“Casamarciano si svela”: invia le tue foto per la mostra “Fotogrammi di storia della città”

Una mostra che ripercorra la storia della piccola comunità, che ne valorizzi i siti di maggiore interesse e ne esalti il prestigio artistico restituendo il giusto valore ai luoghi simbolo del paese. È questa la novità dell’amministrazione comunale di Casamarciano guidata dal sindaco Andrea Manzi per la IX edizione del Festival nazionale di teatro “Scenari Casamarciano” che, dal 6 al 15 settembre prossimi, trasformerà il chiostro del Castello in un vero e proprio teatro all’aperto con artisti di richiamo nazionale. La mostra, che rientra nell’ambito del progetto “Il Castello, memorie del futuro” ideata dal direttore artistico Giulio Baffi e curata dalla Pro Loco Hyria, sarà inaugurata lunedì 9 settembre e rappresenta l’occasione per far conoscere una Casamarciano inedita, in bianco e nero. La stessa sarà realizzata grazie al contributo volontario dei cittadini ai quali il sindaco Andrea Manzi ed il direttore Baffi lanciano l’appello: “tirate fuori dai cassetti i vostri ricordi più belli vissuti dentro e fuori il castello e costruiamo insieme la storia delle nostre radici”. Le fotografie resteranno in esposizione nella chiesa di Santa Maria del Plesco fino a domenica 15 settembre. “Casamarciano è pronta a svelarsi tirando fuori la sua parte nascosta – dichiara il sindaco Manzi – Una nuova opportunità che rafforza ulteriormente il legame con il territorio e che ne alimenta la passione attraverso i ricordi, intesi non come semplice scatti istantanei ma come veri e propri strumenti di conoscenza. Rappresentare poi tutto ciò durante il Festival, che ogni sera richiama centinaia di persone da tutto l’hinterland, diventa una vetrina imperdibile di promozione e motivo di orgoglio per chi continua a credere nel forte valore attrattivo di questa meravigliosa terra”. Per partecipare alla mostra è possibile inviare le foto, sia in formato digitale che cartaceo. Per l’invio digitale, le foto vanno scansionate ad alta risoluzione (almeno 300 dpi) ed inviate, possibilmente con wetransfer, all’indirizzo prolocohyriacasamarciano@gmail.com. Per l’invio cartaceo, contattare direttamente il direttivo della Pro Loco. Le foto cartacee saranno restituite al termine della mostra. Il termine ultimo per la consegna delle foto è il 10 agosto. Le foto più belle saranno scelte da una commissione di esperti ed esposte, mentre le altre saranno proiettate su uno schermo come sfondo.

Somma Vesuviana saluta Mario, il vicebrigadiere assassinato a Roma. Il generale Nistri: «Evitiamo la dodicesima coltellata».

Applausi scroscianti hanno accolto la bara del carabiniere Mario Cerciello Rega al suo ingresso nella chiesa di Santa Maria del Pozzo. Portata a spalla da sei carabinieri con al seguito quattro colleghi in alta uniforme. Sul feretro, le foto del matrimonio celebrato solo il 13 giugno scorso nella stessa chiesa, una data simbolo che Mario e sua moglie Rosa Maria avevano voluto in omaggio al papà del militare che portava il nome del Santo di quel giorno: Antonio. Accanto alle foto, la maglia di Insigne a testimoniare un’altra passione di Mario: il Napoli. La chiesa gremita, sul sagrato un’immensa folla. Tantissimi esponenti delle forze dell’ordine e centinaia di persone, giornalisti italiani ma anche americani, le corone di fiori inviate dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dai presidenti del Senato e della Camera, dal ministro della Difesa, dal comando generale dell’Arma e della compagnia Roma Centro. Ad officiare la cerimonia funebre, l’ordinario militare Monsignore Santo Marcianò che ha iniziato il rito salutando per nome, uno ad uno, la moglie Rosa Maria, la mamma Silvia, i fratelli Paolo e Lucia.  «Mario era fiero di essere carabiniere e come tale aiutava tutti quelli che incontrava sul suo cammino, nessuno escluso. Non chiediamo al Signore perché ce lo ha tolto, ringraziamolo per avercelo donato – ha detto l’arcivescovo –  quanto è accaduto è ingiusto, ci spinge, oggi, a levare un grido che si unisce alle tante e diverse voci che in questi giorni hanno formato un unico coro, testimoniando la straordinarietà dell’uomo e del carabiniere Mario, ma anche chiedendo giustizia e che eventi come questo non accadano più. Mario ha servito persino la vita dei criminali, anche di colui che lo ha accoltellato e che, certamente, egli avrebbe voluto difendere dal dramma terribile della droga che disumanizza e rende vittime dei mercanti di morte, soprattutto i giovani. Quello che è successo è e rimane profondamente ingiusto, ma la morte del vicebrigadiere di Somma Vesuviana rappresenta una testimonianza di amore e di fede». Poi l’appello alle istituzioni, tante, presenti, alle quali ha chiesto di «Metterci il cuore», rifuggendo gli interessi, i conflitti, la corruzione. E prima di concludere la funzione ha detto: «L’Italia intera è in lutto». Ha invocato «rispetto per un carabiniere che è morto per tutelare i diritti di tutti, a partire dal diritto di equo trattamento per ogni persona, anche una persona arrestata, che ha commesso un atto orrendo» – il comandante dell’Arma generale Giovanni Nistri che ha voluto anche ricordare altri carabinieri deceduti nell’adempimento del dovere e i 953 carabinieri feriti o gravemente contusi «che dall’inizio dell’anno hanno tutelato i diritti di tutti a cominciare dalle vittime fragile, a cominciare dai diritti dei più poveri, a cominciare dai diritti dei criminali. Questo è il rispetto che mi permetto di chiedere. Sono giusti i dibattiti, ma oggi teniamoli fuori, evitiamo la dodicesima coltellata». Alla concelebrazione hanno preso parte il vescovo di Nola, Francesco Marino, tutti i parroci di Somma Vesuviana e numerosi cappellani militari, presenti anche i componenti dell’associazione cavalieri di Malta della quale Mario faceva parte. Sua moglie, Rosa Maria Esilio, ha letto tra le lacrime e chiedendo di non essere ripresa, dinanzi alla bara, «Essere moglie di carabiniere», uno scritto che circola da anni sui social tra mogli e fidanzate dei militari. Da «gioia e dolore, solitudine e fierezza», nasce la lacrima «che solo la moglie di un carabiniere prova», frutto «di tutti quei valori cui suo marito è legato e che lei farà suoi». La moglie di un carabiniere «deve possedere le qualità di un padre e di una madre allo stesso tempo, essere sempre attiva ed intraprendente, far fronte a tutte le necessità, essere capace di svolgere allegramente le sue mansioni anche se è stanca o ammalata, ed essere capace di cambiare casa, abitudini e amicizie spesso e all’improvviso». Il feretro è stato portato a spalla fuori della chiesa, tra lacrime, applausi, squilli di tromba e palloncini bianchi. Tra le istituzioni presenti, accolto da applausi, il vicepremier Matteo Salvini. Con lui Luigi Di Maio, il presidente della Camera Roberto Fico, il vicepresidente del Senato Ignazio La Russa, i ministri Trenta e Costa, il governatore De Luca, il sindaco di Roma, Virginia Raggi e molti primi cittadini della zona vesuviana.     ​

Palma Campania, definita la composizione della nuova Fondazione Carnevale

Calato il sipario sull’edizione 2019 del Carnevale Palmese, è già tempo di programmare l’organizzazione della prossima. La Fondazione presieduta da Franco Sorrentino, come da programma, ha rimesso il proprio mandato nelle mani dell’Amministrazione Comunale che si è immediatamente attivata per comporre quella che si occuperà delle prossime edizioni. La scelta è caduta su quadriglianti storici, qualcuno già con alle spalle esperienze in sede di organizzazione dell’evento più sentito per la popolazione palmese. I nomi dei nuovi componenti sono i seguenti: Claudio Ferrara Sabato Simonetti Domenico Caliendo Roberto Stampati Matteo Santella  Alla nuova Fondazione giungono gli auguri dell’Amministrazione Comunale: «Assumere l’incarico – afferma il Sindaco Donnarumma – di organizzare un evento di tale importanza per il nostro paese, comporta non soltanto onori, ma anche oneri e sacrifici non indifferenti. Ai nuovi componenti va dunque, innanzitutto un calorosissimo grazie per il gravoso impegno preso. Ovviamente porgo a tutti i miei più affettuosi auguri di buon lavoro, nella piena convinzione che sapranno essere all’altezza delle aspettative nostre e dell’intera cittadinanza». «Siamo certi – il commento dell’avv. Nunziata, delegato al Carnevale – di aver fatto la migliore scelta possibile. Si tratta di persone ricche di esperienza ed innamorate del nostro meraviglioso Carnevale, ingredienti indispensabili per un’adeguata gestione di un evento di tale portata. Mi preme ringraziare la precedente Fondazione per l’eccellente lavoro svolto, grazie al quale abbiamo assistito ad una kermesse di altissimo profilo. Ora il testimone è passato ad una squadra che considero altrettanto valida, che sicuramente non farà rimpiangere chi c’è stato prima. A tutti e cinque va il mio in bocca al lupo!»  

Non permettiamo che Mario sia ucciso un’altra volta

Questo è il momento del lutto, del dolore, della disperazione, della rassegnazione. Ma anche delle insidie che ancora si tendono al vicebrigadiere dell’Arma dei Carabinieri, caduto per mano di un assassino mentre svolgeva il suo servizio. Insidie tese da più parti. A cominciare da quanti si appropriano cinicamente e spregiudicatamente del suo sacrificio, come si dice. Con la loro presenza continua, anche nei momenti intimi di dolore privato, nei funerali solenni e nelle commemorazioni pubbliche, in cui contribuiscono a creare ed esaltare un eroe, salvo poi a ridimensionarlo il giorno dopo. Si appropriano del “sacrificio” anche per propagandare le loro idee. Finché si parlava di due nordafricani, erano “bastardi che devono marcire in carcere per il resto dei loro giorni”. Quando si è appurata la responsabilità dei due ragazzi americani, la frase è diventata: ”Non faremo sconti a nessuno”. Che è tutto un programma. Difatti tale affermazione già vacilla. Sembra a qualcuno che i Carabinieri sono quelli che bendano gli interrogati in caserma, non quelli che rischiano e danno la vita per reprimere i reati. Lo so che non bisogna avere pregiudizi per i processi che in Italia si fanno, non a immigrati, ma a cittadini stranieri. Ben supportati da ambasciate e paesi d’origine. Abbiamo brutti precedenti. A volte sembra quasi che debbano difendersi le vittime. Si dice, giustamente, che nella vicenda di Roma ci sono tanti punti oscuri. Un piccolo delinquente a cui sottraggono un borsello. Gli chiedono cento euro per restituirlo, ragazzi che ne pagavano duecento per ogni notte in albergo. Lui si rivolge incredibilmente ai carabinieri. Arrivano all’appuntamento in due, hanno la peggio, Mario muore. Non si sa se ci fossero o meno pattuglie lì vicino. Fatto sta che i ragazzi scappano; poi saranno arrestati nella stanza d’albergo. Le ricostruzioni saranno lente, parziali, con colpi di scena. L’abbiamo visto troppe volte. Col tempo addirittura cambiano le situazioni e si ribaltano ruoli. Non vorremmo che prevalessero motivi tipo ragion di stato. Che Mario Cerciello Rega da Vice Brigadiere nell’esercizio della sua funzione, diventasse un carabiniere generoso e un po’ sprovveduto, che è andato incontro incautamente alla morte. Ma i colleghi, gli amici, le persone che gli hanno voluto bene, vigili nella memoria e nell’affetto, non permetteranno che Mario venga ucciso per la seconda volta.

E Umberto Eco ci spiegò anche che tutti abbiamo bisogno di un nemico, ma che non è facile “costruire” il nemico adatto….

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“Quando il nemico non ci sia, occorre costruirlo”. Il “nemico” ci serve per affermare la nostra identità e per far conoscere, subito e con chiarezza, le nostre idee e i nostri programmi. I “neri”, gli ebrei, e la “puzza” del nemico. I documenti del Settecento e dell’Ottocento. Non è facile costruirsi il nemico adatto: si corre il rischio di ferirsi con le proprie armi. L’arte della guerra combattuta con le parole (Olbrechts-Tyteca) suggerisce utili consigli per colpire calunniatori, sciacalli e propagatori di notizie false.   Al tassista pakistano che a New York gli domandò quali fossero i nemici dell’Italia Umberto Eco rispose che l’Italia non aveva nemici. Il tassista lo guardò come si guarda un allievo che sta dicendo bischerate incredibili, ma non aggiunse parola. In seguito, ripensando alla sua risposta e allo sguardo del tassista, Eco ammise di meritare la bocciatura, di non aver saputo spiegare al pakistano che proprio perché non hanno, oggi, nemici esterni, gli Italiani se li creano all’interno: nordisti contro sudisti, fascisti contro partigiani, mafia contro Stato, governo contro magistrati.” Avere un nemico è importante per “definire la nostra identità…”. Volete sapere chi sono e come la penso? Vi elenco i miei nemici. Questi nostri tempi e i “social” dimostrano, ogni momento, la fondatezza e l’eternità di questo principio. Cicerone, scrive Eco, si costruì come nemici Catilina  e Clodio: e quando Clodio venne ucciso da Milone, Cicerone assunse la difesa dell’assassino. In tribunale si alzò e si accinse a pronunciare la sua arringa con una pompa maggiore del solito, ma vide, seduti in prima fila, dalla parte del pubblico, alcuni centurioni che Cesare, protettore dell’assassinato, aveva mandato in congedo a Roma: e vide, Cicerone, che non era un cuor di leone, che i centurioni lo guardavano in un silenzio assai espressivo e giocherellavano con i pugnali di ordinanza. Cicerone capì “’a mmasciata”, incominciò a farfugliare, a confondersi, a impappinarsi: insomma, Milone fu condannato. Per i bianchi europei e nordamericani il “negro” è , da secoli, il modello del nemico perfetto: Eco cita il testo della voce “negro” nella prima edizione americana, quella del 1798, dell’Enciclopedia Britannica: “..Bruttezza e irregolarità di forma caratterizzano il loro aspetto esteriore. Le donne hanno lombi molto cadenti e glutei molto grossi che conferiscono loro la forma di una sella. I vizi più noti sembrano essere il destino di questa razza infelice…Sono estranei a qualunque sentimento di compassione e costituiscono un terribile esempio della corruzione dell’uomo quando è lasciato a se stesso.”. Ma per fortuna, nell’Ottocento, le potenze coloniali conquistarono quasi tutta l’Africa e misero mano, come tutti sanno, alla rigenerazione fisica e morale dei neri. Come tutti sanno…… Agli inizi del’600 i pii predicatori cattolici, per spiegare agli Europei che gli indigeni dell’America Meridionale erano forse stati creati da un Dio distratto e irritato, raccontavano che tutte le donne erano coperte di peli in ogni parte del corpo, e che il cervello di tutti, femmine e maschi, non riusciva a comprendere nemmeno i concetti più semplici. E poi puzzavano. Il nemico puzza: questo è il suo primo segno distintivo. Puzzavano i saraceni, puzzavano, per i primi cristiani, gli Ebrei, popolo dell’Anticristo; e Berillon, all’inizio della prima guerra mondiale, cercò di dimostrare che il “tedesco medio produce più materia fecale del francese, e di odore più sgradevole.”. In realtà questo “mito” anti-tedesco era stato elaborato nel secondo Ottocento da alcuni scrittori italiani, e Vittorio imbriani aveva dato il suo contributo alla storia. Puzzavano, nei versi di Giusti, i soldati dell’esercito austriaco che occupavano Lombardia e Veneto, “come sarebbe Boemi e Croati”. Cesare Lombroso sosteneva che gli zingari puzzano, e puzza, nel film “Dalla Russia con amore”, la nemica di James Bond, russa, sovietica e “lesbica, per giunta”. Come tutti sanno, i nordisti si augurano che i napoletani vengano lavati dal fuoco del Vesuvio: ma il tema del “napoletano nemico” merita un discorso a parte. Umberto Eco descrive con la consueta cura tutto il catalogo degli argomenti usati, in ogni epoca, contro gli Ebrei che ammazzavano bambini e ne bevevano il sangue: la struttura di alcuni di questi argomenti oggi viene usata, sui “social”, contro i partiti accusati di aver protetto e di continuare a proteggere i “mostri” di Bibbiano. Un discorso a parte meritano anche il tema della “donna-nemico” e quello dell’omosessualità: mi dispiace che come modello della misoginia antica Umberto Eco citi l’epigramma che Marziale “scagliò” contro Vetustilla: voglio ricordare che il grande poeta di Bilbilis dedicò a donne splendide versi luminosi. Ma questo articolo è solo l’inizio di un lungo e concreto discorso. Voglio chiudere ricordando ciò che scrisse un grande teorico dell’arte della guerra, Von Clausewitz: quando “scegliamo” il nostro nemico, dobbiamo essere cauti e saggi: non bisogna scegliere un nemico troppo debole, poiché la vittoria su un nemico siffatto ci procurerà prima applausi e elogi, e poi l’odio dei “buoni”, vinti dal nobile sentimento della “pietas”. Ovviamente, non bisogna sceglierlo troppo forte. E, soprattutto, è necessario che il “nemico” non abbia vizi, difetti e macchie che qualcuno potrebbe trovare anche in noi.  Infine, se tutti noi abbiamo bisogno, per vivere e per conquistare gloria e voti, di un nemico dichiarato, forse conviene introdurre, tra le discipline scolastiche, le dottrine relative all’”arte della guerra”, di quella fatta con le armi, e di quella combattuta con le parole. Scrive la Olbrechts- Tyteca che  chi vuole riportare la vittoria su sciacalli, calunniatori, propagatori di notizie false i consigli più preziosi li trova nelle orazioni di Demostene, di Iperide, di Cicerone. E, aggiungo io, dei grandi avvocati napoletani.      

Somma Vesuviana, Di Maio, De Luca e Fico ai funerali del vicebrigadiere

Un manifesto con i colori della bandiera italiana proclama il lutto cittadino indetto dall’amministrazione comunale nel giorno dei funerali di stato per il vicebrigadiere Mario Cerciello Rega «Eroe dei nostri tempi». Alle 12 di domani, nella chiesa di Santa Maria del Pozzo dove poco più di un mese fa Mario aveva sposato la sua Rosa Maria. È stato necessario approntare un piano di sicurezza, individuare una «zona rossa» entro la quale non si potrà accedere con le auto né sostare. Sia dal municipio che dai volontari della protezione civile arriva il consiglio di evitare, nelle ore precedenti e successive alla celebrazione – dalle 11 del mattino alle 14 –  l’utilizzo dell’uscita di Somma Vesuviana della statale del Vesuvio privilegiando invece quella di Somma Vesuviana – Cupa di Nola, per evitare ingorghi. Non sarà, come in un primo momento la famiglia aveva pensato, un evento intimo. Accanto alla moglie, alla mamma Silvia, ai fratelli Paolo e Lucia, ai parenti, saranno presenti autorità civili e militari. Hanno confermato la propria presenza il comandante generale dell’Arma dei carabinieri, il generale Giovanni Nistri, e il comandante generale della Guardia di Finanza, il generale Giuseppe Zafarana, di sicuro interverranno esponenti della Polizia di Stato, della polizia locale, della Croce Rossa e di tutte le forze dell’ordine. Il sindaco di Somma Vesuviana e molti colleghi dei paesi limitrofi con i propri gonfaloni, deputati, senatori. Tra gli altri, il presidente della regione Vincenzo De Luca, il coordinatore di Forza Italia, l’onorevole Mara Carfagna, il vicepresidente del consiglio Luigi Di Maio e il presidente della Camera Roberto Fico, con il deputato Gianfranco Di Sarno, eletto nel collegio di Somma Vesuviana per il Movimento 5 Stelle e molti consiglieri regionali tra cui Carmine Mocerino, presidente della commissione speciale anticamorra e cittadino di Somma vesuviana che dalle sue pagine social ha salutato il vicebrigadiere Mario Rega Cerciello appellandolo quale «amico fraterno». Per l’ultimo saluto al militare accorreranno in chiesa gli amici che con lui prestavano servizio da barellieri per gli ammalati a Lourdes ed esponenti dell’Ordine dei Cavalieri di Malta, come delle associazioni di volontariato con le quali Mario Rega Cerciello aveva lavorato prestando la sua opera per gli ultimi. LA VIABILITA’ Tutta la cinta intorno al complesso monumentale di Santa Maria del Pozzo sarà off limits domani in concomitanza con i funerali. Sarà interdetta tutta la zona antistante alla chiesa e il piano di sicurezza ed emergenza approntato per l’occasione dagli uffici comunali è stato diffuso anche sui social in queste ore. Protezione civile e amministrazione comunale hanno anche consigliato di evitare, nelle ore precedenti e successive alla celebrazione delle esequie, l’imbocco dell’uscita Somma Vesuviana della statale ss 268 del Vesuvio, prediligendo invece l’uscita «Somma Vesuviana – Cupa di Nola».  Dinanzi alla casa di famiglia a masseria Cerciello, sul cancello della villetta dei Rega Cerciello svetta uno striscione bianco con la scritta «Ciao Mario» e la bandiera a mezz’asta sul monumento ai caduti è lì a rappresentare il lutto della città che aspetta di salutare il vicebrigadiere in chiesa, la stessa dove un mese fa aveva pronunciato i voti nuziali. Personalità del mondo politico e militare hanno annunciato la propria presenza, ma ci saranno, soprattutto, i cittadini che in queste ore sfogano sui social tutta la propria rabbia, lo sdegno per la morte del carabiniere e si scagliano contro gli assassini o semplicemente esternano il dolore che è un’unica voce della comunità sotto il Monte Somma. Molti esprimono l’auspicio che i funerali del giovane militare non si trasformino però in una inopportuna passerella politica. Perché la presenza è doverosa, è un onore reso ad un servitore dello stato. In molti casi, forse questo è uno di quelli, il silenzio sarebbe d’oro.

Domenica ci sarà allerta meteo in Campania

La Protezione Civile della Regione Campania ha diramato un avviso di allerta meteo con criticità idrogeologica di colore giallo valevole dalle 6 del mattino alle 20 di domani. Precipitazioni sparse anche a carattere di rovescio o temporale, caratterizzate da incertezza previsionale e rapidità di evoluzione, interesseranno buona parte del territorio: sono escluse le zone del Tanagro e del Basso Cilento dove spireranno comunque venti moderati o forti occidentali con possibili raffiche e il mare si presenterà agitato. L’avviso di criticità segnala “possibili allagamenti di locali interrati e situati al pian terreno, scorrimento superficiale delle acque nelle sedi stradali e fenomeni di rigurgito dei sistemi di smaltimento delle acque meteoriche, ruscellamenti superficiali”. Si evidenziano anche possibili grandinate, fulminazioni e fenomeni dovuti alle raffiche di vento come caduta di rami o alberi e danni alle coperture e alle strutture mobili.

Somma Vesuviana, fiori e striscioni fuori casa del carabiniere ucciso a Roma

E’ un pellegrinaggio silenzioso quello che continua anche oggi verso la villetta su due piani di Mario Cerciello Rega, il vice brigadiere dei carabinieri ucciso a coltellate a Roma nel corso di un controllo, che si erge nella zona Masseria del comune di Somma Vesuviana di cui era originario il militare. Nonostante in casa non ci sia nessuno – i parenti di Cerciello appresa la notizia sono subito accorsi a Roma – la comunità del comune alle falde del Vesuvio non fa mancare il proprio affetto al concittadino con fiori e messaggi di cordoglio lasciati dinanzi all’edificio circondato dall’orto e dagli alberi di noci, tra le passioni, assieme al volontariato, cui Cerciello dedicava parte del suo tempo libero. Stamattina all’esterno della villetta sono stati affissi due striscioni. Spray nero su drappo bianco, uno reca la scritta ‘Ciao Mario’. L’altro dice: ‘Non sarà la tua assenza ma il vuoto che hai lasciato nei nostri cuori’.

Poggiomarino, due uomini arrestati per spaccio di cocaina

I Carabinieri della stazione di Poggiomarino hanno arrestato per spaccio, in via Passanti Flocco, 2 uomini, intercettati mentre vendevano una dose di  cocaina ad uomo dietro pagamento di 50 euro. Si tratta di A.P., 46enne di Boscoreale e di D.A., 52enne di Scafati, entrambi già noti alle Forze dell’Ordine per reati in materia di droga. I due sono stati bloccati e, dopo le formalità, sono stati tradotti ai domiciliari in attesa del giudizio direttissimo.

Ordine degli Avvocati di Nola, il chiarimento del presidente Visone: “Sesto non è il presidente”

In riferimento agli ultimi episodi riguardanti l’Ordine degli Avvocati di Nola e a notizie diffuse tramite i media e i social network, il presidente Domenico Visone precisa: “Ciro Sesto non è il Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Nola. Chiunque sostenga, affermi e diffonda questa notizia, distorce la realtà di quanto avvenuto nel corso della seduta tenutasi lo scorso 25 luglio 2019, durante la quale il Presidente Domenico Visone non solo non ha rassegnato le proprie dimissioni, non solo non è stato surrogato, ma ha anche dibattuto, ed a lungo, sull’insussistenza delle censure mosse, smontate una ad una, il tutto nel segno della Probità e del Decoro che hanno sempre contraddistinto la sua attività forense ed il suo percorso di vita. Se vi è una sola riga di verbale successiva alla chiusura disposta dal Presidente Visone, effettuata su invito del Presidente del Tribunale di Nola di non protrarre oltre i lavori, in assenza di autorizzazione e dei requisiti minimi di sicurezza di permanenza nei locali del Tribunale,  la stessa è stata redatta in dispregio di qualsivoglia norma, di legge e/o regolamentare, con arbitraria ed illegittima estensione degli argomenti posti all’ordine del giorno, tra i quali non era ricompreso la determinazione sull’applicabilità dell’istituto della surroga. La verità è altra ed il contenuto dei verbali ne sono testimonianza: quella che viene definita “volontà politica” non è altro che il tentativo di sventare il pro-cesso di Trasparenza e Legalizzazione avviato dalla Presidenza Visone, in merito alla “Fondazione Forense di Nola”, sussunto nella delibera adottata in data 25 giugno 2019, con la quale il Consiglio – dopo anni di illegittimità dell’operato della Fondazione stessa (che tale non è e non è mai stata, in ragione del mancato assolvimento del regime pubblicitario cui è sottoposto un ente di tal genere) – si è determinato alla costituzione di un nuovo ente, considerata la necessità di non continuare oltre nell’attività di quello assuntamente operante. Tale operazione di Trasparenza e Legalizzazione, dapprima sostenuta dai consi-glieri Carbone, Lombardi, Napolitano, Pandico e Sesto (che quella delibera del 25 giugno 2019 hanno approvato e sostenuto), è stata – poi – oggetto di un resipiscente ed incomprensibile ripensamento, che questa Presidenza, in nome degli iscritti e di quanti hanno aderito – con il proprio voto e sostegno – al programma elettorale, non può e non potrà mai accettare”