“Quanno nascette ninno” rimane ancora oggi un brano di musica religiosa molto eseguito nel periodo natalizio. Composto per celebrare la nascita del Bambino Gesù, esiste però un dubbio sull’attribuzione musicale a sant’Alfonso de’ Liguori. Intervista al maestro Giancarlo Amorelli.
La musica, sin dalla notte dei tempi, è stata sempre impiegata per evocare Nostro Signore: chi di noi non ha ascoltato quei dolci canti e quelle fantastiche composizioni sacre dedicate alla nascita di Gesù?
Il cantore popolare di Natale per eccellenza però è da ritenersi senza ombra di dubbio il grande teologo napoletano Alfonso de’ Liguori (1696 – 1787). Valente clavicembalista, fu un compositore capace di valorizzare numerose melodie popolari e comporne inni sacri molto conosciuti. Egli – spiega il prof. Paolo Saturno – realizzò inni che ci parlano del mistero della Nascita. Nel 1754, infatti, ricordiamo la fortunatissima Tu scendi dalle stelle, ancora oggi nella hit parade natalizia: una toccante testimonianza della venuta al mondo del piccolo Gesù. Qualche anno dopo, intorno al 1779, nasceva un altro capolavoro della musica popolare internazionale, scritto stavolta in vernacolo: Quando nascette Ninno a Betlemme. La composizione rimane un forte messaggio di speranza e di pace che oggi potrebbe intenerire anche i cuori più freddi e introversi.
Dall’Ottocento, i Liguorini o Redentoristi – religiosi fondati da sant’ Alfonso Maria de’Liguori il 9 novembre 1732 a Scala di Ravello (SA) – hanno attribuito il testo di questo canto a sant’Alfonso. Chi maggiormente contribuì a questa convinzione fu proprio un redentorista di nome p. Oreste Gregorio (1903-1976) il quale, nella sua opera maggiore, Canzoniere alfonsiano [Angri tipografia Contieri, 1933], lo attribuisce al santo fondatore dei Redentoristi con il titolo Per la nascita di Gesù [pp. 241- 246]. E siccome il p. Gregorio è stato sempre ritenuto dai Redentoristi del Meridione d’Italia uno storico di spicco, la cosa è stata presa per oro colato, come spiega il musicologo prof. p. Paolo Saturno. Contrariamente a quanto affermato dal p. Gregorio, però, c’è la pubblicazione in due edizioni del Laudario di un tal Mattia del Piano, che contiene la stessa lauda o poemetto pastorale, che l’attribuisce a sé. Per tal motivo, il testo Quanno nascette Ninno dovrebbe essere attribuito a questo Mattia del Piano, autore del laudario dal titolo Il freno della lingua ovvero laudi spirituali composte nell’idioma Toscano e Napoletano per lo popolo, stampato in Napoli nel 1779 presso i fratelli Pace. C’è anche una didascalia per lo smercio delle copie che dice: Si vendono nella sacrestia della Real Chiesa del SS. Salvatore, dirimpetto la porta carrese del Monastero di S. Marcellino.
Per quanto riguarda l’aspetto musicale della canzoncina, ho voluto intervistare il maestro Giancarlo Amorelli, che da diversi anni sta improntando i suoi studi sulla ricerca musicologica.
Giancarlo Amorelli è attualmente uno studioso di contrappunto storico, che si dotato negli anni di una solida preparazione musicale. Non solo si diploma in canto con Elisabetta Fusco, ma studia direzione di coro con Carmine Pagliuca, si specializza sul Settecento napoletano con il compositore redentorista Alfonso Vitale, direzione d’orchestra con i maestri Francesco Vizioli e Federico Longo, alta composizione con Michele Salerno e didattica metodo Kodali a Liceo musicale di Budapest. Entrato come baritono nel Coro del Teatro di San Carlo di Napoli, si perfeziona in canto gregoriano con p. Enrico Buondonno, e organo complementare alla composizione con il maestro Vincenzo De Gregorio, infine direzione d’orchestra con Gianluigi Gelmetti. E’ stato un valente direttore del Coro dell’Università Orientale di Napoli, riscuotendo enormi successi.
Maestro Amorelli, che cosa ci dice sulla paternità del brano?
“Molte pagine sono state scritte e riscritte dai critici musicali sulla paternità musicale o melodica del brano, se sia da attribuire o no a sant’ Alfonso Maria de Liguori, che a volte viene indicato in diversi documenti col cognome Ligorio. Oggi le indagini musicologiche, che hanno come fondamenta i documenti originali autentici, non hanno prodotto ritrovamenti di partiture originali, né scritti inerenti alla storia della composizione musicale del brano da parte dell’autore, a cui comunque si attribuisce la paternità del brano”.
Resta, certamente, il dubbio?
“Alcuni critici, comunque, sono dubbiosi nell’attribuzione al santo di Pagani e sono orientati a ritenere, come già si è fatto per il Tu scendi dalle stelle, che anche per Quanno nascette Ninno ci si trova di fronte ad una melodia popolare napoletana molto antica a carattere di danza quattrocentesca (quindi antecedente alla nascita del santo) a tempo binario, ripresa e riadattata nel Seicento a forma pastorale e quindi a ritmo ternario, successivamente, riproposta da sant’Alfonso. E’ stato uno dei suoi studiosi, l’antropologo Angelomichele De Spirito, che ha sostenuto che Alfonso abbia ascoltato questo canto in giovane età e nel ricordarlo, lo abbia successivamente proposto ai devoti, che costituivano la sua umile platea, di cui è nota la grande partecipazione sia del popolo napoletano che dei fedeli dei paesi limitrofi, laddove il suo passaggio ha lasciato tracce indelebili”.
Che cosa ne pensano i biografi?
“I biografi continuano a sostenere che il brano sia stato scritto proprio da Alfonso de’ Liguori e che quindi sia da attribuire a lui senza esitazioni, considerata la popolarità acquisita e sedimentata nella memoria delle popolazioni campane. Attualmente, però, rimane ancora il dubbio sia che lo si voglia attribuire alla mano di sant’Alfonso, sia che la si vuole già esistente al tempo del santo e quindi solo ripreso e rimaneggiato. Questi dubbi riguardano la storiografia di oggi. Invece, Sant’Alfonso, diversamente da quello che pensano i biografi, era orientato in senso pratico e guardava al fine, cioè all’effetto che il brano doveva provocare nei fedeli, e non a principi di autenticità compositiva”.
Quale era lo spirito che animava la musica di sant’Alfonso?
“Sant’ Alfonso in cuor suo non aspirava, né si sentiva grande compositore e ancor più talmente famoso, che al suo cospetto, si dovessero operare genuflessioni. Alfonso de Liguori era tutto rivolto a Dio ed alla salvezza del genere umano tramite la preghiera a Gesù e Maria. A riguardo, tutti gli sforzi per avvicinarsi al figlio di Dio e con qualsiasi mezzo, servivano ad appagare la sua moralità di fede e coerenza verso il Signore. A riprova di ciò, in uno dei suoi ultimi scritti, Alfonso si rammarica, rivolto a Dio, di aver studiato negli anni costantemente tre ore al giorno, quando avrebbe potuto dedicare tutto questo tempo ad aiutare i poveri per la gloria di Dio! Riconoscimento e gratitudine, insomma, vanno a Sant’Alfonso, che con questi gesti di preghiera ci ha lasciato intense testimonianze musicali, che il tempo sicuramente avrebbe cancellato dalla memoria”.
(fonte foto: rete internet)






