Prevenzione e diagnosi precoce sono armi fondamentali contro il tumore della mammella. Per questo motivo la Casa di Cura Trusso di Ottaviano promuove una giornata di informazione e prevenzione contro una patologia che sempre più può essere sconfitta.Il team di esperti, guidati dal senologo dottor Luigi Cremone, effettuerà uno screening gratuito con visite che si terranno lunedì, 14 gennaio, dalle ore 8.30 alle ore 12.30, nella Casa di Cura Trusso, in Via San Giovanni Bosco, 3 a Ottaviano (NA). Nelle strategie per il controllo del tumore della mammella la fase diagnostica riveste da sempre un’importanza fondamentale: minori sono le dimensioni della lesione al momento della diagnosi e maggiori saranno le probabilità di guarigione definitiva. Questa probabilità raggiunge valori molto vicini al 100% nei casi in cui il tumore venga scoperto grazie al contributo delle indagini strumentali, vale a dire prima ancora che diventi clinicamente evidente. È questo il punto di forza della diagnosi precoce: salvare la vita e il corpo di tantissime donne.“L’Open Day rappresenta un appuntamento informativo e di prevenzione rilevante sia per le pazienti che per lo specialista. – afferma il dottor Cremone – Una corretta informazione sulle buone pratiche di prevenzione e sulla patologia in generale deve essere fornita a tutte le donne incondizionatamente e gratuitamente da ogni struttura. Con tali incontri, poi, lo specialista riesce ad adempiere in pieno al suo ruolo, promuovendo altresì quel rapporto di fiducia che deve intercorrere tra medico e paziente”.Per prenotazioni e info tel. 081.3387591
“Un anno di grande lavoro, con la soddisfazione di aver mantenuto gli impegni presi con l’organizzazione e con la cittadinanza, con la consapevolezza che ancora molto lavoro ci attende”. È con queste parole che Michele Caprio, responsabile della sede Acli di Cardito, ha commentato i risultati del primo anno di attività, nata proprio l’11 gennaio dello scorso anno.
Dopo i primi 12 mesi di lavoro, è il tempo di un primo bilancio, quantitativo e qualitativo. “I dati sono molto positivi”, afferma Caprio, che prosegue: “Dall’inaugurazione sino ad oggi abbiamo fatto tanto, con l’offerta dei servizi alla cittadinanza, quali: sociali, fiscali e previdenziali, ma soprattutto l’impegno in campo associativo, organizzando due grandi eventi: il primo a Roma e l’altro a Carpignano con la partecipazione di tanti associati, in rete anche con le altre associazioni territoriali. Per concludere abbiamo ospitato nella nostra sede Acli, la giornalista anticamorra, Marilena Natale, finita sotto scorta negli ultimi anni per aver scritto e denunciato il clan dei casalesi. Abbiamo avuto modo di confrontarci su: sociale, legalità e giustizia. La nostra azione per il futuro è di proseguire su questi valori, sapendo di avere alle spalle una grande organizzazione nazionale e la sede territoriale di Cardito, dunque, sarà sempre più un’antenna sociale, legale, strategica e fondamentale per il bene comune”.
La masseria Maddalena nel territorio di Somma Vesuviana è una ricchezza storica e proponeal visitatoreun suggestivo ricordo del tempo passato. La sua storia è piena di interessanti particolari che ci affascinano, ci fanno pensare e suscitano una vaga nostalgia.Tra il XVI e XIX secolo si assistette, in Europa, alla fondazione di numerosi istituti femminili fortemente sostenuti sia dai poteri costituiti, la Chiesa e lo Stato, che da iniziative di benefattori e benefattrici laiche. Accanto ai Conservatori destinati alle fanciulle pericolanti, orfane, trovatelle, donne sole, prive di figure maschili preposte al controllo del loro onore e, pertanto, più esposte al rischio di cadere in fallo, specifiche istituzioni vennero destinate alle donne pericolate, peccatrici da redimere e controllare. In Italia i primi istituti nacquero già nel tardo Quattrocento e all’inizio del Cinquecento e si diffusero a partire dalla seconda metà del XVI secolo, in linea con il progetto controriformistico della Chiesa cattolica che, attraverso una capillare attività di disciplinamento dei costumi della società, si faceva sempre più pressante al fine del controllo sociale delle donne ai margini. Già, però, nel 1324 la regina Sancia d’Aragona – Maiorca (1286 – 1345), seconda moglie di Roberto d’Angiò (1309 – 1343), istituì a Napoli il monastero delle Donne Monache della Maddalena con lo scopo principale di strappare le prostitute al diluvio del peccato e condurle a una vita di espiazione e di raccoglimento. Le Maddalenine indossavano l’abito domenicano con il cordiglio francescano. Col tempo il monastero perse gradualmente il suo carattere assistenziale e ospitò oneste donzelle e figlie della nobiltà cittadina, ingrandendo considerevolmente il suo patrimonio. A Somma l’antichissima ed illustre famiglia angioina – napoletana dei di Gennaro, in antiquo Ianuario, rappresentata dal Conte Giovanni Battista nel 1750, possedeva all’epoca, in luogo della strada di Nola, un territorio di circa cinque moggia giusta li beni del Venerabile Monastero della Maddalena di Napoli e la via pubblica, così come attesta il Catasto Onciario di Somma (1744- 1750). E’ quella località situata tuttora in linea d’aria alle spalle della masseria Madama Fileppa e adiacente alla masseria Matarazzo, alla quale è collegata attraverso uno stretto viottolo lungo pochi metri tra i noccioleti. Il nome attuale, Masseria Maddalena, deriva proprio dalla attestata presenza in questo luogo di un piccolo monastero di Donne Monache della Maddalena di Napoli. La struttura di Somma era diventata, infatti, una sorta di dependance del monastero di Napoli, dove poter ospitare le donne di indole peccatrici e impure in attesa di redenzione. I fratelli Fiore e Antonio Carrella, attuali proprietari dello stabile, abitato dai genitori e dalla sorella fino al 2006, raccontavano che la proprietà fu acquistata dal nonno Pasquale, alias zi Pascariello ‘o capraro, dal Conte Ciccone di Napoli forse nei primi decenni del ‘900. La famiglia Ciccone era anch’essa antica e nobile per avere avuto nella persona di Bonaventura Ciccone un consigliere del S. R. Consiglio e riconosciuta tale dalla Regia Commissione dei titoli nel 1838. I nobili Ciccone parteciparono attivamente alla storia di Napoli ed alle sue vicende. Alla masseria Maddalenavi si accede, ancora oggi, dalla strada che da Spartimento di Scisciano porta a Somma Vesuviana, all’altezza dell’edificio scolastico. Lo stabile si impone subito all’occhio del visitatore. E’ alto e snello, dal solaio del primo piano si innalzano ai lati due colonne squadrate terminanti con una sorta di fumaiolo a punta. Le stesse erano all’ingresso del viale, così ricordano gli anziani del posto. Il fabbricato consta di due piani con ampia soffitta; la scala interna è a chiocciola in muratura. Esso appare deturpato da corpi aggiunti di muratura recente. E’ancora visibile, sulla parte posteriore, l’arco dell’ampio portone d’ingresso. Sulla facciata principale vi è lo stemma nobiliare angioino della famiglia Di Gennaro, sormontato da una corona a sette punte, raffigurante a destra un leone rampante e a sinistra due gigli angioini; ai lati di esso due cornucopie, da cui fuoriescono grappoli d’uva e frutta, sembrano sorreggere lo stemma atteso. Nella masseria, fino a pochi anni fa, i più vecchi ricordavano ancora la presenza delle monache maddalene e più tardi, anche, di monaci. La masseria rimane, ancora oggi, un luogo affascinante, capace di trasmettere emozioni. C’è bisogno della consapevolezza di tutti riguardo al loro valore, per farle ancora vivere e per trasmettere a chi verrà il bagaglio di storia, emozioni e forza che occorre per guardare al futuro attingendo al passato.
Per chi ama la storia “bassa”, quella costruita nelle case, nelle officine e nei cortili degli “umili”, Ottajano, con i suoi due centri storici, è un luogo “magico”: ma temo che questa “magia” sia poco nota anche agli Ottajanesi. Fanno parte della storia “bassa” anche personaggi che furono importanti, in vita, ma che poi vennero dimenticati. In un successivo articolo parleremo, commentando il corredo delle fotografie, di particolari significativi dell’architettura. Le storie dei Perillo, dei Menichini, di Enrico Pessina e di Mario Fanelli.
La strada del Vaglio è la “testa” della strada più antica di Ottaviano, tracciata tra il Palazzo e la prima pianura, al largo Taverna, sulla cresta di una ruga digradante di terre antiche incastrata tra l’alveo Rosario e i valloni di San Leonardo. Era già lastricata nel ‘600, di basoli di spuma che resistevano a lungo alle ruote superbe e rumorose dei principi e della loro corte. Basoli di spuma usò nel 1738, per lastricarla di nuovo, Giovanni Perillo, e ne lasciò memoria in un foglio di pietra ora infisso in un muro di Casa Bifulco. Giovanni Perillo, potentissimo “ fabbricatore ” di “ sopra San Giovanni ” , quando Carlo, re di Napoli, volle che si formasse il catasto di ogni paese del regno, fu scelto dai potenti di Ottajano come “ deputato ” al censimento degli immobili, mentre il fratello Lorenzo svolse il ruolo delicatissimo di “ apprezzatore ”. I loro nipoti, nell’Ottocento, gestivano ritrovi e caffè a San Lorenzo e a San Giovanni, e avevano la patente per il bigliardo: che veniva concessa dalla polizia solo ad uomini di rispetto, capaci cioè di garantire che le risse di gioco non superassero i limiti della decenza. Tra il ‘600 e il ‘700 quasi tutte le case lungo il Vaglio appartennero al Principe, ai suoi ufficiali e ai Bifulco, che amministravano i beni dei Medici. I Principi avevano al Vaglio due taverne: una, accanto alla cappella di S.Pietro, era dotata di una cantina da cui si scendeva in un’altra cantina; l’altra, sul lato opposto, locata a Vincenzo Panico, guardava verso la Chiesa: la seguivano, in direzione del Palazzo, alcuni bassi dati in fitto a Isidoro Ranieri, Vincenzo Mandola, Luigi Borgia e Giovanni Mazza. Nell’’ 800 brillò la stella dei De Rosa, che erano stati sarti e barbieri. L’architetto Pasquale de Rosa fu il signore dei lavori pubblici dagli anni ’30 all’unità d’Italia: ora come progettista, ora come direttore dei lavori, ora come collaudatore. Accadde pure che Pasquale De Rosa sindaco “apprezzasse”, e approvasse, alcune opere pubbliche realizzate da Pasquale De Rosa architetto: fu un miracolo di sdoppiamento, e un insegnamento perenne
Credo che nessuno abbia più dubbi. La Chiesa del Vaglio si chiama così perché sta sulla strada del Vaglio, e la strada si chiama così perché costeggia, dall’alto, “un vaglio”, un valleum, un vallone. Che poi in quella chiesa abbia detto messa Gregorio VII, e abbia benedetto i fedeli che stavano in chiesa e fuori con un sintetico “ valeat omnibus ”, lo creda chi vuole. Ma che “ vaglio ” venga da “ valeat ” può ostinarsi a ripeterlo solo chi ha deciso di ignorare le indicazioni del latino, della linguistica, della toponomastica, e della vista.
Il palazzo dei Menichini venne progettato da Giovanni Cuomo, architetto napoletano, che si era formato nello studio di Alessandro Bobbio. La famiglia volle che fosse un palazzo “vesuviano”, in ogni elemento, a partire dal cortile. In questo palazzo hanno lasciato i segni della loro maestria quegli “artisti” di cui né gli storici “alti”, né quelli “bassi” si interessano, fabbri, falegnami, mastri muratori. E invece la storia di una comunità è fatta dalle loro mani. Ernesto Menichini, avvocato, consigliere provinciale, consigliere comunale e assessore al Comune di Napoli, fu uno dei più grandi Sindaci di Ottajano. Volle la ricostruzione della città distrutta dall’eruzione del 1906, potenziò le strutture del Ginnasio, fu il primo Presidente dell’ Acquedotto Vesuviano. I rami dei Menichini, già stretti con la stirpe dei Bifulco, si intrecciarono anche con quelli dei Cola e degli Scudieri. .
Quando Ferdinando II si mise alla caccia dei “pazzi” che avevano scatenato i moti del 1848, Giuseppe IV Medici e suo figlio Michele misero in salvo Antonio Winspeare, che poi sarebbe diventato sindaco di Napoli, e Achille Procida, che era venuto da Ottajano a combattere sulle barricate di Chiaia: e forse anche Raffaele Mazza e Francesco Catapano, ottajanese di via San Michele. Il Catapano, che dopo l’unità d’Italia giunse a presiedere una sezione della Corte di Appello, era amico di Enrico Pessina, di Giuseppe Pisanelli e di Nicola Miraglia, tutti allievi di Giuseppe Poerio: e dunque non è un azzardo supporre che anche lui lo sia stato. Quando Peccheneda dispose che Pessina andasse a domicilio coatto, Giuseppe Medici garantì per lui, che era amico di suo figlio Michele, e se lo portò a Ottajano, a pochi passi dal suo Palazzo. I favori si ricambiano. Nel ’61 Giuseppe Medici fu arrestato con l’accusa di cospirare contro l’unità d’Italia e di fornire armi e danaro al brigante Pilone: il clamoroso provvedimento aveva anche il fine di far credere alla gente che le cose fossero veramente cambiate e che la ruota della storia girasse ormai in tutt’altra direzione. Ma nel carcere di Avellino andarono a rincuorare il principe, e a fornire ufficiale testimonianza della sua integrità, liberali notissimi, tutti amici di famiglia: Antonio Ranieri, l’amico di Leopardi, e, con lui, l’on. Ricciardi, Francesco Catapano e Paolo Emilio Lauria, ottajanese, poeta per diletto e funzionario del Genio Civile per professione. Dunque, Enrico Pessina visse a Ottajano, tra il 1853 e il 1855: passava le sue giornate cavalcando e banchettando con il suo amico Michele Medici, e scrivendo di letteratura e di diritto. Il 12 giugno 1955, sulla facciata della casa dove Pessina ufficialmente aveva soggiornato, alla presenza di De Nicola, che era stato suo allievo, e di Giovanni Porzio, fu scoperta una lapide commemorativa: il testo era stato dettato da Mario Fanelli.
Mario Fanelli nacque a Ottajano il 25 dicembre del 1925. Conseguì la maturità classica a meno di 16 anni, si laureò rapidamente e brillantemente in giurisprudenza e a soli 22 anni entrò a far parte dell’ Avvocatura dello Stato. La morte lo colse il 21 aprile 1988, poco prima che gli fosse conferita la nomina di Avvocato Generale dello Stato, e due giorni dopo che egli aveva difeso in Cassazione, con una memorabile dimostrazione di sapienza giuridica, le ragioni dello Stato nella prima fase di un caso giudiziario noto come “processo S.M.E”, che venne innescato dalla mancata vendita alla “C.I.R.” di Carlo De Benedetti della “S.M.E.”, il comparto agro- alimentare dell’I.R.I. : quando si scatenò il caso presidente dell’I.R.I. era Romano Prodi.
San Vitaliano, poco più di seimila abitanti, è un paese piccolo, eppure emerge forte e chiara la volontà di far sentire voce e istanze del territorio. Demoralizzato negli ultimi tempi da emergenze ambientali, quali l’incendio scoppiato il 1 luglio scorso all’azienda Bruscino o, ancora, l’allarme polveri sottili diramato dall’Arpac e dall’Asl, San Vitaliano -con la guida del Sindaco Pasquale Raimo – sembra aver ormai acquisito la forza e la determinazione giuste per porre rimedio ai recenti danni ambientali ed economici e intraprendere una strada di rinascita e valorizzazione delle risorse presenti.
Abbiamo incontrato il primo cittadino, per fare il punto dei primi sei mesi di governo.
Se dovesse fare un bilancio di questi primi mesi da sindaco, cosa direbbe?
In questi primi sei mesi di attività, ci siamo indubbiamente trovati ad affrontare diverse situazioni problematiche. Il lavoro, in sinergia con la giovane compagine di consiglieri, è iniziato da subito. I progetti presentati hanno riguardato diversi settori: la pubblica istruzione, la viabilità, l’ambiente. In particolare abbiamo riproposto un progetto per la realizzazione della strada alternativa a via Nazionale delle Puglie: avevamo richiesto sette milioni di euro, tuttavia la Regione Campania è riuscita ad assicurarcene per il momento solamente tre.
Secondo lei che cosa ha in più oggi San Vitaliano e cosa invece manca ancora?
Voglio essere positivo: sono convinto che, con questi progetti presentati e con la buona volontà delle persone che vi lavorano, San Vitaliano sarà un paese migliore sotto molti aspetti. Manca invece la perfetta efficienza della macchina comunale: siamo un’amministrazione giovane e dobbiamo sicuramente ancora migliorare.
Subito dopo le elezioni, l’incendio dello Stir Bruscino. Da neo sindaco come ha gestito la situazione?
Effettivamente è stato un fulmine a ciel sereno. Ci eravamo insediati da poco, tuttavia ci siamo immediatamente attivati con il COC (Centro Operativo Comunale) e con il COM (Centro Operativo Misto), emanando delle ordinanze nel rispetto dell’ambiente e richiedendo alla Regione un intervento attraverso una rivisitazione delle autorizzazioni della Società “Ambiente SPA”.
Negli ultimi giorni si è sentito parlare di allarme polveri sottili a San Vitaliano. Cosa ci può dire a riguardo?
L’allarme polveri sottili è un problema che non riguarda solo San Vitaliano bensì tutto il nolano. A San Vitaliano è stata installata una centralina di monitoraggio che purtroppo in alcuni mesi ha registrato diversi sforamenti, talvolta anche consecutivi. Per questo motivo abbiamo chiesto la collaborazione dei sindaci dei paesi limitrofi per una condivisione del problema e soprattutto per un’analisi generale delle cause e apportare quindi i dovuti provvedimenti. Nell’immediato abbiamo ottenuto un finanziamento di circa 8mila euro per la piantumazione di alberi “mangiafumo” nell’area verde di via Green. A ciò si è aggiunta l’approvazione da parte della Città Metropolitana di Napoli di un ulteriore finanziamento di 82mila euro da utilizzare per l’incremento del verde, tramite sostituzione di alberi morti e nuove piantumazioni dei cosiddetti “alberi magia PM10”. Inoltre è stata emessa a fine anno 2018 un’ordinanza per cercare di limitare il più possibile l’emissione di PM10.
Quali progetti invece per la scuola e per i più piccoli?
Una buona notizia per i piccoli cittadini di San Vitaliano: è stato deliberato il nuovo parco giochi che sarà realizzato nel 2019 in piazza Leonardo da Vinci. Riguardo alle scuole, sono stati stanziati 20mila euro per la manutenzione degli impianti termici. Inoltre sono attivi diversi progetti e concorsi, ideati per sensibilizzare la comunità sulle tematiche legate alla tutela dell’ambiente, in collaborazione con l’Assessorato all’Ambiente e all’Ecologia.
Il ‘caso Spiezia’ rappresenta per San Vitaliano un’altra spina nel fianco. Lo storico salumificio di punto in bianco ha lasciato 82 famiglie senza lavoro. Dopo mesi di incertezze, come si sta evolvendo la situazione?
Devo precisare che già la precedente amministrazione si era attivata per una soluzione positiva della vertenza. In questi mesi ho avuto degli incontri tanto con i dipendenti quanto con i proprietari della storica azienda. Ho scritto ai Ministeri e agli Assessorati regionali affinché prendessero a cuore la vicenda di queste persone. Il Comune non si tirerà indietro e continuerà a sostenere ognuna di queste famiglie.
Ad un primo bilancio, è soddisfatto?
Ritengo che siamo sulla buona strada per fare un bel lavoro. Certo, come già ho detto, abbiamo ancora tanto da migliorarci ma sono fiducioso e propositivo.
Cosa può diventare San Vitaliano?
Noi speriamo di far sì che diventi un paese più vivibile, più moderno e con servizi all’avanguardia. Questo è il mio principale obiettivo.
Vent’anni dopo l’ultimo scandalo ambientale torna di nuovo nel libro nero dei “cattivi” l’acciaieria ex Riva di Acerra, ora Sideralba. Qui infatti ieri pomeriggio la polizia municipale, diretta dal comandante Domenico De Sena, ha sequestrato un’area attigua alla fabbrica. In questo vasto spazio, di circa 2mila metri quadrati, i caschi bianchi hanno sorpreso uomini e mezzi della ditta Monstrad mentre scaricavano rifiuti nel terreno. Dopo il sequestro dell’area, interessata da un incendio l’anno scorso, e dei mezzi della Monstrad (una pala meccanica e un camion) la polizia municipale ha quindi denunciato alla procura di Nola i responsabili di questa ditta e della Sideralba per smaltimento illecito di rifiuti. Ma i responsabili dell’acciaieria contestano il provvedimento. << Nello stesso verbale di sequestro della polizia municipale – spiegano da Sideralba – si parla di scarico di arbusti, rovi, qualche plastica, qualche pezzo di ferro e due pneumatici. Il sequestro ci sta ma non abbiamo commesso nessun reato >>. Già vent’anni fa l’impianto, all’epoca gestito da un’altra azienda, la Riva, quella dell’ecomostro di Taranto, per intenderci, fu coinvolto in un procedimento giudiziario relativo al ritrovamento di ingenti quantitativi di amianto all’interno di un pioppeto che si trovava accanto alla fabbrica. Tornando all’attualità, l’operazione di ieri pomeriggio è stata possibile grazie all’intervento degli ambientalisti della zona, che hanno segnalato alle autorità competenti quanto stesse accadendo nel terreno di pertinenza della Sideralba. Uomini e mezzi intenti a scaricare e nascondere i rifiuti sono stati filmati in mattinata da Alessandro Cannavacciuolo, un giovane ecologista di Acerra molto attivo sul fronte della tutela del territorio. Quindi l’operazione delle forze dell’ordine. Quest’ultimo sequestro è stato messo a segno davanti al perimetro dell’acciaieria che a sua volta si trova proprio accanto all’inceneritore. Sempre a poche centinaia di metri da questa zona, circa due settimane fa, la polizia municipale ha sequestrato un’intera fabbrica abusiva che scaricava fanghi nella falda acquifera. Ieri nel frattempo, oltre che alla Sideralba, sono scattati controlli anche all’interno dell’aera dismessa dello stabilimento chimico Montefibre, chiuso da danni. Qui la municipale, ancora su segnalazione degli ambientalisti, ha sorpreso una ditta mentre separava e rimuoveva rifiuti speciali e pericolosi. L’azienda e’stata diffidata dal proseguire i lavori e contestualmente a presentare tutta la documentazione. Non è finita. Cinque giorni fa ambientalisti, carabinieri del NOE e poliziotti municipali hanno fermato una ditta di Afragola mentre tentava di far sparire dai terreni di Aria di Settembre, al confine con Casalnuovo, centinaia di tonnellate di rifiuti tossici nascosti tra i terreni coltivati a ortaggi.
lo scarico dei rifiuti nel terreno della sideralbasequestro alla sideralba 4
Fumo fastidioso e puzzolente, irritante, nel reparto verniciatura della Fiat di Pomigliano, reparto in cui lavorano circa 300 operai. Il fatto e’stato segnalato dai lavoratori negli ultimi giorni e riferito ai delegati per la sicurezza della Fiom-Cgil. Il sindacato ha quindi immediatamente chiesto alla direzione aziendale un incontro per individuare le cause che hanno prodotto il fenomeno. << Non sappiamo ancora di che sostanza si tratti – spiega Mario Di Costanzo, delegato per la sicurezza Fiom – e non conosciamo quindi gli effetti che questo fumo possa avere sui lavoratori. Per questo motivo abbiamo chiesto subito un faccia a faccia con il direttore del personale e con il responsabile della sicurezza aziendale >>. Quando il fumo invade il reparto i lavoratori sono costretti a far aprire i finestroni della verniciatura, operazione che a causa dell’ondata di gelo che si e`abbattuta sulla Campania rende molto freddo l’ambiente di lavoro. In un comunicato affisso ieri in fabbrica la Fiom lamenta questa situazione. I metalmeccanici della Cgil aggiungono che non e’certo la prima volta che i luoghi di lavoro nello stabilimento designato dal gruppo “fabbrica modello e Gold Medal” facciano registrare situazioni di rischio e pericolo per i lavoratori. Secondo l’azienda nella fabbrica produttrice della Panda c’è’ stato un solo infortunio sul lavoro nel 2018. << Noi pero’ – replica Di Costanzo – nutriamo forti dubbi su questo dato, molto al di sotto della media nazionale degli infortuni. Quindi invitiamo per l’ennesima volta i lavoratori a denunciare tutte le situazioni di pericolo nell’impianto e, soprattutto, a denunciare gli infortuni >>. La Fiom ha piu’ volte segnalato all’Asl competente << condizioni oggettive di pericolo e la necessita’ di una piu’rigida applicazione della legge 81 del 2008 >>. << Ma finora – lamenta Di Costanzo – l’asl non ha mostrato la dovuta sensibilita’ al problema >>.
A novembre 2018 la Polizia Municipale di Napoli ha elevato mille multe in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente per sosta in doppia fila o in varie modalità di divieto grazie al nuovo sistema di verifica “Street view”, montato su una delle due auto dotate della nuova tecnologia. E’ quanto riferito dal comandate della polizia municipale di Napoli Ciro Esposito, intervenuto alla riunione della commissione Giovani e Polizia locale del Comune.
L’altra vettura con la telecamera in dotazione viene invece utilizzata per individuare, col solo passaggio, le auto sprovviste di assicurazione o con la revisione scaduta ma per questo tipo di violazioni mancano ancora i risultati anche se si tratta di numerosi verbali. Le due auto vengono utilizzate su tutto il territorio e consentono, grazie alle immagini, un’individuazione del veicolo e la riduzione del contenzioso.
L’obiettivo è quello di dotare ogni Municipalità di una vettura di servizio sulla quale sia stata installata la telecamera.
Torna nel fine settimana l’Agorà dell’acqua, la fortunata manifestazione, giunta alla terza edizione, nata su iniziativa dei comitati territoriali per l’acqua pubblica insieme alla rete dei Comuni del distretto Sarnese-Vesuviano.
L’incontro si tiene sabato 12 gennaio alle ore 10 a Casalnuovo di Napoli nelle sale dell’antico Palazzo Lancellotti in via XXV luglio.
Un confronto aperto a tutti, cittadini, attivisti dei comitati, sindaci e amministratori locali, rappresentanti eletti nelle istituzioni regionali, ma soprattuto un prezioso momento d’informazione per condividere esperienze, costruire strumenti collettivi e continuare a tracciare un cammino condiviso nell’impegno per i beni comuni.
A introdurre i lavori Massimo Pelliccia, sindaco di Casalnuovo, e Giuseppe Grauso, referente del coordinamento campano per la gestione pubblica dell’acqua. Prendono parte all’assemblea Gianluca Napolitano e Ida Dello Ioio, in rappresentanza della rete civica dei comitati, Salvatore Parisi, consigliere del distretto idrico Napoli, gli amministratori locali dei Comuni in prima linea nel consiglio di distretto per la battaglia sulla ripubblicizzazione del servizio: Manlio Torquato (Nocera Inferiore), Bernardo Califano (Pagani), Roberto Falcone (Angri), Gaetano Ferrentino (Sarno), Francesco Gioia (Fisciano), Vincenzo Fiengo (Cercola), Raffaele De Simone (Roccarainola), Edoardo Serpico (Scisciano). Conclude padre Alex Zanotelli, il missionario comboniano diventato negli anni figura simbolica del movimento per i beni comuni. Sono invitati a intervenire il sottosegretario al Ministero dell’Ambiente, Salvatore Micillo, e i parlamentari eletti nel territorio campano.
Al centro del dibattito le questioni più rilevanti evidenziate nell’ultimo anno, dal percorso di approvazione alla Camera della legge di iniziativa popolare sull’acqua alla richiesta effettuata al governo di passare al Ministero dell’Ambiente le competenze di Arera, la discussa Autorità di regolazione che determina le tariffe dell’acqua, che dovrebbe tutelare i cittadini e controllare l’operato dei gestori, e che invece sta garantendo solo i profitti delle grandi aziende a spese degli utenti. Come la necessità di un intervento immediato per bloccare gli effetti nefasti della legge regionale e superare il fallimentare Ente Idrico Campano, un guscio vuoto e antidemocratico, finora utilizzato solo per salvare dal fallimento la disastrosa gestione privata Gori.
“Nel silenzio generale, tra pochi giorni i sindaci del Sarnese Vesuviano saranno chiamati a votare per le elezioni suppletive del consiglio di distretto – sottolineano gli organizzatori – noi continuiamo a proporre la liquidazione della Gori SpA, che impone le tariffe più alte d’Italia in cambio dei peggiori servizi, e la costituzione di un’azienda speciale completamente pubblica. Una scelta che presto dovranno fare con chiarezza e consapevolezza tutti i sindaci del territorio, ma in questa partita è essenziale anche il ruolo del governo nazionale che può e deve dare segnali concreti di un’inversione di rotta sulla gestione dei servizi pubblici locali, a cominciare dall’abrogazione dell’assurdo decreto dell’ex ministro Padoan che consente alla Gori di inviare agli utenti ingiunzioni di pagamento per presunti crediti non specifici, come un qualsiasi ente pubblico”.
L’Agorà dell’acqua, quindi, rimane un appuntamento fondamentale approfondire legami e relazioni in ogni territorio, promuovendo maggiormente la conoscenza diffusa di questioni complesse ma decisive per la vita quotidiana di tutti, studiando e definendo modelli alternativi, ponendo le basi per l’addio definitivo alla fallimentare stagione delle privatizzazioni a spese dei cittadini.
“Il Capo dello Stato non può che esprimere il suo apprezzamento per questa iniziativa, volta a stimolare una maggiore presa di coscienza ambientale e civica, fin dall’età scolastica, in tema di sviluppo sostenibile e rispetto dell’ambiente in cui viviamo. I migliori auguri a tutti gli studenti e a tutti coloro che hanno collaborato al progetto” è questo il messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella rivolto agli oltre 1000 studenti della regione Campania che questa mattina, a Città della Scienza si sono contesi il titolo di Campione Regionale Green Game Campania.
Agli auguri del Presidente Mattarella, si sono aggiunti quelli dell’On. Salvatore Micillo, Sottosegretario del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, presente a Città Scienza questa mattina che con molto entusiasmo ha incoraggiato i giovani ad essere responsabili nei confronti dell’ambiente e soprattutto augurando il meglio per il loro promettente futuro. “Vorrei far arrivare a casa e a chi ci segue l’entusiasmo che stiamo vivendo qui a Città della Scienza – ha esordito l’On. Micillo – Sono tantissimi i ragazzi provenienti da tutta la regione. Dobbiamo guardare i passi in avanti che sono stati fatti e ci accorgeremo che ora, finalmente, l’ambiente è al centro dei dibattiti, anche nel mondo scolastico. Come Ministero dell’Ambiente abbiamo firmato un protocollo col MIUR e stanziato i fondi affinché l’educazione ambientale entri come materia di studio nelle scuole di ogni ordine e grado. Tra le deleghe che mi sono state conferite dal Ministro Costa ho anche quella all’educazione ambientale, incarico di cui sento l’onere e l’onore, perché sensibilizzare i giovani credo sia il modo migliore per creare una coscienza collettiva e spiegare quanto l’ambiente sia importante per le future generazioni. Un grazie va anche ai Consorzi che svolgono un lavoro eccezionale nella raccolta differenziata e con i cittadini”.
Presenti all’evento l’Assessore all’Ambiente del Comune di Napoli Raffaele Del Giudice in rappresentanza anche del Sindaco De Magistris, l’Amministratore Unico di A.S.I.A. Napoli, Francesco Iacotucci, l’Assessore all’Ambiente del Comune di Salerno Angelo Caramanno, i rappresentanti dei Consorzi Nazionali per la Raccolta, il Recupero ed il Riciclo degli Imballaggi: Gennaro Galdo di Cial, Claudia Rossi di Comieco, Valentina Meschiari e Massimo Di Molfetta di Corepla e Massimiliano Avella di Coreve, Roccandrea Iascone di Ricrea e Michele Bonomo, Presidente emerito di Legambiente.Due manches da 15 domande ciascuna studiate appositamente dallo staff e dai Consorzi di Filiera. La gara è stata molto avvincente con studenti concentrati e molto preparati sul tema trattato. Alla fine delle batterie la Scuola più GREEN della Campania è risultata la classe II D del Liceo Mercalli di Napoli, al secondo posto la classe I del Liceo Classico Foscolo di Teano (CE),mentre la medaglia di bronzo è andata alla II N dell’ITS Dorso di Avellino.Impeccabile la conduzione di Alvin Crescini, relatore e produttore del progetto, che ha saputo mantenere sempre alta la concentrazione dei ragazzi presenti in sala alternando momenti di grande concentrazione a pause divertenti.
Questo sito utilizza cookie tecnici e profilativi, sia propri che di terze parti, per migliorare le funzionalità e per inviarti pubblicità e contenuti in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie..AcceptRead More
Cookies Policy
Privacy Overview
This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these cookies, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may have an effect on your browsing experience.
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.