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Pino Neri

Ieri mattina risultavano spariti sia il bancomat della Banca di Credito Popolare che il vetro blindato che lo conteneva. Non c’erano più. Al loro posto c’era come un grande “buco” nella filiale, rimasta per ore praticamente aperta in quel punto. La “magia” è stata fatta dalla motrice di un tir che ha letteralmente strappato il bancomat dalla cornice del palazzo di Corso Italia in cui era incastrato. Un tir portato sul posto da una banda di rapinatori che forse, ma questa è solo un’ipotesi tutta da verificare, sono gli stessi che proprio qui, al Credito Popolare di Acerra, appena nove mesi fa, poco prima dell’alba del del 14 dicembre, misero a segno un colpo simile a quest’ultimo anche se ben più complesso. A ogni modo pure in quel caso fu utilizzata la motrice di un autoarticolato. In quella circostanza però il grosso automezzo fu utilizzato per sfondare l’ingresso principale della filiale allo scopo di penetrare nel caveau ubicato sotto la filiale. Dal forziere sotterraneo i criminali l’anno scorso portarono via le cassette di sicurezza dei clienti: soldi, gioielli, titoli di Stato. Ieri invece si sono “accontentati” dell’intero bancomat della banca. L’ammontare del bottino ieri era in corso di quantificazione. Sul posto in mattinata sono giunti i carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna, diretti dal tenente Ugo Mercurio, e della stazione di Acerra. La sensazione è che ormai da queste parti stia operando una banda di rapinatori di banche in grado di mettere in scacco interi pezzi di territorio. Basti pensare alla dinamica del raid del dicembre 2018. I malviventi intorno alle quattro del mattino portarono un tir che trainava un lungo rimorchio all’altezza dell’incrocio tra il Corso Italia e Piazza San Pietro. Qui lasciarono il rimorchio di traverso, usandolo come una barricata che bloccò di fatto il transito della auto nella direzione che dalla parte orientale della città porta alla banca. Poi con due auto piazzate di traverso sul lato opposto, all’incrocio tra corso Italia e via Calzolaio, isolarono l’intero segmento del corso antistante la filiale. Furono lunghi minuti di terrore per i residenti della zona che si accorsero, per forza di cose a causa dei rumori prodotti dall’azione criminosa, di quello che stava accadendo. Quindi l’intervento degli agenti dalla Polizia di Stato, che arrivarono quando ormai i malviventi si erano dileguati. Stavolta però il colpo è stato meno “cruento” e complicato. Secondo quanto riferito dagli investigatori non sono state bloccate le strade. Ma anche in questo caso è stata usata una motrice per artigliare il bancomat e strapparlo dalla parete blindata, a sua volta andata giù insieme all’erogatore di contanti. In base ai filmati registrati dalle telecamere di videosorveglianza la banda che ha agito era formata da tre rapinatori. Hanno impiegato appena tre minuti per mettere a segno la rapina. Un tempo da record. Roba da veri professionisti della “spaccata”. Ora però i carabinieri sono a caccia dei criminali. Finora le tracce lasciate non sono di quelle evidenti. Negli ultimi tempi sia la polizia che i carabinieri hanno messo a segno tra Napoli e Caserta una serie di arresti di rapinatori specializzati in queste rapine. A Caserta all’inizio dell’anno sono finiti in manette otto rom che avevano preso di mira una serie di negozi. A Luglio poi, tra Napoli, Giugliano e Qualiano, sono stati spediti in carcere sette persone del posto. Si tratta però di due bande che non hanno mai utilizzato dei tir per derubare banche. Il gruppo della “motrice” usata come un ariete resta dunque ancora avvolto nel mistero. La sua eventuale cattura farà di sicuro scalpore nei territori che sta terrorizzando.