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Somma Vesuviana sull’orlo del dissesto: debiti, commissariamento e una politica che non cambia

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A Somma Vesuviana non è più tempo di analisi generiche. I numeri parlano chiaro, e raccontano una realtà che non può essere ignorata: un Comune commissariato, un debito che sfiora i 20 milioni di euro, il concreto rischio di dissesto finanziario e l’attenzione vigile della Corte dei Conti.

 

È una crisi strutturale, non episodica. Ed è, soprattutto, una crisi politica. Perché se è vero che i conti sono fuori controllo, è altrettanto vero che questa situazione non nasce per caso. È il risultato di anni di gestione discutibile, di scelte miopi, di una classe dirigente che non ha saputo – o voluto – affrontare per tempo i problemi reali della città.

Oggi, a pochi mesi dalle elezioni amministrative di maggio, il quadro che si presenta ai cittadini è tutt’altro che rassicurante. Tornano gli stessi nomi, le stesse dinamiche, gli stessi equilibri. Cambiano le coalizioni, forse, ma non la sostanza. Ed è proprio questo il nodo politico più grave: la percezione diffusa che non esista una vera alternativa.

Il rischio, concreto, è che il voto si trasformi in un passaggio formale, privo di slancio, in cui la partecipazione lascia spazio alla rassegnazione. Un paese che smette di credere nel cambiamento è un paese che rinuncia al proprio futuro. Ma qui non si tratta solo di consenso elettorale. Si tratta di responsabilità.

E la responsabilità, oggi, va chiamata per nome. Non in modo generico, ma distinguendone i livelli. C’è innanzitutto una responsabilità politica. È la responsabilità di chi ha governato, di chi ha preso decisioni, di chi ha “costruito” , e non ha saputo evitare,  una situazione che oggi appare fuori controllo. È una responsabilità che non si prescrive con il tempo né si cancella con il cambio di lista o di simbolo.

Ma accanto a questa, esiste una responsabilità amministrativa, fatta di atti amministrativi dubbi,  di bilanci, di procedure, di  controlli. È qui che si annidano spesso le criticità più profonde: scelte sbagliate, ritardi, mancate verifiche e controlli. Ed è su questo terreno che interviene la Corte dei conti, chiamata a verificare se il denaro pubblico sia stato gestito nell’interesse della collettività. E poi c’è un ulteriore livello, più scomodo ma inevitabile: quello delle distorsioni nell’uso dello Stato sociale.

Perché una comunità entra davvero in crisi quando strumenti nati per sostenere i più deboli vengono piegati a logiche diverse. Quando il bisogno diventa occasione di consenso. Quando il diritto si trasforma in favore. Quando l’assistenza pubblica smette di essere equità e diventa clientelismo. È questo uno dei punti più delicati e meno discussi.

Non si tratta di negare il valore dello Stato sociale, che resta fondamentale. Si tratta, al contrario, di difenderlo da un uso distorto. Perché ogni volta che una risorsa pubblica viene utilizzata per costruire consenso invece che per rispondere a un bisogno reale, si produce un doppio danno: si tradisce la fiducia dei cittadini e si impoverisce ulteriormente la comunità. E quando queste dinamiche diventano sistemiche, allora non siamo più di fronte a semplici errori, ma a un modello che va messo in discussione.

In questi casi, il confine tra cattiva amministrazione e responsabilità più gravi può diventare sottile. Ed è qui che entra in gioco anche la dimensione della responsabilità penale, che spetta alla magistratura accertare, ma che non può essere ignorata nel dibattito pubblico quando i dubbi sono diffusi e persistenti. Non si tratta di fare processi nelle piazze, ma di affermare un principio: la gestione della cosa pubblica deve essere trasparente, verificabile, giusta.

Chi si candida oggi a governare Somma Vesuviana non può limitarsi a promettere. Deve dire con chiarezza  ai cittadini di Somma Vesuviana come intende affrontare una situazione finanziaria così grave. Deve spiegare quali scelte farà, quali sacrifici saranno necessari, quali priorità verranno stabilite. Serve verità, prima ancora che programmi. Perché il rischio di dissesto non è uno slogan: significa servizi ridotti, pressione fiscale più alta, margini di azione quasi nulli. Significa, in altre parole, scaricare sui cittadini il peso di errori accumulati nel tempo.

E allora la domanda diventa inevitabile: chi ha contribuito a creare questa situazione può davvero rappresentare oggi  la soluzione? È una domanda, non retorica, che attraversa il dibattito politico locale e che i cittadini pongono, spesso senza ricevere risposte convincenti. Eppure, proprio in questa fase così critica, si apre anche uno spazio. Uno spazio per una discontinuità vera, non solo dichiarata. Uno spazio per competenze nuove, per una classe dirigente capace di uscire dalle logiche del passato.

Ma questo spazio, da solo, non basta. Deve essere riempito. Serve una proposta credibile, concreta, capace di tenere insieme rigore finanziario e visione politica. Perché risanare i conti è necessario, ma non sufficiente. Un paese non vive solo di bilanci: vive di prospettive, di sviluppo, di fiducia. E oggi, a Somma Vesuviana, è proprio la fiducia il bene più scarso. Le prossime elezioni non saranno un passaggio qualsiasi. Saranno uno spartiacque. O si avrà il coraggio di cambiare davvero, rompendo con il passato e assumendosi fino in fondo il peso delle scelte difficili, oppure questo paese resterà prigioniero di sé stesso, delle stesse logiche, degli stessi errori. E allora la verità, quella che nessuno vuole dire, è semplice e dura: non è più il tempo delle promesse,

è il tempo delle responsabilità. Di tutte le responsabilità. Perché Somma Vesuviana non rischia solo il dissesto finanziario. Rischia qualcosa di molto più grave: che il bisogno continui ad essere usato come strumento di potere, che i diritti restino ostaggio dei favori, che il futuro venga scambiato per consenso immediato. E un paese che scambia i diritti per favori, non è solo in crisi. È un paese che ha smarrito la propria dignità.

autore: avv. Vincenzo Nocerino

 

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