Ritrovata la 16enne scomparsa di casa: affidata a un familiare

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  Si conclude la paura per la 16enne scomparsa a Portici: ritrovata e momentaneamente affidata a un familiare Non si avevano sue notizie da una settimana È finalmente stata rintracciata la ragazza di 16 anni che dal 2 dicembre scorso aveva fatto perdere ogni contatto dopo essersi allontanata volontariamente dalla casa famiglia di Portici in cui era ospitata da gennaio. La giovane è stata trovata questa mattina dai carabinieri a Napoli e, su sua richiesta, non è stata riportata nella comunità da cui si era allontanata. A comunicarlo è l’avvocato Giovanni Micera, legale della madre, che ha precisato come la sedicenne abbia espresso chiaramente ai militari la volontà di non rientrare nella struttura protetta. Al momento la ragazza è stata affidata in via provvisoria a uno zio paterno. Questa soluzione resterà valida almeno fino al prossimo incontro programmato con i servizi sociali nei prossimi giorni. La situazione familiare rimane complessa: ai genitori era stata sospesa la responsabilità genitoriale e per la giovane era stata nominata una tutrice legale, con conseguente collocazione in una comunità per minori. Per ora, dunque, la 16enne non tornerà nella casa famiglia di Portici. Si attendono gli sviluppi del confronto con gli operatori sociali per definire i prossimi passi.  

Il presepe : la tradizione napoletana che non teme crociate

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Ma che cos’è, davvero, questa improvvisa retorica sul presepe? I sovranisti al governo si riscoprono, come per incanto, paladini inflessibili della tradizione natalizia e dichiarano di volerla difendere con il pugnale tra i denti, come in una crociata dell’ultima ora. È un curioso passo avanti, se si pensa che non molto tempo fa gli stessi leghisti veneravano l’acqua sgorgata dalla sorgente del Po, custodita in un’ampolla come una reliquia pagana, proclamandosi seguaci delle tradizioni celtiche. È arduo credere che i nostri governanti, con il loro stile di vita e i loro esempi, intendano davvero salvaguardare i simboli sociali e culturali legati al presepe. Altro che umili antri e spelonche. Abitano residenze sfarzose, con piscine tali da far impallidire quelle delle ville hollywoodiane. Dell’umiltà della Sacra Famiglia, neppure l’ombra. E tuttavia la propaganda, a difesa delle statuine e dei diorami in sughero e cartapesta, si fa ogni giorno più incalzante, quasi soffocante. A tratti suona come un insulto all’intelligenza dei cittadini italiani. La nostra tradizione, invece, è solida e non teme venti contrari. A Napoli, soprattutto, non c’è alcun rischio di “sostituzione etnica”, nonostante le statuine dei politici abbiano ormai invaso le bancarelle dei pastorai, accanto a quelle di Benino, Razzullo, Sarchiapone, della Sacra Famiglia, e accanto ai volti popolari di Totò, Eduardo e Pino Daniele. Napoli è una città nel presepe: lo vive come simbolo, radice profonda, elemento fondativo della propria identità. I sovranisti stiano sereni. Il presepe a Napoli non si smonta. E le statuine dei migranti saranno accolte senza timore, come è giusto. Portano colore, raccontano il presente, arricchiscono la scena, proprio come è sempre accaduto nel presepe napoletano, dove le unità di tempo, di luogo e di azione non hanno mai avuto cittadinanza. La vergogna, piuttosto, ricade su quei politici che strumentalizzano un patrimonio culturale così vivo e prezioso soltanto per racimolare qualche dividendo elettorale. Io ho sempre amato il presepe. Da ragazzo mettevo da parte, nel salvadanaio, qualche moneta per potermi comprare a Natale una statuina nuova da aggiungere al mio piccolo mondo in sughero e muschio. Con l’ARCI napoletana ci impegnammo quando a San Gregorio Armeno i pastori rischiavano di scomparire e, spinti dalle difficoltà economiche, molti artigiani cominciavano a vendere fiori di plastica. Per fortuna quella battaglia fu vinta, e oggi San Gregorio Armeno è un luogo animatissimo, un simbolo riconosciuto della nostra cultura popolare. Anche a Roma, con i miei alunni, ogni anno costruivamo un presepe in un’aula qualunque, che per qualche settimana diventava un piccolo mondo incantato. Un angolo di luce capace di sfidare il grigiore dell’inverno. Ricordo ancora Marco Ferretti, un ragazzo dal cuore gentile, che nell’ultimo giorno di scuola prima delle vacanze natalizie rimase insolitamente silenzioso, come se temesse di rompere qualcosa. Gli chiesi il perché di quella malinconia che gli velava gli occhi. “Professò – mi disse piano – penso alla tristezza che sentirò quando torneremo, e il nostro presepe sarà lì ad aspettarci, ma senza più le feste, le luci, i regali. Sarà come vedere il Natale da lontano.” E allora, cari sovranisti : la vera magia del Natale è tutta in quella nostalgia luminosa che resta, quando le luci si spengono e il presepe continua a parlare ai nostri cuori.

L’Ombra Silenziosa: il suicidio giovanile, riconoscimento clinico dei campanelli d’allarme

Il suicidio giovanile non è un fenomeno circoscritto, ma rappresenta una crisi di salute pubblica di portata mondiale. Le agenzie internazionali hanno da tempo lanciato allarmi sulla mortalità evitabile in questa fascia d’età. A livello globale, l’UNICEF ha classificato il suicidio come la quarta causa di morte tra gli adolescenti in almeno 43 paesi analizzati. In Europa, il suicidio è la seconda causa di morte tra i giovani (15-19 anni) e, secondo alcuni dati più recenti (2025), la prima causa di decessi tra i giovani con età compresa tra i 15 e i 29 anni, superando gli incidenti stradali. È spesso legato a problemi relazionali, bullismo, disagio psichico emergente e delusioni sentimentali o scolastiche. Nel 2022, nell’UE sono morti per autolesionismo intenzionale 5.017 (Dati Eurostat) giovani tra i 15 e i 29 anni, sebbene i dati mostrino un calo del 20% rispetto al 2011. Si stima che, in Italia, un adolescente al giorno tenti il suicidio (dati del 2023). L’Italia è all’8° posto su 36 Paesi sulla salute mentale e ha il 6° tasso più basso di suicidi adolescenziali (su 42 Paesi). Oltre 3.000 richieste di aiuto al Telefono Amico nei primi sei mesi del 2025. Tra i suicidi avvenuti in carcere tra il 2024 e maggio 2025, la fascia 20-29 anni è tra le più rappresentate, con 32 casi.   L’escalation del rischio suicidario è intrinsecamente legata alla crescente prevalenza dei disturbi mentali. Il quadro europeo, in particolare, è segnato da un’allarmante diffusione della psicopatologia giovanile. Si stima che ben 9 milioni di adolescenti, nella fascia d’età compresa tra i 10 e i 19 anni, convivano con una qualche forma di disturbo mentale. La comprensione del rischio suicidario richiede un’analisi complessa e stratificata dei fattori predisponenti (vulnerabilità intrinseche e croniche) e dei fattori precipitanti (eventi scatenanti acuti). L’ideazione e il comportamento suicidario sono fortemente correlati alla presenza di psicopatologia grave. In Italia, la depressione è il disturbo mentale più diffuso, e il rischio è associato a un’ampia gamma di condizioni, tra cui disturbi dell’umore, schizofrenia, sindrome da deficit di attenzione e stress post-traumatico. Particolare attenzione deve essere rivolta ai disturbi alimentari (DCA), come l’anoressia nervosa e la bulimia nervosa, Il fattore predittivo più potente per il suicidio completato è la storia di precedenti tentativi. Per gli individui con un precedente tentativo, il rischio è significativamente più alto rispetto alla popolazione generale. La valutazione clinica deve considerare attentamente la storia del paziente, ricordando che il rischio aumenta proporzionalmente all’intenzionalità suicidiaria consapevole dimostrata nell’episodio precedente.  a cui incidenza tra i giovanissimi ha visto un aumento preoccupante (30% nel triennio più recente. traumi Infantili e Disfunzionalità Familiare La vulnerabilità individuale è spesso radicata in esperienze precoci avverse. Eventi traumatici vissuti nella prima infanzia (Adverse Childhood Experiences – ACEs) e situazioni di disfunzionalità o instabilità familiare sono fattori cruciali che predispongono l’adolescente al disagio estremo. Se la personalità, ancora giovane e fragile, si è trovata ad affrontare da sola situazioni difficili senza riuscire a superarle ed elaborarle, aumenta la probabilità di un gesto estremo in adolescenza. L’ambiente sociale e digitale degli adolescenti moderni introduce fattori di rischio unici. L’essere vittima di bullismo o cyberbullismo è universalmente riconosciuto come uno dei fattori precipitanti più frequenti per l’ideazione e il tentativo di suicidio. Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e i dati ESPAD®Italia, indicano che oltre un milione di adolescenti italiani sono coinvolti, con il 34% dei ragazzi che ha subìto comportamenti vessatori online almeno una volta in un anno, e il 7.8% che ne è vittima più volte al mese. Le femmine tendono a subire più spesso atti di bullismo tradizionale, ma il cyberbullismo è prevalente tra i maschi (8.9% contro 6.6% con atti subiti più volte al mese). Il forte senso di solitudine combinato all’essere vittima di cyberbullismo crea un potente meccanismo di rischio. La vittimizzazione (un evento precipitante) si verifica sul terreno fertile dell’isolamento (un fattore predisponente). La Società Italiana di Pediatria (SIP) e altri organismi clinici enfatizzano un principio guida per i gatekeepers (medico di famiglia, pediatri, insegnanti, psicologi, educatori, familiari): l’avverbioimprovvisamente”. I cambiamenti repentini nel comportamento, nel rendimento o nel carattere di un adolescente sono l’espressione di un malessere interiore che non deve essere ignorato. Gli indicatori comportamentali critici includono: Isolamento sociale improvviso: L’adolescente non desidera più frequentare la scuola o gli amici. Cambiamenti nel rendimento scolastico: Un calo drastico e inspiegabile. Aggressività improvvisa: Un cambio di carattere che porta a comportamenti violenti o eccessivi. Sbalzi d’umore: Variazioni estreme e rapide dello stato emotivo. Autolesionismo (Self-Harm): l’inizio di atti autolesionistici non letali, che sono un forte indicatore di disagio profondo e aumentano il rischio di gesti estremi successivi. La letteratura clinica sfata diversi miti sul suicidio: mito dell’Intenzionalità Assoluta: Si crede erroneamente che le persone con ideazione suicidaria siano assolutamente intenzionate a morire. La realtà è che la maggior parte è ambivalente, combattuta tra il desiderio di porre fine al dolore e il desiderio di vivere. Mito dell’Assenza di Segnali. Si pensa che il suicidio avvenga in assenza di segnali d’allarme. La realtà clinica Riconoscere i segnali di allarme è cruciale per prevenire tragedie. Frasi come “Non ce la faccio più” o “Vorrei morire”, cambiamenti improvvisi nel sonno, nell’appetito, nell’isolamento sociale, o gesti simbolici come la donazione di oggetti personali, sono indicatori che non dovrebbero mai essere sottovalutati. Tuttavia, molti evitano di affrontare questi segnali per paura di parlare del suicidio, alimentando così il tabù che circonda il fenomeno. L’obiettivo primario dei gatekeepers deve essere quello di cogliere questi segnali e riaprire il dialogo interrotto dalla disperazione. Il dialogo, definito come la “parola d’ordine” per intercettare e intervenire in queste situazioni, è l’antidoto immediato. Il Dialogo Protettivo e Non Giudicante Parlare apertamente di suicidio con qualcuno che sembra triste, solitario o disinteressato non solo non aumenta il rischio, ma può agire come misura preventiva. Il dialogo deve essere volto a comprendere il dolore del giovane, offrendo supporto emotivo e cercando di ridurre il senso di isolamento che spesso accompagna l’ideazione suicidaria. È fondamentale aiutare l’adolescente a sviluppare e mantenere relazioni significative con amici e familiari, poiché le connessioni sociali positive forniscono un cruciale supporto emotivo. Il Ricorso al Supporto Professionale In situazioni di sospetto o presenza di segnali di rischio, è imperativo cercare immediatamente l’assistenza di un professionista della salute mentale. Psicologi, psicoterapeuti e psichiatri possono condurre valutazioni approfondite del rischio e fornire trattamenti personalizzati e urgenti. L’ approccio sociale invece è volto a fornire un supporto continuo come i servizi telefonici e il centro di messaggistica istantanea (Telefono Amico WhatsApp (324 011 7252) e la helpline telefonica (02 2327 2327). In caso di Emergenza chiamare il 118 e 112. Offrire un ascolto empatico e privo di giudizi è il primo passo verso un supporto concreto. In presenza di questi segnali, è fondamentale accompagnare la persona verso un professionista della salute mentale o indirizzarla a servizi di assistenza come Telefono Amico Italia. Rompere il silenzio su questo argomento delicato può contribuire a salvare vite, fare sentire meno solo chi soffre e sviluppare una maggiore consapevolezza e prontezza nell’affrontare il problema. dimostra che gli individui con ideazione suicidaria danno spesso segnali chiari prima di agire. “Ogni persona che rinuncia volontariamente alla propria vita, o che tenta di farlo, deve portarci a riflettere su cosa non sta funzionando nel contesto sociale che abbiamo creato. Perché, seppur vero che la maggior parte delle persone sanno sopravvivere ad una sofferenza, è altrettanto vero che per quelle che non ce la fanno deve esserci un posto più sicuro della morte”.  

Acerra: sorpreso con pistola e munizioni. Polizia arresta 25enne

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Proseguono i servizi straordinari predisposti dalla Questura di Napoli per contrastare i fenomeni di detenzione abusiva di armi. Nella notte appena trascorsa la Polizia di Stato ha tratto in arresto un 25enne napoletano, con precedenti di Polizia, per porto in luogo pubblico di arma comune da sparo clandestina e relativo munizionamento. In particolare, gli agenti del Commissariato di Acerra, durante il servizio di controllo del territorio, nel transitare in via Umberto Nobile, hanno notato un’autovettura che, alla loro vista si è allontanata velocemente; i poliziotti hanno raggiunto e sottoposto a controllo la vettura con a bordo il predetto trovando, occultata sotto il sedile del lato passeggero, una pistola Revolver cal 8 priva di matricola e rifornita con 9 proiettili.   Per tali motivi, l’indagato è stato tratto in arresto dal personale operante.

Somma Vesuviana, Stella al merito d’Argento al Busen Club Marino

La Società Sportiva sommese è stata insignita dal CONI di una delle più ambite e importanti onorificenze nel campo sportivo. Martedì 9 dicembre la cerimonia di premiazione.   «È con immenso orgoglio e grande emozione che annunciamo un traguardo storico: il CONI conferirà al Busen Club Marino la Stella d’Argento al Merito Sportivo, uno dei massimi riconoscimenti dello sport italiano». È con queste parole che Maria Saveria Di Biase insieme a Christian e Dominique Iovine, alla guida della Società Sportiva Busen Club Marino di Somma Vesuviana, hanno condiviso l’importante riconoscimento ottenuto, sottolineando con fierezza e soddisfazione quanto il momento rappresenti una tappa significativa nella storia della società. Martedì 9 dicembre alle ore 17,00, presso la Sala dei Baroni del Maschio Angioino a Napoli ci sarà la cerimonia di premiazione a cura del CONI Napoli cui parteciperanno le società e gli atleti che si sono distinti nel mondo dello sport per il proprio valore, il proprio talento e le proprie azioni a favore della comunità.   «Questo prestigioso premio è il frutto di oltre 52 anni di incessante impegno nel mondo dello sport, dedicati a promuoverne e diffonderne i suoi sani valori – ha continuato la famiglia Iovine – È un riconoscimento all’attività svolta, all’impegno sociale nonché per aver accompagnato e formato migliaia di giovani atleti di Somma Vesuviana e dell’intero territorio». La Stella d’Argento arriva dunque quale attestato per tutto quanto in questi anni è stato reso possibile grazie alla dedizione e alla costanza della famiglia Iovine e soprattutto grazie ai sacrifici del maestro Salvatore. Ripercorrendo la storia della società, il Busen Club Marino è nato dal sogno coraggioso del Maestro Iovine, che nel 1973 ha portato il Judo in una terra dove nessuno lo conosceva, convinto che lo sport potesse essere di grande aiuto ai giovani del luogo, allontanandoli dai pericoli della strada. Con immensa passione e grande forza ha costruito, passo dopo passo, un club che è diventato più che altro una grande famiglia: dalle prime lezioni in una scuola sommese, alla storica palestra “Yamarashi”, fino ad arrivare alla denominazione “Busen Marino”, adottata per tenere vivo il ricordo del giovane judoka Marino Caputo, prematuramente scomparso. In tutti questi anni il Maestro, sua moglie e i suoi figli non si sono mai fermati, arricchendo innanzitutto la palestra di tante discipline e attività sportive, dalla ginnastica artistica alla pesistica, passando per il taekwondo e la difesa personale.   E poi ancora ci sono stati gli scambi internazionali con palestre di Malta, Cuba, Mosca, le isole Seychelles, i progetti sociali, le collaborazioni con comunità, scuole e associazioni, sempre con un unico obiettivo: dare ai giovani un luogo sicuro dove crescere, imparare e credere in se stessi. Oggi il Busen Club Marino porta avanti la missione iniziata dal cuore del Maestro Salvatore, con l’impegno instancabile della sua famiglia che continua a dedicare la propria vita ai propri atleti, trasformando così lo sport in un dono d’amore e di speranza per tutta la comunità.

Da Altafini a Spalletti, Napoli-Juve è anche storia di clamorosi cambi di casacca

Il Napoli è chiamato a proseguire il suo ottimo stato di forma e a rispondere all’Inter nel posticipo di domani sera contro la Juventus al Maradona. Per molti tifosi si può considerare la partita più attesa dell’anno, data la forte rivalità nei confronti dei bianconeri; rivalità che si è nutrita, nel corso del tempo, anche di cambi di maglia piuttosto controversi. Il primo di questi episodi risale agli anni ’70, quando Josè Altafini decide di trasferirsi a Torino dopo 7 lunghi anni in azzurro: il 6 aprile 1975 l’argentino segnerà il gol decisivo nel match scudetto proprio tra Napoli e Juventus, guadagnandosi l’appellativo di “core ngrato”. Il trasferimento più iconico e spiazzante è stato probabilmente quello di Higuain ormai quasi 10 anni fa, lasciando un segno enorme non solo sul club, ma proprio sull’intera città. El Pipita, con il suo record dei 36 gol, era diventato il simbolo della rincorsa al tanto atteso scudetto e il suo addio aveva per molti decretato la fine di quel sogno. In ordine temporale, gli ultimi a scegliere la Vecchia signora sono stati Sarri e Spalletti, pilastri della storia recente partenopea, lasciando ancora una volta l’amaro in bocca soprattutto per la loro incoerenza rispetto a dichiarazioni passate. La verità è che dovremmo tenere a mente che si tratta di professionisti e che converrebbe pensare solo alle emozioni positive che hanno fatto provare, per non macchiare il ricordo.

Somma Vesuviana, “Itinerari del Gusto e dell’Anima”: animazione e accensione delle luminarie

Riceviamo e pubblichiamo
Oggi, 7 dicembre, Somma Vesuviana ospiterà una giornata dedicata ai bambini e alle famiglie nell’ambito del progetto regionale “Itinerari del Gusto e dell’Anima: Cultura, Natura e Sapori nei Borghi Campani”, finanziato dal Piano strategico Cultura e Turismo 2025 della Regione Campania.
Le attività animeranno Piazza Vittorio Emanuele III fin dal mattino, con scenografie gonfiabili natalizie, giochi e momenti di intrattenimento per i più piccoli. Nel pomeriggio sono previste nuove attività di animazione con mascotte e figure a tema, che accompagneranno il pubblico fino alla tradizionale accensione delle luminarie, fissata alle ore 19, che segnerà l’avvio ufficiale delle festività natalizie in città.
L’iniziativa rientra nelle azioni realizzate dal Comune di Somma Vesuviana all’interno del progetto intercomunale che coinvolge Scisciano (capofila), Saviano, Castello di Cisterna, Sant’Anastasia, Somma Vesuviana e Camposano.

I Domenicani di Madonna dell’ Arco e l’economia di Sant’ Anastasia  tra ultimo Settecento e primo Ottocento

Per tutto il  Settecento  fu continuo il flusso dei forestieri che investivano capitali nell’acquisto di masserie e di case tra Sant’ Anastasia e  Madonna dell’ Arco, attratti dalla fertilità della terra, dall’ordine sociale, dalle dimensioni della folla di devoti che accorrevano a visitare il Santuario.  Un anonimo cronista dell’eruzione del 1794, che tra l’altro distrusse  la maggior parte dell’abitato di Torre del  Greco,  dice che micidiali “ proiettili “ e una lunga pioggia di cenere colpirono anche il “ ricco casale di Santo Nastaso “.    I “ capitalisti “ più importanti furono i borghesi napoletani, i quali fecero delle loro  “ ville “ deliziosi luoghi di villeggiatura, ma anche  centri di quell’ agricoltura  moderna e razionale che i Domenicani andavano sperimentando nelle loro masserie, da Barra a Ottajano. Alla fine del Settecento Elisabetta De Angelis,  che aveva ereditato i  beni di una grande famiglia napoletana, i Della Riccia,  possedeva a Capodivilla  un palazzo con cappella pubblica a fronte di strada, e con giardino di due moggia, e poco più lontano, una taverna con due bassi data in fitto a Francesco Sbrescia. Sempre a Capodivilla la signora napoletana  aveva comprato anche un comprensorio di tre bassi, un cellaro grande, e un altro piccolo con palmento, che servono per comodità della vendemmia, e una masseria  di circa 12 moggia, da cui traeva una rendita netta annua notevole, più di 150 ducati, che solo un vigneto di alta qualità poteva garantire. Infine, nel luogo detto Sant’ Antoniello, la De Angelis possedeva un’altra taverna, affittata a Nicola Stefanile. Nell’ultimo scorcio del Settecento alcuni nobili napoletani vendettero quote anche estese delle loro masserie a “ massari “ di Casalnuovo,  che vi trasferirono residenza e impresa, cominciarono a sostituire i vigneti, in parte o in tutto, con i frutteti e avviarono la storia trionfale dell’albicocca di Sant’ Anastasia. Da  Casalnuovo venivano Filippo Castiello, che possedeva una masseria di 36 moggia in località Cavaliere;  i Romano affittuari delle masserie di Sellaro grande, di Santa Caterina, di San Martino; Filippo Romano, a cui la principessa di Roccella aveva concesso in gestione la masseria Carafa: di Casalnuovo erano anche i due garzoni, Vincenzo e Filippo Barone.  I fratelli Michele e Pasquale De Mattheis, di Resina,  avevano comprato 88 moggia di terra ai  Terracciani, in parte    “ arbustati “ con peschi e albicocchi: nella vasta  parte “ selvatica “ c’era il recinto che ospitava per sei mesi all’anno circa trecento pecore, protagoniste, con altre greggi, di quella transumanza interna tra Sant’ Anastasia e il Partenio, su cui si innestò la storia del capretto di Sant’ Anastasia, e di cui già abbiamo dato qualche notizia in un articolo precedente. Le trasformazioni del modello dell’economia locale vennero sostenute dai capitali che i Domenicani di Madonna dell’ Arco prestavano generosamente, o investivano nella manutenzione di case, botteghe e selve entrate nel patrimonio del Santuario attraverso oculati acquisti, lasciti e donazioni:  la masseria Borrelli, con bassi e camere, data in fitto a Gaetano Dati; un casino e una selva a Fontanarosella,  affidati alla cura di Francesco Maione, detto Quattrova; un territorio  paludoso in luogo detto Purchiano, locato a Domenico Incarnato; un comprensorio di case ai Portali,  in cui Antonio Coppola detto Codella  si era messo a vendere ricottelle, caci e salumi;  il palazzo dato in fitto ai Marigliano; un comprensorio di case a Capodivilla, in cui  Domenico Aliperta, detto Nottamponta, aveva aperto un negozio di zagarellaro, cioè di merciaio. L’osteria presso il Convento venne affidata prima a Domenico Pone, e dal 1807, a Andrea Liguori. Ovviamente,  non c’era, nel territorio, un ordine religioso che  potesse gareggiare con il potere finanziario dei Domenicani di Madonna dell’ Arco. Dalla Masseria ricavavano, in media, 500 ducati all’anno, e altri 10 dalla vendita di minestra verde prodotta nel giardino grande annesso al Santuario. Nella prima metà del  1791 il Bancone della Spezieria, tenuto dallo speziario maggiore  fra Domenico Oliverio incassò 60 ducati dalla vendita di pomate e di erbe medicamentose, che venivano raccolte sul Somma- Vesuvio e poi lavorate nell’ officina. Nel 1792 il Bancone della Chiesa, amministrato dal sacrestano maggiore Giovanni Battista Carpano, incassò 2200 ducati, metà dei quali vennero spesi sul territorio: 450 ducati  per 800 messe, celebrate nel Santuario dai sacerdoti locali,  38 ducati per le caraffine dell’olio santo fornite in grande quantità dal carrafaro  Mariano Foglia, 36 ducati per le 20000 figure della Beata Vergine stampate dal figuraro  Tommaso Palumbo, 256 ducati per la rifazione e la doratura  delle lampade avanti alla Cappella della Vergine. L’ orefice e indoratore di fiducia era Costanzo Mellino, napoletano, che però aveva aperto bottega anche a Sant’ Anastasia, nella casa di Vincenzo Maione, detto Abate Fummo. Ma  furono cospicue anche le spese fisse e le imprevedute: mezzo ducato al garzone Giorgio che portò le candele al vescovo di Nola; 3 carlini al servitore della contessa Anguissola che aveva portato un’ elemosina di 20 ducati; 2 ducati  a Giuseppe De Luca detto Picione  per due frasche di seta;  5 ducati a Mastro Gerardo il Marmoraro  che ogni anno interveniva sui marmi della Cappella;  2 ducati alla lavannara  dei corredi di sacrestia, e 2 a  mastro  Ciccio Scarpinelli, addetto alla pulizia del Santuario; 10 ducati per le consuete regalie  ai tribunali di Napoli; altri 10 per la squadra di campagna  che manteneva l’ordine durante la  Settimana Santa.  Cinque ducati vennero versati all’ incantatore per la vendita di oro, argento, granatelli e coralli. Circa 400 ducati venivano investiti ogni anno per la manutenzione ordinaria del patrimonio immobiliare, affidata, a rotazione, a tutti i mastri muratori e a tutti i pozzari, gli esperti di pozzi, di Sant’ Anastasia. Nei primi anni dell’ ‘ 800  la crisi istituzionale, l’arrivo dei Francesi e il tracollo dell’economia gettarono sul lastrico grande parte della nobiltà napoletana. Anche le entrate del Santuario si ridussero. E tuttavia nel 1807 un duca, un marchese e un principe, tutti di grande nome, erano debitori dei Domenicani di Madonna dell’ Arco per una somma complessiva di 4200 ducati: una somma di poco inferiore agli introiti  che il Comune di Sant’ Anastasia  registrò, pochi anni dopo, nel secondo bilancio della sua storia autonoma.  

Weekend dell’Immacolata a Napoli: concerti, mercatini, spettacoli e magia natalizia in città

Dal 6 all’8 dicembre Napoli accoglie l’arrivo del Natale con spettacoli teatrali, concerti, visite culturali, laboratori per famiglie e mercatini diffusi tra musei, chiese e luoghi urbani.

Il fine settimana dell’Immacolata dà ufficialmente il via al periodo natalizio a Napoli, che anche quest’anno propone una fitta serie di appuntamenti culturali e ricreativi. La città si trasforma in un grande palcoscenico dove vivere musica, teatro, arte, laboratori per bambini e atmosfere luminose, offrendo occasioni per tutte le età e per ogni gusto.

Tanti Natali a Piazza Mercato

L’8 dicembre parte la rassegna “Tanti Natali: Napoli, la città che accoglie”, inserita nel programma comunale “Altri Natali”. Ogni appuntamento si terrà presso la chiesa di Santa Croce e Purgatorio al Mercato e permetterà di scoprire musica, teatro e narrazioni dedicate alle tradizioni natalizie, con ingresso gratuito.

L’evento inaugurale sarà il concerto “Pre Sepe Natale” di Daniele Sepe, accompagnato da Simona Boo, Marcello Squillante e i Pastori del Pre Sepe: un viaggio sonoro attraverso le melodie della natività tratte da culture diverse, tra spiritualità popolare e atmosfere espressive.

Canto di Natale – Teatro Il Pozzo e il Pendolo (8 dicembre)

L’8 dicembre, al Teatro Il Pozzo e il Pendolo, torna uno degli spettacoli più amati del periodo: “Canto di Natale”, tratto dal romanzo di Dickens. In scena Paolo Cresta e Carlo Lomanto, che uniscono narrazione e musica per dare vita a una performance intensa, con atmosfere sospese tra memoria, magia e redenzione.

Tradizionale Concerto dell’Immacolata – 8 dicembre

Alle 19.30, nella splendida chiesa di Santa Maria della Mercede in via Chiaia, si terrà il concerto “Ave Maria per l’Immacolata”, appuntamento storico della tradizione culturale napoletana curato dall’Associazione culturale Noi per Napoli APS. L’evento è guidato dai maestri Olga De Maio e Luca Lupoli e unisce musica e solidarietà: il contributo di partecipazione sarà devoluto all’acquisto di beni alimentari per famiglie in difficoltà.

Un Magico Natale con Carolina – Palapartenope (8 dicembre)

Per le famiglie con bambini, l’8 dicembre il Palapartenope ospita lo spettacolo “Un Magico Natale con Carolina”, tra canzoni, danza e storie natalizie ambientate in una scuola. La narrazione accompagna i piccoli spettatori alla scoperta del valore della collaborazione, trasformando un imprevisto in una piccola avventura da ricordare.

INIZIATIVE PER TUTTO IL PERIODO NATALIZIO

La Scienza Illumina il tuo Natale – Città della Scienza

Dal 6 dicembre al 6 gennaio, Città della Scienza inaugura un programma dedicato alla sostenibilità, all’innovazione e alla creatività. Il weekend dell’Immacolata ospita “Natale in costruzione”, tre giornate di laboratori e attività educative dedicate al riuso e al pensiero ecologico.

Natale in Bella Piazza – area nord di Piazza Garibaldi

Fino all’8 gennaio, l’area nord di piazza Garibaldi diventa uno spazio urbano dedicato a bambini, famiglie e residenti, con laboratori artistici, letture, spettacoli, attività musicali e momenti di animazione condivisa.
L’iniziativa è parte del progetto Bella Piazza, nato per rendere la piazza un luogo più vissuto e partecipato, anche nei mesi invernali.

Mercatini di Natale al Museo di Pietrarsa

Tornano i suggestivi Mercatini di Natale al Museo Ferroviario di Pietrarsa, tra casette in legno, melodie di strada, luminarie e stand enogastronomici con prodotti tipici campani.
Un’esperienza ideale per vivere la magia del Natale in un contesto storico unico, tra locomotive d’epoca e atmosfere romantiche.

Mercatini di Natale al Castello di Lettere

Per un’esperienza panoramica fuori città, il Castello Medievale di Lettere continua ad accogliere visitatori nei weekend con mercatini, street food, artigianato locale e spettacoli nella cornice delle mura antiche illuminate.

Domenica al Museo – 7 dicembre

Per gli amanti dell’arte e della cultura, il 7 dicembre torna Domenica al Museo, con ingresso gratuito nei musei statali e nei siti archeologici. È l’occasione perfetta per visitare luoghi iconici come il MANN, il Palazzo Reale, il Museo di Capodimonte o le aree archeologiche di Pompei ed Ercolano.

Le vie del cuore, dall’emergenza alla guarigione

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Un caro amico, nei tempi in cui  scrivevo per il sociale, mi defini “la voce del disagio”, perché le mie osservazioni si riferivano ai disagi  cittadini, dovuti al malcostume e l’incuria  che giornaliermente ci coinvolgono, senza mai trascurare di sottolineare, le carenze amministratve dei servizi sociali preposti. Tutte realà che riscontravo, come ogni napoletano credo,  quotidianamente sul territorio e la mia voce graffiante aveva lo scopo di indignare il popolo e stimolare azioni concrete degli amministratori, senza mai mancare di evidenziare in situazioni speciali,  soprattutto il bello e il buono della mia amata NAPOLI e la carnalità del suo popolo. Ho imparato in questi anni a fare tesoro di ogni esperienza, anche in luoghi tartassati da sterili pregiudizi che travolgono indistintamente pure il prestigioso lavoro di chi opera bene in prima linea. Parlo dei luoghi di sofferenza, degli Ospedali e della bistrattata Sanità locale. Non voglio passare per paladino difensore di questi temi, ( non mi compete e tantomeno sarei competente ), ma in quanto coinvolto in prima persona in una delicata vicenda di salute, non posso far mancare il mio contributo  ed evidenziare il buono riscontrato nel  nostro circuito sanitario per le emergenze cardiache e l’eccellente sistema riabilitativo di cui disponiamo in contrapposizione alle numerose e sopravvalutate strutture private. “LE VIE DEL CUORE “, è il titolo che ho scelto per la narrazione, distinguendo in una doppia interpretazione il termine scientifico “il cuore”, dal rinomato e appassionato termine  dialettale…”o’core” : – la prima, per il valore vitale di questo delicato organo e gli interventi curativi per esso predisposti; – la seconda invece  per il sentimento accorato ed empatico che anima l’operato di ogni singolo addetto del settore. Per le vie del mio cuore, ho già avuto modo di elogiare la pronta efficienza in emergenza, dell’unità cardiaca U.T.I.C. all’Ospedale del Mare, affermando che è  una ECCELLENZA ITALIANA a 360 gradi, avendo avuto esperienza diretta di confronto, anche se per motivi diversi,  con rinomate strutture sia di Milano, che Roma. Ma sempre il mio cuore,  nel percorso di guarigione mi ha regalato un’altra esperienza positiva, proprio nel ventre di Napoli, in una struttura ospedaliera di interesse storico-artistico, la più antica della città, risalente addirittura al 1735 con Carlo III di Borbone… dove mai avrei immaginato di trovare accoglienza, professionalità ed un servizio strumentale di prim’ordine. Parlo della RIABILITAZIONE CARDIACA, dell’Ospedale San GENNARO dei poveri, nel quartiere Sanità di Napoli, diretto dal dr. MARIO MALLARDO e condotto con estremo rigore professionale ma altrettanto garbo, dai dottori specialisti cardiologi SORRENTINO Regina e RUVOLO Antonio, dalle dr.sse fisioterapiste ELENA, FLAVIA ed ALESSANDRA che mi hanno accolto e seguito per tutto il percorso di guarigione,  senza però trascurare, il lavoro dei  pazienti infermieri  Mariangela e Beniamino che quotidianamente hanno  rilevato e monitorato i parametri utili al protocollo sanitario. Quando nelle mie narrazioni, (ed è forse l’aspetto di rilievo) cito il personale, ci tengo a precisare che non è solo per il  quotidiano lavoro che svolgono…sarebbe banale, ma è per l’empatia che instaurano, il sentimento con cui approcciano, che fanno  sentire i pazienti a proprio agio e spontaneamente affermare: “queste persone, non  praticano il lavoro… (e consentitemi l’espressione dialettale) …FATICANO CO’ CORE”, dando cosi senso alla seconda ma non meno importante interpretazione, che intendevo dare al racconto. Di Napoli, non mi nascondo dietro al dito mignolo, tante cose, vere o false,  ne  macchiano la reputazione, ma ad onore del vero,  tante altre invece  – ma purtroppo se ne parla poco – la fanno BRILLARE ed io sono onorato di esserne testimone, prim’ancora di essere grato  per l’affetto ricevuto da ogni singola figura professionale, che mi ha seguito in questo percorso :  “GRAZIE  di CUORE”(appunto!)… e soprattutto GRAZIE al primario, dr. Mario MALLARDO per la diligente direzione di questo ulteriore fiore all’occhiello della nostra CITTÀ. Con stima per #Legatialfilo Ciro NOTARO autore #PerStradaPerCaso Il Mediano.it