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Somma Vesuviana, genealogia e vicende nobiliari della famiglia Vitolo tra conferme e nuove scoperte

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La ricerca spasmodica di una sicura discendenza patrilineare di stirpe nobile fu la mania che si impadronì del barone Augusto Vitolo Firrao, che ad un certo punto della sua vita iniziò a corredare le sue pubblicazioni con falsi cenni storici sulla propria famiglia, ostentando titoli e arrogando stemmi gentilizi in modo abusivo.

 

 

Il libro del barone Augusto Vitolo

Nel 2014, sollecitato dalla nobildonna Vera Vitolo, iniziai ad interessarmi della sua antica e nobile famiglia, tentando attraverso una minuziosa ricerca di sopperire alla carenza di notizie, riguardanti il ceppo familiare generato dal suo bisnonno paterno il barone Giuseppe, sposato con la nobile cosentina Angiola Firrao. Il lavoro si prefiggeva, all’epoca, di arricchire esclusivamente i numerosi dati storici di famiglia, che già il barone Augusto Vitolo – Firrao  aveva esaltato esageratamente nella sua pregevole opera dal titolo La Città di Somma Vesuviana illustrata nelle sue famiglie nobili del 1887. Per l’occasione, nel 2015 fu pubblicato sulla rivista Summae Civitas n°73/01, un mio articolo dal titolo I Vitolo a Somma, in cui esaminavo in particolar modo il ramo generato da Giuseppe Vitolo, figlio di Angelo e nipote di Marco, da cui poi sarebbe disceso il barone Augusto, anche in relazione alla lapide marmorea, collocata dallo stesso nel 1883 all’ingresso dell’avito palazzo in Largo San Giorgio. La nostra convinzione – e, in particolare, quella dello studioso e araldista Gio: Battista di Crollanza (1819 – 1892) nel suo Annuario della nobiltà italiana del 1881 –  era fondata sulla assoluta certezza che il Marco Vitolo, attestato come patrizio arianese sul marmo, fosse quel Marc’Antonio Vitolo, trapiantato a Somma tra il 1650 e il 1654, prima come cofondatore della Reale Compagnia della Morte e, poi, come uno dei venti deputati della Terra Murata Casamale. A riguardo, lo stesso barone nel 1889, pubblicando gli statuti della Congrega della Morte di Somma, nel suo cenno storico, inseriva tra i trentotto fondatori gentiluomini ed ecclesiastici, il nome del patrizio arianese d. Marc’Antonio Vitolo. Precisiamo subito che i fondatori di tale Congrega della Morte non furono trentotto, ma soltanto tredici, come rilevasi dallo statuto originario del 1 gennaio del 1650, rogato dal notaio Marc’Antonio Izzolo e ratificato dalla Diocesi di Nola il 22 marzo successivo, conservato nell’Archivio storico del Vicariato di Roma (aggregazione all’Arciconfraternita della Morte ed Orazione di Roma) e in quello di Stato di Napoli: Orazio Strambone, Scipione Strambone, Antonio Ursino, Giuseppe Sersale, Domenico Clementelli, Bartolomeo d’ Alessandro, Carlo de Palma, Giuseppe de Stefano, Giuseppe Faggiano, Gio:Berardino de Stefano, Muzio Figliola, Cesare de Stefano e Sebastiano Vincenzo Maione. Oltretutto, bisogna aggiungere che non abbiamo alcun riscontro preciso sulla figura di Marc’Antonio Vitolo come deputato della Terra Murata nel 1654. Lo storico Domenico Maione, inoltre, non ha mai citato una nobile famiglia Vitolo nella sua opera del 1703 dal titolo Breve descrizione della regia Città di Somma. Insomma, le notizie, tramandate dal barone Augusto nelle sue pubblicazioni e da G.B. di Crollalanza, sono infondate e alquanto prive di certezze storiche. Bisogna ricordare, innanzitutto, che la famiglia Vitolo di Ariano di Puglia, oggi Ariano Irpino, fu, con altre ventisei famiglie, riconosciuta patrizia di detta città dal re di Napoli Carlo VI (1685 – 1740) con decreto del 13 novembre del 1720 e resta, quindi, l’unico casato che può veramente fregiarsi di un’antica e vera nobiltà, come afferma l’ avv. e araldista Nicola Pesacane. A sorpresa, inoltre, la consultazione – dapprima, delle inedite Notizie ecclesiastiche di Somma dal 1268 al 1885 dell’appassionato storico avv. Francesco Migliaccio (1826 – 1896) e, successivamente, l’inchiostro nero del Catasto onciario borbonico (1744 – 1750) – ci ha smascherato nuove acquisizioni sull’origine di quest’antica famiglia, rilevando la vera origine del ramo sommese dei Vitolo, del tutto estranea alla nobiltà arianese. Quel patrizio Marc’Antonio Vitolo non era altro che l’umile forestiero abitante laico Marco Vitolo della Terra di Morano (Morano Calabro di Cosenza), attestato a pagina 757r del librone catatastale borbonico. Di anni 93, all’epoca della stesura, Marco era sposato con tale Anna Auriemma e abitava addirritura in una casa d’affitto (si presume certamente nel quartiere Margarita), e con lui erano accasati i figli: Carmine, venditore di ricotta, sposato con Maddalena Maiello, che pagava lo jus habitationis; Antonio, bottegaio nel 1755; Angelo, bottegaio benestante, sposato con Angela D’Avino e, infine Pietro, anch’esso bottegaro. Tra i figli ricordiamo pure Stefano (ca.1690 – 1691) e  Virginia (1704 – 1705), morti prematuramente.

Albero genealogico dei Vitolo di Somma

Angelo Vitolo, in particolare, sposato con Giulia D’Avino e dimorante in strada Margherita, avrebbe generato successivamente il ramo dei magnifici Vitolo di Somma, grazie ad una forte ascesa sia in campo economico che sociale. Dalla rubrica dei cittadini del 1750, conservata nell’ Archivio storico cittadino, si apprende che, il 27 luglio di quell’anno, Angelo era già morto ed il figlio Antonio era casato con la madre Giulia e il fratello Giuseppe era con se unito, fanno i botecari ed è appurato che li ducati cento descritti nell’onciario in negozio tiene altri ducati cento cinquanta […], è appurato similmente tenere l’infrascritti capitoli acquistati da esso Antonio e suoi fratelli cioè da Gaetano Troianiello […], Tommaso Coppola […], Elisabetta Castiello […], Giacinto Cicculli […], Luise D’Acunto […], Giovanni e Vincenzo Fasulo […]. Si è appurato che il patrimonio di Vincenzo fratello si sono assegnati annui ducati 18 se lo devono da detti effetti nel tempo che si farà sacerdote essendo presentemente clerico, onde nel tempo del sacerdozio del suddetto deve dedursi detto peso, se è appurato ancora che esige annui carlini trenta da Francesco Esposito alias Scozio per capitale di ducati 50 resto delle doti di Giovanna Esposito moglie di esso Antonio. Dalla coppia Vitolo – d’Avino, infatti, nacquero: il citato Antonio, bottegaro benestante, sposato con Giovanna Esposito alias Scozio, superiore della Confraternita di S. Caterina e del SS. Rosario, che col suo testamento rimase un pingue legato per la ricostruzione della chiesa parrocchiale di  S. Michele caduta pel terremoto del 1774; Vincenzo, canonico abate della Collegiata di Somma e nominato nel 1778 vicario foraneo quivi dal Vescovo di Nola; Giuseppe (che chiameremo I), bottegaio benestante, sposato con Marianna Esposito alias Scozio (sorella di Giovanna), acquistò nel 1767 – per docati duecento cinquanta de carlini d’argento dai Padri Domenicani della Città di Somma per atto del notar Giovanni Andrea Genzano di Napoli – un comprensorio di case, per la sua antichità lesionato e cadente, nel luogo detto il Largo di San Giorgio, dirimpetto la Chiesa e  Congregazione di Santa Caterina, senza confinanti ma tutto circondato da vie pubbliche; Gennaro, canonico abate della Collegiata e dottore in Sacra Teologia. Il barone Augusto Vitolo nella sua opera libraria del 1887 attesta anche un Domenico, che divenne priore dei PP. Predicatori a Somma e che lasciò molti encomiati sermoni sacri, parte editi e parte inediti, ma la notizia non trova alcun riscontro documentario. Un Domenico Antonio, comunque, era nato nel 1715 circa, ma morì prematuramente nel 1723 all’età di 8 anni, seppellito nella Chiesa di S. Maria del Pozzo [Migliaccio, Inediti]. Doveva essere figlio di Angelo anche il reverendo Don Innocenzio, nato all’incirca verso il 1720, curato di Santa Croce nel 1741, ma non abbiamo ancora una certezza assoluta. La residenza principale, dicevamo, fu inizialmente nel quartiere Margarita, dove i Vitolo giunsero a possedere un territorio di circa tre moggia di ottimo vigneto con numerose abitazioni, situato accanto alle proprietà del Monastero di S.Maria Egiziaca nei pressi del vico Stagliatore. Questa proprietà passò successivamente alla possidente Angela Vitolo di Antonio e poi, ancora, a tale Maria Vitolo, attestata nel registro di popolazione del 1819. Il vigneto, invece, passò al Monastero di S. M. Egiziaca di Napoli nel 1847 [Catasto provvisorio francese dell’ epoca]. Nel 1900, comunque, era attestata in vico Stagliatore una proprietà, appartenente più tardi all’ing. Edoardo Vitolo, vicino al giardino del sacerdote Don Luigi Mosca. C’era, poi, la residenza in Largo San Giorgio, come dicevamo, e un’altra residenza, in possesso di don Giuseppe Vitolo fu Tommaso già nel 1851: era la famosa casa palaziata, appartenuta ai Cito, nobili di Rossano e marchesi di Torrecuso, nella pubblica piazza chiamata Croce, oggi attuale piazza San Giuseppe Moscati (già 3 novembre). In questo palazzo fu adottato iniquamente, sotto l’arco d’ingresso, il blasone della Casa Vitolo di Ariano, cancellando quello dei Cito. L’ arma, come si mostra negli antichi monumenti, è così descritto: di rosso con tre bande di argento con un vitello uscente al naturale, accompagnato da due cipressi pure del medesimo, sormontato nel capo da una stella a cinque raggi d’argento.

Stemma Vitolo, adottato iniquamente                 nel Palazzo che fu dei Cito

Successivamente, d.Tommaso Vitolo, nato a Napoli nel 1772 dal citato Giuseppe (I) e da Donna Marianna Esposito alias Scozio, dopo aver ereditato la casa di abitazione a Largo San Giorgio, acquistò – come ci attesta sempre il barone Augusto nella sua pubblicazione del 1887 – fin dal 20 gennaio del 1791, con atto del notaio Carmelo De Falco (in nota) di Somma, la parte del feudo nobile di Gaudo, detta Petrarola, presso Somma, della quale città fu successivamente Decurione, Tesoriero, Sindaco, Giudice di pace, Giudice conciliatore e Giudice supplente. Avendo voluto rinunziare agli emolumenti che, gli sarebbero spettati per alcune di siffatte cariche, nel 1810 fu dichiarato cittadino benemerito della sua patria [A.Vitolo Firrao, 24]. Da una attenta indagine, svolta sulla pianta della Città di Somma del 1799-1800 del cartografo Luigi Marchese, d. Tommaso non risulta proprietario di territori, ma soltanto di 10 vigneti, 2 castagneti ed una selva. E’ mai esistita, quindi, una baronia di Petrarola a Gaudo a Somma? Insomma, il titolo di barone di Petrarola a Gaudo da dove è arrivato? Resta il fatto che la Direzione del Giornale araldico-genealogico – diplomatico, vol.14, 1887 nella Rivista Bibliografica, pagg.144 – 145, riferendosi alla pubblicazione del 1887 del barone Augusto, afferma: […] Senza temere di mostrarci adulatori, dobbiamo francamente dire che sebbene si sia trattato un argomento che troppo da vicino interessa l’autore, la sobrietà e serietà colla quale è stato svolto, debbano avergli procacciato credenza e simpatia, le quali sarebbero state maggiori se egli (il barone) avesse corredato il suo scritto con una tavola genealogica comprendente tutti i rami, per provare la consanguineità di questi e la origine di un ceppo comune[…].Non è un caso che nel libro l’autore si intrattiene con i lettori ad esaltare le diramazioni della famiglia, partendo dalle origini romane e arrivando ad Amalfi, donde diramarsi in Benevento, Atrani, Ravello, Scala, poi Napoli, Ariano, Morano, Somma e Venafro.

Cappella Vitolo nel cimitero                     cittadino (1871)

Tommaso Vitolo, comunque magnifico della città, fu superiore dell’Arciconfraternita dei Nobili e sposò la nobildonna Maria Giuseppa De Felice fu Pasquale. Morì a Somma il 24 ottobre del 1826 all’età’ di 58 anni, lasciando la moglie e i giovani figli Giuseppe (II) (1805 – 1873), Luigi (1809 – 1892) e Marianna (1806 – 1858). Dal matrimonio con la de Felice erano nati anche altri figli, morti prematuramente: Vincenzo (ca. 1806 – 1809); nuovamente Vincenzo (ca. 1810 – 1815); Irene (1813 – 1814); Rosa Concetta (1814 – 1817). Figura importante della famiglia fu, in particolare, d. Luigi, nato a Somma il 18 gennaio del 1809 e ivi morto il 9 febbraio del 1892, celibe, già decurione, sindaco, giudice conciliatore e delegato scolastico di Somma. Nel 1844, Luigi fu istituito erede universale del notaio d. Antonio Casillo (+ Somma 9-8-1846), avendo quest’ultimo sposato la zia paterna Vincenza (+ Somma 18-3-1844). Il notaio Antonio Casillo era figlio di quel Giuseppe che fu l’ultimo dei mastromercati in Somma. L’11 febbraio del 1846, d. Luigi ereditò, oltre a tante proprietà terriere, il palazzo in via Trivio (attualmente restaurato in via Gramsci), proprio di fronte alle scalinate che menano alla Chiesa di San Giorgio, e, inoltre, fece costruire nel Cimitero di Somma, dopo aver ottenuto 84 metri di suolo nel 1868 dal Comune, l’attuale cappella gentilizia Vitolo, i cui lavori furono portati a compimento nel 1871. Donna Marianna Esposito alias Scozio, vedova di Giuseppe, invece, morì il 16 settembre del 1816 in strada San Giorgio all’età di 85 anni e fu sepolta nella Chiesa di Santa Maria del Pozzo. Don Tommaso aveva anche quattro sorelle, tutte morte a Somma nella proprietà di Largo San Giorgio: Donna Felicia, nubile, morta il 22 febbraio 1837 all’ età di 78 anni; Donna Angela, nubile, morta il 17 marzo 1837 a 75 anni d’età; Donna Teresa, nubile, morta il 13 ottobre 1841 a 78 anni; Donna Vincenza, come abbiamo già riferito, sposata col notaio d. Antonio Casillo, morta il 18 marzo del 1844.

Donna Vincenza Vitolo, moglie del                   notaio A. Casillo

Dopo la morte di Don Tommaso, la proprietà in Largo San Giorgio passò al figlio Giuseppe (II), nato nel 1805 a Napoli, sposato con Donna Maria Giuseppa Angela Firrao il 17 aprile del 1845 nella Chiesa di San Giorgio a Somma, morto a Somma Vesuviana il 13 ottobre 1873. Giuseppe fu, a dire di Augusto, II barone di Petrarola a Gaudo, Cavaliere del Reale Ordine di Francesco I, Guardia d’onore a cavallo del re Ferdinando II nello squadrone di Napoli, Consigliere distrettuale, decurione, sindaco e giudice supplente di Somma, nonché superiore dell’ Arciconfraternita del Pio Laical Monte della Morte e Pietà dei Nobili. Acquistò il sopra citato palazzo Cito nella località Croce o Dogana. Donna Maria Giuseppa Angela Firrao dei principi di S. Agata, Luzzi e Pietralcina, moglie di Giuseppe (II), nacque a Cosenza nel 1818 da Don Francesco e Donna Maria Figarelli, morì a Napoli il 20 gennaio del 1904. Donna Angela era domiciliata, sin dalla sua fanciullezza nel quartiere San Ferdinando a Napoli in Strada Chiaia. Si stabilì a vivere a Somma alla fine del 1844. Dal matrimonio nacquero: Tommaso, nato a Somma il 23 marzo del 1846 e ivi morto prematuramente il 16 luglio dello stesso anno; Livia, nata a Somma il 23 giugno del 1847 e ivi morta prematuramente il 15 febbraio del 1848; Augusto, nato a Napoli il 20 dicembre del 1848, morto a Somma Vesuviana all’età di settanta anni in via Trivio il 6 aprile 1917 e sepolto nella cappella di suo zio Luigi; Tommaso, nato a Somma il 24 giugno del 1851 e ivi morto prematuramente il 2 agosto del 1852; Edoardo, nato a Somma il 2 luglio del 1855 e ivi morto il 25 settembre del 1908; Federico, nato a Somma il 28 settembre del 1857 e ivi morto il 15 agosto del 1858; Maria Giulia (chiamata comunemente Giulia), nata a Somma il 25 maggio del 1860, sposata col nobile Gaetano Del Giudice (1848 – 1914), patrizio amalfitano e dottore in legge, deceduta nel 1945.

Lapide Palazzo Vitolo – Firrao in Largo San Giorgio

Augusto, in particolare, fu dottore in legge, autore dicevamo nel 1887 del libro La Città di Somma Vesuviana illustrata nelle sue famiglie nobili, III Barone di Petrarola a Gaudo (?), si appellò patrizio, ma non lo era, delle città di Amalfi, Ariano e Somma. Il barone, comunque, fu un maniaco collezionista di titoli e onorificenze alla Totò: commendatore dell’Ordine di Santa Rosa di Honduras, Officiale dell’Ordine della Redenzione di Liberia, Cavaliere dell’ Imperiale Ordine della Guadalupa del Messico, Cavaliere del Reale Ordine di Gesù Cristo del Portogallo, Giudice Conciliatore e membro della Commissione scolastica di Somma, vice presidente onorario del sodalizio filantropico di Graubunden, socio della Reale Accademia araldica italiana, della Società africana d’Italia, superiore della Arciconfraternita del Pio Laical Monte della Morte e Pietà di Somma.

Giuseppe Vitolo, figlio di Augusto

Aggiunse al suo casato, finalmente, quello nobilissimo della mamma Angela Firrao, vera baronessa. Addirittura creò e depose nel 1883, a gloria della sua mania, un suo stemma, quello dei Vitolo – Firrao, nella sua residenza a Largo San Giorgio, che così descrisse dettagliatamente nel suo libro: …nel 1^ e 4^ pei Vitolo di Amalfi, è d’argento al bisante d’azzurro, caricato di un giglio d’oro e circondato da quattro stelle del medesimo ordinate in croce; nel 2^ e 3^ pei Firrao di Cosenza e di Napoli, è d’azzurro al tralcio di vite di oro fruttifero, posto in banda tra due filetti dello stesso; sul tutto nel cuore pei Vitolo di Ariano e di Somma, è di rosso a tre bande d’argento col vitello uscente al naturale, sormontato da una stella dello stesso metallo, ed accostato da due cipressi di verde anche uscenti. Lo scudo è accollato alla Croce dell’Ordine gerosolimitano e cimato da elmo e corona baronali con lambrequini di argento  e di rosso e con una testa di vitello del primo per cimiero. Augusto sposò il 27 aprile del 1876 la baronessa Maria Michela Capece Minutolo, figlia di Don Ferdinando (1821 – 1898) e Donna Francesca La Greca (+1890) dei Marchesi di Polignano. Donna Maria Michela nacque a Napoli il 13 agosto del 1847 e morì a Somma Vesuviana il 17 maggio del 1935 all’età di 87 anni. Dal matrimonio con Augusto nacque l’unico figlio Giuseppe (III), nato a Napoli il 23 giugno del 1877 e morto il primo novembre del 1945 in Gargnano (BS) presso il Lago di Garda. Con Giuseppe si chiuse definitivamente la linea Vitolo – Firrao.

Edoardo Vitolo

Edoardo, invece, fratello del barone Augusto, fu un valente ingegnere, premiato con la prima ricompensa dal Reale Istituto delle Belle Arti in Napoli per un progetto architettonico. Sposato con la nobildonna Clelia Salonna Persico (1869 – 1926). La famiglia Salonna Persico, in particolare, nasce nel 1857 a Napoli, quando i fratelli germani Gaetano e Giuseppe Salonna ottengono per Regio Decreto di aggiungere al loro cognome paterno, originario di Lecce, quello materno, Persico. L’avv. Giuseppe Salonna Persico sposerà la Baronessa Adele de Montagu, nata il 28 maggio del 1840 a Napoli nel quartiere Avvocata da Don Errico e Donna Marianna Marzano, dama di corte dell’ultima Regina Borbone Maria Sofia. Tra i possedimenti familiari in Napoli, ricordiamo il  latifondo delle Orsolone, appartenuto in origine ai Padri Certosini di San Martino, dove oggi insiste l’ospedale Vincenzo Monaldi. Dal matrimonio dell’Ing. Edoardo Vitolo con Clelia Salonna Persico nacquero: Angiola, nata a Somma Vesuviana il 19 giugno 1891 e morta a Napoli il 30 agosto 1963, sposata l’otto maggio del 1918 con l’architetto Guglielmo Raimondi (1890 – 1972); Luigi, nato a Napoli il primo gennaio del 1893 e morto ivi il 17 febbraio del 1926 all’età di 33 anni, sposato il 26 febbraio del 1921 in Somma con Sofia Vacca (1894 – 1987), da cui discese Eduardo nato a Somma il 4 ottobre del 1923 e morto ivi l’11 giugno del 1924 a nove mesi, Ugo (*23-09-1925 + 22-01-2015) sposato con Ottavia Isè (*1-11-1920 + 4-12-2014); Riccardo, nato a Napoli il 17 gennaio del 1895 e ivi morto il 17 marzo del 1978, sposato il 12 settembre del 1929 con l’egiziana di Porto Said Rosalia (Lya) Ballestrino (1909 – 1991), da cui nacquero Clelia (*Somma 15-06-1930, ivi +24-05-1931) e Vera (*23-5-1932), che, con ultima sentenza del Prefetto di Napoli, ha aggiunto al suo cognome Vitolo quello dei Firrao, divenendo così formalmente il V Barone (in questo caso Baronessa) di Petrarola Gaudo; Bianca, nata a Napoli il 27 giugno del 1898 e sposata con il possidente napoletano Mario Squillace (1892 -1976) il 28 ottobre del 1924 in Somma, deceduta nel 1992; Giuseppe, nato il 9 ottobre 1899 a Napoli, sposato con Margaret Caprioli Bovve (1906 – 1968), morto a Napoli in Piazza Arenella il 15 gennaio del 1965, da cui discende Katy, nata nel 1945; Maria Giulia Emma (1901 – 1975), sposata civilmente in Somma il 28 ottobre del 1924 con l’avvocato di Vico Equense Francesco Stanislao Mario Ciro De Gennaro. Ricordiamo, inoltre, Emma morta prematuramente il 12 settembre del 1904 a soli due anni e gli angioletti Tomaso e Guglielmo venuti a mancare nel 1906 e 1907.

Luigi e Giuseppe Vitolo (figli di Edoardo) 1917

 

Riccardo Vitolo fu Edoardo

 

 

 

                                                 





 

 

 

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