L’associazione civica neAnastasis analizza forma e contenuto di proclami pubblici che annunciano la costruzione della piscina comunale e passa al setaccio le opere realizzate nella cittadina vesuviana con il progetto di finanza.
Nei giorni scorsi sulle mura di Sant’Anastasia sono stati affissi manifesti che annunciavano la costruzione di una piscina comunale.
La forma e la sostanza del manifesto ci lasciamo assai perplessi e, per questo, meritano una breve riflessione. Cominciamo dalla forma. Il manifesto esordisce con “l’amministrazione Abete informa la cittadinanza…” ma, stranamente, non riporta il logo del comune. Termina poi con una lista di simboli delle liste elettorali che hanno sostenuto il Sindaco Abete nella campagna elettorale. Accanto a questi simboli, poi, compare la firma “Lello Abete”. Per rispetto delle Istituzioni riteniamo che dovrebbe essere “l’Amministrazione Comunale” e non “l’amministrazione Abete” il soggetto che si rivolge ai cittadini. Per coerenza, quindi, il manifesto doveva essere firmato dal “Sindaco di Sant’Anastasia – Lello Abete” e non da “Lello Abete”.
Comprendiamo l’approccio “informale” del Sindaco ma, almeno nei documenti e nei manifesti ufficiali, occorrerebbe essere più attenti alla forma, a meno che non si desidera improntare un rapporto con i cittadini di tipo populistico. Se poi le liste elettorali volevano una loro visibilità per il ruolo svolto per l’opera annunciata, avrebbero dovuto fare un loro proprio ed indipendente manifesto. Ma anche in questo caso, sarebbe suonato strano l’annuncio di un’opera pubblica per mano di liste elettorali. Il manifesto si serve poi di un linguaggio che, ad essere benevoli, appare piuttosto naif. Si usano infatti espressioni come: “…prosegue senza freni il nostro impegno…”, “…ci mettono il cuore e la faccia…”.
Fa sorridere, in particolare, l’uso di frasi oramai inflazionate come quella “di metterci la faccia“. Per una coalizione politica che vince l’elezione dovrebbe essere normale “governare” il paese, ovvero assumersi delle responsabilità. Non si comprende chi altro dovrebbe farlo.
Ci sarebbe poi da chiedersi per quale motivo, anche per rifare un semplice manto stradale, occorre ricorrere a roboanti annunci. Un tappetino di asfalto non dovrebbe far parte dell’ordinaria amministrazione? Forma e sostanza però sono intimamente collegate.
Andando nel merito dell’oggetto del manifesto, diciamo subito che la realizzazione di una piscina è un’opera impegnativa ma senz’altro auspicabile. Non si tratta di un’opera di lusso, come qualcuno ha paventato, ma di un servizio utile per larghe fasce della popolazione (attività fisica, tempo libero, riabilitazione, educazione motoria, etc.). Ben venga, quindi, anche un progetto di finanzia per realizzare un’opera pubblica, ammesso che si siano esperite tutte le altre strade per una gestione pubblica. Infatti, quando ci si affida ad un privato occorre avere garantita una gestione democratica dell’opera, ovvero prevedere molto bene che il mero profitto non prenda il sopravvento sull’accesso alla struttura per l’intera comunità, specialmente per le fasce più deboli.
Le nostre perplessità nascono da iniziative recenti avvenute nel nostro paese dove l’interazione con soggetti privati non è stata tra le più esaltanti. L’AMAV è certamente un primo esempio in cui i buoni propositi iniziali sono stati stravolti da una gestione assai mediocre.
Arrivando a tempi più vicini ricordiamo il progetto di finanza dei lavori di ampliamento del cimitero, un’opera che poteva autofinanziarsi vista la grande richiesta di loculi.
Sempre pensando al ruolo svolto da privati in opere pubbliche è bene ricordare l’epilogo della costruzione dell’isola ecologia: opera di grande utilità dove, però, per favorire un “singolo privato”, si preferì stravolgere un progetto operativo andando ad individuare un nuovo sito e facendo lievitare i costi di realizzazione (con tutte le conseguenze che ci sono state in termini di mortificare la democrazia nel nostro paese).
Il capolavoro di un distorto rapporto pubblico-privato rimane l’uso della villa comunale. Dopo decenni, la tanto agognata villa comunale – simbolo per antonomasia di un luogo pubblico di aggregazione – è stata “regalata” ad un privato per la realizzazione di un ristorante stravolgendo il progetto originario che prevedeva invece un chiosco e gli annessi bagni pubblici, il tutto al modico prezzo di 720€/mese. Con l’aggravante che i bagni pubblici sono diventati privati e che al loro posto sono stati proposti degli osceni bagni chimici, oggi finalmente rimossi per la loro indecenza. L’annuncio della piscina lascia perplessi anche perché appare un’opera avulsa da un qualsiasi progetto generale di crescita della città.
Viene naturale, infatti, chiedere a chi oggi governa (e che si ritiene essere la continuità della precedente amministrazione) come mai su questioni assai rilevanti, come il Piano Urbanistico Comunale, si proceda ancora in modo lento e confuso. Infatti, sono trascorsi sei anni oramai da quando è stato affidato la redazione del PUC allo studio Benevolo (amministrazione Pone) e, ad oggi, ancora non si conosce il contenuto di questo progetto. Abbiamo assistito a numerose presentazioni dell’imminente operatività del PUC ma di fatti concreti ancora nulla (viabilità, PIP, riqualificazione centro storico, etc). La realizzazione di una piscina dovrebbe rientrare in un quadro di insieme urbanistico ben definito.
Per finire, per quanto riguarda ancora opere pubbliche già realizzate sarebbe interessante capire quale sarà la destinazione dei chioschi in Piazza di Madonna dell’Arco di cui, ancora oggi, la cittadinanza si interroga sul loro senso.
Autore : Associazione civica neAnastasis



