirizzo politico, un documento che usciva fuori dal consiglio comunale. Tutto lecito! Tanto è vero che stava all’ordine del giorno.»

Ma se si trattava di un qualcosa di simbolico, di orientativo, se possiamo chiamarlo così, dov’era il problema?
«Non saprei, del resto un indirizzo del genere è stato proposto anche a Torre del Greco. Ma lasci che le spieghi raccontandole quanto è accaduto ieri sera durante il Consiglio. Dopo aver letto integralmente la mozione c’è stato l’intervento del capogruppo del PD, Maddaloni, che sottolineava l’aspetto tecnico della mozione e specificando che non la si poteva votare perché ci avrebbe messo contro un delibera della giunta regionale e che proprio adesso si stava discutendo in Regione. Stavano cioè cercando di giustificare tecnicamente un loro voto negativo ma, a quel punto, le opposizioni, le minoranze, ma anche i sottoscrittori, tra i quali c’era anche un membro di SEL e dello stesso PD, hanno sottolineato invece la validità della mozione quale indirizzo politico da inviare alla Regione.»

Ma giusto per capire l’aspetto tecnico, tra le loro obiezioni qual era quella più rilevante?
«Loro hanno insistito sul fatto che si trattava di un’ingerenza nella politica regionale, – tu ci stai chiedendo di sottoscrivere un documento che si oppone alla delibera regionale e non lo possiamo fare! – Ma non è così! È un’azione politica contro una delibera che non va nella direzione dell’acqua come bene pubblico.»

Quindi, senza nessuna infrazione alle varie normative consiliari …
«Non è stata rilevata nessuna infrazione nei giorni precedenti, nelle ben due riunioni tenutesi tra i capigruppo consiliari, cosa che invece è accaduta nel Consiglio, ma c’è dell’altro! È stato proposto, dal consigliere Oliviero dell’UDC, un emendamento che escludesse quel passaggio della mozione e che superasse il problema rilevato dal PD, nell’emendamento proposto si andava ad eliminare la parte dove si citava la delibera regionale, ma il PD ha votato contro. Il problema era di per sé inesistente ma proprio per votare tutti assieme si era proposto quest’emendamento. Ma il PD ha votato contro l’emendamento, contro le partite pregresse, così contro l’emendamento che si opponeva al distacco dei contatori, avendo la maggioranza, il PD ha bocciato la mozione.»

Per quel che riguarda le cosiddette partite pregresse, a cosa si riferiva l’emendamento proposto?
«Si proponeva di prendere posizione contro ciò che la GORI sta facendo contro la sentenza del TAR Campania che aveva annullato la riscossione delle partite pregresse.»

Sì ma siamo tutti in attesa del pronunciamento del consiglio di stato sulla questione.
«Certo! Ma la GORI nel frattempo sta prendendo il 10% di quelle partite! Ma tornando a quanto accaduto ieri, la cosa più assurda è quella accaduta dopo la discussione, quando c’è stata la proposta di sospensione da parte del consigliere Miranda di Fratelli d’Italia, per permettere un confronto tra le minoranze e la maggioranza sugli emendamenti e sul problema tecnico sollevato dal PD, la proposta di sospensione è stata bocciata in aula e con il voto dello stesso presidente del Consiglio Comunale. Non è mai successo che il presidente del Consiglio, l’arbitro! Votasse contro una richiesta di sospensione, non è mai successo nella storia dei consigli comunali! Tre consiglieri di maggioranza avevano infatti votato per la sospensione ma, per riequilibrare quei tre voti fuoriusciti dalla maggioranza e portare a 12 il numero, come quelli dell’opposizione, ha votato contro e in quanto arbitro non lo potrebbe fare.»

A questo punto è possibile ipotizzare un conflitto d’interesse tra il sindaco e la sua posizione di avvocato della GORI?
«Sì, mi risulta che nel 2014 ci sia stato un contratto di lavoro tra lo studio Buonajuto e la GORI e mi pare che nel 2015 ci sia un contratto in essere; non ho sollevato in consiglio quest’aspetto per non depotenziare la mozione che abbiamo proposto, una mozione di interesse comune che va al di là degli schieramenti politici, del resto è stata firmata anche da SEL, dal PD, da Area Popolare. Adesso, purtroppo, stanno tentando di ripulirsi la faccia cercando delle motivazioni infondate.»

Invece, il contesto locale, tra la società civile, che reazioni ci sono state?
«C’è stato un segnale preoccupante; durante la campagna elettorale, quasi tutti i candidati a sindaco, io, Liberti e Buonajuto, abbiamo sottoscritto un documento di sostegno alla battaglia dei comitati dell’acqua, impegnandoci in prima persona. Purtroppo quelle promesse non sono stare mantenute. E il fatto stesso che tra i tanti cittadini intervenuti ieri sera ad assistere al Consiglio Comunale, non vi fossero i rappresentanti delle associazioni e dei comitati e degli altri sostenitori referendari è emblematico dello scoramento presente ad Ercolano.»

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