Di Don Aniello Tortora
Il Papa ha annunciato, nella festa dei Santi Pietro e Paolo, l”istituzione di un nuovo dicastero vaticano, “nella forma del Pontificio Consiglio”, con il compito di “promuovere una rinnovata evangelizzazione” nei Paesi dell”Occidente “che stanno vivendo una progressiva secolarizzazione della società e una sorta di eclissi del senso di Dio”. Tutto ciò costituisce dunque “una sfida a trovare mezzi adeguati per riproporre la perenne verità del Vangelo di Cristo”.
Benedetto XVI ha incentrato proprio sulla missionarietà il suo discorso. “Non c”era e non c”è solo la fame di cibo materiale – ha fatto notare il Pontefice –. C”è una fame più profonda, che solo Dio può saziare. Anche l”uomo del terzo millennio desidera una vita autentica e piena, ha bisogno di verità, di libertà profonda, di amore gratuito. Anche nei deserti del mondo secolarizzato, l”anima dell”uomo ha sete di Dio, del Dio vivente”.
Vi sono regioni del mondo, ha quindi aggiunto papa Ratzinger, “che ancora attendono una prima evangelizzazione; altre che l”hanno ricevuta, ma necessitano di un lavoro più approfondito; altre ancora in cui il Vangelo ha messo da lungo tempo radici, dando luogo ad una vera tradizione cristiana, ma dove negli ultimi secoli – con dinamiche complesse – il processo di secolarizzazione ha prodotto una grave crisi del senso della fede cristiana e dell”appartenenza alla Chiesa”. Ecco perciò l”idea del nuovo dicastero.
Si tratta, come si evince dalle stesse parole del Papa, di un segno di speranza.
È vero che “le sfide dell”epoca attuale sono certamente al di sopra delle capacità umane: lo sono le sfide storiche e sociali, e a maggior ragione quelle spirituali”. Ma è altrettanto vero che proprio Gesù, ha fatto notare il Pontefice, “aveva loro dimostrato che con la fede in Dio nulla è impossibile, e che pochi pani e pesci, benedetti e condivisi, potevano sfamare tutti”.
Benedetto XVI ha quindi fatto riferimento, nel suo discorso del 29 giugno, ai due Papi grandi missionari che lo hanno preceduto. Paolo VI raccolse “il grande anelito conciliare all”evangelizzazione del mondo contemporaneo”. Giovanni Paolo II “ha rappresentato “al vivo” la natura missionaria della Chiesa, con i viaggi apostolici e con l”insistenza del suo Magistero sull”urgenza di una nuova evangelizzazione”.
A me sembra che Benedetto XVI abbia proprio colpito nel segno: l”Occidente, il Primo mondo, opulento e “ricco di sè”, ha bisogno di essere evangelizzato. Giovanni Paolo II parlava di “nuova evangelizzazione”. L” “uomo occidentale”, “gonfio” di tante cose materiali, ma “vuoto” di felicità, ha bisogno di ri-scoprire il senso della vita e di dare risposte a quelle famose domande che nessun uomo può eludere dalla sua seria riflessione: Chi sono, da dove vengo, dove vado, perchè vivo, cosa c”è dopo la morte. Anche il nostro Sud, un tempo legatissimo alla chiesa, risente di questa cultura edonista, secolarista, laicista, relativista. La fede non è un fatto culturale, nè sociale: è una scelta e va riscoperta giorno dopo giorno. “Non si nasce cristiani, si diventa”, diceva Tertulliano.
Mi auguro che la Chiesa futura, superando l”attuale momento di crisi (più mediatico che di sostanza, a mio avviso) possa continuare a dare il suo contributo per far mettere sempre l”uomo al centro di tutte le preoccupazioni politico-sociali e perchè questo uomo possa essere felice di vivere, nonostante tutto.
(Fonte foto: Rete Internet)
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