Ad  Alvignano si incontrano artisti, agronomi  e operatori del “food”: il progetto è di Rosanna Iossa

0

Sabato 28 Settembre 2019, dalle ore 10.30 fino al calar del sole, presso il podere Cannavina di via San Giacomo, in Alvignano, in un’ oasi naturalistica che si apre tra il verde delle colline, i campi gialli di grano e le limpide e fresche acque di un fiume e di sorgenti naturali, si svolgerà un happening di artisti e “performer” con una rappresentanza di agronomi e di operatori del food  che mirano a innovare la produzione agricola di qualità della Regione Campania.

Il progetto è stato disegnato dall’ artista Rosanna Iossa che, dopo l’evento organizzato l’ anno scorso a Castel Di Sangro, ha deciso di completare il percorso presentando il catalogo di quella manifestazione. Partecipano gli artisti riuniti nel gruppo “On Air”: G. Coppola, R. Cuccurullo, G.R.Iorio, R. Iossa, P.Lista e F. Policastro, che è anche il direttore artistico del gruppo. Saranno presenti i fotografi  A.Duke Caporaso e J.Naddeo.

Intervengono alla presentazione delle installazioni e  del catalogo M. Di Guglielmo, per “Il Mulino Bencivenga”; G. Valentino, per l’Associazione Sim; F.Policastro, per l’“On Air art”; il giornalista P. Picone

L’evento prevede assaggi e degustazioni di prodotti enogastronomici del “Mulino Bencivenga”, una fiorente azienda guidata da Lorenzo Di Guglielmo, imprenditore e promotore di numerose iniziative culturali, soprattutto nel campo delle arti visive..

 

Alla  Fiera di San Gennaro Vesuviano  “giochi” artistici di cavalli e pagine di storia: nel rispetto della tradizione

0

Il dott. Gino Aprile ha ideato e sapientemente illustrato al pubblico lo splendido spettacolo  di cui sono stati protagonisti i cavalli di due centri equestri. L’arte del Maestro Marco De Masi.  Il libro che il prof. Aniello Giugliano ha dedicato al Convento di San Gennaro Ves.no e alle biografie dei frati è “necessario”, nel senso che ricostruisce in modo definitivo  le intense relazioni tra la comunità e i Minori Francescani. L’antico titolo, “fiera agricola”, risulta attuale e significativo in un momento storico che vede nel ritorno ai valori dell’agricoltura una soluzione della complessa crisi del nostro tempo.

 

Già da qualche anno i cavalli hanno riacquistato, nella Fiera di San Gennaro Vesuviano, il ruolo che ebbero nella seconda metà dell’Ottocento: mi riferisco ai cavalli da sella ai “destrieri”, perché ai cavalli da tiro era stato riservato uno spazio importante già negli anni di Murat.  I documenti ci dicono che nel 1842 Giuseppe IV Medici consentì che andassero in Fiera cinque suoi cavalli di “razza napoletana”: cavalli montati, di solito, dai nobili e dagli alti ufficiali dell’esercito durante le sfilate e le parate, insomma cavalli da “teatro elegante”. Quest’anno il dott. Gino Aprile ha organizzato e presentato l’esibizione di due squadre di eccezione: quella, costituita da 18 cavalieri, del centro equestre “Chiara”, di Roma, diretto dal Maestro Marco De Masi,  e il team “Sabatino Horse show” . E’ stato uno spettacolo strepitoso: i volteggi, in cui si è manifestata l’arte di Sabatino Pastore e di Ottavio Spezzacatena, la “posta” cosacca, i numeri di “scuola spagnola” in cui Marco De Masi ha guidato in modo magistrale il cavallo frisone Sander, e i giochi stupendi del pony Welch (v. foto in appendice)..  Gino Aprile, artista del microfono, ha saputo attirare l’attenzione del pubblico  sui dettagli preziosi- movimenti, impennate, inversioni, passi di danza, la musica del caracollare, e i gesti e le voci dei cavalieri -,  e ha fatto in modo che al pubblico non sfuggisse la bellezza complessa, e tuttavia naturale, di una “giostra” di altri tempi, ma capace di dettare suggestioni anche oggi. I nobili cavalli, gli abili cavalieri e il sagace presentatore hanno offerto  al pubblico, che non si stancava di applaudire, momenti esaltanti di “arte in movimento”, e vive emozioni.

Lo  “spazio” della cultura letteraria è stato occupato dal libro “ Figli ‘e muonaci: i nostri padri”, in cui  il prof. Aniello  Giugliano ricostruisce la storia del convento di San Gennaro Vesuviano attraverso i documenti delle pubbliche istituzioni e, soprattutto, attraverso le biografie dei frati che sono vissuti in quel convento e che, come diceva Francesco D’Ascoli, hanno lasciato nelle pietre dell’edificio i segni dei loro pensieri, dei loro sentimenti, e, talvolta, della loro angoscia. Notevole è la “rilettura” che l’autore propone, sulla base di nuovi documenti, della congiura di frate Angelo Peluso, ma possiamo dire che non c’è pagina del libro in cui l’attività dei frati non vada anche oltre i confini di San Gennaro e non tocchi qualche comunità del  Vesuviano e della Felix Campania. Ho scritto nella prefazione che il libro di Aniello Giugliano è un “libro necessario”, perché dimostra definitivamente che lo spazio della Fiera “ – spazio fisico, spazio culturale, sta al centro  di tre sistemi di civiltà – l’agro sarnese, il Nolano, il Vesuviano interno –che qui si incontravano fin dall’antichità, e ancora si incontrano, mettendo a confronto esperienze,  modelli di comportamento, idee, sistemi di produzione agricola, e perfino le strutture fonetiche e lessicali della lingua napoletana”. Di notevole valore è anche il corredo iconografico del libro: le fotografie di alcuni frati e quelle della processione ( pag. 169) sono esse stesse un significativo racconto.

E il resto della Fiera? Non è facile rispondere. Voglio ricordare soltanto che la Fiera è nata come fiera agricola, e che questa classificazione comprendeva, fin dal primo momento, gli aspetti economici, il mercato degli strumenti, la cultura dell’alimentazione, i valori sociali, quelli positivi, e anche quelli negativi, come la violenza, il sopruso, le ingiustizie. Oggi  il titolo di “fiera agricola” non solo non è passato di moda, ma si può collegare agevolmente a quel ritorno all’agricoltura – all’economia e ai valori morali connessi – che gli studiosi considerano una scelta indispensabile e urgente per avviare a soluzione la crisi del nostro tempo, una crisi dalle molte facce. In ogni momento e in tutte le salse, e a voce alta, diciamo, predichiamo, proclamiamo che è necessario ricostruire e tutelare la memoria storica, per trasmetterla alle nuove generazioni: capita però che proprio noi “ci divertiamo” a cancellare, nel  nostro spazio e nel nostro presente, i segni e i simboli di quella memoria.

Se cadiamo in questa contraddizione, I frati, di cui ci parla Aniello Giugliano, incominceranno a guardarci con aria severa – anche le fotografie vivono e si modificano -, e i cavalli “illustrati” dal dott. Gino Aprile disegneranno i loro eleganti movimenti nel silenzio e nel vuoto.

 

Carcere per gli inquinatori della Terra dei Fuochi: domani il tribunale decide. Ambientalisti sul piede di guerra

0

Il popolo della Terra dei Fuochi aspetta col fiato sospeso la decisione dei giudici. Domattina, giovedi, il tribunale di Sorveglianza di Napoli deciderà infatti se rispedire o meno in carcere i fratelli Pellini, i Re Mida acerrani dello smaltimento dei rifiuti tossici, condannati due anni fa in via definitiva a 7 anni per disastro ambientale aggravato in provincia di Napoli. I Pellini devono ancora scontare un residuo di pena di circa tre anni ma l’anno scorso ha destato scalpore e anche tanta rabbia la loro scarcerazione avvenuta “in sordina”, dopo appena 10 mesi di reclusione. In quell’occasione la Procura Generale presso la Corte d’Appello di Napoli ha dato il via libera alla sospensione della carcerazione per effetto dell’indulto e della custodia cautelare, che hanno fatto scendere la pena detentiva sotto i 4 anni. Diminuzione che ha automaticamente consentito la sospensione della carcerazione in attesa della valutazione da parte del tribunale di Sorveglianza dell’istanza di una pena alternativa al carcere avanzata dai legali di Cuono, Giovanni e Salvatore Pellini, quest’ultimo ex sottufficiale dei carabinieri del nucleo informativo di Napoli. La scarcerazione ha mandato su tutte le furie il vescovo di Acerra, Antonio Di Donna. “Umilia i cittadini e incoraggia certi comportamenti”, le parole del prelato nell’omelia pasquale del 2018. Domani dunque il giudice di Sorveglianza dovrà prendere una decisione importante. C’è tensione. In base a un orientamento consolidato il tribunale di Sorveglianza di Napoli tende a comminare una pena residua alternativa al carcere (generalmente ai servizi sociali) in caso di “riparazione avvenuta del danno arrecato”. “Ma i Pellini – sostiene l’ambientalista Alessandro Cannavacciuolo, accusatore dei tre inquinatori condannati – hanno arrecato un disastro ambientale permanente, che quindi non è possibile riparare. E poi già riteniamo ingiusta la reclusione a soli 7 anni per cui non vogliamo che domani si commetta un’ennesima ingiustizia”. Ieri è intervenuto con un’interrogazione parlamentare, al Guardasigilli Alfonso Bonafede, l’onorevole Antonio Del Monaco (M5S), componente della commissione bicamerale antimafia. “Concedere il beneficio anche della pena alternativa sarebbe un chiaro segnale negativo della giustizia verso i cittadini – ha detto il deputato – ovviamente nessuna sentenza potrà ridare la vita ai bambini e il sorriso alle loro famiglie“. Nel frattempo è in corso la procedura per la confisca definitiva del tesoro dei Pellini da 222 milioni di euro. In primo grado il patrimonio è stato confiscato. Ma ora c’è il secondo grado.

pino neri

Sant’Anastasia, sentenza del giudice di pace assolve l’ex sindaco Esposito: «Non offese i vigilini»

Conclusa ieri, con l’assoluzione dell’ex primo cittadino di Sant’Anastasia, la vicenda che lo vide denunciato per diffamazione da ex agenti della polizia municipale che il giudice ha condannato al pagamento delle spese processuali. Ad assistere Esposito, l’avvocato Antonio Abete.

Era il 21 aprile del 2011 e l’allora sindaco di Sant’Anastasia, Carmine Esposito, nel corso di un incontro tenutosi nell’aula consiliare di palazzo Siano alzò – come spesso capitava – la voce. Si trattava di un evento in prossimità della Pasqua al quale, oltre ai dipendenti comunali, era stata invitata anche la stampa con l’intento di fare il punto su quanto si era messo in cantiere in poco più di un anno di governo. Ebbene, ormai da mesi (o meglio da più di un anno) prima di quel giorno, si erano susseguite le proteste (anche i sit –in, proteste dinanzi alla Prefettura e uno sciopero della fame) di ex agenti della polizia municipale o meglio dei «vigilini» come si era soliti definirli che, avendo lavorato 36 mesi per l’ente e poi successivamente per periodi non continuativi, rivendicavano il diritto alla precedenza per nuove assunzioni. Qualche giorno prima gli stessi ex vigilini (Giovanni Pascariello, Blandisio De Marinis, Giuseppe Minieri, Salvatore Raia e Felice Nasti) avevano preso parte alle prove propedeutiche alla formazione della graduatoria dalla quale il Comune avrebbe poi attinto agenti motociclisti da cooptare nell’organico del comando vigili urbani ma, per protesta contro quella che consideravano un’anomalia, invalidarono loro stessi le prove segnando sui fogli una croce. L’allora sindaco non perse l’occasione per dire la sua (i vigilini non erano presenti) e dai microfoni dell’aula consiliare esternò il suo pensiero sulla vicenda, sostenendo che avrebbe fatto un avviso pubblico in maniera da far partecipare tutti «quelli fatti fuori quando loro avevano partecipato e vinto in modo sbagliato e quando gli è stata concessa la proroga» e giurando che non li avrebbe assunti, «né ora, né mai», il tutto in un discorso più ampio e «colorito» nel corso del quale non risparmiò loro parole dure.

Gli ex vigilini, in possesso di una videoripresa dell’incontro al quale erano presenti assessori, giornalisti e dipendenti e denunciarono il sindaco per diffamazione (art.595 cp), sentendosi offesi nella reputazione e nella loro onorabilità. Si rivolsero, tutti, all’avvocato Maurizio Sica, mentre l’allora primo cittadino scelse, per la sua difesa, l’avvocato Antonio Abete.

La prima udienza risale al 27 ottobre 2014 e fu rinviata per una serie di eccezioni avanzate da Abete, in seguito ci sono stati altri due rinvii e finalmente due udienze nelle quali il giudice ha ascoltato gli ex agenti di polizia municipale che, nelle more, si sono anche costituiti parte civile. Per le discussioni, il giudice aveva rinviato l’udienza a ieri, martedì 24 settembre quando, in virtù della memoria difensiva presentata dall’avvocato Abete, ha assolto Carmine Esposito – dopo circa cinque anni di processo – «perché il fatto non sussiste», condannando i querelanti al pagamento delle spese processuali.

 

 

 

 

 

 

“Maddy”, una carrozzina per far correre i bambini disabili: si realizza il sogno della ‘Terzigno Corre’

Sarà presentata venerdì 27 settembre alle ore 19,30 nel Museo MATT di Terzigno la speciale carrozzina che consentirà ai bambini diversamente abili di partecipare alle attività podistiche. Prevista per il 29 settembre la gara podistica.

La carrozzina è stata acquistata grazie all’impegno dell’associazione che ha devoluto i ricavati dei premi delle competizioni sportive alle quali ha partecipato durante l’anno e grazie al sostegno di tantissimi donatori che hanno dimostrato sensibilità sposando la causa.

Alla presenza dei giornalisti, istituzioni cittadine e militari, associazioni sportive e sociali, l’associazione sportiva presenterà il progetto che da anni contraddistingue un gruppo di persone che hanno deciso di impegnarsi, accompagnando l’impegno sportivo ad una finalità sociale.

“Un sogno che si avvera – spiega il presidente dell’Asd Terzigno Corre Genny Galantuomo– finalmente dopo tanti sacrifici e con l’impegno di tantissime persone che ci hanno mostrato vicinanza e sostegno, sposando la nostra causa, siamo riusciti ad acquistare la carrozzina. Si tratta di un mezzo che consentirà ai bambini con difficoltà motorie di poter correre per le nostre strade ma anche, e soprattutto, partecipare alle gare. La Terzigno Corre da oggi potrà così partecipare alle competizioni sportive senza il timore di non poter superare l’ostacolo della disabilità”.

Durante la conferenza stampa verrà presentata la quarta edizione della gara podistica che si terrà il 29 settembre alle ore 9,00 per le strade della città di Terzigno.

Napoli, sparatoria all’Ospedale Pellegrini: tre arresti

0

I carabinieri del Comando Provinciale di Napoli e gli agenti della Questura partenopea hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP del Tribunale di Napoli su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia nei confronti di Giuseppe Iaselli (cl. 2000), Vincenzo D’Avino (cl. 1997) e Arturo Picco (cl. 1989),ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di tentato omicidio, lesioni personali gravi edetenzione e porto illegale di armi comuni da sparo,con l’aggravante del metodo mafioso.

Il provvedimento cautelare è stato emesso all’esito di una intensa ed articolata attività di indagini, coordinata dalla DDA partenopea, che ha permesso di raccogliere gravi indizi di colpevolezza in relazione al ferimento di Vincenzo Rossi, avvenuto in Piazza Matilde Serao il 17 maggio u.s., ed alla successiva esplosione di colpi d’arma da fuoco all’interno dell’Ospedale Vecchio Pellegrini, all’indirizzo degli accompagnatori del ferito.
Gli elementi indiziari a carico degli indagati sono stati acquisiti grazie alle attività di intercettazione, alle testimonianze dei presenti e all’analisi delle immagini delle telecamere cittadine, supportate dalla ricostruzione della scena del crimine in 3D eseguita dalla Sezione Investigazioni Scientifiche dei Carabinieri.

In particolare, l’analisi delle telecamere ha portato all’identificazione dell’autore della prima azione di fuoco in Giuseppe Iaselli, il quale è stato visto, prima della “gambizzazione” in sella ad un ciclomotore unitamente a Vincenzo Rossi nei pressi di Piazza Matilde Serao e, subito dopo, fuggire nei vicoli dei Quartieri Spagnoli con in mano una pistola.
Gli autori della sparatoria all’interno dell’Ospedale Vecchio Pellegrini, avvenuta immediatamente dopo il ferimento in Piazza Matilde Serao, sono stati identificati in D’Avino e Picco.  Inquadrati dalle telecamere nella zona dei Quartieri Spagnoli, i due si sono camuffati, hanno prelevato una pistola e reso illeggibile la targa del ciclomotore utilizzato per l’azione di fuoco. Dopo la sparatoria, tra le vie dei Quartieri Spagnoli, si sono liberati degli indumenti utilizzati e hanno occultato la pistola in un nascondiglio.
Le investigazioni hanno permesso di inquadrare i citati eventi delittuosi in un contrasto interno al sodalizio camorristico che gestisce il traffico di stupefacenti nei Quartieri Spagnoli.

Edoardo Sanguineti, “Se mi stacco da te, mi strappo tutto”

Se mi stacco da te, mi strappo tutto

Se mi stacco da te, mi strappo tutto

Ma il mio meglio (o il mio peggio)

ti rimane attaccato, appiccicoso,

come un miele, una colla, un olio denso.

Ritorno in me, quando ritorno in te

(e mi ritrovo i pollici e i polmoni).

Tra poco atterro a Madrid:

(in coda qui all’aereo, selezionati miei connazionali,

gente d’affari, dicono numeri e numeri, mentre bevono

e fumano, eccitati, agitatamente ridendo).

Vivo ancora per te, se vivo ancora.

Somma Vesuviana, le sculture della Festa delle Lucerne saranno custodite a Castello d’Alagno

L’associazione Festa delle Lucerne ha voluto affidare in comodato d’uso le sculture che hanno abbellito – nell’edizione 2018 della kermesse –le quattro porte del borgo antico del Casamale.

 

«Abbiamo voluto consegnarle al comune durante l’evento di domenica 22 settembre – spiegano i rappresentanti dell’associazione – sono “porte”, o meglio sculture, che hanno un particolare valore affettivo per noi ma che possiedono uno smisurato valore artistico e che ci sono state donate dagli artisti che le hanno realizzate».

Le “porte” racchiudono una varietà di significati a prima vista non riconoscibili ed ogni artista ha voluto descrivere il senso di ogni scultura in delle didascalie affisse vicino ad ogni porta.

Dato il grande valore che è racchiuso in ognuna di queste opere si è deciso, onde evitare il decadimento dettato dal tempo a causa dell’inutilizzo delle stesse porte, di consegnarle in comodato d’uso al Comune di Somma Vesuviana e di posizionarle nell’atrio del Castello D’Alagno.

«Il colpo d’occhio è fantastico, l’atrio sembra esser stato costruito proprio per custodire le quattro opere che danno nuova linfa all’ingresso del Castello» – commentano gli esponenti dell’associazione che organizza la kermesse – evento Festa delle Lucerne ogni quattro anni.

La serata è iniziata con piccolo discorso introduttivo del presidente dell’Associazione Festa delle Lucerne che poi ha lasciato spazio alle due artiste presenti, Mary Pappalardo e Teresa Capasso,le quali hanno sottolineato l’importanza di questa consegna e rimarcando come la gratuità della stessa non debba sminuire l’immenso valore delle opere nonché il grande lavoro sinergico che è stato svolto dall’associazione e dagli artisti.

L’evento si è concluso con l’intervento dell’assessore Flora Pirozzi e del sindaco Salvatore Di Sarno che hanno avuto parole di apprezzamento per un gesto così significativo ed importante.

Alla fine, un brindisi tra rappresentati dell’associazione, rappresentanti comunali e artisti per poi proseguire verso il “Vascio Room Gallery” per la mostra “Non siamo anfibi” di Giacomo Savio.

 

I temporali non fermano i roghi tossici: fiamme appiccate a Pomigliano anche con la pioggia. Sabato sarà protesta

0

“Sono le 4 e 30 del mattino, è appena smesso di piovere. Questa è una foto scattata dal mio balcone, in via Emilia: il fuoco divampa sotto il ponte dell’autostrada, verso la zona di Paciano…E poi fanno le targhe alterne per non inquinare: ma mi faccia il piacere…!”. L’allarme condito da una stilettata al Comune è stato lanciato attraverso i social, ben prima dell’alba, da una cittadina esasperata di Pomigliano, Maria Monda. Stavolta gli incendiari dei cumuli di rifiuti non sono stati fermati nemmeno dal terribile temporale che ha funestato il Napoletano nella notte tra domenica e lunedi. Non appena la pioggia ha dato una tregua hanno appiccato l’ennesimo rogo tossico. Un incendio piuttosto imponente di schifezze. E che la matrice dolosa della fiamme sia certa lo dimostrano i fatti. Gli scarti sono stati incendiati in un sottopasso dell’autostrada Napoli-Bari, mentre attorno quel che resta della campagna nella zona sudoccidentale di Pomigliano era zeppa d’acqua a causa del fortissimo temporale scoppiato poco prima. Ora si parla di una “Pomigliano sotto attacco”, quasi come se ci fosse una regia dietro la raffica di roghi che ha colpito il territorio delle grandi fabbriche nelle zone di campagna al confine con i comuni di Sant’Anastasia, Casalnuovo, Castello di Cisterna e Acerra. Aree che in alcuni casi sono grandi discariche a cielo aperto, con rifiuti che si sono accumulati negli anni e che continuano a essere scaricati e quindi incendiati. La gente è al limite. Per sabato 28 settembre, in mattinata, il “Comitato Anti Cementificio” di Pomigliano sta organizzando una simbolica manifestazione di protesta. La gente si rimboccherà le maniche per pulire via Ciccarelli, una discarica lunghissima, un budello asfaltato di campagna che parte dalla zona degli svincoli nei pressi del parco pubblico e che si inoltra lambendo la località Starza di Sant’Anastasia sino al al contestato cementificio, le cui emissioni e il cui transito di camion hanno fatto infuriare più volte i residenti. “Se il Comune e tutte le altre istituzioni non ci ascoltano allora ci aiuteremo da soli”, scrivono le donne del comitato. Nella zona di via Ciccarelli e di via Masarda, area sudorientale di Pomigliano, dal mese di agosto non si respira: roghi tossici non stop. Dati funesti. Nella Terra dei Fuochi è stato accertato un aumento dei roghi di quasi il 30 per cento rispetto al 2018. Sullo sfondo si staglia uno Stato inerme. Per esempio l’organico della polizia municipale di Pomigliano conta appena 30 uomini. I poliziotti locali operano su due turni, dalle otto del mattino alle nove di sera. Ma le pattuglie che perlustrano il territorio sono soltanto una per turno e ognuna è ha solo due agenti. Le telecamere di videosorveglianza sono poi per lo più concentrate nel centro cittadino. Due telecamere comunali si trovano installate a masseria Carafa e a masseria Palmese ma non sono mai riuscite a inquadrare gli incendiari, nemmeno quando scaricano. Altre telecamere sono della Città Metropolitana. Si trovano proprio in via Ciccarelli. Non si sa se funzionino.

pino neri

La musica del Vesuvio,  la storia straordinaria del magnetismo del vulcano e i suoni che sciolgono il sangue di San Gennaro

L’apparecchiatura che trasforma in suoni le vibrazioni del vulcano, e il “concerto” del Vesuvio del 22 settembre. Il rapporto misterioso tra la Natura, i suoni e le voci nel miracolo del sangue di San Gennaro.  Il Vesuvio “ispira” ai Vesuviani l’inclinazione alla violenza. A metà del sec. XIX  Luigi Palmieri e il dott. Carusi studiano il “magnetismo” del vulcano, la forza “elettrica”  che attira stormi di farfalle dalla lontana Benevento e può trascinare alla morte anche gli uomini. Le” fattucchiare” cercavano di assorbire la forza della lava.

 

 

Domenica 22 settembre Stella Cervasio ha pubblicato  su “la Repubblica” uno splendido articolo sul “concerto del Vesuvio”: alcuni geologi, coordinati da Antonio Menghini, Vincenzo Morra  e Domenico Sessa hanno sperimentato un’ apparecchiatura che “cattura le vibrazioni del cratere e le trasforma in suoni”. Ogni strato ha la sua musica: sono stati rilevati i suoni dell’eruzione più recente, quella del ’44, e i suoni dell’eruzione pliniana: sorprendente il risultato:  “ suona più “classico” il vulcano più antico”, mentre la lava del ’44 “suona più tonale…” I suoni emessi dalle pietre dell’eruzione che distrusse Pompei “per andare fino a 22 mila  anni indietro, a quando c’era solo il Monte Somma, passano incredibilmente da una tonalità minore a una maggiore, e sembrano rispettare le regole della musica modale”. A questo straordinario concerto hanno assistito duecento persone. La sera di domenica nella Chiesa di San Gennaro in San Gennarello di Ottaviano un trio di musicisti  ha cantato e suonato brani della musica popolare dedicata al Patrono di  Napoli, e Carmine Cimmino ha ricordato che, secondo qualche studioso, le nenie e gli “insulti” delle “ Parenti del Santo” servono anche a “muovere” il sangue rappreso e a sollecitarne lo scioglimento. Del resto, secondo gli antichi, anche gli dei della morte venivano vinti dalla lira di Orfeo. Forse conviene dedicare una maggiore attenzione ai miti greci e paleocristiani che assegnano alla musica il potere di regolare la sostanza e i fenomeni della Natura, e esaminare senza pregiudizi le riflessioni di quegli scrittori che rappresentano il Vesuvio come un “démone vivo”, capace di influire sul destino degli uomini attraverso la sua prodigiosa forza magnetica, attraverso “l’elettricità”.

E’ una storia che Carmine Cimmino ha raccontato, per sommi capi, nel libro “Il Vesuvio dei Borbone”. Dopo l’eruzione del 1631 la Chiesa nolana ritiene che sul Vesuvio ci possa essere un ingresso dell’Inferno, da cui negli anni successivi escono gli smisurati nugoli di insetti voraci, “muroli et campe”, che devastano i vigneti: e ai Vesuviani non è concesso di sterminarli, perché, sostengono seriamente i teologi, “gli animaletti” sono uno strumento “biblico” della punizione che Dio infligge alle “genti del territorio, corrotte dal peccato e dall’inclinazione alla violenza”. Inclinazione che, secondo Paolo Mattia Doria, sarebbe favorita dallo zolfo vulcanico che i Vesuviani respirano sciolto nell’aria. Nel 1858 il dott. Giuseppe Maria Carusi, di Baselice, fa “tre passeggiate scientifiche” sul Vesuvio e finalmente capisce perché dal 17 al 20 luglio 1842 aveva visto stormi di farfalle (nymphalis iris) dirigersi dal territorio di Benevento verso il lontano vulcano: “ andavano a piccoli drappelli di cinque a sei alla volta: erano stordite, si lasciavano prendere facilmente,  si posavano per poco su fiori, cespugli e siepi, e poi quasi spinte da forza irresistibile, si levavano in volo e seguivano il loro viaggio.”.  Capì, il dottore di Baselice, che questa “forza irresistibile” era “l’elettricità”  del vulcano, di cui in quegli anni aveva incominciato a parlare Luigi Palmieri.

Ma  il Carusi si era avvicinato a questa verità già durante l’eruzione del ’55, quando nel Fosso Grande presso San Sebastiano, mentre osservava il “ corso uniforme e costante della liquida lava”, aveva visto, all’improvviso, balzar fuori dal magma lento e compatto, alcuni artigli di fuoco, che avevano colpito gli alberi più vicini al flusso e li avevano bruciati “come fiammiferi”.  E’ probabile che di artigli del genere siano state vittime, secondo le cronache, anche alcune “fattucchiare” che durante le eruzioni si erano avvicinate troppo alla lava per assorbirne la forza magnetica, il misterioso potere infernale.

Il  Carusi  non nascose il suo sospetto che questa “elettricità” del Vesuvio attirasse implacabilmente non solo le farfalle e molti tipi di insetti, ma anche gli uomini, e che dunque non tutti gli uomini che erano morti nel cratere si fossero gettati giù  spinti da volontà suicida. Trasformò il suo sospetto in certezza “l’acerba morte del prussiano dott. G.F. Delius che, lieto tra amici, l’11 maggio  1854 all’improvviso ruinò nel cratere più boreale e vi restò spento”.  Si augurò il dottore che Ferdinando II, come aveva fatto sorgere rapidamente, come per miracolo,  l’Osservatorio Vesuviano, con un uguale miracolo istituisse  “un  centro di studio delle influenze vulcaniche sugli esseri organizzati.”.