Somma Vesuviana piange la scomparsa di Monsignor Alfonso Pisciotta

La salma arriverà domani alle ore 11:00 nella Chiesa San Giorgio Martire e alle ore 16:00 ci sarà la solenne messa presieduta dal Vescovo di Nola Mons. Francesco Marino.” La Chiesa se vuole essere credibile – affermava il nostro parroco – deve camminare insieme, avendo come punti fermi del suo apostolato la famiglia, i giovani e i poveri”.

Don Alfonso Pisciotta era nato il 28 gennaio del 1955 a Lausdomini, una frazione situata nella città di Marigliano. Ordinato parroco il 9 febbraio del 1979, era stato parroco a Cicciano nel 1984 nella Chiesa di San Pietro e a Quindici (Avellino) nella Parrocchia di S. Maria delle Grazie, prima di approdare definitivamente, il 5 gennaio 2017, nella Chiesa di San Giorgio Martire a Somma Vesuviana, subentrando a Mons. Giuseppe Giuliano, nominato Vescovo di Lucera – Troia. Toccò a Don Alfonso, il 14 dicembre 2015, in qualità di Vicario decanale, aprire la Porta Santa del Santuario della Madonna del Carpinello a Visciano, scelto dalla Diocesi di Nola fra le cinque chiese giubilari. Nominato Monsignore con il titolo di Cappellano di Sua Santità, Don Alfonso è stato Rettore del Seminario Vescovile di Nola e docente di Teologia pastorale presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Nola. Quanti giovani accolse in seminario, accompagnandoli con sapienza e attenzione, tra questi il giovane parroco Don Raffaele Rianna nel 1996, che lo ricorda commosso. Nel 2018 Don Alfonso fu scelto dal Vescovo di Nola, Mons. Francesco Marino, come nuovo Vicario episcopale per il culto divino e la disciplina dei Sacramenti. La Chiesa se vuole essere credibile – affermava il nostro parroco – deve camminare insieme, avendo come punti fermi del suo apostolato la famiglia, i giovani e i poveri. Sono queste le parole su cui si è mossa l’intera attività apostolica del caro parroco e che hanno sempre acceso in noi fedeli il desiderio di “umanità”. Addio, Don Alfonso.

Rifiuti, documento congiunto dei sindaci dei comuni in capo all’Eda Napoli 3 

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 Il sindaco  di Casamarciano Andrea Manzi: “chiediamo l’intervento immediato degli organi preposti”
Dura presa di posizione dei sindaci dei 59 comuni in capo all’Eda Napoli 3 che, con un documento  congiunto indirizzato a tutti gli organi competenti, denunciano la situazione in cui versa attualmente lo Stir di Tufino.
Colonne di camion in sosta per ore, anche fuori orario di servizio con un aggravamento di spese e straordinari ai dipendenti; miasmi a tutte le ore determinati da cumuli di rifiuti “extra” non prodotti dai 59 comuni che, al contrario,
di fatto, con dati alla mano, hanno raggiunto o addirittura superato la soglia del 50% della raccolta differenziata (solo Casamarciano ha raggiunto il 70%).
“La situazione di crisi in cui si trova l’impianto è, invece, dovuta al comportamento dell’amministrazione comunale di Napoli, abituale utilizzatrice di tutti e tre gli Stir della provincia di Napoli che, nell’ultimo periodo, ha significatamente aumentato la quota dei rifiuti che viene smaltita in questi impianti, da circa 850 a circa 1200 tonnellate al giorno – si legge nel documento – E tanto in conseguenza sia del più ridotto svolgimento dell’attività di raccolta differenziata, con particolare riferimento alla frazione umida, che dell’avvenuta chiusura dello stabilimento ICM di via Nuova delle Brecce che consentiva all’Asia Napoli di stoccare provvisoriamente gli indifferenziati non conferiti nell’impianto”.
Sotto accusa anche la gestione del management della Sapna, la società che gestisce gli Stir, che non avrebbe tempestivamente individuato siti di destinazione mandando così in tilt l’impianto di Tufino che, allo stato attuale, è off limits.
“La Sapna – evidenzia la nota – senza tenere conto della programmazione già effettuata da ciascun Ente e dell’avvenuta approvazione della tariffa annuale, ha richiesto nel corso dell’esercizio e senza neppure fornire alcuna adeguata giustificazione, aumenti esorbitanti ed immotivati del corrispettivo richiesto per lo smaltimento. Questo pregiudizio patrimoniale sarà oggetto di specifiche richieste risarcitorie innanzi la competente autorità giudiziaria”.
“È la risposta ad un comportamento che perdura da mesi, senza sosta, che sta seriamente compromettendo lo stato ambientale dell’area in cui opera lo Stir di Tufino nonchè lo stesso impianto – spiega il sindaco di Casamarciano Andrea Manzi e presidente dell’Ato 3 Campania – Chiediamo l’immediato intervento degli organi preposti al controllo e la verifica immediata delle condizioni in cui si trova lo Stir. È paradossale che i comuni adempienti subiscano le conseguenze di chi, invece, opera in perfetta autonomia trasgredendo alle regole”.

Somma Vesuviana, il Pd in piazza per la somministrazione di un questionario

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Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dalla segreteria del Pd di Somma Vesuviana

Domenica 12 gennaio, dalle 10.30 alle 13,00. , il PD  di Somma Vesuviana sarà presente in Piazza V. Emanuele III, per iniziare la diffusione di un questionario utile a rilevare i bisogni dei cittadini Sommesi. Tale attività continuerà, seguendo un calendario predisposto, nel corso di varie giornate, recandosi in varie zone del territorio Comunale. La somministrazione del questionario, fornirà, con l’elaborazione dei dati, degli  indicatori per mettere a fuoco tematiche sensibili ai cittadini.  È nostra intenzione dare voce ai dei loro reali bisogni e renderli protagonisti di un’azione politica per rendere la nostra città più bella e vivibile.

La Segretaria

Filomena Tiziano

Pedane con chiodi bruciate in forni abusivi, denunce e sequestri ad Acerra

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Controlli dei carabinieri nell’area a nord della provincia di Napoli per il contrasto della pianificazione abusiva.
Questa mattina ad acerra i militari della stazione locale hanno individuato un altro forno illegale – uno è stato scoperto ieri dai colleghi di Varcaturo- allestito nel seminterrato di un’abitazione.

Lì i militari si sono imbattuti in due coniugi –una 50enne incensurata e un 57enne già noto alle forze dell’ordine per armi– intenti a lavorare circa 50 chili di pane.

Nel corso del sopralluogo i carabinieri, insieme a personale dell’Asl Napoli 2-nord, hanno accertato che non c’era alcuna autorizzazione amministrativa né sanitaria.

Nel locale inoltre era accatastato circa una quintale di legna da ardere ma si trattava di pedane nelle quali erano ancora conficcati chiodi.
I carabinieri hanno quindi sottoposto a sequestro il locale e tutta la strumentazione presente mentre i prodotti alimentari sono stati distrutti.
Per la coppia sono scattate la denuncia per produzione di sostanze alimentari in cattivo stato di conservazione e nocive e una sanzione amministrativa di 1.000 euro.

San Sebastiano al Vesuvio: lavoratori ENTALPIA in protesta sul tetto del comune

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Oggi siamo qui intraprendendo quest’azione simbolica per protestare e denunciare pubblicamente la situazione di disagio e discriminazione che noi lavoratori stiamo vivendo da differenti mesi per una vera e propria rappresaglia da parte della nostra azienda. 

Più precisamente la nostra azienda ENTALPIA s.a.s, da oltre 8 mesi ha dato luogo a nostro avviso ad un travaso di personale (da quanto ci risulta una sessantina di lavoratori) e di attrezzature, dalla Società Entalpia Sas sita a Pomigliano D’Arco alla Società Entalpia MG Srl situata a Caserta non attuando alcuna procedura prevista dall’attuale normativa(cessione di ramo d’azienda con applicazione del cpc 2112) ma attraverso il licenziamento guarda caso “volontario” e la nuova assunzione in Entalpia MG Srl di Caserta.

Inoltre il nuovo rapporto di lavoro, da quanto ci risulta oltre a comportare la rinuncia ai diritti e a buona parte degli emolumenti maturati, è regolato dal Jobs act, nonostante i lavoratori avessero una anzianità di servizio maturata antecedente all’entrata in vigore del Jobs act stesso. Come se non bastasse i lavoratori che non hanno aderito a tale imposizione, oggi si ritrovano bersaglio di svariate rappresaglie e discriminazioni, trasferiti a lavorare in giro per l’Italia, in appalti Fincantieri, sotto le dipendenze di capi e capetti di ENTALPIA M.G. S.R.L., nonostante le assicurazioni date dall’azienda stessa circa il loro rientro in sede a Pomigliano a seguito di lavori di adeguamento strutturale dei locali in cui è ubicata l’azienda.

Ad oggi però della sede di lavoro di Pomigliano, che doveva diventare officina di specializzazione a detta del datore di lavoro, si sono perse completamente le tracce ed oltre ad essere perennemente chiusa, addirittura sembra risulti essere sottoposta a sequestro. Non è la prima volta che l’azienda utilizza il trasferimento in altra sede come arma per discriminare e punire i dipendenti che si sono permessi di rivendicare e difendere i propri diritti.

“Un’azienda che si è sempre fregiata di essere una “grande Famiglia” e il cui datore di lavoro si è sempre eretto portatore sano dei valori della famiglia, come può non considerare che solo per rappresaglia e punizione ci sta, da oltre 8 mesi, distaccando dai nostri affetti e dalle nostre famiglie???, come può badare solo al profitto considerandoci come dei robot che può spostare a suo piacimento! Non siamo numeri, noi siamo esseri umani!”

L’Unione Sindacale di Base nel denunciare tale assurda e inaccettabile situazione, oltre a dare mandato ai propri legali, in nome e per conto dei propri iscritti, di rivendicare il passaggio diretto e immediato regolato dal 2112 del cpc nella società Entalpia MG, sta continuando a mettere in campo tutte le necessarie iniziative sindacali e di lotta a tutela dei diritti dei lavoratori e per far piena luce sui fatti sopracitati.

I lavoratori ENTALPIA S.A.S. in protesta

Boscoreale, ponte via Pompei: pulizia, riqualificazione e abbattimento per il rilancio dell’area

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Decisivo intervento di Sviluppo e Territorio guidato da Alfonso Longobardi e Bruno Cammarota 
 
Grazie all’impegno di ‘Sviluppo e Territorio’, il Movimento politico fondato da Alfonso Longobardi, e col sostegno del locale club cittadino, coordinato da Bruno Cammarota, importanti notizie giungono oggi per i cittadini di Boscoreale.
Cammarota spiega: “Il ponte di via Pompei che sovrasta la strada è inutilizzato da anni dalla Circumvesuviana e va abbattuto.
Grazie al sostegno del Consigliere regionale Alfonso Longobardi abbiamo avviato una proficua sinergia istituzionale con il Comune e con l’Eav.
In tal modo si potranno programmare le necessarie opere di abbattimento e la conseguente riqualificazione della zona”.
Longobardi e Cammarota aggiungono:
“Nelle scorse settimane abbiamo effettuato un sopralluogo con i tecnici per definire priorità e interventi. 
L’area ora è interessata da azioni di pulizia, così da ripristinare decoro e sicurezza urbana; Eav finanzierà i lavori di abbattimento del ponte e di adeguamento del manto stradale sottostante. La società di trasporti ha inoltre garantito il ripristino del parcheggio e del servizio di illuminazione del piazzale antistante la nuova stazione della Circumvesuviana di Boscoreale. Con la Politica del fare che pratichiamo ogni giorno stiamo dando risposte concrete ai cittadini ed ai pendolari “.

Sant’Anastasia, neAnastasis: “L’altra faccia di concorsopoli: la mancanza di lavoro”

Riceviamo e pubblichiamo una riflessione dell’associazione neAnastasis sulla questione concorsopoli a Sant’Anastasia.

La triste vicenda dei concorsi truccati di Sant’Anastasia è la peggiore risposta che si possa dare ad un problema assai più grave: l’endemica mancanza di lavoro nel Sud.Vale la pena ricordare qualche dato. Secondo un recente rapporto SVIMEZ (Associazione per lo Sviluppo Industriale del Mezzogiorno) si stima che negli ultimi quindici anni sono emigrati dal Sud circa due milioni di giovani. Molti di questi sono in possesso di una laurea, o addirittura di un dottorato di ricerca, ossia si tratta di persone altamente qualificate per la cui formazione le famiglie e lo Stato hanno investito ingenti risorse. Paradossalmente, mentre importiamo petrolio a caro prezzo, regaliamo cervelli a paesi che già vantano un PIL elevato. Un fenomeno allarmante, molto più grave dell’immigrazione su cui tanto si specula politicamente. E’ lo specchio di un paese spaccato, un Sud sempre più svuotato della “meglio gioventù”, carburante propulsivo essenziale per far partire lo sviluppo. E se cresce il divario tra Sud e Nord, si amplia anche quello tra Nord e resto dellEuropa.

Questi flussi migratori sono la vera emergenza meridionale, ma non l’unica. Un altro dato particolarmente allarmante è quello confermato dall’ultimo rapporto Ocse-PISA (Program for International Student Assessment) che valuta le competenze dei 15enni rispetto alla lettura, la matematica e le scienze. Lo studio viene effettuato in ben 79 paesi per un totale di 32 milioni di studenti intervistati. Purtroppo, anche questi dati confermano una netta spaccatura tra il Nord e il Sud del paese: gli studenti del sud hanno molte più difficoltà con la matematica e la comprensione di un testo. Dati analoghi sono confermati dall’esito dei test Invalsi.

Insomma, alle ataviche ragioni che vedono il Sud con un tessuto industriale povero si aggiungono queste nuove minacce: studenti brillanti già formati costretti ad emigrare e tantissimi giovani in possesso di un diploma di scarsa qualità e, per questo, poco spendibile sul mercato del lavoro.

Si tratta, evidentemente, di problemi enormi su cui dovrebbe intervenire il governo nazionale con politiche adeguate e gli stessi governi locali di Regioni e Comuni. Ma, su questo aspetto la discussione sarebbe troppo complessa.

In questo panorama così difficile è comprensibile che un concorso in un ente pubblico susciti grandi aspettative. La disperazione spinge genitori e parenti a fare qualsiasi cosa, anche a violare la legge e danneggiare chi “santi in paradiso” non ne ha ma che, magari, sono anche più meritevoli. I politici che speculano su questi disagi per raccogliere consensi elettorali, o, addirittura come sembra, denaro, commettono atti gravi non solo per motivi etici e morali. Infatti, reclutare persone giovani in un ente pubblico senza criteri meritocratici condanna l’ente stesso a non dotarsi di persone preparate in grado di far funzionare bene la macchina amministrativa e, quindi, potere rilanciare lo sviluppo locale (preparazione di progetti, ricerca di fondi europei, etc.). Insomma, un cane che si morde la coda. Inoltre, un giovane reclutato illecitamente sarà sempre succube del suo “padrone”.

Occorre ricordare, purtroppo, che la speculazione sui posti di lavoro a Sant’Anastasia non è un fatto nuovo. Per molti anni, politici e sindacalisti influenti hanno fatto la loro fortuna politica promettendo posti di lavoro a destra e a manca, sostituendosi così alle regolari agenzie per l’impiego. Per un sindacalista che dovrebbe difendere i diritti dei lavoratori questo è il colmo.

Il ruolo di un politico non dovrebbe essere, evidentemente, quello di raccogliere consensi a tutti i costi, scippando anche l’unico strumento di democrazia di una persona, il voto. Semmai dovrebbe lavorare per il bene comune e il futuro della comunità che amministra, usare le sue capacità per crearlo il lavoro.

Nonostante le tante oggettive difficoltà, tante sarebbero le occasioni per creare lavoro utile alle persone e al nostro territorio. Senza la presunzione di possedere la bacchetta magica per problemi così difficili e complessi vale la pena ricordare alcune potenzialità dei nostri territori che in questi anni non abbiamo mai visto nelle agende dei nostri politici.

Sant’Anastasia ha avuto fino a tempi non remoti una vocazione agricola, anche con la presenza di un piccolo mercato ortofrutticolo. Nessuna delle recenti amministrazioni ha fatto qualcosa di concreto per il rilancio di un’agricoltura di qualità anche in area Parco Vesuvio, un modo questo per tutelare sia il territorio che per rilanciare prodotti tipici locali. Al contrario, in questi ultimi anni i sindaci di Sant’Anastasia hanno parlato alla pancia dei cittadini battendosi contro la zona rossa, o facendosi paladini di coloro che hanno evaso la legge con costruzioni abusive,  puntando così allo sterile e devastante sviluppo del mattone. Nessuna iniziativa pubblica è stata prodotta intorno al progetto  “Vesuvio Verde” (promossa da Gruppo di Azione Locale, GAL, dei comuni vesuviani interni) per organizzare le modalità di valorizzazione e di sviluppo sostenibile del territorio. In un convegno su questo tema organizzato dalla nostra associazione (febbraio 2018) il sindaco Abete, che era stato ufficialmente invitato, si guardò bene dall’intervenire (ad onor del vero partecipò invece la vice-sindaco, Dr.ssa Aprea, ma a titolo personale).

Anche l’attività casearia anastasiana non è riuscita a fare quel salto di qualità per valorizzare ulteriormente questi prodotti, fatta eccezione per qualche timida ed isolata iniziativa (ad esempio, il riconoscimento del marchio di qualità della ricotta di fuscella).

La presenza del Santuario di Madonna dell’Arco è un’altra occasione persa. Durante ogni campagna elettorale si annunciano grandi programmi sulla cosiddetta Cittadella Mariana per poi archiviarli il giorno dopo. Un Santuario del “500, con annesso un Parco di rara bellezza, come il Parco Tortora Brayda, potrebbe attrarre in modo diverso le migliaia di pellegrini ma anche rendere questo luogo centro di iniziative culturali (congressi, ritiri spirituali, etc) che darebbero linfa a negozi di prodotti locali, a piccoli alberghi e bed&breakfast. Su questo aspetto, occorre riconoscere, purtroppo, che all’incapacità dei politici si è aggiunge la grande assenza dei padri domenicani che potrebbero e dovrebbero fare molto di più per il loro territorio.

Il territorio anastasiano e le zone limitrofe hanno altre potenzialità oggi assolutamente disattese. Il Parco Nazionale del Vesuvio potrebbe attrarre un turismo ambientalista minore ma non trascurabile (turismo rurale), evitando che milioni di turisti si concentrino solo alla visita “toccata-e-fuga” del Grande Cono. Al contrario, il comune non riesce nemmeno a tenere pulite le vie di accesso dei sentieri che partono dal centro storico.

Esistono poi siti archeologici di grande pregio come la Villa Romana e il Complesso Monumentale di Santa Maria del Pozzo e il sito termale di Pollena Trocchia. Se i sindaci di questi territori imparassero a “fare sistema”, si potrebbero intercettare finanziamenti europei per rendere usufruibile al pubblico questi siti culturali. In particolare, si potrebbero attrarre, almeno in parte, quei tanti turisti che visitano Pompei e Ercolano, a pochi Km dai nostri territori. E’ evidente che un tale piano richiederebbe l’accordo tra i comuni interessati, la Soprintendenza e le università che stanno curando gli scavi (oltre alle università campane anche quelle di Tokyo e di Oxford). Con un progetto ben scritto e sostenuto da questi enti non dovrebbe risultare difficile intercettare finanziamenti da Bruxells. A corredo di questo sito archeologico servirebbero certamente anche strutture alberghiere ma in un contesto di un progetto generale. Suona strano, invece, che nello stato di abbandono di quel territorio il consigliere Capuano abbia messo in discussione, in prossimità delle elezioni, un PUC in itinere da dieci anni per realizzare alberghi su “specifiche” particelle. E’ evidente che il sospetto che dietro queste operazioni si possano celare mere speculazioni edilizie è concreto.

Un altro capitolo, di stretta competenza di un Comune sarebbe l’individuazione delle zone PIP (Piani per Insediamento Produttivi di interesse pubblico) che consentirebbero ai tanti artigiani di non solo di operare in condizioni più idonee ma anche di rilanciare le loro attività. Abbiamo visto, invece, quanta speculazione politica si è fatta negli ultimi decenni sul vecchio piano regolatore e, in particolare sulle zone industriali-artigianali-commerciali-turistiche designate a macchia di leopardo per assecondare interessi di parte.

Insomma, se è spregevole che amministratori strumentalizzino la ricerca di lavoro di giovani inquinando dei concorsi pubblici è altrettanto grave la loro incapacità politica-amministrativa per creare un futuro di benessere e di vivibilità per i nostri territori.

(fonte foto: rete internet)

 

Inceneritore, il vescovo di Acerra: “Pericoloso precedente. Bene ha fatto Costa”

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“La decisione di bruciare le 600 tonnellate di rifiuti “tal quale” di Napoli nel termovalorizzatore di Acerra ci preoccupa anche perché potrebbe costituire un grave e pericoloso precedente per il territorio. C’è il rischio che ogni emergenza venga risolto in questo modo, facendola pagare sulla pelle dei cittadini dell’area in cui è ubicato l’impianto. Intanto ha fatto bene il ministro Sergio Costa a inviare gli ispettori nell’inceneritore. Un  gesto positivo da parte delle istituzioni”.  Il vescovo di Acerra, Antonio Di Donna, rompe gli indugi sulla difficile situazione ambientale che sta coinvolgendo la diocesi e si suoi fedeli che rappresenta. E rompe gli indugi parlando come al solito chiaro e semplice. Del resto il prelato è il tipo che non le ha mai mandate a dire. Ne è la prova quanto è accaduto ieri sera. Di Donna oltre a stigmatizzare questa fase, caratterizzata da una marcata insalubrità dell’aria e dall’utilizzo “spregiudicato”, sia pure previsto dalle norme regionali, dell’inceneritore, ha voluto aggiungere altri elementi alla sua analisi. Secondo quanto riferisce l’ufficio stampa della diocesi il vescovo infatti, nel commentare quanto appunto sta accadendo circa lo smaltimento nell’inceneritore dei rifiuti non trattati prodotti dall’emergenza di Napoli, ha voluto ribadire le frasi pronunciate durante l’omelia di Natale dall’altare del duomo. Eccole: “ Siamo immersi nella notte di una politica sempre più autoreferenziale, lontana dai bisogni dei cittadini. Siamo immersi nelle tenebre dell’indifferenza verso il bene comune. Immersi nella notte dell’inquinamento ambientale. Il problema dei rifiuti è lungi dall’essere risolto, di bonifiche non si parla neppure, le centraline sul controllo dell’aria continuano a sforare, l’inceneritore è ancora lì e non si sa che cosa e quanto bruci. Si, la notte è lunga, troppo lunga”. A ogni modo una tregua c’è. Giovedi sera la Regione ha fatto sospendere l’invio dei rifiuti di Napoli nel forno dell’impianto ubicato al Pantano, fertilissima campagna acerrana visibilmente sfregiata da ogni tipo d’inquinamento. Non si sa ancora bene se ciò effettivamente il frutto di una decisione concordata dalle autorità preposte di Napoli e la Regione Campania o se piuttosto sia scaturita dai controlli fatti scattare nel termovalorizzatore dal ministro dell’ambiente Sergio Costa. Ci sono opinioni divergenti a proposito. Resta il fatto che il territorio a nord est di Napoli rimane come sempre una zona ad alto rischio ambientale.

Rifiuti in strada a Napoli, Legambiente: “non può più essere chiamata emergenza”

“Le immagini che raccontano di paesaggi di cumuli non differenziati in periodi alterni continuano ad essere la cornice della città di Napoli, soprattutto nelle aree periferiche, sono una drammatica realtà che non può più essere chiamata emergenza. Non chiamatelo più ciclo dei rifiuti”. Così, in una nota, Mariateresa Imparato, presidente Legambiente Campania parla dell’emergenza rifiuti per strada nella città di Napoli.

“Questo è un labirinto che continua ad avere come unica via d’uscita strade secondarie lontane dalla tanto decantata economia circolare. – continua – Semplicemente una situazione indecorosa che mette a rischio anni di sforzi di tanti cittadini e comuni virtuosi che fanno una raccolta differenziata di qualità. E per evitare di sporcare l’immagine e soprattutto per scongiurare una crisi sanitaria i rifiuti tal quale si mandano all’inceneritore senza nemmeno informare i cittadini ricicloni di Acerra che vivono in territorio già martoriato”.

“Se questa scorciatoia diventasse la via d’uscita principale sarebbe un passo indietro di decenni a danno del valore che oggi la raccolta differenziata ha assunto in gran parte del territorio campano” conclude.

(fonte foto: rete internet)

Inceneritore Acerra: Costa manda l’ispezione. Borrelli: “No anomalie”. Bloccati i rifiuti da Napoli. Stop terza linea a febbraio

Mentre i dati del rilevamento delle polveri sottili (l’ultimo è quello relativo al 9 gennaio) sono ancora molto preoccupanti in particolare per il territorio di Acerra, si arricchisce di nuovi capitoli questa fase dell’emergenza rifiuti a Napoli. Il ministro dell’ambiente, Sergio Costa, ieri sera ha infatti disposto l’invio nel termovalorizzatore degli ispettori ministeriali, che sono quindi entrati nell’impianto insieme con i carabinieri del NOE, il nucleo operativo ecologico. L’obiettivo è stato quello di verificare la correttezza delle operazioni di incenerimento delle centinaia di tonnellate di rifiuto “tal quale” proveniente da Napoli, dove si sta consumando una brutta emergenza sanitaria a causa di una serie di non ancora molto ben chiarite cause tecniche ed organizzative. Gli ambientalisti, ma anche il PD locale, avevano a questo proposito messo tutti in guardia sul rischio che tra i rifiuti di Napoli potessero finire pure quelli pericolosi, che per legge non possono terminare nel forno. Poi però, sempre nella stessa serata di ieri, c’è stato un piccolo colpo di scena, sia pure preceduto da una precisa richiesta del Comune di Napoli. Questo perchè la Regione Campania, su domanda appunto della municipalità partenopea, ha deciso per la sospensione dell’invio nell’inceneritore dei rifiuti provenienti dal capoluogo, che stavano entrando da due giorni nel forno dell’impianto senza prima passare per gli ormai malfunzionanti stir, gli impianti di preparazione del combustibile derivato dagli scarti urbani e destinato al termovalorizzatore. Dunque: nella grande struttura brucia rifiuti non sta entrando più il cosiddetto, quanto temuto, “tal quale”. A confermarlo sono stati stamattina due esponenti dei Verdi della Campania, il consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli, e Vincenzo Peretti, che hanno a loro volta ispezionato l’inceneritore, forno zeppo di rifiuti compreso, e controllato i dati delle centraline piazzate sui camini. “Premettiamo che siamo contro gli inceneritori e le politiche di incenerimento – hanno precisato i due politici – ma dobbiamo anche far sapere in tutta onestà che non abbiamo rilevato nulla di anomalo nel termovalorizzatore: non c’erano i tanto temuti rifiuti pericolosi e le centraline dei camini riportavano dati del tutto conformi alla legge e per nulla preoccupanti”. Borrelli ha anche riferito che l’A2A ha reso noto un nuovo stop programmato per manutenzione: la terza linea del termovalorizzatore si fermerà dal 14 febbraio al 5 marzo, per venti giorni quindi. Sarà l’ ennesimo  stop dopo quello, più lungo, che per la manutenzione della turbina ha costretto l’impianto a restare in questo caso completamente paralizzato per tutto il mese di settembre e per i primi giorni di ottobre. Intanto i due treni e la nave che le autorità di Napoli sono riuscite a recuperare per smaltire il resto dei rifiuti rimasti a terra nel capoluogo stanno per entrare al lavoro allo scopo di salvare il capoluogo da questa ulteriore emergenza. A ogni modo non è stato ancora reso noto l’esito dell’ispezione ministeriale nell’inceneritore per cui nulla di ufficiale si sa ancora sulla regolarità o meno delle attività dell’impianto effettuate in questi ultimi giorni. Oggi pomeriggio c’è stata una nuova ispezione. Stavolta i carabinieri del NOE sono entrati nella struttura del Pantano insieme con i tecnici dell’Arpac, l’Agenzia per la protezione ambientale. Si trovano ancora all’interno. Nelle prossime ore se ne saprà di più.