Marigliano, nasce lo spazio “Simone Caliendo”

Nella tarda serata del 27 novembre 2024, Simone Caliendo perse la vita in un tragico incidente in scooter.

Il giovane, originario di Marigliano, aveva soltanto 17 anni. La sua scomparsa ha profondamente scosso non solo la comunità cittadina, ma anche quelle dei paesi limitrofi, lasciando un vuoto incolmabile nel cuore di familiari, amici e di quanti lo conoscevano.

Ma il ricordo di Simone non si è spento quella sera. Continua a vivere nell’affetto di chi gli ha voluto bene e, dal 12 luglio, anche attraverso la sede dell’ASD Simone Caliendo, un’associazione sportiva dilettantistica nata per custodire la sua memoria e promuovere i valori dello sport, dell’amicizia e della condivisione che hanno caratterizzato la sua giovane vita.

la sede è stata inaugurata  in via del Carmine n 3 a Faibano, luogo in cui i genitori di Simone, Michela e Ferdinando, aspettano  con affetto  chiunque desideri partecipare a questo momento di ricordo e di speranza.

Quando a Napoli era difficile distinguere un guappo da un camorrista….

Nel maggio del 1868 gli uffici dell’Esercito chiesero alle autorità civili di Ottajano informazioni dettagliate sull’ottajanese Francesco Criscuolo, artigliere, “chiuso nel carcere correzionale “di Torino perché aveva ferito a colpi di coltello due commilitoni. I Carabinieri di Nola comunicarono al sindaco di Ottajano che il Criscuolo era certamente un violento: e “aduso alla violenza”, come il padre Luigi, che però non poteva definirsi un “gamorrista”, ma, piuttosto, una “persona di rispetto”: così dicevano gli informatori che lo vedevano all’opera nel mercato di Nola come sensale. Anche il personaggio della “gouache” di Filippo Palizzi, la cui immagine correda l’articolo, potrebbe essere sia un guappo che un camorrista.   Non è facile trovare negli scrittori dell’Ottocento e negli atti di polizia una chiara definizione che distingua il guappo dal camorrista:  Ferdinando Russo definì “guappo”- “’o princepo d’’e guappe ammartenate”- Francesco Cappuccio, detto ‘’o signurino”, che in realtà era capo di una “comitiva “di camorra: anzi, ‘”o signurino” è stato, nell’Ottocento, con Salvatore De Crescenzo, il solo che abbia meritato il titolo di  capo di tutta la camorra napoletana: e dicono le carte che lo riconoscevano come capo anche molti camorristi casertani, nolani e vesuviani. Alla fine si adottò il criterio elaborato nel 1873 dai consiglieri del prefetto di Napoli Antonio Mordini: il “guappo”, quasi sempre di estrazione borghese, e non incolto, era un solitario che opponeva alla violenza dei camorristi la saggezza, ben sostenuta dall’abilità nell’uso del coltello e nell’arte del duello, e l’autorevolezza confortata dall’ammirazione del popolino e dal rispetto della polizia: era proprio questo “conforto” che proteggeva il guappo dalla violenza dei gruppi di camorra.   E non bisogna dimenticare che tutti i guappi di Napoli e il loro amici nolani e vesuviani costituivano una vera e propria “consorteria”, pronta a difendere i membri da ogni minaccia e a vendicarne la morte violenta. I guappi erano i giudici di pace dei loro quartieri: questo è un aspetto che è stato splendidamente illustrato da Eduardo. E parlavano per sentenze, “paraustielli, pastenachelle e zi’ tereselle”, cioè per allusioni, con giri di parole carichi di avvertimenti e connotati spesso da quell’ironia di cui furono Maestri Teofilo Sperino e Ciccio Cappuccio. “La guapparia”, scrisse Alberto Consiglio, divenne un “valore”, e perciò anche alcuni capi della camorra adottarono modi e comportamenti da guappo, in particolare l’abbigliamento e il modo di camminare. Ernesto Serao paragonò Gioacchino “’a Vecchiarella”, guappo di via Toledo, a un Don Chisciotte che girava per la città, “adrizando tuertos”, “ addirizzanno ‘e cose storte”.   Ma il Serao fu il primo a capire che guappi di seconda serie avrebbero esagerato un certo modo di muoversi, di camminare, di vestirsi e di parlare trasformando il loro personaggio nello smargiasso della commedia, nel guappo di cartone, nel Carluccio “uomo di ferro” che viene preso a schiaffi e a calci da Totò turco napoletano. Il disegno del guappo che Filippo Palizzi preparò per De Bourcard accentua alcuni aspetti, ma non cade nella parodia: la  posa è quella “di parata”: il guappo ostenta tranquillità e sicurezza, ma il suo sguardo è vigile e attento, e quella posa, bilanciata su una gamba,  gli permette di passare all’attacco in un attimo. La mano destra, infilata nella tasca, stringe, dalla tasca, l’impugnatura del bastone “animato”, in cui è nascosta una lama lunga e affilata: era l’arma tipica dei guappi. Nei bastoni “doppi” – i migliori venivano costruiti da un armaiolo di Sant’ Anastasia – una seconda lama scattava fuori dalla punta, e così il bastone poteva essere usato come una spada. “Di una mazza esagerata “ – scrive Alberto Consiglio- era armato Achille Del Giudice: e un’altra mazza la portava tra i denti il “gigantesco mastino” che lo accompagnava.   Il dito infilato nel taschino della fascia indica o che il guappo non vuole essere disturbato, è immerso nei suoi pensieri, o che ha appena pronunciato un “dichiaramento” e aspetta, dall’interlocutore, non altre chiacchiere, ma una risposta netta, un sì o un no: è il gesto della “conseguenza”. L’abbigliamento è quello di un borghese – la “fascia” la portavano i notai e i giudici – e il rosso del foulard e del “maccaturo” è, nella simbologia dell’“onorata società”, il colore dei capi. Gli anelli e la catena indicano l’agiatezza dell’uomo, e il cappello è forse un omaggio di Palizzi a Teofilo Sperino, che, figlio di un artigiano che fabbricava guanti e cappelli, usava spesso, come “coppola”, il berretto dei marinai. Palizzi è riuscito a fissare per sempre i tratti e il carattere del personaggio. Nel 1892 Luigi Forgione e Giuseppe Bellomunno, impresari di pompe funebri, chiesero la protezione di Teofilo Sperino contro la camorra degli ospedali e dei cimiteri. Il guappo pretese una quota della società, che gli fu concessa. Ma subito si comportò come se fosse l’unico padrone della ditta, la cui sede si trovava in via Concezione a Montecalvario. Andrea, il figlio di Luigi Forgione, non tollerava questa situazione.   La sera del 7 marzo 1893 Teofilo Sperino, dopo aver assistito a uno spettacolo nel teatro Partenope in via Foria, si diresse a piedi verso via Nuova Capodimonte, dove abitava. In via Stella gli si avvicinò una carrozza: ne uscì Andrea Forgione, che sparò al guappo. Sperino morì due giorni dopo, all’ospedale dei Pellegrini. Aveva 55 anni. Un giornalista scrisse che con lui era finita la “guapparia“.L’ultimo dei guappi dell’Ottocento fu colpito a morte per strada, mentre tornava a casa, a piedi, da solo e disarmato: e a colpirlo fu un giovane che non era né guappo, né camorrista.  

Muore investito da uno scooter, indagato 24enne per omicidio stradale

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Un 24enne di Scafati è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Torre Annunziata con l’accusa di omicidio stradale, in seguito alla morte di un anziano investito da uno scooter. L’incidente risale allo scorso fine settimana e si è verificato nei pressi dell’uscita autostradale, lungo viale Unità d’Italia, al confine tra Scafati e Pompei.

Secondo una prima ricostruzione, ancora al vaglio degli investigatori, il giovane era alla guida dello scooter quando avrebbe urtato un uomo anziano che stava attraversando la carreggiata. Dopo l’impatto il pedone è caduto sull’asfalto, riportando diverse lesioni.

È stato lo stesso conducente del mezzo a fermarsi immediatamente e ad allertare i soccorsi. L’anziano è stato trasportato in ospedale in codice giallo, dove inizialmente le sue condizioni non sembravano particolarmente gravi. Tuttavia, nelle ore successive il quadro clinico si è aggravato fino al decesso, avvenuto il giorno seguente.

La Procura di Torre Annunziata ha aperto un fascicolo per fare piena luce sull’accaduto. Il pubblico ministero ha disposto l’autopsia sul corpo della vittima, esame che dovrà chiarire le cause del decesso e l’eventuale collegamento diretto con le ferite riportate nell’investimento.

Contestualmente, lo scooter coinvolto nell’incidente è stato posto sotto sequestro per consentire gli accertamenti tecnici. Le forze dell’ordine stanno ricostruendo con precisione la dinamica del sinistro per verificare eventuali responsabilità e accertare ogni elemento utile alle indagini.

Somma Vesuviana, aspettando il Palio 2026: al via una serata tra arte, musica e storia

Riceviamo e pubblichiamo   Palio di Somma Vesuviana, XXXIV edizione 11-12-13 settembre 2026 “Apriti cielo, Riti, Giochi e Meraviglia”. Per il sostegno alla nuova edizione del Palio cittadino, il progetto “Cultura e Culturae” presenta “Purgatorio ai piedi del Vesuvio”: il capolavoro di Federico De Roberto rivive in prosa e musica al Chiostro di Santa Maria del Pozzo.   Nella suggestiva cornice del Chiostro di Santa Maria del Pozzo, sabato 11 luglio prossimo, a partire dalle ore 20:00, andrà in scena lo spettacolo teatrale “Purgatorio ai piedi del Vesuvio”. Il dramma in prosa e musica, firmato da Giovanni D’Angelo, vanta la direzione artistica della prof.ssa Josi Auriemma per la sezione teatro. L’opera è liberamente tratta e ispirata alla celebre novella verista “Il Rosario” di Federico De Roberto. L’originale autore catanese, figlio di un ufficiale borbonico e di una nobildonna di origini napoletane, riversò nel testo la complessa ombra possessiva della figura materna — una vera e propria madre padrona —, che rivive fedelmente nel personaggio della Baronessa. La vicenda si svolge nei primi anni del XX secolo e ricalca essenzialmente la trama originale: una madre-patriarcale e vedova, legata a una nobiltà in decadenza, respinge tutto ciò che può minacciare la compattezza del suo potere aristocratico. Vestita rigorosamente di nero e con le chiavi appese alla cintura, incarna una vera “madre ferale”, trasformando l’habitat del dramma in una prigione di morte. Il riflesso della sua autorità è devastante per la famiglia: tre figlie segregate in attesa di un matrimonio di nobile lignaggio, un’altra adottata esclusivamente per convenienza e non per amore ed infine una figlia rinnegata e considerata rea di tradimento verso la casata per aver sposato un ragioniere di umili origini. Vivendo ai piedi del Vesuvio, la famiglia subisce un retaggio culturale che la Baronessa piega rigidamente alle esigenze della propria casata, strumentalizzando persino la recita del Santo Rosario. Il Cast e i Musicisti: Cast artistico: Peppe Parisi, Paola Matafora, Simonetta D’Angelo, Chiara Cozzolino, Valeria Cozzolino. Musiche dal vivo: Franco Paolo Perreca al clarinetto e Giovanni D’Angelo alla chitarra.   Un evento nell’evento: la visita alla Chiesa Ipogea Al termine della rappresentazione, la serata proseguirà all’insegna della scoperta del patrimonio storico locale. Alle ore 21:30 si terrà infatti un’esclusiva visita guidata alla suggestiva Chiesa Ipogea del complesso, condotta dal prof. Emanuele Coppola, che accompagnerà i presenti in un viaggio a ritroso nel tempo tra i segreti e la memoria del territorio. La serata sarà presieduta dalla Sindaca di Somma Vesuviana Silva Svanera con i saluti iniziali e un messaggio e per la XXXIV edizione del Palio. Il titolo scelto per guidare la XXXIV edizione della kermesse, “Apriti cielo: riti, giochi e meraviglie”, costituisce – come affermato da Giuseppe Auriemma Presidente e fondatore del Palio nel 1991, un manifesto concettuale che orienta la produzione artistica, la ricerca storica e la programmazione delle attività laboratoriali. Il brand culturale Culture&Culturae rappresenta la sintesi teorica e operativa della missione evolutiva del Palio. La struttura semantica del brand si articola su una precisa polarità concettuale: la Cultura (al singolare): esprime l’ancoraggio irriducibile alle specificità storiche, monumentali e performative di Somma Vesuviana, quali l’architettura aragonese del Casamale, la tradizione enogastronomica del vino Catalanesca e i repertori dei canti sul tamburo. Le Culturae (al plurale): incarnano l’apertura all’alterità, la cooperazione interculturale e l’aspirazione a un mondo unito e pacificato, traducendo la particolarità locale in un codice universale di fratellanza.   Comitato Palio di Somma Vesuviana Presidente Dott. Giuseppe Auriemma 08/07/2026 Contatti per la stampa:
  • Dove: Chiostro di Santa Maria del Pozzo, Somma Vesuviana (NA)
  • Quando: Sabato 11 luglio 2026
Programma: Ore 20:00 Spettacolo teatrale / Ore 21:30 Visita guidata
  • Direzione Artistica Sezione Teatro: Prof.ssa Josi Auriemma (Nota per le redazioni: inserire qui eventuali contatti telefonici/email o modalità di prenotazione per i biglietti)
  • Cell: 3394510994

Duomo di Napoli, ruba la mitra del busto di San Gennaro: arrestato

A Napoli un uomo è entrato nel Duomo e ha rubato la mitra del busto di San Gennaro ed è scappato. Poco dopo è stato arrestato

Mattina di fuoco a Napoli, dove al Duomo un uomo extracomunitario di 43 anni ha rubato senza pudore la mitra del busto di San Gennaro per poi fuggire.

Sembra quasi uno scherzo, ad imitazione del film “Operazione San Gennaro”, ma è tutta realtà. L’uomo è semplicemente entrato nella cattedrale e con un gesto furtivo ha tolto il copricapo vescovile dalla statua per poi avvicinarsi all’uscita.

Sfortuna per lui, non è riuscito ad arrivare lontano. Infatti è subito intervenuto il custode che, avendo notato l’accaduto, ha provveduto a chiamare il 112. In poco tempo la segnalazione è arrivata al comando provinciale dei Carabinieri di Napoli e i militari hanno prontamente incrociato le immagini delle telecamere poste nei pressi del Duomo, nella omonima via.

Grazie alla visione delle immagini si è riusciti a risalire in tempo reale alla posizione del ladro, che camminava indisturbato con la mitra tra le mani. La pattuglia dell’Esercito Italiano che si trovava in zona, guidata via radio da un’operatore, hanno intercettato e bloccato il 43enne. Fortunatamente non è riuscito ad addentrarsi nei vicoli del centro storico; è stato trovato a pochi metri di distanza dalla cattedrale.

Dopo pochi minuti sono arrivati sul posto i Carabinieri del comando radiomobile di Napoli che hanno provveduto a formalizzare l’arresto dell’uomo, con l’accusa di tentato furto aggravato. Attualmente è in attesa di giudizio ed è stata avviata un’indagine per chiarire la dinamica e come sia riuscito ad avvicinarsi indisturbato all’altare.

Però tutto è bene quel che finisce bene perché il copricapo del busto di San Gennaro è stato recuperato senza alcun danno ed è stato riconsegnato al Duomo.

(fonte foto: rete internet)

Somma Vesuviana, Via Cupa di Nola: “Non possiamo sentirci una terra di nessuno”

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Riceviamo da alcuni residenti di via Cupa di Nola  e pubblichiamo
“Negli ultimi giorni abbiamo assistito a diversi episodi di microcriminalità ( tentativi di furto, tossici che si aggirano nei pressi delle nostre abitazioni..) che hanno riacceso la preoccupazione per la sicurezza nella zona di Via Cupa di Nola. Purtroppo, nelle aree periferiche del nostro territorio, la microcriminalità continua a cercare spazi per agire con tranquillità.
Tuttavia, grazie alla collaborazione tra le attività commerciali della zona, ai sistemi di videosorveglianza installati e alle testimonianze raccolte, è stato possibile fornire un importante contributo alle indagini.
Fondamentale è stato il tempestivo intervento del Nucleo Operativo dei Carabinieri, con il supporto dei militari di Somma Vesuviana, Castello di Cisterna e delle tenenze delle zone limitrofe, tra cui Sant’Anastasia e San Vitaliano. Le attività investigative hanno consentito di risalire ad alcuni soggetti già noti alle forze dell’ordine, denunciati anche da alcuni commercianti della zona e successivamente affidati all’Autorità competente per i provvedimenti del caso.
Desideriamo esprimere un sincero ringraziamento alle forze dell’ordine per il lavoro svolto e a tutti coloro che hanno collaborato. Ci auguriamo che la presenza sul territorio continui a essere costante, affinché commercianti e cittadini possano vivere e lavorare con maggiore serenità.”
Alcuni residenti di via Cupa di Nola

Telecamere contro gli ecofurbi della Terra dei Fuochi, 21 denunciati

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GIUGLIANO – Un sistema di videosorveglianza investigativa, controlli mirati e un messaggio chiaro agli ecofurbi: chi inquina paga. È questo il risultato dell’attività condotta nel primo semestre del 2026 dal Nucleo Carabinieri Forestale di Pozzuoli, che ha portato alla denuncia di 21 persone per abbandono illecito di rifiuti.

L’operazione nasce dal costante monitoraggio delle aree periferiche del territorio giuglianese, dove negli ultimi anni si sono concentrati numerosi episodi di sversamento abusivo. Le zone controllate erano già state interessate da interventi di rimozione dei rifiuti eseguiti dall’amministrazione comunale e dalla task force del Commissario straordinario di Governo, guidata dal generale Giuseppe Vadalà, con il supporto delle associazioni ambientaliste.

Nonostante le attività di bonifica, molti cittadini continuavano ad utilizzare le stesse aree come vere e proprie discariche abusive. Le telecamere installate dai Carabinieri Forestali hanno permesso di documentare il passaggio dei veicoli e di ricostruire nel dettaglio le modalità con cui venivano abbandonati i rifiuti.

L’attività investigativa ha consentito di individuare tutti gli autori degli illeciti, che sono stati deferiti all’Autorità Giudiziaria. Per loro è scattato anche il ritiro della patente di guida, misura prevista dalla normativa.

L’Arma dei Carabinieri ribadisce così la propria attenzione nella repressione dei reati ambientali, sottolineando che il territorio non può essere trasformato in una discarica privata e che ogni comportamento illecito sarà perseguito con determinazione.

Pompei, questa sera “Una Notte di Cuore”: musica e solidarietà con Sal Da Vinci all’Anfiteatro degli Scavi

Una serata di musica, emozioni e solidarietà per raccogliere fondi a favore dei piccoli pazienti del Santobono Questa sera alle ore 20.30, nella suggestiva cornice dell’Anfiteatro degli Scavi di Pompei, si terrà la decima edizione di “Una Notte di Cuore”, l’evento di beneficenza promosso dalla Fondazione Achille Scudieri a sostegno del progetto “Bambini Coraggiosi” della Fondazione Santobono Pausilipon. Protagonista della serata sarà Sal Da Vinci, uno degli artisti più amati della musica italiana e napoletana, che regalerà al pubblico uno spettacolo ricco di emozioni. A condurre l’evento sarà l’attrice e conduttrice Serena Autieri, che accompagnerà gli ospiti in una serata all’insegna della musica, della solidarietà e della condivisione. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di raccogliere fondi per sostenere il progetto “Bambini Coraggiosi”, dedicato all’umanizzazione delle cure pediatriche e al miglioramento dell’accoglienza nei percorsi di cura dei piccoli pazienti ricoverati presso l’Ospedale Santobono Pausilipon. Ogni contributo rappresenta un aiuto concreto per garantire ai bambini e alle loro famiglie un’esperienza ospedaliera più serena, dignitosa e vicina ai loro bisogni. Giunta al suo decimo anniversario, “Una Notte di Cuore” si conferma un appuntamento di grande valore sociale, capace di unire spettacolo e beneficenza in uno dei luoghi simbolo del patrimonio culturale italiano. L’evento rappresenta un’occasione speciale per vivere una serata di grande musica e, allo stesso tempo, contribuire a una causa importante, dimostrando come la solidarietà possa fare davvero la differenza nella vita di tanti bambini. Appuntamento questa sera alle ore 20.30 all’Anfiteatro degli Scavi di Pompei, per una notte in cui arte, musica e generosità si incontrano nel segno della speranza.

Somma Vesuviana, missione archeologica di Villa Augustea: il Giappone c’è. E noi?

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Dieci milioni di yen è la cifra raccolta in Giappone tramite il crowdfunding  nel giro di un mese per finanziare la Missione Archeologica di Villa Augustea.  E’ il sistema internazionale per dare vita a progetti con la raccolta diffusa di fondi dal basso tramite la rete.   La notizia ha suscitato scalpore sia per la proverbiale riservatezza nipponica. Sia per la cifra considerevole di yen indicata. Anche se in realtà i dieci milioni di yen, cambiati in euro, fanno “appena” 54.000.  Per dire che i nostri illustri ospiti ci avevano abituati a ben altre cifre. Ovviamente erano progetti con finanziamenti soprattutto pubblici. Vero è che già l’anno scorso lo scavo di Villa Augustea ha visto la stessa procedura di finanziamento. Naturale che dopo 26 anni di presenza massiccia di finanziamenti pubblici una missione archeologica, a 10.000 chilometri di distanza (quella tra Roma e Tokyo), ci può stare qualche problema per reperire i fondi. Ma saputo che l’Università di Tokyo ha rinnovato la richiesta di concessione per altri tre anni ci tranquillizza nel pensare che queste di oggi sono solo circostanze provvisorie. Fatto sta che la quantità di fondi, insieme alla velocità di raccolta, consegnano a noi italiani la consapevolezza  di grande fama dello scavo in Giappone e della certezza dell’utilità e della necessità di continuare l’opera. Questo sistema ha permesso anche a nostri concittadini, già l’anno scorso, di contribuire al finanziamento dello scavo. Utilizzando lo stesso canale e lo stesso conto. Anche sorprendendo gli addetti ai lavori che ritenevano difficile un coinvolgimento di sommesi nella “questua”. Invece si è dimostrato che il privato è più avanti del pubblico. Superando così le pecche, le incomprensioni, se non la inadeguatezza di alcuni amministratori spesso sollecitati, gli imprenditori locali hanno fatto raccogliere in poche settimane la cifra che mancava all’appello per il progetto 2025. Ma c’è di più. Mentre l’anno scorso si è intervenuti mettendo mano al conto corrente, negli anni precedenti si è assistito a qualcosa di impensabile potesse accadere qui. In tempi diversi un imprenditore ha donato allo scavo la scala di sicurezza per le visite di tutti noi. Qualche anno prima altro imprenditore, visto le difficoltà dello scavo ad allargarsi per deficienza di superfici, pensò bene acquistare uno dei suoli mancanti, donarlo al comune che poi fu dato alla missione in comodato d’uso gratuito. Ormai i due nostri amici fanno parte della storia dello scavo. Così come gli altri cinque dell’anno scorso staranno nel libro d’oro dei riconoscimenti. Un giorno o l’altro se ne dovrà pur parlare di questi signori. Per dire che i Sommesi, quando sollecitati, non han guardato dall’altra parte. Intanto la Sovrintendenza dell’Area Metropolitana di Napoli competente per territorio, che svolge puntualmente il compito della tutela e della valorizzazione, ha già in bilancio i fondi necessari per la progettazione e l’ardita copertura del monumento. Speriamo solo che i complessi iter burocratici indispensabili per le opere pubbliche possano velocizzarsi in modo da poter consegnare, al più presto, ai nostri giovani un gioiello completo di tutto punto fatto di bellezza, d’arte, di storia. Questi territori aspettano da decenni il riscatto in termini di cultura e di sviluppo. Per quanto riguarda l’Amministrazione comunale lo abbiamo detto più volte. Occorre con urgenza un Antiquarium, un Museo, che oltre al compito sociale storico e turistico possa liberare la Missione dall’affitto dei depositi allarmati colmi dei reperti di Villa Augustea. Sono catalogate belle cose da mostrare. Solo per questo motivo si ripagherebbe dello sforzo. Ma si potrebbero così liberare risorse economiche, adesso a carico dei Giapponesi,  da destinare allo scavo vero e proprio. Come si può intuire lo scavo ha due grandi filoni, le spese per i progetti di nuove superfici da indagare e le spese, sempre più pesanti, di una gestione annuale fatta di forniture, bollette, servizi, sorveglianza dei siti ecc. E’ un peccato non tenere presente la complessità della presenza universitaria. E’ da stupidi non intervenire dove è possibile per permettere a chi sta facendo per noi quello che andava fatto 50 anni fa. E’ il caso di invitare quindi, chi può e vuole, a dare una mano anche concreta. Lo si può fare mettendosi in contatto con il prof Antonio De Simone. Lo si può fare anche attraverso questo giornale. O attraverso questo cellulare 349.5859716. Risponderà il responsabile della Pro Loco Somma che da anni collabora con la Missione e con la Sovrintendenza. Ovviamente si userà la dovuta discrezione, la trasparenza e la serietà che il caso richiede.    

Striano, in fiamme un deposito di materiale elettrico

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A Striano è divampato un enorme incendio che ha provocato una nube di fumo nero visibile a chilometri di distanza

Nel territorio dell’Agro Nocerino-Sarnese, al confine tra i paesi di Striano e San Valentino Torio, si è sviluppato un violento incendio con fumi potenzialmente tossici che sono arrivati fino ai paesi limitrofi.

L’amministrazione comunale ha prontamente comunicato in via precauzionale alla popolazione di chiudere porte e finestre e di spegnere eventuali sistemi di ventilazione meccanica o aerazione forzata che potrebbe causare il ricircolo dell’aria.

Anche il sindaco di San Valentino Torio, Michele Strianese, ha emesso un comunicato sulla sua pagina facebook rivolto ai cittadini: “Si invitano i cittadini a chiudere porte e finestre delle abitazioni, per via dell’ incendio in corso a Striano, a ridosso del nostro territorio comunale.

Si invita anche a disattivare gli impianti di aereazione forzata.

Il Sindaco di San Valentino Torio Michele Strianese”

Tutti gli avvisi sono stati emessi in via precauzionale in attesa di ulteriori evoluzioni dell’incendio e dei risultati delle verifiche sulle caratteristiche del materiale coinvolto.

Intanto sul luogo i Vigili del fuoco stanno lavorando per domare le fiamme e spegnere il rogo in meno tempo possibile, oltre che mettere in sicurezza l’intera area. Inoltre, le autorità stanno monitorando l’andamento dell’incendio e le eventuali ripercussioni sui comuni vicini della dispersione dei fumi potenzialmente tossici.

L’evento ha causato paura e preoccupazione nei cittadini, consapevoli che l’area interessata è un territorio che già convive con problematiche legate all’inquinamento atmosferico.

(fonte foto: rete internet)