Nel 1901 il senatore Giuseppe Saredo, dopo pochi mesi di osservazione, aveva subito individuato cos”era la camorra e di chi fosse la responsabilità del suo strapotere. Impressionante attualità con quanto accade oggi.
Di Amato Lamberti
I fatti di Castellammare e le reazioni che sono seguite mi hanno fatto venire in mente i risultati dell”inchiesta Saredo, del 1901, sulle amministrazioni del Comune di Napoli e della Provincia di Napoli. Sulla comprensione del fenomeno camorra, invece di fare passi avanti abbiamo fatto enormi passi indietro e questo grazie a tanti scrittori, giornalisti, magistrati, studiosi che hanno focalizzato la loro attenzione sulle gesta di criminali trasformati in una sottospecie di eroi del male da combattere solo con le armi della repressione militare.
Al senatore piemontese Giuseppe Saredo bastarono pochi mesi di attenta osservazione per capire cos”era la camorra e di chi fosse la responsabilità del suo strapotere. A noi che viviamo in questa realtà non è bastato un secolo di osservazione quotidiana per dare una spiegazione al fenomeno. Ma tutto forse dipende dal fatto che molti rifiutano di mettersi davanti a uno specchio. Sentite cosa diceva, ripeto nel 1901, il senatore Saredo, presidente della Commissione Parlamentare d”inchiesta sui mali di Napoli e sulla degenerazione della sua vita pubblica: “Il male più grave, a nostro avviso, fu di aver fatto ingigantire la camorra, lasciandola infiltrare in tutti gli strati della vita pubblica e per tutta la compagine sociale invece di distruggerla, come dovevano consigliare le libere istituzioni.”
La camorra non era quindi un problema di criminalità ma di pubbliche amministrazioni e di funzionamento della società. Tanto è vero che, aggiunge Saredo: “In corrispondenza quindi della bassa camorra originaria, esercitata sulla povera plebe in tempi di abiezione e di servaggio, con diverse forme di prepotenza si vide sorgere un”alta camorra, costituita dai più scaltri ed audaci borghesi. Costoro, profittando dell”ignavia della loro classe e della mancanza in essa di forze di reazione, in gran parte derivanti dal disagio economico, ed imponendole la moltitudine prepotente ed ignorante, riuscirono a trarre alimento nei commerci e negli appalti, nelle adunanze politiche e nelle pubbliche amministrazioni, nei circoli, nella stampa”.
La camorra è quindi la causa della degenerazione della vita pubblica a Napoli, ma non a causa dei soggetti più deboli e marginali bensì a causa di coloro che costituivano la classe dirigente, la borghesia dei commerci, delle imprese e delle professioni, comprese quelle cosiddette liberali. Il quadro della vita politica e amministrativa della città e della provincia di Napoli che il senatore Saredo ci restituisce è di impressionante attualità:
“Collo sviluppo della camorra, la nuova organizzazione elettorale a base di clientele, di servizi resi e ricambiati in corrispettivo del voto ottenuto, sotto forma di protezione, di assistenza, di consiglio, di raccomandazione, rese possibile anche lo sviluppo della classe dei faccendieri o intermediari:Dall”industriale ricco, che voglia aprirsi la strada nel campo politico od amministrativo, al piccolo commerciante, che debba richiedere una riduzione d”imposta; dall”uomo d”affari che aspiri ad una concessione, all”operaio che cerchi il posto in una officina; dal professionista desideroso di una clientela d”un istituto o d”un corpo morale, a colui che cerchi un piccolo impiego; dal provinciale che viene a Napoli per fare acquisti, a quello che deve emigrare per l”America; tutti trovano dinnanzi a loro un”interposta persona e quasi tutti se ne servono”.
Un quadro che tutti noi ben conosciamo e al quale siamo talmente abituati da considerarlo quasi naturale, oltre che necessario per raggiungere gli scopi che ci prefiggiamo. Ci meraviglieremmo anzi se il consigliere comunale, provinciale, regionale o il politico nazionale non fossero disponibili ad accogliere le richieste e a soddisfarle, naturalmente in cambio di sostegno elettorale ma anche economico, perchè come ben si sa, la politica costa.
Nessuno pensa che è questa la camorra, vale a dire la forma della politica in Campania e nel Mezzogiorno. Una forma della politica che ci condanna all”arretratezza e al sottosviluppo, talmente generalizzata sia in quelli che fanno politica che in quelli che la subiscono, da non essere neppure più avvertita come una anomalia o una perversione della politica. Se provi a contestarla, ti guardano con sufficienza e, quando va bene, al massimo ti dicono: ” è la politica, bellezza”.
(Fonte foto: Rete Internet)
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