Gli inizi del “900 portano diverse novità. Cresce l”attenzione verso la cultura e le arti. C”è interesse verso la lirica e le lettere. A Firenze, intanto, apre il primo Cinema:
Di Ciro Raia
Nel campo della cultura e delle arti, l”inizio del secolo segna il trionfo della lirica. Proprio agli albori del secolo, il 14 gennaio, al teatro Costanzi di Roma, c”è grande attesa per la prima della Tosca di Giacomo Puccini. Un grandioso omaggio è tributato, poi, in tutti i teatri italiani alle opere dello stesso Puccini ed a quelle di Giuseppe Verdi, Pietro Mascagni e Richard Wagner.
Intanto nei teatri si perfezionano nuovi percorsi centrati sulla famiglia borghese; nascono i primi tentativi di teatri stabili. Al teatro Valle di Roma riscuote grande successo l”attore Ermete Novelli. Non minor successo arride al commediografo Giuseppe Giacosa ed all”attore Ermete Zacconi. Per non parlare, poi, dell”arte sprigionata dalla divina Eleonora Duse, la musa ispiratrice di D”Annunzio.
Nel campo delle lettere, a raccontare la vita di tutti i giorni o a dare voce alle istanze di progresso e di rinnovamento, ci sono Antonio Fogazzaro (“Malombra”, “Piccolo mondo antico”, “Piccolo mondo moderno”, “Il Santo”), Giovanni Pascoli (“Myricae”, “Canti di Castelvecchio”, “Poemi conviviali”), Benedetto Croce (“Storia d”Italia”, “Storia del Regno di Napoli”, “Storia d”Europa del secolo XIX”) e Grazia Deledda (“Elias Portolu”, “Canne al vento”, “Marianna Sirca”).
A Firenze, nel 1900, a distanza di cinque anni dall”invenzione dei fratelli Lumière, si apre la prima sala cinematografica stabile, la Edison. C”è molta diffidenza ed il pubblico stenta ad affollarla: teme il buio ed i malintenzionati. In ogni caso, l”accesso alla sala oscura non si addice alle donne perbene, anche se accompagnate da mariti o fidanzati!
Solo nel 1905, però, si gira La presa di Roma, il primo film a soggetto del cinema italiano. Il regista, Filoteo Alberini, attraverso la macchina da presa, racconta la conquista risorgimentale di Roma e la presa di Porta Pia.
I governi, in ogni caso, sono subito attenti a che non siano turbate le coscienze degli spettatori. Al popolo che affolla le sale cinematografiche, infatti, bisogna evitare la visione di “famosi fatti di sangue, di adulteri, di rapine e altri delitti, rendendo odiosi i rappresentanti della pubblica forza e simpatici i rei; con ignobili eccitamenti al sensualismo, provocati da episodi nei quali la vivezza delle rappresentazioni alimenta immediatamente le più basse e volgari passioni, ed altri da cui scaturisce un eccitamento all”odio tra le classi sociali ovvero un”offesa al decoro nazionale”.





