L’importanza di digitalizzare le aziende (e un esempio concreto)

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Oggi la digitalizzazione occupa un ruolo cruciale per moltissimi aspetti della società moderna. Si parte da quelli riguardanti la nostra quotidianità, fino ad arrivare all’e-government e alle aziende. Proprio le imprese necessitano di abbracciare quanto prima la digitalizzazione, per andare incontro all’Industria 4.0: un mondo che consente di ottenere moltissimi vantaggi, sia in termini logistici che economici.

L’importanza del digitale, dell’IoT e di altri sistemi è tale da poter cambiare in positivo il volto di qualsiasi azienda. Di conseguenza, chi non indirizza le proprie strategie puntando al digitale, rischia di venir estromesso dal proprio mercato di riferimento, facendosi superare dai competitor meglio attrezzati. Ecco spiegato perché oggi vedremo quanto è importante il digital e quali sono gli strumenti più efficaci, insieme ad un esempio concreto di corretta gestione digital dell’impresa.

Stop ai problemi gestionali con il digitale

È stata Agenda Digitale a sottolineare molti dei vantaggi appartenenti alle logiche dell’Industria 4.0. A partire dalla possibilità di risolvere svariati problemi gestionali, che possono diventare un peso molto costoso per le aziende. Si parla ad esempio della gestione dei magazzini, che può essere automatizzata grazie alle soluzioni 4.0, come nel caso dei macchinari controllati dai software di riferimento. Persino il ciclo produttivo può essere ottimizzato, eliminando gli step inutili e riducendo al contempo i costi.

In realtà la rivoluzione digitale può coinvolgere le aziende su molti livelli diversi: dall’archiviazione dei dati fino alla comunicazione interna, passando per la gestione e la semplificazione dei processi. Alcuni esempi da citare sono i chat bot, che dialogano con i visitatori del sito o della pagina social aziendale senza il supporto di un operatore del customer care service. E si arriva a livelli di “intelligenza” elevatissimi, se uno strumento del genere viene programmato da un vero esperto del settore. Altri elementi da citare sono le tecnologie in cloud e la fattura elettronica, uno strumento salvifico per il B2B.

Case history: l’esempio concreto di Acea

In Italia siamo ancora molto indietro nel percorso della digitalizzazione delle aziende, ma ciò non toglie che è possibile trovare degli esempi davvero virtuosi, nel campo della digital transformation. Fra questi è giusto citare Acea, un’impresa che sta bruciando le tappe, volando verso l’Industria 4.0 ad un ritmo elevatissimo. Ne dà una prova il recente protocollo d’intesa firmato con Google Cloud, che servirà proprio per accelerare la trasformazione digitale dell’azienda. In che modo avverrà questo processo? Attraverso un programma di formazione che coinvolgerà tutti gli attori dell’azienda. La suddetta formazione avrà come oggetto alcuni must dell’Industria 4.0, come nel caso di temi quali il machine learning e lo stesso cloud. Il programma di training, noto con l’acronimo ASL (Advanced Solutions Lab), consentirà ad Acea di sviluppare le proprie competenze tecnologiche e digitali, così da fornire ai propri clienti un servizio più efficiente e in linea coi tempi moderni. Lo certificano le parole dell’amministratore delegato Stefano Donnarumma, che inquadra questa collaborazione all’interno di un piano più vasto, che si baserà su circa 500 milioni di euro di investimenti nell’innovazione.

Acea si pone quindi come esempio di una virtuosa gestione del lato digital dell’azienda. Un aspetto fondamentale, al giorno d’oggi, al quale tutte le imprese dovrebbero dedicare la giusta attenzione.

Ultime operazioni dei NAS di Napoli: sequestri e chiusure a Somma, Acerra, Torre del Greco e Sant’Antimo

Si riportano di seguito gli esiti dei principali controlli effettuati dai Carabinieri del NAS di Napoli, con l’appoggio dei rispettivi reparti del Comando Provinciale di Napoli:

Sant’Antimo, via Diaz: presso un negozio di alimentari etnico i Carabinieri del NAS di Napoli, al termine di una verifica igienico-sanitaria, hanno proceduto al sequestro giudiziario di 150 chili circa di prodotti ittici e carnei rinvenuti in cattivo stato di conservazione. Nel medesimo contesto i militari diffidato l’o.s.a. (operatore settore alimentare) allo scopo di eliminare le gravi carenze igienico/sanitarie/documentali riscontrate nel corso della verifica.

Acerra, corso Garibaldi: i militari del NAS di Napoli hanno eseguito un’ispezione igienico-sanitaria presso un’attività di panificazione al termine della quale hanno disposto il sequestro amministrativo di 20 chili di prodotti da forno, tra cui taralli, freselle e tortano, privi di qualsivoglia indicazione e/o procedura in autocontrollo relativa alla rintracciabilita’ alimentare. Nel medesimo contesto i carabinieri hanno prescritto la risoluzione di carenze igienico-sanitarie riscontrate inerenti al locale bagno, di cui alle previsioni normative comunitarie e nazionali in titolo.

Somma Vesuviana, via S.M. a Castello: presso un’azienda conserviera i militari del NAS di Napoli hanno condotto un’ispezione igienico sanitaria al termine della quale hanno disposto quanto segue:

  • sequestro amministrativo di 147 cartoni (imballaggio secondario) contenenti 3.300 vasetti in vetro con tappi a chiusura tein off, di varie dimensioni, complessivamente aventi un peso di 1.500 chili circa di alimenti (fichi e albicocche) pronti per la commercializzazione. Sequestro motivato dal fatto che sono risultate violate le norme che regolamentano la tracciabilita’/rintracciabilita’ alimentare;

 

  • chiusura di un deposito alimentare, ubicato al primo piano dell’azienda, poiche’ abusivamente attivato ed in quanto e’ risultato gravemente carente sotto il profilo igienico sanitario e strutturale.

Torre del Greco, via nazionale: presso un supermercato, personale del NAS di Napoli, al termine di una verifica igienico-sanitaria, ha proceduto alla chiusura/sospensione amministrativa di un locale deposito adibito ad uso alimentare per gravi carenze igienico sanitarie e in quanto privo dei titoli autorizzativi previsti, nonché al sequestro amministrativo di kg. 55 circa di prodotti carnei e preparati alimentari vari, risultati privi di indicazioni utili alla rintraciabilità. Nel medesimo contesto gli operanti hanno proceduto a impartire prescrizioni all’o.s.a. (operatore settore alimentare) al fine di eliminare le gravi carenze igienico/sanitarie riscontrate nel corso della verifica.

 

Volla, vende illegalmente cassette di frutta e verdura: 37enne in manette

I carabinieri del nucleo investigativo di polizia ambientale, agroalimentare e forestale di Napoli (n.i.p.a.a.f.) hanno scoperto un’attività abusiva in cui venivano recuperate cassette di legno e plastica – di quelle per frutta e verdura- usate.

Nell’area in cui era stata allestita l’attività, gestita da un 37enne del posto, i militari hanno scoperto che le cassette venivano recuperate illegalmente da privati o da negozi e poi venivano rivendute ad agricoltori ma senza prima sanificarle, quindi erano da considerarsi rifiuti.
Quelle rotte o distrutte, non vendibili, erano invece accatastate a terra in attesa probabilmente di essere incendiate.

All’interno i carabinieri hanno scoperto anche 5 lavoratori senza contratto.

L’area, sulla quale erano accatastate circa 200mila cassette, è stata sequestrata. Sottoposta a sequestro anche una tettoia in ferro e lamiera ampia 600 metri quadri costruita senza autorizzazioni e un container ad uso abitativo.

Angeli disabili senza le ali

 

La nonna di Luca, una signora battagliera che si spende per l’integrazione scolastica del nipote e di tutti i ragazzi disabili, da qualche tempo è in crisi. Ha incontrato un vecchio amico che non vedeva da una vita. Egli ha un figlio, Giovanni, disabile grave come suo nipote, ma di quarantacinque anni. L’amico l’ha introdotta alle problematiche dei disabili gravi adulti, e lei si è spaventata. La scuola all’improvviso le è sembrata un paradiso terrestre: vede i compagni che sorridono a Luca, la festa di Carnevale anche per lui. Perfino nell’atteggiamento rigido della vicaria riesce a cogliere un sentimento d’affetto.

E ricorda che l’assistente materiale non la chiama più le rare volte che Luca se la fa addosso, come faceva all’inizio. Neppure tutti i ritardi nell’assegnazione degli insegnanti di sostegno e e degli assistenti le fanno cambiare idea sulla scuola. Il  luogo nel quale ci sono tutti i ragazzi, e tutti con il diritto di starci, anche maltrattati: trascurati, ma presenti. E invece poi, una volta finita la scuola… Una volta finita la scuola i disabili gravi scompaiono, diventano invisibili. La maggioranza di loro li vedremo in rare occasioni. Una parte per un po’ di anni nei minibus che li accompagnano ai centri diurni, semiresidenziali come si dice.

Dove non sempre ci sono per loro attività e supporti adeguati. Il papà di Giovanni, esperto in materia, è molto critico: ci sono grandi sprechi. Spesso nei centri i disabili gravi sono tenuti a vegetare né più e né meno che a casa loro. Si potrebbe, spendendo gli stessi soldi, far fare loro attività utili come l’ippoterapia, ma anche una seria attività fisica, esercizi di abilità cognitive. E non stare lì ad aspettare il pranzo e poi il furgone che li riporta a casa. Nel mondo del lavoro trovare un disabile grave è raro. Sono pochissimi quelli che lavorano: in genere, nelle cooperative sociali, quelle di tipo B.

Più spesso ci capita di incontrare un disabile grave al seguito del papà o della mamma. Piccole apparizioni, per strada, nel tram. Si comprende subito come genitori e figli si capiscano bene tra loro: un’intesa che nasce da una vita trascorsa insieme ventiquattr’ore su ventiquattro. Senza i genitori i disabili gravi si sentirebbero persi. E viceversa. E però è chiaro che i genitori non possono dare ai disabili, oltre l’amore e la disponibilità, quello che non hanno. Intuiscono quello che serve a loro, per il loro benessere, e però non c’è chi si fa carico di loro. Né pubblico né privato.

Per loro non c’è né chi renda esigibili i diritti del cittadino né chi per carità soddisfi i bisogni della persona. E così i genitori dei disabili gravi passano dalle continue e pressanti richieste di aiuto al mondo intero al rinchiudersi a riccio. Dai sorrisi speranzosi ai volti perennemente tristi. Nel chiuso di una casa, in una comunità troppo artificiale per essere vera, si creano medicina, educazione, morale, economia, religione, tutte nuove. Una sola cosa li spinge a non perdere i contatti con il mondo esterno, quella che con precisione agghiacciante chiamano il “dopo di noi”. Cosa sarà di un disabile grave alla morte della mamma e del papà.

La nonna di Luca è sconvolta, si rende conto all’improvviso che sta perdendo tempo nelle sue battaglie per la piena inclusione scolastica dei disabili gravi, si scaglia con rabbia contro la società, come il poeta contro la Natura. “Perché prima ci illudono con l’inserimento dei nostri figli e nipoti nella scuola e poi ci abbandonano. Li lasciano soli, li escludono definitivamente, rinnegano tutto quello che fino a un attimo prima hanno sostenuto”. Il papà di Giovanni scuote la testa, ne ha viste troppe negli ultimi quarantacinque anni, pensa con insistenza al “dopo di noi” e sogna con frequenza angeli disabili senza le ali.

 

 

San Giuseppe Vesuviano, droga nascosta in un motorino abbandonato: nei guai un 39enne

I Carabinieri della stazione di San Giuseppe Vesuviano hanno arrestato S.A., un 39enne del luogo già noto alle Forze dell’Ordine, per detenzione di stupefacente a fini di spaccio.

I militari hanno monitorato per diversi giorni l’inconsueto via-vai di persone dall’abitazione dell’uomo: ingressi della durata di pochi minuti che hanno lasciato sospettare l’esistenza di una remunerativa attività di spaccio.
Scattata quindi la perquisizione, con l’ausilio del nucleo cinofili, a casa del 39enne, che ha portato a rinvenire e sequestrare un panetto da 60 grammi di hashish, un bilancino di precisione e un rotolo di cellophane.
Il panetto era nascosto in un vano tra il sottosella e motore di un scooter abbandonato nelle vicinanze dell’abitazione, verosimilmente un deposito da cui l’uomo prelevava le dosi da vendere.
L’arrestato sarà processato per direttissima.

Sant’Anastasia, deteneva droga per spaccio: arrestato 27enne incensurato

I Carabinieri della stazione di Sant’Anastasia, con i colleghi del nucleo cinofili di Sarno, hanno arrestato un 27enne incensurato di Sant’Anastasia.

Il giovane risponderà di detenzione di droga a fini di spaccio, in quanto è stato trovato in possesso di 1,2 chili di marijuana tenuti in 5 cassette di plastica.
Lo stupefacente è stato fiutato dal cane antidroga in un container nel cortile dell’abitazione.
L’arrestato si trova ora agli arresti domiciliari.

Alla scoperta dei tesori di Dubrovnik e Korčula

Un viaggio esperienziale in Croazia per conoscere i monumenti e i centri storici immersi in una natura rigogliosa

 

Dubrovnik, una suggestiva cittadina del sud della Croazia, è situata tra il Mar Adriatico e le Alpi Dinariche, è una destinazione a prezzi abbordabili facilmente raggiungibile ed è fra le mete più amate e visitate di tutta la regione.

 

La città è un’inestimabile perla della costa adriatica meridionale, con le sue bellezze naturali che tolgono il fiato, il suo clima perfetto, la sua ricca eredità culturale ed un’offerta turistica variegata. Nella città vecchia è stata girata la serie TV “Il Trono di Spade”, sono in molti a venire alla ricerca dei luoghi in cui sono stati ambientati gli episodi della serie.

«I turisti Italiani sono al settimo posto dopo gli Inglesi – riferisce Sandra Milovcevic, capo del dipartimento comunicazione dell’ufficio turistico di Dubrovnik – durante tutto l’anno l’aeroporto della città croata è collegato con voli diretti da Roma. Varie compagnie di navigazione portano da noi fino a 4.000 croceristi al giorno, i turisti scendono dalla navi, vedono velocemente la città e poi vanno via».

Dubrovnik fu fondata nel 615 d.C. dagli abitanti di Epidauro che erano stati costretti ad abbandonare la città a seguito dell’invasione degli Avari che devastavano le città dalmate. Originariamente fondata su un’isola rocciosa, fu poi collegata alla terraferma mediante interramento di un sottile braccio di mare. Il luogo da loro scelto, noto in epoca romana come Ragusium, fu questa isola dell’Adriatico. La città, che formalmente era sottoposta all’imperatore di Bisanzio, fu una delle maggiori e prospere repubbliche marinare, ancor oggi i monumenti storici di Ragusa testimoniano gli antichi splendori. Dal 1205 al 1358 fu assoggettata da Venezia, come si può vedere dall’architettura dei palazzi.

A contribuire al successo di questa destinazione vi è il clima mite tutto l’anno, sia in autunno che in inverno. Proprio nel periodo invernale è consigliabile visitare la città per poter ammirare tutte le attrazioni senza stressarsi a causa della grande affluenza turistica dei mesi estivi e senza fare file per accedere ai monumenti.

Il principale motivo che invoglia a visitare Dubrovnik (Ragusa nella nostra lingua) è l’inserimento dal 1979 della città nel Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO, per la sua storia e per i suoi monumenti, come la cinta muraria che con le sue  torri è l’emblema della città. Il nome croato deriva dalla foresta di querce che ricoprivano un tempo la montagna. Il corso principale risalente all’XI secolo, “Stradun” il cui vero nome è “Placa”, è lastricato con pietra calcarea che brilla come acqua al sole e attraversa   il centro storico pedonale  in particolar modo affascinante.

Lo Stradun non è solo la via più amata e suggestiva ma anche un punto di incontro per turisti ed abitanti. Celebre anche come “la perla dell’Adriatico”, Dubrovnik è riuscita a conservare le proprie chiese gotiche, rinascimentali e barocche e tanti conventi, palazzi e fontane tra le quali ve n’è una che parla italiano: la fontana di Onofrio che è stata costruita dall’architetto campano Onofrio della Cava, il quale riuscì a portare l’acqua in città da una sorgente distante dodici chilometri.

In inverno  restano aperti quindici alberghi, dei cinquanta presenti in città di cui quindici a cinque stelle, per ogni richiesta dei turisti. Vi sono poi appartamenti privati con prezzi a partire da quaranta euro al giorno, per gli alberghi il costo è da settanta euro per la camera per due persone compresa la colazione. Se si vuole spendere poco e gustare la vera cucina dalmata si può scegliere di andare in una “konoba”, simile alle locande italiane, dove si spendono in media settanta euro per un pranzo per due. Qui il tempo scorre più lentamente, la gente del posto che gestisce il locale con la propria famiglia prepara i piatti con le ricette dei cibi  delle nonne.

Dopo aver visitato le mura sarà suggestivo prendere la funivia che in soli quattro minuti conduce alle due terrazze panoramiche a 418 metri sul monte San Sergio; se rimane tempo una visita all’isola di Lokrum, distante solo 15 minuti dal porto di Dubrovnik, sarà l’occasione per fare una passeggiata nella piccola riserva naturale insieme ai pavoni e ai conigli che qui circolano liberi nei vialetti. L’isola ha tutta l’aria di essere un universo a se, un piccolo mondo parallelo protetto.

Indimenticabile sarà anche visitare Korčula, dove sembra sia nato Marco Polo. Essa sorge su un’isola a 135 chilometri da Dubrovnik raggiungibile in auto con autista dall’aeroporto di Dubrovnik, oppure con un traghetto da Ancona, poi un catamarano da Spalato a Vela Luca, a 47 chilometri da Korčula. L’isola con i suoi 3.400 abitanti è la più popolata dopo Krk. Una lussureggiante vegetazione ricopre il 60% del territorio  rendendo quest’isola un vero paradiso ecologico.

 Hana Turudić, direttrice dell’Ufficio del Turismo di Korčula fa presente che «gli Italiani che sono arrivati lo scorso anno sono stati 2.693, trascorrendo 14.395 notti, con una media di quattro notti e un incremento dell’8%. I turisti trovano che i prezzi sull’isola non sono cari, dieci anni fa erano certo più bassi, ora sono lievitati ma la qualità dei servizi è di molto aumentata».

Per le previsioni meteo non occorre internet né la TV: gli abitanti guardano la bandiera se sventola a nord indicando la bora che dicono essere “una donna che pulisce tutto”.

Al centro storico di Korčula si accede mediante una porta che immette in una piazzetta su cui insiste la chiesetta di San Michele con il suo architrave sul quale è collocata una piccola statua del Santo, copia di quella trafugata nello scorso secolo. Le caratteristiche stradine della cittadina con scalini, grazie alla loro forma a lisca di pesce, consentono il libero flusso d’aria ed allo stesso tempo proteggono la città dai venti forti. Nell’isola la religione cattolica è molto sentita e in preparazione della domenica delle Palme si apprestano delle piccole colombe di legno con la parte interna di un ramo di fico. Le colombelle verranno poi poste su di un ramo di ulivo che verrà benedetto a Pasqua. Per la festa di Santa Lucia, il 13 dicembre, i bambini ricevono doni in una calza, come da noi in occasione della Befana,  cantando la filastrocca: “Santa Lucia mamma mia porta bomboni in calza mia se la mamma non mi mette restano vuote le calzette con la borsa del papà Santa Lucia porterà!”. La Santa gira di casa in casa consegnando i doni ai bimbi buoni, con un carretto trainato dall’asinello. Santa Lucia viene festeggiata a Korčula nella chiesa fondata nel 1301 della confraternita di Tutti i Santi, il cui attiguo museo contiene antiche icone nonché un dipinto dell’ultima cena, sicuramente attribuibile ad un pittore locale per la presenza sulla tavola di frittelle croate.

Si può prendere poi un Taxi del mare, una barca di colore giallo,  per farsi condurre in uno dei venti isolotti disabitati vicini alla costa e trascorrere un giorno fra mare e cielo. Come resistere al fascino di questi luoghi quando le parole non bastano ? Non vi è altro sistema che andare di persona per immergersi nella storia e nella natura rigogliosa.

A Pomigliano non c’è più il segretario del PD: è passato a Italia Viva. Futuro della sede incerto

Da ieri sera non ha più il segretario cittadino del PD l’ex fortino del centrosinistra da otto anni di fila nelle mani di un sindaco ottantenne di Forza Italia, la città delle grandi fabbriche in crisi, la città operaia del Mezzogiorno, la città che quando arrivano le elezioni nazionali vota per il Movimento Cinque stelle del concittadino Luigi Di Maio. Si perché durante il suo ultimo direttivo democrat Vincenzo Romano, 45 anni, avvocato, dopo due anni di segreteria ha ufficialmente annunciato le sue dimissioni da dirigente cittadino e il contestuale passaggio a Italia Viva del leader nazionale Matteo Renzi, a sua volta uscito proprio di recente dal partito per ufficializzare, appena domenica scorsa, nella sala della “Leopolda” di Firenze, la nascita della sua nuova compagine politica. Intanto, tornando alle ben più piccole vicende pomiglianesi, il passaggio a Italia Viva di Vincenzo Romano è stato seguito a ruota da altri ormai ex componenti del direttivo PD: Margherita Palladino, Margherita Mariniello, Carmine Pirozzi, Marco Spagnoli, Massimo Castellone e Lina Di Marzo. Andrea Caputo, sia pure dimissionario, ha preferito non aderire a Italia Viva. Adesso si attende anche da queste parti il congresso cittadino dei democratici per formare un nuovo direttivo ed eleggere un nuovo segretario. Non si sa però che fine farà la sede democrat, col noto simbolo ancora sul frontespizio, il logo bianco e rosso. Una sede aperta in via Torino, una piccola traversa a pochi passi dal municipio, durante lo sfratto in fretta e furia della Casa del Popolo, pignorata dalle banche e poi venduta all’asta a un costruttore della vicina Casalnuovo che ne ha fatto un ristorante di prossima apertura. “Per la sede di via Torino aspetto indicazioni dalla dirigenza provinciale del Pd”, risponde Romano. A ogni modo quel che resta della sinistra locale si è rintanata nella nuova Casa del Popolo, aperta quest’anno in via Aurora, un’altra traversa anch’essa poco distante dal comune. L’ha inaugurata Antonio Bassolino, l’ex presidente della giunta regionale, sindaco di Napoli e ministro del Lavoro, su invito del sempre fedelissimo Michele Caiazzo, ex sindaco di Pomigliano PDS-DS dal 1995 al 2005 ed ex consigliere regionale DS-PD dal 2005 al 2010. Tempo fa anche Caiazzo è uscito dal PD ma per approdare a Liberi e Uguali. Inutile dire comunque che Caiazzo e Romano a dir poco si ignorino a vicenda. Memorabile il loro scontro all’ultimo voto per decidere la candidatura a sindaco nel 2015. La spuntò Caiazzo per tre voti, 1006 contro 1003. Un esito tormentato e parecchio contestato. A ogni modo le elezioni comunali dell’epoca le rivinse il forzista Russo. Una fase che ha segnato il punto più basso mai raggiunto da queste parti dal centrosinistra. Russo però, da ex socialista craxiano, non ha mai nascosto le sue simpatie per Renzi e anche per lo stesso compaesano Vincenzo Romano. Un rapporto questo tra i due concittadini che è sempre stato molto malvisto dalla sinistra locale “bassoliniana”, che ha sempre affermato che il sostegno e il consenso a Romano prendano origine dal bacino elettorale di Russo. Ma l’ex segretario PD ora esponente di Italia Viva motiva così il suo passaggio nelle fila renziane. “Io voglio bene al PD – dice – ma in questi anni qui a Pomigliano noi abbiamo articolato un’azione politica da cui traspariva un sano riformismo. Sono passati da questa città i deputati Migliore, Marattin, Gadda e Giachetti, i senatori Bellanova e Nannicini, il sindaco Bonaiuto, con i quali abbiamo cercato di rappresentare le idee di un’area liberal democratica”. Quindi la stoccata ai pentastellati: “L’alleanza strutturale con il Movimento Cinque Stelle non ci convince. Noi oggi sul piano locale dobbiamo guardare avanti, al futuro e allo sviluppo della nostra città”.  Le nuove elezioni comunali sono alle porte. Voci insistenti danno Romano candidato a sindaco per Italia Viva con tre liste in suo appoggio.

“La pintìca dei libri”: prima rassegna letteraria a Giulianova

La Compagnia dei Merli Bianchi e la Di Felice Edizioni organizzano la prima edizione de La pintìca dei libri, una rassegna letteraria che prevede la presentazione di sette libri, di diverso genere. Si parte sabato 26 ottobre alle ore 18 nella sede della Compagnia dei merli bianchi (via Marconi 21, Giulianova) con “Farfariel. Il libro di Micù” di Pietro Albì, edito da uovonero. Si tratta di un irresistibile romanzo di formazione dai toni grotteschi e surreali in equilibrio tra realismo e magia. Una storia al tempo stesso fantastica e profondamente umana, ambientata a Canzano nel 1938, abilmente tessuta dalla scrittura dell’autore  che,  ricca  di  trovate  comiche,  balza  dall’abruzzese  all’americano, passando per l’italiano standard, sempre mantenendo la pulsante vivacità della lingua parlata, e  che  affronta  tematiche  come  la sopravvivenza  delle  piccole  comunità,  il bullismo, il diritto allo studio, l’emigrazione, la xenofobia, la resilienza.

 

Con l’autore Pietro Albì dialogherà Valeria Di Felice. Le letture saranno a cura dell’attrice Margherita Di Marco.

 

La rassegna La pintìca dei libri prevede un incontro al mese fino ad aprile con vari autori e artisti tra i quali: Roberto Michilli, Francesco Galiffa, Marco Castellani, Lavinia Spalanca, Pino Manzella, Margherita Di Marco.

 

L’AUTORE

 

Pietro Albì, pseudonimo di Pietro Albino Di Pasquale, è uno sceneggiatore e scrittore abruzzese nato a Canzano, in provincia di Teramo, nel 1979. Dopo gli studi alla libera scuola di Cinema all’Azzurro Scipioni di Silvano Agosti a Roma, scrive testi teatrali, cinematografici e televisivi e collabora alle sceneggiature di cortometraggi, documentari e lungometraggi. Attualmente scrive sceneggiature per il regista Emanuele Palamara. Farfariel è il suo primo romanzo.

Bonifica “pezzottata” ad Acerra: blitz degli ambientalisti. Lavori sospesi

Amianto, bitumi, rifiuti speciali. Schifezze ammassate in modo illegale sul terrapieno dell’asse mediano, durante i lavori di bonifica pagati dal Comune di Acerra ed eseguiti da una ditta nella zona di Candelara, al confine con Brusciano. Ma mentre il bobcat dell’impresa inviata sul posto dall’ente locale stava ultimando il lavoro di rimozione degli scarti, scaricati abusivamente dai soliti inquinatori, sono accorsi gli ambientalisti del territorio. Gli ecologisti, tutti volontari, avevano già filmato dall’alto, con un loro drone, le operazioni effettuate dall’impresa nell’area stracolma di rifiuti. E sulla base dei filmati registrati dal mezzo volante telecomandato è stato appurato che quella che si stava consumando nella frazione Candelara fosse tutt’altro che una bonifica a norma di legge. Il video, le immagini e le registrazioni audio raccolte si trovano ora a disposizione della magistratura. “C’era un bobcat che prelevava i rifiuti, anche speciali e pericolosi, e li ammassava sulla scarpata dell’asse mediando, nascondendoli con uno strato di terreno di riporto: una cosa ignobile…”, la testimonianza di Alessandro Cannavacciuolo, giovane guardia ambientale di Acerra. I rifiuti ammassati sul terrapieno della superstrada, sempre secondo quanto riportato dalle testimonianze, costituivano una parte degli scarti rimossi. A ogni modo sul posto sono accorse anche le Mamme Coraggio di Acerra, Antonietta Moccia in testa, che, visibilmente arrabbiate per quello che stava accadendo, hanno chiamato il vicesindaco, Cuono Lombardi. L’esponente dell’esecutivo guidato dal sindaco centrista Raffaele Lettieri è quindi giunto anche lui nella zona della bonifica contestata. “Però nel frattempo stavamo chiamando anche la polizia municipale – racconta Cannavacciuolo – ma siamo stati per un’ora e mezza al telefono invano. I caschi bianchi non ci hanno risposto”. Alla fine è stato il vicesindaco a riuscire a contattare i vigili urbani, che poi sono intervenuti, ma con grave ritardo. Eppure in base all’appalto di affidamento dei lavori di bonifica la municipale avrebbe dovuto controllare le operazioni di rimozione sin dal loro inizio. Comunque i lavori sono stati sospesi. Nel frattempo gli ecologisti hanno mostrato alle autorità presenti rifiuti di ogni sorta. Sono spuntati dallo strato del terreno di riporto ammassato sul terrapieno. Rinvenute anche guaine bituminose e pezzi di pericolosissimo amianto . Tutti rifiuti speciali la cui rimozione ed i cui costi di smaltimento sono onerosi per le ditte incaricate di eliminarli. Intanto non è la prima volta che ad Acerra si consumano bonifiche “pezzottate”. Episodi simili sono avvenuti pure in località “Aria di Settembre”, un luogo di campagna orribile, violentato per ettari ed ettari dall’ecomafia. In quell’occasione la ditta incaricata dal Comune aveva cosparso di amianto triturato un intero sentiero interpoderale, accanto ai campi coltivati.

il bobcat della ditta incaricata della bonifica ammassa i rifiuti sul terrapieno dell’asse mediano
lo striscione sul pericolo amianto steso dalla polizia municipale
lo striscione sul pericolo amianto steso dalla polizia municipale