Sant’Anastasia, l’ex vicesindaco Aprea con i consiglieri Esposito e Gifuni per il convegno che promette “Fatti e misfatti del Puc”

Questa sera (martedì 1 ottobre) alle 18, alla biblioteca «Giancarlo Siani» di Madonna dell’Arco, si parlerà ancora del piano urbanistico comunale. Gli organizzatori hanno scelto di mutuare il logo dal fortunato programma «Chi l’ha visto», per sottolineare il mancato varo del piano che già l’ex vicesindaco di Lello Abete, l’avvocato Carmen Aprea, aveva «denunciato» in una videointervista rilasciata al mediano.it nel corso della campagna elettorale.

Carmen Aprea

Ad introdurre il convegno sarà un altro ex assessore dell’attuale sindaco, la già responsabile delle politiche sociali Cettina Giliberti, dimissionaria a metà della prima consiliatura. Oltre all’avvocato Carmen Aprea, interverranno i consiglieri comunali in carica –nonché candidati sindaci avversari di Abete nelle scorse amministrative, Mario Gifuni e Carmine Esposito.

 

Ottaviano, il primo slalom automobilistico: è incidente istituzionale Comune – Parco Vesuvio

La protesta di Maurizio Conte

Un successo, dicono dal municipio. Ma intanto si è consumata in questi giorni la frattura, proprio a causa dell’evento organizzato dall’associazione Rombo Team, tra comune di Ottaviano e Parco Nazionale del Vesuvio. Già, perché se da palazzo Mediceo – sede dell’ente Parco – sostengono che senza nullaosta quella manifestazione non poteva tenersi, dal municipio ripetono che è tutto in regola e fatto secondo legge. Domenica la kermesse ha vissuto picchi di tensione anche a causa di un incidente, una delle sessanta auto coinvolte è uscita di strada e quattro persone sono rimaste ferite, senza gravi conseguenze; come se non bastasse, prima della partenza il consigliere del Parco Maurizio Conte si è sdraiato in strada nel tentativo di impedire l’evento. Lo hanno portato via di peso. “Una sceneggiata” – ha commentato l’assessore allo sport Biagio Simonetti. 

Il presidente del Parco Vesuvio, Agostino Casillo

È incidente istituzionale nel primo slalom automobilistico «Città di Ottaviano» che – sottolineano dal municipio – ha fatto registrare una folta adesione di pubblico ma ha innescato un aperto scontro tra Comune e Parco del Vesuvio. In tanti hanno affollato le strade divenute circuito, con sessanta partecipanti e altrettante automobili da rally che hanno popolato il weekend vesuviano: da piazza Giovanni Paolo II con le verifiche tecniche e poi con la competizione inaugurata dal giro di ricognizione effettuato dal sindaco Luca Capasso su via Cesare Ottaviano Augusto ed infine i trofei consegnati ai vincitori, un podio costituito da Salvatore Venanzio, Luigi Vinaccia e Vincenzo Manganiello. Cerimonia di premiazione che è avvenuta nello stesso Palazzo Mediceo dove ha sede il Parco Nazionale del Vesuvio, l’area protetta della quale Ottaviano è parte integrante, il medesimo ente che, prima ancora dell’evento, ha scritto alla Procura di Nola facendo presente che nessuna istanza di preventivo nullaosta era stata richiesta e che, dunque, non si era compiuta alcuna verifica di compatibilità né con il Piano del Parco, né con le disposizioni della legge quadro (la 394 del 91) sulle aree protette. Agostino Casillo, che del Parco Vesuvio è presidente, ha poi pubblicato sui social, domenica pomeriggio, tutto il carteggio intercorso tra l’ente e il Comune e, tra tutte le comunicazioni, spicca quella a firma del sindaco Luca Capasso che mette nero su bianco la sua posizione: «Il Comune di Ottaviano non ritiene di dover chiedere nullaosta al Parco del Vesuvio», elencando i pareri favorevoli del settore tecnico comunale e della Città Metropolitana, oltre all’ordine della Prefettura che ha consentito la sospensione temporanea della circolazione.

Il sindaco Luca Capasso

Ma se in municipio sono convinti che il placet del Parco non servisse affatto, il direttore dell’area protetta Stefano Donati aveva intanto firmato una missiva indirizzata alla Procura di Nola – subito dopo aver trasmesso gli atti al prefetto, ai carabinieri, alla Città Metropolitana e allo stesso Comune di Ottaviano – sostenendo che per attività come quella tenutasi in città nel fine settimana l’acquisizione del nullaosta del Parco è «obbligatoria». «Anche in ragione della presenza di un Sic, sito di importanza comunitaria affidato in gestione al Parco dalla Regione Campania». Mentre si consumava questo inedito conflitto istituzionale, lo slalom intitolato alla memoria di ex piloti si è tenuto e concluso, sia pur con un piccolo incidente per fortuna senza conseguenze: una delle auto è uscita di strada e nel parapiglia sono state ferite lievemente quattro persone. Prima ancora Maurizio Conte, consigliere dell’ente Parco, si era presentato chiedendo di fermare tutto per mancanza di permessi e, inascoltato, si è sdraiato a terra. Hanno dovuto portarlo via di peso. «Non faremo cadere la cosa, si crea un grave vulnus nell’applicazione della norma istitutiva dei parchi nazionali» – scrive Conte sui social. «Ma ciò non ha pregiudicato la buona riuscita dell’evento» – precisa l’assessore allo sport della giunta Capasso, Biagio Simonetti.

L’assessore Biagio Simonetti

«Al di là della sceneggiata – commenta l’assessore – i fini giuristi del Parco non hanno letto con dovuta attenzione la normativa, continuano a far riferimento alla legge quadro ma ancora nessuno ha indicato il comma preciso che ci impedirebbe di tenere una manifestazione su una strada provinciale già di per sé aperta al traffico». Sia l’assessore che il sindaco hanno ieri ribadito in una nota stampa di essere in possesso di tutte le autorizzazioni e di essere «rispettosi delle leggi». «Semplicemente, il nullaosta del Parco non dovevamo chiederlo» – riafferma Simonetti. Scintille, insomma, tra parco e comune e se il buongiorno si vede dal mattino sarà solo l’inizio. «Era un obbligo chiedere il nullaosta – insiste il presidente Agostino Casillo – il parere del Parco è preventivo e obbligatorio, avremmo esaminato l’istanza senza pregiudizi. Se ci avessero chiesto quanto dovevano, avremmo valutato e, magari, applicato delle prescrizioni. Non siamo aprioristicamente contro alcuna manifestazione, ma qui si è disatteso anche il galateo istituzionale». Al Comune, intanto, pensano all’edizione 2020.

Task-force dei militari nel Napoletano: arresti per spaccio e prostituzione

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Servizio straordinario di controllo del territorio tra i comuni di Pompei, Torre Annunziata e Trecase da parte dei carabinieri della locale Compagnia insieme a quelli del Reggimento “Campania”.
A Pompei i militari hanno identificato complessivamente 115 persone e controllato 49 veicoli. Sedici le violazioni al codice della strada notificate e sei le contravvenzioni per violazione dell’ordinanza comunale anti-prostituzione. Un 47enne di Pompei è stato trovato in possesso di una dose di cocaina e segnalato alla Prefettura di Napoli come assuntore.
Nel “Parco Penniniello” di Torre Annunziata ,invece, i militari della Sezione Operativa hanno individuato e tratto in arresto un 48enne in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale oplontino per spaccio di stupefacenti. L’uomo, irreperibile da diversi giorni, è stato localizzato dai militari nel centro storico della città.
Sempre all’interno del “Parco Penniniello”, i militari della Stazione di Torre Annunziata hanno individuato, all’interno dell’isolato 2, un nascondiglio ricavato in uno spazio comune degli scantinati all’interno del quale, dietro alcuni secchi per la raccolta della spazzatura, era stato occultato un sacco di plastica contenente 53,95 grammi di marijuana ed un bilancino di precisione.
A Trecase i militari della Sezione Operativa e della Sezione Radiomobile hanno arrestato per resistenza a Pubblico Ufficiale un 32enne di Boscoreale. L’uomo era in Via Panoramica. A bordo di uno scooter con targa coperta da nastro adesivo, il 32enne ha provato ad avvicinare un’autovettura in sosta a bordo carreggiata. I militari hanno notato la sua manovra e gli hanno intimato l’alt. Piuttosto che frenare, l’uomo ha accelerato provando ad investire un carabiniere. Bloccato, è finito in manette ed è ora in attesa di giudizio.

Chiesta la semilibertà per i Pellini. La gente: “Sarà rivolta”. Don Patriciello:”Devono pagare”

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Di giorno liberi e di notte in carcere. Per circa due anni e mezzo, vale a dire per quanto resta della pena a 7 anni di reclusione comminata in via definitiva nel 2017.  Il regime di semilibertà è stato espresso dalla Procura Generale ai giudici del tribunale di Sorveglianza di Napoli, riuniti da cinque giorni in camera di consiglio per decidere se far tornare in carcere o meno, e in che modo – magari concedendo loro una pena alternativa alla prigione, come avanzato dai legali della difesa – i fratelli Cuono, Giovanni e Salvatore Pellini, i tre fratelli e imprenditori dello smaltimento dei rifiuti tossici condannati a 7 anni di reclusione per il disastro ambientale in provincia di Napoli. Ma gli ambientalisti di Acerra sono rimasti molto indispettiti dalla presa di posizione della Procura Generale. “Scenderemo in piazza se i giudici del tribunale di Sorveglianza accoglieranno la semilibertà espressa dalla Procura – avverte Alessandro Cannavacciuolo, uno dei più noti ecologisti del territorio – i Pellini devono scontare la loro pena interamente in carcere, sia di giorno che di notte. Già la condanna a 7 anni – aggiunge Cannavacciuolo – è ridicola rispetto al disastro prodotto e accertato, un disastro ambientale immane aggravato. E se poi non vanno neppure in galera per almeno alcuni anni di seguito i cittadini non avranno mai più fiducia nella giustizia. Come si potrà chiedere alla gente di denunciare, di fare il proprio dovere quando i principali inquinatori della Terrra dei Fuochi, nonostante la condanna, potrebbero farla franca con una incredibile e inspiegabile semilibertà ?”. Attualmente i Pellini sono liberi per effetto della sospensione della reclusione scattata automaticamente nel marzo del 2018, dopo appena 10 mesi trascorsi in prigione. Una scarcerazione scattata grazie agli sconti di pena previsti dalla legge. Ora però potrebbero tornare o meno in carcere. Su questa fase delicata è intervenuto l’altro giorno anche don Maurizio Patriciello, il parroco della Terra dei Fuochi. “Spero e prego – ha dichiarato il sacerdote della chiesa del Parco Verde di Caivano –  che chi ha contribuito ad avvelenare le nostre terre per i propri sporchi affari, paghi il suo debito con la giustizia, chiunque essi siano. Anche se mai, e dico mai, potranno rimediare ai danni prodotti all’ambiente e alla salute della povera gente”. Per il ritorno in prigione dei Pellini in regime di carcerazione integrale è stata organizzata una petizione popolare sul sito specializzato Change.org. C’è forte tensione nei territori della Terra dei Fuochi. Per le prossime ore è attesa la decisione del tribunale di Sorveglianza presieduto da Adriana Pangia.

Sant’Antonio Abate, “20 euro o ti distruggo il negozio”: arrestato 38enne

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Ha 38 anni e si chiama Giuseppe Festa, la persona arrestata dai Carabinieri della stazione di Sant’Antonio Abate per estorsione e danneggiamento.

L’uomo, già noto alle Forze dell’Ordine, ha raggiunto un piccolo supermarket della cittadina e, rivolgendosi ai proprietari, ha chiesto 20 euro. Dopo il loro rifiuto, ha iniziato a minacciarli: se non avesse ottenuto il denaro avrebbe incendiato e distrutto il negozio. Dinanzi al rifiuto dei gestorii, il 38enne è andato via per tornare nella notte, durante l’orario di chiusura. Col volto coperto e un bastone, l’uomo ha ripetutamente colpito la saracinesca e danneggiato una delle insegne luminose del market.

Individuato dai carabinieri, Festa è finito in manette. E’ ora in attesa di giudizio.

Slalom “Città di Ottaviano”, ecco i vincitori. Il Comune: “Evento di grande successo”

Sono Salvatore Venanzio, Luigi Vinaccia e Vincenzo Manganiello i primi tre piloti della classifica assoluta del primo slalom automobilistico “Città di Ottaviano”, tenutosi ieri nella cittadina vesuviana ed organizzato dall’associazione Rombo Team e dall’amministrazione comunale di Ottaviano.

L’evento ha fatto registrare un’altissima adesione di pubblico: in tanti hanno affollato le strade che hanno fatto da circuito per i circa 60 partecipanti.  “E’ il segno di un entusiasmo ritrovato intorno ad un appuntamento che qualche decennio fa rappresentava un punto di riferimento per l’automobilismo e che ora siamo riusciti a riproporre. La sfida è quella di proseguire su questa strada e migliorarci ancora”, spiega il sindaco di Ottaviano, Luca Capasso.

Capasso, l’assessore allo sport Biagio Simonetti e il consigliere comunale Aniello Saviano ringraziano, poi, tutti gli organizzatori: “Hanno svolto un lavoro encomiabile, hanno colto in pieno lo spirito dell’iniziativa: dare agli appassionati di questo sport la possibilità di divertirsi in una città che sa essere accogliente e che merita scenari importanti. Sicuramente già dalla prossima edizione ci saranno miglioramenti, intanto però possiamo essere molto soddisfatti di questa prima manifestazione. Si è verificato un piccolo incidente, dovuto proprio alla grande affluenza di pubblico, ma le persone coinvolte hanno riportato lievissime ferite: certo, è sempre spiacevole che avvengano episodi del genere, ma tutto ciò non ha pregiudicato la buona riuscita dell’evento”.

L’amministrazione comunale, infine, ribadisce la legittimità delle azioni compiute nella fase di organizzazione della manifestazione: “Eravamo in possesso di tutte le autorizzazioni, siamo sempre rispettosi delle leggi e non abbiamo violato nessuna norma, tanto è vero che lo slalom si è tenuto regolarmente, dinanzi a numerosi rappresentanti delle forze dell’ordine, che ringraziamo per la loro presenza ed il loro lavoro”

L’effetto edonistico del cibo: Vedo, mi piace e quindi mangio!

L’effetto edonistico del cibo è una delle caratteristiche principali del piacere verso ciò che si mangia: si tratta dell’effetto finale di sazietà ancor prima di aver mangiato.

Il piacere non è pura irrazionalità ma può essere studiato e compreso fino a farlo diventare una scienza, mettendo assieme il cibo ed il piacere da esso evocati.

Gli stessi cuochi e artigiani del gusto riescono a combinare scienza e arte. Il primo a parlare di cibo e piacere è stato il grande Sigmund Freud, ma i chimici, i neurologi i dietologi e tanti altri ricercatori si sono occupati di capire quali sono i meccanismi molecolari alla base delle nostre azioni e reazioni nei confronti del cibo.

Gli alimenti sono costituiti da elementi e questi interferiscono in maniera positiva o negativa sul nostro patrimonio genetico: tale approccio costituisce l’epigenetica.

Il piacere evocato dal cibo è simile a quello associata ad altri premi di ordine sociale, ma anche una tavola particolarmente apparecchiata ed arricchita di colori, che sposano quanto andremo a mangiare, stimola il nostro cervello cedendo il posto al desiderio di mangiare.

La gastronomia si avvale di fondamenta molecolari per poter descrivere ed ottenere processi che coinvolgono il nostro cervello. Dei cinque sensi non è il gusto quello principale nella ricerca del Buon cibo ma la vista, oltre che l’olfatto.

Vedo, mi piace e quindi mangio!

Prima di portare l’alimento alla bocca, lo guardiamo e quella visione deve ispirarsi fiducia. Poi lo annusiamo.  Qui l’olfatto, attraverso la via nasale e retronasale, comincerà a determinare il sapore di quel cibo. Dopo il cake design, l’arte culinaria del decorare dolci tramite pasta di zucchero e glassa, il mondo dell’arte culinaria e dell’edonismo legato al cibo diventa visualfood. Con il visualfood si è fatto un passo in avanti e sono stati coinvolti tutti gli alimenti in questo processo.

Rita Loccisano, fondatrice nel 2011 del visualfood, ha raccolto i principi di questa disciplina culinaria e dalla sua scuola sono poi venuti fuori diversi visualfoodist.

Fino a poco tempo fa, eravamo abituati a valutare un cibo soltanto sulla base del gusto, del suo odore e della sua consistenza, mentre il senso della vista in ambito culinario era sempre considerato un elemento secondario. In fondo se un piatto è buono per quale motivo non può essere anche bello? E’ opinione condivisa che l’alimentazione oggi contribuisca allo stare bene, ma l’effetto edonistico della visione del cibo, il piacere che esso procura in chi lo guarda e quanto questo si presenta artisticamente bello, invita il cervello allo stimolo della fame.

Prepariamo, quindi, cibi sani, belli da vedere, impiattati con gusto e su di una bella tavola imbandita con fantasia e tanto amore.

Boscoreale, furto di energia per oltre 40mila euro: arrestato 46enne

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I Carabinieri della stazione di Boscoreale hanno arrestato per furto aggravato di energia elettrica un 46enne già noto alle Forze dell’Ordine, proprietario di una macelleria.

L’uomo aveva manomesso il contatore della sua attività con un magnete e installato un bypass che limitava la registrazione al solo 10% del consumo effettivo. I militari, grazie alla collaborazione di personale tecnico ENEL, hanno stimato che il danno alla società elettrica ammonta a circa 42000 euro.
Sottoposto ai domiciliari, il 46enne è in attesa di giudizio.

Rifiuta trasfusione, testimone di Geova muore nel Casertano

Ha rifiutato la trasfusione, che avrebbe potuto salvarle la vita, per forti motivazioni religiose, ed è morta pochi giorni dopo. È accaduto nel Casertano, protagonista, come riportato da “Il Mattino”, una donna di 70 anni, testimone di Geova, confessione che impedisce agli adepti di mischiare il sangue altrui a quello proprio; i testimoni di Geova rifiutano trasfusioni fino alle estreme conseguenze. La decisione della donna non ha trovato concorde il primario di Chirurgia generale dell’ospedale di Piedimonte Matese dove la donna era ricoverata, che non ha potuto far altro che arrendersi di fronte alla manifesta volontà di non ricevere cure, mentre i familiari dell’anziana, anch’essi testimoni di Geova, ne hanno sostenuto e difeso la scelta. “Così ha deciso mia madre” ha detto il figlio al primario Gianfausto Iarrobino, ex presidente del Consiglio comunale di Caserta; questi ha raccontato su Fb quanto accaduto. “Oggi sono triste e incazzato nero” dice Iarrobino, e aggiunge: “L’avrei salvata al 100%”.

Somma Vesuviana, il terribile settembre del 1943 nel ricordo della novantenne Anna D’Avino

Ricorre in questi giorni il 76esimo anniversario della rabbiosa e aggressiva ritirata tedesca che disseminò lutti e rovine a Somma Vesuviana. La strage avvenne nel contesto della ritirata tedesca Napoli – Ponticelli. E’ di questi giorni la riflessione degli alunni della Scuola Media San Giovanni Bosco su quei tremendi giorni.

 

Chi non ricorda la signora Anna D’Avino, la simpatica bidella della Scuola Media San Giovanni Bosco di Somma Vesuviana. Era una semplice collaboratrice scolastica come ce ne sono tante. Eppure, dietro lo sguardo dolce e amorevole, la signora Anna nascondeva un triste retroscena del suo passato che poteva costarle la vita. Anna nacque il 29 maggio del 1928 a Somma Vesuviana in via Valle da Raffaele, di condizione mediatore, e da Luisa Pappalardo. Donna profondamente ancorata alla tradizione della Chiesa, proveniva da una famiglia numerosa composta da quattro maschi e sei femmine. In paese, tale famiglia, appellata con il “contrannome” ‘e ntrocchie,  cura amorevolmente la  consuetudinaria processione del 1° gennaio in onore del Bambinello Gesù. Quest’anno la docente Maria D’Ambrosio ha voluto, con i suoi alunni, tracciare quel momento difficile capitato alla signora D’Avino.

 Il 28 settembre 1943 a Somma Vesuviana i Tedeschi, in ritirata, imbastirono le prime razzie, portando via oggetti di valore, animali e mezzi di trasporto. La città era scossa dal frastuono metallico dei carri armati e da una moltitudine di pattuglie armate. I Tedeschi  si abbandonarono ad atti  di inaudito terrorismo distruggendo con dinamite e fuoco numerosi edifici disseminati negli snodi cruciali della principali strade del paese – come riferisce lo storico Luigi Verolino. Gli immobili rappresentavano il frutto di tanti stenti di non pochi cittadini che rimasero senza tetto e nell’estrema desolazione. La distruzione di molti alloggi, contrassegnati con della vernice nera dai tedeschi, è documentata in un articolo sulla rivista Summana in una testimonianza dell’allora dodicenne Lorenzo Aliperta, che abitava nel luogo detto Triale corrispondente all’attuale incrocio di via Carmine, via Annunziata e via S. Croce. La popolazione, oltre a subire danni materiali, visse in permanente pericolo di vita. Dalla montagna si vedevano le fiamme lambire i tetti e il cielo. Il primo ottobre iniziò il giorno più lungo di Somma Vesuviana. In via Roma cadde vicino al suo portone, per un colpo di pistola al collo, il fornaio Michele Muoio; a via Casaraia, Luisa Granato, accompagnata dalla figlioletta Giuseppina, venne colpita da una raffica di mitra dal nemico di guardia al Ponte Purgatorio. Nella proprietà dei Di Lorenzo, sulla Toppa  vicino alla porta del quartiere murato, morì lo sfollato napoletano Ciro Giannoli (1913 – 1943), mentre il padre Salvatore, nato nel 1878,  fu ferito e si salvò.

Un forte boato fece saltare, tra gli altri, il ponte sito in strada Fosso dei Leoni. Nelle vicinanze, in via Valle (oggi via Gobetti), fu incendiato il palazzo Indolfi dove era nata Anna D’Avino. La ragazza, all’epoca quindicenne, impaurita dal denso fumo e dal forte boato si affacciò nelle prossimità del edificio per rendersi conto di ciò che stava avvenendo. Una semplice curiosità che poteva costarle caro. All’improvviso una raffica di colpi di mitragliatrice fu sparata, dai reparti tedeschi, sull’immobile in questione. La ragazza fu colpita da un proiettile vagante sulla tibia destra, provocandogli un’enorme e profonda ferita, ancora oggi ben visibile. Riuscì, però, a salvarsi e ad essere immediatamente curata.  Il trentenne Giovanni Di Guido, invece, fu bersaglio di una raffica di mitragliatrice, mentre si trovava nascosto nel cortile della propria abitazione in via San Pietro. Ferito, riuscì a salvarsi. Stessa sorte toccò a De Luca Ciro in piazza Tre Novembre (oggi San Giuseppe Moscati).

Nella proprietà Tuorto in via Spirito Santo vi era una postazione composta da sette tedeschi che ricevettero l’ordine di minare l’ultimo ponte sommese, quello dello Spirito Santo. La famiglia Tuorto si rifugiò nelle campagne dell’Ammendolara verso il Monte Somma. Aniello Tuorto e il nipote Donato, nascosti nell’Alveo tra le verdi fronde, riuscirono a scollegare le due mine poste ai pilastri del ponte. La disattivazione avvenne in parte, ma l’azione fu decisiva perché la proprietà si salvò. Il basso, però, fu incendiato dai tedeschi. L’apnea fascista e la morsa nazista, da lì a poco, finirono. Ovunque si respirava fumo e macerie, ma finalmente ritornava la libertà. La signora D’Avino continuò la sua vita, sposandosi nel 1965 con il signor Giacomo La Montagna. Attualmente vive a Somma Vesuviana in via Canonico Feola al civico 13, accudita amorevolmente dai suoi figli.