Il Napoli ha sconfitto pure gli scettici, ma il pericolo Juve è sempre più in agguato

Vittoria sofferta col Sassuolo e vendetta della sconfitta alla prima di andata: gli azzurri sempre più su L’amico che rimpiangeva Benitez perché “con lui avevamo uno spessore internazionale che ora abbiamo perso per sempre”; il politico tifoso della Lazio convinto che “ormai il Napoli è nella fase discendente, ora tocca a noi”; il collega che aveva preso Dzeko al fantacalcio perché “può fare molti più gol di Higuain, ne sono sicuro”; la collega che diceva sicura: “quest’anno lottiamo per la retrocessione”. Ho pensato a loro sabato sera, mentre il Napoli si sbarazzava del Sassuolo (3 a 1, due gol di Higuain e uno di Callejon). Se ne sbarazzava soffrendo ma comunque se ne sbarazzava. E stiamo parlando di una squadra bellissima a vedersi: pressing e passaggi corti, giocate a memoria, tanta corsa sulle fasce. Quel Sassuolo che all’andata era riuscito a battere proprio gli azzurri, alimentando le chiacchiere dell’amico, del politico laziale, dei colleghi. E invece, un girone dopo, loro avevano torto e Sarri e compagnia bella avevano ragione. Oggi siamo tutti sulla stessa barca, a cantare “un giorno all’improvviso…”. E ci stiamo persino larghi, perché gioire è sempre lecito quando la gioia è pura e sincera (ovviamente fa eccezione il politico biancazzurro, che tiene altri pensieri in testa). Detto questo, il Napoli lo scudetto potrebbe non vincerlo, perché la Juventus è più forte. Lo dice mister Sarri ed ha ragione. Se il tricolore lo mettessero al petto gli juventini, gli azzurri non dovrebbero affatto rammaricarsi: avrebbero lasciato il passo ad una grande. Diverso il discorso per le altre: l’Inter, la Roma, in parte la Fiorentina. Squadre che, è bene ricordarlo, sono partite prima delle due di vetta. Sì perché Juve e Napoli hanno iniziato a carburare dopo, hanno ingranato la marcia ed ora non si fermano. Anzi, per meglio dire: per ora non si fermano. Poi si vedrà. Intanto il collega ha venduto Dzeko al mercato di gennaio del fantacalcio.

Somma Vesuviana, il rito e la festa di Sant’Antonio colorano di pace il borgo antico

Messa solenne, riti di benedizione, processione e sfilata degli animali: il culto di Sant’Antuono torna con tutta la forza dell’antica tradizione sommese.   Il rito, la festa. I colori della pace e dell’allegria, i suoni, i sapori e i profumi della nostra terra. Il tutto in una location d’eccezione: il centro storico, il borgo antico Casamale, la bella e suggestiva terra murata. Dopo ben 25 anni di assenza ieri, 17 gennaio, il culto di Sant’Antuono con tutti i suoi riti sacri e non ha colorato di festa e di pace il borgo antico e i suoi residenti. L’entusiasmo dei giovani del posto, l’impegno delle antiche paranze, le risorse delle numerose associazioni culturali e musicali e l’incontenibile energia del nuovo pastore, Padre Costanzo Nganga, hanno reso possibile la realizzazione di una bella e significativa manifestazione, permeata dai riti sacri dell’antica tradizione sommese. Tra le stradine dei suggestivi vicoli del borgo, oltre al passaggio della statua del santo,accompagnato dalla musica della banda musicale della città, hanno sfilato tanti, tantissimi animali. Gatti, cani, cavalli, poni, galline, tartarughe, pappagalli, uccelli, papere con i look più svariati e sorprendenti. Fiocchi, nastri, fiori, merletti, occhiali , cappellini, piume e non solo per ambire alla coppa. E poi la magia del fuoco e della danza popolare,la danza della nostra terra, la danza che si fa audace, sfrontata, liberatoria, che segue e si fa inseguire dal ritmo irresistibile della tammorra. Intorno al tradizionale “fucarazzo” di Sant’Antuono, sulla bella piazzetta della Collegiata, il passato e il presente si sono ritrovati in modo mirabile, tracciando il sentiero per un futuro di speranza e di pace.

Sant’Anastasia, Shoah: all’I.C. Nicola Amore incontro con la giornalista Titti Marrone

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L’incontro, che si terrà oggi, rappresenta un’occasione di confronto e il ricordo dei tragici fatti che hanno segnato la storia moderna. Lunedì 18 gennaio, gli alunni della Scuola Primaria dell’I.C. “Nicola Amore” incontreranno Titti Marrone(giornalista e scrittrice, nonché autrice del testo “Meglio non sapere” e Mario De Simone( fratello del protagonista del suddetto libro,morto nel campo di concentramento di Auschwitz per la chiusura del Progetto “Meglio Non sapere” nell’ambito delle manifestazioni per la Shoah. Interverranno inoltre il Sindaco Lello Abete con le autorità civili e religiose , la Dirigente Scolastica Dott. Angela De Falco e la Docente referente Di Matteo Adele. Un’ occasione di confronto e ricordo dei tragici fatti che hanno segnato la storia moderna, a che la memoria muova la coscienza dell’uomo. Non solo riguardo al passato, ma anche e soprattutto nelle sfide contemporanee

Castello di Cisterna: il centrosinistra candida l’ex sindaco rimosso dall’antimafia

Ma i partiti difendono la scelta: “Quel commissariamento fu politico”         “Se voi cittadini ritenete che io sia un delinquente allora non votatemi “. E’ l’appello rivolto ieri sera alla folla dallo psichiatra democrat Aniello Rega, durante la presentazione ufficiale della sua ricandidatura a sindaco per le prossime amministrative di primavera. Dunque, il Pd ha deciso di far tornare in lizza per la poltrona di primo cittadino l’ex sindaco rimosso qualche anno fa con un provvedimento antimafia, il commissariamento di uno dei comuni più difficili dell’area metropolitana. Tanto per fare un esempio qui, ad agosto, è stato ucciso dal figlio di un boss l’immigrato eroe Anatolij Korol, mentre tentava di sventare una rapina. Ma la storia di Cisterna è di quelle controverse. Quasi sei anni fa, il 3 luglio del 2009, Rega e gli ex consiglieri comunali sono stati rimossi dal ministero dell’Interno per condizionamenti della camorra. Un commissariamento prima annullato dal Tar, il 5 novembre del 2010, ma poi confermato dal Consiglio di Stato il 23 aprile del 2014. Intanto la coalizione formata da Pd, Rifondazione Comunista e Italia dei Valori ricandida Rega per le prossime amministrative di primavera. ” Quello fu uno scioglimento prettamente politico – replica Rega – ho la documentazione del ministero dell’Interno che dimostra che non c’erano i presupposti per il commissariamento. Io del resto non sono mai stato nemmeno indagato e per quanto riguarda la sentenza del Consiglio di Stato in quella occasione ho rinunciato a difendermi “. ” Fu la destra a voler sciogliere il comune nel luglio del 2009 – aggiunge Elpidio D’Angelo, referente locale di Rifondazione – lo dimostra il fatto che vollero commissariare noi e non il comune di Fondi. Ricordo che Laboccetta, del Pdl, premette molto per il nostro commissariamento. E noi sappiamo chi è Laboccetta “. ” Si – ribadisce Peppe Scotto, coordinatore cittadino del Pd – quel commissariamento è stato il frutto di manovre politiche del centrodestra “. La municipalità alle porte di Pomigliano è stata al centro di una grande cementificazione, dichiarata illegittima dall’ufficio tecnico della Provincia di Napoli. Ma anche altri episodi finirono al vaglio dell’antimafia: il sindaco che non fa chiudere una pizzeria dei clan nonostante l’informativa del prefetto e che risulta il padrino di cresima del figlio di un camorrista, il vicesindaco Sorrentino ( ora più che probabile candidato del centrodestra ) che fa da consulente tecnico della casa di un boss, fino alla madre di una donna di camorra che percepisce il sussidio di povertà dal comune ma che risulta proprietaria di vari appartamenti. Non è finita: assessori indagati per droga, che celebrano il loro matrimonio con i soldi della Regione e appalti a una stessa ditta in odore di mafia.    
Castello di Cisterna, folla alla presentazione di Rega
Castello di Cisterna, folla alla presentazione di Rega
Aniello Rega ( ultimo a destra ) alla sua cerimonia di presentazione
Aniello Rega ( ultimo a destra ) alla sua cerimonia di presentazione

Ercolano: minaccia e aggredisce la madre che si rifiuta di dargli soldi per droga, in manette 42enne

L’uomo al rifiuto della donna si è scagliato contro di lei lanciandole contro un fornetto elettrico e diversi oggetti d’arredamento. Fermato dai militari, è ora agli arresti nella casa circondariale di Poggioreale. Pretende soldi dalla madre per acquistare droga e al rifiuto della donna  la minaccia e le lancia addosso un forno elettrico e oggetti d’arredamento. All’ennesimo gesto di inaudita violenza, hanno messo fine i carabinieri della tenenza di Ercolano che hanno arrestato l’uomo: un 42enne del luogo che dovrà rispondere di tentata estorsione e di maltrattamenti in famiglia. Ieri sera i militari dell’arma sono intervenuti d’urgenza in via Mare perché al 112 era stata segnalata una lite in famiglia. Sul posto hanno bloccato l’uomo, accertando che aveva tentato di farsi consegnare del denaro dalla madre 61enne, verosimilmente per acquistare stupefacenti, e che al rifiuto della donna aveva cominciato a minacciarla, Minacce che erano culminate nei cennati atti di violenza: il lancio contro la donna di un fornetto elettrico e di vari oggetti. In sede di denuncia, inoltre, la signora ha riferito anche di episodi di violenza e minacce subiti in passato, che finora aveva preferito non denunciare sperando nel ravvedimento del figlio. L’arrestato è stato tradotto nella casa circondariale di Poggioreale.

Acerra, estirpato l’ulivo anti inceneritore. L’ex vescovo: “Deluso e amareggiato”

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L’albero era stato piantato dalle comunità cattoliche davanti al termovalorizzatore.         L’ulivo contro l’incenerimento dei rifiuti era stato fatto piantare dall’ex vescovo di Acerra, nella rotonda antistante l’ingresso del termovalorizzatore. Ma l’ulivo è stato sradicato, in questi giorni. “Sono deluso e amareggiato “, il commento di monsignor Giovanni Rinaldi, ex vescovo della diocesi. La pianta era stata adornata dalle comunità cattoliche locali con pietre ornamentali e lapidi in memoria delle tante sofferenze provocate dall’inquinamento nella Terra dei Fuochi. Però le decorazioni sono sparite. Intanto adesso la rotonda è un cantiere. Dentro c’è un grande fosso con un tubo che affonda in una pozzanghera. L’ulivo simbolo della pace e della lotta delle comunità per un mondo più pulito si trova adagiato in un angolo, tra i detriti accumulati con lo scavo per la posa dei tubi. ” La pianta sta morendo: è uno sfregio perpetrato ai danni di un’intera comunità “, dice Alfonso Maria Liguori, presidente della locale Comunità Agricola Cattolica del Sacro Cuore. E’ stato Liguori a segnalare questa vicenda. I lavori sono quelli per il potenziamento delle rete idrica nell’area che una volta era di pertinenza dell’A2a, la società che gestisce il termovalorizzatore, e che ora è sotto la giurisdizione del consorzio Asi. Sembra un cantiere fantasma. Non c’è da nessuna parte il cartellone che dovrebbe indicarne i dati. La segnaletica tra l’altro indica un’interruzione stradale inesistente visto che le automobili passano lo stesso attraverso il cantiere, in senso vietato. “Quest’area andrebbe sequestrata – aggiunge Liguori – qui tutto è stato consumato senza il minimo controllo da parte delle autorità pubbliche”. Resta l’amarezza di monsignor Rinaldi, che il 17 ottobre del 2009 insieme a don Aniello Tortora, responsabile della pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Nola, e ai rappresentanti delle comunità cattoliche della piana del Sele, fece piantare l’ulivo sotto le mura del termovalorizzatore. “Sono passato lì insieme ad alcuni amici del posto appena qualche giorno fa – racconta Rinaldi – sembrava tutto a posto. Sono addolorato. Piantammo l’ulivo grazie a un accordo con il direttore dell’inceneritore, sia per celebrare la pace con loro, vista la lotta della comunità contro l’impianto, sia per ribadire il no alle politiche d’incenerimento. Per cui mi sembra strana questa cosa. Non so se si vogliono cancellare gli scrupoli: eppure il ministero della Salute ha sancito che qui c’è un aumento terribile dei tumori….”.
Acerra, l'ulivo al momento della piantumazione, nel 2009
Acerra, l’ulivo al momento della piantumazione, nel 2009

Pomigliano, la Pace è di casa: al via la Marcia 2016

 L’appuntamento con la pace si rinnova il prossimo 31 gennaio. Luogo di partenza sarà la parrocchia S.S. Maria del Rosario di Pomigliano D’Arco. L’Azione Cattolica dei Ragazzi dedica il mese di gennaio alla Pace: è un’iniziativa proposta annualmente per sostenere l’impegno della Chiesa nella promozione della Pace. In questo contesto si colloca la “Marcia per la PACE” il cui tema sarà “La Pace è di casa”. La “casa” sta a simboleggiare l’accoglienza ed è veicolo per affrontare un tema che ci coinvolge direttamente: l’immigrazione. L’appuntamento è per il prossimo 31 gennaio, presso la Parrocchia Maria S.S. del Rosario a Pomigliano. (Fonte foto: Rete internet)

Somma Vesuviana, FI: “Il sindaco è ostaggio dei suoi consiglieri. Dimostri il contrario o si dimetta”

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 Il gruppo consiliare di FI analizza la situazione politica attuale e auspica che il sindaco “garantisca che le scelte future che intenderà fare non siano il frutto del ricatto del consigliere di turno”. A poco più di un anno e mezzo dalle elezioni e dopo le frizioni che hanno contraddistinto questo scorcio di amministrazione Fratelli d’Italia ed i Consiglieri Comunali Iorio e Mocerino, appartenenti al gruppo misto, decidono di togliere l’appoggio al Sindaco. La suddetta decisione scaturisce dalla diversità di vedute e dalla incompatibilità creatasi con gli ormai ex colleghi di maggioranza e con il Sindaco. Dalla lettura dei documenti con i quali i suddetti consiglieri hanno spiegato le ragioni della scelta di fuoriuscire dalla maggioranza viene fuori un quadro inquietante per i cittadini. Si parla, infatti, di risoluzione “grottesca” della crisi (le cui motivazioni non sono mai state spiegate ) e di “discutibili scelte effettuate rivelatesi il cattivo presagio di un cambiamento mai iniziato”. Scelte che a nostro avviso hanno risposto esclusivamente a logiche che poco o nulla hanno a che vedere con l’esperienza e la qualità dell’azione amministrativa. Si denuncia la mancata realizzazione della seconda isola ecologica (prevista dalla precedente amministrazione Allocca-Di Sarno), la “forzatura” posta in essere per rinnovare il contratto relativo ai servizi cimiteriali per 3 anni e per un importo di euro 800.000,00 senza bando di gara e senza nemmeno un preventivo atto di indirizzo della Giunta. D’Altro canto cosa ci si poteva aspettare vista la confusione che contraddistingue il settore lavori pubblici? Al contempo si sottolineano le diversità di posizioni e di vedute, nonché le preoccupazioni per il modus operandi dell’amministrazione poco trasparente, sempre in affanno e senza una visione strategica, miope rispetto alla involuzione della città. Riteniamo che tali argomenti debbano necessariamente interessare il Consiglio Comunale che dovrà approfondire le suddette questioni e valutare le eventuali iniziative da intraprendere. Forza Italia ed i cittadini Sommesi assistono da Maggio 2014 ad un teatrino che non ha prodotto alcun beneficio per la nostra città ma che serve ad alcuni a perpretare iniziative che nulla hanno a che fare con gli interessi della nostra città. Tutto ciò mentre il Sindaco che non ha mai spiegato le vere ragioni che lo hanno indotto a ritirare le dimissioni, nonostante permangano e siano ancora più gravi le motivazioni che lo avevano precedentemente spinto a dimettersi, cerca affannosamente di nascondere le proprie lacune che svuotano di significato e dignità la carica istituzionale ricoperta. Forza Italia, coerentemente con quanto dimostrato in precedenza e con la responsabilità che l’ ha sempre contraddistinta soprattutto quando è stata determinante in Consiglio Comunale per la discussione e la approvazione di argomenti utili e fondamentali per la città, auspica che il Sindaco ormai ostaggio di ciascuno dei suoi ultimi 12 Consiglieri, garantisca ed annunci alla Città che le scelte future che intenderà fare non siano il frutto del ricatto del consigliere di turno, altrimenti intraprenda l’unica scelta per il bene di Somma: si DIMETTA davvero! I Consigliei Comunali: Antonio Granato Gian Domenico Di Sarno Lucia Di Pilato Giuseppe Sommese Salvatore Di Sarno Giuseppe Di Palma

                                                                                                                                           

 

Bail-in: le banche sono ancora una “cassaforte”?

La normativa europea che rivoluziona la disciplina bancaria italiana. Il 1 Gennaio 2016 è entrata in vigore, in Italia e in tutta Europa, la normativa sul bail-in. Si tratta della stessa direttiva europea sul salvataggio delle banche, già operativa dal 16 novembre 2015; le norme relative al bail-in, però, facevano eccezione, in quanto probabilmente più complesse, e la loro applicazione venne posticipata. Il bail-in è, in effetti, un nuovo istituto in materia bancaria, la cui introduzione nella legislazione italiana ha rappresentato una modifica al Tub (Testo unico bancario). Il contesto è quello della risoluzione delle crisi bancarie. Una banca, se in difficoltà, non verrà più aiutata dall’esterno (bail-out) ma dall’interno (bail-in): vale a dire che essa non potrà più contare su capitali esterni e sull’intervento dello Stato, ma solo sulle sue stesse risorse e sui suoi investitori. Per investitori s’intende azionisti, obbligazionisti e correntisti: il rapporto tra le banche ed i suoi clienti è di fatto rivoluzionato. Questa notizia ha fatto preoccupare molti e ha allarmato Federconsumatori e Adusbef (Associazione difesa consumatori ed utenti bancari, finanziari ed assicurativi). Bisogna però specificare quando e come il bail-in entra in atto. La nuova disciplina introdotta prevede nuove misure preventive che ogni banca deve attuare per evitare di dover ricorrere alla liquidazione coatta amministrativa e quindi il fallimento; nel caso questo si verifichi è previsto un piano di risanamento. L’autorità di risoluzione, incaricata di disciplinare questi processi, è Bankitalia. Essa dovrà valutare se il piano di risanamento non sia sufficiente e procedere, quindi, ad altre misure di risoluzione: il bail-in è l’ultima di tali misure, vale a dire che è quella applicabile nei casi più estremi. Il bali-in consiste nel coinvolgimento di alcuni strumenti finanziari per coprire le perdite di una banca. Si tratta di un coinvolgimento progressivo, si rispetta, cioè, un ordine gerarchico nel grado di rischio assunto: gli strumenti finanziari a più alto rischio, e quindi a più alto rendimento, sono i primi a poter essere azzerati in caso di risoluzione. Tale ordine prevede che le perdite vengano prima coperte dagli strumenti di capitale, vale a dire azioni, e poi obbligazioni subordinate. Tutti gli altri creditori – quindi depositanti, portatori di obbligazioni non subordinate e certificates – subiranno delle perdite solo qualora gli strumenti di capitale non sono abbastanza per procedere alla risoluzione. Fondamentale è anche specificare che i correntisti chiamati in causa sono solo quelli i cui depositi sono superiori a 100.000 euro: i depositi sotto tale cifra restano protetti dal fondo interbancario di garanzia. Questo è, in poche parole, il bail-in. La ratio dietro questa normativa è ridurre gli incentivi delle banche ad intraprendere attività ed ad investire in asset troppo rischiosi. Se una banca ha la certezza di essere supportata da capitali esterni è più incentivata a rischiare, soprattutto se è “troppo grande per fallire”, perché lo Stato la salverà sicuramente. Se invece per coprire eventuali perdite una banca deve ricorrere solo alle sue forze, l’incentivo a rischiare è sicuramente minore. L’idea quindi è quella di riportare le banche alla loro funzione principale, di intermediazione e trasformazione. Senza dubbio, però, se non lo facevano già, i consumatori smetteranno di guardare alle banche come una cassaforte sicura per i propri risparmi. Sorge la necessità di informarsi sullo stato di salute di una banca, prima di diventarne cliente, e soprattutto sulla tipologia degli strumenti finanziari su cui si decide di investire. CONTI IN TASCA http://ilmediano.com/category/politica/conti-in-tasca/

Le ricette di Biagio. Spaghetti con prosciutto e cipolla di Giarratana: un sapore “rotondo”, come nel “nudo” di Gigi Chessa.

Secondo Folco Portinari il gusto non si può descrivere, “per carenza di dizionario”. Per dirne qualcosa bisogna servirsi di metafore e di analogie: può capitare perciò che ci sia una qualche corrispondenza tra un piatto  e un quadro. Spaghetti con prosciutto e cipolla. Ingredienti: gr. 500 di spaghetti, 4 uova, una cipolla di Giarratana, gr. 50 di parmigiano, gr. 100 burro, gr. 100 di prosciutto crudo, mezzo bicchiere di vino bianco secco vesuviano, prezzemolo, pepe nero. La cipolla di Giarratana, la cui saporosa e matura dolcezza è fondamentale per questo piatto, va tagliata in fettine sottili, e i dischetti, se sono troppo grandi, vanno divisi in due, mentre il prosciutto crudo conviene ridurlo in piccole liste. Mettete le liste di prosciutto e i dischi di cipolla in una padella, a rosolarsi con il burro. Quando la rosolatura si perfeziona ( il colore perfetto è un tenue rosso ocra), bagnate il tutto, a gradi, con il vino bianco: alla fine dello svaporare,  aggiungete il pepe nero e i pezzi di prezzemolo. Dopo aver acceso il fuoco sotto la pentola con gli spaghetti, in una terrina battete le uova e cospargetele lentamente con il parmigiano grattugiato. Quando gli spaghetti sono giunti a perfetta cottura, scolateli, immergeteli nelle terrina delle uova, mescolate e infine versate sulla pasta la salsa di cipolle burro prosciutto e prezzemolo. A tavola il piatto si accompagna con lo stesso vino vesuviano usato in cucina. Dopo questo piatto ho proposto broccoli di rapa “strascinati” e serviti su fette di pane casareccio abbrustolite. Biagio Ferrara E’ difficile trovare, negli scrittori “gastronomi”, una descrizione della “sazietà” che sia soddisfacente, che definisca un campo semantico solo positivo. Di solito, chi scrive di “sazietà” non riesce a liberare il concetto dalla presenza di un’ombra di fastidio. Il “sazio” è quasi sempre uno che, avendo appagato tutti i sensi, per un lungo attimo ne spegne la luce e il movimento: la filosofia napoletana è certa che “‘o sazio nun crère ‘o dijuno”. Folco Portinari fu il primo a dire con chiarezza che il gusto non si può descrivere, “per carenza di dizionario”, e che per tentare di parlarne bisogna servirsi di analogie e di metafore, con il rischio di innescare” un processo simbolizzante esasperato”. Per comprendere la misura delle difficoltà prodotte dalla penuria di vocaboli e di immagini basta leggere i cataloghi annuali di vini pubblicati dagli scrittori di enologia: qualcuno rischia di usare la stessa “scheda” – le stesse parole-  per due vini diversi. La “sazietà” indotta dagli spaghetti preparati da Biagio è una soddisfazione perfetta:  anche dopo che i piatti sono stati portati via, i sensi e l’”io penso” restano vigili, attivano la memoria gastronomica, sistemano nei suoi depositi la percezione di un’armonia di sapori che non ha nulla di lambiccato, di “prezioso”, ma risulta naturale, spontanea, e perciò “leggera”, o meglio, “lieve”. La dolcezza della cipolla di Giarratana, l’aristocratica virtù del bianco vesuviano, la mollezza densa delle uova incalzata dal pepe nero, la forza  educatamente agra e purificatrice dei broccoli di rapa, la sapiente misura del peperoncino, e la forza del pane abbrustolito che dialoga con quella, ancora “presente”, degli spaghetti creano, direi per necessità naturale, una perfezione circolare, che è evidente e immediata. Ho pensato allo splendido nudo di donna che accompagna l’articolo, e che è opera del torinese Gigi Chessa. Chessa  morì, a 37 anni, nel 1935: fu amico di Felice Casorati e di Armando Spadini, e si confrontò con Felice Carena: elaborò suggerimenti e lezioni in una visione originale della figura e del colore. La giovane donna del quadro non sta in posa, non offre la sua nudità né con malizia, né con sprezzante superbia, come capita a quasi tutte le protagoniste della storia del nudo in pittura. Il suo corpo è un luminoso sistema di forme circolari, e piene: la bellezza si risolve tutta in questo stare soddisfatto, rilassato, e non ambiguo. La donna non imita la Olympia di Manet, non si preoccupa né del suo corpo, né degli spettatori che lo stanno valutando: segue in silenzio un suo segreto pensiero, che va e viene, come il pesce rosso nel vaso di vetro. Questo vaso che chiude la diagonale su cui è costruita l’impaginazione del quadro è un colpo di genio: carica l’opera di molti valori simbolici (la donna si sente prigioniera, o è soddisfatta del mondo in cui nuota tranquillamente? Cosa vuol dire quella mano sospesa in una controllata tensione?) e nello stesso tempo, richiamando le forme del seno e i giochi di ombra e di luce sui muscoli del ventre, conferma che il “motivo” dell’opera è, nel segno del cerchio, una vigile serenità. La serenità di un piatto ricco di ingredienti e di toni, eppure semplice, lineare. L’OFFICINA DEI SENSI http://ilmediano.com/category/terza-pagina/lofficina-dei-sensi/