San Giuseppe Vesuviano, raccolta differenziata: approvato il nuovo quadro sanzionatorio

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Sanzioni da 100 a 500 euro per le utenze domestiche, sospensione dell’attività, alla seconda trasgressione, per imprese, commercio e pubblici esercizi.

Approvato, con delibera di Giunta n. 195/2019, immediatamente esecutiva, un nuovo e dettagliato quadro sanzionatorio finalizzato a contrastare le irregolarità nella corretta esecuzione della raccolta differenziata e nello smaltimento dei rifiuti.

La Giunta, dopo aver preso atto delle tipologie di irregolarità maggiormente riscontrate e della necessità di garantire il pieno ed efficace funzionamento della raccolta differenziata, anche nell’attuale critico contesto di funzionamento del sistema integrato di smaltimento dei rifiuti della Regione Campania, ha approvato il nuovo quadro sanzionatorio per i trasgressori appartenenti alla categoria delle utenze domestiche e per i trasgressori delle attività economiche, delle utenze commerciali e dei pubblici esercizi. Il Sindaco, Vincenzo Catapano, conseguentemente, ha emanato il provvedimento sindacale che ordina l’applicazione, a carico dei trasgressori, delle sanzioni approvate.

Le nuove sanzioni colpiscono, in caso di irregolarità, le utenze domestiche, con importi che partono da un minimo di Euro 100,00 ad un massimo di Euro 500,00 (nel caso di smaltimento irregolare di rifiuti ingombranti, toner, apparecchiature elettriche ed elettroniche, oli esausti). Le sanzioni saranno graduate con importi crescenti, dalla prima alla terza trasgressione accertata (conferimento dei rifiuti fuori orario, conferimento in giornata diversa da quella prevista dal calendario di raccolta, conferimento dell’umido in sacchetti non biodegradabili, conferimento in sacchi neri o, comunque, non trasparenti, conferimento di imballaggi in carta e cartone non idoneamente compattati, conferimento di rifiuti non correttamente differenziati o sul suolo pubblico, lontano dal proprio domicilio).

Le attività economiche, le utenze commerciali ed i pubblici esercizi, invece, saranno sanzionati dell’importo di 300 Euro, ove non consentano agli utenti, all’interno dei locali, la corretta differenziazione dei rifiuti con appositi contenitori. Medesima sanzione è prevista per i venditori ambulanti e per i concessionari di posteggi nei mercati pubblici che, al termine delle regolari operazioni di vendita, non raccolgano i rifiuti prodotti e, previa separazione delle frazioni differenziate, non li immettano negli appositi sacchetti.

“La città di San Giuseppe Vesuviano non può attendere – commenta Vincenzo Catapano, sindaco di San Giuseppe Vesuviano – anche in un contesto complicato come quello del sistema di conferimento dei rifiuti della Regione Campania, abbiamo il dovere di adottare ogni provvedimento necessario a garantire ai cittadini un territorio pulito. La città sta rispondendo bene ai controlli di questi giorni, che continueranno incessantemente. Punteremo, da un lato, ad una rinnovata sensibilizzazione e ad una importate campagna di comunicazione sul tema dei rifiuti, dall’altro, a controlli e repressione dell’illecito, senza sconto ed eccezione alcuna, contro chi si dimostra recalcitrante al rispetto delle regole, manifestando disprezzo ed incuria per se stesso e per la vita dei propri figli”.

San Giuseppe Vesuviano, parrucchiere assume “in nero”: sequestrato il salone

I carabinieri della stazione di San Giuseppe Vesuviano, insieme a personale dell’Ispettorato del Lavoro di Napoli e dell’ASL NA/3 Sud, hanno denunciato in stato di libertà un 38enne di origini bengalesi, proprietario e gestore di un negozio di parrucchiere.
L’uomo, oltre ad aver commesso violazioni in materia di sicurezza sul lavoro, aveva impiegato “in nero” un connazionale 23enne, risultato poi anche clandestino.
Sequestrato e rimosso un impianto di videosorveglianza non autorizzato, installato all’ingresso del salone.
L’attività commerciale è stata chiusa e posta sotto sequestro.

Casamarciano, servizio mensa: si inizia lunedì 30 settembre

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Arriva la mensa per gli alunni dell’istituto Costantini di Casamarciano guidato dalla dirigente Carmelina Serpico. Il servizio, in fase sperimentale, sarà attivo da lunedì 30 settembre e, per l’anno scolastico in corso, sarà rivolto ai bambini delle classi prime della scuola primaria. Lo start parte dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Andrea Manzi che, con l’assessore al ramo Patrizia Mastrilli, ne hanno disposto la sperimentazione  al fine di rendere poi effettivo il servizio per tutti i bambini a partire dal prossimo anno.
“Veniamo incontro alle esigenze delle famiglie ed ai loro ritmi attivando il tempo pieno a scuola – spiega l’assessore Mastrilli – Questa sperimentazione consentirà a tutti i soggetti coinvolti e agli addetti ai lavori, ma soprattutto ai bambini, di avere un approccio consapevole con la mensa rafforzando anche i momenti di condivisione e socializzazione tra i piccoli, indispensabile fin dalla tenera età.”
“Rispondiamo con i fatti alle tante sollecitazioni delle famiglie istituendo un servizio che, sono certo, va nella direzione della collaborazione istituzionale tra gli Enti – aggiunge il sindaco Andrea Manzi – Lavoriamo per rendere fruibile la quotidianità. In questo modo avremo bambini più sereni e genitori più soddisfatti”.

Premio Giglio, simbolo di nolanità al generale Claudio Graziano

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Francesco Napolitano: “mettiamo in campo gli strumenti necessari per la crescita morale del territorio. Facciamo rete”.
“Un premio importante che apre le porte della città a personalità che sono da esempio per condotta professionale e morale e che, nel corso degli anni, ha fatto conoscere il nome di Nola in contesti diversi ma sempre di alto valore. Felice di contribuire a questa manifestazione che, mi auguro, possa crescere insieme a Nola”: con queste parole l’imprenditore nolano Francesco Napolitano commenta la cerimonia che si è svolta ieri mattina nell’aula consiliare del comune, promossa dal centro artistico culturale Giordano Bruno presieduto da Franco Grilletto in sinergia con l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Gaetano Minieri e diversi enti privati, tra cui proprio Napolitano case. Il
premio “Giglio, simbolo di nolanità” è stato conferito al presidente del comitato militare dell’Unione europea, il generale Claudio Graziano. Presenti, insieme a Francesco Napolitano, diverse autorità civili, politiche e militari.
“Nola è da sempre la città dell’accoglienza e della solidarietà. Siamo onorati della presenza oggi del generale Graziano a cui conferiamo un riconoscimento che rappresenta il simbolo di questa città, il giglio” – ha commentato il sindaco Gaetano Minieri.
“Ringrazio chi ha voluto la mia presenza oggi a Nola fregiandomi di questo premio che custodirò con profonda ammirazione – ha dichiarato il generale Graziano – Mi auguro di ritornare anche in altre occasioni in questa città che stamattina ho avuto il piacere di visitare e di apprezzarne la bellezza, a cominciare da una evidente pulizia. Voi nolani avete un grande patrimonio culturale come ci tramanda la storia. Giordano Bruno, Ottaviano Augusto e San Paolino sono solo alcuni nomi che hanno fatto la storia non solo d’Italia ma del mondo. Siate fieri”.
“Una città cresce quando cammina nella giusta direzione – ha aggiunto Francesco Napolitano – Oggi più che mai è necessario mettere in campo una rete sociale che favorisca l’ integrazione e l’inclusione ma che soprattutto offra tutti gli strumenti necessari per la crescita morale dei cittadini. Solo così – conclude Francesco Napolitano – avremo una città modello”.

San Gennarello di Ottaviano: gli alunni della “R.Scotellaro” espongono in mostra i documenti dell’archivio storico della scuola

Domani, lunedì 30 settembre, a partire dalle ore 17.00: la mostra si tiene  nella sede di via Pappalardo. I documenti degli anni  1934 – 1948 – verbali, registri di classe, registri degli esami –  “disegnano”, con immediatezza e in modo chiaro, la storia di San Gennarello, e forniscono preziose indicazioni sulla toponomastica, sui “ mestieri”, sul progresso sociale, sulla funzione della scuola e sulla “figura” della “maestra” e del “maestro”. Gli alunni, guidati dal prof. Giovanni Carbone, mettono in mostra le copie dei documenti più significativi. Hanno il loro spazio, nella esposizione, i lavori degli alunni che hanno partecipato ai progetti sui “regi Lagni”, sull’”architettura rurale “ e sugli “antichi mestieri”.

 

Nell’ambito del “Pon” “ Nullus locus sine genio”, gli alunni della “R. Scotellaro” di San Gennarello di Ottaviano, indirizzati dall’ “esperto”, Carmine Cimmino, e guidati dal prof. Giovanni Carbone, hanno esaminato, studiato e catalogato i preziosi documenti dell’archivio storico della scuola, e domani, lunedì, a partire dalle ore 17.00, espongono in mostra, nella sede di via Pappalardo, le copie degli atti più significativi. Ci dice Carmine Cimmino che si tratta di una documentazione veramente importante, che fornisce notizie  sulla storia sociale di San Gennarello, sulla toponomastica, sulle tecniche pedagogiche, sulle discipline, sui programmi, negli anni che vanno dal 1934 al 1948. Gli alunni sono stati colpiti dallo spazio riservato allo studio della grammatica italiana, dell’ “educazione morale”, dell’ igiene: e hanno compreso le ragioni dell’importanza data a questi argomenti leggendo  le pagine dei libri in cui gli storici locali, e, in particolare, Carmine Cimmino, hanno descritto la società di San Gennarello negli anni del secondo dopoguerra. E l’”esperto” ha spiegato ai ragazzi che i giudizi assai duri frequentemente espressi dai “maestri” sulle capacità degli alunni di seguire e di comprendere il senso delle lezioni erano dettati non dalla “cattiveria”, ma dalla necessità di “parlare” con chiarezza a genitori che in non pochi casi non sapevano né leggere, né scrivere. Dal 1934 al 1948 ricorre frequentemente, nei registri, la nota che alcuni alunni “si allontanano dalla scuola”  nei periodi in cui si fa più intenso il lavoro nei campi, perché sono costretti ad aiutare i genitori. In un verbale del 1938 si legge che tre alunni, i cui nomi sono illeggibili, sono stati espulsi dalla scuola, perché “ebrei”: poi “ebrei” è stato corretto in “giudei”.  Gli atti del periodo 1946- 1948   spiegano quanto sia stato difficile per le istituzioni politiche e per quelle scolastiche fare in modo che la società uscisse al più presto dal disastro della guerra.

Nell’anno scolastico 1946-47 la docente di una “classe prima”, composta da 56 alunni, scrive nel verbale di novembre, e ripete in quello di dicembre, che “i miei bambini” – in quel “miei” c’è il ritratto di un’epoca – non vengono a scuola, perché fa freddo, e nell’edificio non c’è una sola finestra che sia protetta dai vetri. A febbraio anche questa maestra, come le colleghe e i colleghi degli anni precedenti, è costretta a scrivere, sconsolata, che alcuni alunni sono completamente abbandonati a sé stessi dalle famiglie.  Ma per fortuna non sono pochi i genitori che spiegano ai loro figli che la strada della scuola è la sola che possa portarli fuori dalla povertà e dall’ignoranza: e i voti sui registri, e i giudizi dei docenti descrivono un sistema sociale vivo, desideroso di annullare le differenze tra i ceti, aperto a un’economia che non si fermi ad una agricoltura “locale”. In quello stesso anno scolastico, Giovanni Cavallaro, maestro di una classe II e di una classe III “maschili”, descrive al direttore le gravi deficienze strutturali della sede di “via Cacciabella”: e Carmine Cimmino, che di Giovanni Cavallaro fu allievo nella scuola elementare di Ottaviano, ha detto ai ragazzi che quella denuncia, in quel momento storico, la poteva fare solo un uomo dotato di grande coraggio e pronto a  rispettare, in ogni modo e in ogni momento, la dignità della Scuola e dei docenti, e i diritti degli alunni. Ai loro alunni il prof. Cavallaro e i suoi colleghi facevano svolgere “esercizi di lettura spedita e espressiva” e “saggi di recitazione di poesie”.

Il prof. Giovanni Carbone ha giustamente sottoposto all’attenzione degli allievi la nota in cui una insegnante di una prima classe femminile dell’anno scolastico 1947- 48 descrive, compiaciuta, le sue allieve, tutte con grembiule nero, colletto bianco e nastro rosso sul petto e tra i capelli, e a dicembre registra una splendida riflessione sulle emozioni che le “mie bimbe” sentono e esprimono quando, nei giorni che precedono Natale, sentono il “suono delle ciaramelle”. I ragazzi che hanno partecipato al progetto sono stati vinti, a poco a poco, dall’ affascinante chiarezza delle note, delle “lettere” che gli insegnanti scrivevano ai loro alunni a Natale, a Pasqua, alla fine dell’ anno scolastico, e dai documenti che raccontano, in modo vivo, un tempo che è lontano, ma che riesce ancora a muovere sentimenti, memoria e immaginazione.

E’ una mostra che merita l’attenzione dei genitori,  dei cittadini tutti e dei rappresentanti delle istituzioni.  Uno spazio della mostra verrà riservato ai lavori degli alunni impegnati negli altri progetti, quelli sugli “Regi Lagni” e sull’ “architettura rurale”, di cui il nostro giornale già si è occupato, e quello sugli “antichi mestieri” a cui dedicheremo, in un prossimo articolo, lo spazio che merita .

 

“Spaghetti con alici e noci”: il piatto della concordia: briganti e re “’o ttuosto” e “’o sciascio”, mare e monte, miseria e nobiltà

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Le  notizie di Oreste Bordiga e dei professori dell’Istituto di Portici sul consumo delle noci nel Vesuviano. “La pasta con le noci” nelle “cantine” tra Pompei, Santa Anastasia e Pollena, frequentate, nella seconda metà dell’’800, dai briganti.  Ferdinando I re di Napoli, il “re pescatore”.Il valore simbolico del noce e delle noci. Il sapore “sciascio” delle alici sciolte nell’olio, e il sapore “tuosto” delle noci. La cucina napoletana come cucina della concordia: grazie alla pasta.

 

Ingredienti (per 4 persone): 400gr. di spaghetti, 4 alici, 7 noci, 3 spicchi d’aglio, olio, sale, pepe. Versate l’ olio in un’ampia padella, e quando si è riscaldato, aggiungete gli spicchi d’aglio opportunamente schiacciati e le acciughe. Non appena le acciughe si sciolgono nell’olio, versate i gherigli delle noci tagliati in frammenti, e cospargete il tutto con il pepe. Intanto fate cuocere a parte gli spaghetti, scolateli quando non sono ancora giunti al punto di cottura, e calateli nella padella, dopo aver portato via gli spicchi d’aglio. Rendete più vivo il fuoco, e soprattutto manovrate la padella in modo che gli spaghetti “saltino” e si coprano di condimento. E’ opportuno aggiungere dell’acqua di cottura, messa precedentemente da parte, e, mentre l’acqua viene assorbita, girare la pasta, per evitare che il condimento si raggrumi.

 

Nel1909, quando visitò il nostro territorio per avere un quadro preciso delle condizioni di vita dei contadini vesuviani, Oreste Bordiga notò, e scrisse nella relazione ufficiale, che sulla tavola dei lavoratori “giornalieri” e dei “piccoli coloni” i maccheroni comparivano solo la domenica, spesso accompagnati, nella stagione autunnale, dal sugo delle noci, “che qui si trovano in larga copia”, anche perché tutti coltivano almeno quelle quattro, cinque piante che servono “alla necessità della famiglia”. Ma il sapore intenso del piatto, l’invito a mescere e a tracannare vino che il piatto sollecitava e la semplicità della preparazione, fecero inserire la pasta con le noci nei menu di taverne e “cantine”, soprattutto di quelle che “mettevano frasca” lungo le strade percorse ogni giorno da decine di “carrettieri”. Le accurate relazioni della polizia ci dicono che la pasta con le noci la preparavano le “cantine” di Pollena – quella di Nicola Cautiero, per esempio-  e le “cantine” di Santa Anastasia, frequentate dai superstiti della banda Barone diventati “gamorristi”. E a Pompei l’ostessa dell’albergo Diomede, che non nascondeva nemmeno al marito l’affetto, chiamiamolo così, che sentiva per il brigante Antonio Cozzolino “Pilone”, proponeva il “piatto” ai soldati “piemontesi” che proprio a Pilone e ai suoi amici  davano la caccia.

Ma anche i signori napoletani, quando si recavano nelle loro masserie tra Somma e San Sebastiano per la vendemmia, si facevano preparare il gustoso piatto, forse spinti dall’illusione che la sua nobile povertà li aiutasse a sentire e a capire, almeno a tavola, lo spirito della campagna, e il carattere dei contadini. Non credo che la passione per le noci fosse dettata anche dalle storie di magia bianca e nera che ne facevano un complicato simbolo esoterico, come capitava a tutti i frutti chiusi in un guscio; ma non si può escludere che anche i contadini fossero certi del fatto che le noci favorivano la potenza virile. Del resto, il noce indicava, nel linguaggio popolare, l’organo sessuale femminile, poiché viene “battuto “dall’uomo che ne vuole cogliere i frutti; la noce, invece, poteva indicare sia l’organo delle donne, per la forma che assume quando viene spaccata a metà, sia i testicoli del maschio, per necessità di somiglianza (Malaparte preferiva chiamarli “nocelle”),

Non sappiamo chi unì le alici alle noci, o le noci alle alici. Le alici fanno parte della storia di Napoli, anche se Ippolito Cavalcanti non ne parla: ne aveva parlato il Corrado, in una ricetta in cui le alici venivano trattate con burro e parmigiano: una “compagnia” che fece storcere il muso ai Maestri di gastronomia. Ma le alici facevano parte della pesca quotidiana di Ferdinando I di Borbone, che quella malalingua di J. Gorani ha immortalato, nel suo malefico diario, come il “re pescatore”. In ogni caso, non si può negare che il “pesce dei poveri” abbia salvato Napoli dalle rivolte per fame. Le alici meritarono l’elogio di Alessandro Dumas, a cui il loro sapore sembrò “delicato e persistente”: ed è un giudizio che si può condividere, quando parliamo di alici fritte, in tortiera, “arreganate” e “ammollicate. Ma mi pare che ci sia poca delicatezza nell’olio di questa ricetta, in cui le alici, sciogliendosi,  hanno portato  un sapore che un cuoco della “Casina Rossa” chiamò “sciascio”: e voleva dire “aperto”, “indefinito”, sospeso tra il “forte” e il “salato”, un “salato azzeccuso”.  Il sapore adatto a  far compagnia a quello chiuso e severo delle noci, un sapore che non ha toni e variazioni, che è certamente nobile, ma di una nobiltà che talvolta risulta un po’ fredda, nel suo rigore, un po’ “tosta”.

Credo che il “carattere” distintivo della cucina napoletana stia proprio in questa sua capacita di accordare i sapori contrastanti, di valutarne correttamente la scala dei toni, e di garantirne l’autonomia.  E’ il “miracolo” della pasta, che porta pace e gustosa e armoniosa convivenza.

Acerra, i vigili urbani sequestrano un terreno di circa 6mila metri quadrati per abbandono di rifiuti

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Sequestrato dai vigili urbani di Acerra un terreno di circa 6mila metri quadrati in via Pagliarone ad Acerra per abbandono di rifiuti. Gli agenti della Polizia municipale hanno proceduto al sequestro dell’appezzamento di terreno e alla denuncia all’autorità giudiziaria di una società e di due persone fisiche, tutti proprietari del terreno che non era coltivato e mal custodito. I caschi bianchi di Acerra infatti, sono intervenuti dopo che sul terreno c’era stato un incendio nei giorni scorsi, con un intervento dei Carabinieri e dei Vigili del fuoco, rinvenendo sul lotto diverse quantità di rifiuti di vario genere, da plastica a materiali di scarti edili. Subito è scattata la procedura di sequestro ed è stato avviato il procedimento amministrativo per obbligare alla bonifica i proprietari.

Sempre sul fronte del controllo del territorio contro chi sversa rifiuti illegalmente, questa mattina nuova azione della task force del Comando dei Vigili urbani di Acerra sulle rampe dell’asse mediano e asse di supporto che circonda esternamente la città. I vigili hanno installato sulle rampe di accesso e di uscita telecamere mobili, le cui immagini sono trasmesse in diretta sui cellulari degli agenti in pattuglia, per individuare i trasgressori in flagranza di reato. Il Sindaco Raffaele Lettieri, nel commentare sui social, ha ribadito il suo appello “siamo in attesa che il Governo adotti un provvedimento che ci permetta di sequestrare l’auto di questi malfattori”.

Marigliano, grande partecipazione alla giornata promossa da Legambiente “Puliamo il mondo”

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L’ultima domenica d’estate a Marigliano ha visto il grande successo dell’iniziativa “Puliamo il mondo”, promossa da Legambiente e accolta con entusiasmo dall’Assessore all’Ambiente Giovanni Ricci, il quale, fin da subito, ha intercettato la bontà della manifestazione di respiro nazionale alla quale hanno partecipato oltre 120 cittadini, presenti all’appuntamento nel cortile della casa comunale di primo mattino. Tantissime le realtà associative che hanno contribuito al successo della giornata di pulizia e di ripristino del decoro urbano, regalando, anche a quanti non erano presenti, qualche ora all’insegna della cittadinanza attiva, della solidarietà e della condivisione, sottolineando con il loro operato il valore e l’importanza della raccolta differenziata, della tutela dell’ambiente e del rispetto del bene comune.
Ogni gruppo di lavoro ha preso in consegna alcune zone della città, ripulendole da sterpaglie e rifiuti abbandonati:

  • via Sarno e via Garigliano a Miuli (grazie all’associazione CRC Miuli e all’azione cattolica locale);
  • piazza Valentino e la cosiddetta “via dietro le case” a Lausdomini (grazie alla cooperativa sociale Irene ’95);
  • via Settembrini e via Casafalco a San Nicola (grazie all’azione cattolica locale);
  • via M. Rossi Doria e l’area verde attrezzata nei pressi dell’istituto scolastico “Pacinotti” a Pontecitra (grazie alla Parrocchia “Sacro Cuore”, a studenti e professori dell’IISS “Manlio Rossi Doria”, oltre alla Gi.Fra Marigliano);
  • le vie del centro, con particolare attenzione al centro storico, via Paolo Tosti, parcheggio ex FF.SS. e i binari nei pressi del Liceo “C. Colombo” (grazie agli studenti dello stesso liceo, al Gruppo Scout Marigliano 2, all’azione cattolica “Carmelina Sena” della Parrocchia Santa Maria delle Grazie e ai ragazzi di Aula ICS);
  • il piazzale antistante il Santuario della Madonna della Speranza a San Vito (grazie all’Ordine Francescano Secolare Marigliano).

L’iniziativa “Puliamo il mondo” di Legambiente è stata un’occasione importante anche per i tanti giovani intervenuti con i loro insegnanti, tutti impegnati a mettere in pratica i principi fondamentali della raccolta differenziata e nella sensibilizzazione per la cura e la tutela degli spazi comuni. Inoltre, centinaia di fiori rossi sono stati piantati negli arredi urbani collocati lungo tutto il territorio comunale.
“Sono contento che tante persone abbiano accolto l’invito dell’amministrazione a vivere un atto di amore verso la città – dichiara Giovanni Ricci, assessore all’Ambiente e promotore dell’iniziativa in città – È bene precisare che gli interventi effettuati non rientrano tra quelli appaltati alla ditta che svolge il servizio di raccolta di rifiuti solidi urbani e che, per la verità, ha collaborato con i volontari mostrando grande disponibilità. Prendiamo spunto da questa iniziativa per accrescere il senso di appartenenza alla nostra Marigliano”.
In rappresentanza dell’amministrazione del sindaco Antonio Carpino sono intervenuti gli assessori Rosa Aliperti e Giovanni Ricci, i consiglieri Vincenzo Esposito e Antonella Uras e il presidente del consiglio comunale Vito Lombardi, che hanno lavorato fianco a fianco con i volontari.

“Friday for Sarno”, in piazza oltre 1000 studenti sarnesi

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Oltre 1000 studenti sarnesi, come quelli di altre 159 città italiane, sono scesi in piazza ieri per prendere parte al “Friday for Sarno”.
Tale iniziativa è stata promossa da “L’Unione degli Studenti”, insieme alle associazioni e i comitati attivi sul territorio (Legambiente, La Fine della Vergogna, I Genitori Democratici, la Pro Loco, gli Scout ecc…). Presenti all’evento anche le istituzioni (la Sen. Luisa Angrisani, alcuni componenti della giunta dalla maggioranza e dalle opposizioni).
I giovani si sono radunati e hanno preso parte ad un corteo con striscioni e cartelli, intonando cori di protesta, per chiedere di cambiare politiche ambientali e ricordare l’incendio di pochi giorni fa che ha distrutto il Saretto.
L’Unione degli studenti esprime soddisfazione per la partecipazione e per il responso ottenuto.
E’ necessario non distogliere l’attenzione dall’ambiente!
Inoltre, gli studenti sarnesi esprimono profondo rammarico per la strumentalizzazione effettuata da qualcuno che ha provato a intestare l’evento alla propria associazione, cercando di primeggiare. Va sottolineato che i ragazzi hanno una coscienza e sono scesi in piazza con lo scopo di sensibilizzare la popolazione locale.

Somma Vesuviana, la Chiesa Evangelica Luterana finanzia il progetto di Telesoccorso

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L’assessore alle politiche sociali Maria Vittoria di Palma con la responsabile delle politiche sociali del comune di Somma Vesuviana, Iolanda Marrazzo

I fondi messi a disposizione del Comune di Somma Vesuviana provengono dall’8 per mille. Il sindaco: “Mettiamo a disposizione il castello d’Alagno o qualsiasi altra nostra struttura per le attività solidali della Chiesa Evangelica Luterana e speriamo rifinanzi il progetto, li ringraziamo e lo diremo a tutti, anche ai nostri parroci”. 

Per un anno, gli anziani e i disabili residenti in città che avranno presentato istanza per essere ammessi al servizio, potranno fruire del servizio di Telesoccorso grazie ai fondi messi a disposizione dalla chiesa evangelica luterana in Italia: oltre centoventicinquemila euro che copriranno i costi e che provengono dalle donazioni dell’8 per mille. A illustrare il progetto in conferenza stampa al municipio di Somma  Vesuviana, con il vicesindaco e assessore alle politiche sociali Maria Vittoria Di Palma, la responsabile dei servizi sociali Iolanda Marrazzo, l’assessore Giuseppe Castiello e il sindaco Salvatore Di Sarno, è stata Cordelia Vitiello, rappresentante legale della chiesa evangelica luterana in Italia, componente del consiglio della federazione mondiale luterana nonché presidente della fondazione Betania e dell’ospedale evangelico di Napoli, insieme alla referente per la Diaconia, Daniela Barbuscia, l’adetto stampa Celi, Nicole Dominique Steiner e il referente per la formazione Renato Grimaldi.

Da sx, Cordelia Vitiello, rappresentante legale della chiesa evangelica luterana in Italia, componente del consiglio della federazione mondiale luterana nonché presidente della fondazione Betania e dell’ospedale evangelico di Napoli

L’avviso pubblico per poter partecipare al servizio – o meglio al «progetto» – risale a luglio scorso, il capitolato è in fase di elaborazione, ma è stata già scelta una sede, il primo piano della scuola «Fiordaliso» di via San Sossio. All’avviso pubblico hanno risposto in circa 40 tra anziani over 65 e disabili dai 18 ai 64 anni, della gestione si occuperà poi la ditta, o cooperativa, che gestirà il servizio. «Abbiamo fissato requisiti precisi, ma il monitoraggio resterà sotto il nostro controllo – ha spiegato Iolanda Marrazzo – va precisato che come ente abbiamo cofinanziato mettendo a disposizione la struttura dove sarà ubicata la centrale operativa e i mezzi che già abbiamo in dotazione: il taxi sociale che potrà essere utilizzato per eventuali emergenze, un’altra auto e un pullman dedicato ai disabili e una borsa lavoro per chi dovrà guidarlo. Il personale sarà selezionato dalla cooperativa che si aggiudicherà il servizio». Il telesoccorso dunque, con una apparecchiatura che sarà consegnata – gratuitamente ha precisato l’assessore Di Palma – a cinquanta utenti. «In situazioni di emergenza – ha spiegato la vicesindaco – la chiamata arriverà direttamente alla centrale operativa che provvederà, secondo il caso, a contattare familiari, forze dell’ordine o strutture ospedaliere. Questa sarà la funzione principale, ma ci sarà anche quella di “telecompagnia” per chi abbia necessità di supporto psicologico e di “telecontrollo” con chiamata bisettimanale. Gli operatori lavoreranno per ventiquattr’ore al giorno, tutto l’anno, senza alcuna sosta nemmeno nelle festività”. Per ciascun utente ci sarà una scheda informativa e – ha precisato la responsabile dei servizi sociali – la ditta dovrà occuparsi di una relazione semestrale su ogni singolo soggetto.  Nel frattempo, il sindaco Di Sarno ha ringraziato i referenti della Chiesa Luterana. «Siamo il comune che ha ricevuto più fondi dalla Celi, noi abbiamo messo mezzi, strutture e personale, loro i soldi, se c’è la possibilità di continuare il progetto trascorsi dodici mesi, ben venga. Diremo a tutti chi ci ha finanziato, anche ai nostri parroci e se il Castello d’Alagno o una delle diverse strutture che abbiamo potrà essere utilizzato per loro iniziative, sono a disposizione». Il telesoccorso è, parole utilizzate dal referente per la formazione Renato Grimaldi, una «sperimentazione». Dopodiché, se si vorrà proseguire si dovranno trovare altri fondi. «Noi speriamo che la chiesa lo rifinanzi, in caso contrario cercheremo di attingere da altre risorse, ora bisogna vedere come risponde il territorio» – ha aggiunto Iolanda Marrazzo. Ci sono quindici comunità italiane della Chiesa Luterana, da nord a sud. «Ci siamo occupati dell’educazione dei bambini sul territorio di Ercolano, abbiamo gestito una serie di problematiche a Torre del Greco – ricorda Cordelia Vitiello – in questa zona il problema più impellente riguardava gli anziani e noi restituiamo i soldi dell’8 per mille secondo le difficoltà dei territori, non ci spingiamo subito a dire che potremo continuare a investire su questo progetto, ma lasciamo la porta aperta». Dal prossimo anno, partiranno nel sud italia anche gli «ambulatori solidali», per lo più itineranti.