PILLOLE DI “900. L’ITALIA STRETTA TRA CENSURA E MODERNITÁ

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Gli anni che vanno dal 1950 al 1960 ci fanno conoscere un Paese vivo culturalmente ma pressato da una visione moralistica, che vede nella Chiesa la mente e nella Dc il braccio.
Di Ciro Raia

Il decennio si chiude facendo registrare alcuni gravi lutti. Due tragedie, infatti, segnano la nazione. Il 26 luglio 1956, al largo della costa di Nantucket, nel Massachusset, affonda il transatlantico italiano Andrea Doria, dopo uno scontro con la nave svedese Stockholm; si contano oltre 50 morti. L”8 agosto, poi, dello stesso anno, nella miniera di carbone di Marcinelle, presso Charleroi, in Belgio, muoiono 262 minatori; 139 sono italiani.

Il 9 ottobre 1958 viene a mancare il papa Pio XII. Il conclave dei cardinali, alla terza votazione –quella del 28 ottobre- elegge al soglio di Pietro il cardinale Angelo Giuseppe Roncalli, che prende il nome di Giovanni XXIII. Il nuovo pontefice, da molti definito “pontefice di transizione”, si rivela, invece, pastore di grande attivismo e di innate doti diplomatiche.

All”Italia sono assegnati tre premi Nobel: uno (1957) è per lo scienziato Daniele Bovet, per le ricerche condotte sui sulfamidici e i curari sintetici; gli altri due (1959) sono per il fisico Emilio Segre ed il poeta Salvatore Quasimodo. Specie nel campo della letteratura, però, è un fiorire di autori e di successi: Vasco Pratolini (Metello), Leonardo Sciascia (Le parrocchie di Regalpietra), Carlo Emilio Gadda (Quer pasticciaccio brutto de via Merulana), Vitaliano Brancati (Paolo il caldo), Elsa Morante (L”isola di Arturo), Italo Calvino (Il barone rampante), Pier Paolo Pasolini (Le ceneri di Gramsci), Giuseppe Tomasi di Lampedusa (Il Gattopardo).

Il regista Federico Fellini vince 2 premi Oscar con i film: “La strada” (1954) e “Le notti di Cabiria” (1957), interpretato, quest”ultimo, da Giulietta Masina ed Amedeo Nazzari. Ma nel cinema, dove, con la pellicola “Senso” del regista Luchino Visconti, si assiste al passaggio dal neorealismo al realismo, gli occhi sono puntati su una giovane attrice napoletana, Sophia Loren, protagonista del film “Era lui:sì:sì”.. I successi cinematografici cozzano, in ogni caso, con la rigorosa visione della morale che ha la Chiesa e che trova nella DC un prezioso alleato. Non a caso il capo dell”Ufficio Centrale per la Cinematografia, il giovane deputato Giulio Andreotti, esercita una severa censura su tutti i film e fa eliminare tutto quanto potrebbe offendere la pubblica decenza (dalle scene di intimità sessuale a quelle condite di innocenti licenziosità).

Anche gli autori dei testi teatrali, i giornalisti ed i curatori delle trasmissioni radiofoniche sono costretti a soggiacere al vaglio censorio: bisogna, nella stesura di ogni copione, avventurarsi in acrobazie linguistiche e parlare di “interruzione della maternità” al posto di “aborto”, di “insano gesto” per “suicidio”, di “petto” per “seno”, di “componente” per “membro” (del Parlamento o di una banda), di “espansione sentimentale” per “coito”.

E così il primo mezzo secolo si chiude, mentre il festival di Sanremo battezza Domenico Modugno “mister volare”, per la sua canzone “Nel blu dipinto di blu”. Ma il paese si infervora anche per le discussioni sulla legge Merlin, riguardante la chiusura delle case di tolleranza, e per il misterioso assassinio di Maria Martirano -moglie del geometra Giovanni Fenaroli-, della cui morte è accusato lo stesso marito, che solo alla scomparsa della consorte (anche in caso di morte violenta) avrebbe potuto riscuotere una sostanziosa polizza assicurativa.

Intanto, la cultura diventa un genere fisso nella programmazione televisiva: sono nati, infatti, gli appuntamenti con la novella e le letture affidate alle voci di Giorgio Albertazzi, Vittorio Gassman, Arnoldo Foà. Grande successo anche per Alessandro Cutolo –ordinario di storia medievale all”Università di Roma- che, col programma “Una risposta per voi” (1954-1968), si impone come uno dei massimi divulgatori culturali della televisione italiana.

C”è un gioco, che affascina tutti gli italiani: è l”hula-hoop. Si tratta di un ampio cerchio, che deve essere fatto girare attorno al corpo, quanto più tempo è possibile e senza farlo cadere; spesso, anche a ritmo della musica.
Belle pagine sono scritte nelle discipline sportive. Sia ai giochi olimpici di Helsinki (1952) che a quelli di Melbourne (1956) l”Italia conquista 8 medaglie d”oro.
Fausto Coppi (1953) ed Ercole Baldini (1958) si fasciano del titolo di campioni del mondo di ciclismo su strada.

Gli scalatori Achille Compagnoni e Lino Lacedelli conquistano la vetta del K2.
Un grande sciatore, Zeno Colò, vince le olimpiadi invernali di Oslo (1952), nello stesso anno in cui il pilota Alberto Ascari, a bordo della Ferrari, vince il campionato mondiale di Formula 1.
(Fonte foto: Rete Internet)

LA CHIUSURA DELLE CASE CHIUSE

LA RUBRICA

LA DEGENERAZIONE DELLA VITA PUBBLICA DI NAPOLI. UNA STORIA GIÁ VISTA

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Nel 1901 il senatore Giuseppe Saredo, dopo pochi mesi di osservazione, aveva subito individuato cos”era la camorra e di chi fosse la responsabilità del suo strapotere. Impressionante attualità con quanto accade oggi.
Di Amato Lamberti


I fatti di Castellammare e le reazioni che sono seguite mi hanno fatto venire in mente i risultati dell”inchiesta Saredo, del 1901, sulle amministrazioni del Comune di Napoli e della Provincia di Napoli. Sulla comprensione del fenomeno camorra, invece di fare passi avanti abbiamo fatto enormi passi indietro e questo grazie a tanti scrittori, giornalisti, magistrati, studiosi che hanno focalizzato la loro attenzione sulle gesta di criminali trasformati in una sottospecie di eroi del male da combattere solo con le armi della repressione militare.

Al senatore piemontese Giuseppe Saredo bastarono pochi mesi di attenta osservazione per capire cos”era la camorra e di chi fosse la responsabilità del suo strapotere. A noi che viviamo in questa realtà non è bastato un secolo di osservazione quotidiana per dare una spiegazione al fenomeno. Ma tutto forse dipende dal fatto che molti rifiutano di mettersi davanti a uno specchio. Sentite cosa diceva, ripeto nel 1901, il senatore Saredo, presidente della Commissione Parlamentare d”inchiesta sui mali di Napoli e sulla degenerazione della sua vita pubblica: “Il male più grave, a nostro avviso, fu di aver fatto ingigantire la camorra, lasciandola infiltrare in tutti gli strati della vita pubblica e per tutta la compagine sociale invece di distruggerla, come dovevano consigliare le libere istituzioni.”

La camorra non era quindi un problema di criminalità ma di pubbliche amministrazioni e di funzionamento della società. Tanto è vero che, aggiunge Saredo: “In corrispondenza quindi della bassa camorra originaria, esercitata sulla povera plebe in tempi di abiezione e di servaggio, con diverse forme di prepotenza si vide sorgere un”alta camorra, costituita dai più scaltri ed audaci borghesi. Costoro, profittando dell”ignavia della loro classe e della mancanza in essa di forze di reazione, in gran parte derivanti dal disagio economico, ed imponendole la moltitudine prepotente ed ignorante, riuscirono a trarre alimento nei commerci e negli appalti, nelle adunanze politiche e nelle pubbliche amministrazioni, nei circoli, nella stampa”.

La camorra è quindi la causa della degenerazione della vita pubblica a Napoli, ma non a causa dei soggetti più deboli e marginali bensì a causa di coloro che costituivano la classe dirigente, la borghesia dei commerci, delle imprese e delle professioni, comprese quelle cosiddette liberali. Il quadro della vita politica e amministrativa della città e della provincia di Napoli che il senatore Saredo ci restituisce è di impressionante attualità:

“Collo sviluppo della camorra, la nuova organizzazione elettorale a base di clientele, di servizi resi e ricambiati in corrispettivo del voto ottenuto, sotto forma di protezione, di assistenza, di consiglio, di raccomandazione, rese possibile anche lo sviluppo della classe dei faccendieri o intermediari:Dall”industriale ricco, che voglia aprirsi la strada nel campo politico od amministrativo, al piccolo commerciante, che debba richiedere una riduzione d”imposta; dall”uomo d”affari che aspiri ad una concessione, all”operaio che cerchi il posto in una officina; dal professionista desideroso di una clientela d”un istituto o d”un corpo morale, a colui che cerchi un piccolo impiego; dal provinciale che viene a Napoli per fare acquisti, a quello che deve emigrare per l”America; tutti trovano dinnanzi a loro un”interposta persona e quasi tutti se ne servono”.

Un quadro che tutti noi ben conosciamo e al quale siamo talmente abituati da considerarlo quasi naturale, oltre che necessario per raggiungere gli scopi che ci prefiggiamo. Ci meraviglieremmo anzi se il consigliere comunale, provinciale, regionale o il politico nazionale non fossero disponibili ad accogliere le richieste e a soddisfarle, naturalmente in cambio di sostegno elettorale ma anche economico, perchè come ben si sa, la politica costa.

Nessuno pensa che è questa la camorra, vale a dire la forma della politica in Campania e nel Mezzogiorno. Una forma della politica che ci condanna all”arretratezza e al sottosviluppo, talmente generalizzata sia in quelli che fanno politica che in quelli che la subiscono, da non essere neppure più avvertita come una anomalia o una perversione della politica. Se provi a contestarla, ti guardano con sufficienza e, quando va bene, al massimo ti dicono: ” è la politica, bellezza”.
(Fonte foto: Rete Internet)

LA RUBRICA

“L’ADOLESCENTE SI ESPRIME SOPRATTUTTO SE SCRIVE”

Dentro e fuori le aule si faccia in modo che l”adolescente trovi lo spazio per narrare sè, per realizzare la sua storia. È in questo modo che si mette in discussione e opera scelte.
Di Annamaria Franzoni

Dopo essere stata prevalentemente “una maestra a righe” (è così che i bambini denominano l”insegnante delle discipline linguistico-espressive), sono divenuta Professoressa d”Italiano: in pratica il mio interesse e la mia attività è stata rivolta, per ormai diversi decenni, alla pratica della lettura e della scrittura nella formazione di bambini, prima, di adolescenti, poi.

Da sempre quindi, come ogni docente, di qualsivoglia disciplina, mi sono impegnata ad attivare un processo di produzione legato alla padronanza di abilità tecniche nell”uso della lingua per far sì che il giovane educando realizzasse un rapporto creativo con il mondo esterno e tale processo sviluppasse conoscenza.

È certamente la scrittura il dispositivo formativo che consente ai nostri adolescenti di fare tesoro del loro quotidiano, di fare esperienze, che accompagnano il passaggio “dal fare esperienza all”avere esperienza” (Jedlowski 1994) e che permette, quindi di indirizzare la familiarità con la attività scolastico/formativa verso un saper fare meglio, un essere più a proprio agio, in un clima di peer collaboration, anzichè verso la meccanicità e l”automatismo.

Solo se l”adolescente scrive in prima persona, si esprime con tutto se stesso, si implica, prende la parola, sperimenta rapporti sociali, rimette in discussione se stesso e opera scelte.
Il nostro giovane scrittore gioca con le parole e nel contempo si appropria della scrittura e della lingua in un agito che gli offre la possibilità di sperimentare un”attività nella quale apprendimento e creazione procedono affiancate.

In tale processo la scrittura compie una funzione espressiva, genera un”opportunità di scambio liberatorio e mette in lavorazione le proprie esperienze rendendo il narratore presente a se stesso e artefice di una consapevolezza nuova .

Ecco perchè io credo che dentro e fuori le aule l”adolescente debba trovare o debba essere invitato a trovare spazi di narrazione del sè, che possano aiutare il nostro a realizzare la sua storia, la sua memoria storica senza la quale egli non può esistere: i testi scritti che pongono le basi di un buon tema o saggio breve è necessario che scaturiscano da emozioni forti generate da un io interiore, oppure da situazioni forti fisicamente o emotivamente sperimentate e solo dopo si passerà alla pratica di stili, generi e forme testuali diverse.
(Fonte foto: Rete Internet)

I GIOVANI DELLA FOCSIV IN CAMPANIA E AD ACERRA DAVANTI ALL’INCENERITORE

Cento giovani dell”associazionismo cattolico riuniti da Focsiv per parlare di lotta alla povertà e sostenibilità ambientale. Dal 15 al 18 ottobre.
Di don Aniello Tortora

Le meraviglie del capoluogo partenopeo, ma soprattutto le problematiche ambientali legate al territorio campano, saranno il punto di partenza per il Laboratorio Giovani organizzato da Volontari nel mondo – FOCSIV, dal titolo “Crea un clima di giustizia“. Il laboratorio si inserisce all”interno della Campagna Internazionale “Poverty and Climate Justice“, promossa da CIDSE e Caritas Internationalis, che la FOCSIV porta avanti come membro italiano attraverso numerose iniziative.

Dichiara Sergio Marelli, Direttore generale della FOCSIV: “Nel Laboratorio vorremmo far fare esperienza ai nostri giovani di quanto Paolo VI comprese chiaramente, come indicato da Papa Benedetto XVI nella Enciclica Caritas in veritate e cioè “come la questione sociale fosse diventata mondiale [25] e colse il richiamo reciproco tra la spinta all”unificazione dell”umanità e l”ideale cristiano di un”unica famiglia dei popoli, solidale nella comune fraternità””.

In questa occasione verrà offerta a più di 100 giovani, la possibilità di vivere in modo attivo e contestualizzato tre appuntamenti che negli stessi giorni animano lo scenario internazionale: la IV Giornata per la Salvaguardia del Creato, la Giornata Mondiale di Lotta alla Povertà e la Giornata Missionaria Mondiale.
Ai partecipanti verrà offerta l”opportunità di vivere uno tra gli otto itinerari di immersione proposti nel territorio campano; dai luoghi dell”alluvione di Sarno a quelli del terremoto di Conza, dalla discarica di Serre ai siti per la produzione di energia rinnovabile, dalle oasi naturalistiche degli Astroni, alle terre riscattate dalla camorra di Castelvolturno, dai siti archeologici fino ai centri d”accoglienza per gli immigrati.

Gli stimoli offerti dall”esperienze vissute sul terreno, porteranno i giovani coinvolti a riflettere sulle problematiche ambientali, fino ad affrontare gli effetti globali che il cambiamento climatico produce in modo particolare nei paesi del sud del mondo.
Proprio per dare risalto a questi eventi, le giornate di Venerdi 16 e Sabato 17 sono state il momento centrale del Laboratorio, aprendo le porte alla cittadinanza e ospitando alcune iniziative estremamente significative per il territorio campano. Venerdì 16 ottobre presso la casa dell”umana accoglienza in Acerra è stato presentato ai ragazzi il documentario Biutiful Cauntri, con gli interventi conclusivi di don Aniello Tortora (Ufficio problemi sociali e lavoro, salvaguardia del creato della diocesi di Nola) e del dott. Tommaso Esposito (Comitato per la difesa del territorio di Acerra).

Sabato 17 ottobre S. E. Mons. Salvatore Giovanni Rinaldo, Vescovo di Acerra,ha presiedutoun momento di riflessione presso il termovalorizzatore della città, con la partecipazione di Sergio Marelli, Direttore generale della FOCSIV, Don Gianni Cesena – Direttore Ufficio Nazionale Cooperazione Missionaria tra le Chiese della Conferenza Episcopale Italiana e Direttore Nazionale di Missio e dei responsabili degli Uffici CEI della Regione Campania. Come gesto simbolico di speranza e riconciliazione, sarà piantato un albero d”ulivo. Scopo dell”azione è quello di promuovere la costituzione di un osservatorio indipendente rispetto a chi ritiene valido il termovalorizzatore e chi invece nutre preoccupazioni verso di esso. L”osservatorio, inoltre, dovrà essere riconosciuto dalle istituzioni pubbliche come organismo garante della qualità dei controlli e della generale situazione ambientale del territorio al fine di generare un clima di fiducia. L”obiettivo della mobilitazione, inoltre, è quello di richiamare l”attenzione sulle vere cause di un”eccessiva produzione di rifiuti, quali abitudini di consumo “usa e getta” e la mancanza di un”attenta e capillare politica ambientale che incentivi la raccolta differenziata.

Un”altra iniziativa è stata la tavola rotonda “Locale è globale: fai una scelta di stile: scegli la giustizia”, promossa da FOCSIV in collaborazione con l”Arcidiocesi di Napoli, presso l”Auditorium Arcivescovile. L”autorevole presenza di S. E. Cardinal Crescenzio Sepe, Arcivescovo di Napoli, Don Gianni Cesena – Direttore Ufficio Nazionale Cooperazione Missionaria tra le Chiese della Conferenza Episcopale Italiana e Direttore Nazionale di Missio, dell” On. Rosa Russo Iervolino, Sindaco di Napoli, dell” On. Luigi Cesaro, Presidente della Provincia di Napoli, e del Sen. Luigi Bobbio, Capo di Gabinetto del Ministero della Gioventù mostra la mole dello sforzo con cui FOCSIV intende rilanciare l”impegno contro la povertà e per la custodia del creato.

I giovani del laboratorio hanno presentato gli elaborati sviluppati sulla base dell”esperienza nelle visite d”immersione nei luoghi dell”alluvione e del terremoto, nelle discariche, nei siti per la produzione di energia rinnovabile, nelle oasi naturalistiche, nelle terre riscattate dalla camorra, nei siti archeologici, nei centri d”accoglienza per gli immigrati e di aggregazione giovanile.
Ha concluso l”incontro Sergio Marelli, Direttore Generale di Volontari nel mondo – FOCSIV.

PILLOLE DI “900. L’ITALIA DEGLI ANNI “50

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Nel Bel Paese cominciano ad affermarsi mezzi e costumi che contrastano col clima paludato fino a quel momento dominante. Radio, televisione, auto, scandali e storie intriganti tracciano la strada dell”Italia che verrà.
Di Ciro Raia

Gli anni “50 si caratterizzano anche per avvenimenti che segnano profondamente la vita culturale e sociale del paese.

L”ultimo sabato del mese di agosto del 1950, si suicida Cesare Pavese. Ha solo 47 anni; ha scritto, tra l”altro, “La luna e i falò”, “Dialoghi con Leucò”, “Lavorare stanca”; è stato il traduttore dall”inglese del romanzo Moby Dick (di Melville). Lascia un solo messaggio: “Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi”.

La radio Rai, nel gennaio del 1951, si collega, per la prima volta col Salone delle Feste di Sanremo, dove inizia una gara di canzoni. In sala c”è un pubblico abbastanza tiepido; i giornalisti sono pochi e distratti. Vince la cantante bolognese Nilla Pizzi con la canzone “Grazie dei fiori”. Il presentatore della serata è Nunzio Filogamo, che saluta il pubblico con una formula poi diventata famosa: “Miei cari amici vicini e lontani, buonasera ovunque voi siate. Dal salone delle feste del casinò di Sanremo, il festival della canzone italiana”.

Si ingigantisce la leggenda sportiva di Fausto Coppi. Nel 1952, infatti, il “grande airone” vince per la seconda volta il Giro d”Italia ed il Tour de France. Celebre è l”esordio di una radiocronaca di Mario Ferretti all”arrivo di una tappa alpina: “Un uomo solo al comando. La sua maglia è bianco celeste, il suo nome è Fausto Coppi”. Ma di Coppi si parla anche per la sua vita privata. Sui palchi dei suoi trionfi sportivi compare, infatti, sempre più assiduamente la “dama bianca”, Giulia Occhini, una donna sposata, per amore della quale il campione abbandona la famiglia e si lascia processare e condannare per adulterio. Una posizione molto forte per un paese codino di metà secolo, appena uscito dalle celebrazioni dell”Anno Santo!

Un avvenimento di cronaca sconvolge ed appassiona tutto il paese: l”affaire Montesi. Si tratta di una giovane donna, Wilma Montesi, che viene trovata morta sulla spiaggia di Torvaianica. Le indagini portano ad un giro di festini a base di droga a cui avrebbe partecipato anche Piero Piccioni, figlio di Attilio, notabile democristiano e Ministro degli Esteri.

Ma, invero, la capitale resta a lungo sotto la luce dei pettegolezzi. Anna Maria Moneta Caglia, chiamata il “Ciglio nero”, accusa la città capitolina di esser sede di orge, traffico di droga, festini proibiti con la partecipazione di insospettabili personaggi cattolici e politici. Rincara la dose Pio XII, che attacca il governo Segni, accusandolo di non tutelare la moralità nella capitale. Sui muri della città eterna, infatti, sono appena apparsi i manifesti pubblicitari dei film, che mostrano il fondoschiena di Marisa Allasio ed il seno di Brigitte Bardot!

Altro grande avvenimento che segna la vita culturale e sociale del paese è la nascita della televisione. Sin dal 1954, infatti, si avviano le prime trasmissioni televisive dagli studi di Corso Sempione, a Milano. I teleabbonati sono poco più di 100.000 ed il segnale di ricezione non supera l”area compresa nella Pianura Padana. Le trasmissione più seguite sono il Telegiornale ed il varietà “Mari, monti e fantasia” con Raffaele Pisu, Antonella Steni, Elio Pandolfi e Nicoletta Bruno.

Poi, nel 1955, nasce “Lascia o Raddoppia”, un telequiz presentato da Mike Bongiorno. La trasmissione, che va in onda il giovedì sera, ha il potere di unire le famiglie italiane davanti alla televisione e di incidere sullo sviluppo unitario della lingua italiana. Sui partecipanti al telequiz condotto da Bongiorno si scatena un vero tifo; le polemiche non si contano; come non si contano le lacrime versate per le sconfitte o per le storie private di alcuni concorrenti.

Dopo un paio d”anni alla televisione si impongono “Carosello” ed il “Musichiere”. Il primo programma si compone di una serie di piccoli episodi, che approdano alla pubblicità di vari prodotti di consumo. Il secondo programma, invece, diventa il varietà più seguito del sabato sera ed è condotto da Mario Riva (foto). Nel 1959, infine, è la volta di “Canzonissima”, uno spettacolo di teatro leggero e spazi canori, affidato alla conduzione di Nino Manfredi, Delia Scala e Paolo Panelli.

Eppure l”Italia, sul piano della liberalizzazione dei costumi, non sembra fare passi avanti: una disposizione del Ministero degli Interni, per esempio, vieta alle bagnanti di usare il “due pezzi”. In compenso, però, avanza la strumentazione moderna. Dall”America arriva il juke-box. La nuova macchina canora invade spiagge, bar e club. Tramontano le melodie e gli interpreti eleganti; furoreggiano gli urlatori con gli abiti attillati, i camiciotti neri e le scarpe a punta stretta. Il ritmo è un coinvolgente rock and roll italiano. Comincia l”epoca dei primi successi di Mina e Adriano Celentano.

A fine anni “50, nel mondo dei motori, si battezzano la nuova Fiat 500 e la mitica Fiat 600, due utilitarie dal prezzo molto contenuto. Un litro di benzina super costa 152 lire!

(Fonte foto: Rete Internet)

I COSTUMI DELL”EPOCA

LA RUBRICA

IL BENE COMUNE, LE ISTITUZIONI E:LE COZZE

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Di bene comune non si può parlare, chi lo fa è mal visto o considerato un poco di buono, un perditempo. Eppure, le nostre città sono rovinate proprio perchè quel bene comune viene quotidianamente ignorato.


Caro Direttore,
domenica scorsa, i maggiori quotidiani italiani hanno pubblicato una pagina, a pagamento, contenente un appello ai candidati per la segreteria nazionale del PD, a tutti gli amministratori della cosa pubblica e ai cittadini di buona volontà. Il cuore dell”appello si avvitava attorno ad un concetto (o a un grido di dolore) chiarissimo: “L”Italia sta soccombendo sotto la mancanza di legalità e del rispetto del bene pubblico. La questione morale si impone alle nostre coscienze”.

L”Italia sta soccombendo ma si intende che stanno soccombendo le città, i paesi, i più sperduti villaggi, ogni piccola realtà. Perchè trionfa l”egoismo, l”interesse, il calcolo, il vantaggio. L”altruismo, la solidarietà, il pensiero plurale restano ancora concetti duri da digerire. Specie dalle nostre parti, dove molti amministratori della cosa pubblica siedono sugli scranni istituzionali per discendenza familiare, per appartenenza a clan di potere, per investitura di partiti-famiglia, di partiti-fai da te, di partiti-espressione di interessi di bottega.

Se si rovista nella nomenclatura locale (cittadina, provinciale e regionale) ci sono esempi illuminanti di “rappresentanti del popolo” (è solo un eufemismo!), che hanno ricoperto e ricoprono cariche istituzionali, perchè in quel posto già c”era stato magari il nonno, perchè quel posto era stato come un appannaggio di famiglia (spesso, il mantenimento dell”appannaggio ha giustificato anche cambi repentini di magliette [credo si dica trasformismo]), perchè l”occupazione di quel posto ha rappresentato e rappresenta il voto da sciogliere in memoria di un familiare, un padrino o un compagno di infanzia (ma anche di giochi, di avventure o solo di merende).

“La corruzione nella sola pubblica amministrazione costa a ogni cittadino 1000 euro all”anno:non sono i terremoti, le alluvioni o i vulcani a uccidere i nostri concittadini, è la corruzione a farlo”. Caro Direttore, com”è mutato il significato di bene comune! E guai a parlarne! Se ti scappa, infatti, il sostantivo “bene” accompagnato dall”aggettivo “comune” è come se ti fosse scappata una bestemmia, un”eresia, una maledizione. Perchè nell”immaginario collettivo, ormai, il “bene comune” è una sorta di traduzione del “male comune” e chi si ostina a parlarne, di volta in volta, a seconda degli umori e degli interessi dell”interlocutore, è catalogato o tra gli utopisti e gli idealisti (definizione buonista) o tra gli incapaci ed i deboli da cui difendersi (definizione malista, ma di senso corrente!). Ed, allora, tutto va a rotoli.

Il territorio è continuamente sottoposto al massacro, le istituzioni vivono di ciò che invia la società, i politicanti guazzano nel mare magnum della superficialità, della supponenza, dell”ignoranza, dell”illegalità. Non è possibile, però, che le colpe siano sempre da una sola parte. Nel 1973, quando Napoli e la Campania soffrirono dell”epidemia del colera, Eduardo De Filippo, immaginò che un tribunale avesse istruito un processo alla cozzeca (cozza, mitilo), rea di aver propagato il bacillo del morbo epidemico. Immaginò, inoltre, Eduardo, che al termine del dibattimento, chiamata a discolparsi, la cozzeca avesse risposto: “Là sotto [nelle profondità del mare], presidè, pare l”inferno. Chello c”arriva, “a cozzeca se mangia. Si arriva merda, arriva dall”esterno”. Proprio come nelle istituzioni!

Eppure, Direttore, c”è tanta gente, che, in silenzio, si impegna a favore degli altri, tutela l”ambiente, fa volontariato, ma vuole stare in disparte, nascosta, perchè pensa, magari, che non sta veramente lavorando per il “bene comune” ma solo per l”affermazione di un proprio bisogno. “Guai a dire alla gente che è meglio di come è dipinta ed essa si dipinge. Che, anche se non lo vuole ammettere, se non vuole sentir parlare: contribuisce al “bene comune”. Guai. Penserebbe che la prendi in giro. Peggio: che la insulti e intendi metterla in cattiva luce” (Ilvo Diamanti, “Sillabario dei tempi tristi”, Feltrinelli, 2009).

Direttore, l”appello a cui inizialmente ho fatto riferimento si concludeva così: “se gli italiani non reagiranno, presidiando la legalità e pretendendo il cambiamento, l”Italia non si risolleverà”. Io ci credo. Però, prima di salutarti, ti voglio raccontare un altro paio di cose. La prima è una storia riferitami da una mia amica preside. Mi ha detto che un genitore le ha telefonato; era agitato ed incazzato, perchè in classe del figlio c”era un”alunna araba, che indossava il velo islamico. “Vergognatevi”, ha detto il genitore alla mia amica preside, “la dovete mettere immediatamente fuori, la dovete cacciare dalla scuola. Quell”alunna è sporca, porta malattie, la sola vicinanza insudicia i nostri figli”.

La seconda cosa, invece, appartiene al mio quotidiano. Come ben sai, mi capita, spesso, di girare l”Italia, in lungo e in largo, per alcune mie attività professionali, e –di conseguenza- di conoscere persone nuove. Sovente, all”atto delle presentazioni, mi sento ripetere come un ritornello: “Ah, Raffaele Scarpone! Uno con un nome così deve essere per forza un meridionale!”. Come se avessi un marchio d”infamia, un”etichetta, un numero sulla divisa.

Direttore, dici che i fatti ultimi non sono attinenti con la premessa? Che nonostante l”esistenza di certi individui, c”è sempre la possibilità che le cose possano cambiare (in meglio, ovviamente)? Va bene, io di te mi fido e, fiducioso, aspetto.

I GRANDI COMPITI DELLA FAMIGLIA

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È vero, l”umana società è fondata sulla famiglia però è proprio lì, in quel contesto, che nascono e maturano crisi e disagi, capaci di segnare le persone nella buona o nella cattiva sorte.
Di Silvano Forcillo

Secondo il rapporto Eures-Ansa relativo al 2009, la famiglia è l”ambito principale in cui maturano gli omicidi-suicidi: il 91,6% dei casi, a fronte dell”8,4% riferibile ad altri contesti (disagio mentale, vicinato, vendette, incidenti di moto, o auto ecc.). Così vandalismo e baby-gang diventati, ormai, problemi quotidianamente presenti nelle principali cronache nere, vedono i genitori come la causa principale di questi fenomeni. Infatti, le baby-gang sono formate, per la maggior parte dei casi, da ragazzi con una situazione, affettiva, familiare, abitativa ed economica molto difficile, nella quale, spesso sono abbandonati a loro stessi, senza nessuna guida, e senza un significativo e autorevole punto di riferimento, cui riferirsi o ispirarsi, per potere vivere al meglio la più delicata, ma importantissima tappa dello sviluppo della “Persona”: l””adolescenza”.

Non affronterò queste dolorose e preoccupanti problematiche da “esperto” nel senso comune del termine, cioè di colui che sa tutto e dispensa le giuste soluzioni, ma ne parlerò, invece, come “esperto” nel senso di colui che si è trovato ad affrontare negli anni numerose problematiche legate alla famiglia, al dolore, al pericolo e agli innumerevoli rischi che corrono oggi, più di prima, gli adolescenti.

Un”esperienza maturata nel corso di trent”anni, svolgendo l”attività di sociologo, psicologo, psicoterapeuta e docente, come già avete avuto modo di leggere nell”intervista fattami da Luigi Pone su “ilmediano.it” e che qui ringrazio per la fiducia accordatami nel riservarmi una rubrica, che mi metta a diretto contatto con voi lettori, per condividere la forte e prepotente voglia di dare risposte concrete ai tanti problemi ancora irrisolti del mondo della famiglia, della scuola, dei giovani, delle relazioni interpersonali.

Cosa ci ha portato ad assistere impotenti e rassegnati a questi atti criminosi e a questi efferati delitti, consumati all”interno delle famiglie e, al di fuori di esse, perpetrati da giovani e adolescenti? L”avere creato una società del consumare, del fare e dell”agire, questa è sicuramente una delle principali cause che possono spiegare l”esistenza di questi aberranti fenomeni. Non vi è dubbio che l”agire, il fare, il consumare e il possedere tutto e subito, hanno preso il posto della “tristezza” e della capacità di provare sensazioni ed emozioni; con il fare, il dover fare, e il dovere produrre e consumare a tutti i costi è completamente scomparsa dal nostro cuore la “pietas”, cioè quel profondo sentimento che induce l”uomo ad amare e rispettare il prossimo.

Pertanto, il rifiuto di riconoscere e stare con la “tristezza”, si è trasformata in angoscia, solitudine e depressione e abbiamo disimparato a sentirci, a sapere stare con noi stessi e a sentire l”altro. Perciò per non sentirci e sentire abbiamo bisogno di fare, pensare, agire, divertirci, distrarci e ricercare il piacere fine a se stesso e questo, come in un vortice, senza fine ha generato ancora più disperazione, depressione e angoscia in alcuni, e cattiveria, crudeltà e malvagità in altri. Dobbiamo ritornare immediatamente a riappropriarci del nostro sentirci e del “sentire“.

Bisogna riprovare dentro di noi la sensibilità, il rispetto e l”attenzione per noi e per l”altro. Bisogna ritornare a parlare e comunicare “con il cuore” all”interno delle famiglie, bisogna che i genitori diventino “esperti delle emozioni” e non “dilapidatori del tempo”, e che comunichino amore, empatia, fiducia e ottimismo ai loro figli. Occorre insegnare a sentire e a condividere la “pietas”, dentro e fuori la famiglia, nella scuola, nel lavoro, dovunque vi sia la persona. Questo è il primo grande compito della famiglia, della scuola e della società: promuovere e insegnare “l”alfabetizzazione emotiva“.
(Fonte foto: Rete Internet)

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GLI AFFARI DELLA POLITICA CON CAMORRA E IMPRESE

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I recenti arresti di Castellammare provano l”esattezza della teoria secondo la quale il governo di molte città e Asl si basa sull”intreccio tra politica, affari e camorra.
Di Amato Lamberti

L”arresto, a Castellammare, del gruppo criminale che ha portato a termine, alcuni mesi fa, l”uccisione del consigliere comunale Luigi Tommasino fa capire con chiarezza le ragioni di un omicidio che molti, con troppa e sospetta fretta, avevano etichettato come omicidio eccellente perpetrato dalla camorra per abbattere un baluardo di legalità. Non era la mia tesi e basterebbe rileggersi quanto ho scritto subito dopo l”episodio criminale.

Non era la mia tesi, non perchè conoscessi il consigliere Tommasino e le sue attività “politiche”, ma perchè conosco abbastanza Castellammare e le dinamiche politico-affaristiche-camorristiche che la agitano da molti anni a questa parte, restando sotterranee solo per chi non le vuol vedere o non vuole prenderne atto. Un intreccio perverso che tiene insieme politica, affari e camorra e che ho tentato di spiegare con l”immagine della tenaglia, dove i bracci sono la politica e l”imprenditoria, con la camorra a fare da fulcro sia per lucrare direttamente che per facilitare e rendere possibili rapporti segnati da interessi non confessabili e perciò tenuti nascosti.

Una situazione che non è naturalmente specifica di Castellammare, anche se in questa città si sono create vere e proprie tradizioni devianti e si è come solidificata una subcultura politica fatta di affari, rapporti di scambio, gestione privatistica della cosa pubblica, contro la quale la parte sana della città, che è comunque larga maggioranza, sembra avere le armi spuntate anche a causa di una rimozione costante del peso della camorra nel tessuto economico e sociale. Ma si tratta di una situazione molto più diffusa di quanto normalmente non si creda, come dimostra il fatto che ormai riguarda la maggioranza dei Comuni napoletani, e forse del Mezzogiorno, come testimoniano i tanti provvedimenti di scioglimento delle amministrazioni comunali.

A Castellammare, però, questa situazione ha una evidenza che si preferisce rimuovere piuttosto che interrogare. Quello del consigliere Tommasino è il secondo omicidio, dopo quello del consigliere Corrado, nel quale il rapporto politica e camorra sembra giocarsi sugli appalti che ruotano attorno alla sanità e all”ospedale. Proprio la sanità sembra, in Campania, il settore più permeabile alle infiltrazioni della camorra, tanto è vero che anche una ASL, la NA 4, è stata sciolta per accertato condizionamento mafioso.

Come abbiamo già avuto modo di documentare in un precedente articolo, tutti gli appalti, tutte le forniture, tutte le assunzioni, tutti gli incarichi in quella ASL vedevano la mano della camorra, sia per lucrare direttamente appalti, forniture, guardianie, sia per favorire, attraverso l”alterazione di gare e procedure, amministratori e politici conniventi, nel raggiungimento dei loro scopi affaristici e clientelari. Una situazione drammatica, verificata anche nella ASL di Locri, disciolta dopo l”assassinio del vicepresidente del Consiglio Regionale della Regione Calabria, Francesco Fortugno, che avrebbe dovuto allertare la magistratura e la politica, visto il peso che la sanità ha sul bilancio regionale e su quello nazionale chiamato a ripianare la voragine dei debiti.

Invece, tutto scorre imperterrito e impassibile, come se si trattasse di questioni locali di poco conto addebitabili all”ingordigia di alcuni soggetti da isolare e reprimere. Il fatto che sia la camorra, sparando e uccidendo, a regolare i conflitti, dimostra invece che il governo di queste situazioni è passato di mano, da quelle dello Stato a quelle della camorra. Ma tutti fanno finta di non capire.
(Fonte foto: Rete Internet)


POLITICA E CAMORRA


LA CAMORRA NELLE ASL

LA POVERTÁ ALIMENTARE. CAMPANIA E SUD PUNTE ESTREME

Tra Nord e Sud il divario emerge anche per la povertà alimentare. C”è chi consuma troppo e spreca e chi muore di fame. L”esperienza di Fairtrade, marchio del Commercio Equo e Solidale.
Di don Aniello Tortora

Tre milioni di persone vivono in Italia sotto la soglia di povertà alimentare. Un milione e mezzo di famiglie, ovvero il 4,4% di quelle residenti nel Paese spende per cibo e bevande una cifra inferiore a 222,29 euro. Il dato emerge dalla ricerca “La povertà alimentare il Italia”, condotta dalla Fondazione per la Sussidiarietà in collaborazione con l”Università Cattolica di Milano e Bicocca e sostenuta da Banca prossima, del gruppo Intesa S. Paolo e da Nestlè. Le soglie di povertà alimentari oscillano nel nord d”Italia tra i 233-252 euro al mese, nelle regioni centrali tra i 207-233 euro, mentre nel mezzogiorno tra i 196-207 euro.

In particolare gli estremi sono occupati dal Trentino Alto Adige, la regione più cara d”Italia in termini di alimenti, dove una famiglia di due componenti deve spendere almeno 252 euro al mese in cibo per mantenere una dieta adeguata e dalla Campania, dove la stessa famiglia può spendere 56 euro in meno al mese per acquistare lo stesso paniere di beni.
Come si può ben vedere da questi dati emerge sempre di più il divario Nord-Sud, anche per la povertà alimentare.

Purtroppo manca la Solidarietà e c”è chi consuma troppo e spreca e chi muore di fame o non ha la possibilità di vivere decentemente.
Dovremmo un po” tutti “spendere meglio” e soprattutto ri-lanciare nel nostro territorio il Commercio equo e solidale.

Fairtrade è il marchio di certificazione del Commercio Equo e Solidale gestito nel nostro Paese da Fairtrade Italia, consorzio senza scopo di lucro costituito da organismi che operano nella cooperazione internazionale, nella solidarietà e nel Commercio Equo e Solidale, nato nel 1994 per diffondere nella grande distribuzione i prodotti del mercato equo.
Fairtrade Italia fa parte di Flo (Fair Trade Labelling Organisations), il coordinamento internazionale dei marchi di garanzia, insieme ad altri 21 marchi che operano in Europa, Stati Uniti, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Messico e Giappone.

In pratica, Fairtrade garantisce che i prodotti con il suo simbolo, che si possono trovare nei supermercati, siano stati lavorati senza causare sfruttamento e povertà nel Sud del mondo e siano stati acquistati secondo i criteri del Commercio Equo e Solidale. Così il cioccolato, il cacao, il tè, il caffè, le banane, il succo d”arancia, il miele, il riso ma anche i palloni da calcio e presto altri nuovi prodotti, saranno più buoni sia per i consumatori che per i produttori.

Il sistema FLO – Fairtrade, attraverso 100 aziende licenziatarie, lavora nel mercato italiano con 60 gruppi di produttori di Africa, Asia e America Latina coinvolgendo circa 600.000 persone nel Sud del Mondo. Sono organizzazioni prevalentemente cooperativistiche, che si impegnano ad una gestione collettiva e democratica della loro struttura e ad impiegare parte dei ricavi in progetti di sviluppo sociale per le comunità e il territorio. Spesso il margine di guadagno Fairtrade consente loro di rendere più agevoli le vie di comunicazione, di accedere all’acqua potabile e all’energia elettrica, di costruire scuole ed ambulatori medici.

Nelle produzioni in cui non è possibile la gestione cooperativistica (come le arance, le banane o la lavorazione semindustriale dei palloni), l’inserimento di aziende nel circuito del Commercio Equo e Solidale è subordinato alla costituzione di un fondo per i lavoratori, del rispetto dei diritti sindacali, della corresponsione di un salario adeguato.
Caffè, cacao, banane, miele, succo d’arancia, ananas, mango, tè ma anche palloni, cotone prodotti senza sfruttamento dei lavoratori. Da oggi i consumatori possono contare su una vasta gamma di prodotti certificati dal marchio Fairtrade per sposare la spesa con la solidarietà.

Le materie prime provenienti dal Sud del mondo non rappresentano un mercato marginale: il caffè, dopo il petrolio, è il prodotto più commercializzato al mondo, quotato alla Borsa di New York dove ogni giorno si giocano i destini di milioni di piccoli produttori del Sud del mondo.
Dal 1995 sono sempre di più le famiglie che cercano il marchio di garanzia Fairtrade TransFair negli scaffali dei supermercati: è un bollino che certifica la provenienza dalle organizzazioni del Sud del mondo, iscritte ai registri di FLO. Così, il consumo dei prodotti equi certificati è passato dai 3 milioni di euro del primo anno ai 39 milioni di euro del 2007 e di pari passo sono aumentate le catene della grande distribuzione che hanno deciso di inserire le referenze equosolidali nei loro punti di vendita.

Anche negli altri Paesi in cui è presente il sistema di certificazione di FLO, l’aumento delle vendite dei prodotti equosolidali ha conosciuto una crescita media del 20% annuo, segno che sempre più consumatori chiedono un commercio rispettoso dei diritti dei lavoratori.
(Fonte foto: Rete Internet)

PADRI, COSTRUTTORI DI ALI

Restiamo anche questa settimana sul mito bellissimo e assi istruttivo del labirinto, per parlare delle nostre città invisibili.
Di Michele Montella

Dedalo rappresenta per i Greci l’artigiano per eccellenza, colui che, con gli strumenti e con l’opera delle mani, è capace di sollevarsi al livello del divino artista. Egli ci viene rappresentato a volte come scultore, secondo Platone infatti lavorava ad Atene ed era felice della sua creatività; altre volte ci è descritto come architetto e lo troviamo condannato in esilio a Creta, in queste vesti. Fu Dedalo a costruire il labirinto, che fu pensato con lo scopo di far sopravvivere il Minotauro, ma nello stesso tempo di non lasciarlo scappare, tenendolo per sempre prigioniero.

Quando Dedalo volle aiutare Arianna a trovare il suo amato Teseo e le consigliò il famoso stratagemma del filo da srotolare, Minosse pazzo di ira lo castigò rinchiudendolo con il figlio, Icaro, nello stesso labirinto da lui architettato.
È a questo punto che il mito diventa potente poesia ad uso dei nostri giorni: Dedalo costruisce con la cera delle ali per sè e per il figlio e vola in alto verso il sole.

La narrazione ci conduce verso un importante snodo delle città che noi costruiamo: siamo in grado di imprigionarci dentro labirinti di caos e di violenza, di illegalità e di insostenibile sviluppo, ma poi noi stessi ci accorgiamo del male fatto e ci sforziamo di trovare una strada, che per il bene delle generazioni che verranno possa essere percorsa nel bene.
I padri opprimono con gli incroci segreti del cuore i figli innocenti e i figli si chiedono le ragioni di tanto disordine. Ma i padri sono in grado di recuperare, costruendo delle ali, sforzandosi di indicare agli orientamenti dei figli cieli nuovi ed orizzonti vasti.

Tuttavia essi si scontrano con un esistenziale enigma: l’innalzamento di bastioni senza via d’uscita può essere combattuto dal tentativo leggero di indagare percorsi di luce?
Io penso di sì, anche se questo sforzo costerà gravi sofferenze e la perdita di molte cose care: ma tanto è: l’arte di volare si conquista pagando un alto prezzo.
(Fonte foto: Rete Internet)

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