Fermato per un omicidio di camorra mentre torna da Ibiza

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  Si è conclusa con un arresto all’aeroporto di Napoli-Capodichino l’indagine della Squadra Mobile sull’omicidio avvenuto lo scorso 2 marzo in via Sorrento, nel quartiere di San Giovanni a Teduccio. Gli agenti hanno notificato un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di un uomo gravemente indiziato di concorso nell’omicidio e di detenzione e porto illegale di arma da fuoco aggravati dal metodo mafioso. Le indagini hanno ricostruito l’agguato costato la vita a un uomo, raggiunto da numerosi colpi di pistola mentre era in auto con la moglie. Attraverso l’analisi delle immagini di videosorveglianza, gli investigatori hanno individuato il presunto ruolo dell’indagato, ritenuto vicino al clan D’Amico-Mazzarella. Secondo l’accusa, avrebbe preso parte alla fase organizzativa del delitto, occupandosi della ricerca della vittima, della disponibilità dell’auto utilizzata dal commando e del recupero del conducente dopo l’abbandono del veicolo impiegato nell’agguato. L’uomo è stato bloccato mentre si trovava ancora a bordo del volo appena atterrato a Napoli di ritorno da una vacanza a Ibiza. L’inchiesta è ancora nella fase delle indagini preliminari e il provvedimento cautelare può essere impugnato. L’indagato resta presunto innocente fino a una sentenza definitiva.

Campi Flegrei, scossa forte sveglia la città

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  Ancora una scossa di terremoto ai Campi Flegrei. Alle 4.17 di questa mattina i sismografi hanno registrato un evento di magnitudo 3.6 con epicentro nell’area di Pozzuoli e una profondità di circa 3 chilometri. Il sisma è stato chiaramente avvertito dalla popolazione residente nei comuni flegrei e in diversi quartieri di Napoli. In molti sono stati svegliati dal terremoto e hanno lasciato le proprie abitazioni per alcuni minuti in attesa di verificare la situazione. Secondo le prime informazioni disponibili, non si registrano danni né feriti. Le verifiche effettuate dalle autorità non hanno evidenziato criticità, mentre prosegue il monitoraggio dell’area da parte dell’Osservatorio Vesuviano e della Protezione Civile. La nuova scossa arriva a meno di un giorno dall’ultimo sciame sismico che aveva interessato i Campi Flegrei, durante il quale l’evento più intenso aveva raggiunto la magnitudo 3.0. La frequenza degli episodi continua ad alimentare la preoccupazione dei residenti, pur rientrando nel quadro del fenomeno bradisismico che da tempo interessa l’area. Negli ultimi mesi il territorio flegreo è stato interessato da centinaia di eventi sismici di diversa intensità, collegati ai movimenti del suolo provocati dal bradisismo. Gli esperti ribadiscono che il fenomeno viene costantemente monitorato attraverso una fitta rete di strumenti che consente di rilevare in tempo reale eventuali variazioni dell’attività sismica e deformazioni del terreno. Le autorità invitano i cittadini a mantenere la calma e a seguire esclusivamente le indicazioni diffuse dagli enti competenti, ricordando l’importanza di conoscere le procedure di sicurezza previste in caso di terremoto. Nel frattempo resta alta l’attenzione sull’evoluzione dello sciame sismico e sulle eventuali nuove scosse che potrebbero interessare l’area nelle prossime ore.

Striano, all’Interno Cafè la presentazione di “Benessere digitale” di Paolo Siani

Riceviamo e pubblichiamo

Martedì 30 giugno l’incontro all’Interno Cafè  di Striano con il giornalista Francesco Gravetti e i saluti di Aristide Rendina

 

Nuovo appuntamento con l’ultimo saggio di Paolo Siani, la prossima presentazione del libro “Benessere digitale” si terrà martedì 30 giugno alle ore 19 presso Interno Cafè, Galleria Commerciale Falco via Risorgimento, Striano.  

Il saggio è pubblicato dalla Giannini Editore nella collana Sorsi. L’opera ha la prefazione di Armando Cozzuto e il contributo di Isabella Continisio, Gilda Crispino, Virginia Mirra e Margherita Rosa. Dopo i saluti di Aristide Rendina segretario cittadino del Partito Democratico, dialoga con l’autore Francesco Gravetti giornalista de Il Mattino.

 

Benessere digitale, l’uso sempre più precoce e incontrollato degli smartphone sta modificando profondamente la vita quotidiana di bambine, bambini e adolescenti, incidendo sullo sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale.

Benessere digitale affronta il tema senza demonizzare la tecnologia, ma propone un approccio equilibrato e consapevole, fondato sulle più recenti evidenze scientifiche e sulle raccomandazioni della Società Italiana di Pediatria. Attraverso dati, studi internazionali e osservazioni cliniche, il libro mostra come l’esposizione precoce ai device aumenti il rischio di dipendenze digitali, disturbi del sonno, difficoltà attentive, problemi emotivi e relazionali.

Allo stesso tempo, indica strade con- crete per ridurre gli eccessi: ritardare l’uso dello smartphone personale, limitare il tempo di schermo, favorire attività alternative e costruire alleanze educative tra famiglia, scuola e territorio. La “dieta digitale” nonè una rinuncia punitiva, ma una scelta di cura: sot- trarre tempo allo schermo per restituirlo alle relazioni, all’ascolto e alla presenza, a beneficio non solo dei più piccoli, ma anche degli adulti chiamati a essere modelli credibili.

Paolo Siani è pediatra e già primario all’Ospedale Santobono di Napoli. È stato parlamentare e vicepresidente della Commissione bicamerale Infanzia e Adolescenza. Già presidente dell’Associazione Culturale Pediatri, si occupa da anni di tutela dei minori, salute pubblica ed educazione digitale. Nella collana Sorsi ha pubblicato Cyberbullismo.

 

 

Castello, il fresco che potrebbe diventare una risorsa per Somma Vesuviana

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La località Castello di Somma Vesuviana gode da sempre di un clima più fresco rispetto ai centri della pianura vesuviana. Grazie all’altitudine, alla vegetazione e alla maggiore ventilazione, soprattutto durante le giornate estive più calde si percepisce una sensibile differenza di temperatura rispetto a Somma Vesuviana, Pomigliano d’Arco e ad altri comuni della Bassa Vesuviana.     In un periodo in cui le ondate di calore sono sempre più frequenti e le estati sembrano non finire mai, questa caratteristica rappresenta una risorsa preziosa per la qualità della vita dei cittadini e potrebbe persino diventare un’opportunità di sviluppo per il territorio. I cambiamenti climatici stanno modificando le abitudini delle persone e anche le strategie delle amministrazioni locali. Sempre più città investono in asfalti meno soggetti al surriscaldamento, nuove alberature e sistemi di drenaggio per affrontare sia le ondate di calore sia le sempre più frequenti bombe d’acqua. Parallelamente, molte località collinari e montane stanno valorizzando i propri microclimi, trasformando il fresco in una risorsa economica e sociale. Nascono così aree attrezzate immerse nel verde, percorsi naturalistici, punti di ristoro, spazi per attività sportive e culturali all’aperto. Luoghi che migliorano la qualità della vita dei residenti e attirano visitatori in cerca di temperature più miti durante i mesi estivi. E Castello? Pur trovandosi a pochi chilometri da centri urbani che nelle ore più calde diventano quasi invivibili, continua a vivere una situazione paradossale. Ogni giorno decine di persone raggiungono la zona per godere dell’aria più fresca. I cittadini, in assenza di interventi pubblici, si sono organizzati autonomamente. Hanno livellato il terreno e realizzato due campi di bocce improvvisati. Con materiali di fortuna hanno costruito piccole baracche di cartone e lamiera, scale e staccionate per rendere più agevole la permanenza nell’area. Lo hanno fatto senza alcun sostegno, semplicemente per poter trascorrere qualche ora all’aperto in un ambiente più vivibile. Ogni giorno una ventina di persone gioca a bocce, altre si ritrovano per una partita a carte, mentre molti si limitano a osservare, chiacchierare e attendere il fresco della sera. Tutto questo avviene in un luogo di grande pregio paesaggistico. Qui sorge un santuario molto venerato dalle comunità locali, ai piedi del Monte Somma, un’area ricca di storia, biodiversità e potenzialità per il turismo e l’agricoltura. Eppure l’immagine che si presenta ai visitatori è quella dell’abbandono. Le strutture sono improvvisate, i servizi assenti, l’accessibilità inesistente per le persone con disabilità. Un patrimonio naturale che potrebbe diventare un punto di riferimento per l’intero territorio vesuviano viene lasciato all’iniziativa spontanea dei cittadini. La soluzione non richiederebbe opere monumentali. Basterebbe una progettazione minima: aree attrezzate con tavoli e panchine, percorsi sicuri e accessibili, servizi igienici, una corretta gestione dei rifiuti, spazi dedicati alle attività sportive e ricreative. A queste strutture potrebbero affiancarsi iniziative culturali, eventi all’aperto, percorsi naturalistici e piccoli punti di ristoro in grado di creare nuove opportunità economiche. Castello possiede già ciò che molti territori cercano di costruire artificialmente: un clima più mite, un panorama straordinario e una posizione strategica. Manca soltanto la volontà di valorizzare queste risorse. Per questo la vera domanda non è perché i cittadini continuino a frequentare quest’area, ma perché un luogo tanto prezioso venga ancora lasciato in queste condizioni. In un’epoca in cui il fresco sta diventando una risorsa sempre più ricercata, Castello rischia di perdere un’occasione che potrebbe migliorare la qualità della vita dei residenti e offrire nuove prospettive di sviluppo all’intero territorio.  

Terra dei Fuochi, Auriemma (M5S): “Il vero inquinamento è quello che non si vede: ora tocca alle falde”

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Riceviamo una nota dell’Onorevole Carmela Auriemma, Vicepresidente Vicaria del Gruppo Movimento 5 Stelle alla Camera dei Deputati e Coordinatrice M5S Provincia di Napoli, e pubblichiamo

Un nome che evoca i roghi, ma una minaccia che corre sottoterra, nelle acque. È il cambio di prospettiva al centro della relazione “Terra dei fuochi: evoluzione delle rotte criminali dei rifiuti e criticità emergenti della matrice acqua”, presentata oggi alla Casa don Diana di Casal di Principe. Per Carmela Auriemma, Vicepresidente Vicaria del Gruppo M5S alla Camera, Coordinatrice provinciale M5S di Napoli e relatrice di minoranza del filone, è qui la svolta del lavoro della Commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, guidata dal presidente Jacopo Morrone. «Di Terra dei Fuochi si discute da trent’anni e le relazioni non mancano. Quello che serviva era una rotta investigativa nuova – ha spiegato Auriemma –. L’abbiamo trovata spostando lo sguardo dai rifiuti che si vedono a quelli che non si vedono: la contaminazione della matrice acqua. Lo stesso nome che portiamo addosso, “Terra dei Fuochi”, ci ha abituati a un inquinamento visivo, ma il pericolo più grave è sotterraneo. Che oggi tutti parlino dello studio della Federico II lo conferma; la vera domanda è perché dati e studi commissionati dal 2019 vengano alla luce solo adesso. Inoltre, è evidente che bisogna oramai andare oltre il perimetro dei 90 comuni individuati nel perimetro della c.d. Terra dei Fuochi». Dal documento emerge anche una geografia del crimine che è mutata. «Le rotte non vanno più solo da Nord a Sud, ma da Sud a Sud, fino alla Puglia, con ramificazioni internazionali – ha osservato la deputata –. Non possiamo più raccontarla come un’emergenza locale o nazionale: è un fenomeno internazionale e va affrontato con strumenti giuridici nuovi, all’altezza». Un passaggio, infine, sul valore della battaglia dei territori, certificata dalla Corte di Strasburgo. «La sentenza della Cedu ha messo nero su bianco ciò che cittadini e comitati ripetono da decenni: non erano allarmisti, denunciavano un crimine, mentre le istituzioni tacevano pur sapendo fin dagli anni Novanta. Io quei comitati li ho vissuti da dentro, da firmataria del ricorso, e ho voluto che la Commissione li ascoltasse davvero». Di qui l’impegno per il futuro: «Con tutti i colleghi abbiamo lavorato senza un solo momento di conflitto tra maggioranza e opposizione. Ora quel metodo va trasformato in proposte legislative concrete: è l’unico modo perché questo lavoro diventi un beneficio reale per chi vive questa terra. Grazie ai funzionari e ai consulenti che lo hanno reso possibile».

In sella a 2 moto muoiono di ritorno dal ristorante

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  Una notte drammatica lungo la Strada Statale 7bis, dove un violento incidente ha provocato la morte di due motociclisti. Il tragico sinistro si è verificato poco prima della mezzanotte nel territorio di Casal di Principe, lasciando sgomento tra familiari, amici e residenti della zona.   Le vittime sono Mauro Del Vecchio, 35 anni, residente a Casoria, e Leopoldo Colicelli, 38 anni, originario di Casavatore. Entrambi viaggiavano in sella alle rispettive motociclette quando, per motivi ancora al vaglio degli investigatori, si è verificato il devastante impatto.   L’allarme è stato lanciato immediatamente da alcuni automobilisti di passaggio. Sul posto sono giunti in pochi minuti i sanitari del 118 e le forze dell’ordine. Nonostante il tempestivo intervento dei soccorritori, per i due centauri non c’è stato nulla da fare. Le gravissime lesioni riportate nello scontro si sono rivelate incompatibili con la vita.   Le immagini che si sono presentate davanti ai soccorritori sono state particolarmente dure: le moto completamente danneggiate e numerosi detriti sparsi lungo la carreggiata hanno evidenziato la violenza dell’urto.   Gli agenti intervenuti hanno eseguito i rilievi necessari per ricostruire con precisione la dinamica dell’accaduto. Secondo le prime informazioni raccolte, i due motociclisti si sarebbero scontrati tra loro mentre rientravano verso casa dopo aver trascorso la serata insieme ad alcuni amici.   Le indagini proseguono per chiarire ogni dettaglio e accertare eventuali responsabilità. Nel frattempo il tratto interessato della Statale 7bis è rimasto parzialmente chiuso al traffico per consentire le operazioni di soccorso, i rilievi tecnici e la successiva rimozione dei veicoli, causando rallentamenti alla circolazione per diverse ore.   L’ennesima tragedia sulle strade della provincia riaccende il dibattito sulla sicurezza e lascia due comunità, quelle di Casoria e Casavatore, unite nel dolore per la perdita di due giovani uomini.

Pompei guarda al futuro: la realtà aumentata entra negli Scavi con l’app Portyl

Tecnologia e archeologia si incontrano nel sito più visitato d’Italia: una nuova esperienza immersiva permetterà ai visitatori di esplorare Pompei in modo innovativo e interattivo.

   

Il passato incontra il futuro tra le antiche pietre della città sepolta dal Vesuvio. Gli Scavi di Pompei compiono un nuovo passo nel percorso di innovazione digitale grazie all’arrivo di Portyl, un’applicazione basata sulla realtà aumentata che promette di trasformare l’esperienza di visita in un viaggio immersivo tra storia, tecnologia e ricostruzione virtuale.

L’iniziativa segna un’evoluzione importante nel modo di vivere uno dei siti archeologici più celebri al mondo. Attraverso smartphone e dispositivi mobili, i visitatori potranno accedere a contenuti interattivi capaci di sovrapporre elementi digitali agli ambienti reali, restituendo una percezione più immediata e coinvolgente della Pompei antica.

L’obiettivo è ambizioso: non limitarsi a mostrare rovine e strutture archeologiche, ma aiutare il pubblico a visualizzare come apparivano originariamente edifici, strade, domus e spazi pubblici prima dell’eruzione del 79 d.C. La realtà aumentata consentirà così di colmare, almeno in parte, la distanza tra ciò che resta oggi e ciò che la città era nel pieno del suo splendore.

Il progetto si inserisce nel più ampio processo di digitalizzazione che negli ultimi anni sta interessando il Parco Archeologico di Pompei, sempre più orientato a integrare strumenti innovativi nella valorizzazione del patrimonio culturale. Non si tratta soltanto di un’operazione tecnologica, ma di un diverso approccio alla fruizione culturale: più accessibile, interattivo e adatto anche alle nuove generazioni.

Uno degli aspetti più interessanti di Portyl è proprio la capacità di rendere la visita più dinamica e personalizzata. Il turista non sarà più semplice osservatore, ma potrà interagire con contenuti, approfondimenti e ricostruzioni tridimensionali, trasformando l’esperienza in un percorso quasi narrativo.

In un’epoca in cui la tecnologia ridefinisce il modo di apprendere e conoscere, anche l’archeologia è chiamata a rinnovarsi. Pompei, ancora una volta, si conferma laboratorio d’eccellenza, capace di coniugare tutela del patrimonio e innovazione.

La sfida, naturalmente, resta quella di trovare un equilibrio tra dimensione digitale ed esperienza autentica del luogo. La tecnologia non sostituisce il fascino della materia antica, ma può amplificarne la comprensione, offrendo chiavi di lettura nuove e più immediate.

Con l’introduzione di Portyl, Pompei dimostra ancora una volta di non essere soltanto memoria del passato, ma anche spazio capace di parlare il linguaggio del presente. Tra colonne, affreschi e strade millenarie, la storia continua così a raccontarsi, questa volta anche attraverso il digitale.

Trasporti in crisi, pendolari costretti ai bus: Pratola Ponte perde il 70% degli utenti

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Cresce il malcontento dei cittadini di Pomigliano d’Arco, che da diverso tempo incontrano notevoli difficoltà negli spostamenti verso Napoli. Attualmente, infatti, il servizio della Circumvesuviana gestito da EAV consente di raggiungere soltanto Volla, da dove i passeggeri sono costretti a proseguire il viaggio in autobus per arrivare nel capoluogo campano.   Questa situazione ha generato ulteriori criticità. L’utenza della stazione di Pratola Ponte, infatti, è diminuita di circa il 70%, poiché molti pendolari preferiscono utilizzare direttamente gli autobus in partenza da Pomigliano, evitando il passaggio in stazione. Di conseguenza, lo scalo ferroviario risulta sempre più isolato e vulnerabile a episodi di vandalismo e criminalità. La stazione, negli ultimi anni, era diventata un importante punto di aggregazione per i cittadini. Tra un treno e l’altro era possibile leggere un libro, trascorrere del tempo negli spazi comuni o usufruire delle attività presenti nella struttura. Dal marzo 2019, grazie all’affidamento della gestione a Raffaele De Mauro, la stazione ha beneficiato di un significativo miglioramento degli spazi e di un potenziamento del sistema di videosorveglianza. Inoltre, la presenza costante della gestione consente ancora oggi di monitorare e contenere per ora, eventuali episodi di vandalismo o altri eventi spiacevoli. Per questo motivo, la questione non riguarda soltanto EAV, ma coinvolge anche l’amministrazione comunale e le forze dell’ordine. I cittadini auspicano che i lavori in corso possano concludersi nel più breve tempo possibile, consentendo il ripristino del collegamento ferroviario diretto con Napoli e il ritorno alla piena funzionalità della stazione di Pratola Ponte

La scrittrice Nadia Scudieri parla di “Carmela”, il primo romanzo di Stefania Spisto, e ci spinge a rileggerlo

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A questo romanzo ho già dedicato un articolo, ma lunedì sera le parole di Nadia Scudieri e il luogo che ospitava la presentazione, Il Casino d’Unione “G. Scudieri”, i quadri di Michele Arpaia, le memorie suscitate dai luoghi prossimi alla sede del Circolo mi hanno dimostrato, ancora una volta, che aveva ragione Borges quando diceva che talvolta un libro che hai già letto, quando lo rileggi, ti sembra di leggerlo per la prima volta.   Il romanzo racconta la storia di Carmela che tra il 1936 e il 1943, muovendosi tra i “vicoli assolati e i muri imbiancati a calce” di Boscoreale, “diventa donna sotto il peso del fascismo e delle sue ombre”. Dopo i saluti del Presidente del Sodalizio, Giuseppe Casillo, ha preso la parola Nadia Scudieri, che ha pubblicato qualche anno fa un fascinoso romanzo, “La formica trasparente”, la cui protagonista, Anna, una donna coraggiosa, combatte un’aspra battaglia per affermare e difendere il suo diritto a “disegnare” la propria vita in assoluta libertà. E Nadia Scudieri ci ha spiegato che anche la Carmela della Spisto attraverso l’amore, attraverso il quotidiano confronto con i problemi del vivere e con la minacciosa presenza dei fascisti, cerca di costruirsi una sostanziale identità e di diventare una donna libera, in nome di quella libertà che consente di camminare a testa alta e di poter scegliere la “strada “da percorrere.   Quando la maestra le dona dei libri e le consiglia di leggerli tutti, Carmela capisce che “quella è la strada”: “se volevo davvero restare libera, dovevo imparare ad essere luce anche nel buio. Quando uscii dalla casa della maestra, il cielo sopra Boscoreale era già screziato di rosa”. E giustamente Nadia Scudieri sottolinea l’importanza “narrativa” che la Spisto conferisce ai giochi metaforici e al ruolo di suoni, rumori, sapori, odori e perfino ai muri scrostati delle case: Carmela ascolta ogni voce del suo “mondo”, tenta di capire i segni che quella “voce” incide dentro di lei e cerca le parole adatte per spiegarli prima di tutto a sé stessa. Diceva giustamente Norwood Russel Hanson che “l’atto del vedere è un amalgama fra il piano visivo e quello linguistico”: le cose le vediamo con gli occhi, ma le comprendiamo grazie al linguaggio. Al pari dell’opera d’arte, “anche se con meno potenza e implicazioni le cose innescano in chi le usa e le contempla un susseguirsi di rimandi, che sgorgano da loro come da un’unica, inestinguibile sorgente di donazione di senso….E questi “rimandi” seguono il modello del tempo sonoro della musica, dove, nel nucleo tematico delle variazioni, non si ha la semplice successione di istanti puntuali destinati a distruggersi a vicenda, ma un risuonare, oscillare, distendersi e contrarsi, un vagare che arricchisce di senso tanto chi fantastica, quanto la cosa fantasticata” (Remo Bodei).   E, mentre Nadia Scudieri parlava della felice scelta operata dalla Spisto di sottolineare il valore metaforico dei cortili di Boscoreale e del colore dei muri e degli odori e delle voci che “condivano” l’aria di quei luoghi, non ho potuto fare a meno di volgere un “nuovo” sguardo ai quadri di Michele Arpaia che “parlano” dalle pareti delle sale e di rivedere, in sequenza, alcune scene della Ottaviano della mia adolescenza: “’a cortina d’’e pullier’”, poco lontana dal Circolo, e la nonna di Fiorella Saviano che la domenica mattina donava a noi ragazzi le fette di morbido pane condite da profumati grumi di inimitabile ragù. Le preziose riflessioni di Nadia Scudieri mi hanno sollecitato a “ripensare” la pagina in cui la Spisto sottolinea l’importanza del ruolo che hanno svolto le donne in quei giorni difficili del 1943, quando furono costrette, dalla carenza di stoffa, a cucire e a indossare gonne attillate e camicette senza maniche e a esercitare “un’arte tutta femminile, quella di cavarsela. Di arrangiarsi. Erano donne che si svegliavano all’alba per cercare il pane… che stavano in piedi mentre tutt’intorno crollava. Le donne uscivano da sole, prendevano decisioni, cercavano lavoro.   Non aspettavano più. La guerra, nel suo disordine feroce, aveva aperto uno spiraglio”. Anche a Ottaviano furono le donne a sparare, nel 1943, sui tedeschi in ritirata che avevano saccheggiato e incendiato le case della Taverna e di Piazza San Lorenzo e ucciso i cavalli di mio nonno. Guidava le donne ribelli un personaggio incredibile, Maria ‘e Zuchetta, che faceva la “verdummara”, teneva “’o puosto” poco lontano dalla Piazza San Lorenzo -e lo tenne fino agli anni ’70 – ti guardava diritto negli occhi, iniziava ogni discorso con la dichiarazione “Nun me mett’a ppaura ‘e nisciuno” e lo concludeva con “sentenze” che non posso trascrivere. La preziosa serata al Casino d’Unione “G. Scudieri” si è chiusa con la sconvolgente notizia che la Spisto si accinge a pubblicare un altro romanzo: per fortuna gli ospiti hanno potuto consolarsi assaggiando i dolci del romanzo “Carmela” preparati e messi in mostra da mano sapiente: quei colori “parlavano”. Meritatissimo il lungo e sincero applauso a Donna Nadia Scudieri, alla moderatrice Federica Ammirati, al Presidente Giuseppe Casillo, all’ospitalità del Sodalizio. Il mio grazie personale a Donna Nadia: la conosco da sempre, e non ho mai sentito uscire dalla sua bocca una parola banale

Pomigliano d’Arco, proseguono le operazioni di sgombero coatto al Parco Partenope

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Riceviamo e pubblichiamo  

Non si ferma l’azione di ripristino della legalità intrapresa dalle istituzioni sul territorio campano. All’interno del Parco Partenope – il complesso residenziale noto come insediamento ex lege 219/81 – le operazioni di sgombero coatto proseguono senza sosta, in rigido adempimento del calendario stabilito in sede di Tavolo Tecnico presso la Questura di Napoli.

Questa mattina, un massiccio dispositivo interforze composto da oltre 50 operatori ha fatto nuovamente ingresso nel quartiere. L’azione sinergica ha visto impegnati, in un fronte comune, il personale della Polizia Municipale di Pomigliano d’Arco, i militari della locale Stazione Carabinieri, i Vigili del Fuoco, il personale sanitario e i tecnici dei servizi tecnologici del Comune.

Grazie alla coordinazione e all’alto numero di forze impiegate, le operazioni si sono svolte in piena sicurezza, consentendo di liberare altri due appartamenti occupati abusivamente e di restituire gli immobili al patrimonio comunale.

Il provvedimento eseguito nella giornata odierna ha riguardato i nuclei familiari di B.M. (classe ’83) e di M.A. (classe ’97). Entrambi i nuclei sono stati allontanati dai rispettivi alloggi e, pacificamente, hanno optato per trovare una sistemazione autonoma, appoggiandosi alle proprie famiglie di origine.

Contestualmente, per garantire lo sgombero definitivo dei locali, il mobilio presente all’interno degli appartamenti è stato interamente smontato e rimosso grazie all’intervento di una ditta di traslochi appositamente individuata e incaricata dall’amministrazione comunale.

L’intervento di oggi non si è limitato alla liberazione degli alloggi, ma si è esteso a una profonda azione di controllo e bonifica dell’intera area del parco, finalizzata a contrastare l’illegalità diffusa e il degrado.

Nel corso delle attività, gli operatori hanno passato al setaccio i veicoli presenti nel comprensorio, procedendo al sequestro di numerosi mezzi risultati totalmente sprovvisti di copertura assicurativa. Nello specifico, i sigilli sono scattati per un’autovettura, un quad e ben 8 ciclomotori, che sono stati rimossi dalla strada.

Sul fronte del contrasto al furto di servizi pubblici, i tecnici comunali, supportati dalle forze dell’ordine, hanno scoperto e immediatamente rimosso 10 allacci abusivi alla condotta idrica. Si trattava di collegamenti illegali che consentivano l’approvvigionamento d’acqua a danno della rete pubblica e della collettività.

L’intervento di stamattina conferma la fermezza delle autorità nel voler scardinare ogni forma di illegalità nel Parco Partenope. Le operazioni, come già ampiamente annunciato dal Comando di Polizia Municipale e dai vertici provinciali, proseguiranno nei prossimi giorni fino al totale completamento del piano d’azione prefissato, con l’obiettivo ultimo di restituire dignità, ordine e rispetto delle regole all’intera comunità pomiglianese.