
Il sindaco Piccolo, una volta ritenuto legittimo il referendum, aveva espresso perplessità in merito a quanto potrebbe accadere post consultazione, snocciolando i suoi dubbi sulla legittimità del toponimo avallati, a suo dire, da un parere ufficioso chiesto alla Prefettura. Ma ora arriva la diffida.
Porta un numero di protocollo di ieri, lunedì 9 maggio, la diffida che il comitato «Piazza Francesco De Siervo» ha ufficialmente indirizzato al sindaco Pasquale Piccolo, alla segretaria generale Annalisa Raimo, al presidente del Collegio dei Garanti, al presidente dell’assise ed a tutti i consiglieri comunali nonché agli assessori e, per conoscenza, al Prefetto di Napoli.
Il documento ripercorre l’iter con il quale si è arrivati a questo punto, vale a dire l’istanza con la quale il comitato referendario chiedeva di intitolare piazza Vittorio Emanuele III al già sindaco De Siervo (il 13 maggio 2015), la richiesta di sottoscrizione con la quale il comitato presieduto da Biagio Esposito invocava il referendum il 18 giugno dello scorso anno, la successiva costituzione del comitato dinanzi al segretario dell’Ente (2 luglio 2015), le 3118 firme raccolte, la nomina del comitato dei garanti da parte del consiglio comunale (3 marzo 2016), l’ammissibilità del quesito referendario da parte degli stessi (19 aprile 2016), la nota del 21 aprile scorso con la quale si chiedeva al sindaco di indire il referendum. Una richiesta – scrive Esposito nella diffida – «del tutto inascoltata».
Ebbene ieri è partita la diffida, proemio di una battaglia che si annuncia già infuocata. «Il comitato diffida l’amministrazione e i soggetti in indirizzo a porre in essere, per quanto di rispettiva competenza, tutti gli atti ed i provvedimenti necessari al fine di indire – ex artt 12 comma 12 dello Statuto comunale 7 del regolamento comunale referendum consultivo – il referendum di cui in oggetto entro e non oltre i termini previsti dal suddetto statuto e dal predetto regolamento.



