Somma Vesuviana, Mario Cerciello Rega era senza pistola. L’Arma: «Non sappiamo perchè»

L’avvocato Massimo Ferrandino assiste la moglie del vicebrigadiere assassinato
Ieri a Somma Vesuviana il consiglio comunale ha osservato un minuto di silenzio per il vicebrigadiere assassinato in servizio. Intanto la città ha ripreso un’apparenza di normalità dopo le migliaia di persone arrivate per le esequie. La famiglie di Mario e Rosa Maria si sono chiuse a riccio, seguendo l’evolversi degli eventi dopo la conferenza stampa tenuta a Roma. Voleva essere una maniera per districare i dubbi intorno alla vicenda, ha finito per crearne altri.  Intanto la famiglia del carabiniere si è affidata all’avvocato ischitano Massimo Ferrandino, fratello dell’eurodeputato Giosi, e al professore Franco Coppi, uno dei giuristi più noti d’Italia.   La pistola del vicebrigadiere è stata ritrovata in caserma, nel suo armadietto. «Aveva con sé solo le manette, il motivo non lo conosciamo» ha detto Francesco Gargaro, comandante provinciale dei carabinieri di Roma. Niente pistola, dunque. Ma anche telecamere non funzionanti in zona. Lì vicino c’è una banca. «Non funzionavano le telecamere di videosorveglianza della banca – sono sempre parole di Gargaro – quindi purtroppo non hanno ripreso la situazione». E in conferenza stampa l’Arma risponde anche ai giornalisti che chiedono se vi siano stati errori nell’intervento di quella sera da parte di Mario e del suo collega, Andrea Varriale. «La procedura seguita è stata regolare, loro non immaginavano di trovarsi di fronte una persona con un coltello di 18 centimetri e non pensavano di essere aggrediti. Non c’è stato tempo di fare altro quando Elder, ha estratto il coltello e lo ha ferito. Poco lontano da lì c’erano pattuglie pronte a intervenire». Ancora spiegazioni. Perché Varriale non ha sparato? «Non c’è stato tempo di reagire, non poteva sparare ad un soggetto in fuga, altrimenti sarebbe stato indagato per un reato grave». A dirlo è ancora Gargaro. Insomma, una ricostruzione dell’accaduto che ha provato a fugare le perplessità, in una lunga ricostruzione dinanzi alla stampa. Il vicebrigadiere era senza pistola quando arriva in via Cossa. Sono le 3, 13 di notte del 26 luglio. Ha appuntamento con i due americani per recuperare un borsello per cui era stata avanzata una richiesta estorsiva. Non è solo senza pistola, ma anche in borghese. Non appena arrivano all’appuntamento, e con lui c’è Andrea Varriale, i due sono  – stando alla ricostruzione – aggrediti e sopraffatti dai due ragazzi californiani. Varriale buttato a terra, Rega pugnalato. I tempi? Un minuto. E mentre Mario veniva pugnalato, il collega non ha sparato. Non poteva colpire un uomo in fuga, è stato detto. Non ha sparato nemmeno un colpo in aria, che magari avrebbe intimidito gli stessi uomini in fuga. Avrebbe cercato invece di soccorrere il collega tentando di fermare il sangue, fino all’arrivo dell’ambulanza. Ancora la ricostruzione: i due non erano soli. Nella zona c’erano, a copertura, ben quattro pattuglie. Tante per un cavallo di ritorno. E queste quattro pattuglie non potevano essere visibili, certo. Avrebbero se no inficiato l’operazione. Del resto, se non potevano essere visibili, non potevano nemmeno vedere, dunque non solo nessuno dei colleghi è potuto intervenire per bloccare gli assassini che scappavano. Ma nemmeno hanno potuto assistere all’accoltellamento. Qualcun altro però c’era: Sergio Brugiatelli, l’uomo che due ore prima aveva denunciato in strada, proprio ai due carabinieri Rega Cerciello e Varrriale, il furto del borsello. Erano l’una di notte. Alle due Brugiatelli ha chiamato il 112 per denunciare l’estorsione. Alle 3, 13, quando l’assassinio è già avvenuto, si avvicina ad una pattuglia e descrive gli assassini come due nordafricani. Anche per questo Gargaro ha una spiegazione: «Ha avuto paura di svelare che conosceva gli autori dell’omicidio, non voleva essere associato al fatto, ma poi ha cambiato la sua versione». E Brugiatelli quella notte aveva avuto molto da fare, stando a quanto detto in conferenza stampa: aveva conosciuto i due americani alle 23, 30, gli avevano chiesto della cocaina e lui si era offerto di accompagnarli da un amico pusher, Italo Pompei. Quando arrivano dallo spacciatore, alcuni carabinieri liberi dal servizio si accorgono del passaggio di droga e intervengono, gli acquirenti scappano e il maresciallo Pasquale Sansone chiama il suo sottoposto Andrea Varriale invitandolo ad andare lì. Non chiama la sala operativa, ma gli telefona sul cellulare. Normale prassi? «Sì – dice il comandante Gargaro – anzi è apprezzabile che carabinieri liberi dal servizio si impegnino per individuare spacciatori e ladri nei loro quartieri e in quelli limitrofi. Si è carabinieri anche fuori servizio». Grazie alle telecamere, queste funzionanti, dopo l’assassinio che invece nessun aggeggio di videosorveglianza ha ripreso, si risale all’identità dei due americani che vengono rintracciati in hotel. Alle 11 del mattino vengono portati in casera, alle 17 sono interrogati dal pm. In questo lasso di tempo viene scattata la foto che ha fatto tanto discutere. Quella di Elder, bendato e ammanettato. «Sulla questione stiamo facendo piena luce» ha detto il procuratore Michele Prestipino in conferenza stampa. Il giovane bendato in foto è Christian Gabriel Natale Hiorth. La procuratrice aggiunta Nunzia D’Elia ha detto: «Chiedeva se il carabiniere fosse morto davvero, quando ha saputo ha versato qualche lacrima». Il generale Gargaro si è detto dispiaciuto per le «presunte ombre e i presunti misteri laddove una ricostruzione attenta e scrupolosa dell’intervento dei carabinieri ha dimostrato la sua correttezza e regolarità». Il procuratore Prestipino, dal canto suo, ha aggiunto: Le indagini andranno avanti per chiarire tutto, in questa storia ci sono ancora punti oscuri».                

Pomigliano d’Arco, domani Eddy Napoli in concerto a piazza Giovanni Leone

Ambasciatore della canzone napoletana nel mondo, Eddy Napoli ha un legame viscerale con la sua terra tanto da aver scelto come pseudonimo proprio il nome della capitale partenopea (lui si chiama in realtà Eduardo De Crescenzo ed è figlio di Vincenzo, il poeta autore della famosa “Luna Rossa”). A lungo solista dell’orchestra italiana di Renzo Arbore, è autore, compositore e valente interprete. Alle 21 di venerdì 2 agosto, sarà in concerto a piazza Giovanni Leone per la rassegna Estate 2019 a Pomigliano – vivere la città.  
Franca Trotta, assessore alla Cultura, Istruzione e Politiche Giovanili nella giunta di Pomigliano d’Arco
Buona musica, eventi culturali, teatro e tradizioni. Un programma, quello dell’estate 2019 a Pomigliano d’Arco, che proseguirà fino a metà settembre. «Abbiamo voluto momenti culturali e di svago che incitassero all’aggregazione, con particolare attenzione alla qualità» – dice l’assessore alla cultura, Franca Trotta. Altri appuntamenti in calendario nella programmazione di eventi dell’assessorato alla Cultura: sabato 31 agosto invece, il parco pubblico Giovanni Paolo II si trasformerà in discoteca sotto le stelle nello spettacolo che si chiama appunto «Discoteca al chiar di luna» con dj Gigi Soriani e Gigio Morra di Radio Marte.   Domenica 1 settembre, in piazza Giovanni Leone, l’Orchestra filarmonica internazionale diretta da Leonardo Quadrini nel Gran Galà della Lirica. E piazza Leone sarà ancora palcoscenico per gli amanti della bella musica sabato 14 settembre (20, 30), per l’ormai consueto e atteso appuntamento che tanto successo ha riscosso negli anni passati con l’U.S. Naval Forces Europe Allied Forces Band in concerto.   Venerdì 6 e domenica 8 settembre (ore 20), due appuntamenti al Giardino dei Miti: il primo «Frammenti 1», teatro e musica con gli allievi dell’Isis Europa, del liceo Cantone e del liceo Serao. Il secondo, «Frammenti 2», teatro, parole e coreografie con gli allievi del comprensivo Omero – Mazzini e del laboratorio teatrale Cgs Don Bosco.          

Michele Mari, “Arrivati a questo punto”

Arrivati a questo punto dicesti o si va oltre                      o non ci si vede mai più   Non capivi che il bello era proprio quel punto era rimanere nel limbo delle cose sospese nella tensione di un permanente principio nel nascondiglio di una vita nell’altra   Così il mio contrappasso di pokerista è stato perdere tutto appena hai forzato la mano.   Michele Mari, Cento poesie d’amore a Ladyhawke (Einaudi, 2007) Michele Mari è nato a Milano nel 1955. Ha pubblicato alcuni libri di narrativa: Di bestia in bestiaIo venga pieno d’angoscia a rimirartiLa stiva e l’abissoEuridice aveva un caneFilologia dell’anfibioTu, sanguinosa infanziaRondini sul filoTutto il ferro della torre Eiffel.

Somma Vesuviana, morte Cerciello. Cc rivelano: “Aveva dimenticato l’arma nell’armadietto”

“Cerciello aveva dimenticato l’arma, è stata probabilmente una dimenticanza, ma ciò non toglie che non aveva alcuna possibilità di reagire”. Lo hanno rivelato i carabinieri nella conferenza stampa sul caso del vicebrigadiere ucciso alcuni giorni fa a Roma. “La pistola – spiega il comandante provinciale dei carabinieri di Roma, Francesco Gargaro – l’abbiamo trovata nel suo armadietto in caserma e il motivo perché fosse lì lo sa solo lui. L’unica cosa che sappiamo è che aveva con sé le manette e che era in servizio. Varriale invece aveva l’arma e gli è stata subito presa per esaminarla dopo il fatto”.

Sant’Antonio Abate: il cameriere gli toglie il piatto, lui glielo rompe in testa. Arrestato 33enne

E’ avvenuto domenica sera durante un banchetto di nozze in una famosa sala ricevimenti di Sant’Antonio Abate. La festa era in onore di una coppia di origine cinese. Numerosi i parenti e gli amici invitati.  Durante i festeggiamenti un invitato –un 33enne di origine cinese, parente dello sposo- si è visto togliere il piatto da un cameriere quando doveva ancora terminare di mangiare: l’invitato cinese, ritenendo il gesto disonorevole, ha rotto un piatto in testa al malcapitato. Il 33enne è stato subito bloccato dai suoi parenti, mentre il responsabile della struttura ha tempestivamente chiamato il 112 e il 118. Giunti sul posto, i Carabinieri della sezione radiomobile di Castellammare di Stabia, hanno provato a calmarlo ma nonostante la loro presenza ha afferrato il monitor di un computer e voleva scagliarlo contro alcuni dipendenti. Bloccato in tempo dai militari, ha aggredito anche loro a calci e pugni. L’uomo è stato arrestato per violenza e resistenza a un pubblico ufficiale, oltre che denunciato per le lesioni nei confronti del cameriere. Dopo le formalità dell’arresto è stato giudicato con rito direttissimo e condannato ad un anno reclusione con sospensione della pena.

Somma Vesuviana, un finanziamento di 70mila euro dalla Regione per Festa dello stoccafisso e Baccalà norvegese

Il Comune continua ad ottenere fondi, stavolta il progetto che punta a rivalutare il territorio e attrarre turisti ha ottenuto 70mila euro dalla Regione (11° su 278 progetti presentati). Fondi che permetteranno all’amministrazione comunale di organizzare la “Festa dello stoccafisso e Baccalà norvegese: sapori e suoni antichi del Vesuvio” che si terrà a Somma Vesuviana dal 24 al 27 ottobre 2019. “Una bella soddisfazione”, commenta il sindaco Salvatore Di Sarno, “ottenuta con il lavoro di squadra tra dirigenti del Comune, assessore e con il supporto di Arturo Amitrano, manager della società di consulenza internazionale affidataria del servizio specialistica di scouting dei fondi, che voglio ringraziare. Il nostro Ente continua ad ottenere fondi che ci permettono di realizzare progetti importanti per lo sviluppo della nostra città. L’obiettivo di questa Festa è promuovere il nostro territorio attraverso una delle sue eccellenze: la lavorazione dello stoccafisso e del baccalà norvegese, puntando sul cibo preparato secondo le ricette tradizionali elaborate dagli chef locali. I piatti della tradizione saranno utilizzati come attrattori di turisti e visitatori che potranno così, contemporaneamente ammirare bellezze storiche, ambientali e architettoniche della nostra Somma”.   Entusiasta anche l’assessore alla Cultura e al Turismo, Flora Pirozzi: “Sono pienamente soddisfatta ed entusiasta per l’ottimo risultato raggiunto, non solo per aver ottenuto il finanziamento, ma per esserci posizionati addirittura 11° su 278 progetti presentati. Quest’anno era ancora più difficile, avendo scelto di partecipare ad un progetto a rilevanza internazionale e la nostra scelta è stata, proprio, quella di puntare sui prodotti tipici di Somma, e sulle sue tradizioni. Questa Amministrazione, come lo dimostrano i fatti, sta puntando sulla cultura che possa essere da volano per la valorizzazione di questo territorio, cultura e turismo sono due aspetti imprescindibili, legati tra di loro, ed i risultati che stiamo ottenendo dimostrano che siamo nella direzione giusta”. Quattro giorni di Festa, dunque, le cui principali attività saranno svolte nei pressi del Complesso Monumentale Frati Minori di Santa Maria del Pozzo. In particolare il piazzale antistante il complesso ospiterà gli stand espositivi per la degustazione dello stoccafisso e del baccalà. Gli spazi saranno assegnati, tramite manifestazione d’interesse, ai principali ristoranti locali, nonché sanno previste enoteche, frutterie e stand dedicati ai dolci. Nelle vicinanze sarà allestita una zona degustazione denominata “Mercato del gusto”, riservata esclusivamente alla promozione dei prodotti tipici locali, quali ad esempio uva catalanesca, vino lacryma christi, marmellate di crisommole, fichi e pomodorini del piennolo, prodotti caseari, pane e derivati. Il chiostro del complesso monumentale Frati Minori Santa Maria del Pozzo accoglierà, invece, le attività di show cooking, un spettacolo per sera, con la partecipazione di tre chef di origine sommese operanti nel circuito della guida Michelin: Francesco Simone Sodano, Giuseppe Molaro e Gennaro Russo. La Festa sarà anche l’occasione per rafforzare le relazioni commerciali tra Somma Vesuviana ed altre principali città italiane, accomunate dalla tradizione nella lavorazione e commercializzazione del baccalà. Ma ci sarà tempo per convegni sulla divulgazione della storia, delle proprietà e della lavorazione del merluzzo dove interverranno i massimi esperti della materia con la partecipazione delle delegazioni delle città straniere e italiane coinvolte, realtà con cui la città di Somma Vesuviana è fortemente legata da una fitta rete di relazioni commerciali radicate e dallo scambio di tradizioni gastronomiche. E poi spazio alla musica con tammurriate, le Paranze saranno protagoniste negli ambienti della roccaforte antica ed affascinante del Castello d’Alagno, location dei laboratori creativi sulla musica popolare e folkloristica e un concerto finale con un artista di fama nazionale. Infine, in pieno rispetto dell’ordinanza sindacale n. 44 del 3 aprile 2019, riguardo #PlasticFree la manifestazione sarà realizzata ponendo particolare attenzione al tema della sostenibilità con l’obiettivo di ridurre al minimo gli sprechi e i rifiuti in generale.

Gallotti Argentino: il carabiniere toscano morto suicida nel convento di S. Maria del Pozzo di Somma Vesuviana

All’alba del 1° novembre 1910 in una cella dell’ex convento di Santa Maria del Pozzo si suicidò il giovane ventottenne Argentino Gallotti fu Egidio, carabiniere di origine umbra in servizio presso la caserma di Somma Vesuviana. All’alba del 1° novembre 1910 si diffuse una notizia agghiacciante tra la popolazione del centro abitato di Somma Vesuviana e della vasta frazione agricola di Santa Maria del Pozzo: un giovane carabiniere si era suicidato in una delle antiche celle del cinquecentesco convento francescano. All’epoca il Comune di Somma Vesuviana vantava il diritto di proprietà sull’intero edificio conventuale e relativa chiesa, a seguito delle leggi eversive dell’asse ecclesiastico del 1866: l’Amministrazione del Fondo Culto, infatti, con atto dell’aprile 1868, cedeva e consegnava alla Municipalità di Somma il fabbricato dell’ex convento, chiesa e orto appartenuti ai Padri Riformati di San Francesco. Per la tutela e la salvaguardia dei numerosi oggetti artistici, biblioteca e paramenti sacri di valore storico, il Regio Commissario (attuale Commissario prefettizio) Sebastiano Pignatelli, dispose un accurato servizio di pubblica sicurezza, affinché si garantisse la non manomissione e sottrazione degli oggetti in questione. La preoccupazione del nostro valente Commissario regio nasceva dal fatto che il Fondo Culto avanzava la pretesa di aver diritto sulle preziose mattonelle aragonesi, mentre la Confraternita dell’Immacolata Concezione reclamava l’esclusivo ed assoluto possesso dell’ipogeo come sede storica. Cosicché fu deciso di inviare sul posto, a guardia della chiesa, carabinieri della stazione di Somma e alcuni di rinforzo provenienti da altre località. In mancanza della benemerita toccava il compito alle guardie municipali Brunelli, Gaetano Cerciello e Formicucci. Il 31 ottobre del 1910 toccò il compito di guardia al carabiniere Gallotti Argentino, come riferisce il nostro compianto studioso Giorgio Cocozza. Il quotidiano Il Mattino del 2 novembre 1910 così raccontò il luttuoso evento che avvenne in città: Ieri a Somma Vesuviana si suicida con un colpo di moschetto caricato a mitraglia il carabiniere Gallotti Argentino di anni 28. Questi della stazione di Monterchi, in provincia di Arezzo, era stato trasferito da oltre un mese a Somma Vesuviana in rinforzo del servizio di pubblica sicurezza. Di carattere serio, attaccato al servizio, egli non tardò a farsi amare dai nuovi superiori. Da più giorni però era di umore nero e manifestava tristi propositi. E l’altra notte fu mandato a prestare servizio presso l’edificio ex conventuale di Santa Maria del Pozzo, ove pernottò con un commilitone. Ieri mattina, approfittando del momento in cui il compagno era andato ad aprire il portone dell’ex-convento, diede esecuzione al triste proposito. Poggiata la testa al muro, lasciò partire il colpo dal suo moschetto, che aveva appositamente caricato a mitraglia anziché a pallottola. Il proiettile entrò dalla gola ed uscì dalla fronte. La morte dovette essere istantanea. Accorsero prontamente il Regio Commissario Pignatielli di Montecarlo, ed il giudice e avv. Cioffi con il solerte cancelliere Pantaleo. Lo spettacolo era dei più terribili. Il cadavere giaceva in una cella dell’ex convento, col corpo riverso terribilmente sfracellato, in una pozza di sangue. Sul pavimento e sulla porta vi erano tracce di materia cerebrale. Dalle lettere lasciate dal povero carabiniere parrebbe assodato che egli avesse nutrito propositi suicidi per il rimorso di aver venduto una casetta nel suo paese in Toscana per la quale vendita la madre (Sabrina Nardelli) era rimasta priva di abitazione. Le lettere sarebbero state scritte nella notte precedente al suicidio. Il quotidiano Il Mattino dichiarava che la casetta del suo paese era in Toscana, ma il luogo natio era la piccola frazione di Gioiella del Comune di Castiglione del Lago in Provincia di Perugia e ai confini con la Toscana. Su un altro giornale dell’epoca, ancora, si leggevano le seguenti parole: Galotti Argentino cessava di vivere il 1° novembre 1910. Sul posto si recarono il Tenente dei Reali Carabinieri e il Capitano Comandante della Compagnia. Il Commissario Pignatielli, per riconoscenza verso il disgraziato milite e per rispetto della benemerita Arma dei Carabinieri, ha opportunamente disposto il trasporto funebre a spese del Municipio e di quant’altro poteva occorrere per la sepoltura del cadavere. Il feretro fu accompagnato dalle Autorità, dai Sacerdoti, dai confratelli delle congreghe con ceri e dalla banda musicale cittadina. Castaldo Raffaele, Castaldo Vincenzo e Mercogliano Francesco compirono la pietosa opera di lavare e vestire il cadavere e ricomporlo nella bara costruita dal falegname Alfonso Bianco. La popolazione sommese manifestò il suo cordoglio e la sua solidarietà seguendo commossa la bara. L’intero servizio costò al Comune la somma di Lire 171,30; in essa era compresa la spesa di Lire 50 occorsa per risarcire la signora Bacio per i danni subiti dai lettini, materassi e relativa biancheria di sua proprietà imbrattata da sangue. Le forze dell’ordine vivevano, e vivono ancora oggi, situazioni sempre al limite. Il problema diventa quando hai un’arma a portata di mano. A tal riguardo occorrono – come riferisce la psicologa Maria Grazia Santucci – molte più visite, molti più controlli, cercando di prevenire, aiutare e ascoltare.

Il progetto del Comitato Civico “A. Cifariello”: rinnovare i fasti della “scuola” pittorica ottavianese

L’”estemporanea” di pittura del 6 luglio è stata organizzata nei luoghi di Ottaviano dal Comitato “Cifariello”, di cui è presidente l’avv. Marcello Fabbrocini, insieme con l’associazione napoletana “Noi vittime del consumo”. La dedica alla “Scuola di Posillipo”. I Maestri della scuola pittorica ottavianese, e la storia importante delle “estemporanee” degli anni ’60 e delle mostre del Circolo “A. Diaz”. La prestigiosa presenza del Maestro Claudio Scarano.   Il progetto è un passaggio importante nel programma del Comitato Civico “A. Cifariello” che mira alla tutela e alla promozione del patrimonio ottavianese dell’arte, della storia, delle tradizioni e dell’ambiente. E per avviare la realizzazione del progetto il Comitato presieduto dall’avv. Marcello Fabbrocini ha organizzato,il 6 luglio scorso, con l’associazione napoletana “Noi vittime del consumo”, una “estemporanea” di pittura, un nuovo capitolo di quella affascinante storia delle “estemporanee” che molti anni fa portarono nelle piazze e nelle strade di Ottaviano pittori e critici di grande nome. Raccontava Vincenzo Casinelli che, conclusa la storia delle “estemporanee”, il culto della pittura napoletana venne ereditato dal Circolo A. Diaz, che organizzò per anni mostre di grande rilievo artistico. La sera del 6 luglio, nel chiostro della Chiesa del Rosario, Carmine Cimmino ha sottolineato il valore del progetto del Comitato Civico e si è assunto l’impegno di ricordare, in una serie di “incontri”, gli scrittori e i pittori di Ottaviano. I pittori ottavianesi, in particolare Michele Arpaia, Aurelio Bifulco e Domenico Costagliola si può dire che costituiscano una “scuola”, perché, al di là della sostanziali differenze che la loro pittura presenta sotto molti aspetti, il tema del “paesaggio” ottavianese è fatale che essi lo percepiscano anche attraverso la memoria dei modi e delle forme in cui percepirono il “paesaggio” Vesuviano i grandi pittori napoletani dell’Ottocento. Non dimentichiamo che Gabriele Smargiassi, Filippo e Giuseppe Palizzi frequentarono Ottajano e vi lavorarono, e che non solo i Medici, ma anche i Bifulco, gli Scudieri, i Saggese e gli Ammirati possedevano quadrerie di grande valore. E Cimmino ha fatto notare che i paesaggi di Costagliola ricordano Pratella e Villani, che la tavolozza di Bifulco è luminosa come quella di Irolli e di Migliaro, e che la penna e la spatola di Michele Arpaia sono la testimonianza immediata della “passione” che egli nutriva per Luigi Crisconio, per Carlo Striccoli e per Alberto Chiancone. A questi Maestri ottavianesi Cimmino dedicherà non solo gli “incontri”, ma anche alcuni articoli sul nostro giornale. Infine, egli ha esortato gli organizzatori dell’ “estemporanea” a ricordare che la qualità dell’iniziativa non si misura dal numero dei partecipanti, ma dal valore delle opere: e i quadri dei napoletani Claudio Scarano e Bruno Improta, e dell’ottavianese Mario Romano (v. immagine in appendice) consentono di affermare che la prima edizione dell’ “estemporanea” è stata già un successo. Il prof. Biagio Simonetti, assessore del Comune di Ottaviano, ha esortato il Comitato a proseguire il cammino lungo la strada intrapresa, a stringere solidi rapporti di collaborazione con l’Amministrazione Comunale, a coinvolgere nel progetto anche le scuole cittadine, poiché matita e colori sono insostituibili strumenti di cultura e di percezione consapevole. Claudio Scarano è pittore di fama: la perizia con cui “impagina” i suoi paesaggi – per esempio, quello che apre l’articolo -e varia i toni cromatici per rendere la suggestione della profondità sa di “accademia”, nel senso più alto del termine, e cioè di una sapiente e originale meditazione sui capolavori dei grandi paesaggisti napoletani. La sua pennellata, duttile e nervosa come quella dei Carelli, dà vita e movimento anche alle pietre dei muri e rende “leggere” anche quelle masse di verde che Siviero considerava la dannazione dei pittori. In certi passaggi, Claudio Scarano tratta i colori ad olio con quella “sensibilità tattile” che Casciaro metteva nei suoi pastelli. Scarano, ha detto Cimmino, ha il “dono” di Irolli e di Migliaro: “sente” il paesaggio come una “persona”, ne coglie umori e carattere, e li esprime con grande sicurezza. Dunque, bisogna sviluppare il progetto delle “estemporanee” e delle mostre, anche perché i pittori ottavianesi e vesuviani non sono pochi, oggi: è importante trovare la formula che sappia sollecitare l’interesse di tutti. I pittori, si sa, sono artisti “difficili”. Come i musicisti.  

Onore a te, ragazzo dagli occhi buoni

Di Mario carabiniere e degli ultimi istanti della sua breve vita è stato scritto e detto tanto. Forse troppo. Mi piace pensare a Mario come un giovane trentacinquenne entusiasta della vita e dell’amore, capace di vivere intensamente e – a dirla come  il celebre film “L’attimo fuggente” in cui il professore interpretato da Robin Williams  spiega agli alunni il senso del carpe diem- capace di succhiare tutto il midollo della vita.  Un giovane semplice- racconta chi ha avuto il piacere di conoscerlo- molto legato alla sua famiglia e ai suoi due più importanti amori: l’Arma e Rosa Maria, la compagna con la quale aveva progettato un futuro e dei figli. Ed è proprio il suo “meraviglioso Amore” che sul suo profilo “racconta” da anni, postando citazioni di autori celebri, tutto il suo amore per Mario. Il suo tutto. Uniti e sorridenti sempre. Al mare, in montagna, sotto un gigantesco albero di Natale, sulla neve, ai matrimoni degli amici, alle feste di compleanno, in discoteca. Mario che brinda e abbraccia con calore gli amici, il fratello. Mario che  orgoglioso apre le braccia per mostrare il San Paolo e la squadra del Napoli.  Mario tenero e protettivo in ogni occasione. Mario che stringe forte l’amore della sua vita sognando il matrimonio. Mario che decide di fare la promessa di matrimonio nella grotta di Lourdes, Mario che si dona agli altri, che trova tempo e spazio per gli ultimi, i senzatetto, i malati. Sempre con il sorriso, un sorriso che diventa raggiante quando mostra la fede nuziale. A Mario, che ha giurato davanti a Dio di amare la sua compagna tutti i giorni della sua vita, Rosa Maria  ha rinnovato le sue promesse nuziali e gli  ha fatto l’ultimo dono d’amore: il suo velo da sposa sul tricolore. E il sorriso di Mario sarà ancora più bello.  Ed è in quel sorriso, splendido e luminoso che si coglie  il suo segreto. Qual è il segreto di Mario? Si chiede Monsignor Marcianò mentre celebra la messa del suo funerale. Il segreto di Mario è il cielo. Il cielo, azzurro e limpido  come i suoi grandi occhi. Onore a te, ragazzo buono.

Napoli, chiusura litorale di Coroglio per risse. Verdi: “Giusto intervenire per fermare la movida selvaggia”

L’area – specificano i Verdi – sarebbe infestata anche dai parcheggiatori abusivi, in totale controllo specialmente nel weekend”. “Siamo assolutamente concordi con la decisione del Questore di Napoli di disporre la chiusura di uno dei locali del litorale di Coroglio a causa delle continue risse che si verificano al suo interno. Occorre intervenire in maniera rigida e determinata per fermare quella parte della movida, selvaggia e violenta, che arreca danni al territorio e alla sicurezza dei cittadini”. Lo afferma il consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli. “Spesso e volentieri, durante le ore notturne, Coroglio si trasforma in una terra di nessuno dove proliferano traffico, parcheggio selvaggio e atti di violenza. La zona è infestata dai parcheggiatori abusivi che prendono il totale controllo di via Coroglio e via Cattolica, specialmente durante il weekend. Il nostro auspicio è che questo provvedimento possa essere il primo passo di una definitiva riaffermazione del principio di legalità in quell’area come in altre zone della città”. Di seguito il link al video del parcheggio selvaggio a Coroglio:
Fonte foto: Rete internet