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Chiesta la semilibertà per i Pellini. La gente: “Sarà rivolta”. Don Patriciello:”Devono pagare”

Di giorno liberi e di notte in carcere. Per circa due anni e mezzo, vale a dire per quanto resta della pena a 7 anni di reclusione comminata in via definitiva nel 2017.  Il regime di semilibertà è stato espresso dalla Procura Generale ai giudici del tribunale di Sorveglianza di Napoli, riuniti da cinque giorni in camera di consiglio per decidere se far tornare in carcere o meno, e in che modo – magari concedendo loro una pena alternativa alla prigione, come avanzato dai legali della difesa – i fratelli Cuono, Giovanni e Salvatore Pellini, i tre fratelli e imprenditori dello smaltimento dei rifiuti tossici condannati a 7 anni di reclusione per il disastro ambientale in provincia di Napoli. Ma gli ambientalisti di Acerra sono rimasti molto indispettiti dalla presa di posizione della Procura Generale. “Scenderemo in piazza se i giudici del tribunale di Sorveglianza accoglieranno la semilibertà espressa dalla Procura – avverte Alessandro Cannavacciuolo, uno dei più noti ecologisti del territorio – i Pellini devono scontare la loro pena interamente in carcere, sia di giorno che di notte. Già la condanna a 7 anni – aggiunge Cannavacciuolo – è ridicola rispetto al disastro prodotto e accertato, un disastro ambientale immane aggravato. E se poi non vanno neppure in galera per almeno alcuni anni di seguito i cittadini non avranno mai più fiducia nella giustizia. Come si potrà chiedere alla gente di denunciare, di fare il proprio dovere quando i principali inquinatori della Terrra dei Fuochi, nonostante la condanna, potrebbero farla franca con una incredibile e inspiegabile semilibertà ?”. Attualmente i Pellini sono liberi per effetto della sospensione della reclusione scattata automaticamente nel marzo del 2018, dopo appena 10 mesi trascorsi in prigione. Una scarcerazione scattata grazie agli sconti di pena previsti dalla legge. Ora però potrebbero tornare o meno in carcere. Su questa fase delicata è intervenuto l’altro giorno anche don Maurizio Patriciello, il parroco della Terra dei Fuochi. “Spero e prego – ha dichiarato il sacerdote della chiesa del Parco Verde di Caivano –  che chi ha contribuito ad avvelenare le nostre terre per i propri sporchi affari, paghi il suo debito con la giustizia, chiunque essi siano. Anche se mai, e dico mai, potranno rimediare ai danni prodotti all’ambiente e alla salute della povera gente”. Per il ritorno in prigione dei Pellini in regime di carcerazione integrale è stata organizzata una petizione popolare sul sito specializzato Change.org. C’è forte tensione nei territori della Terra dei Fuochi. Per le prossime ore è attesa la decisione del tribunale di Sorveglianza presieduto da Adriana Pangia.

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