Fabbrocino Francesco di Antonio e Rosa Fabbrocino nacque il 25 agosto del 1898 a San Gennaro Vesuviano in via Musiello. All’epoca tale Comune faceva parte del mandamento di Palma Campania e Circondario di Nola; oggi, con circa 12.000 abitanti, rientra nella città metropolitana di Napoli in Campania.

Era sposato con Elvira Nunziata, da cui ebbe cinque figli: Antonio, Rosa, Giovanni, Ciro e Anna Teresa. Svolgeva l’attività di carrettiere, ma il suo vero lavoro, ereditato dal padre Antonio, era la vendita del carbone. A riguardo, proprio il padre Antonio era trasportatore e venditore di carbone, da cui l’appellativo ‘o gravunaro. Da Benevento, dove il carbone era smistato da altre regioni, il prodotto arrivava a Somma Vesuviana. Qui, la famiglia Fabbrocino, già a partire dal 1865, aveva avviato – nei bassi del palazzo del Principe di Gerace, oggi Indolfi – una nutrita vendita del combustibile. Nell’Ottocento, la vendita del carbone era un’attività in forte crescita, trainata dalla Rivoluzione Industriale. Il combustibile era la principale fonte di energia per alimentare macchine a vapore, locomotive, navi e industrie. La sua disponibilità e il basso costo non solo lo resero fondamentale per lo sviluppo economico e tecnologico del periodo, ma era una risorsa importante per uso domestico a vantaggio della popolazione locale e non. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale l’attività si spostò in un basso del palazzo Vitolo in strada Trivio, di fronte alla parrocchiale Chiesa di San Giorgio, dove attualmente insiste l’antico Caffè Masulli. Chi non ricorda Antonio ò gravunar.

Il 22 febbraio del 1917, Francesco Fabbrocino in qualità di soldato di leva – 1^ categoria – presso il Distretto di Nola, fu lasciato in congedo illimitato, ma quattro giorni dopo, il 26 marzo, fu chiamato alle armi e giunto, come attesta il suo foglio matricolare. Il 10 marzo del 1917 venne inquadrato nel 12° reggimento artiglieria di campagna e inviato, il 24 maggio successivo, in territorio dichiarato in stato di guerra. Tale reggimento artiglieria, durante la campagna del 1917, in particolare durante la Battaglia di Caporetto, svolse un ruolo cruciale nel supporto al Regio Esercito italiano, sebbene il suo impatto non fosse decisivo nell’esito finale dello scontro. Dopo tale partecipazione, conclusa il 7 ottobre del 1917, Francesco Fabbrocino passò nel 19° reggimento artiglieria da campagna, partecipando stavolta all’operazioni di guerra che si svolsero in Francia. La 19esima artiglieria faceva parte della 8a Divisione, che a sua volta faceva parte del II Corpo d’Armata italiano in Francia durante la Prima Guerra Mondiale. In particolare, la 19esima artiglieria si trovò in Francia nell’aprile del 1918, dove il Secondo Corpo d’Armata era stato posizionato per presidiare la valle del fiume Ardre, proteggendo l’accesso ad Épernay. Le truppe italiane in Francia completarono l’arrivo il 27 aprile del 1918. Fabbrocino, comunque, rientrò in Italia il 26 giugno 1918. Dopo una breve parentesi nel 13° reggimento artiglieria campagna dal 5 agosto del 1919, venne dapprima mandato in congedo illimitato, ma fu richiamato lo stesso giorno nel Deposito Artiglieria Campagna in Capua, fino al congedo finale avvenuto il 24 agosto del 1922 nel Distretto di appartenenza di Nola.
La sua attività militare non finì qui: il 5 giugno del 1940 fu richiamato alle armi per esigenze di carattere eccezionale a servizio del 240° Battaglione T. M. (Trasporti Materiali), partendo per l’Albania da Bari il 18 giugno del 1940 e sbarcando a Valona. Durante la Seconda Guerra Mondiale, in quella città già erano sbarcate truppe italiane nel contesto dell’invasione dell’Albania a partire dal 1939. In particolare, l’operazione militare, denominata OMT (Oltremare Tirana), iniziò il 7 aprile di quell’anno e vide lo sbarco di circa 22.000 soldati italiani nei porti di Durazzo, la stessa Valona, San Giovanni di Medua e Saranda, supportati da mezzi corazzati e aerei. L’obiettivo era l’occupazione dell’Albania, e Valona, con il suo porto, era considerata strategica per il controllo del Canale d’Otranto. Dopo il suo onorevole contributo, fu inviato in licenza straordinaria di 16 giorni, ritornando definitivamente al Distretto Militare di Nola, dove fu messo in congedo illimitato. Dopo una vita, dedicata sia al lavoro che alla condivisione della sua esperienza, concluse la sua vita terrena nel paese natio nel 1972, lasciando un ricordo affettuoso e significativo.




