Storia di un fallimento collettivo: dalle antiche cronache greche e romane al degrado immenso di oggi.
Quella del Sebeto è forse la storia del fiume più tormentato d’Italia. La storia di un fiume nascosto, sepolto dal cemento di una Napoli smemorata, rimasta priva d’identità culturale. Nel ventesimo secolo il rapido sviluppo dei quartieri orientali di Napoli cancellò quasi ogni traccia del mitico corso d’acqua. Le trasformazioni urbane che hanno caratterizzato il territorio hanno prima ridimensionato e, in seguito, seppellito il corso d’acqua. Attualmente è visibile nell’area di Lufrano, a Casoria, e nella zona orientale della città, poco prima di arrivare al Ponte della Maddalena, in via Francesco Sponsilli appena si svolta da via Ferraris. È un tratto di una ventina di metri situato sotto un ponte dell’autostrada. È probabile che l’antico Sebeto altro non fosse che il torrente conosciuto come Arenaccia il cui corso, oggi, è completamente interrato. Attualmente al Sebeto vengono attribuiti numerosi problemi di natura geologica che affliggono quelle opere pubbliche della città che, costruite nei pressi del corso sotterraneo del fiume, sono soggette a periodici fenomeni di infiltrazione. Ma la storia è di quelle molto antiche e nobili. Sebeto era il nome del fiume che bagnava l’antica Neapolis. Il suo antico nome greco, tramandatoci sul verso di alcune monete coniate fra il V secolo a.C. e il IV secolo a.C., era Sepeithos, traducibile come “andar con impeto”, probabile riferimento al corso irruente del fiume. La storia o, meglio, la leggenda di questo fiume, si perde nella notte dei tempi. Sappiamo dalle cronache di molti antichi viaggiatori che la greca Neapolis era divisa da Partenope (detta anche “Palepolis”) da un fiume, per alcuni navigabile, “fra lo monte S. Erasmo e lo monte di Patruscolo”. Vi era, quindi, sull’area su cui insiste l’attuale piazza Municipio, la foce di un fiume. Tra le varie cronache che lo citano vi sono quelle che parlano dell’assedio romano alla città quando Publilio Filone accampò il suo esercito fra Neapolis e Partenope proprio alla foce. Il Sebeto nasceva dalle sorgenti della Bolla, situate alle falde del Monte Somma. Durante il suo percorso attraverso gli attuali comuni di Casalnuovo, Casoria e Volla, il fiume si arricchiva di acque piovane. Prima di terminare il suo corso e sfociare nel golfo di Napoli si divideva in due rami: uno di essi finiva in un punto imprecisato sotto la collina di Pizzofalcone, tra le attuali piazza Borsa e piazza Municipio; l’altro sfociava in mare in una zona più a oriente, verso l’attuale Ponte della Maddalena.







