CONDIVIDI

Nei lunghi mesi in cui gli investigatori hanno intercettato un po’ di persone coinvolte nella competizione elettorale, prima, durante e dopo il voto del maggio di tre anni fa, molte cose sono accadute. Soldi e benefici in cambio di voti, favori, promesse.

La compravendita di voti, questa la convinzione degli investigatori grazie ad alcune intercettazioni, non avveniva in una sola coalizione. Ne avrebbero avuto la certezza grazie ai contatti tra due candidati consiglieri posizionati in schieramenti opposti. Ed è uno di loro che chiama l’amico – avversario per chiedergli se fosse al corrente che un noto pluripregiudicato si era recato in un caseggiato popolare di Somma Vesuviana con alla mano diecimila euro, tutti da destinare all’acquisto di preferenze per il candidato sindaco che (l’amico) aveva prescelto. Circostanza non sviscerata compiutamente tra i due, ma che torna in una successiva conversazione tra uno dei candidati e una terza persona la quale suggerirà di non stare troppo vicino al candidato sindaco per non fargli perdere voti.

Come è ormai chiaro, le indagini sono proseguite dopo il ballottaggio. Tra le conversazioni captate ve n’è una in particolare nella quale si fa cenno alla situazione giudiziaria di un eletto: un personaggio noto della politica locale confida all’interlocutore che quella persona potrebbe essere silurata in un attimo perché le sue «carte» dinanzi alla giustizia, a causa di precedenti vicende, non sarebbero in regola, così come pure, stessa situazione, per il primo dei non eletti dopo di lui.

Tra scambi di voto, compravendite tattiche politico – elettorali, si sprecano inoltre i giudizi trancianti su molti dei protagonisti della vita politica (e non) locale: ce n’è per i candidati sindaco fermi al primo turno, per i giornalisti, per attuali deputati.