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Un breve viaggio alla scoperta di una importante famiglia che ha dato i natali a senatori, deputati, sindaci e giuristi, lasciando testimonianze di lusso e magnificenza con le proprie dimore.

 

La famiglia de Siervo ebbe origine in Basilicata, precisamente in Lagonegro e già nel 1600 era la più importante di quella città e dei suoi dintorni. Il blasone di famiglia è d’azzurro con una torre merlata su un monte ed in capo tre stelle a sei punte tutto d’argento (cit. R. D’Avino). In quel secolo si fece costruire un proprio imponente palazzo che usò come privata abitazione sino a quando decise, dopo un secolo e mezzo, alla fine del 1700 di trasferirsi a Napoli. Il palazzo fu venduto alla Provincia di Potenza nel 1813 e, da allora, fu destinato alla Sottoprefettura provinciale. In esso, in epoche successive, furono ospitate le più alte autorità del Regno e tra esse il re Gioacchino Murat e Ferdinando II di Borbone e, successivamente, il presidente del Consiglio dei Ministri, Zanardelli.

Con l’arrivo a Napoli, il capostipite Francesco De Siervo, nato il 25 agosto del 1777 da Agnello e Rosalba Picardi, da buon uomo d’affari e in rapporto amichevole con le gerarchie ecclesiastiche, comprò in blocco e per contanti tutti i beni immobili che i religiosi possedevano nei tenimenti di Nola, Saviano, Somma Vesuviana ed Ottaviano, tra cui la masseria San Martino, subito ribattezzata Villa de Siervo. Le terre, all’epoca, ammontavano ad oltre un migliaio di ettari e comprendevano numerose case coloniche con grandi masserie, ciascuna delle quali si sviluppava intorno ad un palazzo padronale, in origine sede di ordini monastici e confraternite religiose. Oltre a San Martino – la masseria per antonomasia, fondata nel 1600 dai Certosini, che ospiterà in seguito la Comunità Missionaria di Villaregia di Contarina – c’era la masseria Santa Teresa fra Somma ed Ottaviano, coeva della prima e di origine francescana, e la masseria il Bosco (via Bosco) di Somma, che fu sede di una anonima confraternita religiosa. Le tre masserie, data la loro origine, disponevano anche, ognuna, di una cappella gentilizia, in cui venivano celebrate la messe domenicali e festive. Di queste cappelle è rimasta in funzione solo quella della masseria S. Martino dedicata a Santa Giuliana, in memoria ed onore di un membro femminile della famiglia, morta prematuramente. L’ attività familiare, dopo la morte di Francesco de Siervo, fu diretta dal figlio Nicola, il quale si dedicò al riordino degli immobili acquistati in blocco dal padre e degli affari ancora pendenti dalla precedente attività familiare. Per prima cosa, vennero assunti subito numerosi guardiani e fattori preposti a tener ordine nelle varie fattorie acquistate e a far rispettare i contratti conclusi con centinaia di mezzadri e coloni, con i quali non si aveva mai avuto alcun contatto diretto. Altra regola basilare fu quella di non affidare a ciascun villano più di un ettaro di terra da coltivare e sfruttare in modo che, per quanto laborioso egli fosse, non poteva in alcun modo sperare di emanciparsi. Intanto, visto il vento che spirava, i de Siervo divennero progressisti: prima osannando l’arrivo dei napoleonidi (1805 – 1815) e poi, a restaurazione avvenuta (1816), svolgendo intensa attività liberale sulla scia della Giovine Italia di Mazzini. A tal riguardo Nicola de Siervo fu perseguitato dalla giustizia borbonica, mentre i figli Francesco e Fedele furono costretti a rifugiarsi all’estero dopo i moti del 1848. Nicola morirà il 15 febbraio 1863, lasciando i citati figli Francesco (1821 – 1903), Fedele (1825 – 1913) e Giulio. Completavano la prole ben cinque femmine.

Giulio de Siervo, in particolare, era nato a Napoli nel 1839 ed era sposato con la nobildonna Matilde de Luca di Roseto, di poco meno anziana. La donna proveniva da una potente ed antica famiglia del Regno, dotata di cospicui patrimoni, specialmente immobiliari: ereditò, infatti, da suo padre, il Marchese Luigi de Luca, tra l’altro, un feudo di oltre 600 ettari di terreno agricolo in tenimento di Serracapriola, in provincia di Foggia. Giulio de Siervo, invece, aveva ereditato da suo padre Nicola e, in aggiunta, da suo fratello Fedele, poi diventato sindaco di Napoli per due volte e deputato e senatore del Regno, altrettanta estensione di terreno, ben più florido, in quella parte dell’agro nolano delimitata dai Comuni di Nola, Saviano, Ottaviano e Somma Vesuviana. Il senatore Fedele, celibe, viveva con il fratello Giulio, che amava fortemente la vita di campagna. Trascorreva, infatti, con la moglie Matilde, ben otto mesi all’anni, nella villa di San Martino, servito e riverito dalla numerosa e gratuita servitù. Giulio morì nel 1920, a 81 anni, nella sua abitazione nel palazzo Leporano, vicino all’attuale Teatro Bellini.

Giulio de Siervo (1839 – 1920) sposato con Matilde de Luca (1848 – 1932), da cui nacquero:

  1. a) Lucia sposata con l’ Avv. Francesco Montefredini;
  2. b) Maria sposata con Giacomo Postillo;
  3. c) Adele sposata con l’ Ing. Luigi Santamaria;

d)Teresa sposata con l’ Avv. Enrico Giovene;

  1. f) Emma sposata con l’ Avv. Dante Fabbrocini;
  2. g) Francesco (nato il 1880 ? e morto il 19/11/1950), avvocato, sposato in prime nozze con Bianca Ricciardi ( figli Giulio e Germana) ed in seconde nozze con Anna Sannini (figlia Valentina sposata con l’ing. Ugo Frigerio da cui sono nati Silvio, Maria Teresa, Maria Rosaria e Giuseppe);
  3. h) Fedele (1882 – 1939) sposato con Rosa Sacchi Lodispoto;
  4. i) Nina sposata con Riccardo Di Giulio.

Il figlio Fedele (1882 – 1939) sposò, nel 1909, la diciottenne Rosa Sacchi Lodispoto e battè ogni record in fatto di prolificità. Ebbero infatti ben tredici figli: 1) Luigi (1910 – 1990), notaio a Firenze, sposato con Gianna De Losa, con due figli, Serena e Ugo (già Presidente della Corte Costituzionale); 2) Vincenzo (1911-1984), Ispettore Superiore al Ministero di Grazia e Giustizia, sposato con Anna Ranieri  con cinque figlie, Elena, Rosa, Gabriella, Silvana e Paola; 3) Ugo (1912-1940), Capitano di artiglieria caduto in Africa Settentrionale, lasciando il figlio Franco, ingegnere a Milano; 4) Matilde (1914-1974), professoressa di lingue, sposata con il notaio Gaetano Amato di Salerno, da cui Alfredo, Fabrizio e Luciano questi ultimi entrambi notai; 5) Antonietta (1916 – 2003), insegnante elementare, nubile, che viveva a Milano con la vedova di Ugo; 6) Federico (1918-1945), celibe, Tenente di Vascello, assassinato dai titini a guerra finita, celibe; 7) Francesco (1921 – 2010), per 30 anni Sindaco di Somma Vesuviana sposato dal 1946 con Titina Sparano (3 figli Fedele, Roberto ed Alessandra) ; 8) Rita (1923-1993), professoressa di matematica e fisica sposata con il medico Costantino Raimondi, senza prole, sepolta nella Cappella Vitolo a Somma; 9) Mario (1925 – 2001) sposato con Delia Mele con tre figli, Giuliana (+ prematuramente nel 1985), Federico jr Consigliere di Cassazione, Beatrice; 10) Bice (n.1928), sposata con il medico Bruno Paolillo di Cava dei Tirreni (tre figlie: Brunella, Ernesta e Maria); 11 e 12) le gemelle Anna (1930 – 2016) ed Emma (1930 – 2004) rispettivamente sposate con i dottori Domenico Condello (3 figli: Caterina, Enzo e Rosa) e Dario Barbic (3 figli: Daniele, Federico e Franca) che abitano e lavorano a Bergamo; già capi dell’Ispettorato del Lavoro, hanno svolto  con successo l’attività di consulenti del lavoro. Ultima dei 13 figli, Liliana (1933 – 1997), sposata con il dott. Paride Monda, (2 figli Ornella ed Enzo).

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