La storia delle case abusive di Terzigno è assai diversa dalle altre storie di abusivismo e di abbattimenti nella provincia di Napoli. Atti notarili, tasse comunali pagate regolarmente, mutui contratti con le banche, e poi la scoperta che le case erano abusive: i proprietari parlano apertamente di truffa. Lo Stato ora deve stabilire se truffa c’è stata, e chi sono i colpevoli. La lentezza della giustizia è un problema di importanza capitale(F.Caringella), perché essa contribuisce a “sgretolare il tessuto sociale”, come dimostrano le drammatiche immagini delle famiglie di Terzigno disperate per la demolizione delle case.
Non ci permettiamo di discutere il merito della legge, ma non possiamo trascurare il fatto che i rappresentanti delle istituzioni non hanno ancora risposto, pubblicamente, alle dichiarazioni rilasciate agli organi di stampa dai proprietari delle case abbattute a Terzigno, perché giudicate, in tutti i gradi di giudizio, abusive. I proprietari hanno dichiarato di aver acquistato quelle case oltre dieci anni fa, di aver firmato atti d’acquisto stilati e convalidati da studi notarili, di aver contratto mutui con banche – e si sa che le banche quando concedono un mutuo, soprattutto per l’acquisto di case, adottano tutte le precauzioni-, di aver pagato regolarmente le tasse comunali. Sei anni fa alcuni proprietari hanno scoperto che le case acquistate erano abusive: sarebbe una storia comica, se non fosse un dramma. I proprietari dichiarano apertamente di essere stati truffati, e fanno i nomi dei costruttori, e della società immobiliare che ha gestito l’affare: tutti ci auguriamo che la magistratura abbia aperto l’inchiesta sulle accuse e sui nomi fatti dai proprietari che si dicono truffati. Avremmo tutti preferito che le indagini sulla truffa – se truffa ci fu-, sui truffatori e sui truffati venissero avviate, e possibilmente concluse, prima che si procedesse all’abbattimento delle case. La durezza della legge trova una giustificazione nella verità e nell’equilibrio dei piatti nella bilancia della giustizia.
E invece l’attenzione e la percezione di tutti, dei Vesuviani in particolare, in questi giorni sono catturate dalle immagini di uomini e donne saliti sui tetti, per tentare di impedire ciò che lo Stato ha dichiarato di non poter impedire, di poliziotti e di carabinieri inviati dalle autorità a far rispettare la legge – questo lato della legge –, da madri che si stringono ai figli, da padri che piangono a singhiozzi, da anziani che dicono, parlando a fatica, di non sapere dove passeranno la notte – “nell’auto no, non ce la faremmo”-, di cittadini che chiedono l’intervento delle istituzioni, che ripetono, con un’ amarezza assoluta, che dovranno per anni pagare le rate del mutuo per una casa che non esiste più. “La sincerità si legge nei loro occhi” ha detto il sindaco di Terzigno, Francesco Ranieri, che nulla ha potuto fare per impedire, o almeno per rinviare, l’esecuzione del provvedimento di abbattimento. Il sindaco di Ottaviano, Luca Capasso, e quello di Ercolano, Ciro Buonaiuto hanno espresso ai proprietari delle case i sensi della loro solidarietà. Ma a coloro che vedono demolite, con le case, le certezze del presente e del futuro, il presente delle famiglie e il domani dei figli, non servono le parole di solidarietà e le “pacche sulle spalle”: su di loro incombe, tra l’altro, il timore che siano costretti a pagare, in parte o per intero, il costo degli abbattimenti. E dunque bisogna capire il senso pieno della loro disperazione. Avrebbero voluto fatti e non parole: e ora si sentono autorizzati a pensare e a dire che lo Stato, quando c’è, è debole con i forti, e forte con i deboli, e che in Italia non c’è giustizia.
La chiave di tutto sta proprio in quella proposizione che viene ripetuta da tutti in modo ossessivo: “le case le comprammo più di dieci anni fa”, e dunque erano state costruite da tempo: un intero quartiere non si costruisce in segreto, e in pochi giorni. E poi le carte erano in regola. Questa tragedia è il frutto, un altro velenoso frutto, della lentezza della giustizia italiana. Francesco Caringella, Consigliere di Stato dal 1998, in un suo libro cita una frase di Giovanni Valentini, che è stato anche direttore dell’“Espresso”: “ La lentezza della giustizia italiana è uno dei principali fattori che scoraggiano gli investitori e sgretolano il tessuto sociale”. Sul “Corriere del Mezzogiorno” del 12 novembre un giornalista ha scritto che a Terzigno “è andato in scena il copione che si ripete ogni volta che la Procura o il Tribunale inviano le ruspe a demolire gli immobili abusivi per i quali sia stata emessa una sentenza penale di condanna passata in giudicato.”. A me pare, invece, che a Terzigno sia accaduto qualcosa di particolare, di unico: un qualcosa che deve sollecitare in tutti noi una riflessione libera e profonda. Il giornalista ricorda che le case abusive di Terzigno si trovano “in piena zona rossa per il rischio vulcanico e nel cuore del Parco Nazionale del Vesuvio”.
Proprio a Terzigno, proprio nel “cuore” del Parco Nazionale del Vesuvio, lo Stato aprì, usando anche la forza per bloccare le proteste dei cittadini, una vasta discarica, Cava Sari. La storia non dovrebbe fare salti….
(FONTE FOTO: 2ANews)

