Le cause della crisi che stringe nella morsa lavoratori e famiglie non sono solo finanziarie ed economiche. Vanno ripensati mercato e modello di sviluppo.
Di don Aniello Tortora
La crisi economica, dicono, è appena iniziata. Alcuni tragificano la situazione, altri non la vogliono vedere, altri, ancora, chiedono agli italiani di non lamentarsi. Bankitalia dice che il Prodotto interno lordo va giù del 2,6 per cento, il Censis rileva che gli italiani consumano di meno, a febbraio le ore di cassa integrazione sono aumentate 5 volte tanto e, secondo gli esperti, saranno destinate ad aumentare sempre di più. In giro c”è tanta paura e tantissime famiglie, con la drammatica prospettiva di tanti licenziamenti, vivono ore di ansia e disperazione.
L”appello, bellissimo, di papa Benedetto XVI per i lavoratori e le famiglie (soprattutto per i “nostri” della FIAT di Pomigliano) lanciato all”Angelus della prima domenica di Quaresima, e le iniziative della Chiesa, nascono dalla convinzione che questa crisi sarà dolorosa per tutti e drammatica per molti, soprattutto per le famiglie monoreddito, con un lavoro precario e con figli a carico.
La Chiesa non si limita ad erogare somme, perchè la Chiesa non propone ammortizzatori sociali alternativi. Ma indica alla politica, innanzitutto, ma alla società intera, in tutte le sue componenti, delle priorità ed un percorso di sobrietà e di solidarietà.
La Chiesa invita alla riflessione profonda e a cambiare stile di vita: le cause più profonde di questa crisi non sono solo economiche o finanziarie, ma soprattutto di ordine etico e morale.
È in fortissima discussione il modello di sviluppo e il mercato che non può e non deve più emarginare i più poveri e i più deboli. È necessario porre fine a questo liberismo sfrenato, selvaggio e senza regole, dove i più ricchi diventano sempre più ricchi e i più poveri sempre più poveri. Già Giovanni Paolo II, nella sua grande lungimiranza profetica diceva che oggi bisogna “globalizzare la solidarietà“. La Chiesa chiede, se si vuole uscire dalla crisi, alla politica, alle banche, alle imprese, al mondo della finanza, di attuare una parola-chiave: Condivisione.
Il mondo economico non può più perseguire il solo mito dell”efficienza e del profitto, ma avere come scopo il Bene Comune, di tutti e di ciascuno.
Sono questi i motivi “evangelici” che hanno spinto il Vescovo di Nola, i parroci e l”intera comunità diocesana e cittadina a “scendere in campo” per difendere il lavoro a Pomigliano. La partecipazione è stata corale da parte di tutta la città. Non possiamo e non dobbiamo permetterci il lusso di perdere uno dei pezzi più gloriosi della nostra storia industriale, volano di sviluppo e di lavoro per tante persone del nostro hinterland, compreso l”indotto.
Commoventi e sentite sono state le parole del nostro Vescovo alla conclusione della manifestazione in Piazza Primavera: “Ascoltate il grido di questa gente, non vi chiede nè oro nè argento, vi chiede solo lavoro. Non scaricate questa crisi sui poveri operai. La Chiesa vi starà sempre vicina“.
Ma il Vescovo non si è fermato qui. Ha preso carta e penna e ha inviato una lettera-appello al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e all”Amministratore delegato Fiat Sergio Marchionnne.
Al Presidente, che era già intervenuto, il vescovo ha chiesto di fare quanto è nelle sue possibilità per scongiurare il pericolo-chiusura fabbrica, visto il suo amore per la “sua” Napoli.
A Marchionne ha scritto così: “Io non sono nè un politico nè un economista, ma come uomo e come Pastore di un gregge “ferito” mi domando: il mercato è proprio tutto? È l”economia per l”uomo o l”uomo servo del profitto? Il futuro di Pomigliano non può essere lasciato solo nelle mani del mercato che non va demonizzato va è esso stesso a sevizio della persona umana. È proprio impossibile garantire una nuova missione produttiva capace di “condizionare” lo stesso mercato?“.
Infine, l”urlo: “La prego, salvi Pomigliano!”.
E l”impegno della Chiesa continua, per affermare che l”attenzione all”uomo è la priorità della Chiesa e deve essere priorità per la politica, per la finanza, per l”economia, per la società intera.
Con la sua Presenza, la Chiesa di Nola ha Denunciato e, contemporaneamente, Annunciato.






