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TANTO VA LA GATTA AL LARDO CHE CI LASCIA LO ZAMPINO

Questa settimana facciamo le pulci alla cultura della perdonanza, tipica della nostra gente. Ma ci lanciamo anche in una scommessa, che riguarda Alberto Bottino, ormai ex direttore scolastico regionale della Campania.

Caro Direttore,
nel nostro paese, spesso, capita che chi ha torto finisce con l”aver ragione e chi sbaglia è, il più delle volte, assolto. Mi sono trovato, per il passato, a vedere persone, appena uscite dalla galera, che venivano accolte nella società d”appartenenza in pompa magna.

E non in virtù di un principio di integrazione sociale; ma, quasi sempre, per il rispetto dovuto a personaggi trasformati in mito; altre volte, invece, perchè si è propensi a capire (a tutti i costi) e condividere le ragioni dei violenti, piuttosto che quelle degli offesi. In altre parole, in un omicidio (e nelle nostre terre non mancano), per esempio, anche se il morto era un brav”uomo, finiva che l”uccisore poteva esibire le sue buone ragioni; in una rapina, a parte lo choc per il rapinato, era necessario interpretare il disagio del rapinatore.

E cosi via. Sino ad arrivare ai reati amministrativi. Dalle nostre parti, come sai Direttore, è invalsa l”abitudine di dare addosso ai responsabili degli enti locali. Il campo, sin dal giorno delle elezioni di un candidato a qualsiasi carica, si divide in detrattori e sostenitori, ambedue d”ufficio. I primi criticano ogni provvedimento, a prescindere! È sempre sbagliato, è sempre di parte, è sempre con ricadute sociali catastrofiche! I secondi, invece, sposano il progetto lungimirante, la visione generale, il senso del rischio. Ci sono, poi, i nostalgici, quasi sempre con patente di interessati o di ignoranti.

Così, per esempio, se un amministratore è condannato, mettiamo, per peculato (appropriazione indebita) o per inquinamento o per voto di scambio, i nostalgici scendono in campo e ripetono fino alla noia: “Però, ha pavimentato le strade; ha favorito la nascita del centro commerciale; ha sempre capito le ragioni degli abusivisti, poveretti!”. E lo dicono come se dovessero dimostrare, a se stessi ed al mondo intero, che un amministratore pubblico può anche macchiarsi di peccati (veniali o mortali, lo si stabilisce dopo), però ha fatto ciò che deve fare un amministratore pubblico.
Diversamente, che amministratore sarebbe? Si è, purtroppo, di fronte a una cultura della perdonanza elevata all”ennesima potenza.

E, caro Direttore, se è giusto e sacrosanto il rispetto che si deve ai trapassati, è molto più sacrosanto e legittimo il rispetto che si deve ai vivi, i quali devono continuare il loro percorso terreno con dignità e privi di fardelli con cattive interpretazioni (“la calunnia? È quella è un venticello; dice vicino “o viento: nun sciusià?”), artatamente messe in circuito dai morti, dai loro sostenitori e dall”esercito dei nostalgici. Per cui, chi sbaglia, alla fin fine, lo fa sempre per una giusta causa. È inutile voler stabilire se di carattere personale o collettivo, se per dare sostegno agli interessi di famiglia o a quelli del paese. Così un capo di governo, un sindaco, un governatore è sempre giudicato senza serenità.

O è un mediocre amministratore o è un buon amministratore; e, qui, l”esercito della perdonanza ne esalta le preclari qualità di intrallazzatore (i perdonisti incalliti arrivano anche a parlare di “capacità di mediazione”, che è una forzata traduzione del riconoscere a tutti i sodali una quota nella spartenza [voce vernacolare, che sta per “divisione in parti, in proporzione”]), di vecchia volpe (una “sorcula”, secondo quanto scritto la settimana scorsa), di uomo di coppola (esponente di clan, di holding, di gruppi).

“Quando voi, nell”autorità di cui siete investito, indirizzate, come dire?, le vostre attenzioni verso persone appartenenti alla mafia, e soltanto per il fatto che sono indicate come mafiose, senza concrete prove e dell”esistenza della mafia e dell”appartenenza ad essa delle singole persone, ebbene: voi fate, al cospetto di Dio, ingiusta persecuzione:E siamo proprio al caso di don Mariano Arena:E di questo ufficiale che l”ha arrestato, senza pensarci due volte, con una leggerezza, lasciatemelo dire, non degna della tradizione dell”Arma, diremo col latino di Svetonio che ne principium quidem virorum insectatione astinuit:Che tradotto in spiccioli vuol dire che don Mariano è amato e rispettato da un paese intero, prediletto da me, e vi prego di credere che so scegliere gli uomini alla mia dilezione, e carissimo all”onorevole Livigni e al ministro Mancuso:”, (Leonardo Sciascia, “Il giorno della civetta”, Einaudi, 1961).

Caro Direttore, non mi pare che questa settimana, nel nostro territorio, ci siano stati avvenimenti di rilievo. Sì, il gossip della consigliera provinciale ed animatrice del club “Silvio ci manchi”, Francesca Pascale, sull”ormai quasi certo no alla candidatura di Cosentino a guida della Regione; l”emergenza sociale, che ha fatto distribuire, in un anno, 24 mila pasti ad oltre 1500 poveri; gli scontri tra i militanti di estrema destra di Casapound e quelli dei centri sociali e, poi, mi pare più niente. Basta!

No, no! Dimenticavo un fatto abbastanza importante. Alberto Bottino, il direttore scolastico regionale della Campania, ha lasciato il timone per raggiunti limiti d”età. Bottino ha passato tutta una vita incardinato nei palazzi in cui si decidono i destini della scuola (indirizzo politico, nomine, reggenze, supplenze, finanziamenti a progetti, corsi extrascolastici e corsi per adulti, tagli o aumenti di organici, convenzioni e collaborazioni con enti, corsi di formazione, soppressione o istituzione di scuole). Ha occupato varie poltrone, fino a quella di direttore regionale, ininterrottamente, dall”ottobre 2002. A dire di tutti è stato un lavoratore indefesso: sempre presente sul posto di lavoro.

È stato uno di quelli che ha avuto, come si dice, le mani in pasta. Ha conosciuto un po” tutti gli operatori scolastici e, poi, ha avuto un grande pregio: quello di possedere una memoria di elefante. Non ha dimenticato, infatti, mai niente e nessuno, non ha mai accettato persone in contraddizione col suo pensiero, per le quali ha trovato sempre una modalità per fargliela pagare. Insomma, è stato, soprattutto, un po” vendicativo, come tutti gli uomini impastati nel potere.
Sulle pagine della cronaca locale, Bottino si è lamentato di non essere stato amato da molti. Ed ha espresso anche il desiderio di poter continuare a lavorare per la scuola in Campania, solo che qualcuno glielo chieda.

Ma pare che nessuno glielo abbia chiesto ancora. Certo, caro Direttore, bisognerà vedere sempre se il successore farà rimpiangere o meno il predecessore; se il nuovo responsabile di via Ponte della Maddalena (nella foto, la sede presidiata dalle forze dell”ordine, ndr), riuscirà o meno a recuperare quella specie d”amore che Bottino dichiara di non aver sentito su di sè. Però, una cosa al momento sembra certa: per l”ormai ex direttore scolastico regionale sta per aprirsi la carriera politica. Voci bene accreditate, infatti, lo danno in corsa per un posto in lista (in quota centrodestra) per Palazzo Santa Lucia.

Direttore, per curiosità, quale tra questi proverbi ti sembra più realistico ed attuale: “il lupo perde il pelo ma non il vizio” o “tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino” o “Dio ti guardi dall”acqua e dal vento e dai frati fuori del convento”?
(Fonte foto: Repubblica.it)

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