La scuola di corso Umberto I diretta dalla preside Maria Capone (che andrà in pensione di qui a poche settimane) è finita su tutte le cronache nazionali per il crollo della parete durante il quale rimasero feriti lievemente due bambini e un’insegnante. Ora lo stesso plesso è al centro di polemiche che stanno assumendo toni e colori politici, gli stessi che dovrebbero stare ben lontani dalle scuole. Nell’ultima riunione di Consiglio di Istituto è stata ridiscussa una deliberazione che già a maggio scorso aveva ricevuto il no dell’assemblea e che anche stavolta non è passata: l’utilizzo dei locali scolastici per campi estivi, con tanto di patrocinio morale del Comune. In quella sede una componente eletta del Consiglio di Istituto, l’avvocato Nunzia Manno, ha sbattuto la porta e ha rassegnato le dimissioni. Ma è giusto o meno concedere l’utilizzo di una scuola, che tanto bene in salute non sta, per attività estive e ricreative a favore dei bambini? Una cosa bella, certo. Ma è opportuno? In merito ci sono varie posizioni, ma cominciamo da quelle ufficiali, ossia la delibera della giunta Abete n. 149 del 14 giugno 2019 e le precedenti deliberazioni del consiglio di istituto.
Nella suddetta delibera di giunta, avente ad oggetto appunto «Estate 2019 – Attività per minori: concessione patrocinio morale ed uso gratuito dei locali scolastici per campi estivi», la giunta premette che al Comune sono arrivate richieste di utilizzo delle strutture scolastiche per lo svolgimento dei Campi Estivi 2019. Più di una in verità: la parrocchia San Francesco ai Romani ha richiesto (con protocollo del 4 giugno 2019) il bocciodromo comunale dietro la parrocchia per utilizzarlo dal 24 giugno al 31 luglio; l’associazione ASD Centro Studi Danza Incantesimo (con protocollo del 5 aprile 2019) ha richiesto il plesso di corso Umberto dal 10 giugno all’11 agosto; l’associazione Divertilandia (con protocollo del 29 aprile 2019) ha richiesto il plesso Strettola o il plesso ex centro Liguori dal 1 luglio all’11 agosto; e infine l’Asd Fortitudo Pallacanestro (con protocollo del 2 maggio 2019) ha richiesto di utilizzare la palestra coperta e quella scoperta della Francesco d’Assisi dal 17 giugno al 2 agosto. Un fervore di attività che può solo far del bene al paese, chiariamo, ma nella delibera si esplicita anche la difficoltà riscontrata proprio per il plesso di corso Umberto che fa parte del I Istituto Comprensivo Tenente Mario De Rosa quello, per esplicitare tutti i fatti, dove ancora otto aule sono chiuse, dove la palestra non può essere utilizzata, dove i cornicioni sono assicurati da reti di protezione e così via.
Ebbene, nella delibera della giunta Abete si rimarca che la concessione dei locali scolastici è subordinata al rilascio del nullaosta dei dirigenti scolastici circa l’assenza di attività didattiche nel periodo richiesto, come previsto dal vigente regolamento per l’uso degli impianti sportivi (?) scolastici in orario extrascolastico. Detto ciò, sindaco e assessori richiamano due note, una del 22 maggio 2019 (la richiesta di concedere i locali era già stata discussa in consiglio di istituto e respinta) e una del 7 giugno scorso. Due note in cui si esprime il diniego all’utilizzo delle strutture scolastiche. Ma poi si fa riferimento alla nota (protocollo 2071 del 14 giugno 2019) con la quale la scuola comunica al Comune il predetto diniego con gli esiti della votazione in consiglio di istituto e, nella delibera di giunta, si legge: «la nota non esplicita i motivi posti a fondamento del deliberato del Consiglio di Istituto e che pertanto questo deve essere inteso quale conferma dei motivi già evidenziati con nota del 7 giugno».
A questo punto la giunta considera «abnorme» il deliberato «non rientrando nelle facoltà del Consiglio di Istituto negare l’assenso all’utilizzo dei locali scolastici per motivi diversi da quelli indicati dalla norma». E la norma è il dlgs n.297 del 16 aprile 1994, in particolare dall’articolo 94 e seguenti, come indicato anche in delibera. La norma è chiara e dispone quando e come possono essere utilizzate le attrezzature delle scuole per attività diverse da quelle scolastiche. Precisamente, all’art. 96, comma 4, 5 e 6, si legge: «Gli edifici e le attrezzature scolastiche possono essere utilizzati fuori dell’orario del servizio scolastico per attività che realizzino la funzione della scuola come centro di promozione culturale, sociale e civile; il comune o la provincia hanno facoltà di disporne la temporanea concessione, previo assenso dei consigli di circolo o di istituto, nel rispetto dei criteri stabiliti dal consiglio scolastico provinciale. 5. Le autorizzazioni sono trasmesse di volta in volta, per iscritto, agli interessati che hanno inoltrato formale istanza e devono stabilire le modalità dell’uso e le conseguenti responsabilità in ordine alla sicurezza, all’igiene ed alla salvaguardia del patrimonio. 6. Nell’ambito delle strutture scolastiche, in orari non dedicati all’attività istituzionale o nel periodo estivo, possono essere attuate, a norma dell’articolo 1 della legge 19 luglio 1991 n. 216, iniziative volte a tutelare e favorire la crescita, la maturazione individuale e la socializzazione della persona di età minore al fine di fronteggiare il rischio di coinvolgimento dei minori in attività criminose».
Dopodiché, la giunta si dice favorevole, stabilisce il valore sociale, sportivo ed educativo delle proposte presentate e concede l’uso dei locali delle scuola (come di tutte le altre strutture richieste dalle diverse associazioni), stabilendo che ciascuna delle associazioni è tenuta ad ospitare gratuitamente nei campi estivi almeno cinque minori segnalati dai servizi sociali.
Tutto in ordine, all’apparenza. Ma ricapitoliamo. Il primo diniego all’utilizzo della struttura era arrivato a maggio, con un voto unanime dei presenti, deliberato (poiché non all’ordine del giorno della seduta) in “varie ed eventuali”. Questa decisione non era evidentemente gradita all’amministrazione comunale che ha spinto affinché ci si ritornasse. Perché è vero che in questa nazione vige l’autonomia scolastica e che di certo la scuola non ha più alcun vincolo di subordinazione agli enti locali, ma è pur vero che la norma sulle concessioni delle strutture presenta qualche pur lieve apertura alle interpretazioni che giuristi degni di nota consigliano di superare con appositi protocolli d’intesa. Qui però non c’è stato alcun protocollo, bensì una seconda convocazione del consiglio di istituto chiamato a deliberare ciò che aveva già deliberato una volta all’unanimità dei presenti. Stavolta la cosa si è svolta in maniera diversa: un unico punto all’ordine del giorno e ancora una volta il diniego, stavolta con quattro voti a favore dell’utilizzo. Diniego che la giunta non ha tenuto in considerazione, concedendo le strutture. In quella sede la componente Nunzia Manno ha deciso di dimettersi. E ci spiega perché. «Quella è la scuola della mia infanzia e lì ho voluto mandare mia figlia – dice l’avvocato Manno – quando si è votato la prima volta io non ero presente ma sarei stata d’accordo con chi ha optato per il diniego, perché considerando la situazione della struttura e tutto quello che era accaduto, pensavamo che i tre mesi estivi potessero essere utilizzati per rendere la scuola più vivibile. Invece abbiamo saputo che c’erano state pressioni perché ci fosse un’altra convocazione e sinceramente non capisco perché: il deliberato precedente era valido. In ogni caso la riunione del 7 giugno è stata nauseante, chi come me non era d’accordo a concedere i locali della scuola è stato accusato di osteggiare la cosa per non ben precisati motivi politici e a questo proposito devo dire che non solo non mi sono mai candidata ma che non voto neppure a Sant’Anastasia, pur essendo la mia città della quale cercherò sempre fare il bene. Invece credo che si stiano usando i bambini come alibi perché si deve accontentare qualcun altro, anzi è stato detto in quella seduta che nei verbali si sarebbe indicato perché ciascun votante non dava il suo consenso. Ed è una cosa vergognosa, come se si stessero schedando i membri del consiglio di istituto per poi riportare a chi di dovere. Preciso, non ho nulla contro le associazioni ma forse destinare le pur belle attività in altre scuole più idonee sarebbe stato meglio, invece si è voluto procedere con una delibera che scavalca il parere vincolante del consiglio di istituto, utilizzandolo e mettendolo al servizio di un elettorato di parte». Nunzia Manno si è dimessa, ma non ha alcuna intenzione di tacere. «Il sindaco si prendesse pure le responsabilità come non ha mai fatto negli ultimi tre anni e io lo so bene perché è esattamente questo il tempo per il quale ho fatto parte del consiglio di istituto e mai nessuna delle nostre istanze, protocollate debitamente, ha avuto risposta, sono tutte rimaste lettera morta. E la cosa più indegna è che con l’atteggiamento preso in queste ore dall’amministrazione si avallano considerazioni social di esponenti di associazioni che si consentono di dire che non era nostra competenza concedere la struttura…e allora perché abbiamo votato, perché il legislatore ha sentito la necessità di attribuire ai consigli di istituto un parere vincolante? I campi estivi sono belli, ma non sono certo beneficenza, questo è bene dirlo. Mia figlia ha frequentato lo stesso che si è deciso a tutti i costi di voler tenere quest’anno per la cifra di 40 euro alla settimana. Basta far due conti. Allora facessero il campo estivo, a settembre poi si constaterà ancora che ci sono cornicioni con reti di contenimento per un’emergenza ormai cronica, che ci sono bagni fatiscenti, aule dismesse e decidessero chi deve assumersi colpe e responsabilità gravi. Ricordasse il sindaco, arrivato a novembre scorso a promettere che tutte queste cose le avrebbe risolte, che si sono persi finanziamenti regionali ed europei. E soprattutto non si pensi che le mie dimissioni mi sollevino dalla responsabilità di madre, perché adesso valuterò un esposto in Procura e chiederò di verificare il piano sicurezza e l’assicurazione per quanto concerne il progetto presentato dall’associazione. Nulla contro sindaco e amministrazione, ma ormai questa è una questione etica e di tutela dei bambini ospitati, per esempio, a progetti di sport senza nemmeno poter usufruire di una palestra perché non idonea. Ho deciso per le dimissioni semplicemente perché credo non sussistano più le condizioni per dare continuità e fede ad un impegno che ho assunto con le mamme, tutto ciò per cui ho lottato insieme a tante altre brave persone è stato vanificato e non mi sento né tutelata né rappresentata. Questo atteggiamento saprei bene come chiamarlo ma, essendo una donna di legge e per la legge, lo definisco per ora un sopruso puro e semplice».
Ieri sera (lunedì 17 aprile) anche la maggioranza che sostiene il sindaco Abete ha detto la propria sulla vicenda, con un manifesto pubblico dove compaiono i simboli di tutte le sette liste. Con un monito: «Tenete fuori la politica dalle scuole» e l’insinuazione che qualcuno non accetti il risultato elettorale.
«Non ci sto – commenta Nunzia Manno – la politica non la stiamo facendo noi, la fanno loro. Noi abbiamo solo chiesto si intervenisse per aggiustare la scuola e chiesto garanzie nel caso si ripetessero episodi simili a quello dell’aprile scorso. Ci voleva un atto di forza e di coraggio che non hanno compreso, invece il manifesto con il quale, quello sì, si portano i dissidi politici a scuola lo hanno fatto loro, delegittimando il Consiglio di Istituto. Spero, prima per i bambini e poi per loro, che tutto fili liscio e che tutto sia in regola. Per quanto mi riguarda, provvederò a tutelarmi in altra maniera».









