Di Ciro Raia
GLI ANNI “70 IN ITALIA. PROTESTE E RIVOLTE
Di Ciro Raia
TANTO VA LA GATTA AL LARDO CHE CI LASCIA LO ZAMPINO
Caro Direttore,
nel nostro paese, spesso, capita che chi ha torto finisce con l”aver ragione e chi sbaglia è, il più delle volte, assolto. Mi sono trovato, per il passato, a vedere persone, appena uscite dalla galera, che venivano accolte nella società d”appartenenza in pompa magna.
E non in virtù di un principio di integrazione sociale; ma, quasi sempre, per il rispetto dovuto a personaggi trasformati in mito; altre volte, invece, perchè si è propensi a capire (a tutti i costi) e condividere le ragioni dei violenti, piuttosto che quelle degli offesi. In altre parole, in un omicidio (e nelle nostre terre non mancano), per esempio, anche se il morto era un brav”uomo, finiva che l”uccisore poteva esibire le sue buone ragioni; in una rapina, a parte lo choc per il rapinato, era necessario interpretare il disagio del rapinatore.
E cosi via. Sino ad arrivare ai reati amministrativi. Dalle nostre parti, come sai Direttore, è invalsa l”abitudine di dare addosso ai responsabili degli enti locali. Il campo, sin dal giorno delle elezioni di un candidato a qualsiasi carica, si divide in detrattori e sostenitori, ambedue d”ufficio. I primi criticano ogni provvedimento, a prescindere! È sempre sbagliato, è sempre di parte, è sempre con ricadute sociali catastrofiche! I secondi, invece, sposano il progetto lungimirante, la visione generale, il senso del rischio. Ci sono, poi, i nostalgici, quasi sempre con patente di interessati o di ignoranti.
Così, per esempio, se un amministratore è condannato, mettiamo, per peculato (appropriazione indebita) o per inquinamento o per voto di scambio, i nostalgici scendono in campo e ripetono fino alla noia: “Però, ha pavimentato le strade; ha favorito la nascita del centro commerciale; ha sempre capito le ragioni degli abusivisti, poveretti!”. E lo dicono come se dovessero dimostrare, a se stessi ed al mondo intero, che un amministratore pubblico può anche macchiarsi di peccati (veniali o mortali, lo si stabilisce dopo), però ha fatto ciò che deve fare un amministratore pubblico.
Diversamente, che amministratore sarebbe? Si è, purtroppo, di fronte a una cultura della perdonanza elevata all”ennesima potenza.
E, caro Direttore, se è giusto e sacrosanto il rispetto che si deve ai trapassati, è molto più sacrosanto e legittimo il rispetto che si deve ai vivi, i quali devono continuare il loro percorso terreno con dignità e privi di fardelli con cattive interpretazioni (“la calunnia? È quella è un venticello; dice vicino “o viento: nun sciusià ?”), artatamente messe in circuito dai morti, dai loro sostenitori e dall”esercito dei nostalgici. Per cui, chi sbaglia, alla fin fine, lo fa sempre per una giusta causa. È inutile voler stabilire se di carattere personale o collettivo, se per dare sostegno agli interessi di famiglia o a quelli del paese. Così un capo di governo, un sindaco, un governatore è sempre giudicato senza serenità .
O è un mediocre amministratore o è un buon amministratore; e, qui, l”esercito della perdonanza ne esalta le preclari qualità di intrallazzatore (i perdonisti incalliti arrivano anche a parlare di “capacità di mediazione”, che è una forzata traduzione del riconoscere a tutti i sodali una quota nella spartenza [voce vernacolare, che sta per “divisione in parti, in proporzione”]), di vecchia volpe (una “sorcula”, secondo quanto scritto la settimana scorsa), di uomo di coppola (esponente di clan, di holding, di gruppi).
“Quando voi, nell”autorità di cui siete investito, indirizzate, come dire?, le vostre attenzioni verso persone appartenenti alla mafia, e soltanto per il fatto che sono indicate come mafiose, senza concrete prove e dell”esistenza della mafia e dell”appartenenza ad essa delle singole persone, ebbene: voi fate, al cospetto di Dio, ingiusta persecuzione:E siamo proprio al caso di don Mariano Arena:E di questo ufficiale che l”ha arrestato, senza pensarci due volte, con una leggerezza, lasciatemelo dire, non degna della tradizione dell”Arma, diremo col latino di Svetonio che ne principium quidem virorum insectatione astinuit:Che tradotto in spiccioli vuol dire che don Mariano è amato e rispettato da un paese intero, prediletto da me, e vi prego di credere che so scegliere gli uomini alla mia dilezione, e carissimo all”onorevole Livigni e al ministro Mancuso:”, (Leonardo Sciascia, “Il giorno della civetta”, Einaudi, 1961).
Caro Direttore, non mi pare che questa settimana, nel nostro territorio, ci siano stati avvenimenti di rilievo. Sì, il gossip della consigliera provinciale ed animatrice del club “Silvio ci manchi”, Francesca Pascale, sull”ormai quasi certo no alla candidatura di Cosentino a guida della Regione; l”emergenza sociale, che ha fatto distribuire, in un anno, 24 mila pasti ad oltre 1500 poveri; gli scontri tra i militanti di estrema destra di Casapound e quelli dei centri sociali e, poi, mi pare più niente. Basta!
No, no! Dimenticavo un fatto abbastanza importante. Alberto Bottino, il direttore scolastico regionale della Campania, ha lasciato il timone per raggiunti limiti d”età . Bottino ha passato tutta una vita incardinato nei palazzi in cui si decidono i destini della scuola (indirizzo politico, nomine, reggenze, supplenze, finanziamenti a progetti, corsi extrascolastici e corsi per adulti, tagli o aumenti di organici, convenzioni e collaborazioni con enti, corsi di formazione, soppressione o istituzione di scuole). Ha occupato varie poltrone, fino a quella di direttore regionale, ininterrottamente, dall”ottobre 2002. A dire di tutti è stato un lavoratore indefesso: sempre presente sul posto di lavoro.
È stato uno di quelli che ha avuto, come si dice, le mani in pasta. Ha conosciuto un po” tutti gli operatori scolastici e, poi, ha avuto un grande pregio: quello di possedere una memoria di elefante. Non ha dimenticato, infatti, mai niente e nessuno, non ha mai accettato persone in contraddizione col suo pensiero, per le quali ha trovato sempre una modalità per fargliela pagare. Insomma, è stato, soprattutto, un po” vendicativo, come tutti gli uomini impastati nel potere.
Sulle pagine della cronaca locale, Bottino si è lamentato di non essere stato amato da molti. Ed ha espresso anche il desiderio di poter continuare a lavorare per la scuola in Campania, solo che qualcuno glielo chieda.
Ma pare che nessuno glielo abbia chiesto ancora. Certo, caro Direttore, bisognerà vedere sempre se il successore farà rimpiangere o meno il predecessore; se il nuovo responsabile di via Ponte della Maddalena (nella foto, la sede presidiata dalle forze dell”ordine, ndr), riuscirà o meno a recuperare quella specie d”amore che Bottino dichiara di non aver sentito su di sè. Però, una cosa al momento sembra certa: per l”ormai ex direttore scolastico regionale sta per aprirsi la carriera politica. Voci bene accreditate, infatti, lo danno in corsa per un posto in lista (in quota centrodestra) per Palazzo Santa Lucia.
Direttore, per curiosità , quale tra questi proverbi ti sembra più realistico ed attuale: “il lupo perde il pelo ma non il vizio” o “tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino” o “Dio ti guardi dall”acqua e dal vento e dai frati fuori del convento”?
(Fonte foto: Repubblica.it)
MEZZOGIORNO: UN SUSSULTO DI DIGNITÁ…
Il Sud soffre di un allarmante divario nel settore dei servizi: ha rilevato, aprendo i lavori del convegno sul Mezzogiorno ed Economia italiana, il governatore della Banca d’Italia.
“Il divario tra sud e centro-nord nei servizi essenziali per i cittadini e le imprese rimane ampio. Le analisi che presentiamo oggi rivelano scarti allarmanti di qualità fra centro-nord e Mezzogiorno nell’istruzione, nella giustizia civile, nella sanità , negli asili, nell’assistenza sociale, nel trasporto locale, nella gestione dei rifiuti, nella distribuzione idrica. In più casi – emblematico è quello della sanità – il divario deriva chiaramente dalla minore efficienza del servizio reso, non da una carenza di spesa. Svolgere un’attività produttiva in Italia è spesso più difficile che altrove, anche per la minore efficacia della pubblica amministrazione; nel Mezzogiorno queste si accentuano”.
Sull’economia del Mezzogiorno, ha continuato Draghi “grava il peso della criminalità organizzata” che “infiltra le pubbliche amministrazioni, inquina la fiducia tra i cittadini, ostacola il funzionamento del libero mercato concorrenziale, accresce i costi della vita economica e civile”.
Draghi ha proseguito poi affermando che “alla radice dei problemi del sud stanno la carenza di fiducia tra cittadini e tra cittadini e istituzioni, la scarsa attenzione prestata al rispetto delle norme, l’insufficiente controllo esercitato dagli elettori nei confronti degli amministratori eletti, il debole spirito di cooperazione: è carente quello che viene definito “capitale sociale”. Questi elementi richiedono una maggiore attenzione da parte di economisti e statistici”.
Informazioni accurate su questi fenomeni e la loro evoluzione “sono essenziali per valutare quali innovazioni, anche istituzionali, siano in grado di modificare lo stato delle cose”.
Quali le possibili soluzioni? Draghi ha affermato che “occorre investire in applicazione, piuttosto che in sussidi. Tradurre questa impostazione in atti concreti di governo non è facile. Si deve puntare a migliorare la qualità dei servizi forniti da ciascuna scuola, da ciascun ospedale e tribunale, da ciascun ente amministrativo o di produzione di servizi di trasporto o di gestione di rifiuti”.
Perchè “i sussidi alle imprese sono stati generalmente ‘inefficaci’, si incentivano spesso investimenti che sarebbero stati effettuati comunque, si introducono distorsioni di varia natura penalizzando frequentemente imprenditori più capaci. Non è pertanto dai sussidi che può venire uno sviluppo durevole delle attività produttive”.
Anche la Chiesa si è spesso espressa sulla realtà meridionale, a cominciare da una dichiarazione di alcuni vescovi nel 1948, seguita poi da un altro documento, molto profetico, del 1989.
A febbraio prossimo uscirà un altro pronunciamento dell”intero episcopato italiano sul Sud, sul quale avremo modo di riflettere.
A me pare che il problema del meridione, più che essere semplicemente economico o solo sociale, è innanzitutto culturale e morale.
Noi meridionali dobbiamo convincerci che il nostro destino e il nostro futuro è nelle nostre mani, ma insieme a tutto il resto dell”Italia.
Dobbiamo insieme muoverci verso una autonoma responsabilità che cerca e valorizza appieno le risorse del territorio, che sono immense. Penso soprattutto all”agricoltura e al turismo.
È possibile, insieme, “alzare la testa”, vincere il fatalismo, il vittimismo, la rassegnazione.
Dobbiamo smetterla di pensare o cercare sempre un “salvatore” esterno, che venga da fuori a risolverci i problemi.
Questa terra ci appartiene, ne siamo i custodi. Dobbiamo tutti diventare i protagonisti del nostro vero sviluppo. Ne va della nostra dignità .
La chiesa, come sempre, è pronta a dare il suo contributo per “risvegliare le coscienze” e aiutare la nostra gente ad “indignarsi”, e a lottare contro le ingiustizie e le “strutture di peccato” meridionali.
(Fonte foto: Rete Internet)
GLI ELETTI DELLA CAMORRA NEI COMUNI IN PROVINCIA DI NAPOLI
Di Amato Lamberti
La cronaca ci costringe ancora una volta a fare i conti con i rapporti inconfessabili tra politica e camorra. La settimana scorsa in un blitz contro il clan camorrista dei Sarno, egemone a Ponticelli e nell”intera area orientale di Napoli, è stato arrestato anche un consigliere comunale di Napoli, Achille De Simone (nella foto, tra i carabinieri), eletto nelle liste del Pdci e subito trasmigrato prima all”opposizione, in Forza Italia, e poi al gruppo misto, forse per essere decisivo nel sostegno ad una Giunta traballante come quella della Iervolino.
Un caso emblematico del modo di fare politica in provincia di Napoli, dove l”importante è trovare un tram, in questo caso il Pdci, che, con il pacchetto di voti che controlli, ti permetta di essere eletto in un Consiglio comunale importante come quello di Napoli. Naturalmente è anche necessario un partito, in questo caso il Pdci, che pur di raccogliere quei consensi che lo faranno esistere, sia disponibile ad aprire le porte anche a personaggi di nessuna affidabilità ma portatori di un consistente pacchetto di voti.
Come e dove raccogliesse i voti il consigliere De Simone lo ha svelato la polizia mettendo in luce i rapporti anche molto stretti con il clan Sarno.
Così come, sempre la polizia, aveva reso noto che il consigliere, questa volta regionale, Roberto Conte, eletto nelle liste dei Verdi, i voti li aveva avuti dal clan Misso, nel Centro storico di Napoli. Ma potremmo parlare di tanti altri consiglieri, comunali, provinciali, regionali di Napoli, Caserta e Benevento, a cominciare da quel Tommasino ucciso da un camorrista-compagno di partito a Castellammare.
Con molta nonchalance e un pizzico di ironia, la sindaco di Napoli, Iervolino, ha commentato l”arresto del consigliere De Simone dicendo che “i politici riflettono la società , sono eletti dai cittadini. Ci sono cittadini esemplari che eleggono politici esemplari e si vede che ci sono cittadini che fanno scelte un po” diverse.” Il ragionamento non fa una grinza per quanto riguarda il fatto che i politici riflettono la società e sono votati dai cittadini. Bisognava però aggiungere che anche i politici “esemplari” rappresentano i diversi interessi che si scontrano ogni giorno nella città .
Ci sono gli interessi legittimi dello sviluppo, dell”impresa, del commercio, dell”innovazione che mirano comunque ad orientare l”attività dell”amministrazione e l”utilizzo dei fondi pubblici; e ci sono gli interessi illegittimi che comunque mirano al controllo dell”amministrazione e della spesa pubblica. Lo scontro, a Napoli, come dovunque, è tra lobbyes di interessi confessabili e inconfessabili che spesso, purtroppo, si sovrappongono quanto a modalità di azione per il raggiungimento dello scopo, finendo con l”inquinare la stessa attività politica.
Ad esempio, come sta scritto in alcuni processi della tangentopoli napoletana, quando un imprenditore mirava ad accaparrarsi un grande appalto pubblico pluriennale poteva chiudere gli accordi con la maggioranza che doveva approvare la delibera solo dopo aver raggiunto l”accordo con l”opposizione, e questo per facilitare il raggiungimento dello scopo ed evitare problemi a livello di opinione pubblica e magistratura, con la piena soddisfazione di tutte le esigenze. Sugli appalti piccoli vale la regola aurea della spartizione che accontenta tutte le esigenze, anche quelle dei piccoli partiti e dell”opposizione.
Ma nessuno dei consiglieri eletti farà mai come le tre scimmiette che non vedono, non sentono e non parlano: hanno sempre le orecchie tese e lo sguardo attento, e, soprattutto, la mano tesa per rivendicare la loro parte. La frase magica, quando si parla di appalti, forniture, assunzioni, rilascio di licenze e autorizzazioni, è: “questa è una questione politica”. Naturalmente si tratta solo di “spartenza” perchè, per questi signori, la politica è solo questo: fare gli interessi dei gruppi e delle persone che si rappresentano e che li hanno fatti eleggere, compresi, ovviamente, clan criminali e camorristi che, nella nostra provincia, sono ben rappresentati in tutti i consessi elettivi.
(Copyright frame: Agenzia Video Giornalistica “Videocomunicazioni”)
CAMORRA NON È SOLO IL LIVELLO CRIMINALE
LA RUBRICA
LA BILANCIA
La bilancia è per eccellenza simbolo di equità e giustizia. Da oggi, “La bilancia” è anche il titolo della nuova rubrica del nostro giornale, nella quale saranno approfonditi casi specifici e concreti che trovano udienza nei tribunali, luoghi dove risiede l”autorità che amministra la giustizia.
La rubrica sarà curata da Simona Carandente, avvocato penalista di Napoli, ed avrà diverse tappe, ciascuna delle quali toccherà reati e situazioni giudiziarie più o meno note.
Ogni settimana, l”occhio dell”esperto guiderà il lettore attraverso i malesseri, le insidie e le profonde contraddizioni del processo penale italiano, passando per la disamina di alcuni casi reali. Il primo tratto di questo percorso di conoscenza avrà un nastro rosa, nel senso che ad essere analizzati saranno reati e casi concreti, che vedono la donna in primo piano, in veste di vittima e/o carnefice, o comunque, situazioni nelle quali la figura femminile appare come predominante, in tutte le sue vesti.
L.P.
IL REATO DI STALKING E GLI ATTI PERSECUTORI. LA RISPOSTA DEL LEGISLATORE
Vita breve per gli autori di minacce, violenze private, appostamenti, pedinamenti, sms e di tutte quelle condotte, a carattere persecutorio, capaci di rendere la vita impossibile alla vittima predestinata. Con la legge 23 aprile 2009, n. 38 è stato introdotto in Italia il reato di “stalking” (art.612 bis c.p.), che punisce con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, attraverso condotte reiterate nel tempo, adoperi minaccia o molestie nei confronti di taluno, ingenerando nella vittima un fondato timore per la propria incolumità e constringendola, nei fatti, a mutare od alterare il proprio stile di vita.
Il termine “stalking” è mutuato dall”attività venatoria, quale sinonimo del “fare la posta” alla vittima prescelta. Alla base del comportamento ossessivo adoperato dallo stalker, sia esso ex compagno, amante ferito o addirittura vicino di casa, vi è proprio l”intento di distruggere l”esistenza della vittima predestinata, resa destinataria di attenzioni morbose e di chiaro tenore patologico.
Sebbene di recente codificato in Italia, il fenomeno ha avuto negli Stati Uniti ampissima diffusione, già negli anni “80, ove attori e personaggi noti venivano sottoposti, quotidianamente, ad attenzioni morbose da parte dei propri ammiratori, talvolta sfocianti in vere e proprie tragedie.
Elemento essenziale a configurare il reato di stalking è, difatti, proprio la reiterazione dei comportamenti illeciti, posto che i singoli comportamenti minacciosi o molesti, autonomamente considerati, possono essere idonei ad integrare altre fattispecie di reato, ma non quella prevista dall”art.612 c.p.
Cosa può fare chiunque sia vittima di comportamenti a carattere persecutorio? Innanzitutto, rompere il muro di silenzio e di timore ed uscire allo scoperto, denunciando i comportamenti molesti. Bisogna inoltre sapere che la legge 38/2009 prevede la possibilità di poter semplicemente ammonire lo stalker, esponendo i fatti all”autorità di pubblica sicurezza e richiedendo, per suo tramite, l”intervento formale del Questore, facendo sì che l”atto di diffida, emanato da un”autorità di polizia, possa indurre il soggetto a riprendere comportamenti conformi alla legge.
In caso contrario, difatti, il reato diventa procedibile d”ufficio ed è previsto un aumento di pena, a titolo di circostanza aggravante. La legge n. 38/2009 ha introdotto, altresì, la misura cautelare del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, che ha come scopo proprio l”impedire la reiterazione dei comportamenti lesivi per la libertà , e l”incolumità , delle vittime di atti persecutori (mail: simonacara@libero.it).
(Fonte foto: Rete Internet)
PROGETTO SCUOLE APERTE. UN FILM, IL SILENZIO, UN FIUME DI PAROLE
Di Annamaria Franzoni
Prosegue con grande successo il percorso progettuale “Uno sguardo verso l”altrove”, presso il Liceo Mercalli di Napoli e si rivelano sempre più intense e profonde le emozioni che i nostri giovani spettatori lanciano nello spazio della parola che segue alla visione del film del Mercoledì.
È stata la volta dello splendido film “Il bambino con il pigiama a righe” a mettere in campo riflessioni significative su quello che è stato considerato il primo sterminio della “barbarie tecno-burocratica moderna”: dopo un silenzio denso di significati, infatti, i ragazzi hanno riversato nel “cerchio” il loro profondo risentimento contro quella che si può definire la più grande industria della morte di vittime innocenti e inconsapevoli.
La scena finale che vede Bruno, il figlio dell”ufficiale nazista morire stringendo la manina di Shumuel, il suo amico ebreo, ha lasciato tutti senza fiato: quando poi si è riusciti a far venir fuori le parole , esse sono divenute un fiume irrefrenabile di rabbia, rifiuto, accuse, ma anche attenzione alla condizione di carnefice/vittima di alcuni personaggi della storia trascinati in una sorta di vortice della violenza nella quale molti di essi sono stati schiacciati.
Come possono avverarsi eventi così sconvolgenti? Come può la mente umana concepire una tale barbarie? Perchè gli adulti non vedono l”Altro così come i bambini? Come può verificarsi che il processo di civilizzazione dei popoli di tanto in tanto si interrompa per fare spazio ad assassini di massa, ma soprattutto come può accadere che la follia di alcuni invada la mente di molti?
Questi ed altri quesiti sono esplosi nel corso del circle time (foto) e alcune risposte sono venute dalla ricostruzione dello sterminio conosciuta nell”ambito del nostro stesso percorso dai Freedom writers: è così emerso il ruolo della stampa, della diffusione di certa pubblicità falsa e tendenziosa, di un indottrinamento operato da sostenitori di una cultura di parte che influenza lentamente, ma in modo massiccio le menti più o meno giovani. In particolare uno dei ragazzi ha fatto riferimento all”esperienza del docente di un liceo californiano , ambientato negli anni “60 , protagonista del film “L”onda” a cui sfugge di mano la situazione dell”esperimento didattico attraverso il quale vuole spiegare la nascita delle dittature e si trova a dover arginare una fazione nazista da lui stesso creata.
Il nostro piccolo Bruno,invece, passando dall”innocenza beata di un bambino di otto anni alla consapevolezza tragica del mondo che lo circondava, ha cercato fino alla fine di non credere che suo padre , che egli amava profondamente, potesse essere a capo di siffatti crimini: smonta tale immagine, per lui inaccettabile, sia dopo il filmato sui campi di concentramento sia quando rassicura Shumuel, protagonista di una realtà parallela aldilà di un filo spinato, nel cammino verso camera a gas affidando le sue ultime parole alla speranza di salvezza.
Le riflessioni dei nostri ragazzi hanno, infine, trovato un ampio ed interessante approccio alla situazione attuale e ai “razzismi” dei nostri tempi: la violenza sulle categorie fragili, la differenza di giudizio, in riferimento alle stesse colpe compiute da italiani o stranieri, gruppi nascenti di gang razziste, aspirazioni a White Christmas, ipotesi di rilevazione delle impronte dei bambini rom, classi per soli stranieri e tant” altro sono per i nostri ragazzi un campanello d”allarme del quale tener conto per realizzare con forza la diffusione di una legalità interculturale concreta che non scardini il senso di sguardo verso un altrove ampio e che possa essere il vero segno di civiltà e democrazia.
LA “LINGUA IN PULITO” E LE RAGIONI DEL DIALETTO
Di Giovanni Ariola
LA MADRE CHE UCCIDE IL FIGLIO
PILLOLE DI “900. TRA GIOVANI E CONSERVATORI
Di Ciro Raia
SE FINI SDOGANA LE PAROLE FORTI:
Caro Direttore,
se un giorno decidessi di andartene in giro per le balze del Somma-Vesuvio (piuttosto che attardarti tra file, e-mail e sms), toccheresti con mano le violenze perpetrate dall”uomo a danno della natura. E non solo. Daresti anche maggiore senso a quelle parole, pesanti più di un macigno, pronunciate dal sottosegretario Bertolaso, all”indomani dell”alluvione a Messina (ma anche di altre tragedie): “Ci sono grandi responsabilità da parte degli amministratori locali!”.
A parte le graziose casette, che continuano a spuntare come funghi in un bosco, potresti notare, per esempio, le ardite opere di ingegneria (stradale e idraulica) messe in essere dalla fantasiosa mente e dall”operosa mano dell”uomo. Potresti scoprire che i sentieri di accesso al Somma-Vesuvio sono quasi tutti carrozzabili e, taluni, anche asfaltati. Vedresti che i lagni (è più elegante chiamarli alvei?), poi, sono diventati una sorta di autostrade, levigate, continuamente piallate da qualche compiacente proprietario di bobcat, che copre ed elimina quegli sbarramenti naturali con relative vasche per le acque reflue (per capirci, quelle che nel nostro vernacolo abbiamo sempre chiamato “catene”), mentre innalza ai suoi bordi cumuli di immondizia.
E qui ci trovi di tutto: pneumatici usati, carcasse di automobili, inerti, televisioni e frigoriferi smessi, pezzi di eternit, infissi di alluminio anodizzato, recipienti in plastica, confetture scadute. E non so quante altre cose. I lagni con funzione di autostrade servono a facilitare e velocizzare il percorso per le case ed i condomini condonati, quelli abusivi non ancora condonati, quelli abusivi e basta.
Ti devo confessare che una mia collega di Groppello Cairoli -piccola località in provincia di Pavia- non mi ha molto in simpatia, perchè –dice- sono un meridionale. Ella sostiene che al sud si fanno solo imbrogli: ultimamente, per rincarare la dose, mi rinfaccia, come se fosse una mia colpa, che anche la Gelmini, per superare l”esame di Stato per la professione di avvocato, preferì spostarsi alla Corte di Appello di Reggio Calabria.
Quella mia collega di Groppello Cairoli (che si è laureata solo dopo essere diventata l”amante di un noto professore), poi, tentando di offendermi ancora oltre, ama definirmi “borbonico”. Se le chiedo il perchè di questa sua definizione, mi risponde che i Borbone (ma da ignorante, lei li chiama i Borboni) erano degli imbroglioni, superficiali nell”amministrazione, dediti a bagordi più che a compiti di difesa e sviluppo delle città e dei cittadini.
Come al solito la verità non è mai da una sola parte. Borbonico si dice, generalmente, di un sistema antiquato, referenziale e, riferito ai Borbone di Napoli, di un sistema di governo retrivo, reazionario ed anche poliziesco. Ma i Borbone di Napoli, escluse le pecore nere che ci sono in ogni buona famiglia, si sono lasciati ricordare anche per altre cose. Essi, infatti, riordinarono l”esercito, revisionarono e rinnovarono gli studi universitari, la pubblica amministrazione e la giustizia, migliorarono l”assetto viario del paese, ripristinarono la fabbrica di porcellane di Capodimonte, inaugurarono il teatro “Mercadante” ed il “San Ferdinando”, la villa di Chiaia, il deposito dei Granili, diedero inizi agli scavi di Ercolano, vararono l”avanzata legislazione sociale del centro manifatturiero di San Leucio.
E costruirono (1610) anche l”utile rete dei regi lagni, con un nobile ed intelligente intento: porre fine alle frequenti inondazioni che tormentavano, per lo straripamento del fiume Clanio, le popolazioni poste a valle nelle terre della Campania felix, impedendone il naturale sviluppo urbanistico.
Allora, caro Direttore, i regi lagni servivano (e servono ancora) a qualcosa o no? E la definizione di “borbonico” è da considerarsi un”offesa o un complimento?
“Moribondo paese che sai tutto di me e dei miei/ io so chi ha comprato chi ha venduto la casa e la terra,/ chi è partito e si è messo nei panni miei,/ contento di vivere al di là dell”ombra della stazione/ piuttosto che accrescere le carte notarili e i testamenti/ sulle tue carni nere di tegole e di muri”. (Rocco Scotellaro, dalla raccolta “Margherite e Rosolacci”, Mondadori, 1978).
Il problema è quello di usare bene le parole e al momento opportuno. Invece, si generalizza sempre, specie con le cattive parole. Allora succede che Fini dica che i razzisti sono degli stronzi; che Calderoli rimandi l”epiteto a chi fa intravedere l”Italia come un eldorado per gli immigrati. Succede anche che il ministro Scajola, non sapendo come rispondere alla domanda di un operaio dell”Atitech di Capodichino, non gli riesca di meglio che chiamarlo stronzo.
E, poi, accade che gli epiteti offensivi lanciati a ruota libera in televisione non si contino, in ogni trasmissione; che l”antesignano sia stato l”onorevole Sgarbi (oggi anche sindaco di Salemi), abituato ed abilitato ad apostrofare, con volgarità , a destra e a manca, donne ed uomini, santi e madonne. E così capita che il linguista Tullio De Mauro, in questo bombardamento giornaliero, finisca con l”issare bandiera bianca e dire che l”antico termine longobardo “strunz” (diverso dallo “strunz” di Trapattoni!), usato da Fini, è, sì, un”espressione forte, ma giustificata dalla volontà di reagire al razzismo!
Caro Direttore, ma perchè massificare ed uniformare la lingua? Perchè ridurre un termine ad essere onnicomprensivo, nel senso che può significare una cosa ed anche un”altra o un”altra ancora? Diceva Michele Murri, uno dei personaggi creati da Eduardo De Filippo nella commedia “Ditegli sempre di sì” (1932), “[:] C”è la parola adatta, perchè non la dobbiamo usare? Parliamo con le parole appropriate, se no io mi imbroglio”.
A me, per esempio, a quella mia collega di Groppello Cairoli verrebbe di chiamarla “zoccola” (dal latino “sorcula”), che dalle nostre parti significa, a secondo del contesto comunicativo, “donna di costumi leggeri” o “persona astutissima” (una vecchia volpe). Io, caro Direttore, vorrei dirle che, secondo me, avendo raggiunto l”apice della carriera, passando di letto in letto, è una donna di facili costumi. E se, invece, prendesse le mie parole come un complimento? Come perchè?
Perchè potrebbe pensare, magari, di essere stata definita una persona astutissima, al pari di una volpe! E con i tempi che corrono, rischierebbe pure di non sbagliare! Vedi, infatti, quante persone astutissime sono ai posti di comando, al governo del paese, alle presidenze dei condomìni ed a quelle dei comitati per i festeggiamenti del santo patrono!
Direttore, tu che sei una vecchia volpe (e che, immagino, non abbia scaldato troppi letti), potresti far qualcosa per aiutarmi a capire di più, a districarmi meglio, in questo mondo di parole globalizzate?
(Fonte foto: Rete Internet)
