Ieri doveva essere il giorno del «blocco», così era stato annunciato. Ma gli operai che rischiano di perdere il lavoro, e per qualcuno è già una certezza, hanno rinunciato anche alla protesta. Niente slogan, niente sit in per le strade della città già animate dalla campagna elettorale che poco sembra interessarsi di quel che accade nello stabilimento di via San Sossio.
Più di 40 lettere di licenziamento sono già arrivate, tra pochi giorni scadrà la cassa integrazione buona parte degli operai non avranno più un lavoro. Intanto fuori dai cancelli dello stabilimento il presidio va avanti ma forse anche questa forma di protesta dovrà cessare perché l’azienda (gruppo Massucco) ha fatto sapere che se si andrà avanti così cesserà ogni forma di dialogo.
Poche le alternative messe sul tavolo dalla proprietà: trasferimento dei lavoratori in Ungheria, part-time e incentivo di buona uscita. Qualcuno accetterà, altri preferiscono non mollare la lotta.
Ma a Somma Vesuviana c’è anche la mina «Dema» non ancora risolta e pronta a deflagrare: dovrà per forza di cose prendersene carico anche il futuro sindaco di Somma Vesuviana, chiunque sia tra i cinque competitor in campo.



