
Da ieri sera non ha più il segretario cittadino del PD l’ex fortino del centrosinistra da otto anni di fila nelle mani di un sindaco ottantenne di Forza Italia, la città delle grandi fabbriche in crisi, la città operaia del Mezzogiorno, la città che quando arrivano le elezioni nazionali vota per il Movimento Cinque stelle del concittadino Luigi Di Maio. Si perché durante il suo ultimo direttivo democrat Vincenzo Romano, 45 anni, avvocato, dopo due anni di segreteria ha ufficialmente annunciato le sue dimissioni da dirigente cittadino e il contestuale passaggio a Italia Viva del leader nazionale Matteo Renzi, a sua volta uscito proprio di recente dal partito per ufficializzare, appena domenica scorsa, nella sala della “Leopolda” di Firenze, la nascita della sua nuova compagine politica. Intanto, tornando alle ben più piccole vicende pomiglianesi, il passaggio a Italia Viva di Vincenzo Romano è stato seguito a ruota da altri ormai ex componenti del direttivo PD: Margherita Palladino, Margherita Mariniello, Carmine Pirozzi, Marco Spagnoli, Massimo Castellone e Lina Di Marzo. Andrea Caputo, sia pure dimissionario, ha preferito non aderire a Italia Viva. Adesso si attende anche da queste parti il congresso cittadino dei democratici per formare un nuovo direttivo ed eleggere un nuovo segretario. Non si sa però che fine farà la sede democrat, col noto simbolo ancora sul frontespizio, il logo bianco e rosso. Una sede aperta in via Torino, una piccola traversa a pochi passi dal municipio, durante lo sfratto in fretta e furia della Casa del Popolo, pignorata dalle banche e poi venduta all’asta a un costruttore della vicina Casalnuovo che ne ha fatto un ristorante di prossima apertura. “Per la sede di via Torino aspetto indicazioni dalla dirigenza provinciale del Pd”, risponde Romano. A ogni modo quel che resta della sinistra locale si è rintanata nella nuova Casa del Popolo, aperta quest’anno in via Aurora, un’altra traversa anch’essa poco distante dal comune. L’ha inaugurata Antonio Bassolino, l’ex presidente della giunta regionale, sindaco di Napoli e ministro del Lavoro, su invito del sempre fedelissimo Michele Caiazzo, ex sindaco di Pomigliano PDS-DS dal 1995 al 2005 ed ex consigliere regionale DS-PD dal 2005 al 2010. Tempo fa anche Caiazzo è uscito dal PD ma per approdare a Liberi e Uguali. Inutile dire comunque che Caiazzo e Romano a dir poco si ignorino a vicenda. Memorabile il loro scontro all’ultimo voto per decidere la candidatura a sindaco nel 2015. La spuntò Caiazzo per tre voti, 1006 contro 1003. Un esito tormentato e parecchio contestato. A ogni modo le elezioni comunali dell’epoca le rivinse il forzista Russo. Una fase che ha segnato il punto più basso mai raggiunto da queste parti dal centrosinistra. Russo però, da ex socialista craxiano, non ha mai nascosto le sue simpatie per Renzi e anche per lo stesso compaesano Vincenzo Romano. Un rapporto questo tra i due concittadini che è sempre stato molto malvisto dalla sinistra locale “bassoliniana”, che ha sempre affermato che il sostegno e il consenso a Romano prendano origine dal bacino elettorale di Russo. Ma l’ex segretario PD ora esponente di Italia Viva motiva così il suo passaggio nelle fila renziane. “Io voglio bene al PD – dice – ma in questi anni qui a Pomigliano noi abbiamo articolato un’azione politica da cui traspariva un sano riformismo. Sono passati da questa città i deputati Migliore, Marattin, Gadda e Giachetti, i senatori Bellanova e Nannicini, il sindaco Bonaiuto, con i quali abbiamo cercato di rappresentare le idee di un’area liberal democratica”. Quindi la stoccata ai pentastellati: “L’alleanza strutturale con il Movimento Cinque Stelle non ci convince. Noi oggi sul piano locale dobbiamo guardare avanti, al futuro e allo sviluppo della nostra città”. Le nuove elezioni comunali sono alle porte. Voci insistenti danno Romano candidato a sindaco per Italia Viva con tre liste in suo appoggio.
