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Centrati da auto sull’Asse Mediano: lei muore, lui é grave
Marigliano, nuovo blitz della Polizia Locale: sequestrata un’altra lottizzazione abusiva in via San Francesco
Non accetta fine della relazione e pubblica contenuti intimi sui profili dell’ex: arrestato
Al via la XIII edizione dell’evento “Vesuvio sotto le stelle”
I Percorsi
Percorso 600 – Si tratta di un cammino accessibile e avvolgente, che attraversa il versante occidentale del Parco immerso nella vegetazione mediterranea e nelle colate laviche dell’ultima eruzione. Regala uno dei tramonti più belli del Vesuvio, cedendo poi il passo alle stelle che si specchiano nel Golfo di Napoli. Percorso 1000 – Si tratta di un sentiero dal fascino potente, con due opzioni di percorribilità, che si snoda tra antiche colate laviche e viste sul cuore del vulcano. Qui la natura è più aspra, lo sguardo si perde tra profili scuri e paesaggi lunari, con la sensazione di toccare il cielo con un dito. Per tutta la durata della manifestazione, sarà attivo un Servizio Clienti al numero 3291340500 (telefono e WhatsApp), operativo dalle 10:00 alle 19:00, per fornire informazioni in tempo reale sugli eventi.Un’occasione imperdibile per vivere il Vesuvio in modo inedito e indimenticabile.
Informazioni Pratiche
Agli eventi non è consentito portare animali. Si raccomanda un abbigliamento adeguato:- Scarpe da ginnastica con suola scolpita o da trekking
- Indumenti comodi, felpa e giacca a vento
- Acqua e uno spuntino
- Bicchiere personale per le degustazioni di vino locale
- Sacchetto per i rifiuti personali
- Zaino (evitare le tracolle)
Vesuvio Natura da Esplorare
Vesuvio Natura da Esplorare è un’associazione di promozione sociale fondata nel 2013, che offre un servizio di accompagnamento guidato sui sentieri del Parco Nazionale del Vesuvio, su altri siti naturalistici e archeologici, aperto a tutti e attivo tutto l’anno. Nasce dall’impegno di esperti naturalisti, biologi, geologi, comunicatori, guide del Parco e tecnici specializzati, con l’obiettivo di promuovere la conoscenza, l’amore e il rispetto per la natura attraverso attività multidisciplinari, originali e ad alto valore educativo.Contatti
Telefono e WhatsApp: 3291340500 (dalle 10:00 alle 19:00) Mail: info@vesuvionatura.it Facebook: www.facebook.com/vesuvionatura Instagram: www.instagram.com/vesuvio_naturaPerchè ci ammaliamo proprio quando andiamo in vacanza?
Caldo record a Napoli, anziani si rifugiano in chiesa.
Somma Vesuviana, Vincenzo Nocerino: Riflessione civica sul futuro di Somma Vesuviana
Le ricette di Biagio: melanzane al cioccolato. E togli subito la maschera a chi ti sta parlando. Ma conviene sempre?
Scrissi anni fa che i succhi amari e il colore viola- il colore di maghe e fattucchiere, il colore di Satana – e una cervellotica etimologia – melanzana, da “mens insana”, il “cervello di un pazzo” – tennero a lungo l’ortaggio nell’ombra del sospetto. Sospetto che diventava paura manifesta, quando certi medici, ancora sul finire dell’Ottocento, sentenziarono che la melanzana provoca l’anemia e spegne, nei maschi, l’impulso e il seme dell’eros. Tra i tanti meriti culinari i Napoletani hanno avuto anche quello di incominciare a colorare di rosa la fama delle melanzane, sollecitati dal fatto che l’ “umore” dell’ortaggio coltivato nella piana della Campania Felix era meno amaro rispetto agli “umori” delle altre melanzane: inoltre, più gradevole era anche il suono della parola che a Napoli indica l’ortaggio, “mulignana”: a pronunciarlo lentamente, suggerisce l’immagine dei denti che entrano piacevolmente nel corpo della parmigiana. Perfino il colpo che ha prodotto una lividura, se questa lividura la chiami, per associazione cromatica, “mulignana”, si sopporta meglio. E poiché incominciò a farsi strada l’idea che il viola fosse il colore degli esorcismi che rendono impotenti i diavoli, si diffuse l’opinione che le melanzane potenziassero le capacità fisiche e intellettuali di chi ne consumava porzioni copiose. Per esempio Camilleri “santifica” le melanzane della caponata siciliana di cui Adelina è magistrale cuoca e Montalbano è insaziabile goloso: è il miracolo della letteratura, che rende patrimonio nazionale due “valori” siciliani, un “piatto” e un personaggio. E pare che proprio le melanzane accendano la luce – una luce “santa”, ma un poco ancora diabolica – nella mente del commissario e lo aiutino a risolvere il giallo. Figuriamoci cosa succede quando al potere illuminante della melanzana si unisce quello della cioccolata. Dunque, la melanzana aiuta a “smascherare” gli autori di un delitto. Ma dall’’800 a oggi quel verbo – “smascherare”- è diventato un groviglio di significati letterali e metaforici: è la parola dominante del nostro vivere. Ogni giorno ognuno di noi, prima di uscire, si comporta come il protagonista nel quadro di Magritte che correda l’articolo: sceglie la “maschera” con cui si coprirà il volto, e si prepara ad usare modi, linguaggio e comportamenti corrispondenti sul “palcoscenico” della vita quotidiana, e a “smascherare” gli altri. Non sempre ci riusciamo, perché Pirandello ci ha insegnato che siamo “uno, nessuno e centomila” e che maschere numerose si susseguono su ogni volto, anche sul nostro, e perciò, mei momenti di solitudine, ci chiediamo talvolta: “chi sono, veramente?”. E’ una domanda a cui è necessario rispondere, anche se non è facile. Recitare il sé stesso autentico nel teatro dell’esistere può condannarci alla solitudine, a parlare con pochi, a non credere più nei “giochi” che costituiscono la trama della vita sociale. Forse avevano ragione Torquato Accetto, Machiavelli, Guicciardini e Luigi de’ Medici: la via della salvezza può essere l’arte della dissimulazione onesta. E se proprio la situazione diventa insopportabile, possiamo sostenerla aumentando la dose di cioccolata. Ma è un tema che impone un approfondimento. La trasmissione e trasformazione musicale nel Medioevo: Guido D’Arezzo e l’evoluzione della scrittura neumatica
Bentornati al ventitreesimo appuntamento di “Riavvolgi il futuro”.
Oggi esamineremo la profonda trasformazione della didattica e della trasmissione musicale nel Medioevo, concentrandosi in particolare sull’apporto teorico e metodologico di Guido d’Arezzo.
All’inizio questo segmento viene completato il quadro storico e concettuale relativo all’evoluzione della scrittura neumatica e ai primi tentativi di dare una precisa collocazione spaziale ai suoni sulla pagina, superando i limiti della notazione adiastematica che non indicava gli intervalli precisi. Si introduce la figura di Guido d’Arezzo, attivo nell’XI secolo, il cui merito principale consiste nell’aver compreso la necessità di una riforma pedagogica radicale che permettesse ai cantori di apprendere canti mai uditi prima direttamente dalla pagina scritta, senza dover dipendere esclusivamente dall’insegnamento orale e dalla memoria. Guido formalizza l’uso del rigo musicale moderno inserendo linee di colori diversi, solitamente il giallo per la nota do e il rosso per la nota fa, offrendo così un punto di riferimento visivo immediato e certo per identificare i semitoni all’interno della scala.
Il cuore dell’approfondimento è incentrato sull’invenzione del sistema della solmisazione e sulla nascita dei nomi delle note. Per facilitare l’intonazione corretta degli intervalli, in particolare del semitono, Guido d’Arezzo adotta come modello pedagogico l’inno a San Giovanni Ut queant laxis. Questa composizione poetica possedeva la particolarità di iniziare ogni semifrase su una nota progressivamente più acuta, ascendendo grado per grado. Utilizzando le prime sillabe di ciascun emistichio, il teorico individua le sei sillabe ut, re, mi, fa, sol, la, che vanno a costituire una struttura scalare fissa di sei suoni definita esacordo. La caratteristica fondamentale dell’esacordo risiede nella posizione fissa dell’intervallo di semitono, che si colloca rigorosamente ed esclusivamente tra le sillabe mi e fa.
La trattazione analizza come questo modulo di sei note venisse applicato all’intero sistema musicale medievale per mezzo del meccanismo della mutazione. Poiché l’estensione complessiva delle melodie superava l’ambito di sei sole note, era necessario sovrapporre più esacordi di tre tipi differenti a seconda della posizione della nota si: l’esacordo naturale (costruito a partire dal do), l’esacordo duro (che partiva dal sol e utilizzava il si naturale) e l’esacordo molle (che partiva dal fa e necessitava del si bemolle per mantenere il semitono tra mi e fa). Quando una melodia superava i confini di un singolo esacordo, il cantore doveva effettuare una mutazione, ossia cambiare la denominazione delle sillabe sostituendo la sillaba di arrivo di un esacordo con quella di partenza del nuovo esacordo, mantenendo però inalterato il suono reale. Questo esercizio mentale e vocale permetteva di cantare qualsiasi melodia mantenendo la percezione del semitono sempre agganciata al rapporto tra le sillabe mi e fa.
Infine si evidenzia l’enorme impatto di questa riforma: la musica si svincola progressivamente dalla pura pratica empirica ed entra a pieno titolo nell’ambito delle discipline teoriche e speculative del quadrivio, trasformando il cantore da mero esecutore mnemonico a musico consapevole in grado di leggere in autonomia il repertorio scritto.
Ed eccoci arrivati alla fine cari musicofili e musicofile, se siete giunti fin qui vi attendo nel prossimo appuntamento per approfondire questo nostro fantastico discorso. P.S.: Vietato mancare ;^) . A presto!!!!! :^)