Sant’Anastasia, Carmine Leonessa dona al priore Alessio Romano un uovo di Pasqua: rappresenta la Madonna dell’Arco

Un omaggio alla Pasqua secondo le tradizioni pasticcere di «Giulia», un gustoso uovo di cioccolato al latte, bianco e fondente con rose di zucchero e l’immagine della Madonna dell’Arco. Ieri, nel corso della degustazione di tutte le leccornie pasquali che si possono trovare alla Pasticceria Giulia di fronte al Santuario di Madonna dell’Arco, Carmine Leonessa ha donato al rettore del Santuario di Madonna dell’Arco, padre Alessio Romano, un uovo di Pasqua da sette chili con l’immagine della Madonna, opera del maestro pasticcere Roberto Ruggiero. A far da cornice all’evento, la degustazione delle altre leccornie pronte per la settimana di Pasqua: dalle pastiere tradizionali a quelle preparate con pistacchio, caffè, cioccolato e limone. Le colombe classiche Leonessa e la nuova alla mela annurca Igp.

Somma Vesuviana, firme per un asilo nido comunale: l’iniziativa dei Giovani Democratici

I Giovani Democratici di Somma Vesuviana si fanno promotori di una petizione comunale: lo scopo è quello di ottenere dall’Amministrazione comunale di Somma Vesuviana i necessari provvedimenti per la realizzazione di un asilo nido comunale con precisi standard di funzionamento, strutturali e gestionali. L’iniziativa nasce dal bisogno di rispondere innanzitutto alle esigenze dei bambini ed, in secondo luogo, a quelle dei genitori per evitare che si rivolgano a strutture private o assumano baby sitter per poter accedere al mondo del lavoro, con le onerose spese che ne derivano. L’asilo nido comunale rappresenta un fondamentale riferimento pedagogico ed organizzativo per la crescita di ogni bambino e, allo stesso tempo, un importante sostegno alle famiglie. La previsione, sul territorio comunale, di un simile servizio soddisferebbe i bisogni di una larghissima parte della cittadinanza sommese, andando a creare le condizioni per conciliare le esigenze lavorative, sociali e pubbliche con quelle familiari. Per questo motivo, a partire da oggi 14 Aprile, e per le successive domeniche, si apposterà un gazebo in Piazza “Vittorio Emanuele III” per raccogliere le firme dei cittadini.

Sant’Anastasia, scontro sul simbolo Fdi, il coordinatore dell’area vesuviana: “Il commissario è Sebeto”

Questa mattina la responsabile nazionale dipartimento Sanità di Fratelli d’Italia, Carmela Rescigno, ha diffuso una nota (leggi qui) con la quale si augurava che l’esenzione ticket non divenisse, a Sant’Anastasia, “merce di scambio elettorale”. A lei si associava Ezia Raia, responsabile comitati per Giorgia Meloni Sant’Anastasia, nominata il 25 marzo 2019 con comunicazione ufficiale dal coordinatore dell’area vesuviana Giuseppe De Simone. Le esternazioni di Rescigno e Raia hanno provocato una dura reazione da parte del consigliere comunale Alfonso Di Fraia che del partito della Meloni fu nominato commissario cittadino (e prima ancora dichiarò di aderire a Fdi in consiglio comunale) il 20 settembre 2018. Di Fraia ha commentato (leggi qui) prendendo le distanze dalle dichiarazioni della Rescigno e confermando che mai la carica di commissario gli era stata revocata. «Il simbolo di partito viene al momento utilizzato impropriamente senza la mia autorizzazione» – ha detto il consigliere, riferendosi alla presenza del simbolo Fdi sotto i manifesti elettorali del candidato sindaco Mario Gifuni, presidente del consiglio comunale ancora in carica.  Il consigliere Di Fraia, di contro, parte della maggioranza uscente, è impegnato a sostegno del ricandidato sindaco Lello Abete. Dopo le dichiarazioni di Di Fraia, Carmela Rescigno, che è anche responsabile Enti Locali Fdi Napoli, ci ha fatto pervenire le seguenti dichiarazioni: «Mi sorprende che un consigliere comunale uscente di Fdi possa dare solo il sospetto di avallare comportamenti che la vera destra legalitaria da sempre combatte. Fratelli d’Italia sarà in campo a Sant’Anastasia alle prossime elezioni comunali al fianco di Mario Gifuni per aprire una nuova fase politica e amministrativa. E saremo ben lieti se il consigliere Alfonso Di Fraia volesse continuare il proprio impegno politico sotto la bandiera di Fdi». Le posizioni della Rescigno, ci ha fatto sapere il coordinatore dell’area vesuviana Giuseppe De Simone, “sono condivise dai vertici del partito”. La nomina a commissario cittadino di Gennaro Sebeto, firmata dal portavoce provinciale di Napoli, Aniello Savoia, risale al 3 marzo 2019.    

Nola, caseificio con “finta” mozzarella di bufala e panifici sporchi: controlli e sanzioni

I Carabinieri forestali della stazione di Roccarainola hanno svolto controlli in un caseificio di Nola e in due panifici, rispettivamente a Nola e Saviano. Nel primo esercizio è stato riscontrato che il tabellone pubblicitario riportava la scritta “mozzarella di bufala” ma quel caseificio non si trova all’interno della zona prevista nel disciplinare DOP per la mozzarella di bufala, né vende prodotti di provenienza da un caseificio della zona DOP. A causa di queste irregolarità, sono state comminate sanzioni per 4.000 euro. Inoltre il pane in vendita era privo delle indicazioni sul lotto e il proprietario non ha saputo esibire le fatture di acquisto. E’ stata quindi comminata una seconda sanzione per violazione delle norme sulla tracciabilità alimentare e sono stati posti sotto sequestro circa 10 chili di pane. Durante le verifiche, sulle confezioni del pane sequestrato i militari hanno letto l’indirizzo del panificio di produzione e si sono recati lì per proseguire gli accertamenti. Giunti nel panificio, a Saviano, hanno riscontrato che era totalmente abusivo e versava in condizioni igieniche precarie: le pareti della sala per la lievitazione erano coperte di muffa e sporcizia varia; i sacchi di farina erano tenuti a terra o depositati all’esterno ed esposti al passaggio di animali domestici, insetti e parassiti. Sono stati sequestrati 10 sacchi di farina, pane e prodotti da forno pronti per l’immissione nel commercio parallelo, oltre alle attrezzature. E’ stata anche comminata una sanzione amministrativa pari a 1.500 euro.

Sant’Anastasia, il consigliere Alfonso Di Fraia: “Il commissario cittadino di Fratelli d’Italia sono io”

Dal consigliere comunale Alfonso Di Fraia riceviamo e pubblichiamo il seguente commento al comunicato stampa (leggi qui) diffuso dalla responsabile nazionale Sanità di Fdi, Carmela Rescigno. Scrive il consigliere Di Fraia: “Noto con dispiacere l’utilizzo del simbolo del partito che dal 2017 rappresento in Consiglio Comunale e che, dal settembre 2018, mi ha conferito la carica di commissario cittadino mai revocatami finora. Detto ciò, prendo naturalmente le distanze da queste dichiarazioni fatte senza alcuna condivisione (e pare senza nessun fondamento) e soprattutto da chi NON ha MAI militato nel partito e non ha ufficiali deleghe a rappresentare il partito stesso a Sant’Anastasia”. Aggiunge il consigliere Di Fraia: “Il simbolo di partito viene al momento utilizzato impropriamente senza la mia autorizzazione”.

I bambini del Rione Villa…

Avevano smesso già da tempo di credere nei “supereroi”, nonostante zaini, astucci, t-shirt e vestiti di carnevale, i bambini, testimoni dell’agguato davanti alla loro scuola. Che ha visto ucciso il nonno, ferito il papà, illeso il bimbo: illeso, ma non sappiamo se si è salvato pure da future esperienze di questo genere. Avevano smesso di credere, gli alunni della “Vittorino da Feltre”, dopo aver visto fratelli maggiori e zii di alcuni di loro organizzarsi per le stese, dopo aver sentito gragnuole di colpi esplosi sotto i loro balconi, dopo aver osservato bilancini e dosi di droghe varie, dopo aver assistito all’assalto delle donne alle auto della polizia che portavano in questura malavitosi arrestati. Quelli che per un po’, fratelli parenti amici conoscenti, gli erano sembrati emuli dei loro supereroi, avevano poi mostrato il vero volto della forza bruta e della violenza. E così erano crollate le fantasie, i miti, gli eroi. Non è più il tempo della bambina che voleva sposare un camorrista, come scriveva candidamente nel suo tema un po’ di anni fa. Non hanno più il tempo disteso dell’infanzia e della fanciullezza. Perché questi bambini devono continuare ad essere ostaggi nel rione Villa, colonizzato e organizzato dai clan, o in via Taverna del Ferro, nel Bronx, costruito in tempi recenti per persone e famiglie “deportate”.  Quelli che li tengono in ostaggio dovrebbero essere giudicati per crimini contro l’umanità. Di sicuro contro l’infanzia. A tanti bambini si tolgono i giochi, la spensieratezza, l’educazione, il futuro. Il Questore per risolvere il problema alla radice pensa al ruolo della scuola e la dirigente scolastica aspetta la telefonata di Salvini, telecamere e poliziotti. È una situazione drammatica e paradossale allo stesso tempo. Chi rimane in questi quartieri o rioni di San Giovanni, come ce ne sono a Ponticelli, a Scampia, nella Sanità, spesso è costretto a rimanere. E il giovane che si è tenuto fuori dalla malavita, e fa il barbiere, dice in televisione che lui ha fatto la sua scelta. Quasi a giustificarsi con tutti quei coetanei assoldati dalla camorra. I bambini che hanno assistito all’agguato, che faranno da grandi? (fonte foto: rete internet)

Madonna dell’Arco, padre Alessio Romano: “Il Santuario può ospitare gli arredi della Farmacia degli Incurabili”

Il rettore del Santuario di Madonna dell’Arco, padre Alessio Romano
Padre Alessio Romano, rettore del Santuario della Madonna dell’Arco a Sant’Anastasia, si è offerto di ospitare gli arredi dell’antica farmacia degli Incurabili del capoluogo campano dopo che ne è stata disposta l’evacuazione a causa degli ultimi cedimenti verificatisi. La proposta è partita da Antonio Crescenzo della Tamarin, società che si occupa della valorizzazione del patrimonio di Madonna dell’Arco. Il priore del Santuario ha subito accolto la proposta con entusiasmo, sottolineando che per i padri domenicani “sarebbe un onore offrire i propri spazi per questa causa”. Gli arredi dell’antica farmacia degli Incurabili di Napoli, se la proposta sarà accettata, potrebbero essere ospitati, secondo quanto rende noto padre Alessio, nell’antica Spezieria del Convento e nell’antico refettorio. “Ritengo peraltro – continua padre Alessio – che alcuni degli arredi degli Incurabili arrivino proprio dalla nostra antica Farmacia”.

Pomigliano d’Arco, “Alfa Romeo, gli scenari in una storia”, un convegno martedì 16 aprile

In occasione dell’80esimo anniversario dalla fondazione dell’Alfa Romeo a Pomigliano d’Arco, l’assessorato alla pubblica istruzione e cultura e la Fondazione Vittorio Imbriani promuovono il convegno «Alfa Romeo e poi? Gli scenari in una storia». L’appuntamento è per le 10 di martedì 16 aprile alla Sala delle Capriate della Distilleria di via Roma, a Pomigliano d’Arco. Interverranno il prof. Pasquale Frascani (docente di Storia Economica all’Università L’Orientale), il prof. Pasquale Miano (docente di Composizione Architettonica e Urbana all’Università Federico II), il prof. Saverio F. Coppola, presidente dell’associazione internazionale «Guido Dorso» e l’assessore alla Cultura della giunta di Pomigliano d’Arco, Franca Trotta.  «Un tema di grande rilevanza per la città di Pomigliano d’Arco – dice l’assessore Trotta – quello della fondazione dell’Alfa Romeno ma anche un tema oggetto di tesi di laurea e di studi di portata nazionale. Questo evento, insieme ad altri già programmati, ci aiuteranno a comprendere la storia, a entrarvi dentro per capire e fondare il futuro, grazie anche a ricerche che nell’occasione saranno rese note».

Sant’Anastasia, Fratelli d’Italia: “No ad esenzione ticket come merce di scambio”

0
Di seguito la nota stampa con cui Carmela Rescigno, esponente nazionale di Fratelli d’Italia, ed Ezia Raia, responsabile dei comitati per Giorgia Meloni Sant’Anastasia, stigmatizzano l’ipotesi che diritti dei cittadini divengano oggetto di “voto di scambio” a Sant’Anastasia.  “La Sanità non può, e non deve, essere merce di scambio elettorale. Ci auguriamo che non sia così ma c’è il sospetto che a Sant’Anastasia anche l’esenzione del ticket, diritto riconosciuto ai cittadini, possa diventare un favore. Ci auguriamo che intervengano le Autorità Competenti”. Lo dichiarano Carmela Rescigno, responsabile nazionale del Dipartimento Sanità ed Ezia Raia, responsabile comitati per Giorgia Meloni Sant’Anastasia. Il simbolo di Fratelli d’Italia, per le imminenti amministrative, sarà in sostegno del candidato sindaco Mario Gifuni.  

Come e perché Antonio Canova  ombreggiava e “arrossava” delicatamente la “pelle” delle sue statue…

0
“L’acqua di rota” e altri segreti. Lo stupore di Flaubert. Canova conferiva alla “pelle” delle sue statue un delicato colore “di fuoco” e annullava quasi del tutto il biancore”cimiteriale” e i pori del marmo di Carrara che assorbivano la luce e costringevano lo spettatore a percepire  le sculture come “blocchi di sale”. Il  delicato “arrossamento” risponde anche a un’idea nuova, non più neoclassica, ma già romantica, del corpo di dee e regine.L’ignoranza dei restauratori di ieri e di oggi.     Le statue di Antonio Canova – i marmi e i gessi- resteranno in mostra a Napoli fino al 30 giugno e così permetteranno a chi si interessa di queste cose di capire perché l’etichetta di “neoclassico” va stretta al Maestro, che soggiornò a Napoli più volte, tra il 1780 e il 1821, attratto dai reperti di Pompei e di Ercolano, dallo splendore paradisiaco della città e dalla generosità dei clienti. L’articolo si apre con l’immagine del “gruppetto” di “Amore e Psiche”, che venne commissionato a Canova da Giuseppina Beauharnais, e che ora, ”prestato” dall’ Ermitage di San Pietroburgo, sta in mostra a Napoli: la “versione” del “gruppetto” richiesta da Murat è conservata al Louvre. Anche Stefano De Stefano ha riconosciuto (CdS, 29 marzo) “l’assoluta modernità del linguaggio canoviano, che a tratti sta alle opere pompeiane e ercolanesi come un dipinto iperrealista sta alla fotografia del primo ‘900 o alla ritrattistica di fine ‘800.”. Proprio le statue di Canova, con i “pastelli” di Degas, con gli acquerelli di Gigante e i quadri a olio di Renoir e di Monet mi hanno fatto capire quanto sia fondata la tesi di Panofsky, che la conoscenza delle tecniche è fondamentale per comprendere “l’intenzione” dell’artista e per cogliere quel valore assoluto che nasce dalla coerenza tra “intenzione”, “impaginazione” e risultato, insomma tra l’idea dell’autore e l’opera compiuta e firmata. Questo non è un articolo sull’arte di Canova, ma sulle tecniche che egli adottò per liberare la “pelle” di divinità e di  regine dal “biancore cimiteriale del marmo di Carrara “ ( M. F. Apolloni). Poiché il Fato spesso è malvagio e si diverte a colpire gli uomini buoni, è accaduto che sulle statue del Maestro abbiano messo le mani restauratori inetti e ignoranti, i quali, incaricati di liberare i marmi dalla polvere del tempo, li “hanno in realtà letteralmente scuoiati”. Ma non è finito l’accanimento del Fato: anche oggi – scrive sfiduciato Apolloni -“i restauratori continuano a pulire le sue sculture con la sabbia a pressione”. A “colorare” i suoi marmi Canova non fu indotto dalla scoperta che anche le statue greche ve romane erano colorate. Il Maestro notò  che il marmo di Carrara era poroso come una spugna, non rifletteva la luce, ma l’assorbiva, e perciò non restituiva all’ osservatore quelli che G.B. Sartori chiamava “i giochi di lume”, ma gli suggeriva “l’impressione di contemplare un blocco di sale o di zucchero raffinato”: quanto dannosa e fuorviante sia questa impressione, lo vede  chi ancora oggi contempla le statue di Canova “scuoiate” dai restauratori incapaci. Non è il caso di descrivere il complicato processo da cui nascevano i capolavori, il passaggio dal modello di creta a quello di gesso, dalla sbozzatura del marmo affidata agli aiutanti di bottega al lavoro paziente del “lustratore” che dava lucentezza alla superficie dell’opera. L’”ultima mano” era riservata al Maestro: raccontano i contemporanei che egli lavorava di solito a lume di candela, che si concedeva pause lunghe e frequenti, durante le quali usciva dallo studio: quando vi ritornava, riprendeva il lavoro con gesti rapidi e continui, girando intorno alla statua come in preda a una frenetica urgenza, quasi che temesse di dimenticare le intuizioni che lo avevano illuminato durante le pause. Il Cicognara, che conobbe Canova e ne sviluppò i suggerimenti nell’ultimo volume della sua “Storia della Scultura”, ci dice che, per “arrossare” il biancore dei suoi marmi e per chiudere i pori, l’artista usava densi strati di cera, colorando quelli destinati a coprire l’incarnato, soprattutto l’incarnato dei personaggi femminili, con gocce di un rosso vermiglione che egli preparava da solo, e la cui ricetta non svelò a nessuno (E. Bassi). Quando si accorse che la cera tendeva a ingiallire rapidamente, rovinando la “luce” dell’opera, Canova la mischiò  alla fuliggine, come scrisse il Malamani, o a una “pozione di spirito e di erbe” preparata da un suo amico speziale, come suggerì il Sartori, o all’ “acqua di rota”, che è l’acqua che si fa colare sulla mola quando vi si arrotano i ferri e gli scalpelli degli scultori. E’ probabile che il Cicognara, che parla dell’”acqua di rota”, abbia avuto proprio da Canova l’informazione, e anche la spiegazione, e cioè che si tratta di “un’ acqua di fuoco”, riscaldata dalla velocità della mola e dall’attrito. E questo delicato “fuoco” pare che  “accenda”  tutta la pelle di Paolina Borghese, come dimostra l’immagine pubblicata in appendice. Ma Canova non si limitò all’uso di queste sostanze: modificò la sua tecnica di lavoro. Avendo notato che nei punti della statua in cui il marmo resta scabro il biancore si spegne e si producono effetti di chiaroscuro, di “sfumato”, ordinò ai “lustratori” di non levigare quelle parti delle statue su cui c’è il passaggio dall’ombra alla luce: nella statua di Paolina, tutta la parte destra del tronco, e in particolare l’ascella, e i muscoli della mammella e del fianco; e, in “Amore e Psiche”, tutto il lato destro di Psiche, e le pieghe del panneggio. Il colore di “fuoco” e la scabrosità del marmo portavano le dee e le regine dalla dimensione dell’ideale, cara ai neoclassici, verso il mondo del reale, verso la carne, verso una percezione nuova della scultura. La “ninfa dormiente”, che venne scolpita nel 1821, è opera definitivamente “romantica”. Lo spiegano chiaramente tutte le opere della seconda metà dell’Ottocento che si ispirarono al capolavoro.  La patente di “romanticismo” a Canova la diede Gustave Flaubert. Nel 1845 lo scrittore francese vide una copia dell’”Amore e Psiche” che Adamo Tadolini aveva tratto dal gesso originale regalatogli dal Maestro: e Flaubert fu a tal punto incantato che baciò Psiche sotto l’ascella: “che io possa essere perdonato, da tanto tempo è stato il mio solo bacio sensuale..”. Certo, non è facile illuminare adeguatamente le sale in cui vengono esposte le sculture del genio di Possagno, ma questo è un altro discorso…..